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Professione ingegnere elettronico: chi è, cosa fa, quanto guadagna

L’elettronica lavora in moltissimi modi, a tanti piuttosto misteriosi per via della loro complessità.

Di elettronica sono fatti i nostri pc e smartphone, lo smartwatch che ci aiuta a tenere il conto dei passi di una giornata, il gps dell’autobus che prendiamo tutte le mattine, il sistema di registrazione dei consumi di elettricità in casa. 

A lavorare dietro le quinte di tutta questa tecnologia che ci circonda c’è l’ingegnere elettronico, un professionista altamente specializzato e la cui professionalità è da sempre estremamente valorizzata. 

Vediamo insieme in questa guida alla professione di ingegnere elettronico chi è, quali sono i suoi compiti e quali vie di carriera e guadagni può ambire! 

Chi è l’ingegnere elettronico

La progettazione e la creazione di componenti o dispositivi elettronici sono i due compiti principali dell’ingegnere elettronico. Questo professionista ha competenze sufficienti per occuparsi di tutte le fasi dell’ideazione e della realizzazione: 

  • Analisi dell’idea di partenza e delle esigenze da soddisfare;
  • Disegno delle componenti di progetto;
  • Creazione dei prototipi;
  • Studio della fattibilità del progetto;
  • Produzione industriale e serializzata;
  • Collaudo dei prodotti e loro inserimento in macchine più ampie e complesse;
  • Manutenzione, sia industriale che effettuabile direttamente dai clienti finali.

Generalmente, nel corso del proprio lavoro l’ingegnere elettronico si coordina con altri professionisti, in modo da arrivare al modello più conveniente da produrre eppure più performante e sicuro. 

Le mansioni principali

Analizziamo insieme quali sono le principali mansioni di un ingegnere elettronico. Come detto questo professionista ha le capacità per occuparsi di tutte le fasi della lavorazione, dall’ideazione alla produzione in serie. 

A volte la richiesta non parla di creazione e sviluppo, ma di miglioramento: per esempio, di circuiti già economici ed in uso comune ma che possono essere resi più performanti o più sicuri e stabili. 

Dopo la fase di ideazione e disegno del progetto è necessario produrre un prototipo, sottoposto a test, analisi e prove in laboratorio. In questa fase ci si occupa anche del troubleshooting, cioè della ricerca delle criticità e della loro risoluzione. 

Superata la fase di test, se il prodotto è ritenuto performante e adatto alla vendita si passa alla produzione in serie. Insieme alla produzione, di cui l’ingegnere elettronico è responsabile, è necessario redigere le istruzioni e i piani per la manutenzione.

Il materiale prodotto può anche essere usato per finalità di ricerca o di formazione di nuovi professionisti a seguito della pubblicazione su riviste scientifiche specializzate. 

I settori di lavoro

Come abbiamo detto in apertura, i settori in cui l’ingegneria elettronica trova applicazione sono attualmente moltissimi. 

Indubbiamente uno dei più sviluppati riguarda l’industria dei veicoli. In questo settore l’ingegneria elettronica si occupa della creazione di circuiti operativi e di analisi per le più variegate attività: 

  • ABS;
  • Controllo dell’accensione;
  • Anti-slittamento;
  • Sospensioni attive;
  • Cambio sequenziale;
  • Guida assistita;
  • Localizzazione satellitare.

Se è vero che i veicoli elettrici e con guida autonoma sono il futuro del settore, è inevitabile pensare che gli ingegneri elettronici saranno sempre più richiesti in questo ambito, per sviluppare tecnologie sempre migliori e sicure. 

Lo stesso vale anche per i mezzi di trasporti di massa, dagli aerei alle metropolitane, dai treni ad alta velocità agli autobus. 

Domestica e domotica sono altri settori in cui l’ingegneria elettronica può brillare. Sempre più consumatori desiderano collegare i propri dispositivi alla rete WiFi, per controllarli anche a distanza, oppure vogliono migliorare le prestazioni con elettrodomestici meno inquinanti.

A lavorare dietro questi sistemi complessi ci sono proprio gli ingegneri, che a partire da modelli canonici e noti sviluppano nuove idee ed ipotesi di fruizione di questi componenti. 

Nel settore della domestica si inserisce, in qualche modo, anche quello della tecnologia di consumo e delle telecomunicazioni, sempre più accessibili e amati dai cittadini.

Smartphone con processori più intelligenti e con nuove funzionalità attirano i consumatori, alla ricerca di assistenza quotidiana da parte dei propri dispositivi, decisamente diventati appendici della propria mano in pochissimi anni.

Dall’altra parte per funzionare è necessario che questi dispositivi modernissimi e complessi siano supportati da reti di fruizione più larghe, più veloci e più accessibili.

Gli ultimi settori di cui parleremo (ma non gli ultimi in generale) sono quello della biomedica e della robotica. In medicina i dispositivi elettronici e le diagnosi tramite elettronica saranno sempre più diffusi e speriamo, meno costosi.

Con il loro aiuto i medici possono individuare e trattare più facilmente patologie anche molto serie, migliorando enormemente la qualità di vita dei pazienti e rendendo queste tecnologie più accessibili a chiunque ne abbia bisogno. 

La robotica è la branca ingegneristica che studia lo sviluppo e la creazione di macchine sempre più raffinate e precise che possono compiere al posto delle persone determinate attività, da quelle industriali a quelle sanitarie, dalla contabilità all’analisi dei dati.

Il settore subirà una probabile accelerazione nei prossimi anni, a patto di trovare soluzioni più economiche e più convenienti per lo sviluppo (ad oggi il grande freno alla robotica è infatti il costo finale di questi prodotti, che li rende impossibili da commercializzare se non come prototipi).

La trasversalità delle possibilità di lavoro e dei settori di impiego rende chiaro un elemento, sopra ogni altro: il futuro del mondo non potrà prescindere dai sistemi di controllo ed esecuzione elettronica, e per questo gli ingegneri dovranno essere sempre più specializzati, professionali, versatili e disposti a recepire il cambiamento per anticiparlo e renderlo fruibile a tutto il mondo. 

Gli studi necessari per affermarsi come ingegnere elettronico

Per diventare ingegnere elettronico è necessario rispettare il DPR 328/2001, in particolare il suo articolo 46.

Tale legge richiede l’inserimento del professionista in un albo specialistico, dopo il superamento dell’Esame di Stato. L’Ordine degli ingegneri in Italia esiste dal 1923. 

Il primo step degli studi per diventare ingegnere elettronico è ovviamente la Laurea in ingegneria, nel settore in cui si intende specializzarsi in seguito.

Il corso è triennale e verte sull’analisi di teorie dei circuiti, elettronica digitale ed analogica, elettromagnetica, strumentazione e suo utilizzo, nanoelettronica, meccatronica, optoelettronica. 

Dopo la laurea è possibile o tentare l’Esame di Stato o specializzarsi ulteriormente nella materia prescelta. Le lauree magistrali (di due anni di durata) da prediligere sono: 

  • Informatica;
  • Biomedica;
  • Automazione;
  • Sicurezza;
  • Telecomunicazioni;
  • Elettronica;
  • Gestionale;
  • Informativa.

Dopo la magistrale la situazione è ancor più variegata: circa la metà dei neo-laureati non inizia subito a lavorare come dipendente.

Circa il 26% di loro inizia a lavorare con stage e tirocini in azienda, più o meno il 13% consegue un dottorato di ricerca e circa l’11% ottiene una borsa di studio o un assegno per proseguire le proprie ricerche in ambito accademico. 

Esame di Stato e abilitazione

L’Esame di Stato necessario per l’abilitazione viene svolto in due sessioni: una in estate e una in autunno.

È necessario presentare la propria richiesta alla segreteria universitaria o presso l’ente in cui si sosterranno le prove, allegando le prove del conseguimento del titolo di studio e la ricevuta del pagamento della tassa di concorso (49,58 euro).

Per entrare nell’Albo è necessario pagare la tassa regionale relativa. Tutte le informazioni sono reperibili presso la segreteria universitaria dell’Ateneo in cui si fanno gli esami. 

La prova d’Esame è così articolata: 

  • Prima prova scritta: svolgimento di un tema in 4 ore, relativo alle materie specifiche del settore di richiesta;
  • Seconda prova scritta: svolgimento di un tema in 4 ore, relativo alle materie della propria classe di istruzione;
  • Prova orale: che analizza sia le materie trattate negli scritti che la deontologia professionale;
  • Prova pratica: una progettazione di 8 ore in cui ideare e creare un progetto a partire da una proposta di base comune a tutti i partecipanti.

Qualità ed abilità dell’ingegnere elettronico

Nel mestiere di ingegnere elettronico non sono solamente coinvolte abilità e competenze scientifiche, tecniche e specifiche che si acquisiscono con l’esperienza e con gli studi: sono necessarie anche predisposizioni psicologiche al lavoro, analizzate singolarmente in fase di colloquio. Vediamo insieme quali sono tutte queste abilità e capacità. 

Competenze specifiche

Le più importanti competenze specifiche di un ingegnere elettronico sono ovviamente quelle relative al proprio settore d’interesse:

  • Metodi dell’ingegneria elettronica;
  • Progettazione sia analogica che digitale; 
  • Progettazione dei circuiti stampati (PCB);
  • Testing, validazione e troubleshooting;
  • Conoscenze in microcontrollo e circuiti FPGA;
  • Competenze nell’uso di CAD;
  • Capacità di usare la strumentazione di laboratorio;
  • Considerata l’internazionalità delle ricerche, i materiali di studio spesso provenienti da enti stranieri e la possibilità di lavorare all’estero, la conoscenza approfondita dell’inglese ed eventualmente di una seconda lingua straniera.

Competenze generale

Le competenze morbide non si acquisiscono con lo studio o la pratica.

Si possono affinare, ovviamente, ma fanno principalmente parte del bagaglio di esperienze personali e di metodi di approccio alle responsabilità e al lavoro che si sono scelti.

Le più importanti competenze morbide per un ingegnere elettronico sono: 

  • La capacità attenta di analisi della situazione, delle proposte, degli esiti dei test;
  • La precisione e l’attenzione ai piccoli dettagli;
  • Una buona predisposizione ad un problem solving calmo, sicuro e deciso;
  • L’entusiasmo per l’innovazione, la ricerca e l’aggiornamento continuo (vista la fluidità del settore, le competenze acquisite con gli studi possono “invecchiare” in pochissimi mesi ed è fondamentale continuare invece a studiare quotidianamente);
  • La capacità di lavoro in gruppo, specialmente se si parla di grossi team che mettono a confronto più professionalità e specificità di lavoro.

Quanto può guadagnare un ingegnere elettronico?

La professionalità dell’ingegnere elettronico consente di aspettarsi abbastanza facilmente uno stipendio competitivo nel settore. 

A metà carriera, la maggior parte degli ingegneri elettronici guadagna circa 40.000 euro l’anno (più o meno 2.000 netti al mese).

All’estero la situazione è molto diversa: USA, UK e Germania possono offrire, a parità di esperienza, stipendi anche superiori ai 3.000 euro al mese.

Lo stipendio minimo da aspettarsi per il proprio lavoro dopo la laurea e l’abilitazione è pari a circa 23.000 euro, ma si possono superare i 110.000 mila a fine carriera, occupandosi di progetti molto prestigiosi per grandi aziende e multinazionali oppure emigrando all’estero. 

Le possibilità di carriera: cosa faranno in futuro gli ingegneri elettronici?

Cerchiamo di analizzare le diverse possibilità sia verticali che orizzontali della carriera di ingegnere elettronico. 

Libera professione

A carriera inoltrata, circa il 2% degli ingegneri elettronici decide di passare dall’essere dipendente alla libera professione. Si tratta di un passo che riserva molte sorprese, sotto tutti gli aspetti. Da un lato i guadagni sono evidentemente più vistosi (circa il 30/40% in più rispetto ai colleghi con la stessa esperienza che lavorano in azienda), dall’altro è necessario assumersi il rischio d’impresa e tessere con pazienza una rete di clienti affidabili. 

Il grande vantaggio della libera professione è, per l’appunto, la libertà: organizzare il proprio tempo è più semplice ed è possibile interfacciarsi a realtà imprenditoriali e produttive diversificate lavorando per numerosi clienti al tempo stesso. 

Da dipendente

Il dipendente junior che è riuscito ad inserirsi in un team di lavoro non rimarrà per sempre alle dipendenze dei colleghi. Il ruolo più ambito è quello di project manager: puoi trovare un’esaustiva guida a questa professione scritta da noi.

Questa posizione dirigenziale mette a confronto il professionista con sfide ancora diverse: dalle trasferte agli straordinari alla gestione pervasiva di un grosso team di lavoro. 

Ricerca

Un altro settore molto ambito è quello della pura ricerca tecnologica ed elettronica, sia da libero professionista che in aziende che si occupano solamente di research&development.

Tutte le aziende più piccole si rivolgono a questi centri ed unità di ricerca alla caccia di modelli più performanti per migliorare le prestazioni dei propri prodotti, oppure per acquistare dispositivi già pronti da utilizzare dei propri modelli. 

La ricerca è un settore insidioso eppure molto stimolante. Se da una parte il mondo della tecnologia cresce e si sviluppa rapidissimamente, sottoponendo gli specialisti a nuovi stimoli e apporti, dall’altro è necessario uno studio costante, curioso e continuo.

In Italia il settore di ricerca non è sicuramente il più solido né il più valorizzato, purtroppo: chi decide di optare per questa strada generalmente lo fa all’estero. 

Accademia

L’ultimo settore da tenere a mente è quello dell’accademia, sia sotto il profilo della ricerca sia sotto quello dell’insegnamento.

Per accedere a queste mansioni i processi e le dinamiche sono specifiche e disciplinate da regolamenti nazionali ed internazionali dettagliati: le università formano classi di concorso per l’insegnamento e dopo il superamento di bandi ed esami è possibile accedere alle cattedre, con diversi strumenti di inquadramento (e relativi guadagni).

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