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South Working – Lavoro al Sud

I cambiamenti in atto nel mondo del lavoro stanno dando vita a nuovi modi di intendere il lavoro e iniziative promosse sia dal settore pubblico che privato. È il caso del progetto South Working, un’intuizione nata da un gruppo di giovani lavoratori italiani e supportato dall’associazione Global Shapers.

In questo articolo, si riportano i punti principali del progetto South Working, partito da un’idea di Elena Mitiello, PhD in Diritto e Scienze conseguito nell’Università del Lussemburgo. Mitiello durante l’emergenza causata dal Covid-19 è rientrata nella sua città natale Palermo e ha proseguito da casa il proprio lavoro, sperimentando lo smart working.

È proprio quest’esperienza che ha portato la nascita del progetto South Working.

South Working, un progetto volto a ridurre il divario tra il Nord e il Sud Italia

L’idea di South Working è favorire la mobilità del crescente numero di lavoratori operanti in regime di lavoro agile o smart work, verso i propri luoghi d’origine, o più in generale, permettere una decentralizzazione del lavoro verso le aree del Sud Italia.

L’obiettivo è innescare un processo che consenta quindi di portare una crescita economica e sociale in quelle aree del Sud Italia che storicamente hanno subito e subiscono forti emigrazioni verso aree metropolitane del Nord Italia o all’estero.

Il fenomeno dell’emigrazione causa all’Italia problemi quali:

  • Fuga di talenti e conseguente perdita di forza lavoro e competitività;
  • Spopolamento delle aree urbane;
  • Aumento del divario tra il Nord e il Sud Italia.

Un’opportunità per lavorare dal Sud Italia e l’Italia potrebbe cambiare

Il progetto South Working mira a fornire un’opportunità a tutti coloro che desiderano lavorare senza essere obbligati a trasferirsi da una zona dell’Italia ad un’altra. Le due città selezionate come pilota, al fine di verificare la fattibilità del progetto, sono Palermo e Milano.

L’idea progettuale alla base, oltre che ridurre le disparità presenti in Italia, punta a sfruttare la tecnologia al fine di creare una nuova idea di lavoro che possa superare il concetto di smart work.

Al momento il progetto, sebbene abbia generato molto interesse e sia stato rilanciato da numerose e autorevoli testate giornalistiche, è in una fase di definizione. Fin ora sono state implementate le seguenti azioni:

  • Elaborazione di un elenco delle aziende e dei settori potenzialmente interessati;
  • Un elenco dei lavoratori e dei datori di lavoro che potrebbero avere interesse a aderire al progetto;
  • Un questionario anonimo finalizzato a comprendere quante persone sarebbero disposte a lavorare in una città diversa da quella attuale.

Potenziali vantaggi del progetto South Working

Se il progetto dovesse prendere piede e diffondersi in Italia, si otterrebbero due vantaggi: i costi della vita verrebbero dimezzati. La condizione primaria affinché il progetto prenda piede consiste nella presenza della banda larga diffusa capillarmente nell’intera penisola, così che, ogni lavoratore possa lavorare da qualsiasi luogo.

Un’idea che permetterebbe ad un lavoratore, , di sostenere dei costi mensili di gran lunga più bassi. Basti pensare che affittare un appartamento nel centro di Roma di 100 metri quadrati comporta un costo mensile di almeno 1600 EUR, mentre il medesimo appartamento in Puglia non supera i 600 EUR. Un discorso analogo vale anche per chi ha un lavoro a Milano, una città dove vivere e lavorare comporta costi elevati.

L’Italia è pronta ad accogliere il progetto South Work?

Secondo Eurostat la possibilità per le famiglie e per i lavoratori italiani in smart work di accedere alla banda larga sono in linea con le medie Europee per quanto riguarda il Nord Est, nel Sud Italia invece l’accesso risulta limitato, soprattutto in Sicilia, Calabria e Puglia. In queste ultime regioni esistono ancora molte zone non coperte da una connessione internet idonea a svolgere un’attività lavorativa a distanza.

Guardando i dati storici, la situazione è in netto miglioramento e si può ipotizzare che presto l’intero territorio potrà beneficiare della banda larga. Basti pensare che la percentuale di famiglie con accesso ad internet veloce, sono passate in Italia dal 39% nel 2009 all’84% nel 2019.

L’articolo 82 del Decreto Cura Italia, stabilisce alcune misure che gli enti operanti nel settore delle comunicazione devono implementare al fine di sostenere l’aumento del traffico dati conseguentemente alla diffusione dello smart work in Italia. In particolare, la circolare invita gli operatori a:

  • Trovare soluzioni per un aumento della banda larga di almeno il 30%;
  • Valutare soluzioni di accesso alla banda larga o ultra-larga tramite un singolo accesso condiviso in caso di assenza di copertura;
  • Misure di condivisione degli hot-spot.

Il South Working necessita un ripensamento nelle modalità organizzative delle aziende

Il periodo che l’Italia sta vivendo può essere visto come un’occasione per ripensare ai modelli organizzativi del lavoro. In particolare, i punti principali che le aziende stanno e dovranno considerare sono:

I lavoratori da remoto sono passati da 570mila ad 8 milioni

Come rilevato da un’indagine promossa da CGIL basata su un questionario compilato da 6170 persone, i lavoratori impiegati in smart work durante i mesi del Covid-19 sono aumentati passando da 570mila a 8 milioni di unità:

  • L’82% di questi ha iniziato a lavorare da casa per via dell’emergenza;
  • Le donne sono state maggiormente coinvolte dal fenomeno, il 10% in più, rispetto agli uomini;
  • Il settore pubblico ha adottato lo smart work il 15% in più rispetto al settore privato.
  • Il 18% ha iniziato a lavorare da casa prima della pandemia;
  • La decisione è stata presa nel 37% in maniera concordata con il lavoratore, nel 36% la decisione è stata unilaterale, e nel 27% dei casi i sindacati sono intervenuti nella negoziazione.

I lavoratori hanno espresso, tramite il questionario, le seguenti considerazioni:

  • Sono necessarie competenze specifiche: per quasi la totalità degli intervistati, lavorare in smart work richiede competenze informatiche inerentemente all’uso di piattaforme e software, utili per il lavoro a distanza.
  • Questione spazi: molti lavoratori non dispongono di spazi adeguati a lavorare da casa. La metà degli intervistati ha dichiarato che si è dovuto ricavare un luogo all’interno della propria abitazione e di questi solo il 31% dispone di una stanza dedicata.
  • Attenzioni e tutele: gli intervistati hanno notato poca o nessuna attenzione verso il diritto alla disconnessione e alle pause di lavoro.

Lo smart working proseguirà anche dopo l’emergenza?

Se lo smart working continuerà ad essere una forma di lavoro utilizzata, progetti come South Working avranno maggiori possibilità raggiungere il successo.

Il questionario promosso dalla CGIL evidenzia che soprattutto le donne trovano il lavoro da casa più pesante e stressante. Al contrario gli uomini sembrano essere indifferenti anzi, dichiarano di essere più stimolati e soddisfatti.

Quasi all’unanimità, lavoratori e lavoratrici concordano che lo smart working permette di:

  • Risparmiare il tempo che un lavoro tradizionale necessita per gli spostamenti casa-lavoro.
  • Aumentare la flessibilità;
  • Permetta di raggiungere meglio gli obiettivi;
  • Aumentare il work-life balance.

In generale, ciò che più spaventa i lavoratori sono le ridotte possibilità di confronto e scambio di opinioni con i colleghi e la gestione delle attività familiari.

Alla luce di tali considerazioni, emerge che il 60% dei lavoratori presi come campione, proseguirebbero volentieri con lo smart work, il 22% invece vorrebbe tornare al lavoro tradizionale, il restante 18% invece non è in grado di esprimere una preferenza.

In conclusione, un lavoro per essere davvero considerato smart, deve tenere conto di aspetti quali:

  • Spazi organizzati, strumenti e tecnologie che consentano di lavorare da casa.
  • Una corretta separazione tra la vita privata e il lavoro;
  • Il mantenimento di possibilità di confronto e scambio di opinioni con i colleghi;
  • La possibilità di continuare a formarsi con programmi di life long-learning, anche lavorando da casa.

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