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Intervista a Micaela Raimondi – Marketing Director

Micaela Raimondi, Marketing Director ci presenta il suo punto di vista per la Giornata Internazionale delle Donne.

Raccontaci di te, chi sei, cosa fai e come sei riuscita a raggiungere la tua posizione lavorativa attuale?

Assolutamente. Mi occupo branding e marketing per il mondo business to business da circa vent’anni e nel corso di questi anni ho svolto diversi ruoli sempre in un’ottica manageriale in diversi contesti sia multinazionali che aziende più piccole.

Da circa sei anni ho deciso di specializzarsi come Temporary Marketing Manager cioè offrirmi come manager qualificato a tempo per delle aziende che hanno bisogno definire la strategia di marketing, posizionare il loro brand, creare il dipartimento marketing o semplicemente sviluppare un progetto per cui non hanno le competenze in casa.

Il mio lavoro consiste nell’inserirmi velocemente in azienda e offrire il mio supporto per raggiungere gli obiettivi prefissati cercando di trasferire le competenze professionali all’Azienda, che potranno essere utilizzate internamente anche dopo la mia uscita.

Cosa significa per te la Giornata internazionale delle donne?

Questa giornata è una celebrazione di tutte le conquiste che le donne hanno fatto in vari ambiti dall’ambito sociale, politico, economico e culturale, ma rappresenta secondo me anche un campanello per tutte noi per ricordarci che ancora ci sono tantissimi spazi di miglioramento oltre a tantissimi spazi che non sono stati occupati dalle donne.

Quale pensi sia la più grande sfida d’essere donna al giorno d’oggi?

La difficoltà maggiore dell’essere donna oggi è quella di essere capaci di esprimere, di la propria individualità e fare la differenza proprio per le caratteristiche che ci rappresentano. Questo secondo me è la sfida maggiore, che dovrebbe essere estesa non solo alle donne ma a qualsiasi persona, perchè nella valorizzazione delle differenze risiede la capacità di crescita di una società.

Cosa consigli a tutte le donne?

Il primo consiglio che mi sento di dare è di coltivare la propria curiosità. Questo è importantissimo, non smettere mai di apprendere, di scoprire e di vedere il mondo da diversi punti di vista. Mi piacerebbe poi suggerire alcune letture. La prima è un libro scritto da Simon Sinek e si chiama Start with WHY (in italiano “Partire dal Perchè”). Il suo suggerimento è proprio quello di partire dalla identificazione del perché facciamo una cosa, che rappresenta il messaggio più importante che un’organizzazione o un individuo può comunicare in quanto questo è ciò che ispira gli altri all’azione.

Il secondo invece è un saggio sulla comunicazione non violenta di Rosenberg (“Nonviolent Communication: A Language of Life”). Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft lo consigliò ai suoi manager la prima volta che li incontrò dopo il suo insediamento.

Si basa sul principio che sentire empatia faccia parte della nostra natura e che le strategie violente sono comportamenti appresi. L’ultimo suggerimento è un personaggio, una scrittrice, blogger e critica, Michela Murgia. Un donna che non ha paura di parlare anche quando le dicono stai zitta

Quali sono le sfide in una posizione di leadership?

Negli ultimi anni è mia abitudine, quando inizio un nuovo progetto o incontro un nuovo team, presentare un breve manifesto sulle pratiche del “buon fare” che racchiude i principi che ogni individuo, manager e leader dovrebbe adottare.

The Right Attitude, questo è il titolo che ho dato a questo manifesto, si compone di 6 semplici punti, di cui vi racconterò i primi tre.

Il primo, dice che bisogna imparare ad esprimere valore dall’istante zero. Quindi, dal primo momento in cui si entra in un contesto dobbiamo essere in grado di dare valore a quello che facciamo.

Il secondo, incita a praticare gentilezza senza limiti Non bisogna aver timore ad essere gentili, perchè una maggiore comprensione ed empatia verso gli altri porta a creare connessioni più profondi e a risolvere più velocemente i conflitti.

Il terzo, è relativo invece all’avere consapevolezza che lavorare in un team vuol dire amplificare le singole potenzialità non ridurle. E’ fondamentale sviluppare il senso del “Noi” per sviluppare una reale crescita individuale e collettiva.

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