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Perché le donne guadagnano meno degli uomini?

Le donne guadagnano meno degli uomini. È un dato di fatto riscontrabile nei paesi più sviluppati del mondo come in quelli in via di sviluppo.

Nonostante la parità salariale tra i generi sia un principio fondamentale per l’equità, sono i fatti ad evidenziare come tra uomini e donne esistano ancora evidenti divari in termini di guadagni, opportunità, accesso alle posizioni dirigenziali.

In questo articolo vedremo in dettaglio quali sono i motivi storici e culturali che hanno portato a tale inaccettabile divario salariale tra i generi, un concetto conosciuto anche con l’espressione inglese: gender pay gap.

Le donne guadagnano meno degli uomini

A livello globale basta pensare che quando un uomo guadagna un dollaro, in media una donna guadagna circa 54 centesimi.

Un dato emerso durante il World Economic Forum del 2018, secondo il quale, di questo passo, la parità in termini di retribuzione tra uomini e donne sarà raggiunta in 202 anni.

Prendendo come riferimento la sola Europa, i dati sono migliori. Per ogni euro guadagnato da un uomo, le donne percepiscono circa 85 centesimi.

Se suddetta differenza può sembrare trascurabile, si consideri che, dato il rapporto, in un anno la donna guadagna circa due mensilità in meno rispetto ad un uomo.

La disparità salariale è uno dei tanti temi inerenti ai diritti delle donne, i quali risultano ancora poco tutelati e garantiti.

Quando parliamo di denaro, averne meno a disposizione implica innescare tutta una serie di conseguenze che coinvolgono numerosi aspetti.

Meno possibilità di acquistare un immobile di proprietà, ad esempio, ma anche meno possibilità di investimento, di accesso alle cure e in generale di emancipazione.

Ellevest una compagnia finanziaria fondata da donne e per le donne

Sallie Krawcheck SEO e co-fondatrice di Ellevest, una compagnia finanziaria fondata da donne e per le donne, evidenzia che il denaro risulta il principale motivo di stress per le donne.

Al concetto di denaro, molte donne provano sentimenti di: incertezza e vergogna, mentre per gli uomini il denaro significa: potere e indipendenza.
Krawcheck sostiene che a livello culturale vi è da parte delle famiglie la propensione ad insegnare il valore del denaro in maniera diversa ai bambini e alle bambine.

Ad un bambino, le famiglie tendono ad insegnare che il denaro ha la funzione di creare ricchezza, mentre alle bambine si tende più ad insegnare il denaro sia un bene da risparmiare.

Ne consegue che i ragazzi risultano crescendo più propensi ad investire rispetto alle ragazze.

Inoltre, Krawcheck evidenzia i seguenti aspetti:

  • I media e le società di investimenti finanziari tendono a pubblicare contenuti principalmente rivolti al genere maschile;
  • Il 99% delle società di investimento è stata fondata ed è gestita da uomini rendendo difficile l’ingresso alle donne in tali mercati;
  • È ancora radicata l’idea che le donne debbano pensare soprattutto alla cura della famiglia e ai lavori domestici.

Il successo di una donna in ambito lavorativo, secondo la comune concezione, è raggiunto grazie ad un perfetto equilibrio tra la vita privata e la vita lavorativa, non quando la donna decide di dedicare la propria vita alla sola realizzazione professionale.

Divario salariale tra uomini e donne: quali altri motivi

Abbiamo visto alcuni motivi che hanno causato il divario salariale tra uomini e donne. Se le donne guadagnano meno però vi sono anche altri motivi:

Lavori svolti

Ponendo l’attenzione sui lavori a maggior presenza femminile si nota che, la quasi totalità, sono lavori che hanno una retribuzione inferiore rispetto alla media.

In altre parole, la realtà offre un quadro ben definito: vi è ancora radicata l’idea che esistono dei “lavori per donne” e dei lavori per uomini.

Una distinzione ingiusta che evidenzia l’arretratezza culturale e che porta, nei fatti, le donne a svolgere lavori quali, ad esempio: assistenza domestica, assistenza all’infanzia, non adeguatamente retribuiti.

Si tenga presente un altro aspetto. Anche a parità di lavoro svolto sussiste comunque un gender pay gap crescente.

L’Istat evidenzia che le donne manager in Italia guadagnano circa il 23% meno rispetto gli uomini.

Anni di esperienza e ore lavorate

Come evidenziato nello studio: Rhetoric vs. Reality: Not All Paid Leave Proposals Are Equal, le donne per via della maternità e per la tendenza a doversi occupare di servizi assistenziali verso, ad esempio, i genitori anziani, è più facile che vengano tagliate fuori dal mercato del lavoro.

Le donne, quindi, ancora una volta per motivi culturali ma anche per una mancanza adeguata di tutele, in media, lavorano meno anni rispetto agli uomini.

Inoltre, le donne lavorano anche meno ore, spesso infatti, sono costrette a lavorare a tempo parziale. Di conseguenza, i salari, i benefit e la futura pensione risultano più bassi.

Discriminazione

Si notano, altresì, episodi di discriminazione e di pregiudizio nei confronti delle donne. Tali aspetti fanno sì che le donne guadagnino meno rispetto agli uomini.

La discriminazione salariale basata sul genere colpisce in particolare le donne di colore, le quali devono subire una doppia forma di discriminazione sia data dal genere che dal colore della loro pelle.

Disparità retributiva: la situazione italiana

Il gender pay gap in Italia è inferiore alla media europea, come evidenziato da Eurostat si attesta la 5%.

Se ci dovessimo soffermare a tale dato si potrebbe dire che in Italia le donne guadagnano solo il 5% in meno rispetto gli uomini e quindi, il Bel Paese risulta all’avanguardia con una media ben al di sotto di quella europea e mondiale.

Sebbene la differenza retributiva non sia così accentuata come in altri paesi, sono altri i problemi presenti in Italia.

Un primo problema è dato dalla disoccupazione. Come riportato dal Censis il tasso di lavoratrici donne è del 56,2% contro il 75,1% degli uomini.

Ciò significa che quasi la metà delle donne non lavora o non riesce a trovare lavoro.

L’elevata disoccupazione femminile, al contrario e giusto per riportare un esempio, non è così presente in Svezia dove oltre l’80% delle donne ha un posto di lavoro.

In definitiva il basso gender pay gap in Italia è giustificato dal fatto che le donne che lavorano sono poche e quelle che hanno un posto di lavoro, in media, svolgono una professione moderatamente qualificata.

Tuttavia, come vedremo a breve, un altro studio evidenzia come più è alto il titolo di studio più aumenta la disparità retributiva.

La disoccupazione femminile e la differenza retributiva, inoltre, non è neanche giustificata da un diverso grado di istruzione tra le donne e gli uomini. Tutt’altro.

Basti pensare che in Europa il 60% dei laureati è di genere femminile. In Italia il 53% dei laureati sono donne. Tutto lascia pensare che studiare non basta e ad oggi non permette alle donne di trovare lavoro, di guadagnare tanto quanto gli uomini e di avere le stesse opportunità di accesso ai vertici aziendali.

Fa riflettere il report di Winning Women Institute che evidenzia a seconda del titolo di studio posseduto quanto sia accentuata la differenza retributiva.

A partita di titolo di studio si nota un crescente gender pay gap:

  • Un diploma di scuola professionale implica una differenza retributiva tra uomo e donna in Italia del 3,6%;
  • La laurea triennale aumenta in gender pay gap fino al 12,7%;
  • Una laurea magistrale del 32,3%;
  • Un master di II livello del 37,8%.

In conclusione, oggi abbiamo visto i principali motivi per i quali le donne guadagnano meno degli uomini in Italia e nel mondo.

L’auspicio è che l’UE continui a promuovere politiche volte ad una maggiore parità tra i generi come, ad esempio, la direttiva sul Work-Life Balance finalizzata ad aumentare il numero di donne coinvolte nel mercato del lavoro.

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