image

Il South Working sarà il futuro?

In un recente articolo, abbiamo messo riportato la notizia del progetto South Work un’idea nata da Elena Mittiello nel marzo 2020 e finalizzata ad agevolare il rientro dei lavoratori fuori sede e originari del Sud Italia nei propri luoghi d’origine grazie alle possibilità offerte dalle nuove forme di lavoro da remoto.

Il progetto ancora in fase di definizione, ha un obiettivo nobile e ambizioso quello cioè di: limitare la fuga dei talenti, arrestare i processi di spopolamento e ridurre il noto divario economico tra il Nord e il Sud del Bel Paese.

L’idea trova terreno fertile in questo periodo nel quale vi sono limiti agli spostamenti e la conseguente necessità di lavorare, quando possibile, da remoto o in Smart Work.

La sfida progettuale consiste sia nel fare in modo che ogni città o piccola comunità in Italia sia effettivamente in grado di garantire ad un lavoratore l’accesso alla banda larga, sia nel raccogliere quante più adesioni, sia nel consentire al lavoratore di poter vivere in posti dove le spese fisse (affitto, utente, trasporti) sono più basse.

In questo articolo, vedremo quali progressi ha fatto il progetto South Work negli ultimi mesi e riportiamo il parere a riguardo di Enrico Moretti, docente all’Università di Berkeley.

South Working lavorare dal Sud: il punto della situazione

Il progetto South Working è oggi presente sul web con un sito ufficiale nel quale, una volta approdati, è possibile registrarsi ed entrare a far parte della community: un gruppo di giovani lavoratori che condividono la medesima voglia di tornare presso i loro luoghi natii del Sud Italia.

Il gruppo di lavoro che si definisce come: “un movimento d’opinione” si propone come un aggregatore di best practices finalizzate ad intraprendere la modalità di lavoro da remoto e dal Sud Italia.

La community sta altresì:

  • Localizzando spazi disponibili quali: coworking, bar, librerie così da permettere al lavoratore dal Sud o South Worker di lavorare in luoghi adatti che consentano anche di potersi relazionare con altri lavoratori.
  • Utilizzando i canali social attraverso apposite rubriche nelle quali si riportano: le esperienze dei South Worker, il tema dell’innovazione sociale nel Sud e casi di aziende remote-friendly.
  • Inoltre, giovedì 12 novembre è stato organizzato da Fondazione CON IL SUD e South Working un evento online trasmesso in diretta dalla pagina Facebook.

All’evento hanno partecipato 438 persone ed è emerso che:

  • L’85,2% dei lavoratori intervistati rientrerebbe nel Sud Italia se gli fosse permesso;
  • Il modello di lavoro agile promosso oltre che portare nuovo slancio ai territori si traduce anche in innovazione, maggiore felicità nei lavoratori e maggiore produttività aziendale;
  • Gli spazi per il co-working a Milano sono 1 ogni 30.000 abitanti a Palermo 1 ogni 137.000
  • In definitiva, il progetto prosegue grazie all’entusiasmo degli ideatori e della community che rapidamente ha sposato l’idea: la pagina Facebook conta 7.718 iscritti e un pubblico di oltre 30.000 persone ogni mese.

Il progetto South Working non convince tutti

In un’intervista rilasciata per “Il Fatto Quotidiano”, Enrico Moretti, economista e docente all’University of California (Berkeley) sostiene che quando il vaccino per il Covid-19 porrà fine all’emergenza sanitaria ed economica, la nuova normalità non sarà fatta da lavoratori residenti in piccoli centri del Sud Italia.

Secondo Moretti, chi ha vissuto in realtà dinamiche come Milano presto ci tornerà poiché lavorare isolati pone un freno alla creatività e alla produttività.

L’unico cambiamento, prosegue l’economista, riguarderà l’implementazione del telelavoro che sarà possibile uno o due giorni a settimane e chi vorrà ne usufruirà.

Inoltre, Moretti non crede che l’aumento della produttività aziendale registrata da molte aziende durante questo periodo di Smart Work durerà a lungo: concentrare le menti più brillanti (brain hubs) in pochi luoghi nel mondo come San Francisco, Boston, Seattle, Londra o Zurigo permette di avere importanti ricadute in termini occupazionali, negli investimenti e nella realizzazione di prodotti e servizi unici.

Gli elevati stipendi percepiti dai lavoratori permettono altresì di creare un indotto economico che secondo le stime genera per ogni lavoratore quattro o cinque servizi aggiuntivi.

Basti pensare che i 20.000 lavoratori Google in Silicon Valley rendono possibile il sostentamento di 80-100.000 posti di lavoro aggiuntivi.
In conclusione, solo il futuro ci dirà in che modo si trasformerà il mercato del lavoro, se si realizzerà l’idea di South Working di Elena Mittiello o se le realtà dinamiche e produttive una volta che il vaccino sarà disponibile riprenderanno ad attirare e concentrare i migliori talenti del pianeta.

leave your comment


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *