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Come diventare archeologo: studi, specializzazioni e stipendio

Quasi tutti i bambini da piccoli hanno desiderato almeno una volta di fare l’archeologo. 

Alcuni di questi bambini hanno, portato avanti le loro convinzioni fino a diventare adulti e realizzare il loro sogno di diventare come Indiana Jones. 

Ma andiamo per gradi… 

Il termine archeologia deriva dal greco “arcaios”, che vuol dire artico, mentre “logos”, sempre in greco antico, si traduce in studio: archeologia quindi significa studio dell’antico. 

Chi è un archeologo

L’archeologo è una figura professionale che si occupa di recuperare e studiare i reperti archeologici provenienti dai siti di epoche passate. 

Tutto ciò che viene raccolto dagli archeologi viene catalogato, studiato, conservato e a volte, quando il reperto risulta di un certo valore storico, viene valorizzato tanto essere messo in mostra nei musei, oppure, se si tratta di perti immobili, viene aperto al pubblico. 

L’archeologo persegue l’obiettivo di riportare in vita degli oggetti che altrimenti sarebbero andati perduti a causa dello scorrere del tempo. 

Questi oggetti sono in grado di raccontare la storia e tradizioni dei nostri antenati, per non parlare delle vecchie usanze, modi di dire e modi di fare, ormai scomparsi. 

Cosa fa un archeologo

Sono tre le principali attività di un archeologo;

  • scavi;
  • ricerche;
  • catalogazione dei reperti. 

Gli scavi che gli archeologi possono fare sono sia terreni che subacquei. 

Le equipe di archeologi sono generalmente finanziati o appartenenti a; 

  • Università;
  • Soprintendenza ai Beni Archeologici;
  • Cnr;
  • enti di formazione privati.

Le ricerche che si effettuano dopo il ritrovamento di un oggetto, hanno il fine di capire a quale epoca storica l’oggetto in questione appartiene, l’utilità dell’oggetto ritrovato e  altre interessanti scoperte che possono celarsi dietro a qualsiasi manufatto. 

Ogni oggetto deve deve avere una precisa documentazione sia scritta che fotografica su come è stato ritrovato, i documenti e i referti delle analisi fatte sull’oggetto, le considerazioni critiche fatte dall equipe di archeologi, etc. 

Quando gli scavi vengono fatti su grandi porzioni di terreno e interessano, ad esempio, il rilevamento di parti di città, la fase di scavo è accompagnata da geometri, architetti e fotografi (che hanno il compito di immortalare qualsiasi scavo viene fatto, perché ogni zolla di terreno che viene tolta, non tornerà più come prima). 

Ogni spostamento deve essere scritto e catalogato. 

Ultimo ma non ultimo, la catalogazione dei reperti deve avvenire con precise tecniche e metodologie scientifiche approvate dalla comunità internazionale degli archeologi. 

Gli scavi e le scoperte scientificamente rilevanti vengono presentate alla comunità scientifica e non attraverso convegni e mostre dedicate. 

Alcune delle competenze di un archeologo devono essere:

  • lavoro di squadra;
  • capacità investigative;
  • abilità analitiche;
  • capacità di scrittura dei report;
  • adattabilità;
  • manualità;
  • capacità di problem solving.

Per farsi un nome un archeologo, oltre che a partecipare agli scavi archeologici, deve;

  • partecipare a tavole rotonde;
  • tenere conferenze;
  • scrivere periodicamente dei libri (soprattutto se si vuole intraprendere la carriera universitaria).

I compiti di un archeologo in generale deve essere in grado di sostenere e svolgere sono:

  • condurre i cantieri di scavo;
  • monitorare i lavori facendo attenzione a non rovinare il sottosuolo;
  • organizzare i documenti di scavo;
  • decifrare e datare i reperti;
  • restaurare conservare i reperti trovati;
  • realizzare pubblicazioni;
  • partecipare alla vita scientifica.

È bene che ogni archeologo si specializzi in una precisa branca. Un archeologo si può specializzare in un periodo storico, in un materiale o in una zona naturalistica (es gli archeologi subacquei). 

Esistono gli archeologi in ceramica, gli archeologici in numismatica, gli archeologi forensi (cioè gli archeologi che studiano i ritrovamenti umani) e gli archeologi esperti in manufatti litici. 

Quando si decide di specializzarsi in un determinato settore dell’archeologia è consigliato abbracciare tutte le epoche di quella branca. Un esempio è l’archeologo greco. 

Sappiamo che l’archeologia greca prende una vastissima area territoriale, ma senza conoscere in parte alcune delle lingue in cui i romani si sono insediati, e non si ha una buona conoscenza del greco antico, parte del lavoro di archeologo viene vanificato. 

É necessario essere in grado di decifrare più oggetti possibili nel minor tempo possibile per procedere con gli studi completi di uno scavo, grande o piccolo che sia. 

Quando si scava in qualsiasi sito, è necessario sempre prestare estrema attenzione ad ogni movimento svolto. 

Quando si mettono i piedi da qualche parte c’è sempre il rischio di calpestare e danneggiare qualche manufatto di una certa rilevanza. 

Ad ogni scavo, gli archeologi rilevano uno strato alla volta di 10-15cm e descrivono tutti passaggi con maniaca minuziosità. 

Ogni volta che si preleva un pezzo di terra, quel terreno e quella parte, non potrà più tornare come prima. 

Gli strumenti che si devono utilizzare durante gli scavi sono attrezzi come vanghe, pale e picconi alternati a spazzole e pennelli che saranno utili per dissotterrare i reperti senza danneggiarli. 

Ogni strato poi dovrà essere annotato e descritto accuratamente, perchè ogni strato trattato, non tornerà mai più al suo stato originale. 

Molti archeologi però, al contrario di quel che si pensa, non passano la maggior parte del loro tempo nei siti archeologici, ma dentro i laboratori di analisi. 

Una volta finiti gli scavi tutti i reperti raccolti, dovranno essere portati in laboratorio per essere puliti e catalogati. 

Tutti i singoli manufatti dovranno avere una loro cartella con scritto tutto il loro percorso, dalla scoperta, fino alla fine delle analisi di laboratorio. 

Anche nel caso in cui si tratti di oggetti di grandi dimensioni e non trasportabili, l’equipe di archeologi dovrà stilare dei report sulle condizioni degli scavi. 

Al contrario di quel che si possa pensare, anche il lavoro in laboratorio può essere altrettanto emozionante. 

Ogni manufatto studiato in laboratorio prende un senso logico e spesso è proprio in laboratorio che si fanno le scoperte più interessanti su alcuni oggetti. 

Un archeologo non è sempre detto che passi tutti i giorni dell’anno in spedizione. Molti professionisti hanno l’obiettivo di intraprendere anche un percorso universitario e diventare professori. 

Ottenere una cattedra all’università dà grande prestigio a qualsiasi professionista archeologo, gli dà la possibilità di insegnare durante precisi periodi dell’anno, avere un buon stipendio fisso e avere una vita più stabile. 

Nel momento stesso in cui i corsi e gli esami sono finiti, il professore può riprendere il lavoro precedentemente interrotto presso gli scavi. 

Un archeologo può prendere anche un percorso di tipo didattico-museale. Un archeologo infatti può intraprendere la carriera di curatore e/o direttore museale. 

Questo lavoro però, al contrario del professore universitario, è un lavoro a tempo pieno, quindi nel momento stesso in cui si deciderà di intraprendere la carriera museale, si dovrà accantonare ogni missione di scavo. 

Chi decide di lavorare full-time per un museo avrà il compito, oltre alla curatela di mostre, di organizzare i seminari, i convegni e a volte anche le attività didattiche per le scuole. 

A volte i musei possono organizzare i convegni anche direttamente nei siti di scavo. 

Un archeologo poi, può diventare anche il supervisore e il responsabile di grandi siti di scavo, basti pensare a Pompei. 

Il compito principale sarà quello di assicurarsi che i lavori di manutenzione dei siti vengano svolti al meglio: dovrà organizzare le visite guidate per i turisti nel rispetto delle norme per la conservazione e tutela delle aree e, eventualmente, decidere di chiudere al pubblico parte delle zone per evitare il loro potenziale danneggiamento.

Esistono varie tipologie e specializzazioni. Queste si possono suddividere in base; 

  • al periodo storico;
  • ai materiali recuperati;
  • all’ambiente analizzato (ad esempio l’archeologia subacquea). 

L’archeologia forense

L’archeologo forense è una professione che in realtà non richiede per forza una laurea in archeologia. 

L’archeologo/antropologo forense infatti è colui che ha il compito di fare ricerche ed analizzare i reperti umani trovati dalla polizia, carabinieri e/o forze dell’ordine. 

Per diventare archeologo forense si può intraprendere sia la strada dell’archeologo, quindi compiere degli studi di archeologia e collaborare da esterni con le forza dell’ordine, oppure 

seguire la carriera militare e aspettare che si aprono i bandi per fare in concorso.

L’egittologo

L’egittologo altro non è che un archeologo specializzato sulla civiltà egizia. 

Altre ad avere un’ottima conoscenza della storia egizia, un egittologo, durante gli scavi, potrà analizzare l’ambiente direttamente sul campo

Per diventare egittologo, si devono conoscere la storia, la religione e le tradizioni degli antichi egizi ed è bene avere una buona consapevolezza anche dei geroglifici.

I geroglifici sono la scrittura degli antichi egizi. Gli archeologi oggi sono in grado di decifrare i geroglifici grazie alla famosa stele di Rosetta.  

L’archeologo subacqueo

Questa branca dell’archeologia può essere marittima, lagunare o sottomarina. Non esiste un vero e proprio percorso di studi per questa branca dell’archeologia. 

È fortemente consigliato seguire tutti gli esami di archeologia subacquea e marina e, ovviamente, prendere i brevetti per fare le immersioni necessarie per fare gli studi richiesti. 

Ogni reperto può trovarsi a diverse centinaia di metri sott’acqua, perciò è prevista un’adeguata preparazione per questo compito. 

Percorso di studi di un archeologo

Innanzitutto è necessario ottenere un diploma di laurea. I diplomi fortemente consigliati sono in:

  • archeologia
  • lettere classiche
  • beni culturali
  • storia antica e/o medioevale.

Ovviamente in magistrale si dovrà intraprendere una laurea in archeologia

Da qualche tempo molte università offrono la possibilità di iscriversi a corsi di laurea triennale proprio in archeologia o addirittura, alcune università hanno messo a disposizione direttamente dei corsi di archeologia a ciclo unico di 5 anni. 

I percorsi di studi generalmente definiscono la tipologia di archeologo. 

Le lauree magistrali possono incentrarsi sull’archeologia greca, romana, medievale e del Vicino Oriente.  

I nuovi curriculum includono esami di civiltà bizantine, egittologia, storia buddhista e musulmana e assirologia. 

Se si decide di intraprendere la professione dell’archeologo è importante porre attenzione alle materie come antropologia, storia e geografia.  

Un diploma magistrale non ti permette di ottenere subito i tuoi obiettivi di carriera, ma di darà molte più chance nel caso in cui si voglia diventare

  • professore universitario;
  • curatore museale;
  • archivista;
  • scavatore;
  • etc.

Per riuscire a diventare un archeologo specializzato, è fortemente consigliato di iscriversi ad una scuola di specializzazione della durata di due anni oppure ad un dottorato di ricerca della durata di tre anni. 

Se si desidera tenere aperta anche la possibilità della carriera universitaria, allora è consigliato intraprendere un dottorato

Se si è molto bravi è addirittura possibile procedere contemporaneamente sia con il dottorato che con la scuola di specializzazione. 

Gli archeologi che decidono di intraprendere un dottorato di ricerca e quindi intraprendere sia la professione di archeologo che di professore universitario, devono essere in grado di pubblicare periodicamente anche dei saggi contenenti delle informazioni riguardanti i loro lavori, ricerche e scoperte. 

Sbocchi lavorativi e quanto guadagna un archeologo

Decidere di intraprendere la professione dell’archeologo in Italia è un azzardo perchè questa categoria, pur essendo molto importante per ritrovare le origine della nostra civiltà, non possiede ancora un albo ufficiale. 

Gli sbocchi lavorativi nel caso in cui si voglia intraprendere la professione dell’archeologo si può suddividere principalmente in due canali. 

Il primo è quello pubblico. In questo caso il professionista lavorerebbe per conto;

  • della Soprintendenza ai Beni Archeologici;
  • enti di ricerca come il Cnr;
  • degli enti locali;
  • delle Università.

Questi posti appena descritti si ottengono tramite concorso pubblico e solamente dopo due anni di specializzazione post laurea. Nel caso in cui si passi il concorso, si potrà ottenere il posto di assistente archeologo. 

Un secondo metodo è tramite la carriera universitaria. 

Se si vuole lavorare nel settore privato invece, si potrà puntare ad ottenere un posto per le mansioni a scopo:

  • di catalogazione;
  • di scavo;
  • didattico;
  • divulgativo. 

Molti giovani che vogliono lavorare nel settore delle archeologie puntano ad ottenere un posto in ambito divulgativo, cioè progettare le visite per il pubblico e pensare alle attività didattiche per le scuole. 

È vero che si può scegliere di lavorare come dipendente, ma ormai la maggior parte degli archeologi, soprattutto in Italia, lavora come freelance, quindi come collaboratore esterno. 

Andiamo alla nota dolente, lo stipendio

Per fare l’archeologo si deve fare tanta fatica e si deve avere tanta passione. L’archeologo, in Italia ha infatti uno stipendio di 15000€ lordi l’anno, cioè 1.200€ mensili. 

Quando si è maggiormente fortunati un professionista freelance, può arrivare a guadagnare €2.000 al mese. 

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