image

Supply chain manager: chi è, cosa fa, quanto guadagna

Di logistica, nelle aziende, si parla praticamente dalla loro creazione, all’inizio del 1800 in Inghilterra.

L’argomento è diventato di prioritario interesse non solamente per le aziende, ma anche per i consumatori con l’avvento degli acquisti on-line, che richiedono una macchina perfettamente coordinata ed oliata dal Supply chain manager ai corrieri

La professione di supply chain manager è complessa proprio per via della complessità della materia logistica. In questa guida al mestiere parleremo di tanti aspetti di questo lavoro: quali sono le sue mansioni, come si coordina con gli altri reparti, cosa studia per assumere questo ruolo, quali sono le sue prospettive di guadagno. 

Logistica: storia, concezioni e necessità

Come accennato in apertura, del concetto di logistica si discute, sul piano manageriale e su quello economico, da almeno due secoli, cioè da quando la produzione industriale è passata da essere mono centralizzata e poli-centralizzata. 

Facciamo un esempio molto semplice che può però aiutarci a capire meglio questo passaggio storico ed economico. 

Alla fine del 1700, in Inghilterra prima e nei grandi paesi europei e americani dopo, la produzione inizia a venire industrializzata, con l’uso di macchinari a vapore sempre più efficienti e con la possibilità di produrre ed esportare quantità maggiori di beni.

In questa fase, l’imprenditore è una sorta di fact totum, e soprattutto tutte le singole parti della propria gestione sono posizionate molto vicino all’impianto: non è necessario organizzare una lunga o complessa catena logistica per portare il cotone dai campi alle aree di prima lavorazione, poi agli impianti di creazione dei filati, poi ai telai per la produzione delle stoffe, perché tutti si trovano nello stesso luogo.

Con la Seconda rivoluzione industriale, invece tutto cambia. Il proprietario di un’impresa tessile inglese acquisisce il cotone dall’India, dove la qualità è più alta e il costo della manodopera più basso.

La materia prima deve fare un lungo viaggio per arrivare ad un impianto fornitore, dove si procede alla grossatura e alla prima filatura.

L’impianto con i telai è in un’altra regione, o in un’altra città, e dalla sgrossatura devono partire i carichi fino alla fabbrica, dove finalmente gli operai possono usare la materia prima. E quando il prodotto è finito, per venire esportato in tutta l’Europa, deve attraversare altri giorni o settimane di viaggio, fino alle botteghe dei sarti e fino ai negozi. 

Il concetto di logistica nasce proprio qui, quando le esigenze cambiano e i poli industriali si specializzano non solamente in una certa produzione, ma in una sola fase dell’intero processo.

A questo punto è necessario che i trasporti di merci e prodotti finiti siano più fluidi e regolari, che si possano assicurare forniture continue, che l’organizzazione sia minuziosa e tenga conto di tasse, dazi, dogane, metodi di trasporto, tempi di transito per le merci deperibili, e così via. 

Passati due secoli è necessario rivedere ulteriormente la definizione di supply chain manager e ricorrere a strumenti più precisi per la logistica, che deve rispondere ad un’economia di commercio ancora più globalizzata e più capillare. 

Delle decine di possibili definizioni, è possibile individuarne quattro tipologie che li riassumono: 

  • Di Tyndall del 1998:

Il supply chain management è un diverso nome dato all’integrazione logistica

Gene Tyndall
  • Di La Londe del 1997

Il supply chain management è un processo di gestione e coordinamento delle produzioni

B.J. LA Londe
  • Di Ellram e Cooper del 1990

Il supply chain management è una filosofia di management della gestione, che coordina i membri alla creazione di valore finale per il cliente.

Cooper M.C., Ellram L. M
  • Nuovamente Di Cooper e Ellram del 1993

Il supply chain management è un’integrazione verticale tra imprese diverse

Cooper M.C., Ellram L. M

La quinta, quella di Mentzer del 2001, sembra riassumere tutti i concetti in una sola definizione:

La catena di fornitura è un sistematico e strategico coordinamento delle tradizionali funzioni aziendali e delle tattiche prima all’interno di ogni azienda e poi lungo i vari membri della catena di produzione con l’obiettivo di migliorare le prestazioni a lungo termine dei singoli membri e dell’intera catena. La catena di distribuzione è invece una serie o tre o più entità (organizzazioni e individui) direttamente coinvolte in flussi (a monte e/o a valle) di prodotti, servizi, denaro e/o informazioni dalla materia prima fino all’ultimo cliente.

John Thomas Mentzer

Supply chain manager: chi è e cosa fa

Fissati questi punti fondamentali alla comprensione di questo lavoro è necessario chiarire più nello specifico di che cosa si occupa il supply chain manager. 

Le sue mansioni principali si focalizzano su: 

  1. Prevedere la domanda di prodotti da parte dei consumatori, per pianificare il tasso di produzione e la necessità di acquisto di materiali e forniture;
  2. Pianificare la domanda di prodotti da parte dei consumatori, utilizzando anche i dati forniti dai data scientist;
  3. Trattare gli ordini;
  4. Pianificare la capacità produttiva degli impianti e l’uso delle materie prime;
  5. Integrare i dati provenienti dalla domanda e dall’offerta;
  6. Coordinare e collaborare con produttori, logistica pura e reparto marketing;
  7. Valutare i costi delle procedure e suggerire strategie per ridurli. 

Facciamo un esempio chiarificatore prendendo come modello una produzione di abbigliamento sportivo. 

Per prima cosa è necessario che il supply chain manager si confronti con il reparto di creazione e sviluppo: l’idea è di lanciare sul mercato un nuovo tipo di maglie tecniche per le attività all’aperto in inverno.

Il reparto marketing sta già studiando la campagna per i social network e analizzando i Big Data per capire a che tipo di pubblico offrire la campagna: persone sportive, come maratoneti, ciclisti e sciatori, interessate alle attività all’aria aperta, lavoratori che si occupano di cantieri esposti alle intemperie, provenienti da aree fredde del paese. 

La stima è che gli acquisti inizieranno ad essere frequenti non appena partirà la campagna di social media marketing, in particolare con l’aiuto degli influencer.

Ad attirare molti consumatori saranno sia il materiale innovativo, sia il prezzo molto vantaggioso del prodotto finale (dovuto al costo di acquisto concordato con i fornitori per le stoffe e per la poca lavorazione industriale e manuale necessaria).

Come prima fornitura si creeranno 700.000 pezzi, in soli due colori: la produzione verrà aumentata del 30% e ampliata ad altre tonalità solamente se entro i primi due mesi le vendite soddisferanno il benchmark stabilito. 

Il giorno di apertura degli ordini il sito funziona correttamente, nonostante l’afflusso di utenti, ed è necessario trasmettere al confezionamento ordini le informazioni. Per via della pianificazione meticolosa anche i rivenditori fisici hanno ricevuto il prodotto nelle quantità stabilite. 

Il reparto della logistica sta gestendo correttamente gli ordini, che arrivano ai giusti clienti, al giusto indirizzo nei tempi previsti dal contratto con lo spedizioniere. 

I resi sono pochi, sulla quantità di ordini effettuata: lo confermano anche le recensioni sui social network, analizzate dal reparto marketing. I clienti riscontrano un buon confezionamento, una spedizione celere e l’efficacia termica del prodotto. I soli resi riguardano invece problemi avuti con le taglie: trasmessa l’informazione è meglio aggiungere sulla pagina del prodotto l’indicazione che la vestibilità è leggermente ridotta, quindi è consigliabile prendere le misure del corpo e confrontarle con la tabella delle taglie, oppure optare per una misura più ampia di quella normalmente acquistata. 

L’obiettivo di vendita è raggiunto in meno tempo del previsto: bisogna rendere “non ancora disponibile” il prodotto sul sito, ordinare nuova stoffa e ricominciare con la produzione, aumentando i suoi numeri.

Nel frattempo il marketing ha inviato selling e-mail, redatte dal reparto copywriting, ai clienti che non sono riusciti ad acquistare il prodotto perché esaurito, assicurando che entro la fine del mese in corso tornerà disponibile ed è possibile prenotarlo in anticipo sul sito. 

Logistica e dintorni: chi sono i colleghi del supply chain manager

Come tutte le posizioni manageriali, per un supply chain manager impegnato nella propria mansione è impensabile lavorare da solo.

Il lavoro di squadra con i responsabili di altri reparti è fondamentale, perché la macchina funziona solamente se tutte le sue parti sono correttamente regolate e combacianti. 

Le principali figure con cui il supply chain manager si interfaccia sono: 

  1. Reparto ricerca e sviluppo, da dove “escono” le idee per i nuovi prodotti di cui pianificare la vendita e da cui si raccolgono dati su costi, tempi e modi di produzione;
  2. Reparto marketing, che dirige la pubblicità focalizzando l’attenzione su uno o più aspetti peculiari (la qualità, le performance, i costi contenuti, la spedizione veloce, la possibilità di ottenere sconti sull’acquisto, e così via);
  3. Reparto produttivo: il supply chain manager deve sapere con precisione quanti pezzi possono essere prodotti in quanto tempo, per adeguare la produttività alla richiesta del pubblico e all’offerta dei fornitori;
  4. Reparto vendita, ma dalla parte dei fornitori: per acquistare i materiali e le materie prime di partenza per la creazione dei prodotti;
  5. Logistica pura interna, cioè quella che si dedica al confezionamento degli ordini e all’organizzazione dei magazzini;
  6. Logistica esterna, cioè quella che porta gli ordini dal magazzino al centro di smistamento, e li affida ai corrieri per la consegna.

Cosa studiare per diventare supply chain manager

Attualmente in Italia non esistono normative e studi obbligatori per ricoprire la posizione di Supply chain manager.

Svincolati da albi e praticantati obbligatori, i supply chain manager sono però generalmente laureati in una delle varie discipline economiche, con una laurea triennale o triennale + magistrale (5 anni di studio totali). 

Un’ulteriore ipotesi è quella di laurearsi invece in Ingegneria gestionale o dei trasporti e della logistica. 

Corsi di perfezionamento e master, come quelli offerti dall’Associazione Italiana Acquisti e Supply manager (ADACI), vertono su tematiche quali: 

  • Progettazioni delle reti della logistica; 
  • Programmazione degli ordini della produzione; 
  • Gestione delle giacenze; 
  • Amministrazione del magazzino;
  • Negoziazione con fornitori e trasportatori;
  • Basi di marketing e valutazione della soddisfazione dei clienti.

Caratteristiche e capacità del supply chain manager

Come sempre, una delle sezioni più interessanti dei nostri articoli è quella che riguarda la capacità necessarie per diventare il professionista di cui stiamo parlando. 

In tutte le professioni manageriali, e quella di Supply chain manager non fa eccezione, sono indispensabili le capacità interpersonali e le buone predisposizioni psicologiche al lavoro. Le più rilevanti per questo ruolo sono: 

  1. Un’ottima capacità di analisi dei dati e delle informazioni ottenute
  2. Ottime capacità di organizzare e pianificare il flusso di lavoro
  3. Carisma e leadership, per trainare con più facilità il gruppo
  4. Alte capacità di negoziazione con i fornitori, per acquisire i migliori materiali al costo più conveniente
  5. Problem solving, che torna sempre utile nel momento in cui la produzione può venire ostacolata da qualche ritardo o problema su distribuzione, impianti, produzione, richiesta, negoziazione, e così via

Le capacità specifiche del lavoro riguardano invece due aree di pertinenza principali: 

  1. Economia d’azienda e contabilità industriale
  2. Conoscenza dei sistemi gestionali in uso. I nomi più noti sono 5, ma in realtà esistono moltissimi software anche proprietari delle aziende e a loro uso esclusivo: per imparare ad usarli vengono generalmente offerti periodi di formazione da parte delle software houses e dalle aziende. 

Guadagni e carriera: cosa aspettarsi in futuro dalla professione di supply chain manager

I dati raccolti da Randstad per l’Italia parlano, nel 2017, di guadagni per i supply chain manager compresi tra i 35.000 euro (posizioni junior, in affiancamento con figure più esperte), fino agli 80.000 euro euro (posizioni senior, in grandi aziende, a fine carriera ed eventualmente integrate con bonus e premi di produzione). 

Per fare qualche esempio di confronto con altre nazioni, i guadagni in Europa e negli Stati Uniti si aggirano intorno a queste cifre: 

  • UK: tra 35 e 70.000 sterline l’anno;
  • USA: tra 96 e 127.000 dollari l’anno;
  • Germania: tra 2800 e 9900 euro al mese.

Il futuro della mansione

Non ci sono dubbi che la professione di supply chain manager sarà sempre più richiesta in futuro, per svariati motivi. 

Il più importante è che, già prima della pandemia globale, gli acquisti nel mondo si stavano spostando online, più che nei negozi.

La gestione online rende gli ordini più massicci, eppure è necessario trovare nuove strategie per conciliare grandi quantità e tempi strettissimi. 

Il colpo di coda a questo processo è stato ovviamente l’avvento della crisi sanitaria.

Lockdown e quarantene spingono gli acquirenti esclusivamente su Internet, con guadagni in enorme aumento sia per i grandi colossi della distribuzione, come Amazon, che per i piccoli imprenditori, che vogliono rendersi il più possibile competitivi.

lascia un commento


Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *