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Professione Baby Sitter

Figura sempre più importante per le dinamiche familiari moderne, la baby sitter è una professione che stenta a trovare il suo riconoscimento. Un tempo la si definiva bambinaia, oggi si usa comunemente il termine baby sitter, ma sostanzialmente si tratta della stessa mansione, ovvero della persona che si occupa per lavoro di curare i figli di altre persone. Questa persona può svolgere un’attività a tempo pieno e in modo continuativo, assumendo contemporaneamente una funzione anche educativa. In questo caso viene anche chiamata tata. Ma cosa fa effettivamente una baby sitter? Quanto sono i principali requisiti richiesti per poter svolgere questa mansione? Esiste una formazione specifica o è possibile anche improvvisarsi baby-sitter? Ed infine, quanto guadagna una persona che volge questa professione e quali sono oggi le maggiori opportunità di lavoro? Vediamo di fare chiarezza e trovare una risposta a tutti questi quesiti. 

Chi è la baby sitter 

La baby sitter, anche chiamata tata, è la figura professionale che si occupa di assistere neonati e bambini piccoli in un contesto domestico. Si tratta di una professione che integra le funzioni della famiglia: la baby sitter si sostituisce a genitori e nonni per alcuni periodi di tempo, fornendo un valido aiuto nel caso in cui questi non possano accudire i minori, che sarebbero quindi soli a casa. 

La baby sitter è una figura professionale molto ricercata al giorno d’oggi, dato che i moderni ritmi lavorativi, che coinvolgono normalmente entrambi i genitori, li costringono a doversi assentare da casa per molte ore al giorno. Una volta per accudire i bambini si poteva contare sui nonni, gli zii o anche sui fratelli maggiori, o comunque su qualcuno di famiglia, ma al giorno d’oggi i tempi sono cambiati, e spesso ci si ritrova a formare una famiglia distanti da nonni e altri parenti.

Molto spesso i genitori hanno delle riserve, perché affidare i figli ad una persona competente e seria non è poi così facile. Quello della baby-sitter non è di certo un lavoro semplice e che può essere svolto da chiunque, anche se spesso ci si affida alla fiducia verso una persona conosciuta e si prende qualcuno senza esperienza lavorativa.

Invece per essere una baby sitter bisogna avere dei requisiti piuttosto importanti tra i quali anche molta pazienza ed empatia con i bambini, anche molto piccoli. 

Le mansioni di una baby sitter

In generale le baby-sitter hanno il compito di sorvegliare, di guidare e di assistere i bambini delle altre persone, ovvero prendersene cura di quelle che sono le attività quotidiane che sono differenti in base a quella che è l’età del bambino da seguire. In genere quindi, una baby-sitter si occupa: 

  • dell’igiene del bambino; 
  • di preparare i pasti e quindi somministrare anche il cibo; 
  • vestire i bambini; 
  • aiutare i bambini nei compiti; 
  • coinvolgere i più piccoli in giochi che possono aiutare a sviluppare le sue capacità cognitive e anche di crescita; 
  • impartire delle regole, come ad esempio andare a dormire sempre alla stessa ora. 

Le baby sitter devono anche occuparsi dell’alimentazione e della cura quotidiana dei bambini. Dovrà essere in grado di preparare i pasti, che devono essere adeguati all’età del bambino di cui si prende cura. Deve essere in grado di seguire le indicazioni in merito date dai genitori, e deve saper addormentare i bambini, sia per il riposino quotidiano che per la sera. Altre mansioni che rientrano nei compiti della baby sitter sono quelle che riguardano la pulizia, di conseguenza deve saper cambiare il pannolino, togliere il pannolino, vestire e svestire il bambino. La baby sitter, inoltre, deve anche saper educare, insegnare i valori e regole, sostenendo la famiglia nell’intero progetto educativo. Infine, questa figura professionale deve anche occuparsi del gioco e del divertimento, considerate due attività fondamentali per la crescita non soltanto fisica, ma anche cognitiva del bambino. 

Requisiti per essere baby sitter

Questi sono tutti i compiti che comunque richiedono dei requisiti specifici come empatia, pazienza e accuratezza oltre che una propensione innata nei confronti dei bambini e in genere di quelli che sono i loro bisogni. Vediamo qui di seguito quelli che sono i principali requisiti richiesti, per poter svolgere in modo ottimale questa professione: 

  • carattere ben determinato sereno e piuttosto tranquillo; 
  • empatia verso il mondo dei bambini anche quelli più piccoli; 
  • essere un ottimo ascoltatore e saper interpretare le richieste dei bambini; 
  • avere delle competenze relative ad attività di intrattenimento e di gioco; 
  • essere piuttosto pazienti; 
  • avere competenze relative al campo dell’alimentazione dei più piccoli; 
  • essere a conoscenza di regole del primo soccorso pediatrico. 

Il lavoro della baby-sitter è piuttosto complesso, più di quanto si possa pensare: non si tratta solamente di sorvegliare il bambino, affinché non si possa fare male o guardare insieme a lui la televisione e non si tratta nemmeno soltanto di giocare. Custodire vuole dire garantire in qualche modo la sicurezza del bambino, sia parlando della sua integrità fisica che psicologica. La baby sitter, dunque, per poter svolgere il proprio compito deve conoscere i bambini, le loro esigenze e bisogni rispetto alle varie fasce d’età, ed anche tutte le abilità fisiche dei bambini. 

Diventare baby sitter: i percorsi formativi

Non esiste un vero percorso formativo per diventare baby sitter, ma ci sono dei percorsi di studi che possono in qualche modo avvantaggiare coloro che decidono di svolgere questo mestiere. Per esempio, molte competenze utili per fare questo lavoro si sviluppano ottenendo certi diplomi o corsi di laurea come: 

  • laurea in scienze della formazione primaria e/o in scienze dell’educazione con indirizzo nido e/o scuola dell’infanzia; 
  • diploma di dirigente di comunità; 
  • diploma o laurea, di insegnante o di educatore della prima infanzia; 
  • diploma dell’istituto tecnico per i servizi sociali; 
  • indirizzo esperto in attività ludico espressive. 

Negli ultimi anni molti istituti privati stanno organizzando corsi di formazione, rilasciando anche degli attestati. Queste figure professionali, fanno comunque riferimento al contratto relativo ai lavoratori domestici, di cui fanno parte oltre alle baby sitter, anche colf e badanti, che è il Contratto collettivo nazionale di lavoro per il settore domestico che dal 2013 disciplina il rapporto di lavoro domestico e che anno dopo anno viene aggiornato, così come retribuzioni. 

 Avere delle competenze specifiche aiuta molto in quanto: 

  • sarà più facile trovare lavoro come baby sitter; 
  • si potrà scegliere la famiglia e la tipologia di lavoro; 
  • si avrà molta più forza contrattuale quando si dovrà discutere il tuo contratto. 

Se nel curriculum da baby sitter si possono citare diplomi conseguiti, corsi frequentati, una specializzazione di qualche tipo attinente alla cura dell’infanzia sarà più semplice essere considerati una baby sitter professionista

Negli ultimi tempi i corsi per baby sitter proliferano. Complice la crisi, forse, ma anche l’evidenza dei molti vantaggi che il mestiere di baby sitter offre a studentesse o donne non lavoratrici che hanno del tempo (e talvolta anche dell’esperienza sul campo, se sono mamme di bambini ora cresciuti). In molte città d’Italia le stesse agenzie che poi mettono in contatto famiglie e professioniste organizzano dei corsi per diventare baby sitter professioniste. In altri casi, sono le agenzie per l’impiego, oppure enti formativi accreditati dalla Regione, così come le piattaforme di formazione a distanza a proporre questi corsi per baby sitter professioniste. 

Con un corso per Assistente all’Infanzia si può essere qualificati per lavorare, oltre che come baby sitter, anche in altri contesti come le comunità di alloggio, le case famiglia, le ludoteche, i centri estivi e tutti gli altri servizi educativi. 

Un buon corso deve insegnare a: 

  • identificare i bisogni dei bambini; 
  • conoscere le varie fasi di sviluppo del bambino; 
  • stimolare il bambino al gioco e alle attività proprie della sua età; 
  • gestire i momenti critici; 
  • prenderti cura della salute del bambino; 
  • salvaguardare la sicurezza del bambino a casa e fuori; 
  • gestire la relazione con i genitori. 

Di base la formazione di una baby sitter si incentra attorno a tre principali macro aree: 

  • psico pedagogia (psicologia dello sviluppo, pedagogia, puericultura, elementi di socio-psicologia); 
  • igiene e salute (dieta, alimentazione, economia domestica; igiene; fisiologia, anatomia, elementi di patologia); 
  • sicurezza (elementi di pronto soccorso e di sicurezza domestica). 

Delle tre aree, quella sulla sicurezza merita attenzione. La sicurezza rappresenta infatti la preoccupazione principale per un genitore che affida il suo bambino. Frequentare almeno un corso di pronto soccorso pediatrico ed imparare le prime manovre di disostruzione delle vie aeree di neonati e bambini può essere veramente utile. 

Esistono in Italia dei corsi di istruzione secondaria ed universitaria di primo livello che preparano a diventare educatori di asilo nido oppure maestri di scuola dell’infanzia; oppure che preparano a lavorare come operatore in strutture e comunità che accolgono i bambini. Chi frequenta o ha frequentato uno di questi indirizzi ha sicuramente buone possibilità di spuntare un buon contratto di assunzione come baby sitter. Può far valere tua formazione e candidarti per posizioni contrattuali un po’ più alte del livello A-Super previsto dal Contratto Nazionale (il livello della baby sitter che svolge “mansioni occasionali e/o saltuarie di vigilanza di bambini in occasione di assenze dei familiari, con esclusione di qualsiasi prestazione di cura”). 

 I percorsi formativi in questione sono i seguenti: 

  • istituto tecnico per attività sociali – Diploma: dirigente di comunità; 
  • diploma dell’Istituto tecnico per i servizi sociali – indirizzo esperto in attività ludico-espressive – idoneo allo svolgimento dell’attività psico-pedagogica; 
  • laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione (classe L19) con indirizzo specifico per educatori dei servizi educativi per l’infanzia; 
  • laurea quinquennale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria, integrata da un corso di specializzazione. 

Sono utili anche il diploma di puericultrice, di maestra di scuola materna, vigilatrice d’infanzia oppure un diploma di scuola secondaria attinente all’area psico-pedagogica risalente anche a una quindicina di anni fa (la riforma Gelmini e la più recente legge Iori hanno cambiato un po’ le cose).  

L’assenza di un titolo di studio obbligatorio per fare la baby sitter fa sì che i percorsi siano molteplici, e spesso laterali. Magari si comincia l’università per diventare educatrice alla scuola dell’infanzia e si finisce per lavorare come tata laureata e specializzata. Oppure, al contrario, si inizia con un corso di poche ore, giusto per metterlo sul CV e inventarsi un lavoro, si sa a malapena cambiare un pannolino ma strada facendo ci si appassiona alla pedagogia e al mondo dei bambini e si decide di non smettere più.  

Lavorare come baby sitter: contratti e stipendio

A regolare gli stipendi delle baby sitter è il contratto collettivo nazionale di lavoro domestico che classifica il personale in ben quattro categorie. Ad ogni livello corrisponde una diversa fascia di salario che va da un minimo di 4,54 euro l’ora agli 8,68 euro nel caso di lavoratori con esperienza. Si parla anche di paga mensile ed in questo caso l’importo minimo è pari a 624 euro, mentre quello massimo a 1.371 euro. Le offerte di lavoro come baby sitter sono essere tante, sia al Nord che al Sud del paese. Sul web è possibile trovare tanti annunci di famiglie che per motivi di lavoro spesso non possono prendersi cura dei propri bambini e che per questo sono alla ricerca di una baby sitter. 

Essere baby sitter non è un semplice lavoretto per “arrotondare”. Stare con i bambini richiede dedizione e pazienza, doti che non è si improvvisano facilmente. E oltre a questo tante altre competenze (capacità di guida, conoscenza delle lingue, conoscenza delle nozioni di primo soccorso, attitudini psico-pedagogiche) che rendono quella della babysitter una professione a tutto tondo. Ecco perché è giusto fare in modo che come tale sia retribuita in modo trasparente e a norma di legge

La baby sitter rientra, a livello di inquadramento contrattuale, nella categoria dei lavoratori domestici. Citando direttamente dal sito dell’INPS, il lavoratore domestico è “colui che presta la sua opera, in modo continuativo, esclusivamente per le necessità ed il funzionamento della vita familiare del datore di lavoro, sia con qualifica specifica, anche di elevata competenza professionale (…), sia con mansioni generiche.” 

Fare la baby sitter prestando la propria opera al servizio di una famiglia prevede una forma di contrattualizzazione stabile, quando la prestazione d’opera è continuativa. Questo tipo di rapporto di lavoro è regolato dal CCNL di categoria del 13 febbraio 2007: 

Le condizioni di lavoro devono essere concordate tra il datore di lavoro ed il lavoratore in una lettera d’assunzione che dovrà indicare: 

  • la data di inizio del rapporto di lavoro; 
  • l’eventuale data di cessazione se il contratto è a termine; 
  • l’eventuale durata del periodo di prova; 
  • la categoria di inquadramento e l’anzianità di servizio del lavoratore nella categoria; 
  • la retribuzione pattuita; 
  • la convivenza o meno con il datore di lavoro; 
  • le eventuali condizioni del vitto e dell’alloggio; 
  • gli orari della prestazione di lavoro; 
  • l’eventuale giorno del riposo settimanale solenne e la mezza giornata di riposo settimanale aggiuntiva (in caso di lavoro dipendente con impegno costante); 
  • il periodo concordato per il godimento delle ferie annuali; 
  • la previsione di eventuali temporanei spostamenti per villeggiatura o altri motivi familiari 

Non è sempre detto che un genitore abbia bisogno di avvalersi del servizio di una babysitter in modo costante. Se il rapporto lavorativo non è stabile né continuativo, la legge prevede che i datori di lavoro, che siano famiglie o persone fisiche, considerino il loro lavoro come forma di lavoro occasionale accessorio. La circolare Inps nr 44 del 24/03/2009 estende l’operatività del lavoro accessorio al lavoro domestico solo alle prestazioni rese per esigenze temporanee, comunque non superiori a 5.000 EUR nell’anno solare, con lo stesso committente. 

Il Libretto di Famiglia è lo strumento che, dopo l’abolizione dei voucher INPS nel 2017, il Governo ha messo a punto per permettere alle famiglie di retribuire il lavoro domestico, le lezioni private, l’assistenza ai bambini e agli anziani. Quindi è proprio quello che serve per mettere in regola la baby sitter in tutti quei casi in cui il contratto di assunzione non è necessario. 

Il Libretto di Famiglia è una sorta di carta prepagata, composta di titoli di pagamento: ogni titolo vale 10 EUR. 8 EUR sono destinati alla retribuzione della baby sitter (o della colf, o del professore che dà lezioni private a tuo figlio). 2 EUR servono per le coperture INPS e INAIL. Ogni titolo può retribuire un’ora di lavoro. Non di più. Poiché si tratta di un modo per pagare una baby sitter occasionale, ci sono dei limiti.

Nel corso dell’anno non si possono spendere in questo modo più di 5.000 EUR, e la baby sitter non può ricevere da un singolo datore di lavoro compensi totali superiori ai 2.500 EUR. Questo vuol dire che la baby sitter dovrà avere più datori di lavoro per arrivare al tetto dei 5.000 EUR, e il datore di lavoro dovrà ricorrere a più baby sitter se nel corso dell’anno avrai bisogno di più di 250 ore di baby sitting. 

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