L’arte di non cercare lavoro

Anni di crisi economica possono fiaccare anche gli spiriti più tenaci, e nella ricerca di un lavoro stabile, alcune persone sembrano essersi arrese al loro inevitabile destino, smettendo giorno dopo giorno di impegnarsi nella ricerca attiva di un impego.

Alcuni ne hanno fatto un’arte, trovando i modi più disparati di racimolare qualche soldo per tirare avanti, altri, i più fortunati, non cercano semplicemente perché la loro condizione economica familiare permette di stare senza far nulla tutto il giorno.

Spesso si confondono queste persone come platea totale dei disoccupati, ma sono un fenomeno sociale differente, che ha visto aumentare il proprio numero in maniera importante durante il periodo della crisi economica post-2008.

Differenza tra disoccupati inoccupati e inattivi

Bisogna capire prima di tutto che esiste una differenza di fondo sostanziale tra la condizione di disoccupazione e quella delle migliaia di inoccupati che ci sono in Italia in questo momento. Vi sono poi gli inattivi che rappresentano un problema crescente da affrontare per lo Stato, soprattutto perché coinvolgono una grande quantità di giovani. La definizione delle tre condizioni aiuta a capire le diversità tra le situazioni in questione

Disoccupato

Un disoccupato è una persona che ha, volontariamente o meno, perso il lavoro e si sta attivando per la ricerca concreta di una nuova occupazione. Questa condizione viene ufficialmente certificata dal centro per l’impiego in cui si iscrive il disoccupato al fine di trovare un nuovo lavoro il prima possibile.

Inoccupato

La figura dell’inoccupato è quella di una persona che si trova senza un lavoro ma senza aver mai svolto alcun impiego retribuito continuativo nel corso della sua vita. La ricerca di un nuovo lavoro per queste figure è un’operazione più difficile rispetto a quella svolta per un disoccupato che può portare con sé un bagaglio di esperienze da sfoggiare per farsi selezionare da un nuovo datore di lavoro. L’inoccupato resta comunque una persona che, seppur in mezzo a molte difficoltà, si iscrive ad un centro per l’impiego oppure ad una agenzia di lavoro interinale, per trovare una soluzione alla sua condizione di mancanza di un lavoro.

Inattivo

L’ultima categoria è quella più problematica, che ha creato una vera e propria piaga sociale accentuata molto dal periodo di crisi economica dell’ultimo decennio. L’inattivo (conosciuto anche con l’acronimo Neet) è una persona che non è impegnata né in un lavoro né in un percorso di studi, pertanto passa la sua giornata a non fare alcuna attività di rilievo. Questa condizione è una drammatica realtà soprattutto per molti giovani del sud Italia, fiaccati dalla mancanza endemica di lavoro nelle loro zone di residenza. Il fatto di non riuscire a trovare nessun tipo di occupazione per moltissimo tempo ha portato un effetto di pessimismo e disillusione in queste persone, che alla fine hanno deciso in maniera quasi consapevole di smettere di cercare attivamente un lavoro. Molto spesso infatti non sono nemmeno iscritti agli uffici di collocamento o alle agenzie per il lavoro, e si mantengono solo grazie a genitori e parenti.

I numeri di chi non cerca lavoro in Italia

Il fenomeno degli inattivi è quindi un problema concreto che dovrà essere affrontato al più presto per non creare una sorta di allarme sociale. I dati da analizzare a conferma di questa tendenza non lasciano spazio ad interpretazioni, e fotografano la situazione in maniera chiara: L’Italia ha il triste primato di giovani tra i 15 e 29 anni inattivi, con una percentuale del 24% sul totale. In pratica 1 giovane su 4 si trova in questa condizione e tra i paesi europei l’Italia guida questa triste classifica seguita dalla Grecia, con una media europea che si attesta al 14%, ben 10 punti percentuali sotto il livello italiano. Tutto questo si va ad inserire nel dato più ampio, quello sulla disoccupazione giovanile, che in Italia ha assunto oramai contorni allarmanti con un 31% di ragazzi senza un’occupazione.

I dati cambiano anche in relazione al sesso, infatti le percentuali cambiano così

  • Uomini occupati 67,1% disoccupati 8,4% Inattivi 26,7%
  • Donne occupate 46,8% disoccupate 9,6% inattive 48,2%

Come troppo spesso accade gli effetti più nefasti di questa situazione si hanno sull’occupazione femminile, con un numero di giovani donne inattive addirittura superiore rispetto a quelle occupate.

All’interno di questi dati generali bisogna poi distinguere quelli degli inattivi all’interno della platea dei disoccupati, per capire se la tendenza è in aumento o se si sta man mano tornando verso una normalità.

Anche in questo caso i dati non sono propriamente confortanti. Rispetto a tutti gli altri paesi europei l’Italia è quello che sconta la minore fiducia nella ricerca di un lavoro, cosa che aumenta sempre di più il numero dei giovani che passano dalla condizione di disoccupazione a quella di inattività. Per dare una misura del problema basti pensare che in Italia ogni 100 persone occupate ce ne sono 15 che sono alla ricerca di un lavoro ma ben 20 che vorrebbero lavorare ma non lo cercano. In pratica la maggior parte dei disoccupati dichiara di volere un lavoro, ma di essere scoraggiato e non cercarlo nemmeno più.

Come vivere senza lavorare

vivere senza lavorare

Ora che abbiamo visto chi sono, e quali sono i numeri del fenomeno dell’inattività lavorativa, veniamo alla domanda che tutti grossomodo si fanno: come possono sopravvivere gli inattivi?

Avere una casa, formare una famiglia e fare una vita sostanzialmente normale è possibile senza avere un impiego, e senza nemmeno cercarlo per giunta?

I metodi ci sono, alcuni sono ovvi e anche piuttosto semplici, altri invece richiedo impegno costanza e tutta una serie di qualità che se impiegate nella ricerca di un lavoro darebbero sicuramente risultati immediati.

Utilizzare gli ammortizzatori sociali

La prima che viene in mente appena si pensa alla condizione di disoccupazione è quella dei sussidi di sostegno garantiti dallo Stato alle persone che si trovano in quella situazione. La prima e più diffusa misura fino ad oggi era la NASPI, la classica disoccupazione non agricola, erogata da tempo alle persone senza occupazione. La misura avrebbe in realtà l’intento di essere un sostegno momentaneo, infatti la sua durata è commisurata a quella dell’ultima esperienza lavorativa, con un minimo di 9 mesi e un massimo di 24. Oltre a questa misura ne esistono altre, non ultima il molto discusso reddito di cittadinanza con relativi tutor, che si prefigge però di avere una funzione di ricerca attiva di lavoro, pertanto per chi è un inattivo di lunga data ma soprattutto di scelta consapevole, non è stata una soluzione adottata, anche per la scarsità del riconoscimento mensile. Per chi non ha particolari spese da sostenere, come affitto o auto ad esempio, anche sostegni come la social card potrebbero bastare, ma attenzione perché probabilmente se si possiede una o più case non si potrà, giustamente, avere accesso a queste misure.

Vivere di rendita

Molti inattivi in realtà si trovano in questa condizione per scelta consapevole, anche perché non hanno il bisogno materiale di lavorare. Questa condizione è una delle più desiderate da chi tutti i giorni deve lavorare per portare a casa la pagnotta, consente di vivere grazie alle rendite familiari o a quelle accumulate in altre esperienze lavorative. Difficilmente un giovane potrà vivere di rendita, anche se recentemente si sono sviluppati delle nicchie di popolazione che hanno fatto fortuna con il trading online, ed in pratica automatizzando il tutto, possono vivere di rendita senza lavorare. Ma non si possono considerare inattivi al 100% in quanto, in definitiva, un lavoro che porta una fonte di reddito ce l’hanno a tutti gli effetti.

Vivere con piccoli lavoretti saltuari

Arrangiarsi con qualche piccolo lavoretto che garantisce il minimo indispensabile è una scelta che è più simile all’inattività di quello che si possa pensare. Decidere di vivere con pochi introiti, magari potendosi permettere di guadagnare cifre basse perché si vive ancora con i genitori o su di una casa di famiglia, è una condizione che rientra tra gli inattivi, in quanto non vi è una reale intenzione di ricercare un lavoro stabile. Magari si decide di mettere a frutto qualche talento, o magari si cercano i classici lavoretti per arrotondare. Le possibilità fornite dal web poi, aiutano questa condizione che se presa come scelta consapevole, può dare la tranquillità tanto sperata attraverso una strada originale.

Il classico “mollo tutto!”

Esistono poi i casi, per la verità estremi, di persone che decidono di mollare tutto, per vivere senza la costrizione del lavoro a tutti i costi. Solitamente arrivano da esperienze di lavoro traumatizzanti, cambiano totalmente vita per recuperare la serenità perduta. Per fare questo si ritirano spesso in luoghi sperduti e decidono di provvedere da sé per ogni tipo di esigenza, auto-producendo praticamente tutto il possibile e acquistando solo lo stretto necessario. Una storia simile è recentemente balzata agli onori della cronaca, quella di Francesco Narmenni, un giovane che ha lasciato un posto fisso come programmatore per inseguire il sogno di una vita senza lavoro, fatta attraverso il risparmio e l’auto-produzione. Insomma, questo ragazzo ha cercato di elevare la non ricerca di un lavoro ad un’arte, una condizione di difficile mantenimento in realtà ad appannaggio delle poche persone che hanno la volontà di perseguire questa strada.