Offerte di lavoro e stipendi per data scientist

Stipendio di un Data Scientist e opportunità di lavoro

Con l’esplosione dell’importanza dei big data nel mondo del lavoro, il lavoro dei data scientist è balzato in cima a quelli più ricercati. Moltissimi sono infatti i giovani che cercano lavoro in questo ambito e scelgono proprio la professione del cosiddetto scienziato dei dati, una figura sempre più fondamentale per guidare ed orientare le strategie aziendali delle imprese medio grandi. Grazie quindi alla continua espansione sono nate anche le prime statistiche riguardanti questo impiego. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Offerte di lavoro come data scientist

Se si cerca lavoro come data scientist il momento è assolutamente propizio e questo è un settore del tutto nuovo che non sente in alcun modo la crisi. Anzi le statistiche ci mostrano una realtà totalmente differente da altri ambiti lavorativi, con una domanda da parte delle aziende che al momento supera l’offerta relativamente a questa figura professionale. Negli Stati Uniti, che come sempre sono un indice di anticipazione dei dati mondiali, si stima che alla fine del 2018 le ricerche per questa figura professionale fossero aumentate del 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Contemporaneamente questo aumento di richiesta non è supportato da un equivalente aumento dell’offerta, infatti le persone interessate a proporsi per questa occupazione sono aumentate solo del 14% lasciando quindi una percentuale vicina al 15% di domanda non soddisfatta. In Italia la situazione è ancora in divenire ma sta esplodendo in questi mesi: infatti oltre metà delle piccole medie imprese si affida ancora ad un approccio classico al mondo dei dati, ma la crescita di chi si affida ai big data registra una tendenza di aumento in doppia cifra, ed il 77% di queste imprese dichiara di dover cercare personale formato per queste mansioni al di fuori dei loro dipendenti attuali.

Lo stipendio di un data scientist

Proprio a causa di questa penuria di data scientist adeguatamente formati sul mercato, lo stipendio di questa figura professionale registra un aumento sempre più marcato. Essendoci in pratica una richiesta elevata è chiaro come il potere contrattuale stia tutto nelle mani di chi si offre per questa specifica mansione. Come sempre negli Stati Uniti abbiamo un’anticipazione delle tendenze future e si nota come il lavoro del data scientist abbia una retribuzione media che varia dai 100 mila ai 168 mila dollari annui. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Forbes, questo lavoro è destinato a vedere aumentata la sua retribuzione media di un ulteriore 20% entro il 2020. Questo è uno dei fattori principali che ha portato la celebre rivista americana a decretare quello del data scientist come lavoro più ambito del XXI secolo. In Italia la retribuzione media per questa mansione è ancora molto più bassa, sia perché ancora poco diffusa, sia perché le stesse piccole medie imprese si stanno accorgendo solo adesso della reale potenzialità di questa figura professionale. Si stima comunque che lo stipendio medio che ora si aggira attorno ai 40 mila euro annui avrà un incremento molto rapido e potrà vedersi raddoppiato nel giro di pochi anni grazie alla diffusione sempre più rapida di questo impiego ormai sulla rampa di lancio anche nel nostro paese.

Offerte di lavoro: posti disponibili ma ignorati

Posti di lavoro disponibili ma ignorati

Per le offerte di lavoro dovrebbe esserci una svolta con le nuove dinamiche inserite nel provvedimento del reddito di cittadinanza inserito nella finanziaria 2019. Secondo quanto prescritto dalla nuova norma chi
rientra nella platea di percettori del reddito, dovrebbe godere di un buon numero di offerte di lavoro filtrate dai centri per l’impiego. La domanda sorge quindi spontanea: ma ci sono davvero tutti questi posti
di lavoro? E tutte queste offerte lavorative dove sono concentrate? Domanda lecita e partiamo con il dire che le offerte di lavoro ci sono. Vediamo assieme come e dove.

Offerte di lavoro con grande numero di posizioni aperte

La generale percezione di mancanza di lavoro, stride con le statistiche dell’ultimo anno sulle posizioni aperte in vari ambiti lavorativi. I dati raccolti dal progetto Excelsior di Unioncamere parlano di alcune posizioni con elevata richiesta ma che in molti casi rimane disattesa. Ad esempio
le offerte di lavoro come cameriere vedono nel mese di gennaio (non proprio alta stagione turistica) una richiesta di 11 mila unità che però viene ignorata nel 23% dei casi da chi cerca lavoro.

Questo è ancora un dato, seppur alto, comunque contenuto. In altre offerte di lavoro disponibili la situazione è ancora più grave. Per i posti liberi come aiuto cuoco la percentuale di posti liberi e non occupati è del 42% e rimanendo nell’ambito dei lavori nella ristorazione il pizzaiolo è addirittura al 97% di offerte lavorative cadute nel nulla. Ma anche ambiti diversi da quelli della ristorazione si trovano in sofferenza per mancanza di personale interessato: la categoria di venditori e rappresentanti non trova risposta alle offerte nel 61% dei casi e nella stessa situazione vi sono assistenti alla vendita, agenti immobiliari e promotori commerciali: tipologie di lavoro che possono dare anche notevoli soddisfazioni economiche se approcciati con la giusta serietà.

Dove sono collocate le offerte di lavoro

Sapendo quali sono, ora non rimane che svelare dove sono collocate la maggior parte di queste offerte di lavoro con ancora molti posti liberi, e dove le aziende compiono una ricerca di personale praticamente continua. La parte del leone in questa continua ricerca di lavoratori la fa come
prevedibile il nord est d’Italia con Lombardia e Veneto che sono alla ricerca di quasi 150 mila lavoratori in settori come la ristorazione e la vendita. Solo nell’area di Milano si contano oltre 73 mila posizioni aperte in svariati ambiti, che la pone come la città con la maggiore offerta di questi lavori che non hanno risposta. Anche al sud, seppure in misura minore, non mancano le opportunità d’impiego. Chi cerca lavoro in Campania può contare su quasi 28 mila posizioni aperte con il settore della ristorazione in testa a questa statistiche. L’area di lavoro a Napoli è quella maggiormente interessata alla ricerca di personale con 18.840 posizioni lavorative disponibili. Dati
confortanti arrivano anche dalle offerte di lavoro su base regionale provenienti da Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna che si attestano su una offerta di posti di lavoro attorno alle 40 mila unità.
Con questa situazione in essere sarà ora compito del governo trovare il sistema migliore di far incontrare domanda e offerta di lavoro per porre un freno al problema della disoccupazione.

Magento (Adobe), Sr. Engineering Manager, Gestione Ordini

Magento, una compagnia Adobe

Riepilogo posizione cercata

A causa della nostra incredibile crescita, Magento, una società Adobe, sta cercando un Senior Engineering Manager nella nostra sede di Barcellona, ​​ES. La responsabilità del team è progettare, sviluppare e migliorare il sistema di gestione degli ordini di Magento.

Sei un leader del software di talento, creativo e orientato ai risultati con una comprovata esperienza di importanti team di ingegneri del software. In qualità di leader altamente qualificato e appassionato, l’acume tecnico e un solido background nello sviluppo del software sono un must – in modo che tu possa sfidare e far crescere i membri del tuo team. Avrai l’autonomia per influenzare la cultura, facilitare la consegna tecnica e lavorare con il tuo team sulla strategia e l’esecuzione.
Inoltre, sarai responsabile della creazione di un ambiente di lavoro collaborativo che promuova un alto livello di artigianalità e crescita personale. Dovresti essere in grado di progettare, comunicare e implementare applicazioni software affidabili, scalabili ed estendibili su una varietà di stack software. Un approccio organizzato basato sui dati, la volontà di sperimentare costantemente e il desiderio di essere coinvolti nelle decisioni sui prodotti sono un must.

Quale sara’ il tuo lavoro:

  • Costruirai e guiderà un team di ingegneri attraverso assunzioni, coaching, tutoraggio, feedback e sviluppo professionale della carriera
  • Lavorare trasversalmente in tutta l’organizzazione (prodotto, supporto, marketing, ecc.) Per offrire una soluzione di gestione degli ordini migliore della categoria
  • Sviluppa una cultura ingegneristica sana e collaborativa in linea con i valori dell’azienda
  • Promuovere e promuovere pratiche di sviluppo del software moderne e agili e aiutare a sviluppare ed evangelizzare le grandi pratiche ingegneristiche e organizzative
  • Definisci e implementa le best practice e le strategie di ingegneria, mentre traccia le metriche chiave per la qualità e le prestazioni del team che si traduce in un miglioramento continuo.
  • Dirigere attivamente team di ingegneri e collaborare con i product manager, i lead tecnici, i singoli contributori e altri leader dell’organizzazione
  • Possedere e consegnare progetti tecnici complessi dalla fase di pianificazione attraverso l’esecuzione e supportare la consegna tempestiva di soluzioni tecniche per soddisfare le esigenze aziendali
  • Fornire indicazioni su architettura e design e definire processi per l’avvio di prodotti e funzionalità di alta qualità

Chi sei e cosa ti serve:

Familiarità con i concetti di gestione degli ordini (Esecuzione, Logistica, Omni-Channel, ecc.)
Entusiasti e curiosi di essere coinvolti nella fornitura di funzionalità di alta qualità per il sistema di gestione degli ordini di Magento
Hai una comprovata esperienza nello sviluppo, guida, coaching e tutoraggio degli ingegneri del software verso la fornitura tempestiva di software di alta qualità come una squadra
Promuovi iniziative interfunzionali in collaborazione con Prodotto, UX, Strategia e Supporto per sviluppare un prodotto mirato e di alta qualità (e ispirare il tuo team ad avviare in modo indipendente questa stessa collaborazione)
Forte esperienza nella creazione, gestione e scalabilità dei team Agile con responsabilità per le applicazioni ospitate in un ambiente Cloud
È richiesto molto più di 5 anni di esperienza di leadership con rapporti diretti
Esperienza di programmazione professionale di oltre 5 anni
Esperienza con lo sviluppo e il mantenimento di applicazioni basate su microservizi
È necessaria una forte esperienza di lavoro con DB relazionali o NoSQL
L’esperienza con Infrastructure as Code (IAC) e concetti Cloud (AWS, Azure, Docker) è preferibile

Adobe crede nell’assunzione del meglio. Siamo conosciuti per il nostro ambiente vivace, dinamico e gratificante in cui la realizzazione personale e professionale e il successo aziendale vanno di pari passo. Siamo orgogliosi di creare esperienze lavorative eccezionali, incoraggiando l’innovazione e il coinvolgimento con i nostri dipendenti, clienti e comunità. Ti invitiamo a scoprire cosa rende Adobe un ottimo posto dove lavorare.

Fai clic su questo link per provare A Day in the Life in Adobe: http://www.adobe.com/aboutadobe/careeropp/fma/dayinthelife/

Per candidarti alla posizione puoi utilizzare questo link

https://adobe.wd5.myworkdayjobs.com/en-US/external_experienced/job/Barcelona/Magento-Sr-Engineering-Manager–Order-Management_64699-1

In Adobe, sarai immerso in un ambiente di lavoro eccezionale, riconosciuto in tutto il mondo nelle liste delle migliori aziende. Sarai circondato da colleghi che si impegnano ad aiutarsi a vicenda crescendo attraverso il nostro esclusivo approccio Check-In, in cui il feedback continuo scorre liberamente.

Se stai cercando di avere un impatto, Adobe è il posto che fa per te. Scopri cosa dicono i nostri dipendenti delle loro esperienze lavorative sul blog Adobe Life ed esplora i vantaggi significativi che offriamo.

Adobe è un datore di lavoro di pari opportunità. Accogliamo e incoraggiamo la diversità sul posto di lavoro indipendentemente da razza, genere, religione, età, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità o status di veterano.

Amazon finanzia corsi di informatica presso 1.000 scuole superiori attraverso il programma Future Engineer

Amazon finanzia corsi di informatica presso mille scuole superiori

Amazon ha dichiarato che il suo programma di Future Engineer finanzierà le lezioni di informatica in più di 1.000 scuole superiori americane ed tutti e 50 gli stati americani nel prossimo autunno.

Questa è una rapida espansione del programma lanciato lo scorso novembre. Amazon punta a raggiungere oltre 10 milioni di bambini formati con le attività di codifica e durante le classi annuali presso le scuole. Piu’ di 100.000 studenti in più di 2.000 scuole superiori avranno la possibilita’ di seguire corsi introduttivi o avanzati di informatica.

Come parte del programma, Amazon prevede anche di assegnare a 100 studenti borse di studio di quattro anni da diecimila dollari e stage retribuiti presso l’azienda per acquisire esperienza lavorativa. Future Engineer fa parte di un investimento di cinquanta milioni di dollari da parte Amazon per l’informatica e l’educazione STEM (Science, technology, engineering, and mathematics). L’acronimo STEM è un termine utilizzato per indicare le discipline scientifico-tecnologiche e i relativi corsi di studio.

Amazon offrirà le lezioni attraverso la società di formazione online Edhesive. In precedenza, Amazon ha collaborato con Edhesive per sponsorizzare le scuole che desideravano implementare il proprio curriculum per AP Computer Science. Gli studenti riceveranno un abbonamento a AWS Educate, un programma gratuito per studenti di 14 anni per conoscere il cloud computing.

Citando le statistiche dell’Ufficio del lavoro degli Stati Uniti, Amazon dice che entro l’anno prossimo ci saranno 1,4 milioni di lavori che richiedono competenze informatiche, ma solo 400.000 laureati in informatica hanno le competenze necessarie. Amazon vuole colmare questa lacuna, in particolare per i bambini svantaggiati e le comunità svantaggiate.

“Vogliamo garantire che ogni bambino, in particolare quelli provenienti da comunità svantaggiate, abbia l’opportunità di studiare informatica”, ha detto in una nota Jeff Wilke, CEO di Worldwide Consumer presso Amazon. “Siamo entusiasti che oltre 1.000 scuole offriranno questi corsi e non vedremo l’ora di aggiungere altre 1.000 scuole nei prossimi mesi”.

Attualmente Amazon non ha piani specifici per l’Italia, ma siamo fiduciosi che tra qualche anno anche il belpaese verra’ incluso all’interno di questi programmi di formazione tecnologici.

Attenzione ai social!! Consigli per trovare lavoro subito

Consigli per trovare lavoro tramite i social network

La gestione dei social, per via del loro enorme sviluppo e della diffusione globale, è diventata un fattore di successo anche professionale. Non si può più prescindere dall’attenzione a quello che postiamo, per le informazioni e le tracce che lasciamo su abitudini e stili di vita, che talvolta possono non essere in linea con le nostre aspirazioni lavorative. Vediamo nel dettaglio come e perché la gestione dei social è fondamentale nella ricerca di lavoro.

I recruiter controllano i social?

Fino a qualche anno fa si poteva stare tranquilli riguardo al controllo sui propri profili social. L’immagine era fondamentale solo al momento del colloquio vero e proprio. Ora la situazione è cambiata, complice anche l’abbassamento d’età delle figure deputate alla selezione del personale nelle aziende. Un dato su tutti fa abbondantemente riflettere: quasi il 40% dei recruiter durante l’anno 2018, ha dichiarato di aver escluso persone dalla lista dei potenziali candidati facendo una scrematura preliminare valutando i profili social. La tendenza di questo dato è in crescita, e quindi correggere la rotta dei propri profili social potrebbe rivelarsi decisivo ai fini della ricerca di un nuovo impiego.

Cose da evitare sui social per trovare lavoro

Vediamo ora nello specifico cosa evitare per non incorrere nella mannaia dei recruiter. Si tratta di semplici regole di buon senso che potrebbero però fare la differenza tra una candidatura di successo e una destinata al fallimento.

Contenuti sconvenienti

Il concetto è semplice e si presta ad un esempio calzante: vi presentereste mai ad un colloquio a petto nudo ed in stato di ubriachezza? Ovviamente no, e nei social il principio è il medesimo. Avere la bacheca intasata di fotografia di dubbio gusto, che mostrano abitudine nell’abusare di alcool o sostanze stupefacenti, farà scappare a gambe levate le aziende interessate. Oltre a questo aspetto anche altri tipi di contenuti sono sconsigliati: meme o vignette a sfondo razzista o violento, ma anche lamentele esplicite verso il vostro precedente datore di lavoro. Inoltre non desta una buona impressione nemmeno la tendenza alla discussione animata sui social, magari condita da inulti e frasi inappropriate. Quindi la regola è presto detta: occhio a quello che si posta.

Contenuti non coerenti con la posizione richiesta

La propria bacheca social è anche una rapida cartina di tornasole sulle passioni e gli interessi. I recruiter la utilizzano per verificare quindi l’aderenza a quanto raccontato dal candidato. Ben sapendo che per ottenere un lavoro molto spesso si dicono piccole bugie, amplificando le proprie passioni o competenze, i dirigenti alla ricerca di nuovi lavoratori spaziano sui social per valutare l’effettiva esattezza di quello che hanno ascoltato. Se ad esempio ci si propone per un lavoro vicino all’ambito sportivo, avere il feed della propria bacheca senza alcun riferimento allo sport farà scattare un campanello d’allarme in chi è deputato a valutarci. Diventa quindi fondamentale non mentire, perché oramai certe informazioni si possono desumere con facilità sui social.

Evitare i social per trovare lavoro?

Verrebbe quindi naturale pensare che lasciare troppe tracce di sé sui social diventi un fattore di rischio troppo grande, e la reazione potrebbe essere quella di chiudere i profili e non lasciare alcun segno della propria presenza.
Nemmeno questo è però una strategia vincente. Anzi può rivelarsi controproducente e dannosa tanto quanto un contenuto inappropriato. Una ricerca svolta da Adecco con l’aiuto dell’Università Cattolica di Milano, ha confermato infatti come l’attività sui social sia un fattore di valutazione importante per molti recruiter. Un datore di lavoro su quattro afferma di essere più propenso ad affidare il posto a chi dimostra creatività e capacità comunicative sui social, e ritiene al contempo un fattore negativo l’assenza o l’immobilismo sui social, caratteristiche che a loro dire dimostrano chiusura, mancanza di flessibilità e pigrizia. Pertanto oltre a stare molto attenti a quello che si posta è fondamentale esserci nell’ottica di una promozione di se stessi sul modello del personal branding.

I nuovi luoghi del lavoro: da casa al coworking

Il mondo del lavoro ha subito cambiamenti radicali nel corso degli anni. Oramai essere ancorati alle vecchie tradizioni lavorative può risultare addirittura deleterio nel corso della ricerca di un’occupazione. Non solo nell’ambito dei contratti e della sicurezza del posto di lavoro si sono viste notevoli mutazioni. Anche il semplice luogo di lavoro si è visto cambiare forma in maniera importante, e questi cambiamenti sono però mediamente più benefici rispetto ad altri avvenuti nel mondo del lavoro. Vediamo quali sono stai questi cambiamenti.

Lavoro da casa
Quello del lavoro da casa è senza dubbio il cambiamento in atto da maggior tempo rispetto al luogo di lavoro. L’avvento dell’elevata informatizzazione delle aziende ha senza dubbio favorito questo fenomeno, e già a partire dalla metà degli anni 80 molti lavoratori dipendenti hanno trovato accordi con le proprie aziende per effettuare il cosiddetto tele-lavoro.
Questo permette ovviamente di abbattere le distanze per far circolare meglio le competenze, consentendo anche a chi non risiede in una specifica città, di mettersi a disposizione per le aziende del luogo.
Nell’epoca attuale inoltre, quella del lavoro da casa è divenuta una prerogativa importante anche per alcune specifiche categorie, come ad esempio i free-lance, che possono mettersi in contatto con i propri clienti e consegnare i vari lavori da remoto, come si usa dire.
Ma la rivoluzione del tele lavoro svolge anche una funzione in qualche maniera sociale: questa innovazione ha permesso infatti di rendere possibile lo svolgersi di una professione anche a tutte quelle persone che a causa di una qualsiasi disabilità erano impossibilitate a raggiungere il proprio posto lavorativo. Per tutta questa serie di motivi il lavoro da casa ha raccolto l’apprezzamento sempre più convinto di molte aziende. Resta da abbattere, soprattutto rispetto a quanto accade all’estero, ancora una parte di ritrosia dovuta alla scarsa fiducia del datore di lavoro verso il proprio dipendente, convinto talvolta che il tele lavoro sia motivo di bassa produttività e pigrizia per il lavoratore.

Coworking
Una tendenza in grande ascesa negli ultimi anni è quello della condivisione dello spazio lavorativo, soprattutto per quello che riguarda i liberi professionisti e freelance, il cosiddetto coworking. Questa pratica ha molteplici vantaggi. Anzitutto permette di abbattere i costi gestione di un ufficio, cosa che non molti possono permettersi e che rischia di intaccare una grossa fetta del fatturato della partita iva di turno. L’altro interessante vantaggio offerto dal coworking è la possibilità di fare rete concretamente con professionisti del proprio settore o di ambiti collaterali. Questo permette uno scambio proficuo di competenze, ma anche di contatti lavorativi utili: non sono pochi i casi in cui la partecipazione a qualche coworking ha permesso di sviluppare nuove opportunità di business, trovando nuovi clienti o riuscendo ad ampliare l’offerta verso il proprio cliente, garantendo servizi da delegare ai nuovi contatti acquisito nello spazio lavorativo condiviso. Oltre a questo vanno segnalati anche interessanti servizi messi a disposizione per chi aderisce a dei coworking in maniera continuativa, tanto da renderli dei veri e propri uffici virtuali ma perfettamente funzionanti. Infatti questi offrono servizi completi, con la possibilità di noleggio di sale riunioni attrezzate, e di avere addirittura un servizio di segreteria esclusivo.

Formazione e lavoro: i migliori piani regionali

Nell’ambito delle politiche per favorire la ricerca di lavoro un ruolo importante è svolto dalle regioni. Tramite bandi regionali e soprattutto con percorsi di formazione strutturati e finanziati dai consigli regionali, si trovano ottime opportunità d’impiego e queste iniziative permettono di cercare lavoro vicino a casa, senza dover pensare a spostamenti difficili se non impossibili alle volte. Va precisato che tutte le regioni, con varie sfumature di efficacia e offerta, propongo misure messe in atto dell’assessorato alle politiche lavorative, ma alcune si stanno distinguendo per la molteplicità di offerte e la loro realizzazione. Ma vediamo una rapida panoramica di alcune tra le iniziative più interessanti di lavoro e formazione messe in atto dalle regioni.

Formazione lavoro Liguria
Formazione lavoro Liguria è una misura di lotta alla disoccupazione che si concretizza in un portale dove incrociare domanda e offerta di lavoro su scala regionale. Il progetto viene patrocinato dalla regione Liguria che si occupa di interfacciarsi con le aziende sparse sul suo territorio e favorire iniziative che si occupino della formazione per avere una platea di lavoratori sempre più formati e subito impiegabili con profitto. Grande parte della formazione lavoro proposta dalla regione Liguria con l’ausilio delle aziende, si concentra sulle occupazioni del settore turistico, e molti di questi progetti prevede un rimborso spese per il partecipante oltre al successivo inserimento in azienda, prima come stage lavorativo/formativo finalizzato ad una futura assunzione a tempo indeterminato.

Formazione lavoro Calabria
Anche in zone depresse d’Italia, dove i dati di occupazione sono sempre bassi o limitati si possono trovare iniziative di aiuto per la ricerca di lavoro e per la formazione finalizzata all’assunzione. La regione Calabria porta in primo piano l’utilizzo di fondi europei per impiegarli nella ricerca di lavoro attiva. Grazie al piano Eures, messo in atto dalla macchina organizzativa regionale, si cerca di dare uno sbocco lavorativo a chi propone attivamente sul mercato. Il piano è pensato sia per i disoccupati che cercano un impiego che per le aziende che pongono in atto ricerche di posizioni lavorative formate. Oltre all’incontro di domanda e offerta relativa al mercato del lavoro, il progetto si propone di suggerire percorsi di formazione e fornisce servizi gratuiti di consulenza e orientamento, con l’attuazione di percorsi di preparazione pre-recruting, e assistenza durante tutto il percorso di ricerca lavoro.

Formazione lavoro Lazio
Anche nel Lazio l’assessorato regionale al lavoro ha messo a disposizione numerose iniziative a favore dell’occupazione. Come avviene in altri progetti regionali anche qui troviamo percorsi formativi finalizzati allo sviluppo di professionalità soprattutto nel campo manifatturiero. Ed inoltre, in aggiunta ai piani di formazione, troviamo alcuni interessanti bandi di concorso per il finanziamento di start up e a favore dell’imprenditoria giovanile e femminile. Da segnalare in particolare progetti di bando rivolti all’agricoltura, con uffici dedicati denominati ADA (area decentrata agricoltura) che prevedono consulenza e assistenza per la richiesta dei contributi relativi allo sviluppo rurale a favore di aziende ubicate in zone regionali disagiate.

Come si diventa navigator: la guida

Tra le modifiche inserite nella finanziaria 2019 sicuramente la più discussa riguarda il reddito di cittadinanza. Questa misura, fortemente caldeggiata dal Movimento 5 stelle, si prefigge non solo di combattere la povertà, ma anche di dare nuova linfa al mercato del lavoro, andando addirittura a creare nuovi posti di lavoro con l’ideazione della figura del navigator. Ma chi è di preciso il navigator e quali sono le sue caratteristiche? Vediamo assieme.

fare il navigator

Chi è il Navigator?


Il Navigator è la figura individuata dal governo che ha la funzione di raccordo tra chi percepisce il reddito di cittadinanza e i centri per l’impiego. Si tratta in pratica di un tutor incaricato di seguire passo dopo passo colui che usufruisce del reddito di cittadinanza. I piani del governo a riguardo prevedono l’assegnazione di un tutor per ogni persona interessata dal reddito, mentre i navigator seguiranno un grande numero di persone contemporaneamente: infatti su una platea complessiva di oltre 2 milioni di percettori del reddito, il consiglio dei ministri ha previsto 10.000 tutor attivi. Non è ancora chiaro se il numero sia destinato a salire, ma sembra quantomeno probabile considerando che a regime un navigator potrebbe trovarsi a gestire oltre 200 persone contemporaneamente.

Cosa fa il Navigator?


Come accennato in precedenza il navigator ha il compito di fare da intermediario tra la persona e il centro per l’impiego di riferimento. Il suo compito sarà quello di trovare, in collaborazione con i centri di collocamento, il lavoro più adatto per il proprio assistito. Ma oltre a questo il compito del tutor sarà anche quello di vigilare sul suo assistito riguardo la sua presenza agli eventuali corsi di formazione intrapresi, oppure agli appuntamenti informativi presso i centri per l’impiego. In poche parole il navigator sarà gli occhi dello Stato su chi percepisce il reddito di cittadinanza. Questo per placare in parte le polemiche riguardo gli eventuali furbetti da divano, oppure chi ha intenzione di accedere al reddito svolgendo contemporaneamente lavoro nero.

Dove presentare la domanda e requisiti per diventare Navigator


Il governo ha precisato che le domande per diventare navigator saranno gestite dall’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) e i centri per l’impiego regionali. Nello specifico delle 10000 assunzioni previste, 6000 saranno in carico all’Anpal mentre le restanti 4000 andranno ai centri per l’impiego. Gli avvisi per la selezione del personale tutor da affiancare ai beneficiari del reddito di cittadinanza, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 28 gennaio, quindi la macchina organizzativa si è già mossa. Già pubblicato anche il bando di concorso con tutte le informazioni utili a riguardo. Non tutti potranno però accedere alle selezioni. Sono stati contestualmente pubblicati anche i requisiti per poter presentare la domanda. Questi prevedono che il candidato abbia una preparazione specifica in ambiti come:

  • Conoscenza tecnica e giuridica delle normative sul lavoro
  • Conoscenza delle dinamiche lavorative territoriali, per rendere più agevole l’incrocio di domanda e offerta
  • Competenza nel campo della valutazione professionale del beneficiario, così da redigere una dettagliata scheda sulle caratteristiche occupazionali dello stesso

Unitamente a queste competenze è stato reso noto anche il livello d’istruzione minimo per l’accesso al concorso: i candidati dovranno essere laureati nelle seguenti discipline:

  • Scienze della formazione
  • Sociologia
  • Scienze politiche
  • Psicologia
  • Giurisprudenza
  • Economia

Non è previsto al momento alcun requisito d’età per l’accesso al bando. Secondo le stime del governo, le prime assunzioni per questa figura professionale dovrebbero concretizzarsi tra aprile e maggio. Il periodo di formazione iniziale è stimato in 6/8 mesi.

Contratto di lavoro e retribuzione del Navigator


Con il primo bando dovrebbe dunque essere assunti circa 6000 navigator in tutta Italia. Il governo per fare fronte a questa prima ondata ha già stanziato 200 milioni di euro per 2019, 250 milioni per il 2020, e 50 milioni per 2021. Sulla scorta di questi numeri si stima che la retribuzione lorda per un navigator sarà di circa 30mila euro lordi all’anno, per un compenso netto che dovrebbe attestarsi tra i 1700/1800 euro netti al mese. Per quello che riguarda invece la stabilità del lavoro una prima bozza prevede un contratto di collaborazione (tipo co.co.co) di 2 anni, estendibile qualora la misura del reddito di cittadinanza fosse confermata anche in futuro.

Come trovare lavoro con il personal branding

Per trovare un lavoro che ci soddisfi, sia economicamente che nelle nostre aspirazioni, è sempre più importante ingegnarsi a trovare strade nuove, che non pensavamo possibili fino a qualche tempo fa. Una delle espressioni che più spesso sentiamo collegate al mondo del lavoro ultimamente è personal branding, una pratica che viene sempre più consigliata a chi vuole modificare la sua situazione lavorativa, o addirittura ne deve creare una da zero.

Ma cosa significa personal branding e come può essere utile nella ricerca di lavoro?

Promuovere se stessi
Letteralmente personal branding significa avere un marchio legato al proprio nome. Nell’ambito lavorativo significa in pratica promuovere le proprie capacità, dimostrare di essere non solo capaci, ma di poter rappresentare un’eccellenza assoluta in un determinato campo lavorativo. Se si è particolarmente sicuri di riuscire a fare qualcosa meglio degli altri, allora il primo passo da fare è quello di pubblicizzare il proprio lavoro nella maniera più convinta e capillare possibile. Con l’ausilio delle giuste strategie tutto questo lavoro potrebbe essere lautamente ripagato in breve tempo.

Avere le giuste strategie di promozione personale
L’avvento della rete con le sue immense possibilità ha elevato il significato di personal branding, rendendolo maggiormente alla portata di tutti. Basti pensare che per fare una qualsiasi pubblicità non bisogna più passare per i media tradizionali come radio TV e carta stampata. Ora grazie alla rete abbiamo molte occasioni per promuovere il nostro operato. Se fossimo ad esempio un fotografo di talento basterebbe esporre le nostre foto in un sito internet ben costruito per iniziare a far circolare i nostri lavori. E proprio come nel lancio dei marchi tradizionali, anche il nostro brand personale deve avere uno stile riconoscibile, e soprattutto deve riuscire a sfruttare alla perfezione i social network, che sono al giorno d’oggi, il veicolo più immediato per lo scorrere di idee. Se avremo un messaggio coerente con il prodotto o servizio che offriamo, e immediatamente riconoscibile l’operazione avrà buone probabilità di riuscita.

Trovare il proprio spazio
Un’altra condizione fondamentale per impostare una strategia di personal branding di successo è quella di valutare il mercato di riferimento del nostro prodotto o servizio. Naturalmente maggiore è la concorrenza che abbiamo, maggiori saranno le difficoltà per emergere e imporre il nostro brand in maniera vincente. È quindi consigliabile scegliere una nicchia dove posizionarsi per avere maggiori possibilità di successo e minori difficoltà nell’esecuzione della nostra strategia di branding personale

Posso trovare lavoro con il personal branding?
La domanda è d’obbligo e secondo quanto detto poco fa la risposta non può che essere affermativa. Con una dovuta precisazione da fare però: tutte le operazioni di personal branding che possiamo mettere in atto avranno come conseguenza, se ben impostate e riuscite, non tanto quella di trovare lavoro, ma di farci trovare dal lavoro. Proprio per le sue caratteristiche di sviluppo, fare del personal branding significa farsi conoscere, e quindi non dovremmo più rincorrere il lavoro, ma dopo un periodo di naturale crescita del nostro brand, saranno i clienti o le aziende interessate ai nostri servizi a contattarci per sottoporci offerte di lavoro. In pratica l’attività di personal branding permette di rovesciare la prospettiva della ricerca di lavoro.

Giovani e lavoro: è boom dell’agricoltura

Il binomio giovani e agricoltura è da qualche anno una delle sinergie più vincenti nel mercato del lavoro. La tendenza era evidente già negli anni precedenti, ma nel 2019 ci si attende un vero e proprio boom delle aziende agricole fondate e gestite da under 35. Le statistiche pongono già l’Italia come leader europeo di queste startup agricole con oltre 55.000 imprese gestite da giovani che voglio tornare a coltivare la terra.
Ma quali sono i motivi di questa rinnovata voglia di coltivare terreni che è esplosa negli ultimi anni?

Giovani agricoltori e innovazione
Le aziende agricole negli ultimi anni sono state attraversate da una continua innovazione. L’idea del lavoro agricolo come un impiego fermamente ancorato alla tradizione e con dinamiche vecchie è stata soppiantata definitivamente in favore di approccio decisamente più smart e con uno sguardo rivolto sempre al futuro. L’ingresso di molti giovani in questo ambito lavorativo ha portato come benefica conseguenza un innalzamento del livello tecnologico nei lavori connessi all’agricoltura anche sotto l’aspetto dei macchinari impiegati e delle nuove tecniche di allevamento e coltivazione. Questo è dimostrato inoltre dai risultati ottenuti dalle startup agricole gestite da giovani, che possono vantare performance economiche più che raddoppiate, con i loro 100.000 EURO contro i 45.000 EURO della media del settore.

Giovani agricoltori e nuove dinamiche d’impresa
L’arrivo dei giovani nel campo dell’agricoltura non ha portato solo innovazioni in termini di tecnologia applicata alla coltivazione. Anche le nuove idee in campo imprenditoriale si sono fatte spazio per favorire la rinascita di questo lavoro. Oltre ai classici impieghi legati alla ristorazione nel campo agricolo con i sempreverdi agriturismi a fare la parte del leone, le nuove leve dell’agricoltura si sono impegnate anche in un meritorio lavoro di divulgazione della loro attività con esempi come quelli legati ai percorsi didattici da svolgere in collaborazione con le scuole. Anche la distribuzione e il reperimento della clientela hanno subito una variazione sostanziale: i giovani agricoltori ora sfruttano appieno le possibilità che la rete offre in termini di sponsorizzazioni e di servizi da offrire direttamente al cliente finale. Tutto questo sfruttando l’onda del grande successo di concetti come il km 0 o il made in italy per l’esportazione dei prodotti agricoli.

Giovani agricoltori e incentivi
Chiaramente una parte fondamentale nel proliferare delle startup agricole gestite da under 35 è fatta anche dalle politiche messe in atto per favorire questo fenomeno. Già negli anni scorsi molti incentivi all’aperture di aziende agricole sono stati messi in campo, e nel 2019 sarà ancora maggiore l’impegno in questa direzione. La nuova manovra finanziaria ha già confermato misure come l’abolizione dell’IRPEF agricola, oltre all’esenzione totale dai contributi previdenziali per i primi 3 anni d’attività ai nuovi imprenditori agricoli sotto i 40 anni. Oltre a queste misure sono sempre presenti i bandi regionali che favoriscono l’apertura di queste aziende, con finanziamenti a fondo perduto o a tasso agevolato.