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Aprire un ristorante, come fare e quanto costa

L’idea di aprire un ristorante non passa mai di moda. In Italia soprattutto, la presenza di tipicità e del forte interesse verso il settore della ristorazione rende di fatto comune chiedersi: come aprire un ristorante, quanto costa, cosa serve per quanto concerne adempimenti, requisiti e autorizzazioni.

È altresì in voga l’idea di aprire un ristorante in casa, anche conosciuto come home restaurant, un’altra, come vedremo, opportunità di business sviluppatasi negli ultimi anni.

Come aprire un ristorante

Prima di vedere tutti gli aspetti tecnici è burocratici è necessario premettere che a partire da metà 2020, aprire un ristorante implica adempiere ad aspetti fino a poco tempo fa non obbligatori.

I ristoratori, a causa del Covid-19 e delle conseguenti nuove norme da rispettare, oggi devono rispettare standard di sicurezza più elevati, sanificare costantemente i locali, seguire l’evolversi delle norme in termini di distanza tra i tavoli e capienza massima consentita.

In generale, prima d’ogni cosa, se l’intenzione è aprire un ristorante è bene recarsi presso la Camera di Commercio del proprio comune e di rivolgersi ad un commercialista esperto in materia che possa offrire una panoramica quanto più aggiornata data la situazione in continuo divenire.

Cosa serve per aprire un ristorante

Aprire un ristorante implica l’ottenimento di tutta una serie di autorizzazioni e adempimenti fiscali. Aspetti che, una volta ottemperati, permettono di poter svolgere l’attività di ristorazione in conformità con quanto previsto dalle leggi. Vediamo dunque qual è l’iter previsto:

COMUNICAZIONE UNICA

Dal 1° aprile 2021 è possibile richiedere la Partita Iva, aprire la propria posizione contributiva INPS, iscriversi all’INAIL e iscrivere l’attività al registro delle imprese mediante la Comunicazione Unica. In dettaglio:

Partita Iva

Il primo passaggio consiste nell’apertura di una partita IVA. Sono due le strade percorribili: società individuale o società di persone. La partita IVA può essere aperta in autonomia recandosi all’Agenzia delle Entrate e compilando l’apposito modello. È in questa fase che bisogna indicare il corretto codice ATECO, identificativo della propria attività. Nel caso di un ristorante il codice ATECO è il 56.10.11, il medesimo va utilizzato per fast-food, pizzerie, pub, e simili.

Iscrizione all’INPS

L’INPS (Istituto Nazionale delle Previdenza Sociale) gestisce la posizione contributiva a fini pensionistici.

L’iscrizione è obbligatoria per tutti i lavoratori, compresi coloro che sono in procinto di aprire un ristorante. In particolare, quest’ultima necessità prevede l’iscrizione alla gestione separata commercianti e artigiani.
In generale si tratta di versare un’aliquota sul reddito del 24%, ammenoché non si opti per il regime fiscale forfettario.

Iscrizione all’INAIL

L’INAIL è l’assicurazione obbligatoria da sottoscrivere contro gli infortuni sul lavoro. Chiunque decide di aprire un’attività deve iscrivere altresì all’INAIL in via telematica utilizzando il servizio ComUnica gestito dalla Camera di Commercio.

Presentare la SCIA

Per aprire un ristorante serve inoltre presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Come intuibile, si tratta di un’autocertificazione da consegnare prima dell’inizio dell’attività la cui funzione è quella di mostrare di essere in possesso di tutti i requisiti morali e professionali necessari per svolgere una determinata attività.

Ai suddetti obblighi, si aggiungono altri adempimenti non obbligatori ma necessari al verificarsi di determinate condizioni.

Ad esempio, in caso di insegna esterna al locale è previsto il pagamento dei diritti, nel caso nel locale sia prevista la musica allora è necessario pagare la SIAE e infine qualora si abbiano dei tavoli all’aperto bisogna chiedere l’autorizzazione al proprio comune per l’utilizzo del suolo pubblico.

Gli adempimenti non sono pochi ed è il commercialista colui che si occupa di presentare tutte le pratiche.

Requisiti per aprire un ristorante

Oltre a tutti gli adempimenti burocratici visti finora, per aprire un ristorante occorre frequentare alcuni corsi specifici e disporre di un locale idoneo alla somministrazione degli alimenti e conforme alle norme di sicurezza e igiene. Vediamo quindi in dettaglio quali altri requisiti sono necessari per aprire un ristorante come una qualsiasi simile attività aperta al pubblico.

Abilitazione SAB

Dal 2006 per aprire un ristorante bisogna frequentare il corso SAB (Somministrazione Alimenti e Bevande). Al termine del corso, che prevede un esame finale, viene rilasciato un apposito certificato.

Attestato HACCP

Si tratta di un altro corso, che al contrario del SAB, devono frequentare tutti coloro che lavorano in un ristorante. Il corso HACCP fornisce le nozioni in termini di sicurezza igienica e norme per il trattamento, la preparazione e la somministrazione degli alimenti.

Autorizzazioni sanitarie e di agibilità

È necessario, inoltre, il nulla osta sanitario che attesti l’idoneità dei locali. L’autorizzazione certifica il rispetto delle norme igienico sanitarie dall’ASL. Mentre l’autorizzazione di agibilità attesta la conformità degli impianti idrici, ed elettrici e della canna fumaria.

Aprire un ristorante in casa

Non sempre si hanno a disposizione le risorse economiche per aprire un ristorante. Talvolta, cucinare potrebbe essere un hobby e si può avere la volontà di coltivarlo gradualmente senza escludere in futuro di trasformare una passione in un lavoro.

In questo caso, si può pensare di aprire un ristorante in casa, un’idea che permette di avvicinarsi al settore della ristorazione, di comprenderne alcune criticità senza però rischiare di fare il passo più lungo della gamba.

Aprire un ristorante in casa o home restaurant può presto diventare un secondo lavoro, un’attività extra per arrotondare, un’idea imprenditoriale vincente soprattutto nelle località turistiche perché viene incontro alle esigenze del forestiero di pranzare o cenare in un appartamento del luogo.

Al momento l’attività di ristorazione in casa, come anche di chef a domicilio, non ha una normativa di riferimento. A tutti gli effetti sussiste un vuoto normativo. Come spesso avviene in questi casi, l’attività si svolge senza alcuna autorizzazione, pubblicizzandosi un po’ con il passaparola un po’ con utilizzando i propri canali social. Secondo alcune stime, ad oggi vi sono circa 14.000 persone che già svolgono attività di home restaurant.

Tuttavia vi è una proposta di legge per ora ferma in Senato, che potrebbe presto regolamentare l’attività di ristorazione in casa.

In generale, la proposta di legge punta a stabilire un minimo di coperti annui (500) un limite di fatturato, non più di 5.000 EUR, l’obbligatorietà di corrispondere il pagamento esclusivamente in maniera tracciata, la stipula di una polizza assicurativa.

Per quanto riguarda il limite di fatturato, chiaramente questo può essere superato dopo aver aperto la partita IVA.

Aprire un ristorante in casa: costi

Aprire un ristorante in casa o home restaurant ha dei costi irrisori se paragonati all’apertura di un ristorante vero e proprio. Preventivate le spese per le materie prime e per le attrezzature necessarie per cucinare e accogliere gli ospiti, considerando:

  • il vuoto normativo;
  • la non presenza di costi di affitto;
  • il carattere occasionale dell’attività.

Si può dire che aprire un ristorante in casa, costi tutto sommato quanto organizzare un pranzo o una cena privata.
In generale quindi aprire un ristorante in casa, secondo la normativa vigente non comporta l’apertura di una Partita Iva, né di registrare l’attività alla Camera di Commercio.

Tuttavia, per risultare in regola è buona norma frequentare il corso per l’ottenimento del certificato HACCP. Inoltre, l’attività dev’essere a carattere saltuario e non si possono, in via teorica, accettare più di 10 persone contemporaneamente.

In conclusione, sebbene il rapido sviluppo dell’attività di ristorazione in casa, ancora oggi non vi è una normativa specifica a cui fare riferimento.

Da un lato, infatti, sarebbe auspicabile che anche un ristorante in casa rispetti tutte le stringenti norme previste nei ristoranti classici, dall’altro lato però equiparare un’attività di ristorazione classica con l’home restaurant potrebbe scoraggiare ad intraprendere quella che a tutti gli effetti oggi è un’iniziativa nata dall’intraprendenza di privati appassionati di cucina.

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