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Employability: cos’è, significato e perché è importante

Employability è un termine che in italiano può essere tradotto con occupabilità o impiegabilità. Risulta ampiamente utilizzato in diversi contesti, così come diverse sono le definizioni.

In questo articolo si riporta una panoramica sull’employability. Si cercherà di dare una definizione e un significato definito che porterà a comprendere il legame tra employability o l’occupabilità e le soft skills (competenze trasversali).

L’ultima parte dell’articolo vedremo il Graduate Employability Rankings 2022, scoprendo quali sono le migliori Università in Italia e nel mondo secondo questa particolare classifica che misura il grado di occupabilità.

Employability: cos’è, significato e perché è importante

Employability è un termine che in italiano può essere tradotto con occupabilità o impiegabilità. Risulta ampiamente utilizzato in diversi contesti, così come diverse sono le definizioni.

In questo articolo si riporta una panoramica sull’employability. Si cercherà di dare una definizione e un significato definito che porterà a comprendere il legame tra employability o l’occupabilità e le soft skills (competenze trasversali).

L’ultima parte dell’articolo vedremo il Graduate Employability Rankings 2022, scoprendo quali sono le migliori Università in Italia e nel mondo secondo questa particolare classifica che misura il grado di occupabilità.

Employability: significato

Il significato di employability, sebbene in italiano si tenda a tradurre il termine con: occupabilità o impiegabilità, è, come vedremo in dettaglio, ben più ampio. Si tratta di un concetto, che presuppone tutta una serie di azioni che una persona in cerca di lavoro può intraprendere.

Il termine, in parole semplici può essere tradotto come: l’insieme di abilità e competenze che permettono di trovare lavoro.

L’employability e l’uso in Italia di terminologie quali occupabilità o impiegabilità, hanno un significato recente, tanto che occupabilità è un vero neologismo, introdotto per definire al meglio l’insieme di politiche attuate a livello europeo finalizzate a raggiungere gli obiettivi occupazionali prefissati.

Si deve quindi alle politiche comunitari il merito di aver evidenziato la necessità di creare le giuste condizioni affinché un lavoratore abbia nel proprio bagaglio di competenze anche l’abilità di sapere come trovare un primo o un nuovo impiego, rendendosi di volta in volta il più appetibile possibile per il dinamico mercato del lavoro.

Employability: definizione

Seguendo la definizione di employability fornita dal professor Mantz Yorke: l’employability è quell’insieme di: risultati, di abilità e di capacità personali che aumentano le probabilità che un profilo riesca a trovare lavoro e ad avere successo nelle mansioni a lui assegnate. Yorke, si riferisce ai neolaureati; mentre Lee Harvey, estende la definizione di employability, evidenziando che l’occupabilità è un processo di continuo sviluppo. Il suddetto riferimento alle abilità, ai risultati e alle capacità personali, pertanto, non si ferma con la fine degli studi, ma continua ad essere alimentato nel tempo.

Employability: cos’è

Appare evidente, dunque, uno stretto legame dell’employability sia con soft skills, sia con il concetto di life long learning.

Alla luce di quanto visto finora, employability sott’intendono la capacità e le azioni intraprese dal lavoratore per rimanere competitivo sul mercato.

Dopo aver visto il significato e la definizione di employability, vediamo ora in concreto cos’è e in cosa consiste. Come evidenziato finora, per impiegabilità, non si intendono solamente le buone pratiche da seguire per ottenere un lavoro: preparare un curriculum, scrivere una lettera di presentazione, fare una buona impressione al colloquio di lavoro e così via. Ma si tratta di sviluppare una serie di competenze e abilità da continuare a coltivare per tutto l’arco della carriera lavorativa.

Strategia europea per l’impiegabilità

A partire dal 1997, gli Stati Membri dell’Unione Europea condividono l’obiettivo di aumentare l’offerta di lavoro e impiego presso ogni stato.

In un tale contesto, rientrano le politiche attuate in termini di employability o impiegabilità, evidenziate in occasione del semestre europeo.

Nel 2022, il semestre europeo, si pone l’obiettivo di coordinare al meglio le politiche economiche e occupazionali messe in atto dagli stati, cercando di favorire una quanto più rapida ripresa economica.

Entro maggio 2022 sono attese le relazioni provenienti da ogni Stato Membro, le quali mostreranno i progressi e i risultati raggiunti nell’affrontare le sfide economiche e sociali individuate a livello comunitario.

Gli impegni chiave del 2022 sono: ripresa, inclusività, resilienza e sostenibilità.

Un impegno dell’UE che auspicabilmente favorirà il raggiungimenti gli obiettivi occupazionali prefissati.

In particolare, sono definiti quattro ambiti d’intervento:

Più domanda di lavoro

Raggiungibile mediante il potenziamento degli enti preposti all’impiego, lavorando sulla tassazione e sui salari.

Più offerta di lavoro

Impegnandosi a risolvere i punti di debolezza presenti nelle scuole e in tutti gli enti abilitati alla formazione.

Un’attenzione particolare è dunque rivolta ai giovani e di conseguenza al tema della disoccupazione giovanile.

Miglioramento del mercato del lavoro

L’attenzione è rivolta a temi quali: mobilità dei lavoratori e segmentazione del mercato del lavoro. Due temi che se affrontati nel modo giusto dovrebbero portare a contratti di lavoro più stabili e duraturi.

Pari opportunità

L’impiegabilità infine è raggiungibile promuovendo politiche di contrasto alla povertà, favorendo l’equità sociale e le pari opportunità.

Employability: perché è importante

In altre parole, l’employability è imprescindibile per avere successo durante la carriera lavorativa, sia del lavoratore autonomo o freelance sia del lavoratore subordinato o dipendente. Entrambe le categorie, continuando ad acquisire competenze e continuando ad aggiornarsi possono così:

Rimanere competitivi

Tutto ciò che è stato appreso durante i percorsi di formazione: alle scuole superiori e all’università, sono solo il primo passo da compire. Più un giovane riesce ad acquisire una formazione elevata, magari conseguendo un master universitario, più risulta appetibile per le aziende e più riesce a trovare un lavoro ben retribuito.

Il concetto di employability suggerisce di continuare e perseverare nei percorsi di formazione, così da rimanere competitivi anche negli anni avvenire.

Raggiungere gli obiettivi

Più volte abbiamo ci siamo soffermati sull’evoluzione del mondo del lavoro. Nuove tecnologie, processi e innovazioni nascono ogni giorno. Ciò rende necessario per le aziende disporre di lavoratori versatili, pronti a cambiare rapidamente ruoli e mansioni.

È in un tale scenario che l’employability include tutte le abilità di tipo hard e soft che un lavoratore deve acquisire al fine di raggiungere gli obiettivi personali ma anche aziendali.

Migliorare il curriculum

Dedicarsi costantemente ai percorsi di crescita personale, inoltre migliora il proprio curriculum. Questo, così facendo, risulta sempre ricco di nuove abilità e competenze.

Tutto ciò porta a una migliore spendibilità sul mercato del lavoro, a un avanzamento di carriera più rapido e minori possibilità di trovarsi per lungo periodo senza lavoro.

Employability: skills ed esempi

L’employability, racchiude quindi tutta una serie di abilità di occupabilità. L’obiettivo ultimo per il lavoratore è acquisirle al fine di venire incontro alle richieste dei datori di lavoro e dei selezionatori del personale.

Molte abilità e competenze sono certamente acquisite frequentando l’Università, conseguendo un master e corsi di formazione specifici. Ma molte abilità, di tipo soft (trasversali) possono essere acquisite anche grazie all’esperienza.

Si tratta, in altre parole, di abilità trasferibili utili e richieste indipendentemente dal tipo di lavoro per il quale si intende inviare la propria candidatura.

Pensiamo alla leadership, all’intelligenza emotiva, al problem solving o alla resilienza, un esempio di abilità trasferibili e richieste da molteplici settori, anche, all’apparenza molto distanti: dal settore dell’agricoltura, al settore marketing e comunicazione.

Vediamo quindi alcuni tra i principali esempi di employability:

Abilità comunicative

Includono una serie di conoscenze basilari per costruire, mantenere e rendere proficue le relazioni interpersonali. Sono un esempio: la comunicazione verbale, la capacità di ascolto, l’intelligenza emotiva e la capacità di lavorare in un team di lavoro.

Le competenze comunicative includono altresì: la capacità di negoziazione, di mediazione e di persuasione. Non tutte le offerte di lavoro richiedono l’intero elenco delle abilità comunicative sopra riportato; tuttavia, riuscire a dimostrare di essere in possesso di alcune di queste, è sicuramente un vantaggio.

Abilità organizzative

Le abilità organizzative includono: affidabilità, gestione del tempo efficiente, capacità di dare e ricevere feedback, risolvere i problemi in maniera creativa e risultano altresì una componente determinante dell’employability.

Per le aziende poter disporre di lavoratori affidabili, in grado di gestire autonomamente il lavoro e di rispettare i tempi di consegna, è estremamente importante ed è per questo motivo che l’impegno del lavoratore dovrebbe essere quello di acquisire più abilità che possano migliorare le proprie capacità di organizzare al meglio la giornata lavorativa.

Abilità morali

L’occupabilità aumenta altresì quando il lavoratore riesce a dimostrare e acquisire una serie di abilità morali. Ad esempio, la volontà di imparare può sopperire alla mancanza di conoscenze specifiche. L’adattabilità, la flessibilità e la resilienza, allo stesso modo, sono altri aspetti ai quali datori di lavoro e recruiter danno molta importanza.

QS Graduate Employability Rankings 2022

L’employability è un concetto la cui conoscenza aiuta i lavoratori ad orientarsi meglio verso quelle competenze da acquisire, come evidenziarle nel curriculum e durante i colloqui di lavoro.

Essere occupabili o appetibili sul mercato del lavoro è un’esigenza di chiunque, ma chiaramente, coloro in procinto di scegliere un percorso universitario, dovrebbero essere ancor più interessati a tale aspetto.

Gli atenei, infatti, hanno un ruolo importante, non solo nel trasferire le conoscenze ai corsisti ma anche a sviluppare in loro un alto grado di impiegabilità.

In altre parole, più uno studente, terminati i percorsi di studi universitari, ha abilità e competenze richieste dalle aziende più è alto il proprio grado di employability.

Per questo motivo, la scelta della migliore università potrebbe anche essere dettata da tale parametro o almeno, l’occupabilità è un aspetto da tener presente.

Annualmente QS (Quacquarelli Symonds) società di servizi e analisi dedicate al settore dell’istruzione, stila varie classifiche volte a misurare le migliori università secondo il parametro preso come riferimento.

Tra questi vi è anche una classifica dedicata al grado di employability misurato.

Il Graduate Employability Rankings 2022, vede al primo posto il Massachusetts Institute of Technology (MIT), che ha ottenuto il massimo del punteggio: 100 su 100. A seguire:

  • Università di Stanford
  • Università della California, Los Angeles (UCLA)
  • Università di Sydney
  • Università di Harvard  
  • Università di Tsinghua

Il Graduate Employability Rankings, che potrebbe essere tradotta come la: classifica che misura il grado l’occupabilità, è data da oltre 50.000 risposte fornite da datori di lavoro, i quali evidenziano da quali Università e centri provengono i laureati più competenti e inseriti presso l’azienda che dirigono.

Per trovare la prima Università in Italia, bisogna scorrere fino alle 43esima posizione occupata dal Politecnico di Milano. Alla posizione n° 97 troviamo l’Università di Bologna e, a seguire: La Sapienza di Roma e il Politecnico di Torino.

Employability: report ALMALAUREA 2021

In tema di employability (o occupabilità) è altresì interessante dare uno sguardo all’indagine 2021 condotta da ALMALAUREA sulla “Condizione occupazionale dei Laureati”.

Lo studio ha preso come riferimento un campione di laureati molto ampio (circa 655 mila) verificando la condizione occupazionali di questi.

Dai risultati si evince che, ad un anno dal conseguimento della laurea sia di primo che di secondo livello, quasi il 70% dei neolaureati hanno trovato un lavoro o sono impegnati in un’attività di tirocinio retribuito.

I dati fanno riferimento all’anno 2020 e risultano di 4 – 5 punti percentuali in flessione rispetto l’anno precedente. I motivi sono da ricercarsi nella crisi economico-sanitaria che ha influito negativamente sul tasso di employability.

Ad ogni modo, è interessante notare come il fattore tempo giochi a favore del lavoratore. Trascorsi tre anni dal conseguimento del titolo universitario l’85% dei partecipanti all’indagine dichiara di aver trovato lavoro, dopo cinque anni i tassi salgono ancora superando l’87%.

A questo punto è lecito chiedersi che tipo di lavoro stanno attualmente svolgendo i neo laureati. Il 13,1% del totale svolge un lavoro autonomo, circa il 26% è invece un lavoratore di tipo subordinato con contratto a tempo indeterminato, ben il 40% dichiara di aver sottoscritto un contratto a tempo determinato e il restante è ancora impegnato in attività formative.

Spostando l’analisi sulla tipologia di lavoro, buona parte dei laureati è riuscita a trovare lavoro nelle agenzie assicurative e di credito, ad esempio come: agente assicurativo, perito assicurativo, analista del credito o bancario.

Elevata risulta altresì la quota di lavoratori impiegati: nella sanità, nella chimica, nel settore dell’informatica, della comunicazione e dell’energia.

Possiamo immaginare quindi buona richiesta di profili quali: programmatori informatici, chimici, e provenienti dal settore marketing: social media strategist, o social media manager.

In conclusione, sebbene esistano professioni più employable rispetto ad altre, conseguire una laurea è ancor oggi un plus che permette alla maggior parte dei giovani di trovare lavoro rapidamente in molti settori tra questi: assicurazioni, informatica, chimica e comunicazione.

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