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Upskilling e Reskilling: differenze, significato e perchè sono importanti

Upskilling e reskilling sono due termini che, come spesso accade, prendiamo in prestito dalla lingua inglese.

Due termini che evidenziano un’importante esigenza inerente al mercato del lavoro e supportata da numerosi studi e ricerche.

Più volte abbiamo sottolineato l’importanza di acquisire nuove competenze e abilità al fine di rispondere alle nuove mansioni richieste al lavoratore. La mancanza di formazione è un problema globale che comporta: skills mismatch e skills gap.

Oggi ci soffermeremo su upskilling e reskilling, vedremo cosa sono e forniremo una panoramica su come il lavoratore può mantenersi aggrappato ad un futuro che richiede sempre più competenze specifiche.

Upskilling e reskilling: significato e differenze

Upskilling può essere definito come un processo che permette ai lavoratori di apprendere nuove competenze svolgendo in maniera diversa lo stesso lavoro.

Reskilling è invece un processo finalizzato a far acquisire al lavoratore nuove competenze per poter svolgere un lavoro diverso, seppur sempre all’interno della medesima azienda.

Sono due pratiche che i datori di lavoro sono in qualche modo costretti ad applicare considerati i cambiamenti in atto. Due processi che fanno parte della normale evoluzione della carriera di ciascun lavoratore, il quale ha poche, se non nulle, possibilità oggi di poter svolgere le medesime mansioni per tutta la durata della propria vita lavorativa.

Upskilling e reskilling hanno l’obiettivo di ridisegnare le competenze del lavoratore, prevedendo programmi di formazione continua o life long learning.

Analizziamo i due processi distintamente.

Upskilling: il miglioramento e l’acquisizione di nuove competenze

Upskilling è, come anticipato, un processo necessario e volto a far acquisire nuove competenze ai lavoratori. Tipiche competenze migliorabili riguardano:

  • Capacità digitali;
  • Capacità analitiche;
  • Capacità organizzative.

Di upskilling si è iniziato a parlare da pochi anni, da quando le possibilità offerte dal digitale hanno reso evidente la necessità di rivedere e perfezionare numerosi processi e attività aziendali.

L’esigenza di adeguare le competenze è cruciale. Un aspetto evidenziato, ad esempio, nell’ultimo World Economic Forum. È emerso che in futuro le economie che vedranno maggiori guadagni saranno quelle dove vi sono le migliori competenze.

L’automazione e le nuove tecnologie stavano cambiando il mondo già negli scorsi anni, ma il Covid-19 ha dato un’ulteriore accelerata rendendo urgente la necessità di riqualificare su larga scala i lavoratori.

Nell’ultimo rapporto si sottolinea che entro il 2025 la metà dei lavoratori dipendenti nel mondo dovranno riqualificarsi.

Come migliorare e acquisire nuove competenze

Il lavoratore disoccupato, in attesa di un nuovo posto di lavoro, può utilizzare il tempo libero a disposizione per il proprio upskilling.

Allo stesso modo, anche i lavoratori dipendenti presso un’azienda è probabile siano inseriti in specifici programmi volti ad acquisire nuove capacità.

In questo secondo caso sono i manager aziendali a stilare un programma specifico di upskilling.

Al contrario dal punto di vista del lavoratore sia esso disoccupato o autonomo, è possibile:

Frequentare programmi di apprendimento e sviluppo

Un lavoratore, dopo aver analizzato i propri fabbisogni formativi, individuato quali competenze acquisire per migliorare la propria carriera lavorativa o trovare un nuovo lavoro, può frequentare corsi online specifici aumentando così la propria formazione e migliorando il curriculum (https://www.cercalavoro.it/ricerca/curriculum/).

Esperienza all’estero

Il lavoratore può pensare di acquisire nuove capacità trasferendosi all’estero, scoprendo così come attività affini alla propria stanno implementando nuovi processi organizzativi e quali nuove tecnologie sono in procinto o stanno adottando.

Confronto

Frequentare forum, meeting e iniziative promosse dal settore pubblico, può aiutare il lavoratore nell’upskilling. Il confronto con altri professionisti del settore è uno dei metodi più efficaci per unire le forze e trovare insieme soluzioni volte a definire una carriera per il futuro.

Mentoring e coaching

Un lavoratore autonomo così come il datore di lavoro di un’azienda può pensare di rivolgersi a società e professionisti esterni che si occupano di analizzare l’azienda o l’attività nel suo insieme proponendo specifici programmi di mentoring e coaching finalizzati a riposizionare l’azienda (e i lavoratori) o l’attività sul mercato.

Reskilling: scoprire un nuovo ruolo lavorativo

Reskilling si differenzia dall’upskilling perché non si tratta solamente di acquisire nuove abilità, ma queste devono comportare un cambio del ruolo in azienda, o nel caso di un lavoratore autonomo, comporta un cambiamento radicale: rivolgersi a nuovi settori, implementare un nuovo modo di lavorare, aprirsi ad un mercato internazionale, possono essere alcuni esempi.

Reskilling, in generale è una pratica messa in atto dalle aziende quando, ha la necessità di assegnare nuovi ruoli lavorativi ai propri dipendenti.

In questo contesto al lavoratore sono richieste flessibilità e resilienza, soft skills o abilità trasversali che permettono rapidamente di adattarsi alle nuove richieste dell’azienda.

Possedere le suddette abilità per un lavoratore è di fondamentale importanza. L’azienda, infatti, tende ad investire in un dipendente talentuoso e in grado di svolgere più ruoli, invece che licenziarlo e assumerne uno nuovo, perdendo così il tempo e il denaro speso nell’inserimento e nella formazione.

Le attività di reskilling messe in atto dalle aziende o dai lavoratori autonomi che hanno l’esigenza di innovare la carriera, sono in tutto e per tutto simili rispetto alle attività di upskilling.

L’unica differenza è che in questo caso le nuove competenze da acquisire risultano più distanti rispetto quelle richieste in un processo di upskilling.

Upskilling e reskilling: lo scenario attuale

È l’Istat a fornire un quadro preoccupante sulla disoccupazione in Italia.

Il Covid-19 ha causato la perdita di un milione di posti di lavoro a cui si aggiungono 700 mila inattivi in più.
Nonostante a febbraio 2021 il drastico calo degli occupati si sia attenuato, da settembre 2020 fino a gennaio 2021 la diminuzione degli occupati è allarmante.

L’attuale situazione non è solo italiana, durante il World Economic Forum di Davos è emerso un aumento delle disuguagliante, la debolezza delle istituzioni nel fronteggiare la pandemia e soprattutto l’assoluta esigenza di preparare le persone al futuro.

In pochi anni, upskilling e reskilling dovrebbero concentrarsi su punti quali:

  • pensiero analitico e innovazione;
  • strategie di apprendimento;
  • risoluzione dei problemi complessi;
  • pensiero critico;
  • creatività, originalità e spirito di iniziativa;
  • leadership e influenza sociale;
  • uso di nuove tecnologie, monitoraggio e controllo;
  • programmazione;
  • resilienza, tolleranza allo stress e flessibilità;
  • capacità di ragionamento.

Il mondo del lavoro deve dunque preparare i lavoratori a soddisfare le esigenze del mondo di oggi e di domani

Significa anche far sì che le retribuzioni siano eque, che l’ambiente di lavoro sia stimolante e che possa valorizzare le capacità e i talenti del singolo.

È solo così che si può raggiungere il massimo della produttività e del benessere delle persone.
Durante il World Economic Forum è stata ribadita l’esigenza di trasformare le crisi in opportunità ed è stata auspicata:

  • Una maggiore collaborazione tra governi, istituzioni e imprese al fine di costruire un ecosistema forte, connesso volto ad un miglioramento globale delle competenze;
  • Nuovi approcci agili che possano guidare le imprese, le associazioni no profit, e i centri di istruzione verso un’economia che generi posti di lavoro in un’ottica di sostenibilità e innovazione;
  • Investire nella forza lavoro, attuare programmi di formazione continua.

Durante il Word Economic Forum, upskilling e reskilling sono stati temi centrali. Il divario delle competenze va infatti colmato al più presto, attraverso, come abbiamo visto, politiche di cooperazione tra pubblico e privato, valorizzazione delle risorse umane e finanziamenti volti ad anticipare quelle che saranno le nuove competenze richieste in futuro.

In conclusione, a Davos si è manifestata la consapevolezza che le sfide che ci attendono sono grandi ma si è sottolineato che non sono insormontabili.

Da grandi crisi si può rispondere con grandi scopi cogliendo le opportunità e offrendo un cambiamento che duri e che possa essere una solida base per le generazioni future.

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