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Come diventare arbitro: percorsi professionali e possibilità di stipendio

L’arbitro di una manifestazione sportiva porta con sé una grandissima responsabilità e un pesante fardello: è infatti la figura che deve vigilare sul corretto svolgimento dell’incontro, applicando il regolamento e punendo le scorrettezze. Per questo motivo è molto facile attirare l’antipatia di chi si sente danneggiato dalle decisioni prese, soprattutto considerando che qualsiasi errore può costare carissimo poiché potrebbe potenzialmente determinare una vittoria o una sconfitta.

Nonostante questo onere, quella dell’arbitro resta una professione che può regalare grandi soddisfazioni e grande prestigio: si tratta pur sempre del “direttore di gara”, ovvero colui che dirige e interpreta l’incontro, andando oltre la semplice applicazione meccanica del regolamento, che risulta in molti casi insufficiente.

La professione dell’arbitro non richiede semplicemente uno studio costante e meticoloso del regolamento, ma in molti casi, come quello dell’arbitro di calcio, anche una preparazione fisica considerevole per poter tenere il passo dei giocatori. Questa duplice preparazione costituisce uno dei motivi per cui la professione dell’arbitro è così difficile e tendenzialmente sottovalutata.

Vediamo ora quali sono i percorsi per diventare arbitro negli sport più popolari e più seguiti.


Come diventare arbitro di calcio

Per diventare arbitro di calcio è necessario iscriversi ad uno dei corsi tenuti annualmente dall’AIA, l’Associazione Italiana Arbitri, a carattere totalmente gratuito. I requisiti per poter accedere ad un corso AIA sono tutto sommato semplici:

  • essere cittadino della Comunità Europea, con documento di identità valido, o cittadino extracomunitario dotato di regolare permesso di soggiorno;
  • aver compiuto 15 anni e non aver superato i 35 anni al momento dell’iscrizione al corso;
  • aver conseguito come minimo il titolo di studio della scuola dell’obbligo;
  • avere sempre tenuto un’irreprensibile condotta civile e sportiva;
  • essere in possesso del certificato di idoneità alla pratica sportiva generica e della dichiarazione di attitudine specifica, che viene rilasciata dalla commissione medica arbitrale.

Anche se il titolo di studio minimo richiesto è quello della scuola dell’obbligo, per fare carriera nel mondo dell’élite arbitrale è una buona idea frequentare un corso di laurea in Scienze Motorie: questa qualifica potrebbe essere molto utile sia per la nostra preparazione teorica, sia per arricchire il nostro curriculum.

Una volta iscritti ad un corso AIA è necessario frequentare le lezioni per un periodo di tempo che solitamente non va oltre i tre mesi, e dare l’esame finale per l’ottenimento del patentino, che comprende sia una parte scritta che una orale. Successivamente all’esame teorico sono previsti anche dei test fisici che comprendono solitamente sia l’allenamento sullo scatto breve sia quello sulla resistenza. E’ infatti importante considerare che un arbitro di calcio corre in media dai 10 ai 13 km a partita, arrivando anche a 18 negli incontri della massima serie: senza dubbio una preparazione atletica degna di nota!

Una volta ottenuto il patentino si diventa affiliati alla sezione AIA presso cui si è frequentato il corso e quindi arbitri a tutti gli effetti, ricevendo la divisa ufficiale e una Tessera Federale personalizzata con nome, cognome e codice meccanografico, che permette di entrare gratuitamente in tutti gli stadi d’Italia in occasione delle manifestazione organizzate dalla FIGC a livello nazionale.

Una volta ricevuto il patentino si inizia ad arbitrare in campionati giovanili minori, e  per mantenere l’affiliazione alla sezione AIA occorre arbitrare un numero minimo di partite all’anno e mantenere la presenza alle riunioni di sezione. Naturalmente all’inizio si viene assegnati a campionati giovanili minori, per poi passare di categoria solo dopo aver fatto moltissima gavetta. Il campionato di partenza è quello degli Esordienti, e la possibilità del passaggio di categoria viene valutata annualmente da una commissione speciale di ex-arbitri. Il processo è molto lungo, e mediamente è necessaria una decina d’anni prima di poter ambire alle categorie professionistiche maggiori del nostro calcio.

Ricordiamo, in ogni caso, che la professione dell’arbitro di calcio richiede una forte personalità e una grande autorevolezza: non è sempre semplice, infatti, gestire al meglio le proteste da parte dei giocatori o dell’allenatore.

Lo stipendio di un arbitro di calcio

Gli arbitri di calcio sono pagati a partita, e la quota dipende da molti fattori diversi; il più rilevante è senza dubbio la serie calcistica di riferimento:

  • Serie A: circa 3.800 euro a partita
  • Serie B: circa 1.700 euro a partita
  • Serie C: circa 200 euro a partita
  • Dilettanti: da 30 a 88 euro a partita


Come diventare arbitro di basket

Il basket è un altro sport molto seguito nel nostro Paese; il procedimento non è molto diverso da quello del calcio, nel senso che il primo passo è rivolgersi al Comitato Regionale della FIP, la Federazione Italiana Pallacanestro, per partecipare a uno dei numerosi corsi che vengono indetti annualmente e a carattere totalmente gratuito.

Anche i requisiti per l’accesso al corso sono simili a quelli dell’AIA, ma i limiti di età sono leggermente diversi: si parla infatti di un’età compresa fra 13 e 30 anni. Se si hanno più di 30 anni è comunque possibile diventare degli arbitri di basket, ma a quel punto bisognerà intraprendere un procedimento leggermente diverso, ovvero fare una richiesta d’iscrizione ai corsi per gli arbitri amatoriali.

Analogamente a quanto succede per il calcio, al termine del corso bisognerà passare un esame per ottenere la qualifica di Arbitro Federale e iniziare una gavetta nei campionati minori.

Un particolare degno di nota è che anche gli atleti possono diventare arbitri nei campionati seniores o in quelli giovanili, ma solo a livello regionale. E’ inoltre importante che l’attività di arbitro non influisca su quella di atleta e viceversa, pertanto un atleta che desideri arbitrare potrà farlo solo in campionati a cui non prenderà parte come giocatore.

Vi sono inoltre numerosi corsi di riqualificazione per tenersi aggiornati: il basket è infatti uno sport dinamico, in cui i cambiamenti del regolamento, anche se di modesta entità, possono essere frequenti. Per questo motivo vengono istituiti dei corsi, sia a carattere gratuito dalla FIP, sia a pagamento da altri enti.


Lo stipendio di un arbitro di basket

Anche gli arbitri di basket sono pagati a partita, e la quota media si aggira attorno ai 1.000 euro nel caso di un arbitro di serie A e 800 euro nel caso della serie B; nel caso della NBA, invece, la massima serie americana, i compensi arrivano anche fino a 3.500 dollari a partita.

Come diventare arbitro di tennis

Nel caso del tennis la faccenda è leggermente più complessa, perché bisogna innanzitutto distinguere tra arbitro e giudice arbitro.

L’arbitro è l’ufficiale di gara scelto per dirigere un match, e si esprime prevalentemente su questioni di fatto (ad esempio se un colpo è finito dentro o fuori dal campo), mentre il giudice arbitro ha una responsabilità che prevede il rispetto della disciplina nelle manifestazioni sportive a livello agonistico.

Il corso per diventare arbitro è sia teorico che pratico, e prevede una prova di arbitraggio di almeno due partite sotto la supervisione di alcuni istruttori e osservatori, mentre quello per diventare giudice arbitro è prettamente teorico e prevede materie complesse come la giustizia sportiva.

L’organizzazione dei corsi, ancora una volta gratuiti, è a carico della FIT, la Federazione Italiana Tennis, quindi la scelta migliore è quella di rivolgersi direttamente al Comitato Regionale della FIT più vicino a noi.

La struttura dei corsi non è particolarmente impegnativa a livello di tempo: quelli per arbitro prevedono 6 lezioni della durata di due ore ciascuna, mentre per il giudice arbitro le lezioni sono 12, di durata analoga.

Una volta superato l’esame finale si inizia un tirocinio di uno o due anni con la qualifica di Allievo giudice arbitro, o Allievo arbitro. Al termine del tirocinio si potrà accedere ai Quadri Regionali e successivamente ad un colloquio anche a quelli Nazionali. I gruppi di merito che stabiliscono la gerarchia all’interno del mondo arbitrale sono quattro nel caso del Giudice Arbitro (D, C, B, A) e tre nel caso dell’Arbitro  (C, B, A).

Se invece si desidere arbitrare a livello internazionale i requisiti si fanno più complessi: oltre all’ottima conoscenza della lingua inglese, infatti, occorre frequentare una scuola di primo livello su base nazionale e successivamente una scuola di secondo livello gestita dalla International Tennis Federation.

Una volta frequentata una scuola di secondo livello si otterrà il White Badge, la prima qualifica internazionale per gli arbitri di tennis. Al White Badge fanno seguito il Bronze, il Silver e il Gold Badge. Quest’ultima qualifica è talmente rara che al momento sono solo una trentina gli arbitri che la possiedono a livello mondiale. Stiamo parlando di livelli estremamente alti, ovvero di arbitri abilitati a livello ATP e WTA Tour e nei Grand Slam.

Lasciando per un attimo da parte il vertice della piramide, se si vuole intraprendere questa carriera è sempre utile tenere a mente le due qualità principali per avere successo in questo ambito, così come descritte dall’ex arbitro svedese Lars Grass:

  • personalità, per essere sufficientemente sicuri di sé nel prendere le decisioni;
  • autorevolezza, per gestire al meglio le proposte da parte dei giocatori e del pubblico.

Lo stipendio di un arbitro di tennis

Per quanto riguarda lo stipendio, è opportuno considerare che dipende moltissimo dal livello della competizione; nei casi di incontri minori parliamo di cifre molto modeste, ma un arbitro ATP riesce a guadagnare comodamente tra i 1.000 e i 1.500 euro per una settimana di torneo.

Come diventare arbitro di pallavolo

Il mondo della pallavolo non è molto diverso da quello dei precedenti sport. I corsi, a carattere gratuito, sono organizzati dalla Federazione Italiana Pallavolo, pertanto la scelta migliore è quella di rivolgersi direttamente a questo ente tramite l’indirizzo mail ioarbitro@federvolley.it, specificando nome, cognome, residenza e città in cui si preferisce svolgere il corso.


Oltre alla cittadinanza dell’Unione Europea (o anche extra Europea se supportata da un regolare permesso di soggiorno) e al certificato di idoneità sportiva non agonistica, i limiti di età sono leggermente diversi rispetto agli sport di cui abbiamo già parlato: si parla infatti di un’età compresa tra i 16 e i 54 anni.

Il corso prevede un totale di 20 ore di formazione, e comprende sia una parte teorica, frequentabile anche a distanza in modalità telematica, sia una parte pratica da affrontare in palestra. Una volta terminato il Corso e superato l’Esame si ottiene subito il titolo di Arbitro e si diventa un Tesserato del Comitato Provinciale FIPAV.

Il collegio arbitrale della pallavolo ha in realtà una struttura piuttosto complessa, di cui forse non tutti sono a conoscenza; è composto infatti da:

  • Primo Arbitro: si tratta del vero e proprio “direttore di gara”, ovvero colui che ha autorità assoluta nella direzione dell’incontro; molte segnalazioni di falli, inoltre, sono di sua esclusiva competenza.
  • Secondo Arbitro: questa figura esercita la sua autorità nei pressi della rete, e si sposta di palo in palo seguendo l’azione. Il secondo arbitro ha inoltre il compito di tenere sotto controllo la panchina e di segnalare le invasioni.
  • Giudici di Linea: questi arbitri si occupano principalmente dell’impatto della palla con le linee del campo e del corretto tocco da parte dei giocatori.
  • Video Check: si tratta di un sistema video predisposto per limitare e correggere l’inevitabile errore umano. La sua presenza, tuttavia, è limitata alle sole serie A1 e A2 maschili e A1 femminile.

Nonostante la complessità del collegio arbitrale, è opportuno considerare che non sempre è presente al completo: per quanto riguarda le squadre dalla serie C in giù, infatti, un solo ufficiale di gara è sufficiente per arbitrare il match.

L’arbitraggio della pallavolo è caratterizzato inoltre da una serie di gesti con significati ben precisi, che si possono riassumere nel seguente modo:

  • Squadra al servizio: il braccio dell’arbitro si estende verso il lato della squadra che deve servire;
  • Palla dentro: il braccio e il dito dell’arbitro vengono puntati verso il suolo;
  • Doppio tocco: l’arbitro alza due dita divaricate per indicare il fallo;
  • Sostituzione: le braccia dell’arbitro ruotano l’una attorno all’altra per indicare la necessità un cambio giocatore.

Lo stipendio di un arbitro di pallavolo

Per quanto riguarda le possibilità di guadagno, ci attestiamo su cifre che vanno dai 50 ai 500 euro a partita a seconda del prestigio della competizione di riferimento.

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