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Professione Redattore Editoriale

Il mercato editoriale ha passato moltissimi anni di crisi profonda. Le motivazioni sono svariate: l’Italia è uno dei paesi in cui si legge meno e la competizione di mercato deve affrontare sfide molto pesanti per via dei colossi della vendita online come Amazon. Si tratta però di un settore che, però, a partire dal 2019 ha affrontato anche una leggera crescita: +4% sulle copie vendute annualmente. 

Dietro il volume acquistato in libreria o preso in prestito in biblioteca ci sono moltissimi professionisti che lavorano dietro le quinte, per offrire un prodotto di alta qualità. Una di queste figure è quella del redattore editoriale, che opera al servizio dell’editore, dell’autore e del traduttore per fare in modo che il libro o il fumetto arrivino nelle case dei lettori in condizioni perfette. 

In questa guida parleremo di molti aspetti specifici del mestiere di redattore editoriale, dalle mansioni alla formazione, dalle capacità da possedere alle possibilità di guadagno. 

Iniziamo subito! 

Chi è e cosa fa il redattore editoriale

Il redattore editoriale, anche detto editor, è una delle persone che si occupa della produzione del testo fisico poi messo in vendita. Nelle grandi realtà editoriali è una figura singola, che si occupa esclusivamente di questa mansione; il suo lavoro può invece comprendere altre mansioni in piccole case editrici che hanno a disposizione poco personale. 

Il suo compito è, in generale, leggere il testo e renderlo il più possibile perfetto in vista della sua pubblicazione e della messa in vendita nel grande mercato editoriale. 

I colleghi con cui lavora

Il redattore editoriale non è l’unica figura che lavora presso la casa editrice. Attorno al suo lavoro orbitano molte altre professioni, ognuna con specificità e mansioni particolari. Alcune di loro sono: 

  1. Direttore editoriale: cioè il manager che prende le decisioni sui titoli da mettere in vendita e contratta con gli autori per il loro compenso
  2. Direttori di collana: che supervisionano i contenuti di una specifica “linea” di testi di cui la casa editrice di occupa
  3. Consulente editoriale: il primo lettore del testo, che si occupa di sottolineare debolezze di struttura o errori concettuali
  4. Correttore di bozze: cioè chi legge il testo alla ricerca degli errori più piccoli e sottili da segnalare e correggere
  5. Traduttore: la persona, specializzata in due lingue straniere, che acquisisce il testo originale e si occupa di trasporlo nella lingua desiderata, affinando la lingua e cercando di rispettarne i contenuti e le peculiarità

Le mansioni e la giornata tipica del redattore editoriale

Passiamo ora a parlare di quali sono le mansioni tipiche da svolgere nella carriera di redattore editoriale per organizzare il proprio impiego. 

Iniziamo con il dire che il redattore editoriale lavora generalmente con orari d’ufficio, dalle 9 alle 18 circa. Nei periodi di maggiore pressione, per esempio a ridosso del lancio di un libro o di una collana, può essere necessario lavorare anche nei giorni festivi o la notte. 

Il coordinamento richiesto al redattore editoriale si articola in tre macro-fasi, che sono:

  1. Pre-produzione: cioè un’analisi dei testi da pubblicare, dei competitor principali, delle proposte di altri progetti, i calcoli di spese e possibili guadagni, l’acquisizione dei diritti sul prodotto e la programmazione della vendita
  2. Produzione: a sua volta divisa in due aree, cioè quella redazionale e quella industriale (con stampa, rilegatura e distribuzione)
  3. Post-produzione: quando il testo è completo va commercializzato, distribuito e promosso

Il redattore deve avere uno sguardo obiettivo sul testo, non influenzato dal proprio gusto personale. Semmai, deve cercare una mediazione tra l’intenzione artistica dell’autore e i desideri dei possibili acquirenti, per rendere il testo più facilmente vendibile. 

Le attività di cui deve occuparsi, nello specifico, sono: 

  1. La lettura del testo già tradotto, per individuare eventuali debolezze e organizzare i contenuti (aggiungere o togliere capitoli, modificare la bibliografia, inserire immagini, modificare lo svolgimento della trama, eccetera)
  2. L’analisi e la correzione di quegli errori e di quelle debolezze
  3. Lo sviluppo di un’idea di impaginazione e di grafica della copertina
  4. La pianificazione dei costi di produzione e delle possibilità di incasso dopo la vendita

In una piccola realtà editoriale a volte il redattore si occupa anche della traduzione, oppure dell’aggiornamento del sito, o ancora dei contenuti per il sito Internet. Nelle grosse produzioni invece ad ogni editor è affidato un singolo testo, e la produzione è decisamente più meticolosa e pensata (nonché più costosa). 

Il redattore non può prescindere, nello svolgimento del proprio lavoro, dal contatto continuo con l’autore o gli autori, per riuscire a trovare un compromesso accettabile tra le necessità editoriali e di vendita e quelle artistiche. 

Studi e formazione di un redattore editoriale

Per diventare redattori editoriali è fondamentale avere, fin dall’inizio, una grande passione per la lettura e una forte sensibilità letteraria, non solamente di gusto in senso stesso ma quanto più conoscenza dei mercati specifici e delle esigenze del pubblico. 

L’ambito umanistico, a livello universitario, è quello che permette l’apertura di più porte. I corsi di studio da tenere in considerazione sono indubbiamente le lauree triennali in: 

  • Culture e letterature del mondo moderno
  • Lettere
  • Lingue e letterature moderne
  • Scienze della mediazione linguistica
  • DAMS (Discipline di arte, musica e spettacolo)
  • Comunicazione interculturale

Successivamente è sempre un bene seguire un ulteriore corso di laurea magistrale, della durata di due anni. I corsi più utili per diventare redattore editoriale sono: 

  • Comunicazione e culture dei media
  • Culture moderne comparate
  • Letteratura, filologia e linguistica italiana
  • Lingue per la comunicazione internazionale
  • Scienze linguistiche
  • Scuole di traduzione ed interpretariato

Dopo la laurea è indispensabile affidarsi a corsi di formazione professionale più specifici in campo editoriale. Molte di quelle informazioni e nozioni possono essere messe alla prova con stage e tirocini nelle case editrici, grandi e piccole, dove si impara e si forma il senso critico necessario per la mansione di redattore editoriale. 

Le pubblicazioni scientifiche

Il mercato editoriale scientifico, cioè quello legato ai saggi, è un settore molto specifico dell’editoria. Se l’interesse del redattore editoriale si gioca proprio in questo campo può essere decisamente utile una laurea nel settore pertinente, per saper trovare soluzioni più adatte proprio in quell’ambito. 

Requisiti e capacità di un redattore editoriale

Parliamo ora dei requisiti e delle capacità che un redattore editoriale dovrebbe possedere e saper padroneggiare per essere efficace nel proprio ruolo. Come sempre le divideremo in due grandi blocchi: quello delle competenze specifiche, proprie della mansione, che si imparano con gli studi e l’esecuzione, e quelle relazionali e psicologiche, più simili a caratteristiche del comportamento e dell’attitudine al lavoro. 

Competenze specifiche

Le più importanti competenze specifiche per un redattore editoriale sono: 

  1. Capacità di usare tutti i programmi di videoscrittura e i servizi mail 
  2. Elementi di editing grafico e testuale
  3. Elementi di impaginazione e relativi programmi
  4. Conoscenza delle fluttuazioni e delle esigenze del mercato
  5. Conoscenza delle norme grafico-redazionali per la correzione delle bozze (UNI5041)
  6. Perfetta conoscenza della lingua in cui si lavorerà, sia allo scritto che all’orale, con ottime capacità critiche e di individuazione degli errori e delle imprecisioni
  7. Normativa vigente sul copyright delle opere scritte e testuali
  8. Forte sensibilità letteraria e di mercato editoriale, per individuare cosa è pubblicabile positivamente e cosa non lo, in base alle esigenze del pubblico

Competenze comportamentali

Il lavoro di redattore editoriale ha una fortissima componente emotiva: l’autore spingerà sempre, per natura, per pubblicare il proprio testo così come lui l’ha creato. Il redattore deve mediare tra questa -giusta- esigenza e le richieste del mercato di appartenenza, analizzando nel contempo le offerte dei competitor e i costi della produzione. 

Le più importanti propensioni comportamentali e caratteriali di un redattore editoriale sono: 

  1. La capacità di dialogare rispettosamente ma con chiarezza con l’autore e con tutte le figure coinvolte nella produzione del testo
  2. La capacità di adattare il proprio lavoro a diversi stili ed esigenze
  3. Una forte propensione all’organizzazione e all’autonomia della gestione delle giornate
  4. Essere estremamente pazienti, metodici e puntigliosi: i piccoli errori in editoria non sono permessi ed è necessario scandagliare una ad una tutte le correzioni 
  5. Essere curiosi nei confronti del settore editoriale, perché le sue fluttuazioni vengano anticipate e manipolate a vantaggio della casa editrice

Le possibilità di carriera di un redattore editoriale

Come per molti impieghi, anche un redattore editoriale può lavorare come dipendente per una casa editrice oppure come collaboratore esterno, con l’apertura della propria partita IVA. 

Il primo caso è di solito quello di grossissime produzioni editoriali, che hanno spazi e budget a disposizione per molti dipendenti. Questa ipotesi, con la crisi del mercato editoriale, è però entrata in stallo e ad oggi è molto difficile riuscire a posizionarsi nelle grosse aziende come dipendenti. 

Con la libera professione è possibile curare più progetti al tempo stesso, interfacciarsi con molte aziende e altrettanti autori, variare spesso tematica e argomento. Per farlo è necessario non solamente possedere le competenze tecniche del mestiere ma avere un proprio giro di clienti stabili e saper intercettare le tendenze prima che si compiano definitivamente con ancora più maestria e astuzia. 

A prescindere da quale inquadramento si decida di perseguire è necessario tenere conto che raramente si viene assunti per la prima volta come redattori editoriali. 

Il primo posto occupato è di solito quello della correzione delle bozze, passando poi per la mansione di revisione, poi per la gestione e la coordinazione dei vari reparti (grafici, correttori, traduttori, fotografi e così via), fino ad arrivare al ruolo di editor. 

Superato questo scoglio è possibile rimanere redattori editoriali, se lo si desidera; per chi invece è ambizioso e vuole rimanere nel settore editoriale le alternative possibile sono indubbiamente: 

  1. Il passaggio al settore di direzione, per esempio di una intera collana dell’editore oppure dell’intera casa editrice, con contatti più stretti con gli autori
  2. Il passaggio al marketing, che lavora ancora più strettamente con l’analisi dei mercati e della concorrenza

Paradossi e modifiche del mercato editoriale

Il paradosso della crescita professionale della figura di redattore editoriale è molto complesso. Da una parte, il settore è nel mondo in globale crescita: si pubblicano più titoli e le produzioni muovono generalmente più denaro. Dall’altro però, specie in Occidente, i lettori sono pochi: in Italia quasi il 50% degli intervistati non ha letto almeno tre libri in un anno, e solamente il 17% ne ha letto almeno uno al mese. 

Eppure, anche nel nostro paese, il mercato editoriale è la prima industria culturale per indotto. 

Pare evidente che tutto il mercato editoriale tenderà a spostarsi nei paesi in cui i lettori (dunque gli acquirenti) sono più numerosi: Nord Europa ed Asia sono le aree di maggiore interesse. 

Cambieranno sicuramente anche le modalità di fruizione dei testi: sempre più utenti sceglieranno gli e-book, per cui serve impaginazione e produzione differente. Per il mercato dei libri fisici sarà invece probabile affrontare più produzioni on demand, cioè a bassa rotazione e su richiesta specifica e numerata delle librerie. 

Discutendo invece di tematiche da affrontare nel corso del lavoro di redattore editoriale, i temi più forti al momento in Italia e non solo, sono: 

  1. Fiction e narrativa, in particolare young adult (che ha registrato uno stabile +6% nel corso degli ultimi anni)
  2. Non-fiction (+13,1%)
  3. Specialistica e scientifica (+15,8%)
  4. Manualistica e pratica (+6,3%)

Possiamo ragionevolmente ipotizzare che saranno proprio questi i settori da tenere maggiormente d’occhio per i redattori editoriali nel prossimo futuro, per intercettare nuove tendenze, scoprire nuovi autori e cercare di rivitalizzare il mercato fornendo più alternative e più possibilità a lettori forse un po’ impigriti. 

I guadagni di un redattore editoriale

Non manchiamo, come sempre, di parlare anche delle possibilità di guadagno per un redattore editoriale. 

Ad oggi in Italia lo stipendio medio di un redattore editoriale a metà carriera è di circa 23/24 mila euro lordi l’anno. Il primo stipendio al momento dell’uscita dai corsi di laurea o perfezionamento è decisamente più basso di questo: parte indicativamente da 1200 euro al mese. I grandi esperti con lunghe carriere alle spalle possono invece ambire a guadagni anche superiori ai 30 mila euro l’anno.

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