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Le domande del colloquio di lavoro

Dopo aver scritto e inviato il curriculum e la lettera di presentazione finalmente si è ricevuto un invito a sostenere un colloquio di lavoro.

Quali sono le domande più frequenti che bisogna aspettarsi di ricevere? Quali risposte dare?

Lo vedremo in questo articolo-guida a: cosa dire ad un colloquio di lavoro sia questo di tipo conoscitivo o motivazionale.

Arrivare preparati ad un colloquio di lavoro significa aumentare le possibilità di ottenere la posizione lavorativa e ciò permette non solo di poter interrompere per l’attività di invio curriculum, ma anche di iniziare a guadagnare uno stipendio e di sviluppare la carriera lavorativa così come lo si è sempre desiderato.

Colloquio di lavoro le domande più frequenti

Cosa dire durante un colloquio di lavoro è un vero e proprio test da non fallire, in quanto avere la possibilità di sostenerlo significa aver superato una prima fase di selezione.

In sede di colloquio può succedere davvero di tutto, le domande potrebbero essere imbarazzanti, oppure il linguaggio del corpo (https://www.cercalavoro.it/colloquio-lavoro/linguaggio-corpo/) potrebbe tradirvi durante le risposte.

Si ricorda che, come evidenziato in numerosi studi come, ad esempio: “Communication is 93% Nonverbal: An Urban Legend Proliferates” che la comunicazione non verbale è un aspetto importante e in molti casi determinante per il buon esito di un colloquio di lavoro.

Inoltre, è interessante sapere che oltre la metà dei selezionatori decide se assumere o meno il candidato in un arco di tempo compreso tra i 5 e i 15 minuti, un dato evidenziato nello studio: “How quickly do interviewers reach decisions? An examination of interviewers’ decision‐making time across applicants”.

Per questi motivi è bene recarsi al colloquio preparati e un primo passo consiste nel sapere innanzi tutto quali sono le domande più frequenti.

Mi racconti di Lei

La domanda può essere anche esposta come: “Mi dica di Lei” o “Mi parli di Lei”, in alcuni casi quando il colloquio è particolarmente informale il selezionatore potrebbe decidere di darvi del tu e quindi la domanda è un semplice: “Parlami di te”.

Tale domanda, indipendentemente dalla forma, è un grande classico che serve a creare un primo contatto conoscitivo con il selezionatore.
È bene dire subito che al recruiter poco importa di tutto ciò che riguarda il candidato dal punto di vista personale: cosa gli piace mangiare o il colore preferito.

In senso della domanda è: “mi parli di lei dal punto di vista professionale”.
La risposta, dunque, non dovrebbe divagare ma essere ben incentrata sugli aspetti lavorativi.

Il consiglio è di non divagare andando dritti al punto esponendo quali sono state le esperienze lavorative passate, le proprie motivazioni e perché si pensa che il posto di lavoro in questione sia adatto data la propria formazione e competenze.

Mi parli di Lei in tre parole

Se la domanda al colloquio di lavoro non è posta con un generico: “Mi parli di Lei” allora è possibile che il selezionatore abbia fretta, probabilmente ha molti candidati da valutare. Quando è così, è probabile che chieda di descriversi in poche parole.

Ne chiede tre, perché vuole raggiungere due obiettivi. Il primo è analizzare le vostre capacità di sintesi, il secondo è sbrigarsi valutando subito se il candidato è in grado di centrare i punti fondamentali senza divagare.

Perché sente di essere la persona giusta

Un classico esempio di domanda durante un colloquio motivazionale può essere: “Perché scegliere proprio lei?”.

La risposta è di particolare importanza perché bisogna fare appello a tutte le proprie competenze comunicative.

L’obiettivo, infatti, è quello di far capire al recruiter di essere, senza ombra di dubbio, il miglior candidato possibile ma senza peccare di presunzione.
La vera abilità è fare intendere di essere il migliore senza apparire troppo pieni di se. L’unico modo, probabilmente, per trasmettere la suddetta impressione è esserlo davvero.

Ciò significa che se il candidato: conosce il settore lavorativo, le terminologie utilizzate, ha esperienze passate, riconosce le difficoltà presenti in ogni lavoro, ha esperienza di lavoro in un team, allora sarà in grado di trasmettere le sue conoscenze in maniera descrittiva e senza apparire fuori luogo.

Punti di forza

“Quali sono i suoi punti di forza?” è un’altra domanda frequente in un colloquio di lavoro. I punti di forza sono tutti quegli aspetti della propria personalità che contraddistinguono positivamente un individuo.

Si possono quindi elencare le proprie soft skills – intelligenza emotiva, flessibilità, capacità di raggiungere gli obiettivi.

Il consiglio è di supportare i propri punti di forza con degli esempi concreti e di evitare di rispondere con le classiche frasi preimpostate.

Ne sono un esempio: buone capacità comunicative e doti relazionali, frasi ormai inflazionate alle quali i selezionatori sono fin troppo abituati a sentire.

In altre parole, siate originali e sinceri.

Difetti

Cosa dire se durante un colloquio di lavoro il selezionatore chiede dei propri difetti o punti deboli.

In sede di colloquio conoscitivo è piuttosto frequente che il datore di lavoro o il recruiter voglia rendersi conto del grado di consapevolezza del candidato riguardo i propri limiti o punti di debolezza.

In questo caso, sconsigliamo di rispondere con un poco credibile: “Non ho difetti”.

Ognuno di noi ha dei punti di debolezza ed è bene esserne consapevoli.
Una buona risposta potrebbe essere: “I miei difetti sono: …” evidenziando tutti gli sforzi che si stanno facendo per cercare di limarli.

Cosa chiedono ad un colloquio

Dopo aver visto le domande più frequenti e le risposte che si dovrebbero dare in sede di colloquio conoscitivo o motivazionale, vediamo ora quali altre domande potrebbe fare il selezionatore.

Un colloquio, infatti, può seguire un andamento standard che prevede principalmente le domande evidenziate nel paragrafo precedente, tuttavia, al fine di non rimanere spiazzati, è bene sapere tutte le domande che i selezionatori potrebbero chiedere.

Tempo libero

A volte, il selezionatore potrebbe chiedere al candidato come passa il proprio tempo libero. Non è una domanda legata al lavoro in se, ma serve al selezionatore per comprendere le abitudini del candidato fuori dagli orari di lavoro.

Se si dovesse ricevere una simile domanda sarebbe bene evitare di raccontare di quella serata un po’ sopra le righe. Il consiglio è di essere sinceri dicendo quali sono le proprie passioni e interessi.

Ruolo in azienda

Attenzione se durante un colloquio il selezionatore dovesse porvi una domanda tipo: “Che posto di lavoro preferiresti?” La domanda nasconde un trabocchetto, in quanto: da un lato serve a misurare le ambizioni del candidato, dall’altro però, non si dovrebbe essere presuntuosi, dichiarando, ad esempio, di ambire ad una posizione dirigenziale o manageriale.

Il consiglio è di dimostrare di non accontentarsi e di voler fare del proprio meglio per avanzare di carriera ma allo stesso tempo trasmettere che si è consapevoli riguardo la difficoltà e i tempi necessari richiesti.

L’età

Il selezionatore potrebbe voler sapere di più su quanta importanza il candidato attribuisce all’età dei propri colleghi. Ad esempio, potrebbe chiedere se per il candidato sarebbe un problema prendere ordini da un dirigente più giovane di lui.

Chiaramente, tale domanda non viene posta ad un giovane alla prima esperienza ma può essere piuttosto comune nel caso in cui il candidato si ritrovi a dover cambiare o trovare un nuovo lavoro a 50 anni .

Il datore ideale

Cosa dire ad un colloquio di lavoro se il selezionatore dovesse chiedere: “Chi è per te il datore di lavoro (o il capo) ideale?”

Si è più volte affrontato quanto sia importante informarsi sull’azienda prima di sostenere un colloquio di lavoro. Sapere chi è il datore di lavoro, sicuramente, aiuta ad evitare di fare gaffe quando il selezionatore pone tale domanda.

Cos’è il successo

“Cos’è per te il successo?” Saper rispondere a questa domanda evita al candidato di doverci pensare in sede di colloquio.

La domanda è piuttosto complessa ed è difficile rispondere in maniera appropriata se non si ha avuto modo di rifletterci attentamente.

È una domanda personale che non ha una risposta giusta. Per alcuni il successo è: “far felici gli altri” per altri è “guadagnare” per altri ancora potrebbe essere “fare il lavoro dei propri sogni”.

Lavorare da casa

Lo smart work e le forme di lavoro agile sono ormai entrati a far parte della vita di molti lavoratori.

È molto probabile, di conseguenza, che il datore di lavoro o il selezionatore voglia sapere se il candidato è disposto a lavorare da casa.

Lavorare da casa per molti dipendenti è considerato un vantaggio poiché permette di gestire il proprio tempo libero e di risparmiare per: trasporti, pranzi fuori casa e abbigliamento.

Per altri, invece, lavorare da casa non è la miglior soluzione, magari hanno una casa inadeguata, non hanno una connessione ad Internet oppure hanno bisogno di un confronto umano con i colleghi.

Anche in questo caso, l’importante è sapere che la domanda potrebbe essere verificarsi.

Gestione dello stress

Come un lavoratore affronta lo stress e i carichi di lavoro è un’informazione che verosimilmente interessa al selezionatore. Ogni lavoro ha il suo carico di stress e in molti casi è proprio la capacità di saper lavorare sotto pressione a determinare la qualità di un dipendente.

Ruolo in un team

Durante un colloquio conoscitivo può, altresì, capitare che il selezionatore domandi quale ruolo piace assumere ad un candidato quando lavora in gruppo.
Come amavano dire i latini: In medio stat virtus, la virtù è nel mezzo.
Quindi, il candidato dovrebbe riconoscere l’importanza della leadership all’interno di un gruppo di lavoro, come soft skill imprescindibile per il successo, ma dovrebbe anche riconoscere: l’importanza di non far prevalere le proprie idee e del confronto, che il contributo di tutti è importante, che i risultati si raggiungono grazie ad un gruppo di lavoro affiatato.

Frase preferita

Può il selezionatore arrivare a chiedere qual è la citazione, l’aforisma o la frase in cui il candidato si rivede?

A quanto pare, le domande in un colloquio di lavoro possono essere davvero varie. Il consiglio è, dunque, quello di prepararsi una frase ad effetto che possa ben descrivere la propria personalità.

Formazione

Le aziende sono consapevoli che il lavoro sta cambiando. Numerosi studi confermano che è necessario essere predisposti ad aggiornarsi continuamente per stare al passo con i tempi. La così detta lifelong learning (la formazione continua e costante) è, dunque, imprescindibile per intercettare nuove tendenze, nuove metodologie di lavoro e acquisire nuove competenze.

Per questo motivo, non dovrebbe stupire se durante un colloquio di lavoro, il selezionatore dovesse chiedere al candidato: quali corsi di formazione sta frequentando, più in generale, come si mantiene informato.

Rispondere alla domanda e dimostrare che ogni giorno ci si dedica all’apprendimento di un qualcosa di nuovo, ad esempio: imparare la lingua inglese o tecniche di marketing, può essere determinante per in buon esito del colloquio.

Qualifiche e certificazioni

Strettamente collegato al punto precedente è bene essere pronti ad esporre tutte le qualifiche e le certificazioni che si sono ottenute negli anni.
Tali aspetti, è vero, sono già evidenziati sul curriculum ma è probabile che il selezionatore voglia sentirseli ripetere dal candidato.

Qualifiche, certificazioni e nuove competenze oggi possono essere acquisite in maniera piuttosto semplice, talvolta anche gratuitamente. Ne sono un esempio i MOOC ideali per chiunque ma soprattutto per un lavoratore senza esperienza che può così arricchire il curriculum.

Anni vuoti

Cosa dire ad un colloquio di lavoro quando si hanno alcuni anni vuoti nel curriculum, nei quali non si è né lavorato né studiato. È probabile che durante il colloquio di lavoro, il recruiter voglia sapere cosa si è fatto in quel periodo lasciato vuoto nel curriculum.

Non è detto che uno o più anni di pausa non siano stati comunque proficui per la crescita della persona, tuttavia, è bene prepararsi a rispondere ad una simile domanda, spiegando come si è occupato il tempo e cosa si è appreso di nuovo.

Lavori precedenti

“Perché ha lasciato il precedente lavoro?”. È piuttosto comune che in sede di colloquio il selezionatore voglia sapere perché non si svolge più il lavoro precedente.

Lasciare un posto di lavoro o è un momento che tutti nella propria vita lavorativa, prima o poi, si troveranno ad affrontare.

Ci si può dimettere volontariamente, oppure può essere l’azienda stessa a non volere più il lavoratore licenziandolo.

Come rispondere in questo caso?

Ancora una volta, l’importante è essere sinceri spiegando quali sono i motivi che hanno portato a perdere il posto di lavoro e che hanno portato a dimettersi.

Tuttavia, il consiglio è di evitare di parlare male degli ex colleghi e dell’ex datore di lavoro. In questo caso la parola magica è: incompatibilità.

Parlare male dei propri ex colleghi e del datore di lavoro non è un discorso da affrontare durante un colloquio di lavoro. Il recruiter, infatti, potrebbe pensare che il candidato abbia la tendenza a parlare male dell’azienda nel caso in cui dovessero esserci dei problemi escludendo così il candidato dalla selezione.

Errori

Tra le molteplici domande in sede di colloquio poste dal selezionare potrebbe essercene una dedicata agli errori che il candidato ha commesso.
La domanda è generica ma richiede una risposta specifica e incentrata sugli errori commessi in ambito lavorativo.

Ognuno di noi commette errori durante il lavoro, ricordarseli e cercare di non ricommetterli significa voler imparare dai propri sbagli e, di conseguenza, sott’intende la voglia di migliorarsi.

È proprio questo il punto che bisogna cercare di evidenziare.

Da evitare, quindi, risposte poco veritiere come: “non ho mai commesso un errore”.

Competenze informatiche

Ormai è difficile ambire ad un posto di lavoro in un’azienda senza specifiche competenze informatiche. Quando il selezionatore pone una domanda mirata a sapere quali software si è in grado di utilizzare, il consiglio è di evitare le classiche risposte: pacchetto office (Word, Excel, Access e PowerPoint).

Se si vuole colpire il selezionatore è decisamente più indicato riportare esempi di lavori svolti utilizzando specifici software. Sostenere di saper utilizzare il pacchetto Office è, infatti, una risposta pericolosa. L’inflazionata affermazione nasconde diverse insidie.

Il classico programma di scrittura Word ha una lunga serie di funzionalità e dire di saperlo utilizzare alla perfezione potrebbe non essere del tutto vero.
I veri problemi però potrebbero sorgere quando si afferma di conoscere Excel e Access che sono strumenti piuttosto complessi che richiedono competenze specifiche e centinaia di ore di pratica.

Rapporti interpersonali

“Vorrei sapere se mantiene contatto con i suoi ex colleghi di Università e di lavoro” una simile domanda non dovrebbe stupire. Sebbene, istintivamente si potrebbe essere portati a pensare: “Cosa importa a selezionatore delle mie amicizie”, in realtà la domanda, posta durante un colloquio conoscitivo, serve al selezionatore per capire il che modo il candidato coltiva le proprie relazioni o più precisamente il proprio network.

Organizzazione

Infine, chiudiamo l’elenco delle domande frequenti in un colloquio parlando di organizzazione del lavoro.

Sapersi organizzare è un aspetto importante per l’azienda perché più le attività e i lavoratori sono organizzati più è alta la produttività. Un recruiter, di conseguenza, potrebbe voler sapere di più su come il candidato è solito organizzare il lavoro.

In questo caso è bene dichiarare ad esempio di: avere un’agenda dove si è soliti prendere nota dei compiti e saper utilizzare software e app per l’organizzazione del lavoro.

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