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HR manager: mansioni, competenze e stipendio

Il comparto di risorse umane, nelle aziende, lavora quasi “in incognito” ma in realtà è preziosissimo, perché seleziona il personale, lo assegna ai ruoli e ne cura formazione e crescita professionale. Il responsabile del reparto è l’HR manager, un professionista specializzato in questi compiti. 

In questa guida al mestiere di HR cercheremo di rispondere alle domande che orbitano intorno a questa professione. Inizieremo come sempre dai ruoli e le mansioni, per poi passare alla formazione, alle caratteristiche da possedere e alle prospettive di guadagno e di carriera. 

Iniziamo subito, sperando di poter aiutare chi desidera avvicinarsi alla professione di HR manager! 

Responsabile risorse umane: di cosa si occupa

Il settore delle risorse umane (o “human resources”, da cui la sigla in inglese) si occupa della selezione e della gestione del personale nelle aziende. Si tratta di un compito davvero delicato e significativo nell’economia del business.

Tra le sue mansioni quotidiane di un responsabile delle risorse umane ci sono: 

  1. Individuare quali sono le esigenze di potenziale umano delle aziende. Quante persone servono? In quali ruoli? Con quanti anni di esperienza? In quali paesi, o impianti, o uffici? Con quali competenze supplementari oltre a quelle richieste al ruolo da inquadramento?
  2. Avviare la ricerca del personale da inserire in azienda. La ricerca può avvenire in vari modi: con i social network, tra cui spicca LinkedIn -specie nel mercato anglofono-, con il sito dell’azienda, con le riviste di settore, con fiere ed esposizioni, tramite i contatti con altri HR in diverse aziende, tramite le agenzie interinali e del lavoro, tramite aggregatori di offerte di lavoro. 
  3. Selezionare il personale. Il reparto HR e l’HR manager ricevono i curriculum e le lettere di referenze e di presentazione dei candidati, e deve valutare le caratteristiche di ognuno per capire se si può adattare alle esigenze dell’azienda. Fatta una prima selezione si passa ai colloqui, in cui si parla più nel dettaglio delle esperienze dei candidati, delle loro competenze, delle ambizioni a cui stanno lavorando. 
  4. Stilare i contratti e contrattare gli stipendi. La contrattazione dello stipendio è un meccanismo non sempre in uso in tutte le aziende in Italia, ma molto diffuso anche per le posizioni più semplici all’estero. Il contratto, se non uniformato da normative di categoria, viene scritto e firmato da entrambe le parti, e contiene tutti i dettagli della mansione che la risorsa dovrà eseguire per lavorare in azienda. 
  5. Seguire i progressi e la crescita delle risorse in azienda. La formazione in azienda non si ferma con il mero insegnamento dei compiti, ad opera dei responsabili o dei colleghi più esperti. Un HR manager può avviare corsi di lingua, di specializzazione, di sicurezza, webinar e convegni per migliorare il rapporto di gruppo oppure le capacità di ogni persona: insomma, curare con continuità la crescita professionale dei dipendenti. 
  6. Lavorare sul team e sui rapporti personali tra i dipendenti. Il lavoro di squadra è un fatto fondamentale per mantenere in piedi l’azienda: un HR manager sa come motivare i dipendenti, come insegnare tecniche di relazione più produttiva, come rendere il gruppo più affiatato e collaborativo. Può anche intervenire nel caso si verifichino discussioni, litigi, molestie, mobbing o incomprensioni tra i dipendenti, per cercare una mediazione, provvedere ai rapporti e alle azioni disciplinari e di ritrovare l’armonia nel gruppo. 
  7. Occuparsi dei licenziamenti. Purtroppo, la faccia oscura della medaglia del lavoro di HR manager è quella dei licenziamenti. Che avvengano per problemi finanziari, per insubordinazione o per scarsa produttività, è proprio l’HR manager a dover prendere la decisione e a doverla comunicare al dipendente. 
  8. Indirizzare i dipendenti a nuovi lavori. L’HR manager può scrivere una lettera di referenze insieme agli altri capi-reparto, in modo da aiutare il dipendente a trovare un nuovo lavoro, a cercare una mansione migliore o a trasferirsi in una diversa sede o in un altro paese. 
  9. Organizzare eventi all’interno o all’esterno dell’azienda, che abbiano a che fare con le risorse umane. Si può trattare di una cena aziendale per festeggiare un obiettivo importante, come di un convegno di ampio respiro anche internazionale per la ricerca del personale.

Cosa fa l’HR manager

L’HR manager non si occupa di tutte queste mansioni in prima persona: come responsabile del reparto scrive le linee guida, assegna i compiti e supervisiona, sopra ogni altra mansione. 

Per entrare nello specifico possiamo dire che l’HR manager, nella propria giornata, si può occupare di: 

  1. Definire quali sono i ruoli in azienda e lavorare con direzioni e sindacati;
  2. Essere il punto di riferimento per tutte le procedure e le politiche di Risorse umane; 
  3. Tracciare i rapporti di lavoro, la documentazione e assicurare privacy e riservatezza;
  4. Definire con i capi-reparto quali sono gli obiettivi di produzione e di formazione dei dipendenti; 
  5. Supervisionare su ricerca del personale, assunzioni e licenziamenti;
  6. Supervisionare su presenze, ritardi, turni, lamentele, azioni disciplinari;
  7. Stabilire stipendi e bonus, nel rispetto delle normative sindacali vigenti; 
  8. Assicurare la sicurezza e la salute dei luoghi di lavoro e dei dipendenti;
  9. Organizzare eventi di reclutamento e formazione, anche trasversale (non solo sulle competenze specifiche, ma anche su quelle interpersonali e psicologiche).

In un certo senso, l’HR deve comportarsi come un avvocato contemporaneamente dalla parte dell’azienda e dei dipendenti, per difenderli da abusi, valorizzarne le qualità e rendere più fluidi i rapporti interni all’azienda: un compito davvero difficile e in cui è necessaria grande pazienza e capacità di mediazione tra interessi diversi! 

Come diventare HR manager: gli studi

Per diventare HR manager è, ad oggi, indispensabile essere in possesso di una laurea triennale, meglio se combinata ad una magistrale di due anni di durata successiva. 

La professione richiede grandi capacità specifiche e tecniche, e per via della sua importanza non può essere affidata a persone prive di preparazione completa. 

Le lauree più significative per questo settore sono di area umanistica. La più settoriale è ovviamente Gestione delle risorse umane, ma alcune delle più interessanti sono Psicologia, con magistrale in Psicologia del lavoro, e Business administration. 

Possono accedere a questa posizione anche laureati in: 

  • Storia;
  • Filosofia;
  • Lettere;
  • Economia;
  • Giurisprudenza, con specializzazioni su Leggi del lavoro.

Lauree tecniche e specialistiche possono essere significative per lavorare nelle risorse umane di particolari aziende.

Per esempio, un ingegnere che svolge il compito di HR manager in un’azienda edile saprà perfettamente come organizzare la formazione dei dipendenti e quali sono le necessità della società, per individuare più facilmente i professionisti adeguati. 

Le caratteristiche di un HR manager: cosa è necessario sapere, saper fare e saper essere

Il lavoro di HR manager è quello che maggiormente espone alle soft skill, cioè alle capacità interpersonali, che si affinano ma non si possono misurare. Se è molto facile valutare la preparazione accademica o il numero di anni di esperienza professionale, è decisamente più complicato capire se un candidato lavora bene in gruppo, sa organizzare efficientemente il proprio tempo e le proprie giornate, oppure se preferisce avere una scaletta di azioni ben determinate e precise. 

Cerchiamo di dividere, diversamente dal solito, le caratteristiche di un buon HR manager in tre gruppi: sapere, saper fare e saper essere. 

Cosa deve sapere

Un HR manager deve sapere perfettamente quali sono le leggi vigenti in merito alla normativa sul lavoro, alla retribuzione e alla redazione dei contratti.

Inoltre, deve conoscere le normative sulla sicurezza e sulla tutela della salute, fisica e psicologica, dovute ai dipendenti. 

Cosa deve saper fare

Nel corso della giornata le mansioni pratiche di un HR manager, come visto, sono molte: dalla creazione degli annunci di lavoro al processo di selezione all’organizzazione di corsi ed eventi. 

Nello specifico è necessario che: 

  1. Sappia come usare i social network e i software per la ricerca delle posizioni di lavoro;
  2. Sappia creare grafici e report sull’andamento del comparto delle risorse umane in azienda;
  3. Sappia usare i software per la gestione interna, per esempio il calendario delle presenze, per l’assegnazione dei turni, per la richiesta delle ferie o della malattia, e così via;
  4. Sappia come eseguire alla perfezione tutte le specifiche mansioni del proprio ruolo: come si svolge una ricerca di mercato, come si tiene un colloquio, come si organizza un corso di formazione o un evento trasversale, come ci si deve muovere in caso di contestazioni legali, e così via;
  5. Sappia gestire correttamente il proprio tempo e assegnare compiti e mansioni;
  6. Sappia interpretare, anche in brevissimo tempo, il comportamento dei colleghi e dei candidati, per individuare problemi, assegnare compiti, valorizzare capacità specifiche.

Come deve essere un HR manager

Un HR manager non può prescindere dall’essere: 

  1. Un leader e un ottimo motivatore;
  2. Un esperto negoziatore con altissime capacità diplomatiche, da sfruttare specialmente nei momenti di tensione come un licenziamento, un ammonimento o una controversia tra dipendenti;
  3. Un partecipante attivo al gruppo: per quanto sia un manager, il responsabile delle risorse umane lavora continuamente in un gruppo più ampio e che deve funzionare in modo fluido ed oliato;
  4. Un eccellente comunicatore, capace di instaurare rapporti interpersonali positivi, comprendere le ragioni dell’altro, valorizzare le sue capacità e cercare una soluzione di mediazione tra le parti.

Stipendio di un HR manager

Le posizioni legate alle risorse umane sono uno dei pochi settori in cui sono assunte molte più donne che uomini: nel nostro paese circa l’80% degli HR manager è proprio una donna, e solamente il 20% è un uomo. 

Vediamo insieme quali sono le possibilità di guadagno per un HR manager, non solamente in Italia ma anche in alcuni paesi esteri. 

Quanto guadagna un HR manager in Italia

In Italia un HR manager guadagna, mediamente, circa 110.000 euro all’anno, con una retribuzione netta approssimativa e mensile di 4700 euro: si tratta di una posizione assolutamente di rilievo e di grande prestigio, anche economico. 

Ad inizio carriera, entro 3 anni dall’avviamento professionale, lo stipendio medio è di circa 60/65.000 euro l’anno. 

A metà carriera, tra i 4 e i 9 anni di esperienza, non è difficile chiudere un contratto sopra i 100.000 euro l’anno. 

Un senior, con non meno di 10/15 anni di esperienza alle spalle, può ambire ad un compenso medio di circa 135.000 euro l’anno. 

A fine carriera, dopo almeno 15 anni di esperienza positiva, se ne possono guadagnare anche 140/150.000 l’anno. 

Lo stipendio di un Hr Manager all’estero

In Germania è possibile guadagnare tra i 32 e gli 88.000 euro l’anno.

In Francia lo stipendio di un HR manager si aggira tra i 30 e gli 80.000 euro l’anno. 

Negli Stati Uniti lo stipendio di un HR manager è compreso tra 82.000 e 129.000 dollari l’anno, a seconda del livello di esperienza. 

Nel Regno Unito è possibile guadagnare tra le 25 e le 50.000 sterline l’anno.

In Giappone un HR manager guadagna, a seconda dell’anzianità di servizio, tra i 3 e i 10 milioni di yen all’anno.

In Australia è possibile chiudere il proprio contratto con una cifra compresa tra 60 e i 130.000 dollari australiani l’anno.

Possibilità di crescita professionale e carriera di un HR manager

Per chi vuole diventare HR manager, la prima posizione a cui ambire è ovviamente quella di dipendente di settore. Le possibilità non sono limitate. È possibile avviarsi al mestiere come: 

  1. Navigator, l’esperto di ricerca degli annunci di lavoro introdotto con l’inserimento tra i provvedimenti assistenziali italiani del Reddito di Cittadinanza
  2. Recruiter, cioè esperto di ricerca di candidati e colloqui per un’azienda
  3. Consulente del lavoro, assunto sia da aziende che da enti che da sindacati

L’HR specialist è generalmente un consulente, che non necessariamente lavora in azienda come dipendente ma può anche essere un libero professionista.

Assistendo le aziende può selezionare il personale, creare report e organizzare mansioni, turni e corsi (settore operativo) oppure occuparsi di insegnare al team di risorse umane a migliorare questi aspetti (settore di formazione interna). 

Inoltre può dedicarsi esclusivamente all’organizzazione e alla realizzazione di corsi di formazione, di team building oppure di convention e conferenze. 

Superati questi step e diventati HR manager la crescita verticale si allarga al mondo: per esempio, è possibile diventare Responsabili delle risorse umane per un’area (“Nord Italia”, “Francia”, “Europa”) in una grossa multinazionale o per tutti gli impianti e gli uffici della stessa società capillarmente diffusa nel mondo.

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