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Le dimissioni volontarie: tempi, regole e modalità

La cessazione del rapporto di lavoro avviene principalmente in caso di licenziamento, in caso di dimissioni volontarie del lavoratore o mediante la risoluzione consensuale.

Ciascuna modalità ha delle conseguenze differenti per entrambe le parti coinvolte: il datore di lavoro e il dipendente. In caso di risoluzione consensuale, ad esempio, il lavoratore ha diritto alla NASpI: indennità mensile di disoccupazione.

In questo articolo, si vedrà quali procedure seguire in caso di dimissioni: la procedura telematica, il preavviso, la documentazione da presentare. Un approfondimento è dedicato alle cause e alle circostanze più comuni che inducono il lavoratore a presentare le dimissioni.

Come comunicare le proprie dimissioni

Il Decreto legislativo del 14 settembre 2015, n 151 dal 12 marzo 2016 prevede che il lavoratore deve informare della decisione di dimettersi tramite procedura online. L’accesso al Portale Servizi Lavoro può essere effettuato mediante il PIN Inps o SPID.

È bene precisare che dal primo ottobre 2020, il servizio PIN Inps è in dismissione.

Accesso tramite PIN INPS o con SPID

Una volta collegati al portale dell’INPS e aver effettuato il login inserendo il codice fiscale e il PIN, cliccando sul tasto accedi si viene indirizzati al sito lavoro.gov.it.

In maniera del tutto analoga l’accesso può essere effettuato utilizzando come fornitore del servizio lo SPID.

In entrambe le modalità il pulsante “Dimissioni volontarie” permette di accedere alla schermata personale dalla quale è possibile inviare le proprie dimissioni cliccando sul tasto “Inserisci nuova dimissione”.

Proseguendo una schermata mostrerà tutti i rapporti di lavoro attivi e sarà richiesto di cliccare sul rapporto di lavoro che si intende interrompere cliccando sul tasto “Seleziona”.

Può accadere che il rapporto di lavoro non sia presente nella lista e in questo caso bisogna cliccare sul pulsante “Inserimento dimissioni per un rapporto di lavoro non presente in elenco”.

Il modulo di inserimento è composto da 4 schermate differenti dedicate al lavoratore, al datore di lavoro, al rapporto di lavoro e al recesso.

La sezione numero 1, dedicata al lavoratore mostra i propri dati anagrafici:

  • Codice fiscale
  • Cognome
  • Nome
  • E-mail.

La seconda sezione contiene i dati del datore di lavoro, in particolare:

  • Codice fiscale;
  • Nome dell’azienda;
  • E-mail;
  • PEC;
  • Indirizzo e comune;
  • Cap;
  • Sede legale.

La terza sezione definisce il tipo di rapporto di lavoro ed è richiesto l’inserimento della data di inizio del lavoro e la tipologia di contratto che sarà possibile selezionarla tra quelle proposte dal menu a tendina.

La sezione numero 4, dedicata al recesso dal rapporto del lavoro richiede di inserire:

  • Data di decorrenza delle dimissioni;
  • La natura delle dimissioni se volontarie, per giusta causa o risoluzione consensuale.

In caso di risoluzione consensuale si aprirà una nuova schermata che richiede di inserire le motivazioni.

Una volta completate le 4 sezioni proposte, si consiglia di verificare che tutte le informazioni inserite siano corrette in quando una volta inoltrata la domanda non sarà possibile apportare nuove modifiche.

Infine, cliccando sul tasto “salva” la comunicazione viene inviata al datore di lavoro e sarà possibile salvare il documento in formato PDF.

Cliccando sul tasto revoca entro 7 giorni dall’invio della comunicazione è possibile annullare le dimissioni.

Il lavoratore può richiedere assistenza alle procedure di dimissioni online compilando il form URP oppure rivolgersi alle figure abilitate a svolgere le operazioni di dimissioni per conto del lavoratore:

  • Patronati,
  • Sindacati,
  • Consulenti del lavoro,
  • Ispettorato territoriale del lavoro.

Quanti giorni di preavviso in caso di dimissioni?

Il preavviso è quel periodo di tempo che trascorre dalla comunicazione delle dimissioni alla cessazione effettiva del rapporto. Un periodo di tempo che fornisce al datore di lavoro la possibilità di riorganizzare l’attività senza il lavoratore dimissionario.

Dare il preavviso per un lavoratore significa non incorrere nelle sanzioni previste. Il preavviso e i termini sono presenti nel proprio Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro. La maggior parte dei Contratti Collettivi prevedono che il preavviso decorra a partire o dal 1° giorno o da 16° giorno del mese. Condizioni quali:

  • Tipo di contratto di lavoro;
  • Inquadramento;
  • Numero di anni lavorati per l’azienda;
  • Qualifica;
  • Influiscono sul numero di giorni di preavviso ai quali attenersi.

In generale, i contratti a tempo indeterminato a seconda degli anni di anzianità prevedono dagli 8 ai 15 giorni, i contratti part-time da 4 a 8 giorni.

Cosa succede se non si rispettano i giorni di preavviso?

Inviare le dimissioni e non rispettare il preavviso, permette al datore di lavoro di richiedere un’indennità di mancato preavviso. L’indennità ha un valore pari al valore dei giorni di lavoro non rispettati e previsti durante il periodo di preavviso.

La definizione e le condizioni sono definite dall’articolo 2118 del Codice Civile.

Tuttavia, esistono alcune tipologie di contratto in cui non è previsto dare un preavviso, come nel caso dei contratti a tempo determinato nel quale il rapporto di lavoro può concludersi o previo un accordo tra le parti o in caso di recesso per giusta causa oppure può concludersi per la scadenza del contratto.

Ne consegue che se un lavoratore a tempo determinato presenta le proprie dimissioni prima della scadenza del contratto, il datore può richiedere un risarcimento che è valutato sul numero di giorni rimanenti alla scadenza dell’accordo di lavoro.

Non vi è obbligo di preavviso altresì, nei contratti a progetto, in caso di tirocinio o stage. Infine, non rientrano nel conteggio gli eventuali giorni di assenza dal lavoro dovuti per malattia, infortunio, ferie o maternità.

Le modalità di presentazione delle dimissioni volontarie, salvo rare eccezioni, è necessario presentarle per via telematica, comunicando i propri dati personali utilizzando i suddetti portali dedicati.

Quando invece si richiede un supporto ad intermediari abilitati, questi ultimi richiedono la carta d’identità al lavoratore e il codice fiscale.

Quando è possibile dimettersi per giusta causa

Le dimissioni che in gergo sono definite altresì come licenziamento o autolicenziamento si configurato per giusta causa quando vi è un comportamento illecito da parte del datore di lavoro.

È una delle procedure più gravi che un lavoratore mette in atto contro il datore di lavoro, in quanto, presuppongono degli eventi talmente rilevanti da non poter consentire al lavoratore di ottemperare al rispetto dei giorni di preavviso.

Alcuni dei motivi che possono comportare le dimissioni per giusta causa sono:

  • Il mancato pagamento degli stipendi;
  • Il mancato versamento da parte del datore di lavoro dei contributi previdenziali;
  • In caso di mobbing;
  • Spostamento della sede di lavoro salvo oggettivi motivi.

Al pari delle dimissioni volontarie, anche le dimissioni per giusta causa devono essere presentata in via telematica. In questo caso il datore di lavoro non solo non ha diritto a richiedere l’indennità per il mancato preavviso, ma deve anche provvedere al risarcimento del danno di importo pari alla retribuzione prevista fino al termine del contratto.

Il risarcimento del danno perde la sua validità quando il lavoratore trova un nuovo lavoro.

Dimissioni per giusta causa differenze rispetto le dimissioni volontarie

Le dimissioni per giusta causa consentono, come visto, di esimersi dall’obbligo di dare un preavviso, inoltre il lavoratore beneficia:

  • L’indennità per eventuali ferie godute;
  • Il corrispettivo maturato della tredicesima e della quattordicesima;
  • Il diritto a richiedere l’indennità di disoccupazione NASpI;
  • Eventuali risarcimenti stabiliti in sede legale dal giudice.

In caso di malattia è possibile dimettersi per giusta causa?

La legge non prevede la malattia indipendentemente dalla gravità come motivo per richiedere le dimissioni per giusta causa, la quale fa riferimento esclusivamente all’eventuale comportamento illecito da parte del titolare o datore di lavoro.

In caso di malattia, è prevista l’indennità di malattia, un contributo che a seconda dei casi, spetta a carico o dell’Inps o del datore di lavoro.

Dimissioni consensuali

La risoluzione consensuale di un rapporto si verifica quando vi è l’accordo tra il dipendente e il datore di lavoro che prevede di interrompere un contratto di lavoro senza fare ricorso al licenziamento o alle dimissioni volontarie o per giusta causa.

Quando la decisione è presa di comune accordo entrambe le parti possono beneficiare di alcuni vantaggi, in particolare

Il datore di lavoro:

  • Non deve alcun indennizzo al lavoratore se non diversamente accordato;
  • Le procedure da seguire sono più semplici e meno stringenti di quelle previste in caso di licenziamento;
  • Non si è legati a specifiche tempistiche previste dalla legge.

I dipendenti:

  • Possono contrattare alcune condizioni quali ad esempio l’importo della liquidazione, del TFR.
  • Le tempistiche sono più brevi rispetti i tempi previsti in caso di licenziamento.

In definitiva, la rescissione consensuale di un contratto di lavoro permette di definire le modalità di interruzione, tuttavia vi sono alcune regole da seguire ed espresse nell’articolo 1372 del Codice Civile.

Tra le caratteristiche delle dimissioni consensuali vi è l’accordo sulla decorrenza, che può essere immediata o concretizzarsi dopo un numero accordato di giorno.

Anche in questo caso è necessario inviare la documentazione online e al pari delle altre modalità di dimissioni si hanno 7 giorni di tempo per revocare l’accordo stipulato tra le parti.

In caso di gravidanza di una dipendente e durante i primi 3 anni di vita del bambino, anche in affidamento, la risoluzione consensuale deve essere validata dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Dimissioni per pensionamento

Nel caso le dimissioni avvengano per pensionamento, il lavoratore dipendente che dispone di un contratto a tempo indeterminato è tenuto a rispettare i giorni di preavviso previsti dal contratto collettivo, così come avviene per le dimissioni volontarie. In taluni casi, l’azienda può anche decidere di retribuire ugualmente i giorni di lavoro rimasti al lavoratore ed accettare una fine immediata del rapporto.

Se le dimissioni per pensionamento riguardano un lavoratore con un contratto a tempo determinato, non sono previsti giorni di preavviso e il rapporto terminerà alla scadenza del contratto.

Anche in questo caso è possibile procedere con le dimissioni per giusta causa e si hanno i medesimi diritti attribuiti alle dimissioni volontaria.

Dimettersi per il raggiungimento dell’età pensionabile è di fondamentale importanza per poter richiedere la pensione fatta eccezione per i lavoratori autonomi o para subordinati. Si ricorda che la pensione di anzianità è cumulabile sia con i redditi da lavoro autonomo che dipendente.

Dimissioni durante il periodo di prova

Durante il periodo o patto di prova, il datore di lavoro o il lavoratore possono decidere unilateralmente l’interruzione del periodo senza fornire alcuna motivazione o comunicazione telematica.

La decisione di dimettersi durante il periodo di prova può essere quindi resa effettiva semplicemente facendone comunicazione al datore di lavoro anche in forma orale. Per correttezza e per avere a disposizione un documento, è una buona prassi, tuttavia, comunicare la decisione per mezzo di una lettera, indicando l’ultimo giorno di lavoro e richiedendo la firma da parte del datore di lavoro.

Come scrivere la lettera di dimissioni

Successivamente all’entrata in vigore del Jobs Act scrivere una lettera di dimissioni non è obbligatorio, in quanto le procedure si svolgono direttamente online per via telematica. Il lavoratore dipendente può comunque scrivere una lettera di dimissioni e presentarla per correttezza al proprio datore di lavoro.

Nel redigere la lettera il consiglio è di mantenere un tono professionale ed educato, esponendo le motivazioni che hanno spinto verso le dimissioni e ringraziando il datore di lavoro per l’opportunità professionale. La lettera di dimissioni dovrebbe contenere:

  • Il proprio nome, cognome e i recapiti;
  • I riferimenti aziendali e del datore di lavoro;
  • Indicare la volontà di dimettersi e le motivazioni;
  • Le date di decorrenza specificando quale sarà l’ultimo giorno di lavoro
  • La firma del lavoratore.

La lettera può essere consegnata a mano o via posta raccomandata A/R.

La legge tutela i datori di lavoro o i lavoratori?

Le modifiche apportate dal 2016 dal Jobs Act in merito alla presentazione delle dimissioni esclusivamente per via telematica hanno un duplice obiettivo.

Da un lato tutelano il datore di lavoro, che ha uno strumento a disposizione per evitare che il lavoratore abbandoni il proprio lavoro da un giorno all’altro, beneficiando di un periodo di tempo volto a sostituire il dipendente, dall’altro sono anche un motivo di tutela nei confronti del lavoratore.

La procedura telematica, infatti, consente di evitare una pratica scorretta frequentemente messa in atto dai datori di lavoro in Italia, le così dette dimissioni in bianco.

Le dimissioni in bianco, che non sono più applicabili al giorno d’oggi, consistevano nel far firmare le proprie dimissioni nel giorno della stesura del contratto, senza applicarvi un data, in maniera tale che il datore di lavoro potesse mandare via il dipendente in qualsiasi momento oltre che, utilizzare il documento come forma di ricatto, venendo quindi meno alle norme a tutela del licenziamento individuale.

Perché i lavoratori abbandonano un posto di lavoro?

Lo scrittore e fondatore di Keeping the People, Leigh Branham ha scritto un libro di successo, dal titolo “I sette motivi segreti per cui i lavoratori lasciano il proprio lavoro”.

Branham sottolinea come la decisione di lasciare un lavoro è un’intenzione che si concretizza in un lavoratore nel tempo e può richiedere anche anni prima che diventi effettiva.

Ciò avviene perché il lavoratore, prima di dimettersi deve considerare diversi aspetti come la possibilità e le difficoltà nel trovare un nuovo lavoro o nutrono la speranza che le cose possano migliorare nel tempo.

I motivi principali per cambiare lavoro

Il lavoro non si dimostra essere come previsto.

Che siano realistiche o meno le aspettative per un lavoro, spesso un lavoratore si accorge che desidera svolgere mansioni differenti o preferisce una diversa realtà aziendale.

Una mancata soddisfazione personale

Molti lavoratori ritengono che le aziende non gli permettano di esprimere appieno i propri punti di forza e talenti e ciò avviene perché spesso i manager non pongono sufficiente attenzione alla valorizzazione delle risorse umane.

Poca formazione e feedback

Prevedere dei meeting, incontri e seminari finalizzati alla formazione costante dei propri dipendenti, non solo migliora la produttività aziendale, ma anche il lavoratore si sentirà più utile e preparato al raggiungimento degli obiettivi, una motivazione che rende meno probabile la decisione di voler cambiare lavoro.

Scarse opportunità di fare carriera

Riuscire a dare le giuste opportunità per un avanzamento di carriera, permette ad un lavoratore di essere più fedele all’azienda. Al contrario la prospettiva di dover svolgere sempre le stesse mansioni potrebbe convincere il dipendente a cercare migliori opportunità. Non tutte le aziende prevedono la possibilità per un lavoratore di avere una brillante carriera di tipo verticale, per questo motivo, le organizzazioni stanno sempre più prevedendo metodi di sviluppo orizzontale, al fine di portare nuove opportunità di sviluppo in una carriera.

Non si reputa l’azienda in grado di valorizzare le risorse umane

Collegato al punto precedente, non sono solo le scarse opportunità a spingere un lavoratore verso la ricerca di un nuovo lavoro, ma anche la sensazione di essere poco valorizzati nelle mansioni che svolgono può essere determinante.

Carichi di lavoro pesanti e stress

Duri carichi di lavoro, scadenze da rispettare possono causare l’insorgere del burnout, spesso motivo di dimissioni. Negli ultimi tempi, una crescente attenzione delle istituzioni, in tal senso, è rivolta verso il garantire un corretto equilibrio tra le ore lavorative e la vita privata.

Perdita di fiducia verso i dirigenti

Infine, quando un dirigente o datore di lavoro non gode più della fiducia di un dipendente, questo sarà più propenso a presentare le proprie dimissioni.

I dirigenti sono chiamati oltre che a gestire l’azienda anche a creare un clima disteso che rafforzi i legami e il coinvolgimento dei dipendenti al fine di evitare alti tassi di turnover, i quali, comportano un conseguente danno d’immagine ed economico all’azienda.

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