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Erica Zuanon – Content Strategist e Business Coach

Sono Alba, responsabile marketing di cercalavoro.it, abbiamo voluto dedicare questa settimana alle donne e ad una serie di interviste per ispirare le future generazioni. Oggi con noi abbiamo Erica Zuanon Ingegnere-Pianista, Content Strategist e Business Coach.

Ciao Erica e ti ringrazio per essere qui con noi.

Ciao Alba grazie a te e grazie a voi di questo invito molto gradito.

Raccontaci di te. Chi sei? Cosa fai e come sei riuscita a raggiungere la tua posizione lavorativa attuale.

Allora io sono di formazione, un animale strano, sono ingegnere elettronico ma con una carriera da pianista e quindi ho fatto parecchia fatica a far pace tra queste due anime. Alla fine sono riuscita a trovare il mio posto nel mondo come content strategist e career coach.

Quindi in pratica aiuto le aziende, da una parte, e i lavoratori dall’altra a valorizzarsi e comunicarsi meglio nel mercato del lavoro di oggi, un mercato decisamente difficile.

Quanto al come sono riuscita a raggiungere la posizione lavorativa attuale… domanda interessante ☺

Essendo inizialmente molto confusa su quello che avrei voluto fare davvero, avendo queste due anime diverse e in competizione fra loro, in realtà sono arrivata per prove ed errori. Non sono una di quelle che nascono con già l’idea fissa “Da grande farò XYZ”, anzi tutt’altro

Quindi è stato un insieme di passaggi e cambiamenti progressivi, molto anche in funzione di quello che man mano studiavo e ricercavo nel mercato per arrivare ad essere realizzata professionalmente, trovando finalmente qualcosa per cui valesse la pena alzarmi la mattina.

Di un’unica cosa ero certa, e già che siamo in questo discorso dedicato alle donne vale la pena dirlo: ho sempre avuto un chiodo fisso in testa per cui sapevo che volevo un giorno essere mamma.

Ma una di quelle mamme presenti per i miei figli: era per me indispensabile il fatto di poter stare vicino ai miei figli quando sarebbero andati a scuola o avessero avuto bisogno di me eccetera. Volevo poter essere una mamma “ad alto attaccamento” e questo è stato un elemento importante per me per decidere e costruire il mio mio futuro lavorativo.

Cosa significa per te la Giornata internazionale delle donne?

Penso che c’è ancora tanto da fare sulla faccenda del gender gap: il giorno in cui non ci sarà più bisogno di una Giornata Internazionale della Donna allora penserò che la Giornata Internazionale della Donna è servita a qualcosa!

Tant’è che nessuno sente il bisogno di una giornata internazionale dell’uomo. IL che decisamente fa molto pensare.

Quindi la Giornata delle Donne è una cosa utile, sicuramente meglio che niente, però diciamo sarò più contenta quando non sarà più necessario averla perché finalmente sarà sparita questa ancora grande disparità fra donne e uomini nel mondo del lavoro, ma molto spesso anche proprio nella vita personale.

Secondo te qual è la sfida più grande dell’essere donna al giorno d’oggi?

La sfida più grande è legata a quello che ho detto prima: nessuno chiederebbe mai a un uomo qual è la sfida più grande dell’essere uomo.

La sfida più grande dell’essere donna è proprio che, in qualche modo, da qualche parte, prima o poi –e più volte- tu donna dovrai giustificarti di essere donna. Dovrai giustificarti che vuoi fare carriera e non semplicemente fare la geisha tra le mura domestiche; dovrai giustificarti se non vuoi avere figli – perché sei strana – ma anche se li vuoi avere e vuoi (persino) il tempo per starci dietro ma anche continuare a lavorare per realizzarti; dovrai giustificarti per come ti vesti, come ti trucchi, come ti pettini e quanto rossetto ti metti. La lista potrebbe continuare a lungo.

Quindi in realtà, la sfida più grande dell’essere donna è l’essere donna in sè, punto. Perché purtroppo non siamo ancora in un’epoca nel quale la differenza non si percepisce, anzi.

Quale consiglio daresti alle donne del futuro che vogliamo che vogliano seguire la tua stessa carriera?

Guarda io non credo più esattamente al concetto di carriera, il che potrebbe sembrare un controsenso visto che sono una career coach.

Però mi spiego meglio. Non credo al concetto di carriera come di una “scatola professionale” tra una serie di diverse che uno sceglie. Cioè non c’è la scatola dell’ingegnere, la scatola del content strategist, piuttosto che di qualunque altro job title.

Credo che, oggi più che mai, ci sia la possibilità per ognuno di noi di ritagliarsi una professione che somiglia un po più ai quadri di Picasso, fatta di pezzi scomposti piuttosto che non tipo la Gioconda.

Ecco, i lavori di una volta erano tipo la Gioconda: tu sceglievi un ritratto, cioè una professione, piuttosto che un’altra.

Oggi invece si può costruire tutto, e niente. Quindi da una parte c’è una potenzialità molto più grande, però dall’altra c’è bisogno di impegno, creatività e preparazione particolai, soprattutto per le donne che hanno per l’appunto tutta una serie di zavorre più pesanti.

Quindi ti direi che la mia risposta è una una risposta che vale per ogni carriera valida per ogni tipo di carriera, ovvero: impegno, determinazione e creatività per cercare di ritagliarsi il proprio giardino di opportunità.

E poi una cosa, che secondo me oggi è diventata indispensabile: liberarsi da tutti quei vincoli mentali che abbiamo, che moltissime donne ancora hanno, nei confronti della tecnologia, della matematica. Molte ancora pensano che non sono cose da donne. Le discipline STEM sono ad oggi ancora con pochissime quote rosa.

Mentre oggi la tecnologia è imprescindibile, senza una conoscenza nella parte tecnologica sei veramente fuori dal mondo del lavoro.

C’è stato qualcuno nella tua vita che ha avuto un impatto significativo sulle tue scelte?

Sì, tante persone. Però se dovessi dire il numero uno è mio padre, ovviamente è mio padre, perché la storia con i propri genitori è sempre molto complessa anche quando è positiva.

Come dicevo all’inizio, facevo la pianista e alla fine delle superiori avrei voluto fare cose più umanistiche tipo psicologia o l’Accademia di Arte Drammatica. Ma per mio papà la cosa semplicemente non esisteva, non era un’opzione.

Lui era dell’idea che “sei brava in matematica, vai a fare ingegneria” che poi in realtà era il suo sogno, sarebbe stato lui a voler fare l’ingegnere quindi ha proiettato su di me il suo sogno e io da figlia innamorata ho in qualche modo ceduto.

Così presi quella scelta finendo poi per rimpiangerla per anni. In realtà se non avessi fatto quella scelta, poi non avrei passato così tanto tempo a cercare di chiedermi sì ma io cosa vorrei fare d’altro e non sarei qui oggi a parlare con te, non potrei aiutare altre persone a realizzarsi professionalmente.

Ma all’inizio e per tanti anni ero un frustrato ingegnere-ma-vorrei-fare-altro-però-non-so-che-cosa.

Perché poi, quando ti dimentichi o perdi contatto con quello che vorresti o quello che vorresti non ti dà da mangiare, ti sembra di non avere più alternative.

Quindi io facevo l’ingegnere ma volevo fare la pianista. Però come pianista non guadagnavo, come ingegnere guadagnavo. È stato cercare di far pace tra queste due anime che mi ha fatto poi diventare una career coach.

Ed è stato quello che mi ha fatto poi in realtà capire che c’è tantissimo di sconosciuto nel mondo dell’orientamento professionale. Non siamo abituati, non abbiamo informazioni su come affrontare il mercato del lavoro di oggi, perché abbiamo convinzioni che non sono più funzionali nè aggiornate al mondo di oggi.

In che modo affronti nel tuo lavoro le pressioni a cui sono sottoposte le donne, soprattutto per il loro aspetto fisico?

Guarda a me personalmente più che le pressioni per l’aspetto fisico, disturbano le pressione legati ai preconcetti mentali. Mi ritrovo ancora oggi nel 2021 a dovermi difendere dal messaggio muto che passa sulla fronte di certi uomini nel mondo del lavoro.

Quando ti incontrano, vedi che ti guardano e si chiedono “Ma questa cosa ci fa nel nostro mondo?!”, della serie “Siamo in un mondo di maschi, questa che cosa ci fa?”. Soprattutto nel mondo industriale, delle aziende, della consulenza.

E la cosa particolare che mi colpisce sempre che quando dico “Buongiorno, sono ingegnere Erica Zuanon” sottolineano “ingegnere”, allora cambiano atteggiamento. Vedi chiaramente che il filtro è che prima di tutto sei una donna e quindi in qualche modo inferiore. Se mi dici che sei un ingegnere allora non sei solamente una donna, con un aspetto anche gradevole, ma forse potresti essere intelligente. Ecco questo trovo che sia micidiale.

E il modo con cui lo affronto è questa autodifesa del mio titolo di studio che non può essere valida per tutti, quindi non ho una risposta buona abbastanza. Mi piacerebbe poter dire che non è necessario, mentre in realtà c’è ancora veramente tanto da sgomitare.

Poi, ci sono sempre più uomini illuminati che, non hanno questi preconcetti e pregiudizi. Però in un certo mondo ,soprattutto quello “industriale” tradizionale, c’è ancora tanta strada da fare.

Grazie Erica per averci dedicato il tuo tempo, è stata una intervista molto interessante con tanti spunti particolari

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