Concorsi pubblici: tutto quello che c’è da sapere

In epoca di enorme incertezza nel mondo del lavoro, la prospettiva di un posto nel pubblico è vista come una chimera irraggiungibile. I motivi che spingono a desiderare un lavoro statale sono moltissimi.

Prima di tutto la sicurezza e la stabilità. Come ci insegna la storia del mercato del lavoro in Italia, quando si raggiunge un posto pubblico molto spesso lo si fa per tutta la durata della propria carriera. Inoltre il trattamento economico nei posti pubblici è mediamente più adeguato rispetto a quello che si può incontrare nel settore privato, soprattutto per i lavoratori alla prima esperienza.

Per questo molti giovani in cerca di un’occupazione stabile, guardano al circuito dei concorsi pubblici con grande speranza, cullando il sogno di superare le selezioni per ricevere l’agognato posto fisso.

Vediamo allora come si sviluppa il contesto dei concorsi e in generale, del mercato del lavoro nel pubblico in Italia.

Dove trovare i concorsi pubblici

test per concorsi pubblici

La prima cosa che viene naturale chiedersi è dove poter trovare una situazione aggiornata relativa all’uscita dei bandi per i concorsi pubblici.

Essendo un’attività totalmente gestita dallo stato ovviamente il primo canale di approvvigionamento delle informazioni non possono che essere quelli istituzionali.

Gazzetta ufficiale concorsi pubblici

Il canale istituzionale per antonomasia quando si parla di concorsi pubblici è ovviamente la Gazzetta Ufficiale. Qui tutte le componenti dello stato emettono i loro comunicati ufficiali e danno le notizie relative anche all’apertura dei bandi per i posti pubblici.

La gazzetta, che si può consultare in tutte le sedi dei comuni, è comunque anche raggiungibile online a questo indirizzo: https://www.gazzettaufficiale.it/

Attenzione però che gli estratti originali della gazzetta sono disponibili solo in vendita, e tutti i prezzi sono chiaramente espressi sul sito ufficiale. Si possono comunque trarre le informazioni desiderate, dalla sezione relativa alle news, dove è possibile anche impostare dei feed, che avvertono in tempo reale sull’uscita di notizie rilevanti riguardo il nostro argomento d’interesse, che potrebbe essere ad esempio i bandi per concorsi pubblici.

Portali internet

Esistono inoltre un buon numero di portali che raccolgono informazioni riguardo i numerosi concorsi pubblici indetti dallo stato e dalle sue componenti.

Di seguito una breve lista dei più aggiornati, dove trovare informazioni di vario tipo riguardo ai concorsi

Un sito dove, oltre alle ultime novità in merito ai concorsi attualmente attivi, vi sono anche numerose informazioni sui quiz per i vari tipi di concorso e sui paletti burocratici da affrontare per iscriversi alle liste di partecipazione.

Un portale vecchio stampo che raggruppa tutte le offerte per i concorsi nel mondo del pubblico. Le informazioni sono abbastanza sparse all’interno del sito ma nelle colonne laterali si possono trovare le suddivisioni per data, tipo di lavoro e regione sede del concorso. Comunque è sempre aggiornato e le informazioni contenute sono assolutamente attendibili.

Un portale che si struttura come un blog, e che contiene informazioni aggiornate ed attendibili sui concorsi attualmente in fase di partenza. Molto interessante anche qui, la possibilità di svolgere delle vere e proprie simulazioni dei quiz che ci si potrebbe trovare ad affrontare in fase di esame.

Quali sono le amministrazioni che assumono lavoratori

Ora che abbiamo visto dove trovare le informazioni più aggiornate riguardo l’indicazione dei concorsi in partenza vediamo di fare chiarezza riguardo gli enti che assumo tramite concorso per assegnare posti di lavoro nel pubblico. La suddivisione è abbastanza semplice, anche perché è la stessa gazzetta ufficiale ad organizzare l’uscita dei bandi secondo queste categorie. Vediamo nello specifico quali sono:

Amministrazioni centrali

Sono i bandi indetti direttamente dalla presidenza del consiglio dei ministri e dai vari ministeri. Solitamente in questa categoria trovano spazio i concorsi più importanti, soprattutto in considerazione dell’elevato numero di posti messi a disposizione da questi bandi. Per fare un esempio che chiarisca la suddivisione in oggetto si possono citare i concorsi per le varie forze di polizia che sono indette direttamente dal ministero degli interni.

Enti pubblici statali

I bandi pubblicati in gazzetta ufficiale che riportano questa dicitura sono quelli relativi ai vari enti che fanno parte della pubblica amministrazione. Per citare alcuni esempi possiamo riferirci al CNR, cioè il consiglio Nazionale delle Ricerche, che sviluppa molte delle statistiche relative alla vita nel nostro paese.

Università ed istituti d’istruzione

Qui si regolano le assunzioni del comparto scuola ed educazione. Molto spesso i bandi relativi a questo ambito sono rivolti alla ricerca di docenti universitari o ricercatori, ma anche per il personale amministrativo operante nella scuola.

Enti locali

I concorsi in questa specifica sezione interessano tutti gli enti territoriali. Quindi si parla di comuni e regioni. Le figure per cui si applicano i bandi più di frequente sono quelle di agente di polizia municipale o insegnanti di asilo e scuola dell’infanzia, ma non mancano i bandi per la ricerca di personale amministrativo, tecnico e di tutti quei servizi socio culturali forniti dai comuni d’Italia.

Istituzioni sanitarie e aziende sanitarie locali

Questa parte indica le assunzioni nelle Asl e aziende ospedaliere locali con particolare attenzione alla ricerca di infermieri e operatori socio sanitari (OSS) ma anche delle figure dirigenziali in ambito di sanità locale, come collaboratori amministrativi e dirigenti medici di varia natura.

Altri Enti

Quando in gazzetta ufficiale ci si imbatte nella dicitura altri enti, in fase di ricerca di bandi di concorso, significa che la selezione è stata appaltata da una delle amministrazioni dello stato ad un’azienda esterna. Recentemente questo è stato il caso della ricerca dei navigator, cioè quelle figure di supporto ai percettori di reddito di cittadinanza per la ricerca attiva di una nuova occupazione.

Il bando di concorso

Ora passiamo ad analizzare il documento che esplicita tutte le caratteristiche richieste ad un candidato per accedere ad uno dei concorsi indetti dalla pubblica amministrazione. Il bando serve proprio a questo, ed al suo interno si trovano tutte le informazioni da sapere per finalizzare l’eventuale iscrizione. Nello specifico il bando di concorso riporta con estrema precisione come dovrà svilupparsi l’intera procedura concorsuale e stabilisce quindi:

  • Le modalità e i termini di presentazione delle domande di partecipazione
  • Le figure richieste
  • I requisiti indispensabili per la partecipazione (come limiti d’età)
  • Le modalità di svolgimento delle prove previste
  • I criteri di valutazione utilizzati in fase di classificazione dei candidati
  • Gli eventuali titoli che possono assicurare un punteggio aggiuntivo
  • Le modalità di assunzione dei vincitori dei concorsi

Come possiamo notare il documento di bando è estremamente preciso e non lascia spazio a nessun dubbio. Pertanto leggerlo con attenzione prima di effettuare l’iscrizione è assolutamente obbligatorio per non correre il rischio di vedere respinta la propria iscrizione. Infatti una mancata osservazione delle modalità d’iscrizione, oppure la mancanza di alcuni requisiti fondamentali sono motivi sufficienti a decretare l’esclusione dalle liste di partecipazione alle selezioni.

Consigli per prepararsi ad un concorso pubblico

appunti concorsi pubblici

Oltre all’ovvio consiglio di leggere con attenzione il bando per i motivi appena descritti ci possono essere altri piccoli trucchi per aumentare le proprie possibilità di superamento del concorso pubblico.

Sono consigli di buon senso, ma che possono fare la differenza in contesti di così grande competitività.

Scegli i testi giusti per la preparazione

Basta fare una rapida ricerca, e soprattutto per i concorsi più richiesti e frequenti, si trovano le indicazioni dei testi migliori per svolgere la preparazione reperibili facilmente anche online. Ad esempio:

Questi sono solo tre esempi ma sono applicabili a tutte le figure professionali richieste.

Attenzione che i libri non sono tutto

Oltre alla preparazione specifica in tutti i concorsi sono inserite domande di cultura generale. Pertanto manteniamo sempre uno sguardo attento sull’attualità perché potrebbe proprio essere una domanda di quelle a metterci in difficoltà

Organizza lo studio

Le maratone di recupero di ore di studio sono cose buone per il periodo universitario. Il livello di serietà ed impegno richiesto in un concorso pubblico obbligano ad avere una precisa organizzazione dello studio, che deve partire con mesi di anticipo se vogliamo avere maggiori possibilità di raggiungere lo scopo.

Ripassa il tuo inglese

Magari non sarà specifico argomento della nostra candidatura o del concorso stesso, ma dare una spolverata al proprio inglese è una cosa che non può fare certamente male in previsione di un concorso pubblico. Soprattutto se la struttura della prova prevede anche una parte orale da superare dopo lo scritto.

Sii pulito sobrio e ordinato nell’aspetto

Consiglio rivolto in particolar modo a chi affronta un concorso per l’assunzione in una delle forze armate. È il caso di evitare look troppo vistosi, piercing e tatuaggi in bella vista. Quando si affronta la prova orale dopo la fatica fatta per passare lo scritto sarebbe un vero peccato vanificare gli sforzi per aver dato una cattiva impressione.

Esegui solo quello che ti viene richiesto

La valutazione nei concorsi pubblici deve avvenire in maniera piuttosto rigida, per salvaguardare il corretto svolgimento degli stessi. Concentriamoci quindi sul fare bene le cose richieste, ed evitiamo di avventurarci in cose non richieste, che oltre ad essere una nuova fonte di errori, potrebbero non essere nemmeno oggetto di valutazione.

Lavoro e università: come orientarsi

L’università è ritenuta una delle porte principali verso il mercato del lavoro. Una grande parte del futuro lavorativo di ognuno di noi viene indirizzo dalla scelta della propria carriera scolastica, e universitaria in particolare.
Ma quindi quali sono le connessioni tra lavoro e università, e come si comportano gli atenei italiani in questa specifica situazione.
Vediamo, attraverso una panoramica quali sono le dinamiche che intrecciano mercato del lavoro e offerta formativa universitaria.

Orientamento universitario


Come accennato in precedenza, la parte di orientamento è fondamentale per indirizzare la propria scelta formativa, che avrà in seguito risvolti decisivi sulla propria carriera lavorativa.
Prima di scoprire quali sono gli orientamenti più comuni, vediamo con attenzione i dati che li influenzano.

I dati delle università


Gli atenei italiani hanno vissuto lunghi anni di crisi per quello che riguarda le iscrizioni di nuovi studenti. Se fino al 2003 il trend era sempre stato positivo, da quella data si è assistito ad un calo costante che ha portato ad un record negativo nel 2013. Si stima che in questi 10 anni le università italiane abbiano perso mediamente il 20% delle nuove immatricolazioni. Dai 337mila iscritti si è passati ad un numero inferiore ai 270mila. L’inversione di tendenza è stata visibile a partire dal 2014, con un timido 1,9% di incremento delle nuove matricole.
Chiaramente ai fini della formazione e dell’orientamento lavorativo il dato più interessante è quello relativo alla scelta della facoltà. Questo ci restituisce un quadro generale delle carriere e competenze che potrebbero essere le più comuni in un futuro prossimo.
Secondo un recente studio dell’ufficio statistica del MIUR, questa è la classifica delle 10 facoltà più scelte dagli studenti italiani secondo il numero di iscritti attuali:

Economia

Prima la facoltà di economia che viene scelta dagli studenti italiani per tutto quello che ruota attorno ai temi economici che durante gli anni crisi hanno visto crescere la loro importanza, anche nel sentire comune della gente.

Ingegneria

Al secondo posto delle facoltà più scelte troviamo ingegneria, che deve la sua popolarità alla tendenza di scelta verso le facoltà più tecniche e scientifiche. Una tendenza in crescita ma anche come vedremo deve ancora trovare una spinta decisiva.

Giurisprudenza

Giurisprudenza si può considerare una facoltà sempre verde, che attira ogni anno un discreto numero di iscritti. Ovviamente la scelta è dettata anche dal fatto che mediamente una facoltà come questa garantisce una situazione salariale migliore nello sviluppo della carriera lavorativa.

Lettere

Tra le facoltà umanistiche lettere è quella che regge meglio. Nel contesto di un calo generalizzato delle facoltà non prettamente scientifiche, la resistenza di lettere è dovuta perlopiù alla grande varietà di ambiti a cui può associarsi una laurea di questo tipo.

Medicina

Il quinto posto di medicina sorprende un pochino, per una facoltà che godeva di grande popolarità negli anni passati. Sicuramente lo sbarramento del numero chiuso incide non poco sul calo. Gli effetti non hanno tardato a dimostrarsi evidenti, tant’è vero che in più di un caso è stato lanciato l’allarme relativo alla mancanza di personale.

Scienze matematiche fisiche e naturali

In totale tendenza con l’aumento della scelta di facoltà scientifiche, questo corso di laurea sta vedendo aumentare sempre più il proprio bacino di iscritti. Merito anche delle nuove frontiere del lavoro che grazie alla digitalizzazione sempre più diffusa hanno portato le scienze, matematiche soprattutto, ad avere sempre maggiore importanza ai fini del possibile sbocco lavorativo.

Scienze della formazione

Resiste l’apporto di scienze delle formazione, nonostante il mercato del lavoro nell’ambito dell’educazione non stia attraversando un momento florido. La sua importanza è destinata ad un fisiologico calo nei prossimi anni, anche a causa della curva demografica in costante discesa nel nostro paese.

Scienze politiche

Una facoltà che come lettere o giurisprudenza possiamo definire sempre verde, con un bacino di iscritti che, seppur in calo, mantiene un livello discreto.

Architettura

Anche questa facoltà mantiene sempre un buon livello di appeal nei confronti dei giovani studenti. L’applicazione diversificata di un laurea in architettura, non solo nel campo della costruzione ma anche nelle nuove frontiere della certificazione energetica e simili, ha contribuito a mantenere il livello di nuovi iscritti in linea di galleggiamento.

Farmacia

L’ultima della top ten delle facoltà più scelte dagli studenti italiani è un classico, che ha visto una discreta crescita commisurata al fisiologico calo della facoltà di medicina di cui diventa spesso la naturale alternativa.

Percorsi di orientamento

Per favorire e bilanciare il numero di iscritti, e anche per provare ad incontrare la domanda di lavoro che il mercato sottopone agli atenei, le università italiane svolgono percorsi di orientamento, concepiti principalmente per aiutare lo studente verso una scelta più consapevole.
Portiamo alcuni esempi per capire meglio quali offerte di orientamento vengono messe in pratica.


Ca’Foscari, l’università di Venezia, mette ad esempio in atto un processo di orientamento volto già agli studenti dell’ultimo e penultimo anno di scuola superiore, con un’iniziativa denominata scuola estiva di orientamento. A questo indirizzo si possono compilare i bandi per assicurarsi uno dei 50 posti a disposizione per un evento che si terrà dal 15 al 19 Luglio presso le aule dell’ateneo veneziano.


Quello di Ca’Foscari è solamente un esempio delle varie iniziative promosse dalle università italiane. Quasi tutti i maggiori atenei hanno da anni infatti messo in pratica una delle usanze più comuni nei college americani, con dei veri e propri open day a disposizione degli studenti interessati.
Oltre alla presentazione dell’università vengono effettuati test attitudinali per indirizzare la scelta dello studente verso una facoltà a lui congeniale.

Criticità nel rapporto tra università e lavoro

Sicuramente nel rapporto università lavoro una delle criticità più evidenti è la mancanza di posizioni ad alta qualifica che gli atenei italiani riescono ad esprimere.
Troppo spesso si sente dire che gli atenei italiani non riescono a soddisfare la domanda di posizioni qualificate, soprattutto per quello che riguarda le nuove frontiere digitali del lavoro. Posizioni come l’ingegnere informatico ad esempio, non trovano il giusto numero di laureati in base alla richiesta sempre crescente delle aziende.


Questo fattore appena descritto, è inoltre danneggiato ulteriormente da una percentuale di abbandono allarmante, dove, sembra un controsenso ma è così, il lavoro svolge un ruolo fondamentale.
Infatti non sono pochi gli studenti che frequentano l’università lavorando, dovendo giocoforza togliere tempo prezioso allo studio.


Questo con il tempo rischia di far desistere lo studente lavoratore che in molti casi abbandona la facoltà. Per ovviare a questo fenomeno, le università italiane ha provato ad abbozzare delle strategie che mettessero in sinergia gli atenei con le aziende interessate alle professionalità appena laureate. Un processo che deve ancora ottimizzare i propri risultati e che per il momento non riesce a dare la giusta risposta al problema dell’abbandono universitario.


Con lo stesso spirito di iniziativa sono però cresciuti al contempo dei piani che si prefiggono di favorire l’ingresso del neo laureato nel mondo del lavoro.

Ingresso nel mondo del lavoro

Per migliorare i dati di ingresso nel mondo del lavoro dei neo laureati l’università italiana, seppur nelle molte difficoltà economiche degli ultimi tempi, ha provato ad intavolare delle collaborazioni con le aziende. Questi programmi hanno proprio lo scopo di fare incontrare la domanda e l’offerta per quello che riguarda il mercato del lavoro. Questo è possibile con veri e propri progetti di inserimento programmato di studenti neo laureati nelle aziende.
Come detto qualche criticità rimane, soprattutto per le nuove occupazioni nel campo dell’informatica, anche a causa di una strategia che non parte a monte. Infatti manca soprattutto nella fondamentale parte di orientamento e proposta dei corsi di laurea più interessanti per il futuro del lavoro.

Programmi di inserimento università e lavoro

Qualche ateneo riesce comunque a lanciare qualche progetto interessante.
Uno dei casi di maggiore impatto nell’ultimo periodo è quello del politecnico di Milano che in collaborazione con Vodafone ha lanciato delle iniziative per favorire l’occupazione nel campo della nuova tecnologia del 5G, che svolgerà un ruolo fondamentale in un futuro molto prossimo.


Ma anche altre università hanno lanciato il loro progetto di job placement rivolto ai propri studenti. Come spesso accade le migliori iniziative, quelle con risultati e dinamiche maggiormente performanti, avvengono in piccole università, che riescono così ad esprimere delle eccellenze assolute.
Uno dei migliori programmi di placement lavorativo universitario è sviluppato ad esempio dalla università di Ferrara (UNIFE), che grazie al loro progetto denominato P.I.L. (Percorso di inserimento lavorativo), sta ottenendo buoni risultati. Il motivo è dovuto anche al fatto che ci troviamo di fronte ad un programma strutturato, che parte da una fase di scelta e formazione da parte del laureando, e di successivo inserimento in azienda, anche durante il periodo di studio.

Questo è solo uno degli esempi di best practice nel capo dell’inserimento al mondo del lavoro svolto dalle università. Anche le più grandi hanno comunque i loro progetto come ad esempio il “from Statale to Job” dell’università di Milano. Qui si organizzano dei veri e propri career day per far incontrare domanda e offerta.
Di sicuro c’è che iniziative come questa dovranno sempre di più crescere nel panorama italiano per migliorare l’interazione tra università e mondo del lavoro, per trovare la giusta collocazione ai laureandi italiani ed evitare il fenomeno della fuga di cervelli che abbiamo visto dilagare negli ultimi anni.

Lavoro e franchising: opportunità reale?

Il sogno di molti è quello di diventare imprenditori, e poter essere alla guida di un’attività produttiva di successo. Già da molto tempo il modello del franchising ha reso possibile questo scenario per molte persone, che hanno trovato in questo sistema lavorativo uno sbocco interessante in grado di fornire una nuova prospettiva a tutti quelli che si trovano nella condizione di cercare lavoro, o magari decidono di cambiare occupazione.

Ma quali sono le reali opportunità per chi decide di aprire un’attività in franchising, e soprattutto come viene regolamenta questo modello in Italia? Vediamo assieme in questa scheda dettagliata che passa in rassegna molti degli aspetti legati al mondo del franchising.

Come funziona il franchising

opportunità franchising

Partiamo con il definire precisamente cosa s’intende per attività in franchising. Si tratta letteralmente di un contratto di collaborazione tra imprenditori per la produzione o distribuzione di prodotti oppure servizi. Questo modello di business è particolarmente indicato per tutte quelle persone desiderano avviare una propria attività ma senza partire completamente da zero. Infatti quando ci riferiamo al franchising intendiamo proprio un processo di affiliazione, che porta la nuova attività nascente a legarsi in maniera esclusiva ad un marchio o un brand già forte e riconosciuto sul mercato.

Questa forma di collaborazione porta numerosi vantaggi ad ambo le parti nella fase iniziale della collaborazione, perché permette all’impresa nascente di poter già contare su un bacino di clientela formato.

Al contrario per la società che cede in uso il marchio si ha la possibilità di aggirare alcune norme relative alla concorrenza, potendo dislocare molti punti vendita sul territorio e rafforzando di conseguenza la propria immagine.

Il franchising ha origine oramai quasi 100 anni fa, e nasce negli Stati Uniti, soprattutto legato all’ambito della ristorazione. Il suo boom infatti si registra negli anni 50’, con l’esplosione commerciale delle catene di fast food in tutto il paese. Molti dei Mc Donald’s o Burger King che vediamo sono infatti imprese costituite in franchising. In Italia la diffusione avviene principalmente a cavallo tra gli anni 70’ e 80’, coinvolgendo principalmente le imprese della grande distribuzione.

Queste hanno consentito ai piccoli commercianti territoriali di apporre il proprio marchio sulle loro attività, potendo così coprire in maniera più capillare il territorio.

Il processo di affiliazione in franchising

Ora che il meccanismo è chiaro passiamo a vedere come avviene l’affiliazione di una nuova società ad un’azienda principale.

Anzitutto bisogna specificare che molte grandi aziende hanno dei piani appositi per attirare l’interesse di nuovi imprenditori al fine di ampliare la loro rete vendita e riuscire a coprire il territorio in maniera più capillare.

Se siamo interessati alla possibilità di affiliazione bisogna manifestare il proprio interesse direttamente all’azienda principale, ed inseguito verranno affrontati i passi che elenchiamo per completare il processo di affiliazione:

Interesse e conoscenza

Come detto il primo passo è quello di cercare un’attività che possa essere di nostro interesse, magari in un ambito che conosciamo già abbastanza bene. Se fossimo, ad esempio, in possesso di esperienza nel campo del commercio dell’elettronica potremmo valutare la possibilità di accedere a programmi di affiliazione sul modello di quelli proposti dai marchi Expert ed Euronics. Ma questo concetto è applicabile ad innumerevoli campi. Ogni grande marchio che propone i programmi di franchising, ha le proprie pagine web con tutte le informazioni del caso per farsi un’idea preliminare sull’opportunità lavorativa.

Primo colloquio

Se siamo interessati al franchising di una determinata azienda, dopo aver raccolto le informazioni utili, sarà probabilmente fissato un primo colloquio conoscitivo, dove potremmo fugare i dubbi e le perplessità sul processo di affiliazione, e dove anche la società principale potrà valutare la validità della persona che si propone per l’apertura del nuovo punto vendita.

Valutazione della potenzialità dell’affiliato

Come detto la società che cede il marchio compie una valutazione sulle potenzialità dell’affiliato, per evitare di aprire negozi, oppure agenzie, prive di prospettiva di crescita. Queste potenzialità si misurano sulla base di alcuni parametri come la valutazione della candidatura a livello di esperienza e solidità economica, ma anche altri fattori come la zona interessata all’apertura sono importanti in questa fase.

Scelta dei locali e allestimento

Qualora la fase preliminare e di valutazione incontri la reciproca soddisfazione di entrambe le parti, si potrà iniziare la fase di startup vera e propria della nuova attività .

La società principale supporterà il franchisee (cioè l’imprenditore che apre il nuovo punto vendita) nella ricerca del locale più adatto e nella progettazione e realizzazione finale del negozio o dell’agenzia.

Molto importante è sottolineare come le grandi aziende richiedano un investimento economico iniziale al franchisee per dividere proprio queste spese di allestimento dei punti vendita, che essendo marchiati da un’azienda forte sul mercato, devono rispettare gli standard visivi, ed essere brandizzati entro la data di apertura.

Formazione

Quasi tutte le aziende che concedono lo sfruttamento del proprio marchio in franchising attuano una formazione importante e costante nei confronti degli imprenditori che decidono di affidarsi a loro. Infatti non è da sottovalutare che nonostante si parli di aziende diverse, chi apre un negozio in franchising è portare dell’immagine e del marchio di una specifica azienda, che ha quindi tutto l’interesse a mantenere degli standard di alto profilo sul lavoro legato al proprio marchio.

Normativa riguardo al franchising

contratto di franchising

Quando si applica un modello di questo tipo tra due soggetti imprenditoriali economicamente indipendenti tra di loro, vi è la naturale necessità di normare il tutto nella maniera più precisa possibile, per evitare spiacevoli polemiche e code giudiziarie.

Il contratto di franchising in Italia è normato dalla legge 129/04 che definisce con estrema precisione quali sono i termini entro cui può considerarsi valido un contratto di questo tipo.

Nello specifico la legge in questione si occupa di dare definizione a quattro aspetti fondamentali per l’applicazione di questo modello di business che sono:

  • Il know how: quindi il patrimonio di conoscenze pratiche che l’affiliante trasmette all’affiliato
  • Il diritto d’ingresso: quindi la quota iniziale che l’affiliato versa alla società principale
  • Le royalty: quindi la percentuale annua del volume d’affari sviluppata dall’affiliato che va riconosciuta all’affiliante
  • Diritti di proprietà: cioè il concetto secondo cui i beni dell’affiliante, siano essi prodotti direttamente o sotto sua indicazione, rimangono di proprietà dell’affiliante stesso

Inoltre la normativa impone la presenza di un contratto scritto tra le parti dove vengano esplicitamente segnalate tutte le spese per investimento iniziale, quelle delle royalty annuali (sia in forma percentuale che fissa a seconda degli accordi tra le parti) e tutte le condizioni di rinnovo, oppure le fattispecie che possono portare alla risoluzione immediata del contratto con le relative penali da ambo le parti.

Questa legge emanata nel 2004 ha portato nuova chiarezza nei confronti di questo sistema di business interessante, ed un ulteriore spinta alla crescita del franchising in Italia è avvenuto sull’onda della Legge Bersani sulle liberalizzazioni che ha semplificato notevolmente l’iter burocratico a carico dell’imprenditore che desidera aprire un’attività in franchising.

Franchising: pro e contro

Il modello di business è chiaro, e ben regolamentato anche in Italia.

Nel corso del tempo ha dimostrato di saper funzionare egregiamente, dando vita a collaborazioni fruttuose e storie di successo. Ma come tutte le opportunità inerenti al mondo del lavoro esistono i lati positivi e negativi di una stessa medaglia, e anche il franchising non si sottrae a questa regola. Proviamo quindi a tracciare una serie di motivi per dare una valutazione complessiva di questo sistema di lavoro così conosciuto.

Pro

I vantaggi derivanti da un’attività in franchising sono facilmente comprensibili. Si tratta di un’attività imprenditoriale dove si possono abbattere i rischi di insuccesso, grazie allo sfruttamento di un marchio già conosciuto in un determinato ambito. Pertanto, soprattutto la fase di crescita iniziale dell’opportunità lavorativa sarà notevolmente accelerata, e si potrà iniziare da subito a sviluppare dei fatturati interessanti.

Oltre a questo, un vantaggio innegabile è rappresentato dall’avere alle proprie spalle un gruppo con una struttura consolidata che garantisce assistenza qualsiasi momento. Un aspetto fondamentale che consente di conoscere in anticipo le possibili criticità del lavoro di un determinato ambito.

Contro

Esiste ovviamente anche il rovescio della medaglia. Anzitutto è rappresentato dall’investimento iniziale, che nei casi di aziende con brand molto conosciuti può essere anche abbastanza corposo. Stesso discorso si può fare per le royalty annuali, che riducono il margine di profitto dell’imprenditore che apre l’attività.

Un altro aspetto negativo, che molto spesso mette ai ferri corti l’affiliato con la sua casa madre, è quello strategico. Infatti l’imprenditore che apre un’attività in franchising vede ridursi notevolmente il perimetro della propria indipendenza sulle scelte strategiche per lo sviluppo dell’attività. Per ogni decisione riguardante il proprio punto vendita, l’affiliato dovrà sempre attendere l’approvazione dell’affiliante, compreso il caso in cui decida di vendere completamente l’attività.

Tirando le somme l’attività di franchising può essere una valida alternativa se si vuole affrontare un’attività in proprio senza accollarsi eccessivi rischi. Bisogna però valutare attentamente tutte le possibili implicazioni, sia quelle di natura economica che quelle relative alla propria indipendenza lavorativa. Il consiglio infine è quello di decidere con attenzione a quale marchio si decide di legare a doppio filo il proprio successo imprenditoriale.

Full Stack Product Engineer con possibilità di lavoro remoto

Buffer ricerca un Full Stack Product Engineer con possibilità di lavoro remoto

Buffer è una startup tecnologica che è stata avviata nel 2010 per offrire un modo semplice di pianificare i post su Twitter. Oggi è lo strumento utilizzato da più di 80.000 clienti per gestire facilmente la propria presenza sui social media.

Buffer fornisce strumenti per aiutare privati, aziende ed editori a creare un pubblico online e coinvolgere i follower nel modo più efficace possibile.

Attualmente Buffer è alla ricerca di un Full Stack Product Engineer con possibilità di lavoro remoto.

Buffer è un team completamente remoto, diffuso in tutto il pianeta. Abbiamo collaboratori e dipendenti in 15 paesi, 11 fusi orari e 42 città. Come membro del nostro team, sarai invitato a lavorare ovunque tu sia più felice e più produttivo.

Descrizione del lavoro per la posizione ricercata

La ricerca è orientata verso la crescita del team di ingegneri per il servizio Web. La persona ricercata lavorerà sul prodotto principale dell’azienda, Buffer Publish, e sul nuovo prodotto a crescita rapida, Buffer Analyze.

Sei un ingegnere orientato all’utente? Unisciti Buffer e porta il team di Buffer ad un livello successivo!

Buffer è un datore di lavoro che offre a tutti i suoi dipendenti nel mondo pari opportunità.

L’ambiente lavorativo di Buffer è diversificato e inclusivo, l’azienda è attivamente impegnata alla costruzione di una cultura in cui le diverse tipologie di dipendenti siano veramente ben accolti e possano prosperare.

La figura scelta collaborerà strettamente con la creazione del prodotto, il team di design e il team del marketing nel creare le specifiche, implementare e testare le nuove funzionalità dei nuovi servizi di Buffer.

L’azienda valuta e premia la discussione, la collaborazione rispettosa e l’empatia nella ricerca di nuove soluzioni.

Ruolo del candidato

Sviluppo delle nuove funzionalità del prodotto, gestione e creazione scalabile delle infrastrutture aziendali, creazione dei nuovi micro-servizi e manutenzione delle API.

Supporto all’azienda nella fase di migrazione da sistemi monolitici scritti in PHP, Backbone.js e React.js ad una architettura orientata ai micro-servizi tramite componenti in Node.js o Go e React (frontend).

La collaborazioni all’interno di Buffer è supportata utilizzando prodotti come GitHub, Zoom, Email, Discourse, Slack e Jira.

Man mano che ottieni il contesto, fornirai indicazioni tecniche e suggerimenti sul lavoro e gli approcci dei compagni di squadra, a seconda della tua esperienza e dei tuoi interessi.

Come dipendente di Buffer sarà richiesto di accettare e di rispettare i valori e il codice di condotta dell’azienda .

Abilità ed esperienze considerate utili per la posizione offerta

Esperienze di almeno tre anni (o più) nello sviluppo si software web

Esperienza come sviluppatore back-end o full-stack in qualsiasi linguaggio procedurale, aver lavorato su sistemi di back-end con un significativo traffico in produzione

Comprensione di come funzionano i sistemi distribuiti e l’utilizzo delle diverse API e origine dati

Interesse nella creazione di in un codice pulito e di facile manutenzione tramite un approccio equilibrato all’ingegnerizzazione del prodotto

Interesse nello scrivere e mantenere sistemi di test dove necessario e conoscenza dell’importanza di lavorare efficacemente con sistemi legacy

L’esperienza di lavoro in PHP, Node.js o Go viene considerata un vantaggio

L’esperienza nella creazione di micro-servizi con Kubernetes viene considerata un vantaggio

L’esperienza con un qualsiasi framework JavaScript (o l’interesse ad esplorare uno stack di sviluppo completo) viene considerata utile ma non necessaria.

Non sei sicuro che le tue esperienze e caratteristiche soddisfino tutti i requisiti richiesti? Contattaci comunque, ci piacerebbe avere tue notizie e capire come poter lavorare insieme.

Le cinque domande più strane fatte nei colloqui di lavoro

Come si prepara un panino con burro di arachidi e gelatina? Cosa faresti se trovassi un pinguino nel congelatore? Quanti metri quadrati di pizza vengono consumati ogni anno nel mondo?

Le domande sembrano assurde, ma sono state tutte chieste in interviste reali e professionali. Non sembra, ma queste strane domande potrebbero anche essere state le più decisive per l’intero processo di selezione.

Questo perché i datori di lavoro ad oggi sanno che i candidati possono aver elencato nel loro curriculum diverse abilità come il pensiero critico, la creatività e la capacità di lavorare sotto pressione, ma nella realtà il modo migliore per testare queste abilità è spesso attraverso domande apparentemente assurde e inaspettate.

Inoltre, in un’epoca in cui i candidati possono ricercare, anticipare e preparare le probabili domande per un’intervista, le domande inaspettate e incomprese spesso sono le più interessanti da analizzare e rivelatrici.

Secondo Michael Pearce, reclutatore di Addison Group,”Questo tipo di domande, che sembrano strane per un colloquio di lavoro, consentono di immergersi completamente nel modo di ragionare e nel pensiero di un candidato, oltre a valutare la loro personalità”.

Qual è il tuo gioco da tavolo preferito?

Pearce afferma che quando valuta i candidati chiede solitamente di nominare il gioco da tavolo che preferiscono, spiegando che la loro risposta spesso rivela moltissimo sulla loro personalità e forza professionale rispetto quello che viene scritto nel curriculum. “Ad esempio, se un candidato sceglie Risiko, mi viene evidenziato che sono metodici e strategici inserendosi lavorativamente meglio in un ruolo che richiede quell’insieme di caratteristiche”.

Come si prepara un panino con burro di arachidi e gelatina?

Quando i reclutatori fanno domande a risposta aperta, Pearce dice, che spesso non c’è una risposta sbagliata. Ad esempio, Pearce dice che un cliente ha chiesto di domandare a ciascun candidato come preparare un panino con burro di arachidi e gelatina, questo perché “cercavano in modo specifico che le persone fossero il più descrittive possibile”, afferma, aggiungendo che il ruolo richiedeva forti capacità di comunicazione.
Pearce spiega che l’azienda “cercava di vedere se il candidato includeva un processo passo-passo e che fosse in grado di spiegare la preparazione del panino a chi non ha mai sentito parlare di un panino al burro di arachidi e gelatina”.

Qual è il tuo cibo preferito per la colazione e perché?

Anche Scott Dobroski, direttore senior per la comunicazione aziendale di Glassdoor, fa una distinzione tra due diverse categorie di domande che possono sembrare stravaganti.

Dobroski, spiega che le domande a risposta aperta sono spesso intese a testare la creatività e il pensiero critico, mentre altre domande di tipo quantitativo sono create per controllare come il candidato sotto pressione riesce a risolvere i problemi.

In entrambi i casi, tuttavia, Dobroski afferma che i responsabili delle assunzioni sono spesso più interessati al processo di pensiero dietro la risposta che alla risposta stessa.

Chiedere quale è il tuo cibo preferito per la colazione e perché consente di capire come da una cosa che sembra bizzarro si riesce a metterlo in relazione con il posto di lavoro e chi sei come dipendente e quale valore aggiunti hai rispetto ai candidati concorrenti. In aggiunta, le domande aperte consentono di capire la personalità del candidato e comprendere come si possa adattare alla cultura aziendale.

Quante matite puoi inserire in questa stanza?

Allo stesso modo, le domande quantitative intendono evocare una spiegazione dettagliata, ma tentano di rivelare come il candidato affronta le sfide sotto pressione piuttosto che qualcosa sulla loro personalità.

Dobroski dice “quello che si cerca non è una risposta di poche parole, ma di capire come ad alta voce il candidato raggiunge una soluzione, questo perché è quello ogni giorno facciamo mentre stiamo lavorando”. “Ci troviamo di fronte a sfide pianificate e non pianificate, e la soluzione dei problemi è una risorsa in ogni lavoro”. Le domande quantitative consentono ai selezionatori di capire anche quali domande e quanto tempo il candidato utilizza prima di arrivare ad una soluzione. Alcune domande che un candidato può fare per trovare la migliore soluzione sono domande come “Sono matite di dimensioni standard?”, “Qual è lo spessore della matita?” oppure “Posso usare qualcosa per tagliare le matite?”.

Quale colore vorresti essere in una scatola di matite colorate? Perche?

Alison Doyle spiega che non è possibile anticipare questo tipo di domande, questo perché la migliore strategia è ascoltare e capire la domanda e poi rispondere. Inoltre, a questo tipo di domande bisogna semplicemente far capire all’intervistatore che si riesce a gestire lo stress, che si rimane composti e che si ha la capacità di argomentare la risposta con cognizione di causa e che non esiste una risposta corretta.

E ricordatevi che le risposte possono essere assurde come le domande stesse, la cosa importante è che dietro alla risposta sia dimostrato il pensiero logico della risposta stessa.

Guida alla lettera di presentazione

Nella ricerca di lavoro, una parte fondamentale è racchiusa nei particolari, e nelle operazioni preliminari che si devono fare per presentarsi al meglio alle aziende.

La stesura del curriculum vitae è senza ombra di dubbio uno dei momenti più importanti per la cura della nostra proposizione alle aziende.

Molti però sottovalutano la parte inerente alla creazione di una lettera di presentazione efficace, che possa essere di supporto al cv inviato alle varie aziende.

Questa è principalmente un’usanza e una consuetudine in paesi di lingua inglese ed anglosassoni in genere, ma con la globalizzazione del mercato del lavoro, anche qui in Italia sta diventando una pratica sempre più apprezzata dai selezionatori di personale.

Vediamo allora, per chi non ne ha mai scritta una, e vuole migliorare il proprio appeal verso i potenziali datori di lavoro, quali sono i segreti per scrivere una lettera di presentazione utile ed efficace.

Cos’è una lettera di presentazione

Prima di tutto vediamo di definire precisamente cos’è una lettera di presentazione, passo iniziale e fondamentale per capire poi come scriverne una di ottima fattura.

Bisogna pensare alla lettera di presentazione come al nostro biglietto da visita nei confronti dell’azienda con cui vogliamo collaborare, e alla copertina del nostro curriculum da sottoporre a chi deve leggerlo.

Inoltre la lettera di presentazione ha un’ulteriore importante compito che deve soddisfare: si tratta della spiegazione stringata e discorsiva del nostro CV, avendo la possibilità di dare un taglio meno freddo e nozionistico alle nostre competenze, che nel curriculum vengono forzatamente incluse in schemi rigidi.

Quindi una presentazione da allegare al nostro CV non è altro che un testo con caratteristiche precise, che deve dare una migliore comprensione di quello che può essere l’apporto che potenzialmente potremmo dare all’azienda con cui ci interfacciamo.

Cv e lettera di presentazione per richiesta lavoro

Perché è importante una lettera di presentazione

Come detto il compito primario è quello di chiarire meglio al selezionatore o recruiter di turno la persona che si appresta a valutare. Ma probabilmente la funzione primaria è quella di differenziare la nostra candidatura dalle altre.

Come accennato in precedenza, in Italia anche la sola presentazione di una lettera con queste caratteristiche, darà un vantaggio sostanziale rispetto a chi presenta semplicemente il proprio CV.

Bisogna poi valutare attentamente una questione spesso ignorata: la lettura di un curriculum da parte di un selezionatore o di un responsabile risorse umane di un’azienda, ha lo stesso effetto che potrebbe avere su di noi una delle classiche pubblicità spam che ci passano davanti agli occhi tutti i giorni. Quindi allegare al nostro CV una lettera di presentazione ben fatta è la carta vincente per superare la prima barriera di disinteresse da parte di chi dovrebbe leggere la nostra candidatura.

Come si scrive una lettera di presentazione

Ora che abbiamo definito con precisione cosa sia una lettera di presentazione e quali siano le sue principali finalità possiamo andare a vedere nel dettaglio come costruirne una di efficace.

Vedremo nello specifico come renderla interessante, quali sono gli errori da evitare assolutamente e come strutturare una di queste presentazioni per renderle leggibili e ordinate.

Essere incisivi e distinguersi dalla massa di proposte che giornalmente vengono fatte pervenire al tavolo dei recruiter è fondamentale per avere maggiori possibilità di essere scelti. Quindi avere a disposizione alcuni consigli utili per fare una buona impressione con la propria lettera di presentazione, è un punto di grande vantaggio nell’impostazione della nostra ricerca di lavoro.

Catturare l’attenzione con una lettera di presentazione.

  • Sottolinea le motivazioni

La prima cosa fondamentale è esplicitare i motivi che spingono alla stesura di questa lettera di presentazione. Ed assieme a questi sarebbe perfetto anche specificare perché ci si candida per quella particolare offerta di lavoro. Il tutto con stile conciso e molto diretto.

  • Evidenzia i tuoi punti forti

Importante è anche la sottolineatura delle qualità e delle skills che si possono portare come valore aggiunto. Cerca di essere anche qui molto esaustivo ma breve, evitando esagerazioni o informazioni false. Questa parte è un’ottima opportunità per elencare in maniera discorsiva e creativa le proprie peculiarità, senza elencarle meccanicamente per punti.

  • Mantenere alta l’attenzione per tutta la lettera

Non ci stancheremo mai di ripeterlo, essere concisi è fondamentale. Soprattutto per mantenere alta l’attenzione di chi legge senza scoraggiarlo con testi lunghi e difficili. Cerca di strutturare il testo in non più di 12-14 righe. Andare troppo lunghi è assolutamente deleterio e potrebbe portare ad una lettura parziale della propria presentazione.

Errori da evitare nella cover letter

Ecco una lista di errori che possono letteralmente uccidere la tua lettera di presentazione, facendole prendere direttamente la strada del cestino.

  • Eccessivi formalismi generici

Aprire la propria lettera con formule banali e inflazionate come ad esempio “Spett.le ditta” o peggio ancora “Spett.le Azienda” denota due difetti gravi. Per prima cosa la mancanza di inventiva ed impegno. In secondo luogo se si hanno a disposizione il nome dell’incaricato alla selezione o quantomeno dell’azienda interessata, sarebbe di grande aiuto inserire queste informazioni. Questo aspetto, che sembra banale, in realtà è decisamente apprezzato perchè personalizza l’esperienza di lettura della propria presentazione conferendole una marcia in più.

  • Errori ortografici e grammaticali

Niente è peggio che trovarsi di fronte ad una lettera con evidenti errori ortografici e grammaticali. Questo restituisce immediatamente a chi legge un senso di trascuratezza che penalizza fortemente la candidatura oggetto della presentazione. Pertanto è assolutamente obbligatorio rileggere più volte quanto si è scritto, facendosi magari aiutare anche da qualcuno nella correzione finale.

  • Forme esagerate e pompose

Non bisogna nemmeno esagerare con l’auto compiacimento. Anche se si hanno alle spalle esperienze importanti, in posizioni apicali e di responsabilità, è comunque preferibile mantenere un profilo sobrio ed equilibrato, considerando sempre che si parte in posizione di subalternità rispetto a chi ci deve selezionare al momento della presentazione della lettera.

Struttura della presentazione

Visti alcuni consigli utili per la stesura del contenuto vediamo ora come organizzarlo in maniera ordinata per avere un risultato ottimale.

Una struttura definita serve proprio a rendere maggiormente leggibile il testo, rendendolo di facile comprensione. Ecco come strutturare la propria presentazione in maniera efficace, seguendo quattro semplici punti da tenere come riferimento:

  • Intestazione

In questa prima parte è di fondamentale importanza non dimenticare i propri dati, quindi nome e cognome e le informazioni di contatto. Poi chiaramente andrà inserita l’intestazione del destinatario evitando l’errore di eccessivo formalismo descritto precedentemente

  • Introduzione

In questa parte è utile specificare con precisione per quale posizione ci si candida e quali sono le proprie qualità rilevanti ai fini di quella stessa posizione.

  • Corpo

Nel corpo della lettera si sviluppa i motivi che spingono a candidarsi a quella specifica offerta e soprattutto per quella determinata azienda. Essendo la parte centrale è anche quella più importante della lettera, dove veicolare la determinazione e la motivazione che deve favorire la scelta.

  • Conclusione

Infine qualche riga che aiuta ad inquadrare meglio la propria candidatura attraverso la descrizione di punti di forza e soft skills importanti ai fini dell’ottenimento del lavoro.

lavoratore assunto lettera di presentazione

Personalizzare la lettera di presentazione

Come accennato in precedenza la personalizzazione della cover letter da allegare al proprio CV è sicuramente una mossa vincente, che porta benefici innegabili. Oltra alle raccomandazioni riguardo l’intestazione della lettera, ci sono altri modi per rendere ancora più personalizzata una presentazione.

Prima di tutto adottare un trucco che piace molto alle aziende cioè quello di richiamare apertamente gli estremi dell’offerta di lavoro pubblicata. Molto spesso i selezionatori si aspettano di leggere presentazioni di persone che non hanno letto con attenzione l’offerta di lavoro, e dimostrare che si è invece molto attenti a quanto scritto dall’azienda è senza dubbio un punto a favore.

Quindi se nell’annuncio viene richiesta una disponibilità di massima per effettuare delle trasferte, citare apertamente quelle fatte in passato nelle precedenti esperienze, sottolineandole come importanti nella formazione.

Ma questo è solo un esempio, e se ne potrebbero fare centinaia applicabili alle caratteristiche più comuni, come l’utilizzo di programmi specifici, o metodologie particolari. Insomma si tratta di utilizzare le informazioni che l’azienda lascia nella sua offerta a nostro vantaggio in fase di presentazione.

Se possibile un altro trucco per personalizzare la presentazione è quello di citare l’azienda nel corpo, specificando apertamente che si è fatta una piccola “indagine” sui prodotti o i servizi visitando il sito web. Nell’esempio sottostante, una formula che potrebbe essere di grande aiuto e d’impatto per un recruiter intento a leggere la nostra cover letter.

a seguito di interesse per la posizione offerta ho visionato e navigato il vostro sito web (www.xyz.com) e devo riconoscere che sono rimasto colpito dai vostri prodotti/servizi e dai risultati del vostro staff di cui spero poter presto far parte

Con l’adozione di questi semplici accorgimenti si potranno scrivere presentazioni mirate che ci faranno avere un vantaggio sostanziale rispetto chi utilizza degli schemi standard senza prestare troppa attenzione al contesto, e incentrando tutta la lettera solo ed esclusivamente sulla propria figura.

Guida per trovare lavoro a Londra

Nonostante tutta l’incertezza che aleggia sul Regno Unito attualmente, lavorare a Londra è ancora una delle esperienze più ambite e ricercate dai giovani di mezza Europa.

Questo è principalmente dovuto alla natura cosmopolita e tentacolare della capitale inglese, una delle metropoli più grandi al mondo, da sempre foriera di grandi opportunità.

Ma trasferirsi per lavorare a Londra non è una decisione che può essere affrontata a cuor leggero, e serve avere un quadro generale per orientarsi al meglio ed evitare brutte sorprese.

I consigli per chi vuole lavorare all’estero sono talvolta banali e di spiccato buon senso, ma Londra racchiude in sé alcune particolarità che la rendono unica.

Ecco quindi una guida dettagliata con tutto quello che bisogna sapere per vivere e lavorare a Londra.

Il costo della vita a Londra

La prima cosa che si deve sapere riguardo la capitale britannica è che il costo della vita è mediamente più alto rispetto a tutte le altre grandi città europee. Per avere un confronto con l’Italia, si stima che vivere a Londra costi mediamente il 51% in più rispetto a Milano.

Tutta questa differenza è dovuta soprattutto alle spese di alloggio e trasporti, che sono sensibilmente più alte e costringono chi decide di intraprendere l’avventura lavorativa estera a valutare con attenzione già in fase di partenza le proprie finanze. Non si può pensare di espatriare a Londra senza un gruzzoletto di risparmi a fare da cuscinetto, perché probabilmente tra l’arrivo e la ricerca di un lavoro potrebbero passare settimane.

Comunque attualmente ci sono tutti gli strumenti per organizzare ancor prima della partenza un piano dettagliato che ci aiuti a sbarcare a Londra con delle sicurezze già acquisite.

Per la ricerca dell’alloggio ci si può appoggiare ad esempio al sito Gumtree, che scandaglia il mercato immobiliare alla ricerca delle offerte migliori presenti sul mercato. In questa piattaforma potremo trovare le quotazioni medie per gli affitti divisi per zona, una variabile decisiva per la composizione del prezzo. Ovviamente maggiore è la distanza dal centro città e minori saranno i prezzi di affitto, ma attenzione, contestualmente quelli di trasporto saliranno altrettanto velocemente. Ecco nel dettaglio un riepilogo indicativo, stilato con prezzi medi ricavati dalle informazioni presenti su Gumtree:

  • Zone di Londra 1 e 2: affitto stanza condivisa £500, affitto stanza singola, £650, trasporti £134.8
  • Zona di Londra 3: affitto stanza condivisa £330, affitto stanza singola, £400, trasporti £158.3
  • Zona di Londra 4: affitto stanza condivisa £290, affitto stanza singola, £350, trasporti £194
  • Zona di Londra 5: affitto stanza condivisa £275, affitto stanza singola, £320, trasporti £230.4
  • Zona di Londra 6: affitto stanza condivisa £250, affitto stanza singola, £300, trasporti £246.6

L’unico aspetto dove Londra si dimostra meno cara dell’Italia è quello relativo al cibo, con molte catene di ristorazione che seguono il modello fast food che offrono pranzi e cene a prezzi mediamente più vantaggiosi.

Ma come abbiamo visto la vita è decisamente cara e pertanto il consiglio è quello di partire già con almeno 3000 sterline di fondo (circa 3500€) per essere tranquilli nelle prime settimane.

Consigli per trovare lavoro a Londra

Ora che abbiamo visto le difficoltà e le possibilità nella ricerca di alloggio è il caso di concentrarsi sulla questione centrale: quella della ricerca di lavoro. Anche qui il consiglio base è quello di prepararsi adeguatamente prima, potendo contare su numerose possibilità di consultazione di offerte on line. E ovviamente è di fondamentale importanza anche il modo in cui ci si propone per la ricerca di lavoro.

Impostare un Cv anglosassone

Per la presentazione di curriculum vitae è utile sapere che vi sono delle consuetudini diverse nei paesi anglosassoni. Pertanto non è consigliato limitarsi a tradurre il proprio Cv senza apportare modifiche, anche piccole, alla struttura di base. Vediamo nel dettaglio alcuni consigli per adattare il proprio Curriculum:

  • Evita il formato europeo: I datori di lavoro britannici non amano particolarmente questo schema di curriculum. Cerca di impostare diversamente la struttura dividendo in sezioni le esperienze e gli obiettivi lavorativi
  • Lunghezza del Cv e dati personali: Non presentare un Cv che superi le 2 pagine. E per quello che riguarda i dati personali basteranno nome cognome indirizzo fisico e informazioni di contatto come mail e numero di telefono. Data di nascita e nazionalità non vengono mai prese in considerazione per evitare discriminazioni.
  • Inserisci Summary e Objective: Due semplici paragrafi, di massimo 4 righe dove inserire un riassunto stringato della propria carriera lavorativa e degli obiettivi futuri da raggiungere.
  • Soft skills e lingue: Ultima importante sezione. Qui si dovranno elencare le lingue conosciute (molto importante come qualità essendo Londra una città cosmopolita) e le soft skills, quindi quelle caratteristiche inerenti al carattere del candidato, che sono molto importanti per i datori di lavoro anglosassoni.

Cercare lavoro a Londra

Ora che il curriculum è sistemato potrai dedicarti alla ricerca attiva di lavoro. Ci sono due strade possibili per attivarsi alla ricerca di un’occupazione a Londra. La prima prevede di portare materialmente i Cv presso i posti di lavoro desiderati. Strategia molto classica e seguita soprattutto da chi cerca un’occupazione nel mondo della ristorazione. Come accennato in precedenza ci sono infatti molte catene che hanno continuamente necessità di personale. Ecco alcuni esempi (oltre ai classici Mc Donald e Burger King)

In alternativa a questo metodo potrai cercare lavoro tramite siti internet che offrono soluzioni specifiche per il lavoro estero ed in particolare a Londra. Nel campo della ristorazione e del turismo vi sono in particolare due piattaforme come Bar Zone e Caterer che filtrano appositamente le offerte per il mercato del regno Unito e non sarà complicato trovare una soluzione adatta. In alternativa ci si può sempre appoggiare a siti come Scambieuropei dove trovare molte offerte che esulano dall’ambito della ristorazione. Il supporto di queste piattaforme è davvero importante per chi cerca lavoro a Londra, soprattutto nella fase preliminare, ancora prima della partenza.

Lavorare a Londra senza sapere l’inglese

Una delle domande più classiche per chi vuole intraprendere l’avventura lavorativa a Londra è quella relativa alla lingua. Ovviamente sapere l’inglese è di enorme aiuto e se non abbiamo nemmeno una minima infarinatura linguistica il consiglio è quello di seguire un semplice corso prima di partire. Ma se il nostro livello è appena accettabile, e riusciamo a farci capire e soprattutto a comprendere l’inglese, sarà possibile trovare lavoro senza problemi. I datori di lavoro inglesi sono abituati a persone provenienti da molte parti del mondo, pertanto sanno perfettamente che la conoscenza della lingua non è sempre perfetta e si modulano di conseguenza.

Ovviamente non si può aspirare che ad un lavoro modesto, soprattutto nelle cucine e nella pulizia delle stanze d’albergo. Però sarà possibile per un periodo lavorare e prendere dimestichezza con la lingua allo stesso tempo.

Salario minimo a Londra

Uno degli aspetti che maggiormente spingono verso l’esperienza lavorativa londinese è quello dello stipendio medio che appare senza dubbio più interessante di quello disponibile in Italia.

In Inghilterra annualmente cambia il livello di retribuzione minima riconosciuta e varia a seconda dell’età della persona assunta. Attualmente si attesta a 7,83£ per chi ha più di 25 anni (9,18 € al cambio) e 7,38£ per chi ha tra 21 e 24 anni (8,65€ al cambio).

veduta di londra

Cosa serve per lavorare a Londra

Nonostante la burocrazia non sia minimamente al livello di quella italiana, ci sono comunque delle incombenze e dei documenti da presentare per ottenere un lavoro a Londra.

Vediamo nel dettaglio di cosa dobbiamo occuparci, e cosa viene richiesto in fase di assunzione presso un datore di lavoro britannico.

Numero telefonico britannico

Per farci contattare avremmo bisogno di un numero legato ad un operatore inglese. Si possono spulciare in rete le offerte dei vari operatori tra quelli più comuni in U.K. che sono

Conto corrente britannico

Come per la telefonia sarà necessario avere un conto corrente bancario britannico. Anche qui ci sono molte offerte e la cosa interessante è che, a differenza dell’Italia, non ci saranno imposte di bollo da sostenere e la gestione del conto sarà totalmente gratuita. Per l’apertura del conto sarà necessario avere con sé il passaporto o la carta d’identità, mentre molte banche richiederanno anche un documento che attesti la residenza a Londra come ad esempio un’ultima bolletta o il contratto d’affitto. È consigliabile anche avere una cinquantina di sterline da versare all’atto dell’apertura del conto.

Ecco di seguito gli istituti bancari più utilizzati a Londra per l’apertura di un conto corrente:

N.I.N. National Insurance Number

Il documento fondamentale per vivere e lavorare a Londra è il N.I.N., che funziona come un codice fiscale. Per ottenerlo basterà prendere appuntamento presso un job center, calcolando che l’attesa sarà tendenzialmente di 2 o 3 settimane. In quel lasso di tempo il consiglio è quello di trovare casa e procedere all’apertura del conto corrente, che saranno cose richieste in fase di colloquio per l’ottenimento del N.I.N.

Questo numero identificativo sarà quello necessario al datore di lavoro per il pagamento dei contributi.

Brexit e lavoro: la situazione

Al momento la confusione regna sovrana anche nel governo inglese per quello che riguarda la brexit. La scadenza per l’attuazione dell’uscita inglese dall’unione europea era fissata per Marzo 2019, ma si è conclusa con un nulla di fatto e la fase di trattative è ancora in corso.

Per quello che concerne la situazione dei lavoratori stranieri in Inghilterra attualmente è ancora tutto fermo in attesa della definizione della procedura d’uscita da parte del governo britannico. Molto probabilmente però la situazione dei lavoratori provenienti dall’Unione Europea (quindi anche italiani) sarà equiparata a quella dei soggetti provenienti dai paesi extra U.E.

Pertanto sarà necessario dotarsi di permessi di soggiorno e di lavoro secondo quelle che saranno le regole di flussi migratori imposte dal governo britannico. L’impatto su Londra di questa situazione sarà però molto visibile nelle offerte di lavoro disponibili. Molte società importanti e multinazionali, hanno sedi sviluppate nella capitale inglese, ed in seguito alla brexit saranno costrette a spostare tali uffici in città appartenenti all’unione europea.

Quindi con tutta probabilità assisteremo ad una forte contrazione di offerte di lavoro sopratutto per le mansioni più qualificate. Attenzione quindi a programmare un futuro lavorativo a Londra sulla base di questa instabilità prevista.

Trovare lavoro dopo i 40 anni

Uno degli argomenti più caldi e discussi nel mondo del lavoro è quello di trovare un’occupazione in età più avanzata. Solitamente si parla di questo argomento dopo il superamento dei 40 anni, ma anche il trovare lavoro a 50 anni o magari di più è un cruccio del tutto simile, che interessa milioni di persone accumunate dalla spasmodica ricerca di un lavoro.

Questo fenomeno si è ulteriormente inasprito con l’abbattersi della crisi economica alla fine dello scorso decennio, che ha mandato in crisi migliaia di aziende costrette a restringere in maniera sensibile i propri organici. A farne le spese furono proprio i quarantenni e cinquantenni, che difficilmente potevano riciclarsi in altri ambiti, e crearono così una vera e propria emergenza sociale soprattutto in Italia.

Ma quindi, per chi perde, o magari vuole cambiare lavoro, in età non più giovanissima c’è speranza oppure è tutto perduto. Vediamo come si può analizzare la questione sotto altre prospettive, senza farsi prendere dall’ansia o dallo sconforto.

Dimenticare la vecchia idea di lavoro

Il primo passo per non farsi schiacciare dalla paura della ricerca di un lavoro in età avanzata è quello di modificare radicalmente l’idea che si ha del lavoro.

Difficile per chi ha vissuto tanti anni inserito in un mercato del lavoro che aveva le proprie radici in contesti socio economici totalmente differenti da quelli odierni.

Oggi come oggi chi vuole avere una seconda opportunità nel mondo del lavoro deve cambiare prospettiva e sintonizzarsi con metodologie e concetti più attuali nell’ambito occupazionale.

Anzitutto è necessario adattarsi ad una maggiore flessibilità. Questo concetto è molto importante e trasversale rispetto al mercato del lavoro.

Ovviamente si parla di contratti, che al giorno d’oggi sono molto diversi da quelli vigenti e di uso comune fino a 25/30 anni fa. Scordiamoci l’ingresso immediato a tempo determinato, per adattarci ad una realtà che prevede periodi di adattamento e di prova. O magari anche lunghi periodi di pellegrinaggio tra un’azienda e l’altra fino a trovare l’occasione giusta. L’importante è valutare che questo iter è assolutamente fisiologico nel moderno mercato del lavoro.

Altro aspetto fondamentale riguardo la flessibilità è quello relativo ai luoghi e ai tempi del lavoro. Il mutamento del mercato, costringe sempre di più a forme di lavoro itineranti, o magari da remoto presso la propria casa. Per chi è abituato a recarsi in ufficio, o in un qualsiasi luogo di lavoro vicino casa, questo potrebbe essere un trauma. Sarà quindi necessario adattarsi con estrema velocità a i nuovi ritmi e i nuovi doveri lavorativi, accettando anche di spostarsi da casa o di lavorare da remoto, con orari estremamente variabili.

Studiare il mercato e fare formazione e aggiornamento

lavoratore over 50 al computer

Proprio legato al cambio del paradigma nel mercato dell’occupazione, è necessario studiare le nuove frontiere del lavoro. Le domande principali da porsi sono relative alle figure più ricercate dal mercato e cosa vuole il mondo del lavoro odierno. Rispondendo a queste richieste si avrà già una base solida sulla quale pianificare le proprie mosse seguenti.

Questo porterà ad informarsi sulle nuove tendenze e spingerà a chiedersi cosa si può fare per assecondare queste inclinazioni. Ed ovviamente entra in campo l’aspetto della formazione.

Per chi è rimasto tanto tempo ancorato un singolo posto di lavoro diventa fondamentale aumentare le proprie competenze e aggiornare quelle esistenti per rendersi maggiormente appetibile sul mercato.

La formazione del resto al giorno d’oggi fornisce numerose opportunità. Per chi può ci si può sempre iscrivere a master o facoltà universitarie, ma chi volesse spendere di meno può sfruttare le grandi opportunità fornite dalla rete dove si possono trovare corsi d’aggiornamento o di riqualificazione adatti alle proprie esigenze. Piattaforme come Udemy o Life Learning, contengono un’ampia scelta di corsi per tutte le specificità e sono gestibili comodamente da casa e nei tempi più comodi per l’utente.

Questi permetteranno una formazione di buon livello per alcuni degli impieghi richiesti maggiormente dal mercato del lavoro, e possono essere utili da inserire nel proprio curriculum vitae, andando quindi ad ampliare le possibilità di ricerca di un’occupazione.

Allo stesso modo si possono sfruttare questi corsi per aggiornare competenze già presenti nel proprio bagaglio, ma che necessitano di una rinfrescata per essere più attuali e appetibili per le aziende.

Sfruttare l’età a proprio vantaggio

Essere nella condizione di trovare lavoro dopo i 40 anni si traduce molto spesso nel valutare come un fardello tutti gli anni accumulati nel mercato del lavoro. Ma uno dei segreti per riciclarsi al meglio è ribaltare la prospettiva e volgere a proprio vantaggio tutta l’esperienza fatta nel tempo precedente.

Prima di tutto non bisogna lasciarsi influenzare troppo dalla regola che un giovane, che ad un’azienda solitamente costa di meno, sia più allentate come potenziale candidato. Spesso le imprese valutano anche un impatto di costi e benefici durante l’intero ciclo di introduzione del nuovo collaboratore.

Inoltre rispetto ad un lavoratore giovane, uno di quelli che ha passato i 40 anni possiede alcuni vantaggi che spesso vengono sottovalutai proprio dai lavoratori più anziani

Credibilità

Una caratteristica che molte aziende cercano in un futuro collaboratore. L’esperienza accumulata rende maggiormente credibile le candidature di chi ha superato la quarantina, segnando un punto di vantaggio rispetto ai più giovani. Assimilabile a questo concetto c’è anche un fattore di affidabilità maggiore che un quarantenne ispira rispetto ad un prospetto più giovane. Si ha la tendenza da parte delle aziende, a fidarsi maggiormente di figure più mature e con situazioni di vita più stabili, soprattutto in relazione a lavori e progetti di ampio respiro temporale.

Referenze

Avere già lavorato, permette di possedere un bagaglio di conoscenze e risultati acquisiti. Queste possono essere utili per contare su delle referenze che sono un importante biglietto da visita quando si affronta una selezione per un nuovo posto di lavoro. Soprattutto in casi di forza maggiore, come nel caso della crisi economica, dove le responsabilità di chi perde il lavoro sono nulle, chiedere ai propri vecchi responsabili una referenza sulle proprie qualità professionali, è senza dubbio una delle carte fondamentali da giocarsi nella ricerca di una nuova occupazione.

Contatti

Come detto l’esperienza pluriennale porta a maturare numerosi contatti in ambito lavorativo. Fare rete con questi contatti è un’attività molto importante anche mentre si lavora, e la sua utilità si esprime al massimo nei periodi di ricerca di un’occupazione. Le vecchie conoscenze possono essere fondamentali per accedere a possibilità lavorative nuove, o semplicemente far girare la voce della disponibilità ad un nuovo impiego. Maggiori sono numericamente questi contatti e migliori saranno le possibilità di sfruttarli. Pertanto il tempo in questo caso gioca a vantaggio di candidati più maturi.

Risultati

Saper documentare e dimostrare i risultati ottenuti nel tempo è una delle cose che maggiormente interessano le aziende alla ricerca di nuovi collaboratori. Anche qui la maggiore esperienza è un fattore positivo, perché banalmente permette di accumulare un maggior numero di risultati di rilievo, da poter sfruttare come trampolino verso la ricerca di un nuovo lavoro.

Comprensione

La capacità di lettura delle situazioni aziendali, dei meccanismi interni ed esterni ad essa, è una qualità che si acquisisce con il tempo. Ecco quindi che questa migliore comprensione si ritrova maggiormente in candidati leggermente più avanti con l’età. Le aziende sono al corrente di questa cosa, e spesso prediligono candidati ultra quarantenni proprio per questo motivo. Rispetto ai giovani la maggiore esperienza nel districarsi in ambito lavorativo può aprire una corsia preferenziale verso un nuovo impiego.

over 50 al lavoro

Conoscere i vantaggi derivanti dalla propria condizione

Come anticipato precedentemente il gran numero di persone in età avanzata che si sono trovate senza lavoro a causa della crisi economica del 2008, ha creato un’emergenza anche a livello sociale. In Italia, per favorire il reinserimento di questi lavoratori sono state messe in pratica delle politiche attive del lavoro che agiscono su più aspetti.

Sgravi contributivi

Una delle prime misure messe in atto è quella dello sgravio contributivo a favore delle aziende che scelgono un lavoratore over 50 da inserire in organico. Questa modalità di bonus fiscale, arriva fino al 50% di abbattimento della contribuzione da versare per un lavoratore in età avanzata e questa caratteristica favorisce non poco la scelta di queste figure. Ovviamente la validità di questo bonus lavoro è ristretta ad un tempo prestabilito, sulla base del tipo di contratto somministrato al lavoratore.

Per un’assunzione agevolata over 50 con contratto a tempo indeterminato lo sgravio fiscale del 50% si applica per una durata di 18 mesi, mentre in caso di contratto a termine il tempo di validità del bonus è di 12 mesi.

Piani di formazione

Molte regioni e provincie, attraverso i loro centri per l’impiego hanno sostenuto sforzi per favorire la formazione e l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori in età avanzata, sul modello dei piani di formazione regionali a favore dei giovani.

Questo si esprime attraverso corsi di specializzazione e formazione totalmente gratuiti e svolti in collaborazione con aziende che in un secondo momento garantiscono anche dei mesi di stage (talvolta retribuito) per favorire l’inserimento del lavoratore in azienda. Questo tipo di politiche è inoltre favorito anche dalla collaborazione con agenzie del lavoro come Adecco o Umana.

Come avviene la selezione di candidati oggi

La selezione di candidati è un un’operazione sempre più delicata e difficile. Ma in epoca moderna il paradigma del mercato del lavoro è cambiato e non di poco soprattutto per tutti i lavori ad alta specializzazione. Se prima le aziende potevano sperare di vedere arrivare alle loro porte un gran numero di giovani con curriculum in mano, volenterosi di cominciare, adesso nei lavori di livello più alto il mercato è trainato dai candidati, che sfruttano le loro competenze e i loro talenti per vagliare le offerte migliori.

Un’inversione di tendenza che si è affacciata grazie alle nuove competenze digitali, e che sta sconfinando anche in campi più classici del mercato occupazionale, basti pensare alla continua ricerca di agenti di commercio e venditori altamente specializzati, in grado di garantire risultati più alti e continuativi.

Con questo ribaltamento trovare un lavoratore è diventato difficile quanto trovare un lavoro, e quindi anche per le aziende è arrivato il momento di mettere in atto strategie per il reclutamento più efficaci e schematizzate, in modo da poterle replicare nel tempo.

Vediamo quindi come si attuano queste strategie, sia per capire come si muovono le aziende nella selezione di candidati, che per trarne i giusti consigli su dove posizionare la nostra offerta in termini professionali per farci trovare dalle stesse.

colloquio in fase di selezione candidati

Marketing del reclutamento

Per combattere la scarsità di talenti, molte organizzazioni hanno reindirizzato i loro sforzi di marketing. Per le aziende è essenziale costruire un “marchio di datori di lavoro” che combini cultura aziendale, responsabilità sociale e la sua reputazione di datore di lavoro. Un marchio di datori di lavoro creativo e forte può aiutare l’ organizzazione a distinguersi dalla concorrenza, mentre esemplifica il motivo per cui un’azienda è appetibile per i nuovi potenziali candidati. In pratica le aziende fanno branding sulla loro cultura aziendale, in modo da attrarre le menti più brillanti.

Pensiamo ad esempio al lavoro fatto da Google in questo senso. Costruire un’immagine giovane e moderna ha permesso all’azienda statunitense di essere un posto appetito dai giovani che vogliono intraprendere una carriera professionale in grandi colossi. Questo avviene veicolando l’immagine di un posto creativo, mostrando uffici moderni e capaci di favorire la condivisione e con ampie aree relax. La costruzione di un’idea collettiva di posto piacevole dove lavorare, inserito in un ambiente giovane e smart ha fatto di Google un posto tra più ambiti, e che non ha difficoltà ad attrarre lavoratori qualificati e performanti.

Selezione di candidati proattiva

Iniziare il processo di reclutamento solo quando si apre una posizione non è più sufficiente. Adottando strategie di reclutamento proattive, le aziende possono creare un database di candidati competenti, pronti per essere contattati quando l’azienda necessita di nuove figure professionali. Questo processo avviene includendo sempre una richiesta di figure professionali sui profili dei social media e sul sito Web per incoraggiare le candidature durante tutto l’anno.

Quindi, per migliorare ed organizzare il processo di reclutamento, sarà importante costruire un database ordinato e catalogato minuziosamente, per avere sempre a portata di mano un profilo idoneo alla nostra ricerca. I sistemi di reclutamento proattivo sono un’arma potentissima in mano alle aziende che devono sempre avere presente come la ricerca di profili non debba fermarsi mai, nemmeno nei periodi ad organico pieno. Questo è fondamentale per avere sempre il meglio in circolazione riguardo figure specializzate, e permette inoltre una maggiore reattività quando si è invece chiamati ad inserire velocemente qualcuno nell’organico aziendale, per non rallentare e al contempo sviluppare ulteriormente il proprio business.

Talento passivo

Con un ristretto bacino di talenti e una forte concorrenza, oggi più che mai, i responsabili delle risorse umane devono adottare un approccio creativo alla ricerca dei candidati, includendo i professionisti della stessa area lavorativa d’interesse che potrebbero non essere attivamente alla ricerca di un nuovo ruolo.

Per ampliare la selezione di candidati, diventa fondamentale sfruttare siti come LinkedIn per connettersi con candidati passivi che non sono attualmente alla ricerca di un lavoro, ma che possono essere aperti a nuove opportunità.

Questo permetterà di scandagliare di continuo il mercato di riferimento alla ricerca di competenze nuove o migliori ai fini del miglioramento aziendale. Inoltre allargherà di molto il bacino della ricerca, non limitandosi alle figure che cercano attivamente un’occupazione, ma scovando i talenti già impiegati in altre aziende, e che possono essere un importante valore aggiunto per l’azienda. Chiaramente questo approccio potrebbe avere un costo maggiore, dovendo riferirsi ad un candidato già occupato, ma il beneficio potrebbe essere notevole in termini di produttività. E sapendo questo anche il lavoratore dovrà adeguarsi, aggiornando spesso il proprio profilo professionale per farsi trovare pronto alle eventuali richieste.

Reclutamento sociale

Molto legato al precedente tema del reclutamento passivo di figure professionali apparentemente già impiegate, c’è quindi quello dell’utilizzo dei nuovi media.

I datori di lavoro utilizzano sempre più piattaforme di social media per attirare candidati. Sia che facciate leva su siti come LinkedIn – progettati per facilitare il networking tra professionisti – o altre popolari piattaforme di social media come Facebook e Instagram, i social aiutano a coinvolgere potenziali candidati promuovendo al contempo il loro marchio di datore di lavoro e la cultura aziendale.

Grazie all’abile sfruttamento di questa risorsa si potranno dunque avere vantaggi molteplici: sia monitorare costantemente i profili interessanti, che veicolare contemporaneamente il proprio brand aziendale per renderlo appetibile ai potenziali nuovi collaboratori.

Questa tendenza è ormai consolidata soprattutto nelle aziende che svolgono servizi di reclutamento professionale, che utilizzano i social media proprio come metro di valutazione preliminare per un potenziale candidato. Questo deve essere tenuto in considerazione anche dal potenziale candidato che se vuole utilizzare i social come vettore e volano per la propria carriera dovrà imparare a gestirli con un taglio più professionale facendo attenzione a non commettere errori che minerebbero la propria credibilità.

selezione di candidati

Tecnologia per selezione dei candidati

Poiché la tecnologia continua a evolversi rapidamente, le aziende si affidano a questi progressi per facilitare gli schemi da seguire in fase di nuove assunzioni. Sempre più organizzazioni utilizzano tecnologie come Applicant Tracking Systems (ATS) per automatizzare la ricerca di talenti. Questa potrebbe essere la strada giusta per le organizzazioni che hanno bisogno di risparmiare tempo senza dover filtrare i candidati non qualificati e guadagnare tempo per migliorare i loro processi di inserimento aziendale e di formazione per ridurre il turnover tra i dipendenti.

Un sistema automatico prevede infatti una velocità d’esecuzione nella ricerca assolutamente incomparabile con i processi gestiti nella maniera classica. Inoltre grazie alla comparsa di algoritmi sempre più raffinati, anche l’accuratezza è diventata di alto livello, garantendo un risultato sempre all’altezza delle aspettative. Chiaramente questo sistema si sposa bene per una prima selezione iniziale, perché in grado di gestire informazioni rigide sulle competenze e le attitudini base di un potenziale candidato. Ovviamente la valutazione di soft skills, non potrà che essere svolta solo sulla base di colloqui conoscitivi approfonditi, non demandabili alla tecnologia esistente.

Reclutamento mobile

Tutte le attività di una moderna azienda non possono ormai prescindere da un lato relativo alla comunicazione mobile. Non essere presenti in quel determinato spazio significa essere tagliati fuori da un enorme numero di interazioni, perdendo di conseguenza numerose opportunità di selezione lavoratori.

Per fare un esempio pratico, in Italia sono 31,1 milioni le persone che utilizzano lo smartphone tutti i giorni. Poiché la tecnologia mobile continua a evolversi, l’implementazione di una strategia di reclutamento in questa direzione è di vitale importanza per le aziende che desiderano raggiungere un ampio bacino di potenziali candidati. Le aziende che adattano e creano una piattaforma applicativa mobile-friendly possono creare esperienze utente migliori per i candidati e aumentare il numero di candidature in modo esponenziale. Ma oltre alle piattaforme ottimizzate per i dispositivi mobili (ad esempio il sito web) per le aziende più grandi si prospetta la possibilità della creazione di app in grado di catalizzare l’offerta di nuovi candidati. Se pensiamo che almeno l’88% del tempo passato sul nostro smartphone si svolge all’interno di un’applicazione, questo aspetto deve essere vagliato attentamente dalle aziende che dovranno dotarsi (e molte lo stanno già facendo) di ambienti per la ricerca di candidati in grado di attrarre un grosso numero di persone.

Valutazione delle abilità attraverso realtà virtuale

Mentre la tecnologia di Intelligenza Artificiale (AI) continua a svilupparsi, il ruolo della realtà virtuale (VR) all’interno dei processi di reclutamento e inserimento vedrà crescere sempre di più la sua importanza. L’implementazione di piattaforme di realtà virtuale può rivelarsi utile quando si valuta come i candidati rispondono in contesti pratici – in ultima analisi, dando ai datori di lavoro un’idea più realistica delle prestazioni lavorative prima di prendere una decisione di assunzione.

Questa specifica area di interesse si rivolge pertanto alla riuscita del reclutamento. Oltre quindi a trovare il maggior numero di persone, la tecnologia può senza dubbio aiutare a migliorare i risultati della ricerca di personale. Infatti troppo spesso capita che non si possa fattivamente valutare le abilità di un candidato, senza inserirlo attraverso un periodo di prova. Grazie alla nuova tecnologia il processo di ambientamento sarà più rapido e sicuro per l’azienda, che avrà già avuto modo di valutare attivamente le competenze dichiarate dal candidato sia in fase di curriculum che di colloquio finale.

Professioni possibili: lavorare come consulente d’immagine

Lavoro: come diventare Consulente di Immagine - Trucco e non solo per imparare un nuovo mestiere sempre molto ricercato
Lavoro: come diventare Consulente di Immagine – Trucco e non solo per imparare un nuovo mestiere sempre molto ricercato

Fra tanti lavori possibili al giorno d’oggi sempre più spesso si sente parlare del consulente d’immagine. Una professione relativamente nuova che deriva dagli ambienti delle star di Hollywood che storicamente hanno sempre avuto un collaboratore attento alla questione dell’immagine. Oggi questo lavoro sta diventando sempre più comune e frequente e permette a molte persone di guadagnarsi da vivere facendo qualcosa di vicino alle loro aspirazioni e ai loro desideri.

Ma vediamo nello specifico tutto quello che c’è da sapere riguardo la professione di consulente d’immagine.

Cosa fa un consulente d’immagine?

Come suggerito dalla parola stessa un consulente d’immagine è quella figura professionale che si occupa di tutto quello che ruota attorno allo stile e alla rappresentazione che si dà di sé stessi verso l’esterno. In pratica fornisce un servizio di consulenza dedicato al miglioramento dell’aspetto attraverso il modo di muoversi o vestirsi o comunque in generale presentarsi. Questo servizio riguarda quindi tutto quello che si applica alla sfera della comunicazione non verbale. Molto spesso ci si affida ad un consulente d’immagine nel caso di occasioni speciali, come ad esempio i matrimoni, oppure se si ricopre un incarico pubblico importante.

La professione si è espansa in Italia a partire dal 2010 e sta registrando una crescita costante nell’ultimo decennio. Questo è dovuto anche all’esplosione delle consulenze d’immagine in ambito prettamente commerciale. Infatti il consulente d’immagine si applica non solo alle persone fisiche, ma anche alle aziende. In questo caso il servizio di consulenza è volto al miglioramento dell’immagine pubblica della compagnia e tocca tutti gli aspetti legati alla comunicazione visiva dell’azienda, dal logo agli slogan alla creazione dei contenuti pubblicitari del brand in questione.

Come si diventa consulenti d’immagine?

Il percorso formativo per diventare consulenti d’immagine varia a seconda che si voglia esercitare la professione in ambito commerciale o più strettamente rivolta verso i privati.

Nel campo della consulenza alle aziende la formazione prevede un percorso universitario nell’ambito di materie economiche o nel marketing. Anche corsi di laurea come quello in scienze della comunicazione possono formare adeguatamente per questa posizione, ma chiaramente prima di arrivare ad esercitarla con una posizione importante in aziende o magari mettendosi in proprio si dovrà valutare l’opportunità di affrontare qualche stage.

Nel campo della consulenza d’immagine più classica invece servirà avere maturato esperienze nel mondo della moda o più in generale del fashion. Inoltre è possibile seguire corsi di formazione ufficiali per la professione indetti dalla filiale italiana dell’associazione mondiale dei consulenti d’immagine. Sul sito della AICI italia è possibile avere tutte le informazioni relative ai corsi di formazione che se affrontati con profitto, danno accesso anche alla certificazione di qualità che attesta la professionalità del consulente d’immagine.

Quanto guadagna un consulente d’immagine?

Anche qui le differenze risiedono principalmente nell’ambito in cui si svolge la professione. Molto spesso in ambito commerciale sono agenzie esterne ad occuparsi dell’immagine del brand, ma un consulente d’immagine aziendale assunto internamente nell’organico della società può arrivare a guadagnare anche fra 30 e i 40 mila euro annui. Per chi invece svolge la professione da privato molto dipende dall’esperienza e dal nome che ci si è creati nel corso del tempo svolgendo questo lavoro. Diciamo che al netto dei consulenti delle star e dei vip, che possono arrivare a guadagnare oltre 50 mila euro annui, mediamente una persona che si avvicina a questa professione guadagna in base al livello dei clienti di cui può disporre e anche in base alla continuità della collaborazione. Essendo spesso collaborazioni di tipo intermittente, quindi legate ad eventi particolari, il guadagno si basa sulla parcella chiesto per il singolo evento. Ad esempio per la consulenza completa per una coppia di sposi si può arrivare a cifre vicine ai 1000 euro.