Quali talenti nel futuro del lavoro?

Una serie di dati possono spiegare bene quale tipo di forza lavoro è lecito aspettarsi in un futuro non troppo lontano. Esistono infatti dei fattori condivisi che possono dare un quadro generale di quelle che sono le tendenze in atto nella formazione di nuovo personale qualificato, ed i risultati conseguiti nel percorso scolastico e formativo possono lo spunto e la base di partenza per dei ragionamenti più ampi su quelli che saranno i nuovi lavoratori specializzati delle prossime decadi.

Avere questo tipo di informazione è importante non solo dal punto di vista meramente previsionale, ma indica anche quella che potrebbe essere la strada da seguire per orientare una futura formazione ed avere un traguardo visibile da raggiungere in termini di preparazione sperata dei nuovi candidati.

idee educazione e lavoro

Il campo di valutazione dei futuri candidati

Per avere un quadro complessivo della situazione sulle future nuove leve dell’occupazione è necessario avere un campo condiviso da cui proiettare i dati utili alla valutazione. Per fare questo uno studio britannico ha utilizzato come base per tutti gli studenti i risultati scolastici conseguiti durante la frequentazione del GCSE. Con questo acronimo si intende indicare il General Certificate of Secondary Education, in pratica un titolo di studio riconosciuto a livello internazionale rilasciato al termine dei primi due anni di scuola superiore. Il certificato internazionale GCSE è molto apprezzato da università ed aziende di tutto il mondo, perché fornisce una misura esatta della preparazione del candidato e garantisce anche una preparazione eccellente per i futuri step formativi da intraprendere in età giovanile.

Questo percorso formativo internazionale è attualmente disponibile in Gran Bretagna e Sati Uniti, e prevede rigorosi esami finali, che qualora fossero superati con profitto forniscono gli attestati GCSE in tutte le materie interessate dalle prove finali. La durata del programma di studi è di due anni e per partecipare è necessaria una buona preparazione nella lingua inglese (sono previsti dei punteggi minimi nei corsi di lingua inglese a riconoscimento internazionale).

Infine il piano di studi GCSE prevede una formazione ad ampio respiro multi disciplinare: si potranno scegliere piani partendo da un gruppo principale di materie in base agli obiettivi formativi da raggiungere ed integrarli con corsi a scelta. Il gruppo di materie principale è formato da lingua inglese, matematica e scienze alla quale aggiungere i corsi in ambito linguistico artistico e umanistico.

Gli studenti cinesi davanti a tutti

Secondo un rapporto dell’istituto di politica ed istruzione del regno unito (EPI) gli studenti cinesi sono apparsi più avanti dei loro omologhi britannici e non solo. L’analisi condotta prende in esame il tempo medio per il conseguimento degli attestati finali CGSE nelle varie materie, e denota una maggiore velocità e risultati più brillanti. Ma vediamo un po’ di dati per dare un’idea della situazione generale.

Gli alunni cinesi, che rappresentano lo 0,4 per cento della popolazione studentesca totale, ottengono risultati “significativamente migliori” in matematica e in inglese e all’età di 16 anni sono 24,8 mesi avanti rispetto ai loro omologhi britannici.

Analizzando i dati del database nazionale degli alunni del Dipartimento dell’Educazione, i ricercatori hanno anche scoperto che gli studenti indiani sono più avanti di un anno (14,2 mesi) rispetto agli allievi britannici entro la fine dei GCSE.

Nel frattempo, gli studenti dei Caraibi sono rimasti indietro di 2,2 mesi rispetto agli allievi britannici e hanno compiuto i progressi minimi dal 2011.

Il rapporto ha anche scoperto che i poveri adolescenti sono 18 mesi indietro rispetto ai loro colleghi più ricchi nei loro GCSE e che i progressi nella chiusura del divario si sono arrestati.

Il divario di raggiungimento del GCSE tra alunni svantaggiati e le loro controparti più ricche si è leggermente ampliato tra il 2017 e il 2018, suggerisce il rapporto annuale dell’EPI.

I progressi sono crollati per la prima volta dal 2011 e, se la recente tendenza quinquennale continua, la ricerca conclude che ci vorranno più di 500 anni per colmare il divario.

Quando hanno preso i loro GCSE, il rapporto ha scoperto che erano in ritardo di 18,1 mesi in termini di conseguimento medio in inglese e matematica – allargandosi di due mesi dal 2017. Per tutte le altre materie GCSE, la cifra è rimasta invariata rispetto al 2017 a 18,4 mesi.

L’analisi dei dati per capire il futuro del lavoro

Soprattutto l’ultimo dato visto, quello relativo a studenti ricchi e poveri, è particolarmente allarmante per quello che riguarda la mobilità sociale. Le notevoli difficoltà palesate da studenti in situazioni economiche disagiate rischiano di paralizzare l’ascensore sociale in un prossimo futuro, ancor più di quello che è successo negli ultimi decenni. La mancanza di risultati brillanti non consentirà quindi l’accesso a posizioni lavorative di prestigio, acuendo quella che rischia di diventare una vera e propria piaga sociale.

I risultati della ricerca mostrano invece come l’unica parte di mondo in cui l’elevazione sociale è possibile è quella delle nuove super potenze. Anche qui il processo che ha portato a questi risultati parte però da lontano, e sono almeno 20 anni che questo fattore si è innescato, partendo da una crescita economica delle zone del mondo come Cina e India, fino a garantire risultati brillanti per le nuove leve impiegate nella formazione. Non possiamo certo parlare di studenti cinesi e indiani come disagiati economicamente oramai e la tendenza visibile negli ultimi tempi sta trovando una conferma in questi risultati. Se infatti sempre più spesso è possibile trovare candidati indiani e cinesi posizionarsi in posizioni apicali delle grandi aziende, dall’altro lato la cosa sembra non potersi arrestare con studenti europei in difficoltà nel raggiungere gli stessi obiettivi in minor tempo.

Il fattore del tempo non è certamente secondario quando parliamo della proposta di nuovi candidati per il lavoro. Primo fattore è quello dell’occupazione di posti disponibili, con i migliori lavori che sono ad appannaggio di chi entra prima nel mercato del lavoro. In secondo luogo bisogna anche valutare la natura mutevole del mercato del lavoro odierno, che sforna ogni anno nuove posizioni per lavori che prima non esistevano. Trovando meno concorrenza e arrivando prima degli omologhi europei, molti dei nuovi lavori soprattutto nell’ambito digitale, sono terreno di conquista per candidati cinesi e indiani, che si possono proporre prima e con credenziali più solide davanti a queste nuove mansioni.

Come equilibrare la situazione dei candidati al lavoro

studio e lavoro

Alla luce di questi risultati in Inghilterra si stanno interrogando da qualche anno su come invertire la rotta e fornire maggiori strumenti agli alunni che si avvicinano a questo percorso formativo.

David Laws, presidente esecutivo di EPI ed ex ministro delle scuole Lib Dem, ha dichiarato che “Abbiamo bisogno di un rinnovato impulso politico per ridurre il divario dello svantaggio – e questo deve essere basato sull’evidenza di ciò che ha un impatto, piuttosto che sull’ideologia politica o sulle congetture.”

Ma il governo ha affermato che il divario si è “notevolmente ridotto” negli ultimi anni.

Nick Gibb, ministro degli standard scolastici, ha dichiarato: “Stiamo investendo 2,4 miliardi di sterline quest’anno da solo attraverso il premio Pupil per aiutare i bambini più svantaggiati.

“Gli insegnanti e i dirigenti scolastici stanno contribuendo a innalzare gli standard in tutto il paese, con l’85% dei bambini ora in scuole buone o eccezionali rispetto a solo il 66% nel 2010, ma c’è ancora molto da fare per continuare ad attrarre e mantenere i talenti individuati nelle nostre classi “.

Il punto focale è proprio l’ultimo toccato. Il mantenimento dei talenti è in assoluto una delle missioni più importanti in prospettiva che i paesi europei dovranno portare a termini. Senza politiche volte al supporto dei giovani formati nei paesi di origine, il futuro porterà vantaggi enormi ai paesi come Cina e India che possono sfornare menti brillanti in continuazione. La situazione sarà poi ancor più squilibrata quando questi paesi potranno godere di strutture di ricerca in grado di attrarre i talenti anche dai paesi esteri come peraltro già accade da qualche tempo. In pratica se non ci si concentra sulle politiche di supporto alla ricerca si rischia di vanificare il lavoro di formazione fatto in precedenza, trovandosi a lavorare di fatto per fornire candidati brillanti ad altri paesi.

5 Storie di successo per farsi ispirare

Leggere le storie di imprenditori di successo è fonte di ispirazione. Non solo quell’ispirazione dettata dalle idee geniali che possono avere generato una fortuna. Ma attraverso queste storie si possono prendere spunti per capire come approcciare in maniera più generale il mondo del lavoro. Possono quindi essere delle guide vere e proprie per capire come avere successo nel campo lavorativo che desideriamo, provando a lanciarci senza paura verso qualcosa che sembra impossibile oggi, ma che potrebbe diventare realtà domani. 

Tutte queste persone hanno in comune infatti una caratteristica fondamentale: non sono imbrigliati da limiti mentali, che possono mortificare le aspirazioni e rendere impossibile qualcosa che invece potrebbe essere reale. 

Coraggio e resistenza sono le due caratteristiche basilari, poi ovviamente ci vogliono capacità e quel pizzico di astuzia e fortuna che non guasta mai. 

Lasciamoci allora ispirare da questi 5 grandi imprenditori, che partivano dai piani più bassi della piramide lavorative e sono riusciti a raggiungere il vertice nelle loro professioni.

Imprenditori di successo: Howard Schultz, ovvero mr. Starbucks

tavolino starbucks cafe

Se nasci in un complesso residenziale per cittadini indigenti, difficilmente la vita ti sorriderà in futuro. A meno che tu non sia tenace, furbo e abile in qualcosa a tal punto da sovvertire tutte le situazioni a tuo favore. La storia di Howard Schultz è la classica favola americana di chi riesce a sfruttare al meglio la terra delle opportunità. Nasce poverissimo, ma grazie allo sport riesce ad avere una borsa di studio per l’università del Michigan. Grazie agli studi, altrimenti impossibili per via delle scarse finanze familiari, riesce a formarsi come lavoratore, e trova un impiego alla Xerox, multinazionale di stampanti e fotocopiatrici.

Dopo quest’esperienza capisce che il lavoro da dipendente non fa per lui, e decide di seguire la strada più comoda per avviare un’attività in proprio, aprendo quindi un punto vendita Starbucks in franchising. All’epoca le celebri caffetterie non erano ancora il colosso odierno, e in tutti gli States si potevano contare appena 60 punti vendita. Schultz è però così attivo e pieno di idee brillanti da farsi notare all’interno del nascente management Starbucks. Scalando con tenacia ogni gradino, arriva fino alla carica di CEO nel 1987. Sotto la sua guida l’azienda inizia a volare letteralmente. Grazie alle idee e alle capacità manageriali di Schultz le caffetterie Starbucks possono oggi contare la bellezza di 16.000 punti vendita in tutto il mondo, creando di fatto un brand riconosciuto dovunque.

Quello su cui punta Schultz è semplice: non si limita a vendere caffè, ma offre ai propri clienti un vero e proprio stile di vita, che viene rappresentato proprio dai celebri caffè da asporto Starbucks.

 «Sporcati le mani. Ascolta e comunica con trasparenza. Racconta la tua storia e non lasciare che siano gli altri a definirti. Trai ispirazione da chi ha esperienze reali da raccontarti. Lega le loro storie ai tuoi valori. Fai scelte dure: è l’azione quella che conta. Cerca la verità e le lezioni in ogni errore. Sii responsabile per quello che vedi, ascolti e fai».

Howard Schultz

Dalle parole di Schultz si comprendo bene i motivi di tanto successo. Siamo di fronte ad una persona che è riuscita a risollevarsi dalla miseria più profonda, arrivando fino alla celebrità e la ricchezza grazie alla trasposizione nel proprio lavoro delle esperienze reali, sia le sue che quelle di chi collabora con lui. L’importanza massima del gesto, e della concretezza a fronte delle parole. Questo è uno dei segreti del successo dei grandi imprenditori come Howard Schultz.

 Imprenditori di successo: Leonardo Del Vecchio, l’arte di vederci lungo

La vita di Leonardo Del Vecchio è stata per un certo periodo una corsa ad ostacoli. Rimane orfano di padre giovanissimo, in una famiglia che si manteneva commerciando frutta a Barletta, nel profondo sud. Trascorre tutta l’infanzia in un orfanotrofio, e appena in età da lavoro inizia come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche.

Ma la voglia di emergere e mettersi in gioco è tanta, cosa che lo porta ancora giovanissimo, a soli 23 anni, ad aprire una piccola bottega artigianale di montature per occhiali. La qualità del suo lavoro, unita alla voglia di emergere e alle capacità imprenditoriali danno poi vita a Luxottica, un colosso mondiale della distribuzione di occhiali da sole e da vista, affiancandosi a brand riconosciuti come Ray-Ban e Oakley. Tutto questo ha fatto di Del Vecchio una presenza fissa nella lista degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato di 15,3 miliardi di dollari

 «Ho fondato tutta la vita sui valori veri: sono la cosa più importante. Sono la dimostrazione che si può fare impresa in Italia ed essere onesti allo stesso tempo. Certo, a nessuno piace pagare le tasse. Ma a me piace fare sonni tranquilli».

Leonardo Del Vecchio

Onestà, capacità di programmare economicamente un’azienda, e grande coraggio. In questo modo Leonardo Del Vecchio è riuscito a ad arrivare sulle pagine di Forbes partendo da un orfanotrofio.

Imprenditori di successo: Ralph Lauren stile e successo

Uno stilista acclamato nel mondo, un patrimonio stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Eppure il giovane Ralph Lauren inizia come molti di noi. In gioventù è infatti un commesso che si reca al lavoro tutti i giorni tra incombenze e clienti da soddisfare. Non è però un addetto vendita come tutti gli altri. Appena assunto da Book Brothers a New York, a Lauren viene l’idea di ripensare un classico dell’abbigliamento maschile come la cravatta, creando varianti più larghe e colorate. Saranno un must della moda 60/70, e Ralph Lauren vende cravatte per un valore di 500mila dollari dell’epoca, iniziando a gettare le basi per il suo impero della moda che l’ha portato ai vertici mondiali. 

«Le persone spesso mi chiedono come ha potuto un ebreo del Bronx creare cravatte alla moda per un élite di persone, senza avere soldi e appartenere a una classe alta. A loro rispondo che ci sono riuscito perché avevo imparato a sognare».

Ralph Lauren

In queste parole di Ralph Lauren c’è tutta l’essenza dell’imprenditorialità di successo. Quello che sembra impossibile e velleitario, può trasformarsi nell’affare migliore della vita, e in un lavoro che possa dare occupazione non solo a sé stessi ma anche moltissime altre persone. 

Imprenditori di successo: Michael O’Leary, volare sempre alti

Michael O’Leary da giovane è un anonimo barista che mette da parte qualche risparmio per potersi pagare gli studi. Finito il periodo universitario con quello che rimane decide di comprare un’edicola, poi passa a lavorare come consulente fiscale. Insomma una carriera con molti stop e qualche deviazione che lo porta però al 1987, quando incontra un certo Tony Ryan, che ha in mente di avviare una compagnia aerea. Affianca Ryan in questa impresa e nel 1994 prende le redini di quella che si chiama Ryanair, stravolgendone completamente i paradigmi. O’Leary capisce per primo che il mercato richiede a gran voce una tipologia di voli low cost, soprattutto per tratte brevi, e con questa idea rivoluziona per sempre il mercato delle compagnie aeree.

Oggi la Ryanair produce un utile superiore ai 500 milioni di euro. E tutto parte da quella fortunata intuizione.

«Ho iniziato da piccole attività: aprivo alle 7 di mattina e chiudevo alle 11 di sera. È così che ho imparato come si gestisce un’impresa. Non sui libri».

Michael O’Leary

Michael O’Leary ci ha quindi insegnato il valore dell’esperienza e di come saper prendere con attenzione spunto da quello che ci circonda per farci guidare in quella che è la nostra vita lavorativa e professionale.

Imprenditori di successo: Renzo Rosso, mr Jeans

Nasce nelle campagne venete, in una famiglia di agricoltori, e inizia la sua carriera guidando trattori. Ma coltivare la terra non è la sua unica attività. All’età di 15 anni Renzo Rosso viene morso dalla passione per la moda, e confeziona il suo primo paio di jeans con la macchina da cucire della madre. Trova poi delle variazioni sul genere per il celebre capo di abbigliamento importato dagli americani dopo la seconda guerra mondiale. Renzo Rosso stravolge i jeans rendendoli ancora più estremi e ribelli, aggiungendo macchie, scoloriture e strappi per creare pezzi unici. Fonda quindi la Diesel da zero ed oggi può contare su un impero della moda che gli garantisce un patrimonio personale di oltre 3,5 miliardi di dollari.

«Essere alla moda e trendy, significa investire continuamente in cose e persone nuove, abbracciare i rischi. Senza tenere conto della situazione economica e delle crisi».

Renzo Rosso

La lezione di Renzo Rosso è quella del coraggio. Provare strade nuove, mai battute prima, consente di avere la fortuna massima quando si centra l’idea giusta. Per fare questo ovviamente ci vuole un coraggio notevole. Ma rischiare significa anche dare fiducia a chi pensi possa meritarla, e vuol dire far emergere i talenti, propri e quelli degli altri. 

Tutte queste lezioni e queste storie, sommate assieme potrebbero essere il nostro prossimo lavoro. 

Vivere e lavorare a New York

New York è la città più famosa al mondo, e l’idea di trasferircisi e lavorarci è sicuramente suggestiva. Tutti noi ci saremo immedesimati in qualche personaggio che ha vissuto le sue vicende nella Grande Mela. Ma la fiction spesso offre un’immagine molto semplicistica della vita newyorkese.

Dimentichiamoci di vivere come i protagonisti di Friends, che vivevano in due spaziosi appartamenti in pieno centro di Manhattan saltando da un lavoro all’altro senza grandi problemi economici. 

La realtà è ben diversa, soprattutto se si viene dall’estero, e per vivere in una città come New York bisogna essere ben preparati, conoscere bene il funzionamento del mercato del lavoro e sapere fin da subito che si andrà incontro a varie difficoltà. 

La ricerca del lavoro a New York

statua della libertà new york
La statua della libertà, uno dei simboli di New York nel mondo

La prima difficoltà sarà relativa alla ricerca di lavoro. Vediamo di capire dal punto di vista burocratico come dobbiamo muoverci per trovare lavoro a New York, se sia possibile trovarlo dall’Italia, come presentarci e a chi e dove rivolgerci per trovare offerte di lavoro. 

Trasferirsi a New York per trovare lavoro 

Abbiamo già affrontato il tema dei visti per l’ingresso negli Stati Uniti. Tralasciando la possibilità di vincere alla lotteria per la Green Card, in quanto cittadini europei gli italiani possono risiedere negli Stati Uniti per 90 giorni, grazie all’ESTA (Autorizzazione di Viaggio Elettronica per gli Stati Uniti), ma non gli è permesso lavorare. Un visto lavorativo viene concesso solo quando un’azienda si fa garante del richiedente, di conseguenza senza lavoro non si può avere un visto e senza visto non si può lavorare. Questo apparente paradosso costringe chi vuole trasferirsi a New York dall’estero ad investire energie e denaro per trovare un’occupazione nell’arco dei tre mesi concessi con l’ESTA e richiedere immediatamente il visto da lavoratore non appena assunti. Nonostante ci sia una certa tolleranza a New York per chi cerca lavoro, le infrazioni alla regolamentazione sull’immigrazione possono portare all’immediata espulsione e al divieto di rientro negli Stati Uniti fino a 10 anni. 

Cercare lavoro a New York dall’Italia 

Trovare lavoro dall’Italia è molto complicato, la concorrenza è elevata e non essere fisicamente presenti ai colloqui è un grandissimo svantaggio. Una via è rivolgersi a quelle aziende italiane che hanno sedi a New York, oppure avere un tale grado di specializzazione che una nostra candidatura può essere accettata perché una delle poche a soddisfare i requisiti per quello specifico ruolo. La ricerca di lavoro sui siti utilizzatissimi a New York, non porterà a granché se non si ha la possibilità di presentarsi ad un colloquio. 

Come presentarsi per ottenere un lavoro a New York 

È importantissimo tenere a mente le differenze tra il curriculum europeo e il “resume” americano: negli Stati Uniti, e nelle città come New York in particolare, sono sensibilissimi al tema della discriminazione sul luogo di lavoro, quindi non dovrete assolutamente riportare fotografia e data di nascita sul vostro “resume”, se non volete che venga immediatamente cestinato. Inoltre, a differenza dei tipici formati europei di due, tre pagine, in cui si dettagliano tutte le posizioni lavorative occupate e tutti gli studi effettuati, negli Stati Uniti prediligono un singolo foglio, di agile lettura, che contenga solo le informazioni utili per valutare se siete adatti a ricoprire il ruolo richiesto. Non dilungatevi troppo inserendo informazioni superflue. La prima (e più importante) cosa che dovrete scrivere è il vostro Objective: in massimo tre righe dovrete riassumere la vostra esperienza per il ruolo che vorrete ricoprire, in maniera che alla prima scorsa il selezionatore dovrà aver già capito che siete meritevoli di attenzione, altrimenti il vostro profilo finirà cestinato insieme alle altre decine ricevuti giornalmente. Siate concisi, originali e usate grassetti, corsivi e sottolineature per attirare l’attenzione sugli elementi principali: nei primi secondi in cui il vostro “resume” sarà nelle mani del selezionatore si deciderà il successo della vostra domanda. 

I settori in cui trovare lavoro a New York

Finanza 

Uno dei settori principali in cui lavorare a New York è quello finanziario. In quanto una delle tre capitali della finanza mondiale con Londra e Tokyo, il settore richiama addetti da tutto il mondo e la conoscenza di lingue e mercati esteri è un fattore determinante nel successo lavorativo. Ben il 35% dei redditi newyorkesi nasce attorno a Wall Street. 

Ristorazione

Nell’ambito della ristorazione gli italiani sono molto richiesti, e l’USCIS (Autorità per l’immigrazione), non applica particolari restrizioni nei confronti dei ristoranti che vogliono assumere chef, pizzaioli o altro personale specializzato, dato che la professionalità italiana nel campo è riconosciuta come una fonte economica. Una buona esperienza sul campo può farvi guadagnare delle buone occasioni, ma la concorrenza è comunque molto alta e potreste dover rifare un po’ di gavetta prima di occupare una buona posizione. 

Industria creativa 

A New York il campo dei media impiega circa trecentomila persone tra editoria, pubblicità, musica e televisione, e inoltre vi hanno sede marchi importantissimi nel campo del design, dell’architettura e della moda. Nell’industria creativa la nazionalità italiana spesso è considerata un valore aggiunto, in particolar modo nell’ambito della moda e del design. Parrucchieri, truccatori, stilisti, grafici, scenografi architetti, designer, ecc. sono visti con un certo occhio di riguardo se di formazione italiana. In questi ambiti avere la possibilità di far vedere un portfolio di propri lavori è essenziale. 

Lavori saltuari 

Come abbiamo detto, senza visto lavorativo non è permesso lavorare, anche se in certi ambiti uno strappo alle regole è abbastanza tollerato. Nello specifico camerieri e baby sitter sono impieghi, utili magari per coprire qualche spesa mentre si è alla ricerca di un’occupazione stabile, che sono spesso svolti da persone senza i visti necessari: si stima che più di trecentomila persone a New York svolgano questi lavori con visti turistici o di studio. 

Costo della vita a New York 

Veduta di manhattan
Manhattan, una delle zone più esclusive di New York

New York è una delle città più care al mondo, per cui quando valutare lo stipendio che andrete a percepire, dovete anche tenere in considerazione le spese che affronterete.

Affitto

L’affitto mensile di un monolocale varia da zona a zona, si passa dai 1500 dollari del Queens o di certe zone di Brooklyn ai 2000 di Downtown Manhattan, fino ai 2500 per un monolocale in un buon complesso residenziale moderno. Un appartamento più grande, con due stanze, ammobiliato, circa 85 mq, può costare più di 2500 dollari al mese in una zona periferica e almeno 3500 dollari in una zona centrale. Molti scelgono di affittare una stanza in un appartamento condiviso, e in questo caso si passa dagli 800/1000 dollari al mese per quartiere come Queens, Brooklyn o Staten Island fino ai 1500 minimo per Manhattan.

Pulizie e bucato 

Può anche essere utile assoldare un aiuto domestico per le pulizie, la cui tariffa oraria è di 25 dollari, e dobbiamo considerare che molto raramente le case a New York hanno la lavatrice, e si utilizzano molto le lavanderie a gettoni che costano dai 2 ai 4 dollari ad utilizzo, a seconda del peso del carico. Far lavare e stirare una camicia in tintoria costerà circa 3 dollari.

Bollette e trasporti

All’affitto aggiungiamo circa 100 dollari al mese di utenze (gas, elettricità) in caso si viva da soli e circa 60/70 in caso si condivida l’appartamento. Inoltre il costo della connessione internet si aggira attorno ai 50 dollari mensili, mentre un piano tariffario per il cellulare con una buona offerta dati è attorno ai 70 dollari. 

Per quanto riguarda i trasporti, in tutta l’area urbana di New York ci si sposta con la metropolitana, che funziona 24 ore su 24, il cui abbonamento mensile a corse illimitate costa 116,50 dollari. Dal momento che una corsa singola costa 2,75 dollari, superando le 40 corse mensili conviene l’abbonamento. Una corsa di un taxi, a tariffa standard, costa circa 13 dollari per un tragitto di 8 chilometri.

Cibo

Il cibo è un discorso a parte. I supermercati nella zona di Manhattan sono molto cari, ed in genere i prodotti di qualità a cui siamo abituati in Italia costano molto. Per rendere l’idea, un litro di latte costa 1,27 dollari, una confezione di 12 uova 4,49 dollari, un filone di pane costa 2,78 dollari e un kg di pomodori 5,21 dollari. Spesso possono essere più conveniente quei ristoranti che offrono pranzi a buffet che si pagano a peso, oppure i take away asiatici che con circa 6 euro offrono porzioni più che abbondanti che vanno bene anche per due pasti. 

Assicurazione sanitaria

Infine, una grande incognita è la spesa sanitaria. A volte l’assicurazione sanitaria è inclusa nel contratto di lavoro, ma solo per le professioni più specializzate e retribuite, mentre per i lavori meno qualificati spesso non c’è alcun tipo di copertura. Le spese sanitarie in America sono altissime, quindi sarà il caso di riservare una quota del nostro stipendio ad un’assicurazione sanitaria privata. Il costo può dipendere da molti fattori come l’età o la nostra storia clinica, ma mediamente un americano tra i 35 e i 44 anni spende circa 390 $ al mese per la copertura sanitaria.

Stipendi medi a New York 

Ovviamente, essendo una città così cara, anche gli stipendi sono più alti della media. Si calcola che la Grande Mela sia in quarta posizione nella classifica degli stipendi e in quinta in quella sul reddito disponibile dopo aver pagato l’affitto medio. 

Certo, tutto dipende dal tipo di professione. Per un cameriere è praticamente impossibile calcolare la retribuzione mensile: il fisso è generalmente molto basso e gravato da molte tasse, ma le mance rappresentano la maggior parte delle entrate e variano da un minimo del 10% sul servizio fino anche al 20/25%. Le professioni mediche sono quelle che vengono retribuite meglio, come in tutto il mondo, in base alle responsabilità assunte. Un chirurgo può arrivare anche a 230000 dollari annui. In linea di massima, la media degli stipendi è di circa 82000 dollari annui, che significa che è di 55000 nelle zone più periferiche e degradate e di 130000 nelle zone più ricche. Possiamo stimare che una busta paga di 5000 dollari mensili ci possa permettere di vivere agiatamente nella zona urbana, ma dobbiamo sempre tenere a mente che a differenza dell’Europa quasi tutti i servizi sono a pagamento. 

Intelligenza artificiale nelle risorse umane

L’intelligenza artificiale sta sempre di più entrando nelle nostre vite, sotto tutti gli aspetti possibili. Anche quello del lavoro non si sottrae a questa tendenza, e negli ultimi anni si è vista una massiccia avanzata dei sistemi informatizzati nelle aziende.

Uno degli aspetti che le grandi società mondiali stanno valutando sempre più è quello di applicare la A.I. (Artificial Intelligence) alle azioni di ricerca e reclutamento di personale, andando quindi ad escludere intere parti del processo di selezione dalle mansioni umane per favorire l’utilizzo di algoritmi sempre più precisi ai fini dell’inserimento dei nuovi candidati nell’organico aziendale.

Ma come si applica l’intelligenza nel campo della ricerca personale, e quali sono i suoi vantaggi ma anche i suoi limiti? E soprattutto cosa ci aspetta in futuro, e come i candidati devono adattarsi a questa rivoluzione digitale? Cerchiamo di dare risposta a questa domande attraverso un’attenta analisi della situazione esistente.

intelligenza artificiale lavoro

La fase preliminare: come l’intelligenza artificiale aiuta a capire dove operare

Il lavoro svolto dai sistemi di intelligenza artificiale applicati alla selezione del personale parte da molto lontano e non si limita ad indicare una platea di potenziali neo assunti. Spesso per migliorare i processi produttivi all’interno di azienda si deve cercare di capire soprattutto che cosa manca, a fronte di quello che già c’è. Il miglioramento della produttività passa anche se non soprattutto da questo, e quindi per arrivare allo scopo la A.I. viene in soccorso. Grazie ai moderni processi di machine Learning, si possono progettare software in grado di indicare per ogni singola professione quali siano le mansioni non ancora considerate. Con questo sistema, le aziende, e chi si occupa del reclutamento, possono capire gli eventuali buchi nella gestione del lavoro, andando ad agire dove non si credeva necessario e apportando con tutta probabilità un miglioramento sensibile del processo lavorativo.

Questa particolare modalità di applicazione, relativamente nuova come applicazione utile al recruting, è da considerarsi una fase del tutto preliminare, perché in pratica indica alle aziende cosa devono cercare. I dati forniti da questa fase saranno poi quelli fondamentali su cui costruire il sistema di intelligenza artificiale per il reclutamento, indicando con precisione cosa si sta cercando, senza rischiare di sprecare tempo e denaro nella selezione di personale inadeguato alle reali esigenze aziendali.

Dove si applica l’intelligenza artificiale nella ricerca di personale

La prima cosa da capire per conoscere bene questo mondo è quella relativa al campo d’applicazione che le nuove tecnologie di intelligenza artificiale stanno fortemente modificando. In questo senso un concetto base di partenza deve essere quello della non sostituzione dell’intervento umano. O più correttamente si deve interpretare la A.I. come un aiuto effettivo e un potenziamento delle competenze che si possono e devono metter in pratica quando si affronta un processo di selezione del personale.

Automatizzare la ricerca di potenziali candidati è la chiave di tutto. E la cosa importante sta proprio nella fase del lavoro di selezione che viene affidata all’intelligenza artificiale. Infatti si parla apertamente di periodo di selezione, quindi non siamo ancora davanti al processo di valutazione, che avviene in un secondo momento.

In questo caso l’automazione consentita dalle procedure di intelligenza artificiale è un aiuto enorme, perché consente di risparmiare molto tempo e di arrivare a restringere il campo dei potenziali candidati in maniera più precisa e sicura.

Quello che avviene è molto semplicemente uno screening estremamente dettagliato dei CV che vengono sottoposti all’attenzione delle aziende interessate. Attraverso questa prima fase di scrematura dei candidati si arriva dunque a stilare una rosa di potenziali nuove figure che possono essere utili all’ampliamento dell’organico aziendale secondo le esigenze.

Come avviene lo screening dei candidati

Per fare questa prima operazione il principio è molto semplice. L’intelligenza artificiale opera secondo un preciso percorso di paletti semantici che devono essere rispettati per giungere alla selezione dei Curriculum Vitae più interessanti per una specifica mansione.

Si tratta in pratica di effettuare la prima scrematura delle candidature, impostando in partenza quelli che sono i requisiti e le necessità di chi assume. Il sistema di intelligenza artificiale può esaminare migliaia di CV ed escludere quelli che non rientrano nei parametri. Oltre a questa importante operazione vi sono altre possibilità che risultano fondamentali.

Passando in esame una enorme quantità di candidature, si possono estrarre moltissimi dati. E Quando si possono estrarre molti dati vi è anche la possibilità di organizzarli in maniera coerente per raggiungere gli scopi previsti. I sistemi di intelligenza artificiale possono fare anche questo, quindi non si limitano ad includere o escludere candidature, ma le organizzano secondo criteri che si possono impostare a priori, fornendo quindi di volta in volta delle selezioni classificate che fungono da prima indicazione di massima e guidano il lavoro che il selezionatore umano dovrà svolgere nella fase finale.

Riuscire a dare una scala di valori e di priorità alla mole di candidature che arrivano, è fondamentale soprattutto per quelle aziende che devono valutare tanti candidati in poco tempo, e che quindi necessitano di restringere molto la platea per arrivare presto alla selezione finale. 

I limiti dell’intelligenza artificiale nella selezione del personale

Ovviamente non si può pensare ancora di dare totalmente in mano ai software di A.I. l’intero svolgimento del percorso di selezione dei candidati. Vi sono alcune fasi che possono e devono essere ancora ad appannaggio della parte umana. Soprattutto per quello che riguarda la valutazione, l’impatto dell’uomo nella decisione deve ancora essere considerato. Alla macchina viene richiesto un importante lavoro per quello che riguarda la raccolta dei dati del candidato, attraverso l’analisi dei Cv ma anche con l’implementazione di chat bot possono raccogliere informazioni utili. Ma questa mole di dati organizzata deve poi essere elaborata ai fini della selezione finale da una componente umana. L’intelligenza artificiale è in una fase ancora iniziale della sua applicazione pratica, e i tempi non vengono ancora considerati maturi per attuare un suo impiego nella valutazione di un candidato: i margini di errore di una macchina sono comunque superiori a quelli umana su certe attività, e quella della valutazione soggettiva difficilmente potrà essere una zona in cui vedremo a breve l’impiego della A.I. Le variabili che sarebbero da considerare nella valutazione di persona di un candidato non possono ancora essere gestite correttamente dal machine Learning, perché sono davvero molte e di difficile interpretazione per il lavoro rigido e schematico effettuato da un software.

Oltre a quella della valutazione finale il limite connesso a questa nuova tendenza del recruting è sicuramente quello dell’utilizzo pratico. Le aziende spesso non sono in grado di affrontare in autonomia questi processi di selezione, soprattutto per quello che riguarda l’impostazione dei parametri di questi software. L’aspetto è particolarmente delicato, perché da una raccolta dati errati si giunge giocoforza a delle conclusioni errate. Quindi anche l’interpretazione dei dati raccolti deve avere una componente umana a supporto, per poterli elaborare correttamente alla luce delle esigenze reali che devono essere soddisfatte dalla ricerca.

L’avvento dell’intelligenza artificiale per i candidati

selezione del personale con intelligenza artificiale

I mutamenti per i potenziali candidati saranno in realtà abbastanza relativi, in quanto un tipo di tecnologia simile è a totale uso e consumo delle aziende che devono migliorare i loro processi di reclutamento. Il candidato quindi, non avrà particolari variazioni, e non si dovrà cambiare più di tanto quelli che sono i modi di proporsi alle società interessate. Anzi, un sistema come questo può indubbiamente portare dei vantaggi a quei candidati con caratteristiche lavorative estremamente formate e comprovate. Un sistema di machine Learning permette infatti di leggere i CV di migliaia di candidati, e curare il proprio in maniera precisa è l’unico consiglio che si può dare per chi cerca lavoro, e viene selezionato in base ai processi di intelligenza artificiale. Non sarà probabilmente più necessario dilungarsi in presentazione che magari il più delle volte possono anche rivelarsi deleterie ai fini della selezione lavorativa. Avere un CV perfetto sotto ogni punto di vista avrà quindi un impatto maggiore. E questo comporterà anche un aumento della meritocrazia nella selezione. Se infatti lo scopo finale è quello di selezionare il candidato migliore, una procedura informatizzata e automatica, permette quel tipo si selezione preliminare asettica che garantisce sulla qualità del risultato e del candidato prescelto per passare alla fase successiva.

Il futuro dell’intelligenza artificiale nella selezione del personale

Il futuro per l’applicazione di questa tecnologia è sicuramente in espansione. Al momento le aziende che maggiormente si affidano al machine Learning per selezionare i potenziali nuovi assunti sono soprattutto quelle statunitensi, dove le prime applicazioni hanno dato risultati confortanti. Anche in Europa si comincia a parlare di queste nuove tecniche, e la loro applicazione trova sempre più spazio nei processi di recruting delle grandi aziende.

Nei prossimi anni bisogna però considerare come l’intelligenza artificiale come un qualcosa che interesserà solamente grandi realtà. I costi di sviluppo e gestioni dei software sono ancora alti, e non si può parlare di tecnologia ancora alla portata di tutti. Chiaramente la direzione intrapresa è quella del mettere a disposizione questi sistemi anche per piccole medie aziende, che possono trarre un notevole giovamento in termini di composizione dei propri organici lavorativi.

Come modalità di utilizzo si va sempre più verso le realtà specializzate alla fornitura di questi servizi. Aziende come la svizzera Arca 24, si stanno ponendo all’avanguardia per quello che concerne i servizi recruting tramite l’intelligenza artificiale, cercando di migliorare soprattutto la possibilità d’utilizzo globale di queste tecnologie.

Vivere e lavorare in Germania

Lavorare in Germania è un grande classico dell’emigrazione per motivi lavorativi.

Soprattutto per quello che riguarda la storia italiana, trasferirsi per lavoro in Germania è stata una scelta intrapresa da moltissime famiglie nell’epoca immediatamente successiva al boom economico post bellico. 

Ci sono davvero un infinità di storie che possono testimoniare questa tendenza, in particolare legate al mondo della ristorazione, una delle tante eccelenze che il popolo italiano ha saputo diffondere nel mondo. 

Al giorno d’oggi la situazione è cambiata, anche a causa degli strascichi della crisi economica 2008/2013 che ha investito l’Europa, ma in misura minore la Germania. Questa condizione di resistenza alla crisi ha portato i tedeschi a diventare il vero e proprio paese guida del continente, cosa che ha attirato parecchie antipatie, contribuendo a questo clima anti tedesco che si respira da qualche tempo. 

Ma questo non deve essere un fattore quando si decide di emigrare per trovare un lavoro, quindi vediamo come vivere e lavorare in germania e quali sono le possibilità concrete di successo.

Trasferirsi in Germania: cosa c’è da sapere

Per prima cosa, quando si decide di intraprendere un percorso che ci porterà a vivere e lavorare in Germania, è bene sapere come è strutturato lo stato tedesco. Infatti la cosa non è un particolare di poco conto, in quanto la Germania è suddivisa in 16 regioni federali distinte (Bundesländer) che godono di grande autonomia normativa. Quindi prima di tutto è utile conoscere bene quelle che sono le leggi e le regolamentazioni di dei numerosi ambiti autonomi di queste regioni, che vanno dalla sanità alla sfera lavorativa in senso più stretto. Una buona strategia per fare questo potrebbe essere quella di passare un periodo di tempo in più regioni possibili, magari trovando il modo di vivere praticamente a costo zero operando come ragazzo alla pari in qualche contesto. 

Altro modo di testare il paese, per un eventuale approdo in Germania, potrebbe essere quello di affrontare un periodo di studio. Studiare in Germania è un ottimo modo anche per imparare la lingua tedesca che risulta abbastanza ostica, e che quindi se imparata a dovere permette di migliorare le possibilità di lavoro e di integrazione nel tessuto sociale tedesco.

I documenti necessari per trasferirsi in Germania 

Passiamo ora a vedere di cosa si necessita concretamente per finalizzare il proprio trasferimento in Germania. Anzitutto i documenti che sono la cosa principale quando si decide di espatriare. Nel caso della Germania non sarà difficile per un cittadino italiano (ed in generale per quelli dell’Unione Europea) entrare in terra tedesca: per i primi 3 mesi di permanenza basteranno la carta d’identità in corso di validità e la tessera sanitaria europea standard. 

In caso si decida di stabilirsi definitavamente in Germania sarnno necessarie alcune integrazioni a questi documenti:

  • Codice fiscale identificativo tedesco
  • Certificato di residenza

Per ottenere queste integrazioni alla documentazione basterà presentarsi all’anagrafe del proprio comune di residenza, esibendo la propria carta d’identità e un regolare contratto d’affitto. Quest’ultimo può essere sostituito anche da una dichiarazione scritta e firmata da qualcuno che garantisce riguardo la permanenza in Germania ad un preciso indirizzo: in pratica questo documento servirà per dare un recapito fisso a chi decide di trasferirsi definitivamente in terra tedesca.

Assicurazione sanitaria

Cosa molto importante da sapere è che dal 2009 per vivere e lavorare in Germania è obbligatorio dotarsi di un’assicurazione sanitaria. Queste sono ovviamente a pagamento e possono essere sia pubbliche che private. Quelle private hanno ovviamente un costo maggiore rispetto alle pubbliche, ma possono garantire dei vantaggi in termini di copertura totale. Le assicurazioni sanitarie statali hanno un peso minore sulle finanze personali, anche se mediamente si aggirano attorno al 23% del reddito annuo. Se si è lavoratori dipendenti questo costo viene ripartito per ⅔ al direttamente al dipendente mentre per ⅓ in carico all’azienda. Quando invece si svolge lavoro autonomo, è bene sapere che l’assicurazione sanitaria è tutta in capo al lavoratore al 100%.

Costo della vita in Germania

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare il costo della vita in Germania non è cosi elevato, soprattutto in relazione a quello che si ha in Italia. Ovviamente la situazione varia a seconda della città che si sceglie o dove si deve andare a vivere. Se, come probabile a fronte delle opportunità lavorative, ci si trova in una grande città come Monaco, Berlino o Francoforte, vivere sarà più costoso per quello che riguarda molti aspetti, dagli affitti residenziali ai trasporti fino alle spese per il divertimento e il tempo libero. Facendo una media possiamo dire che nei grandi centri nevralgici tedeschi per vivere dignitosamente si dovrà pensare di guadagnare uno stipendio netto che superi i 1.500€ mensili

Nei paesi più piccoli anche con 1.200€ si può vivere bene. Comunque il livello della paga mensile in Germania è più elevato rispetto all’Italia, e quindi non sarà un grosso problema riuscire a mantenersi bene una volta trovata un’occupazione stabile.

Lavorare in Germania

Ufficio di collocamento tedesco

Parliamo ora della cosa più importante da sapere, cioè tutta la parte relativa al lavoro in Germania, e ai possibili sbocchi che si possono trovare in terra teutonica.

La prima regola fondamentale per trovare un lavoro stabile in Germania è quella di conoscere abbastanza bene la lingua, altrimenti questo potrebbe rivelarsi un ostacolo insormontabile per la buona riuscita del nostro piano di trasferimento. Sicuramente è consigliabile avere già un minimo di infarinatura linguistica prima di partire, quindi frequentare qualche corso “light” in fase preliminare è fortemente consiglia, quantomeno per prendere confidenza con la lingua. Comunque è bene sapere che le aziende tedesche sono sempre molto disponibili a sostenere un potenziale candidato nell’apprendimento della lingua, e non è così inusuale avere a disposizione dei corsi di tedesco interamente pagati dal futuro datore di lavoro.

I migliori settori per trovare lavoro in Germania

Regola di base per trovare un’occupazione è sapere bene dove cercarla, e quindi anche per la Germania andiamo a vedere quali sono gli ambiti lavorativi con maggiori possibilità di spazio per nuovi assunti, e quali sono le competenze fortemente richieste nel mercato del lavoro tedesco.

  • Ingegneri meccanici, elettrici e automobilistici
  • Medici e professionisti del settore sanitario
  • Professionisti nei settori delle scienze e della tecnologia
  • IT specialist e e-commerce specialist
  • Ambito metalmeccanico
  • Ambito alberghiero- ristorazione

Come ben visibile vi sono numerose tipologie di lavori per cui la richiesta è alta. Come noto la Germania è uno dei paesi dove l’industria automobilistica è maggiormente sviluppata (basti pensare a Mercedes, Audi, BMW, Volkswagen, Porsche) quindi grandi opportunità arrivano proprio dalle case motoristiche sempre a caccia di talenti nella parte ingegneristica, ma anche di semplici operai.

Anche il settore sanitario ha visto aumentare nel tempo la propria richiesta di personale qualificato e stesso discorso vale anche per quello che riguarda l’ambito informatico e delle nuove tecnologie.

Come trovare lavoro in Germania

Per trovare lavoro in terra tedesca ci si può affidare alle possibilità messe a disposizione dalla rete. Cercare sui siti generici potrebbe essere piuttosto lungo e dispersivo, maglio affidarsi a qualche portale specializzato: in particolare il sito Make it Germany, patrocinato direttamente dal governo federale tedesco, propone molte informazioni interessanti, oltre ad un’intera sezione dedicata alle offerte lavorative.

Se invece ci si trova nella possibilità o necessità di aprire una partita Iva in Germania, l’unica cosa che occorre sapere è che si dovrà registrare la propria posizione fiscale all’ufficio delle imposte (Finanzamt) presentando certificato di residenza e codice fiscale tedesco. Occhio in questo caso al sistema fiscale tedesco però: vi sono tre livelli di tassazione, cioè quello federale, quello regionale per finire con quello comunale. L’unica imposta che ha una legge unica riservata è quella dell’IVA, uguale su tutto il territorio tedesco. Infine il capitolo esenzioni: non si pagano imposte fino ad un reddito di 8.000€ e anche anche le deduzioni sono abbastanza interessanti, basti pensare che per favorire la natalità e le famiglie si possono dedurre fino a 2.000€ annui per ogni figlio a carico.

Il colloquio di lavoro in Germania

Infine la parte fondamentale per accedere ad un lavoro in Germania: come affrontare un colloquio di lavoro tedesco?

Chiaramente ci sono delle sfumature culturali di cui tenere conto, che differenziano leggermente i colloqui tedeschi da quelli che si possono sostenere in Italia. In generale per ben figurare sono importanti sopratutto 3 aspetti:

Puntualità: presentati puntuale, i tedeschi non sopportano i ritardatari.

Veicolare la propria utilità: spiega perché vuoi lavorare lì e quale valore aggiunto porterai all’azienda.

Importanza delle soft skills: parla di te non solo come lavoratore ma anche come essere umano; racconta le tue passioni, quello che ami fare nel tempo libero e se hai qualche “impegno civile” mettilo sul piatto delle offerte, perché da queste parti è virtù molto apprezzata.

Oltre a queste, che possono sembrare regole di semplice buon senso, ma in colloquio tedesco fanno tutta la differenza del mondo, è bene avere sempre un CV tradotto in lingua tedesca e in inglese per le aziende più grandi.

Attenzione poi ad una domanda che potrebbe essere spiazzante, ma che in Germania sono soliti fare ai colloqui. Spesso si chiede direttamente al candidato che stipendio ritiene di meritare. Attenzione che tutte le aziende tedesche parlano di stipendio lordo: quindi sapere la tassazione vigente nella regione di e nel comune di residenza è importante per poter mettere sul piatto la propria richiesta.

Come diventare OSS, Operatore Socio Sanitario

In un contesto dove sempre più spesso si sente della penuria di candidati per posizioni nell’ambito sanitario, la figura dell’ operatore socio sanitario (OSS) è tra le più ricercate in ambito ospedaliero e assistenziale. 

In contrasto a quanto appena descritto però, la figura dell’OSS è abbastanza sottovalutata da chi non è addetto ai lavori, e spesso non viene considerato il fatto che l’OSS deve comunque sottostare a delle precise responsabilità, e che per eseguire al meglio il proprio lavoro deve mettere la stessa cura e attenzione riservata da medici e infermieri.

Essendo una professione dove c’è ancora spazio per proporsi e trovare uno sbocco lavorativo interessante vediamo adesso nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere, sian dalla formazione fino ad arrivare al trattamento economico.

Cosa fa un OSS

lavorare come oss per dare assistenza

L’acronimo OSS sta per Operatore Socio Sanitario e la sua funzione all’interno delle strutture ospedaliere, sia pubbliche che private, è quella di dare supporto assistenziale ai malati, e di supportare l’equipe medica, composta da dottori ed infermieri. Proprio con questi ultimi viene spesso confuso l’OSS. In realtà rispetto ad un infermiere, l’operatore socio sanitario si concentra sulla sfera del benessere fisico del malato, con particolare attenzione per quello che è l’aspetto dell’igiene, ma spaziando anche nella sfera più prettamente logistica (trasporto e deambulazione assistita) e psicologica. 

Il tipo di assistenza che può fornire un OSS è quindi di tipo diretta, strattamente a contatto con il paziente e per molte ore durante il giorno, in quanto è un supporto per la vita quotidiana del malato, in tutte quelle che sono le sue attività obbligatorie, dal mangiare allla cura dell’igiene. Naturalmente un tipo di lavoro simile deve essere affrontato con la giusta conspevolezza e dedizione, perchè difficle sotto molti aspetti, ma in particolare sotto quello più strettamente psicologico, sia realativamente al supporto da fornire al paziente, sia come approccio personale alle difficoltà delle situazione che si incontrano durante l’esperienza lavorativa.

Per dare comunque un quadro il più completo possibile dello spettro delle mansioni possibili di un OSS, ecco una lista che descrive nel dettaglio il tipo di assistenza che viene riconosciuta al paziente tramite l’impiego di un operatore socio sanitario. 

  • Aiuta i pazienti nelle attività di vita quotidiane
  • Esegue semplici medicazioni
  • Si accerta che la terapia segnata dal medico si rispettata dal paziente e si occupa della prevenzione di ulcere da decubito
  • Si occupa di rilevazione dei parametri vitali
  • Osserva e collabora per la rilevazione dei bisogni
  • Attua interventi di primo soccorso
  • Disbriga di pratiche burocratiche
  • Si occupa di attività di sterilizzazione, sanitizzazione, sanificazione
  • Si occupa del trasporto di materiale biologico

Come diventare Oss

Proprio per questa consapevolezza così necessaria per affrontare questo mestiere, la formazione per diventare operatore socio sanitario è importante e dettagliata. Solitamente i corsi per accedere a questa professione sono tenuti dalle regioni, che per ordinamento sono le responsabili della gestione della sanità. Questo non esclude comunque la presenza e la possibilità di corsi appositi tenuti da soggetti privati, ma è bene sapere che per operare come operatore socio sanitario è comunque necessario il riconoscimento di un ente pubblico a fronte della frequentazione del corso tenuto dallo stesso. 

Durata e tipologia di frequentazione per questi corsi varia a seconda di quello che il candidato può scegliere, ma l’offerta è comunque molto soddisfacente, e copre una vasta gamma di esigenze. Si va dai corsi più intensivi, che sono full time a livello giornaliero, a quelli pensati per chi sta ancora svolgendo un’altra mansione, e quindi spostati in orario serale oppure nei week-end. 

Requisiti per diventare OSS

Prima di affrontare i corsi necessari alla formazione come operatore socio sanitario, è bene avere chiari quelli che sono i requisiti di base per accedere alla professione. In realtà non sono molte le caratteristiche che deve obbligatoriamente avere un candidato per intraprendere il percorso formativo come OSS. 

  • Avere compiuto 17 anni (età minima richiesta per esercitare la professione)
  • Aver completato il ciclo di studi di istruzione secondaria di primo grado, quindi avere come minimo la licenza media.

Senza queste condizioni di base sarà impossibile iscriversi a qualsiasi corso per diventare operatore socio sanitario 

La struttura dei corsi per diventare OSS

Tralasciando le differenze nell’impostazione del corso in termini di frequenza e orario, tutti i percorsi formativi certificati per accedere a questa professione sono comunque strutturati su tre differenti moduli, che comprendono una varietà di situazione per preparare al meglio il candidato che affronta il corso di formazione.

  • Lezioni frontali

Lezioni dove viene impartito un insegnamento generale di tutte quelle che sono le teorie e le nozioni di base di questa professione che saranno poi utili al futuro OSS per la pratica di tutti i giorni.

  • Tirocinio Pratico

In questo modulo lo studente affronta una vera propria prova pratica di inserimento alla professione. Affronta un periodo di lavoro come OSS affiancato da un tutor che attraverso dimostrazioni pratiche permetterà ala candidato di affrontare le prime difficoltà della mansione, superandole brillantemente.

  • Esame finale e qualifica 

Lo studente affronta dunque l’ultima prova dopo aver passato l’iter della formazione. L’esame finale si sostanzia in prove teoriche, da superare tramite test scritto, ma anche in prove pratiche da superare su richiesta della commissione d’esame. In caso di superamento viene quindi rilasciato l’attesto che certifica la possibilità di esercitare la professione di operatore socio sanitario.

Tutti questi moduli compongono l’iter di formazione specifica che deve obbligatoriamente compiere un OSS per avere la certificazione ad operare come tale. Ognuna di queste fasi segue comunque quella che è la base del corso e viene declinata secondo quelle che sono le peculiarità degli ambiti disciplinari che vengono trattate durante lo svolgimento e quindi nello specifico:

  • Area psicologica e sociale
  • Area tecnico operativa
  • Ambito socio culturale, legislativo ed istituzionale
  • Ambito igienico sanitario

Quanto dura e quanto costa un corso per diventare OSS

Prima di accedere ad uno di questi corsi professionali è bene quantificare quale sarà l’impegno da mettere sia in termini di tempo che in termini economici. Solitamente un corso professionale per diventare operatore socio sanitario ha una durata massima di 18 mesi, ma molto dipende dalla struttura del corso che si è scelto di seguire. Guardando alle ore effettive di formazione si scopre che questi corsi garantiscono come minimo 1000 ore di insegnamento suddivise in 200 di orientamento, 250 ore di formazione tecnica, 100 ore di esercitazione e 450 ore di tirocinio sul campo.

Come costi invece si può sperare di trovare alcuni percorsi formativi totalmente gratuiti, anche se spesso viene comunque richiesta una quota d’iscrizione. Rispetto a quelli privati certificati, possiamo avere come dato medio di costo una cifra che oscilla tra i 1000€ e i 1800€ per la frequentazione completa di un percorso di formazione come OSS.

Stipendio OSS: quanto guadagna un operatore socio sanitario

Stipendio medio oss

Veniamo ora al capitolo relativo alla retribuzione di queste figure professionali. La distinzione preliminare importante da fare in questo caso è quella relativa all’ambito di applicazione di questa figura professionale, che può operare indistintamente sia in ambito pubblico che in un contesto privato. 

Se parliamo di esercizio della professione di OSS in sistema di pubblica sanità lo stipendio sara regolato dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro relativo a quell’ambito (quindi CCNL sanità pubblica) Lo stipendio loro in questo caso parte da circa 1500€ mensili, ed è soggetto agli scatti d’anzianità previsti nel contratto collettivo. A questa paga base vanno comunque aggiunte delle indennità previste esplicitamente nel contratto di lavoro, che riguardano il lavoro notturno, quello festivo e quello straordinario in particolare esigenze di supporto. 

Discorso diverso per quello che riguarda la professione esercitata in strutture private che si avvalgono comunque della figura di un OSS certificato. In questo caso vengono presi in esame numerose tipologie di contratto di lavoro, a seconda anche dell’ambito privato in cui si opera. Ad esempio, in strutture senza scopo di lucro, verrà considerato il contratto nazionale stilato dall’UNEBA, mentre per chi opera in centri specializzati per il supporto ai disabili sarà utilizzato il contratto CCNL ANFASS. In linea di massima il CCNL più utilizzato per le strutture private è quello delle cooperative sociali, che garantisce all’OSS, appena assunto e con livello minimo, uno stipendio base di 1.385€ mensili.

Cercare lavoro come OSS

Per trovare lavoro come operatore socio sanitario, al termine del proprio percorso di formazione, si possono intraprendere due strade distinte. Si può decidere di lavorare per il pubblico, quindi attendendo che vengano pubblicati i bandi di concorso per la selezione di queste figure da inserire negli ospedali pubblici.  

In alternativa si può decidere di operare su strutture private ed ecco che quindi in questo caso la ricerca avviene in maniera più classica, affidandosi magari ad agenzie del lavoro, o spulciando tra le offerte di siti come Cercalavoro.it. Naturalmente in questi casi non si dovrà passare da una concorso, ma verrà fatto un colloquio e si dovrà presentare un CV che attesti le esperienze e l’avvenuta formazione per ricoprire la mansione in questione. 

6 trucchi per costruire un profilo LinkedIn efficace per trovare lavoro

Con 630 milioni di utenti in tutto il mondo, LinkedIn è il social network professionale più importante del web, status confermato dalla sua acquisizione da parte di Microsoft nel 2016 per una cifra che superava i 26 miliardi di dollari.

Ormai praticamente chiunque conosce questo sito, ma spesso si tratta di una conoscenza superficiale: è risaputo che LinkedIn è “il social network del lavoro”, “il sito dei curriculum”, magari molti sono anche iscritti, ma in realtà non sanno sfruttarne appieno le potenzialità per trovare lavoro; anzi, in molti casi un profilo trascurato o un utilizzo ingenuo del social network rischiano di arrecare più danni che benefici alla nostra reputazione. Andiamo a vedere come muoversi al meglio all’interno del social network in maniera da avere le maggiori probabilità di trovare lavoro.

Come funziona LinkedIn

LinkedIn, uno strumento potentissimo per trovare lavoro

Il profilo, ovvero il curriculum

Come tutti i social network, LinkedIn richiede dopo l’iscrizione la compilazione di un profilo. Ma stiamo bene attenti: quello che dobbiamo promuovere è la nostra figura professionale, per cui quello che dovremo compilare è un vero e proprio curriculum, completo di esperienze lavorative, informazioni sulla nostra formazione, sulle nostre competenze, la mansione che vorremmo svolgere e la località in cui desidereremmo svolgerla.

Il secondo passaggio è aggiungere dei collegamenti alla nostra rete di contatti. LinkedIn ci suggerirà già una serie di collegamenti chiedendo di importare la lista contatti del nostro indirizzo email. Ogni richiesta di contatto dovrà essere accettata dalla controparte (così come avviene su Facebook). I contatti che dovremmo ricercare saranno quelli inerenti alla nostra vita professionale, persone con cui abbiamo lavorato, colleghi, datori di lavoro o collaboratori esterni. Lo scopo è quello di avere referenze che ci possano aiutare a trovare un altro lavoro, per cui diamo la precedenza a chi ha una valida e positiva esperienza delle nostre capacità lavorative.

La Home Page

Una volta compilato il profilo e aggiunti i contatti alla nostra rete, possiamo approdare alla Home Page. Similmente a quanto accade su Facebook o su Twitter, sulla nostra home page vedremo scorrere i vari aggiornamenti relativi ai nostri contatti, ma anche relativi alle aziende o agli “Influencer” (persone famose che hanno pagine che possono essere seguite in maniera univoca, senza che ci sia un reciproco contatto) che decidiamo di seguire. A nostra volta possiamo pubblicare aggiornamenti di stato, allegando foto, video o link esterni, scegliendo il grado di visibilità per ogni post: Pubblico (ovvero visibile chiunque su LinkedIn), Pubblico + Twitter (ovvero visibile a chiunque su LinkedIn e pubblicato anche su Twitter) o Collegamenti (ovvero visibile esclusivamente per i nostri collegamenti su LinkedIn).

Rete, ovvero i nostri contatti e le nostre referenze

La sezione Rete è la questa pagina da cui potremo gestire tutti i collegamenti che il social network ci propone, in base alle nostre competenze e alle nostre relazione. È molto importante tenerla costantemente sotto controllo perché la nostra Rete è l’indicatore della nostra reputazione su LinkedIn, ed è importante poi espanderla aggiungendo contatti ed entrando in gruppi.

Trovare lavoro su LinkedIn

La pagina Lavoro ci aiuta nella ricerca di lavoro, permettendoci di filtrare le offerte di lavoro in base alle nostre esigenze e alle nostre competenze. L’interfaccia è davvero semplicissima e intuitiva, ma, come vedremo più avanti, la semplice ricerca di offerte di lavoro è forse la funzionalità meno utile di LinkedIn, soprattutto se non siamo in grado di offrire un profilo convincente insieme alla nostra candidatura. Per questo prima di cercare offerte dovremmo costruire un profilo che supporti l’idea che noi siamo i candidati ideali per quella posizione.

Messaggistica e Notifiche

Le funzioni Messaggistica e Notifiche funzionano come nei vari altri social network: da una parte una cartella con i messaggi privati che possiamo ricevere e mandare (compresi anche quelli sponsorizzati, che purtroppo non sono pochi) e dall’altra gli avvisi riguardanti le attività che possono interessarci sul social network. Se avete un minimo di esperienza con Facebook o altri social non avrete difficoltà a capire e gestire queste due sezioni.

Gli errori da evitare su LinkedIn

L’importanza di distinguersi su LinkedIn

Abbiamo visto come funziona LinkedIn: le sue funzioni sono relativamente semplici e intuitive, sul modello degli altri social network. Ma non dobbiamo mai dimenticarci che LinkedIn è uno spazio dedicato alle relazioni professionali, e il comportamento richiesto è notevolmente diverso da quello che teniamo su Facebook, Instagram o Twitter. Di seguito vediamo quali sono gli errori nell’utilizzo di LinkedIn da evitare assolutamente per ottimizzare la nostra ricerca di lavoro:

1.     La foto profilo

Tutte le informazioni e le referenze che avremo sul nostro profilo varranno ben poco se non avremo una foto profilo che permetta a chi lo visita di dare un volto a tutti quei dati. Ricordiamoci sempre che lo scopo è professionale, quindi una foto in cui si veda bene il nostro viso, magari in primo piano, sorridente e con un abbigliamento professionale. Evitiamo assolutamente foto fatte in vacanza o in ambiti conviviali. Con ogni probabilità poi un reclutatore andrà a visitare anche gli altri nostri profili social e le vedrà comunque, se vogliamo far conoscere anche altri lati della nostra personalità, ma su LinkedIn dobbiamo restare ancorati alla nostra dimensione professionale.

2.     Dare troppe poche informazioni

Restare aderenti alla nostra dimensione professionale, dicevamo, ma comunque dobbiamo comunicare più informazioni possibili su noi stessi. Pubblicare una foto di noi che facciamo parapendio non dà certo una buona impressione, ma far trasparire che siamo persone sportive e con vari interessi può dare un’idea della nostra attitudine a chi sta raccogliendo informazioni su di noi. Il riassunto iniziale del profilo è lo spazio migliore dove dare in poche parole un’immagine più umana di noi stessi oltre a quello che traspare dalle semplici esperienze lavorative e formative.

3.     Non personalizzare l’indirizzo URL del nostro profilo

Quando ci si iscrive, l’indirizzo del nostro profilo è generato automaticamente dal sistema, risultando così una sequenza casuale di lettere e numeri. Personalizzando l’URL (una procedura semplicissima che LinkedIn permette di fare in pochissimi minuti) potremmo sostituire a quella sequenza impersonale il nostro nome e cognome o qualche variante di essi in maniera da essere immediatamente riconoscibile (e che sia facilmente richiamata dai suggerimenti rapidi quando si digita un URL).

4.     Non caricare un’immagine di copertina

Alla stessa maniera la copertina del nostro profilo può essere personalizzata con un’immagine, che può rimandare al nostro ambito professionale o alle nostre competenze. Un’immagine evocativa, centrata e delle giuste dimensioni (1584 x 396 pixel, importante realizzarla bene in maniera che non si sgrani, si deformi o venga tagliata) può dare, nel tempo di un colpo d’occhio, una prima idea delle nostre competenze ed ambizioni professionali. E soprattutto, un anonimo spazio vuoto al suo posto denota un’incuria del proprio profilo che non potrà che colpire negativamente un reclutatore.

5.     Usare con criterio le richieste di referenze

Le referenze sono un elemento importantissimo di LinkedIn, forse il più importante. È vitale avere referenze buone da parte di coloro che hanno lavorato insieme a noi, dal momento che come in ogni social network, le interazioni sociali sono il fulcro di tutta la struttura. Per cui non bisogna aver timore di chiedere referenze a coloro con cui abbiamo avuto a che fare professionalmente, anche se si tratta di rapporti chiusi da parecchio tempo. Allo stesso tempo però, non dobbiamo essere troppo insistenti e non chiederle a caso. Se un contatto ha avuto a che fare con noi superficialmente, o ancora peggio non ci abbiamo lavorato direttamente, non dovremmo assillarlo con richieste di referenze che probabilmente non sarà in grado (o non vorrà) fornire. L’insistenza sui social spesso porta ad essere bloccati ed isolati, ed è la cosa più deleteria nel momento in cui l’espansione “sana” della nostra rete è un elemento necessario per aumentare le nostre possibilità di lavoro.

6.     Utilizzare LinkedIn come fosse Facebook

LinkedIn ci offre la possibilità di pubblicare status, foto, video e link. Ma dobbiamo sempre tenere a mente la finalità professionale del social network, ed il fatto che ci rivolgiamo ad un pubblico di professionisti, verosimilmente tutti o quasi del nostro stesso ambito lavorativo. Quindi non dobbiamo inondare il flusso degli aggiornamenti con i nostri pensieri o promuovere il nostro lavoro come ai clienti generici. Un link ad un nostro portfolio, foto e video dei nostri lavori sono utili se pubblicati una volta ogni tanto (se diventano troppo ripetitivi la gente potrebbe scegliere di bloccarci), ma ricordiamoci sempre che stiamo parlando ad un pubblico che conosce perfettamente il nostro lavoro, per cui non dovremo cercare di vendergli il prodotto ma le nostre capacità. Alla stessa maniera si può intraprendere una discussione con altri contatti riguardo questioni lavorative, ma teniamo sempre in mente che lo scopo ultimo è la valorizzazione delle professionalità. Per scherzare, lamentarsi, fare amicizie o pubblicità gratuita ci sono canali più adatti e nettamente più efficaci.

Cerco lavoro senza esperienza: cosa fare

Cercare lavoro senza esperienza significa molto semplicemente che da qualche parte bisogna pure cominciare. Il percorso per trovare l’agognato posto di lavoro, possibilmente fisso, è lungo e talvolta frustrante ma come si dice in questi casi, prima si comincia e prima si finisce.

Naturalmente questa condizione si applica principalmente alle persone più giovani, che cercano un primo impiego e che quindi non possono offrire esperienze a supporto delle loro qualità lavorative. A volte però questa possibilità si materializza anche per quelle persone che vogliono, o devono, cambiare totalmente ambito lavorativo anche in età più avanza, e che quindi non possono puntare sull’esperienza specifica in una determinata mansione, ma sono obbligati a fare leva su altre qualità più generali.

Vediamo quindi come muoversi, e cosa si può trovare di utile a livello di offerte, nella condizione in cui ci sia una mancanza di esperienza lavorativa.

Lavoro senza esperienza: prima i giovani

Giovane alla prima esperienza in cerca di un lavoro
Giovane alla prima esperienza in cerca di un lavoro

Ovviamente i primi consigli che si possono dare riguardano i giovani, alle prese con la ricerca di un lavoro senza poter avere un bagaglio di esperienze a supporto della loro candidatura.

Purtroppo spesso questo si traduce in lavori scarsamente pagati con stage e tirocini interminabili, ma da tutta questa situazione si può anche trarre qualcosa di positivo.

Ragionando in termini di lungo periodo, il fatto di trovare un primo lavoro senza esperienza scarsamente pagato, può essere accettabile se finalizzato ad un ambito che interessa particolarmente. Si tratta del caso in cui individuiamo in partenza quello che potrebbe davvero essere il nostro lavoro dei sogni.

In questo caso, l’idea di un periodo di prova, di uno stage o di un tirocinio anche non retribuito potrebbe essere accettata se funzionale alla ricerca di un lavoro futuro. Quindi attraverso questa situazione temporanea si risolve il problema del non avere esperienza prima di mettersi effettivamente sul mercato per una determinata mansione.

Questo tipo di modus operandi è particolarmente indicato in tutti quei lavori creativi che necessitano di portfolio per essere presi in considerazione come possibili candidati. Pensiamo ad esempio ad un grafico, oppure ad un copywriter. Molto spesso chi cerca queste figure vuole vedere prima qualche lavoro precedente, per passare alla valutazione del candidato. Ma se nessuno fornisce la possibilità di eseguire qualche lavoro, si rischia di cadere nel paradosso in cui senza esperienza non si trova lavoro, ma senza lavorare non si fa esperienza.

Per ovviare a questo si deve per forza prendere in considerazione la possibilità di eseguire qualche lavoro gratuitamente, in modo da avere qualcosa da mostrare al potenziale cliente o datore di lavoro futuro. Ovviamente la cosa deve essere ponderata, perché a nessuno fa piacere lavorare gratis, quindi è bene scegliersi in partenza l’ambito in cui operare e quali e quanti lavori eseguire senza compenso per avere la giusta esperienza, mirata proprio nel campo di nostro interesse.

Lavori senza esperienza per giovani alle prime armi

Ma se non si vuole intraprendere un lavoro di tipo creativo, e si cerca piuttosto una soluzione che possa subito portare un beneficio economico immediato, si dovrà cercare qualche occupazione dove l’esperienza non è sempre richiesta, ed anzi il fatto di essere alle prime armi rappresenta un vantaggio, che come sempre si traduce in un minor costo del lavoratore in carico all’azienda. Di seguito ecco 4 idee facili, con lavori davvero alla portata di tutti, dove l’esperienza non è quasi mai richiesta, ed anzi viene apprezzato il fatto di essere al proprio primo lavoro in assoluto:

  • Commesso: Grandi magazzini, supermercati, negozi di abbigliamento e di elettronica. In questi campi le leggi sull’occupazione permettono alle grandi aziende di avere sempre un ampio turnover della forza lavoro, soprattutto in periodi dell’anno particolari, come il natale o l’estate. Non viene richiesta esperienza, perché l’assunzione di un commesso di basso livello nella classificazione del contratto del commercio, costa meno di qualcuno con esperienza pluriennale. Per i giovani che cercano il primo lavoro, spesso questa è un’opportunità interessante, che permette di fare non solo un’esperienza in termini lavorativi, ma fornisce anche una crescita personale importante.
  • Agente di commercio: Molte aziende cercano continuamente nuove leve per potenziare la rete commerciale. Anche qui il turnover è ampio, dovuto anche alla difficoltà innegabile del lavoro. Trovare qualcuno di bella presenza e buona parlantina per andare a vendere prodotti non è mai semplice. Benché alla prima esperienza, questo potrebbe essere un lavoro che garantisce molte soddisfazioni: facendolo bene si possono anche prendere stipendi mediamente più alti rispetto a tutti gli altri lavori per novizi, anche perché spesso alla base fissa del compenso (solitamente abbastanza bassa) si aggiungono le provvigioni in base alle vendite.
  • Operatore di call center: IL lavoro non è dei più entusiasmanti, ma per farlo non viene richiesta nessuna esperienza specifica. Solitamente baste seguire un corso di formazione interno che prepara il candidato a svolgere il lavoro. Potrebbe essere intesa come una tappa utile per entrare nel mondo del lavoro, ed avere almeno un’esperienza da inserire nel curriculum vitae.
  • Promoter: Esattamente come il commesso e l’agente di commercio, per fare il promoter sono fondamentali alcune soft skills quali la il carisma, l’attitudine al pubblico e la spigliatezza in generale. Quindi più che sulle esperienze passate ci si concentra sulle sensazioni in fase di colloquio. Inoltre rispetto a molti altri lavori questo si concentra soprattutto nei week-end e nel periodo delle festività, quindi lascia parecchio tempo a disposizione per fare altro, ed è particolarmente indicato per chi studia o chi magari cerca un lavoretto extra con il quale arrotondare.

Cercare lavori prima esperienza per i meno giovani

Come detto in fase di introduzione può capitare anche ai meno giovani di trovarsi nella condizione di dover trovare un lavoro e di proporsi per posizioni dove non si ha esperienza. Certo, la situazione è sicuramente meno frequente rispetto a quello che capita ai giovani, ma è anche di maggior impatto, perché più difficile da risolvere e potenzialmente più pericolosa economicamente.

Sicuramente bisogna partire da un concetto fondamentale per valutare la mancanza di esperienza tra candidati giovani e meno giovani. Mentre per i ragazzi alle prime armi la mancanza di esperienza è totale e generale, chi cerca lavoro senza esperienza in età più avanzata può comunque avere qualche freccia in più da giocarsi durante il periodo di inattività.

Verosimilmente infatti, si potrà avere una mancanza di esperienza nella mansione specifica, ma si arriva comunque da esperienze lavorative precedenti, che hanno in qualche maniera arricchito l’esperienza in merito alle soft skills necessarie per occupare una qualsiasi posizione lavorativa.

Facciamo un esempio pratico per esprimere il concetto. Poniamo il caso che un potenziale candidato venga da una precedente esperienza come project manager per una società che opera nel commercio. Rimasto senza lavoro potrebbe proporsi per una posizione analoga magari in un ambito lavorativo nettamente diverso. Chiaramente l’esperienza dettagliata nel nuovo contesto lavorativo viene a mancare, ma le soft skills organizzative e di leadership sono comunque nel suo bagaglio, e la cosa potrebbe risultare sufficiente per il nuovo datore di lavoro.

Pertanto, per chi si trova in età più avanzata, non esiste la mancanza di esperienza totale, si tratta solo di averla in maniera settoriale. Il trucco è quello di cercare una potenziale occupazione dove si ha la certezza di poter incidere da subito.

Cercare lavori senza esperienza per i meno giovani

Oltre a questo concetto base può essere di grande utilità seguire qualche consiglio basilare per capire come affrontare la situazione di trovarsi senza esperienze specifiche ma allo stesso tempo alle prese con la ricerca di lavoro in campi dove non si è mai lavorato in precedenza.

  • Sfruttare la rete di conoscenze: La prima mossa è quella di sfruttare tutte le conoscenze fatte durante le precedenti esperienze lavorative. Queste possono risultare particolarmente importanti per confermare alcune delle soft skills accennate prima, soprattutto attraverso strumenti come Linkedin, utilissimi in queste situazioni. Anche la rete di contatti personali può portare benefici, per indicarci quelle posizioni che possono essere in qualche maniera affini alle nostre attitudini anche se non strettamente legate al nostro ambito di competenze specifiche.
  • Raggruppare le proprie esperienze passate: mettere su carta tutte le esperienze passate è sicuramente un passo fondamentale, perché permette di avere a disposizione in un solo colpo d’occhio quello che si può offrire ad un potenziale nuovo datore di lavoro. Ovviamente in base al posto per cui ci si propone andrà fatta una selezione accurata delle cose più utili da sottolineare, e nel caso di ricerca di un lavoro senza esperienza si dovranno mettere in risalto quelle qualità generali che possono comunque rendere un profilo come il nostro interessante per i selezionatori.
  • Aggiornarsi sempre: Naturalmente l’aggiornamento è fondamentale. Magari si patisce una mancanza di esperienza in un determinato ambito, ma non si deve mai sembrare totalmente a secco di nozioni sulla materia. Partecipare a corsi, workshop e altre iniziative simili può inoltre essere un importante occasione di incrementare la rete di contatti.
  • Avere pazienza: fondamentale è non volere tutto subito. Capiterà per forza di venire superati nel gradimento da chi dimostra una maggiore esperienza nel campo specifico. L’importante è continuare nel miglioramento personale e non lasciarsi scoraggiare, capendo che per questo tipo di ricerca è fisiologico dover aspettare di più rispetto al normale.  

Cos’è la sicurezza sul lavoro?

In ogni ambiente di lavoro siamo sempre chiamati a confrontarci con quelle norme e quei ruoli legati all’ambito della sicurezza. Il funzionamento e il rispetto di queste norme seguono le stesse linee guida in ogni settore lavorativo, per quanto le diverse professioni richiedano precauzioni differenti secondo i rischi specifici per ogni mansione. Ma sia che si tratti di lavori fisici e usuranti o di lavori d’ufficio o intellettuali, il sistema di prevenzione deve rispondere sempre a dei requisiti comuni in ogni ambito.

Cos’è la sicurezza sul lavoro

Lavoratore con tutti i dispositivi di sicurezza
Lavoratore con tutti i dispositivi di sicurezza adeguati

Per ogni ambito lavorativo, c’è una serie di norme atte a garantire l’incolumità dei lavoratori, sia che si tratti di infortuni dovuti ad incidenti oppure di malattie o sindromi causate da un’insufficiente prevenzione dei rischi a cui si viene esposti durante l’adempimento delle proprie mansioni. Nonostante siamo sempre portati a pensare ai rischi nelle professioni più prettamente fisiche, anche negli ambiti amministrativi, commerciali o creativi sono previsti una serie di accorgimenti, strumenti e precauzioni che devono essere osservate per preservare la salute di chi vi opera.

La salute e la sicurezza sul lavoro in Italia sono regolamentate dal Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, conosciuto anche con il nome di “Testo unico sulla sicurezza sul lavoro” (TUSL). In base ad esso ogni azienda deve gestire la sicurezza e la salute in ambito lavorativo in maniera preventiva e permanente attraverso un sistema che preveda:

  • Identificazione dei fattori e delle sorgenti di rischio connaturati alla professione;
  • Riduzione (tendente al minimo possibile) di ogni fattore di rischio;
  • Controllo continuo e sistematico delle strategie di prevenzione del rischio;
  • Elaborazione di una strategia aziendale complessiva che definisca tutti i fattori tecnici, organizzativi e procedurali che devono essere adottati da datore di lavoro, dipendenti e collaboratori sul luogo di lavoro.

Chi sono i responsabili della sicurezza sul lavoro

La sicurezza sul lavoro è affidata a diverse figure. In primo luogo il lavoratore deve prendersi cura sia della propria sicurezza e della propria salute che di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro. Perciò tutti i lavoratori hanno l’obbligo di osservare le disposizioni loro assegnate e di utilizzare correttamente le attrezzature ed i dispositivi messi a loro disposizione, senza manometterli e segnalando immediatamente eventuali carenze o difetti. Inoltre i lavoratori devono sottoporsi ai programmi di formazione e alla sorveglianza sanitaria, ove prevista.

Il datore di lavoro ha la responsabilità dell’organizzazione aziendale o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Egli (così come i dirigenti ed i preposti che può nominare) ha l’obbligo di salvaguardare l’integrità psicofisica dei lavoratori eliminando o limitando al massimo i rischi derivanti dall’attività lavorativa. Per fare ciò, deve fare opera di informazione presso i dipendenti riguardo i rischi a cui possono essere esposti, insegnare le norme fondamentali di prevenzione e assicurarsi che i lavoratori siano addestrati all’utilizzo corretto dei mezzi di produzione e dei dispositivi di protezione individuale (DPI), oltre a mantenerli in efficienza e in condizione di igiene, attraverso un’attenta manutenzione.

RSPP: ruolo e mansioni

Gli obblighi di esclusiva competenza del datore di lavoro sono: la redazione del documento che consegue la valutazione dei rischi presenti negli ambienti lavorativi e la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP). Il datore di lavoro può assumere in proprio le funzioni di RSPP nei seguenti casi:

  • Aziende artigiane e industriali: fino a 30 addetti
  • Aziende agricole e zootecniche: fino a 30 addetti
  • Aziende della pesca: fino a 20 addetti
  • Altre aziende: fino a 200 addetti

In caso contrario (o nel caso non voglia farsi carico del ruolo), il datore di lavoro dovrà incaricare un impiegato interno o rivolgersi ad un RSPP esterno.

Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi deve essere una figura in possesso di capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, per assumersi e dimostrare di avere quelle responsabilità che gli permettono di organizzare e gestire tutto il sistema appartenente alla prevenzione e alla protezione dai rischi.

Il RSPP deve aver frequentato dei corsi di formazione funzionali al ruolo da svolgere e deve essere in possesso di un attestato che dimostri di aver acquisito una specifica preparazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi. A differenza del Datore di lavoro, dei dirigenti o dei preposti, il RSPP non ha potere decisionale e di spesa, per cui non rispondere direttamente del suo operato, essendo considerato alla stregua di un consulente, ovvero, fornisce quelle competenze tecniche ed organizzative di cui ha bisogno il Datore di lavoro o i dirigenti per ottemperare ai loro obblighi in fatto di sicurezza, di cui sono responsabili.

Sicurezza sanitaria sul lavoro

Altra figura che compare nella gestione della sicurezza è il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), ovvero la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro.

Oltre a lavorare a contatto con le altre figure preposte alla sicurezza, il Rappresentante ha facoltà di fare ricorso alle autorità competenti (ASL, Direzione provinciale del lavoro e Autorità Giudiziaria) se ritiene che le misure di protezione e prevenzione dai rischi adottate dal datore di lavoro non siano idonee. Per quanto riguarda le aziende con non più di 15 lavoratori, il RLS viene scelto tra i dipendenti, mentre per quelle che contano più di 15 dipendenti il Rappresentante dovrà essere eletto all’interno delle rappresentanze sindacali aziendali (se presenti). La nomina avviene in un giorno comune in tutta Italia, durante la settimana europea per la sicurezza del lavoro promossa dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA).

Una figura diventata con il tempo molto importante è il medico competente, quello che era definito un tempo “medico di fabbrica” e poi “medico del lavoro”. Oltre alla denominazione, al giorno d’oggi sono cambiati anche i suoi compiti: se una volta si limitava alla valutazione fisico sanitaria del lavoratore, ora è invece coinvolto fin dall’inizio del processo di prevenzione interno aziendale. Insieme al datore di lavoro e al Responsabile del servizio di prevenzione, si occupa di redigere il Documento di valutazione dei Rischi (DVR), lo rivede periodicamente apportando suggerimenti e migliorie, effettua un sopralluogo agli ambienti di lavoro e una volta l’anno partecipa alla riunione sulla sicurezza del lavoro.

Sanzioni per dipendenti, dirigenti e datore di lavoro

Dal punto di vista del lavoratore, le sanzioni per inadempimenti relativi agli obblighi in campo di sicurezza sono quasi esclusivamente di tipo pecuniario, da un minimo di 50 ad un massimo di 500 Euro di multa nei casi di infrazione più gravi.

Ma gli obblighi dei lavoratori sono generalmente omnicomprensivi e condizionati da presupposti indispensabili come formazione, informazione e messa a disposizione degli strumenti preventivi. Nella pratica, molto difficilmente un lavoratore si vedrà comminare la pena pecuniaria (a meno di gravi incidenti o infortuni per negligenza, in tal caso vi sarà un’istruttoria), più facilmente ci saranno segnalazioni o richiami ufficiali.

Sicurezza sul lavoro: sanzioni per dirigenti

Ben diverso è il discorso per quanto riguarda le sanzioni previste per preposti e dirigenti. Nel primo caso un’inadempienza può portare a pene detentive e a sanzioni economiche fino ad un massimo di 1200 Euro; per la figura del dirigente (o del datore di lavoro) le sanzioni previste dall’ordinamento giuridico possono essere ben più severe, e soprattutto maggiormente applicate.

Sia la quantità che l’entità delle sanzioni sono proporzionali al ruolo gerarchico e quindi al numero ed al livello di responsabilità è di potere esecutivo.

Le principali sanzioni a cui possono andare incontro datori di lavoro e dirigenti sono sia di tipo detentivo (fino ad un massimo di otto mesi) che di tipo economico (fino ad un massimo di 6600 Euro) nel caso di inadempimenti agli obblighi generali, ma oltre a queste ci sono sanzioni relative ad ogni obbligo specifico non soddisfatto.

Di conseguenza ci sono sanzioni in caso di non conformità dei luoghi di lavoro, piuttosto che alla mancata o non conforme apposizione di adeguata segnaletica o all’errata o incompleta valutazione dei diversi tipi di rischio, oppure alla mancata formazione e informazione del personale.

Ancor più grave, per le infrazioni da cui scaturiscano casi riconducibili all’omicidio colposo o lesioni personali colpose.

“se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni o che abbia determinato una malattia professionale”

Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008,

Automaticamente in questo caso si avvia un’istruttoria di tipo penale, a carico dei soggetti inadempienti coinvolti in relazione alla dinamica dei fatti e alla responsabilità gerarchica e giuridica sia soggettiva che oggettiva. Per cui un datore di lavoro o un funzionario è tenuto a rispondere anche, in virtù della posizione ricoperta, anche del comportamento dei propri collaboratori. Se la responsabilità giuridica penale è sempre di tipo esclusivamente soggettivo, la responsabilità giuridica civile può essere sia di tipo soggettivo sia oggettivo. L’articolo 2087 del Codice Civile recita:

“L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.”

art 2087 Codice Civile

Ricadono inoltre negli oneri civili anche i casi di responsabilità del Datore di Lavoro per i danni cagionati dai lavoratori da lui utilizzati nella propria organizzazione di lavoro (responsabilità oggettiva).

Vivere e lavorare negli USA

Da sempre terra dei miti e delle opportunità gli Stati Uniti d’America esercitano un fascino enorme soprattutto per chi cerca un cambio radicale nella propria vita, e desidera tentare la fortuna come si faceva un secolo addietro.

Certamente le condizioni rispetto a cento anni fa sono cambiate, e non è così semplice trasferire tutto negli Stati Uniti e trovare subito la fortuna tanto sperata. Oltre alla crisi di inizio millennio, anche altre situazioni socio politiche hanno reso più difficile il sogno americano, ma questa zona del mondo rimane pur sempre la parte dove si concentrano le eccellenze assolute, dove risiedono le aziende più grandi e potenti della scena internazionale, e dove sono nati gli ispiratori dei nostri tempi, gente del calibro di Bill Gates e Steve Jobs.

Quindi il suo fascino immutato la rende ancora oggi meta di fuga di cervelli, tra le più desiderate e ricercate, ed allora vediamo cosa si deve considerare se si vuole cullare l’aspirazione di vivere e lavorare negli stati uniti.

I visti per gli Stati Uniti

visto per gli stati uniti
visto per permanenza negli USA

Iniziamo dalla parte più corposa, che suscita le prime domande per chi vuole tentare l’avventura negli States: la parte dei visti. Rimanere sul suolo americano per un tempo superiore ai 90 giorni prevede l’esistenza di un contratto di lavoro attivo, quindi per trasferirsi in America sarà necessario avere già un lavoro precedentemente regolarizzato. Senza contratto di assunzione sarà praticamente impossibile ricevere le autorizzazioni necessarie per vedersi riconosciuto un visto superiore ai 90 giorni di durata.

Visti per chi lavora negli USA

In questa serie di visti rientrano anche quelli che garantiscono permessi di lavoro temporanei legati a viaggi brevi o periodi di studio. Eccone alcuni esempi:

  • B1 – B2: Visto specifico per viaggi di lavoro con periodo limitato, turismo o altre situazioni che prevedono periodo brevi negli Stati Uniti, come ad esempio in caso di trattamenti medici. Per ottenerlo si dovrà comunque dimostrare che la permanenza nel paese sarà temporanea.
  • F: Visto specifico per motivi di studio.
  • H – L – O – P – Q: Sono visti per lavoratori assunti con contratti a tempo determinato, ma il fatto che ne vengano accettati solo un numero predefinito ogni anno li rendono particolarmente difficili da ottenere.
  • I: Si tratta di un Media visa, cioè specifico per chi svolge attività giornalistica o comunque legata all’informazione. Dura 1 anno e si può ottenere tramite l’ambasciata americana nel proprio paese d’origine.
  • J: Visto temporaneo che viene concesso in relazione a tirocini, ricerche accademiche e lavoro alla pari.

La procedura standard per vedersi riconosciuti i visti è quella di compilare la domanda direttamente online (puoi farlo anche qui ed il modulo è il DS – 160) ne prendere successivamente appuntamento con l’ambasciata statunitense, dove si sosterrà un veloce colloquio in cui si spiegherà il motivo del viaggio. Infine si dovranno presentare tutti i documenti necessari all’ottenimento del visto, che elenchiamo qui di seguito:

  • Ricevuta di pagamento della quota relativa al visto (varia a seconda della tipologia)
  • Pagina di conferma della compilazione del modulo online DS – 160
  • Passaporto con validità residua di almeno 6 mesi
  • Attestazione delle risorse economiche sufficienti per risiedere nel paese durante la durata del visto

Le norme che regolano l’immigrazione negli Stati Uniti sono piuttosto rigide, quindi è consigliato fare la massima attenzione se non si vuole incappare in sanzioni: nei casi più gravi la pena è l’espulsione immediata dal paese, e il divieto di entrata per almeno 10 anni.

Altri tipi di visti

Oltre a quelli strettamente legati a lavoro, vi sono altri tipi di visti, che possono interessare chi magari desidera farsi raggiungere da un familiare nella propria avventura statunitense. Appartengono a questa categoria visti come il tipo K o V specifici per il ricongiungimento familiare, oppure il visto di tipo 0 – 1 per le persone con straordinarie capacità (atleti, artisti, attori etc..). Infine quelli più legati al turismo, che hanno una durata inferiore ai 90 giorni. In questo caso basta compilare il modulo ESTA fino a tre giorni prima della partenza. Il costo di questo visto è di soli 14 $ americani, si può richiedere direttamente online al sito https://esta.cbp.dhs.gov/esta/

La Green Card

Quando si parla di trasferirsi negli Stati Uniti, si sente spesso nominare la Green Card. Questa in pratica è l’asso pigliatutto per trasferirsi in America, perché consente di rimanere a tempo indeterminato e di diventare a tutti gli effetti dei residenti ufficiali. Ci sono tre modi per ottenere la Green Card:

  • Ricongiungimento familiare con cittadino americano
  • Avere un impego stabile (proposto da uno sponsor cittadino americano)
  • Partecipare alla lotteria che mette annualmente in palio 50 mila Green Card

La lotteria per l’ottenimento della Green Card è gratuita e può partecipare qualunque cittadino dei paesi ammessi al programma, Italia compresa. Tra i requisiti per la partecipazione anche quello del possesso di almeno un diploma e di un attestato che dimostrai di aver lavorato per almeno 2 degli ultimi 5 anni.

Vivere negli Sati Uniti d’America: il costo della vita

dollaro statunitense
dollaro usa

Contrariamente a quanto si possa pensare il costo della vita medio negli USA non è altissimo, favorito anche da un cambio vantaggioso tra Euro e Dollaro. Chiaramente si tratta di una considerazione sui dati complessivi, e nelle grandi città come New York o Los Angeles, le spese quotidiane sono mediamente alte, sia per quello che riguarda gli alloggi, che nella sfera del tempo libero.

Come noto una delle grandi spese da sostenere annualmente per vivere negli USA è quella dell’assicurazione sanitaria, in quanto la sanità pubblica praticamente non esiste. A questa si aggiungono spese standard che si affrontano anche in altre parti del mondo, come assicurazione auto, costo della benzina (comunque molto più basso rispetto all’Italia).

Con un rapido calcolo si arriva ad una cifra di 3000 $ al mese per un nucleo familiare di 2 persone, che al cambio sono circa 2600 €. Una cifra simile a quella che serve per vivere bene in Italia nelle stesse condizioni, ma calcoliamo che l’assicurazione sanitaria, la voce più pesante dell’insieme americano, non è presente in Italia. Al netto di quella la vita è quindi più conveniente in America.

Per quello che riguarda l’affitto, i contratti di locazione hanno una durata che va dai 6 mesi ad un anno e solitamente viene richiesta una cauzione di almeno 3 mensilità anticipate. Inoltre per accedere ad un regolare contratto si dovranno presentare delle garanzie di ogni tipo, dal contratto di lavoro, alla lista dei precedenti alloggi (farsi fare delle referenze dai precedenti padroni di casa è molto consigliato), fino al visto e al passaporto in corso di validità.

Lavorare negli Stati Uniti d’America.

La cosa migliore da fare se si cerca un lavoro stabile e duraturo negli Stati Uniti è quello di seguire la strada della specializzazione. Difficilmente con lavori a bassa qualifica si riuscirà ad ottenere la possibilità di rimanere in America.

Secondo una recente inchiesta condotta da Business Insider, i settori dove la richiesta è maggiore negli Stati Uniti sono attualmente:

  • Settore medico
  • Settore farmaceutico
  • Settore scientifico
  • Settore tecnologico
  • Settore informatico

Sempre secondo questa ricerca si è in grado di stilare una classifica di quelli che sono i lavori meglio pagati negli USA, in base ai dati dello stipendio annuale medio per ognuna di queste professioni.

  • Chirurgo: 338.000 $ all’anno
  • Anestesista: 350.000 $ all’anno
  • Radiologo: 350.000 $ all’anno
  • Psichiatra: 220.000 $ all’anno
  • Ingegnere informatico: 170.000 $ all’anno
  • Dentista: 165.000 $ all’anno

Considerando che, come visto in precedenza, il costo della vita impone un stipendio annuo di almeno 30.000 $ lordi, i lavori appena citati rappresentano la cima della piramide delle possibilità lavorative. Ovviamente esistono però la maggioranza dei lavori che non garantiscono certamente quelle cifre, ma si attestano su livelli comunque accettabili. Negli Stati Uniti il salario minimo garantito varia a seconda degli stati, ma facendo una media tra le varie posizioni geografiche e i vari impieghi si attesta attorno ai 7,25 $ su base oraria.

Sicuramente il consiglio, anche in base alle leggi per l’immigrazione vigenti, è quello di cercare un lavoro prima di trasferirsi concretamente, e di farlo attraverso i classici canali, come spulciando nelle nostre offerte e idee di lavoro, o magari affidandosi a siti specializzati per la ricerca su suolo americano come ad esempio USA Jobs, direttamente patrocinato dal governo statunitense.  

Altro sistema che spesso è il reale motivo di trasferimento lavorativo, è quello di trovare un impiego in una grande azienda statunitense, con sedi magari in Italia, e richiedere il trasferimento in un secondo momento. In questo modo tutta la parte prettamente burocratica della gestione dei documenti per i visti lavorativi, sarà di responsabilità dell’azienda per cui si presta servizio, rendendo il compito di trasferirsi più facile e sicuro.

Infine è abbastanza sconsigliato cercare d’intraprendere un lavoro in proprio pensando di farlo trasferendosi negli Stati Uniti. I visti per questo tipo di occupazione sono molto difficili da ottenere: prima di tutto sono costosi, in secondo luogo ognuno degli stati americani ha la propria regolamentazione riguardo le licenze. Questo visto, denominato L – 1 viene infine rilasciato solo dopo 1 anno dall’apertura ufficiale dell’azienda.