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Lavorare come infermiere; tutto quello che c’è da sapere

Un lavoro che unisce scienza, medicina e calore umano, l’infermiere ha il compito di prendersi cura del paziente, coccolarlo e rassicurarlo nei momenti di maggiore difficoltà e di sconforto. 

Devono prendersi cura di tutte le persona che hanno la famiglia lontana e hanno maggiormente bisogno nei momenti in cui ci si può sentire più soli. 

Un lavoro che ha assunto un’importanza ancora più fondamentale per tutti nei mesi della pandemia da covid, tanto da portare la categoria degli infermieri ad essere giustamente candidata per il premio Nobel per la pace.

Chi è un infermiere

L’infermiere è una figura professionale che ha il compito di prendersi cura della persona, nonché paziente. 

Non è semplice dover definire questa tipologia di professionista perché da una parte i suoi studi sono di natura tecnica e medica, ma allo stesso tempo ha il compito di tenere al sicuro un paziente e fargli compiere al meglio un percorso di convalescenza. 

Questo soggetto segue un paziente durante la riabilitazione, dopo un potenziale malore, un’operazione o una malattia; presta assistenza ai malati facendo attenzione che la riabilitazione proceda in maniera adeguata, così come ha prescritto il medico curante, senza alcuna complicanza. 

Un Infermiere può prestare la sua assistenza anche a pazienti anziani e assicurarsi che possano continuare uno stile di vita sano sia dal punto di vista medico, che dal punto di vista psicologico ed emotivo. 

Per chi decide di intraprendere questa professione, si consiglia di avere una sorta di vocazione nell’aiutare il prossimo e i più deboli e trarre soddisfazione nel rendersi utile per tutti coloro che hanno bisogno di rimettersi in sesto o prepararsi ad un importante percorso. 

Cosa fa un infermiere

Un infermiere ha il principale compito di prendersi cura dei pazienti e della collettività supportandolo sia dal punto vista psicologico (umano), sia dal punto medico un malato. 

I principali compiti che si possono attribuire alla figura di un infermiere, soprattutto per quelli che lavorano nell’ambito ospedaliero sono;

  • la presa in carico del paziente nel momento stesso in cui entra nella struttura sanitaria. Parla con lui e con i famigliari che lo accompagnano per delinea il percorso da far intraprendere al paziente e dove collocarlo;
  • pianifica l’assistenza, il percorso di cura e riabilitazione del paziente partendo dalle sue condizioni cliniche, senza mai perdere di vista le esigenze del paziente stesso (es le regole dettate dalla religione o dai fattori culturali). Rende attivamente  partecipe il paziente sul percorso di riabilitazione da fare e collabora con gli altri esperti del settore facenti parte dell’equipe medica. 
  • Eroga l’assistenza dovuta: cioè mette in pratica tutte le tecniche utili per la riabilitazione fisica del paziente, aiutandolo tramite la cura, l’educazione e l’ascolto del malato applicando alla perfezioni le indicazioni del medico curante e utilizzando le risorse materiali e umane. 
  • Monitora l’andamento della delle cure prescritte dell’equipe medica e la valutazione delle reazioni del paziente in merito agli interventi e alle cure a cui il paziente si è sottoposto. 
  • Educazione: durante tutto il percorso di riabilitazione, un infermiere ha il compito di di educare tutti i pazienti ad uno stile di vita sano, in linea con i bisogni e le esigenze sia mediche che psicologiche. Questo percorso però non comprende solamente il paziente, ma anche tutto l’ambiente domestico (quindi la famiglia) in cui il paziente vive. 
  • Come per ogni professione anche l’infermiere ha bisogno di una continua formazione sulle tecniche di riabilitazione e cura del paziente dal punto di vista tecnico ed emotivo: un esperto può aiutare i novellini (siano essi studenti, volontari o il personale di supporto come gli oss) a prendere confidenza con il lavoro sul campo con l’obiettivo di migliorare, ottimizzare il lavoro dell’equipe. 

Gli infermieri, assieme ai medici, sono sempre stati i primi in linea a combattere le malattie e aiutano i pazienti a sentirsi meno soli durante il periodo di degenza in ospedale e a volte, in caso di bisogno, aiutano addirittura i pazienti durante la convalescenza a casa. 

Le norme vigenti che regolano la professione dell’infermiere

La professione dell’infermiere è molto delicata, perché è legata alla cura, all’educazione e al percorso di riabilitazione di uno o più pazienti. 

Avendo appunto a che fare con dei malati, è importante che gli infermieri, e tutte le professioni mediche, abbiano un codice che li aiuti a svolgere al meglio il loro lavoro e allo tempo li tuteli da eventuali incidenti. 

  • Il DM 14/09/1994; stabilisce le linee guida delle professioni di un infermiere; da una definizione alla professione, indica il suo campo di attività e responsabilità;
  • la legge del 26/02/1999 n. 42; con questa legge nella definizione di infermiere viene introdotto il concetto di professione sanitaria ed intellettuale;
  • la legge del 10 agosto 2000 n. 251; riconosce la professione e le conoscenze proprie di un infermiere professionista.   

Oltre alle leggi che delineano la professione nel 2009 e nel 2019 la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche hanno creato e implementato il codice deontologico proprio di un infermiere professionista. 

Il codice deontologico

Esistono delle linee guida che descrivono il codice di comportamento di tutte le professioni infermieristiche; questo documento, venne stilato nel 2009, e rinnovato nel 2019, dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI). 

Il codice ricorda a coloro che vogliono intraprendere una professione infermieristica tutto ciò che concerne alle loro funzioni, la forte componente emotiva del loro lavoro, la capacità di utilizzo degli strumenti di riabilitazione e dare il supporto necessario ai medici durante lo svolgimento delle loro mansioni. 

A livello clinico un infermiere partecipa attivamente alla riabilitazione di un paziente, garantendogli la sicurezza in tutte le procedure riabilitative e di analisi e spesso gestisce, come mediatore, i rapporti fra il medico, il paziente e la famiglia del malato. 

In caso di emergenza medica un infermiere può anche prendere delle decisioni  di sua iniziativa, ma dovrà prendersi anche la responsabilità delle sue azioni.  

Non è raro che un medico possa anche decidere di prendere in considerazione il parere di un infermiere nel caso in cui questo abbia una decennale esperienza pregressa; la consulenza si può basare sulle reazioni mediche ed emotive del paziente alle terapie e cercare di capire come intervenire. 

Da ricordare poi che gli infermieri hanno il compito di gestire a livello logistico e organizzativo la burocrazia legata al percorso riabilitativo dei pazienti. 

Prima di compilare una cartella, un infermiere si deve informare delle esigenze culturali e religiose del paziente e non può costringerlo a sottoporsi ad alcuna terapia ( i testimoni di Geova ad esempio non accettano le trasfusioni di sangue). 

Pur rispettando le volontà dei pazienti, un professionista deve garantire il benessere psico-fisico dei suoi pazienti e nel caso in cui sospetti dei maltrattamenti da parte della famiglia, ha il dovere morale di avvertire le autorità competenti. 

Molto spesso capita che fra un infermiere e un paziente si instauri un legame, un rapporto di fiducia diciamo, per cui un professionista deve garantire la privacy dei malti, nel rispetto del segreto professionale.  

Percorso di formazione per diventare infermiere professionista

Innanzitutto se si vuole intraprendere la professione di infermiere è assolutamente necessario intraprendere un percorso universitario e iscriversi ad un percorso di laurea triennale

Così come tutte le professioni mediche, anche il percorso per diventare un infermiere prevede un test di accesso alla facoltà che si svolge una volta l’anno presso tutti gli atenei che possiedono un dipartimento di medicina e infermieristica.

Il test prevede domande di cultura generale, di logica, di materie scientifiche di stampo medico. 

Durante il percorso universitario, lo studente alternerà le lezioni in presenza con il tirocinio, che gli permetterà di prendere confidenza con il lavoro pratico; sia le lezioni che il tirocinio hanno l’obbligo di frequenza, altrimenti si rischia di non poter procedere con gli studi e rimandare la laurea. 

Le lezioni frontali prevedono molti esami simili a quelli della facoltà di medicina come ad esempio funzionamento del corpo umano, anatomia, fisiologia, infermieristica clinica, dermatologia, farmacologia e molto altro. 

Il tirocinio alla fine si può definire il fulcro di qualsiasi corso di laurea di infermieristica (e di tutte le professioni sanitarie); la messa in pratica di tutto quello che ha imparato in classe e la pratica sul campo danno la possibilità a qualsiasi studente di capire se fare l’infermiere è effettivamente la professione che vuole fare. 

Il tirocinio permette ad uno studente di capire il grado di responsabilità a cui è sottoposto un infermiere, impara a trattare con i pazienti, a farli sentire a loro agio dargli delle risposte che sono in grado di far chiarezza sulla loro salute e imparare a maneggiare i macchinari tecnici. 

Finito il primo ciclo di studi quindi, dopo aver completato la tesi di laurea a averla discussa, l’aspirante infermiere non potrà ancora iniziare a lavorare. 

Il piano normativo infatti, così come per i medici, prevede di prima di fare un esame di Stato e iscriversi all’albo prima di poter esercitare la professione; nel caso in cui ci si voglia specializzare in qualche branca dell’infermieristica, il neo-infermiere potrà decidere di iscriversi ad una laurea magistrale, un master o un dottorato. 

Sbocchi lavorativi

Una volta iscritto all’albo un infermiere può ufficialmente esercitare la professione e quindi dovrà decidere in quale ambito lavorare. 

Se si vuole lavorare in ambito pubblico, un infermiere prima dovrà passare un concorso pubblico bandito dall’agenzia di riferimento e passare tutti gli step richiesti. 

Ovviamente se un infermiere decide di lavorare in un ospedale pubblico (ma sarebbe lo stesso nel caso in cui si parlassimo di una struttura privata) farà il turnista, cioè un lavoro su turni e soprattutto all’inizio verrà seguito da un’equipe con un’organizzazione già strutturata. 

Per il professionista che decide di lavorare per enti pubblici le strutture che possono essere in considerazione sono; 

  • Asl; aziende sanitarie locali;
  • AO; aziende ospedaliere;
  • IRCCS; istituti di ricovero e cura a carattere scientifico;
  • SCR; strutture di cura e di ricovero.

Per quanto riguarda gli enti privati invece un infermiere può far domanda per

  • istituti residenziali;
  • cliniche specialistiche;
  • strutture semi-residenziali;
  • ambulatori;
  • Ong;
  • Onlus.

Se invece un infermiere decide di operare come libero professionista potrà decidere di:

  • intervenire in forme privata e individuale;
  • lavorare in ambulatori infermieristici;
  • studi associati;
  • cooperative.

I contesti invece in cui un infermiere può trovare impiego sia per quanto riguarda le posizioni nel pubblico che nel privato, sono;

  • nell’assistenza di base quindi le aree di medicina e chirurgia; che possono essere assistenti del medico di base o dell’accettazione in ospedale o strutture di tipo medico. 
  • nell’assistenza delle aree tecniche come l’infermiere che lavora nelle sale operatorie o che lavorano nei reparti di dialisi; nello specifico un infermiere può essere di sala, anestesista, strumentista o addetto alla sterilizzazione, può eseguire tutti questi compiti a rotazione e entrerà in contatto con il paziente nel momento antecedente e precedente all’operazione.
  • nell’assistenza dei reparti più critici come l’infermiere in rianimazione o in pronto soccorso; in questo caso l’infermiere deve seguire il paziente in ogni minimo dettaglio ed instaurare un rapporto di estrema fiducia con i medici del reparto e tutti i membri dell’equipe. 
  • nell’assistenza nelle aree specialistiche, che comprendono i reparti di psichiatria, oncologia e i reparti di pediatria; questi infermieri seguono i pazienti nel momento di riabilitazione, quindi uno dei momenti più delicati del post-operazione. 
  • dell’assistenza sul territorio di appartenenza come l’infermiere per l’assistenza domiciliare o un infermiere esperto nella cura di lesioni gravi: lavora a contatto con il medico per seguire il percorso di terapia, riabilitazione e cura del paziente. 

Quanto guadagna un infermiere 

Innanzitutto è necessario fare una distinzione fra la busta paga di un infermiere che lavora per il settore pubblico e uno che lavora per il settore privato ma, ad ogni modo, tutti i compensi sono regolati dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNNL). 

Un infermiere che lavora nel pubblico è stato stipulato che riceve circa 1774,00 Euro lordi al mese (da notare il lordo, quindi si devono togliere tutte le tasse); questo però è solo lo stipendio base quindi maggiori saranno le competenze dell’infermiere, maggiore sarà anche la busta paga. 

Se invece l’infermiere decide di lavorare per aziende private, ovviamente lo stipendio sarà quello da dipendente, il che vuol dire che può variare in base ai turni e ai giorni di lavoro. Un soggetto neoassunto in una struttura privata potrà perfettamente percepire uno stipendio compreso tra i 1300 Euro e i 1800 Euro netti mensili. 

Ovviamente per quanto riguarda il settore privato gli stipendi varieranno in base all’anzianità all’interno di un’azienda e gli anni di servizio.

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