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Intervista a Nikole Ceccarelli – Copywriter, Photo e Videomaker

Oggi intervistiamo Nikole Ceccarelli, Copywriter, Photo e Videomaker. Nikole ci offre il suo punto di vista.

Raccontaci di te, chi sei, cosa fai e come sei riuscita a raggiungere la tua posizione lavorativa attuale?

Innanzitutto ti ringrazio per questa possibilità perché comunque è raro che io ne possa parlare. Credo che la mia sia una situazione un pò particolare, considera che io ho iniziato a lavorare neanche a 16 anni. Inizialmente si inizia sempre allo stesso modo: ci si infila in qualche “redazione”, se così la vogliamo definire, si inizia a fare un pò di gavetta.

Scrivere di quello che ti piace, o anche solo per accumulare conoscenze, è un modo per iniziare. Io sono stata “stagista gratuita” per i primi 2 anni, ho fatto un periodo a scrivere di quello che mi piaceva per un altro sito e poi diciamo verso i miei 19 anni circa, quindi dopo tre anni, finalmente ho potuto trasformare quello che era stato più volte vicino all’essere un lavoro, un lavoro vero e proprio.

Io attualmente faccio la copywriter e la fotografa. Però ho avuto anche un non tanto breve periodo come videomaker, cosa che ho abbandonato perché non riuscivo veramente più a stare dietro alle richieste folli delle persone. A un certo punto non ce l’ho più quindi ho rinunciato a tutta quella cosa dopo circa 4 anni.

Quindi per ora me ne sto soltanto con copywriting e fotografia. Diciamo che scrivo e faccio fotografie, per il video la mia risposta è “mhhhmhm”.

Cosa significa per te la Giornata Internazionale della Donna.

Allora, in realtà ti dirò la verità, voglio essere sincera. Quando ero piccola non capivo molto cosa significasse l’otto marzo, ero molto con lo spirito da “sì vabbè faremo qualcosa, non lo so”.

Però man mano che andavo avanti, mi rendevo conto che c’era una giornata dedicata al far vedere qual è la realtà di moltissime persone, nelle situazioni che insomma sappiamo, violenza, o anche discriminazione, tutte queste cose qui, ed è necessaria perché mi rendo conto che senza neanche una giornata in cui si mette il focus proprio, certe questioni si perdono del tutto.

Quindi per me è un’occasione per mettere i riflettori su situazioni che altrimenti non verrebbero fuori, anche se con i social ormai viene fuori tutto.
Però sui social rimangono dieci minuti, i famosi 15 minuti di Andy Warhol. Poi se ne vanno, spariscono, come se fossero in un fiume. Quindi penso significhi questo, è una giornata in cui si può aggiungere qualcosa alle storie raccontate.

Quale pensi sia la più grande sfida d’essere donna al giorno d’oggi?

Allora, secondo me la più grande sfida è farsi prendere sul serio. Però attenzione, non nel senso che c’è una stanza, tu entri e sei una donna, e tutti iniziano a parlare e ridere.
La cosa è più subdola, cioè io ho fatto parecchi lavori, per questo lo dico.

Sono sempre sempre stata in giro per l’Italia quindi mi sono dovuta inventare qualsiasi modo per viaggiare, fare, dire, alla fine ho raccolto una serie di esperienze bella grossa. Ho fatto sia lavori virtuali come quelli che faccio ora e sia anche lavori più pratici.Fino a un paio di anni fa ero Rider, ora li chiamano Rider.

Ho fatto anche la fotografa nei villaggi, che è tutt’altra cosa, rispetto a farlo fuori. Quello lì è un campo di guerra, tra un po’ ci sono anche le bombe e le mitragliatrici. Quindi, ho avuto modo di vedere che nel filo conduttore di tutte queste cose c’era sempre… non trovo un modo carino per dirlo… Diciamo che c’era sempre un occhio di riguardo al fatto che io, ragazzina, mi mettevo magari a competere con persone di quarant’anni che si sentivano in qualche modo migliori di me, che la loro opinione contasse di più.

Senti sempre che c’è qualcosa di strano. Sì, magari lo ignori, per carità alla fine lo ignori.

Io prendo sempre ad esempio Boris, la serie. Ecco io mi sento sempre Alessandro, io entro in un posto e devo far capire alle persone che non sono lì per portare il caffè, ma perché lavoro lì e devo fare delle cose.

Fortunatamente ora che mi sono messa in proprio, quindi scrivo, faccio sia copywriting, sia ghost writing, però ovviamente soprattutto copywriting… Adesso è diverso, diciamo, secondo me riuscire a trovare un modo di farsi “rispettare”, sempre con le virgolette, e basta avere un atteggiamento che lascia poco spazio, diciamo, ad occasioni del genere. Da quando mi sono trovata questo tipo di comunicazione, sono tranquilla.

Certo purtroppo capitano ancora persone particolari.

Io dico sempre che, se non avessi fatto quella guerra in villaggio facendo la fotografa, non avrei mai capito come effettivamente rivolgermi alle persone risultando comunque alla mano, dicendo guarda che non è che sono proprio così cretina come pensi, quindi magari calmiamoci un attimo con questi atteggiamenti. Devo dire che queste esperienze sono comunque tanto traumatizzanti quanto formanti.

Qual è il tuo superpotere?

Allora guarda io lo considero un super potere perché a un certo punto dici “io ho una cosa diversa”. Il resistere, proprio resistere, a quello che la vita ti lancia, ma non in modo passivo.

Ci sono persone che vivono situazioni terribili e purtroppo le possono solo subire. Io invece, sono sempre stata una persona che anche quando era in situazioni dove subivo e basta, ho sempre e comunque avuto, guarda uso una parola prendendola direttamente dal napoletano, che non so però se è la parola giusta.

Ho sempre avuto la “cazzimm”. È l’atteggiamento con cui ci si mette di fronte alle situazioni, che dà la possibilità di fare quella crescita che dicevamo, quando capita qualcosa di difficoltoso di queste esperienze difficili, che dicevamo prima, hai comunque sempre un bivio davanti: o ne risentì e diciamo, subisci, e magari si sviluppano brutti ricordi e brutte energie, oppure puoi dire: ok sono in questa situazione, è pessima, però… Ecco il mio superpotere è cercare, riuscire a trovare sempre quella strada lì, vedere cosa posso tirarne fuori e fortunatamente sono una delle poche persone a cui questo atteggiamento non è mai passato.

Cioè perché secondo me che cos’è che separa una persona che fa per hobby fotografie, da una che si fa pagare 300 euro a foto? Che cos’è che separa le due persone. Tu mi dirai le situazioni, le scelte di vita. Sì e no, nel senso… io ho conosciuto persone che hanno fatto un investimento e si sono presi il necessario per iniziare, neanche io so come e perché. Non è che poi puoi andare lì a fare “ma come hai fatto”, “ma qual è il segreto”. Dal nulla sono riusciti ad arrivare a livelli che tu dici “io non ci arriverò mai”. Invece poi piano piano ti avvicini sempre di più, magari non arrivi ad essere 300 euro a foto e ricercatissima, la numero uno, però apprezzi il tuo lavoro.

Sì esatto. Cioè. Ecco è proprio vera questa cosa cioè bisogna arrivare a un punto in cui dici vabbè lasciamo stare quello lì è arrivato a quel punto io sto qua e mi trovo bene.

Poi parlo sempre avendo delle esperienze di lavori pessimi.

Essere donna ha in qualche modo influenzato la tua esperienza e crescita professionale? Hai un episodio in particolare da voler raccontare?

Allora, per la prima domanda è sì, nel senso, crescere ma anche inserirsi nel mondo del lavoro come donne è diverso, è un’esperienza diversa. C’è un altro tipo di rapporto sia con i collaboratori, ma anche con i clienti, soprattutto in quei lavori che hanno molto a che fare con il contatto con la clientela.

Tu lo vedi, sembra quasi un esperimento sociale: ti metti vicino il tizio della tua stessa età con baffi, capello cotonato e poi ti metti lì. Hai delle aspettative diverse, cose diverse, quindi è ovvio che un pò ti modifichi l’esperienza. Non so se è solo riguardo alle aspettative, non saprei dirlo, però sicuramente come forma mentis un pò.
Forse non so se ti penalizza, non sono sicura che ti penalizza, è piuttosto una cosa diversa.

Ci si deve impegnare un pochino di più ma solo e unicamente perché, ecco, devi superare quello scoglio. La persona di fronte a te ti guarda un pochino dall’alto in basso in molti settori.

A volte ti trovi persone molto moleste accanto e lì diventa veramente brutto il luogo di lavoro. Io ho smesso di fare la rider essenzialmente per questo motivo, perché avevo persone vicino, colleghi, scorretti, ma era tutto il sistema ovviamente che favoriva un atteggiamento nei miei confronti che non ho proprio tollerato più.

Nel corso della tua carriera hai notato una riduzione del gap uomo donna in termini di retribuzione e opportunità?

Ni è una risposta? Io sono entrata nel mercato del lavoro che ancora, per dire, ai miei cugini l’anno prima senza nessun istituto tecnico, senza titoli o chissà avevano già trovato lavoro in bottega. Quindi era un’economia del lavoro un po’ diversa da quella che c’è ora.

Ti posso fare un esempio. Prima se loro volevano andare in bottega dal falegname e io volevo andare in bottega dal falegname, entrambi senza esperienze, se entravano loro andava bene, se entravo io non era visto in modo uguale. Diciamo che facevano delle storie.

Adesso, mi rendo conto che è cambiato un pò qualcosa. Non del tutto, ci sono settori in cui questa cosa rimane. Vuoi fare il meccanico? Vuoi andare a fare bottega da un meccanico? Sei donna, hai delle probabilità molto alte che ti capiti quell’atteggiamento strano, che magari non va.

Però qualcosa cambia. Invece, su tante altre cose vedo finalmente un po’ di normalità, già nel senso che non vedo più quelle porte chiuse a priori, oppure che devi buttare giù a colpi di gomiti. Si è un poco ammorbidita la situazione. Non risolta ma ammorbidita.

Grazie Nikole, ci hai offerto un interessante punto di vista e diversi spunti di riflessione.

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