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Come diventare allenatore di calcio: formazione, abilità e guadagni

Lavorare come allenatore di calcio potrebbe essere una prospettiva ambiziosa ma desiderata da molti appassionati di questo sport, specialmente di che desidera coniugare alla propria passione l’insegnamento a bambini e ragazzi.

Il calcio è indubbiamente lo sport più seguito in Italia, che conta decine di migliaia di appassionati spettatori e tanti giocatori, in tutte le federazioni, le categorie e le fasce di età. 

Vediamo insieme come iniziare a lavorare come allenatore di calcio: quali sono le mansioni, la formazione più opportuna, le abilità da possedere e le possibilità di guadagno e carriera future.

Cosa fa quotidianamente l’allenatore di calcio

Per iniziare è necessario inquadrare quali sono le mansioni e i compiti richiesti all’allenatore di calcio. 

La prima attività di cui si occupa è la promozione dell’attività sportiva. Questa fase del lavoro può avvenire all’interno della propria associazione o scuola di appartenenza, alle convention, alle manifestazioni o alle competizioni. Inoltre, molti allenatori vengono invitati a parlare e dialogare con gli studenti nelle scuole, per esporre i benefici dell’attività sportiva. 

Si occupa ovviamente della pianificazione degli allenamenti, includendo nel programma elementi di: 

  • Creazione del team di lavoro
  • Valorizzazione delle capacità individuali
  • Più l’età dei partecipanti alla squadra è bassa, più sarà necessario comportarsi come un educatore e un insegnante, prima che un preparatore sportivo

E’ l’allenatore di calcio a occuparsi anche della sovrintendenza agli allenamenti, che devono essere progressivi, sicuri per la salute e il benessere psicofisico, orientati all’ottenimento dei risultati e motivanti per i partecipanti. 

Da ultimo, organizza e pianifica gli spostamenti per le competizioni, l’alloggio della squadra e l’iscrizione alle competizioni. 

Nel caso di squadre di bambini e ragazzi, è compito dell’allenatore anche comunicare con le famiglie, per spiegare progressi e criticità dei bambini ed aiutare i genitori a trasformare lo sport in un metodo educativo utile alla crescita dei piccoli di famiglia. 

Talent scouting

Sebbene nei club professionisti e semi-professionisti esista una figura a se stante, il talent scout o osservatore sportivo, nelle piccole associazioni e scuole sono spesso gli allenatori a presentarsi ad allenamenti e competizioni per osservare gli atleti ed individuare i talenti migliori da conquistare ed inserire in squadra. 

Dunque, anche la mansione di osservatore sportivo può dover essere inclusa in quelle ordinarie richieste alla professione. 

Qual è la giusta formazione per un allenatore di calcio 

Parliamo ora della formazione che deve possedere un allenatore di calcio, di quali sono gli step più importanti per inserirsi in questo mercato. 

I cicli di laurea più significativi sono indubbiamente:

  1. Scienze delle attività motorie e sportive (L-22) 
  2. Scienze dell’educazione motoria e delle attività adattate (LM-67, corso biennale dopo la laurea triennale)
  3. Scienze e tecniche avanzate dello sport (LM-68, corso biennale dopo la laurea triennale)

Superato lo step della formazione universitaria è necessaria l’acquisizione di competenze pratiche. Bisogna fare sempre riferimento alle Federazioni specialistiche del paese in cui si lavora: ognuna attesta quali sono i corsi da seguire e spesso ne organizza di propri.

Considerando che le scienze sportive sono in continua evoluzione per le nuove scoperte e considerazioni mediche, scientifiche, psicologiche, sociologiche e pedagogiche è indispensabile rimanere continuamente aggiornati con seminari, convention e corsi specialistici anche dopo la formazione ordinaria. 

Perché la laurea? 

Potrebbe sembrare una scelta bizzarra, ma perché è necessario essere laureati per lavorare come allenatori di calcio? I motivi sono i seguenti: 

  1. È necessario acquisire competenze in fatto di psicologia dello sport, psicologia, psicologia dell’infanzia, sociologia, pedagogia
  2. È necessario conoscere a menadito le normative legali che disciplinano il mestiere
  3. È necessario conoscere le procedure di sicurezza e di esecuzione fisica e psicologica corretta degli allenamenti
  4. Il ruolo dell’allenatore di calcio, specie quando parliamo di squadra giovanili, non è quello di semplice allenatore ma di educatore e formatore, al pari di un insegnante

Il valore dell’esperienza

A livello curricolare l’esperienza diretta sul campo dello sport è davvero significativa: avere una lunga esperienza da giocatore, ancora prima che da allenatore, potrebbe fare la differenza al momento di un’assunzione o di un processo di selezione. 

Ambienti di lavoro, tipo di contratti e federazioni

Veniamo ora a parlare dei tre possibili ambienti di lavoro in cui l’allenatore di calcio lavorerà e si inserirà: le federazioni, le associazioni e i club. 

Le federazioni

Le federazioni si avvalgono quasi esclusivamente di lavoratori autonomi con partita IVA: dunque, con contratti di libera professione. In caso di piccole federazioni potrebbe avere un contratto a progetto come consulente tecnico-sportivo.

Il vantaggio di questo tipo di impiego sta nel controllo diretto delle scelte della squadra, dei nuovi giocatori e della scelta dei professionisti coordinati dall’allenatore (il preparatore, il massaggiatore, il medico, il vice). 

Gli svantaggi sono due: i ritmi di lavoro estremamente intensi e il turn over dei professionisti: la riconferma avviene infatti esclusivamente in base ai risultati ottenuti nel corso della stagione sportiva. 

Le associazioni

Le associazioni sportive funzionano in modo simile alle federazione, ma con la seguente differenza: l’allenatore potrebbe essere il titolare dell’associazione, con un controllo più pieno delle attività quotidiane e generali dell’istituzione. 

In questo caso, se non si è titolari, si lavora spesso come dipendenti o con contratti a progetto. Gli orari di lavoro sono variabili ed adattati alle esigenze della squadra e dei giocatori.

I club

Quando parliamo di club sportivi parliamo di enti privati, di vere e proprie aziende dello sport, con budget di lavoro più ampi, maggiori competenze necessarie e prospettive di carriera in crescita. Il settore dei club è maggiormente competitivo e dovrebbe essere l’ultimo step di una carriera di più lungo corso. 

Normativa per altre discipline sportive

In questo articolo abbiamo deciso di parlare di una delle professioni sportive più desiderate, cioè quella di allenatore di calcio. 

Desideriamo però indicare che le normative e le richieste per questo impiego sono molto simili in tutte le discipline sportive, di squadra ed individuali. 

È opportuno sempre attraversare una carriera da atleti, conseguire una delle lauree indicate e studiare presso le Federazioni abilitate della disciplina esaminata: dunque, le indicazioni che possiamo fornire si possono adattare anche a contesti diversi da quello del calcio. 

Abilità specifiche e generiche dell’allenatore di calcio

Parliamo ora delle abilità e delle competenze necessarie per svolgere al meglio il lavoro di allenatore di calcio. A beneficio della chiarezza le distingueremo in due categorie: 

  1. Competenze specifiche, apprendibili (o hard skill): sono misurabili e si ottengono con gli studi, le certificazioni, i corsi e la pratica
  2. Competenze generiche, non apprendibili (o soft skill): non sono misurabili e fanno riferimento al carattere individuale, alle propensioni psicologiche, agli interessi e alle passioni personali

Hard skill

Iniziamo dalle hard skill, le competenze estremamente specifiche e misurabili che si ottengono con gli studi, le certificazioni e i corsi. Le più importanti sono: 

  • Conoscenza del diritto dello sport e delle legislazioni vigenti nel paese in cui si opera
  • Conoscenza di elementi di organizzazione sportiva, interna (relativa alla squadra) ed esterna (relativa alle competizioni)
  • Conoscenza delle normative riguardo l’organizzazione e la partecipazione agli eventi sportivi
  • Conoscenza di tutti i regolamenti dello sport scelto, in questo caso ovviamente del calcio
  • Conoscenza della psicologia dello sport. Se si lavorerà soprattutto con bambini e ragazzi è necessario avere anche conoscenze di pedagogia, sociologia e psicologia dell’età evolutiva e dell’adolescenza
  • Conoscenza dei metodi e degli approcci didattici all’insegnamento delle discipline sportive
  • Conoscenza dei fondamentali elementi di anatomia umana, medicina della riabilitazione, pronto soccorso, dietologia sportiva, biomeccanica, fisiologia, igiene dello sport e informatica applicata

La conoscenza di queste branche del sapere e di questi elementi è necessaria per: 

  • Applicare correttamente le tecniche di valutazione delle condizioni fisiche e del potenziale atletico
  • Pianificare e programmare l’allenamento alla prestazione
  • Usare correttamente gli attrezzi di preparazione
  • Motivare, organizzare ed ottimizzare il gruppo e le sue dinamiche

Soft skill

Come abbiamo detto, le soft skill non si imparano né si studiano: al massimo, si affinano e migliorano, ma fanno di base parte del bagaglio di esperienze e tratti del carattere e della psicologia della persona. 

Le abilità generiche più importanti per lavorare come allenatore di calcio sono: 

  • Alta reattività allo stress e sua gestione
  • Capacità di leadership del gruppo
  • Capacità di lavorare proficuamente con gli altri professionisti, come il medico o il preparatore atletico, che interverranno sulla squadra seguendo le indicazioni dell’allenatore
  • Capacità di delegare, individuare e sottolineare le peculiarità individuali degli atleti
  • Nel caso del lavoro con bambini e ragazzi, alte capacità di comunicazione e relazione con le famiglie: sarà all’allenatore che, infatti, loro faranno riferimento come lo fanno con i professori a scuola

La carriera: esperienze, crescita e guadagni

Abbiamo accennato in una delle sezioni precedenti del grande valore che l’esperienza diretta ha sulla professione di allenatore di calcio: è intuitivo pensare che chi ha praticato per molti anni una certa disciplina sportiva ne conosca a menadito gran parte dei meccanismi di funzionamento.

Tutte le esperienze maturate in fatto di competizione saranno estremamente utili agli allenatori, specialmente ai novizi che devono riempire il curriculum in attesa di avere a disposizione anche certificazioni e attività di insegnamento pratiche. 

La crescita e gli scatti di carriera dipendono ovviamente da vari fattori, non del tutto dissimili da quelli che regolano altre professioni non legate al mondo dello sport: 

  1. Qual è la formazione? Più è completa e di alto livello, continuamente aggiornata, più sarà facile accedere a gradi di allenamento più elevati, a federazioni più prestigiose e a club privati più noti ed importanti
  2. Quali sono i risultati conseguiti in passato? Più saranno significativi e vistosi, più il curriculum assumerà valore agli occhi di chi sta preparando la selezione degli allenatori per una categoria di impegno più importante, come un campionato di maggior livello
  3. Quali sono le capacità esterne all’allenamento dell’allenatore di calcio? Una personalità particolarmente briosa, che apprezza la comunicazione e porta con sé sponsor importanti sarà indubbiamente notata più facilmente e apprezzata da club e società che hanno risalto mediatico locale o internazionale

I guadagni

Parliamo ora dei possibili guadagni di un allenatore di calcio. I fattori da esaminare per fare una stima sono molti: dal livello a cui si allena (se è dilettantistico, amatoriale, professionale), dalla reputazione professionale, dalla presenza di sponsor con contratti attivi in collaborazione con il professionista. 

In molti casi sono disponibili dei bonus che integrano lo stipendio da contratto, in base ai risultati ottenuti in stagione. 

Facciamo qualche esempio che può essere utile per dare una panoramica generale dei possibili guadagni di un allenatore di calcio: 

  • Un allenatore di Campionato Italiano Serie D avrà un guadagno massimo di circa 10 mila EUR
  • Un allenatore in una squadra dilettante di Eccellenza potrà guadagnare al massimo circa 9 mila EUR 
  • Un allenatore di Prima Categoria guadagnerà al massimo 5 mila euro 

Nel caso delle Leghe superiori, come la Pro, la Serie A o la Serie B, vale il principio del minimo retributivo, stabilito annualmente dall’Associazione Italiana Allenatori di Calcio e dalle singole Leghe e Federazioni. Non esiste un tetto massimo di guadagno: a seconda del contratto e dei bonus disponibili l’allenatore potrà ricevere un compenso più o meno corposo. 

Per esempio, prendendo a modello le dichiarazioni e normative della Lega Pro del 2012: 

  • Un allenatore tesserato non potrà avere un guadagno inferiore ai 25.325 EUR l’anno
  • Un allenatore in seconda della prima squadra non potrà avere un guadagno inferiore a 14.182 EUR l’anno

Se parliamo di competizioni e Leghe di altissimo livello, gli stipendi facilmente superano i 100.000 EUR per allenatori di squadre di serie B, i 400.000 EUR per gli allenatori di squadre di serie B importanti e gli svariati milioni per gli allenatori più importanti della serie A.

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