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I diritti del lavoratore, come la costituzione garantisce i lavoratori

I diritti dei lavoratori sono contenuti, come vedremo in questo articolo, in numerosi testi e leggi. Nella Costituzione Italiana, nello Statuto dei Lavoratori, in trattati sottoscritti a livello europeo e internazionale.

Le norme e le leggi sul lavoro rispondono all’esigenza di tutelare i lavoratori in generale, soprattutto i lavoratori subordinati i quali, dato il ruolo dipendente ricoperto sono in una posizione di svantaggio rispetto al datore di lavoro.

Diritti del lavoratore nella Costituzione Italiana

Il primo testo al quale far riferimento in tema di diritti del lavoratore è la Costituzione Italiana. Il testo contiene diversi articoli dedicati al lavoratore, la maggior parte contenute nel Titolo III – Rapporti Economici.

Articolo 35

Il lavoro è tutelato in tutte le forme ed applicazioni. La Repubblica tutela il lavoro degli italiani all’estero e sostiene gli accordi a livello internazionale in tema di lavoro e diritti.

Articolo 36

L’articolo sancisce il diritto del lavoratore a percepire una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro.

La Costituzione specifica che la retribuzione deve permettere al lavoratore (e alla sua famiglia) di vivere in maniera dignitosa e libera.

L’articolo, inoltre, sottolinea altri importanti diritti: il riposo settimanale e le ferie retribuite.

Articolo 37

Di fondamentale importanza l’articolo 37 il quale è dedicato ai diritti della donna. L’articolo ribadisce che la donna lavoratrice ha i medesimi diritti del lavoratore uomo.

È, altresì, specificato che alla donna lavoratrice va garantita la possibilità di svolgere il ruolo di madre, di prendersi cura del bambino. Da tale articolo nascono le norme a tutela della maternità al lavoro.

Sempre l’articolo 37, tutela il lavoro minorile stabilendo sia il diritto alla retribuzione per i minori sia l’età minima.

Articolo 38

La Costituzione tutela i lavoratori vittima di infortunio, malattia, invalidità, disoccupazione involontaria e anzianità.
Si annoverano, la NaspI, l’indennizzo in caso di perdita involontaria del lavoro e il sistema pensionistico.

Articoli 39 e 40

L’articolo 39 riconosce il libero diritto all’organizzazione sindacale. I sindacati possono sottoscrivere contratti collettivi e tutelare il lavoratore sotto molteplici punti di vista.

L’articolo 40 sancisce il diritto allo sciopero.

Articolo 41

Infine, per quanto riguarda le tutele dei lavoratori, si evidenzia l’articolo 41 il quale sancisce che l’iniziativa economica privata è libera a condizione che non rechi un danno alla società e alla sicurezza.

Diritti del lavoratore ne “Lo Statuto dei Lavoratori”

Lo Statuto dei Lavoratori è contenuto nella legge n.300 del 20 maggio 1970. La legge stabilisce tutta una serie di norme volte a tutelare la libertà e la dignità dei lavoratori.

Insieme alla Costituzione, lo Statuto è un punto di riferimento essenziale in tema dei diritti del lavoratore.

La legge è divisa in sei Titoli ognuno dei quali affronta un tema dalla libertà dei lavoratori, fino alle norme sul collocamento.

Tra gli articoli contenuti nello Statuto dei Lavoratori si annoverano:

Articolo 1

Sancisce il diritto del lavoratore di esprimere la propria opinione (politica, religiosa e di pensiero) secondo i limiti contenuti nella Costituzione.

Articolo 5

Vieta ai datori di lavoro di verificare la presenza di una malattia o di un infortunio in un lavoratore.

I controlli possono essere effettuati esclusivamente dagli enti competenti.

Articolo 6

Vieta ai datori di lavoro le visite di controllo personale salvo quando queste siano indispensabili per la tutela del patrimonio dell’azienda.

Articolo 9

Sancisce il diritto dei lavoratori nel controllare che le norme in tema di sicurezza sul lavoro siano rispettate e che di conseguenza permettano all’individuo la massima tutela della propria salute.

Articolo 10

L’articolo tutela i lavoratori-studenti. È nel diritto di quest’ultimi richiedere turni di lavoro che consentano sia di studiare che di lavorare.

Inoltre, il datore di lavoro non può obbligare lo studente-lavoratore agli straordinari.

Articolo 13

Introduce il tema dei ruoli e delle mansioni all’interno di un’azienda. Il lavoratore dipendente deve, per legge, svolgere le mansioni per le quali ha sottoscritto il contratto, oppure mansioni ritenute di categoria superiore.

Allo stesso modo, salvo comprovate necessità, un lavoratore non può essere spostato da un reparto produttivo ad un altro.

Articolo 15

Vieta al datore il licenziamento di un lavoratore per motivi discriminatori, allo stesso modo, tale motivazione non può essere causa di sanzioni disciplinari o trasferimenti.

Articolo 18

L’articolo stabilisce il reintegro del lavoratore al proprio posto di lavoro qualora fosse stato licenziato senza un giustificato motivo. È compito del giudice ordinare il reintegro.

Diritti del lavoratore: leggi applicate in Italia

Ulteriori leggi a cui fare riferimento in tema diritti e doveri dei lavoratori dipendenti sono:

Legge n.16 – 15 luglio 1966

La legge “Norme sui licenziamenti individuali” è inerente ai licenziamenti che coinvolgono i lavoratori a tempo indeterminato.

Il lavoratore a tempo indeterminato non può essere licenziato senza giusto motivo. Viene ribadita l’impossibilità di licenziare per motivi discriminatori, in forma orale, oppure quando è il giudice a stabilire l’ingiustificato motivo.

Legge n. 223 – 23 luglio 1991

La Legge 223/91 riguarda il tema dei licenziamenti collettivi.

È composta da 31 articoli e definisce aspetti quali: la mobilità dei lavoratori, l’integrazione salariale in caso di eccedenze di personale, la cassa integrazione e varie disposizioni sul tema dei diritti dei lavoratori.

La legge ribadisce l’inefficacia del licenziamento attuato per via orale e in generale tutela i lavoratori dai licenziamenti collettivi sotto molteplici punti di vista.

In particolare, si evidenzia il principio basilare secondo cui il licenziamento collettivo può essere disposto dall’azienda solo nel caso in cui sia l’unica via attuabile.

Legge n. 196 – 24 giugno 1997

La legge 196/97 regola i diritti dei lavoratori che forniscono prestazioni di natura temporanea.

La legge stabilisce che la tipologia di lavoro temporaneo può essere utilizzata solo in alcuni casi. Tra questi:

  • per sostituire un altro lavoratore;
  • quando espressamente previsti nei contratti collettivi;
  • nel settore dell’agricoltura;
  • in caso di necessità di un lavoratore per mansioni non generalmente richieste dall’azienda.

La legge ha una duplice funzione, da un lato agevola l’inserimento nel mercato del lavoro regolarizzando le forme di lavoro flessibile, dall’altro punta a stabilire una serie di regole a tutela del lavoratore e volte ad evitare che la temporaneità del lavoro non si trasformi in una prassi.

Diritti del lavoratore a livello comunitario e internazionale

Infine, vediamo i principali diritti a livello comunitario e internazionale.

Ogni lavoratore appartenente all’UE ha la garanzia di essere tutelato. Le direttive europee in tema del lavoro sono molteplici e riguardano diversi ambiti.

In tema di occupazione e politiche sociali si può far riferimento a quanto contenuto su EUR-Lex.
Nello specifico i lavoratori europei hanno diritti e tutele inerenti ai seguenti campi:

  • salute e sicurezza sul lavoro;
  • diritto al lavoro;
  • protezione in caso di discriminazione;
  • politiche inclusive e di protezione sociale;
  • norme volte a favorire la mobilità.

Mentre a livello internazionale, i principali trattati sottoscritti dall’Italia in tema dei diritti dei lavoratori sono:

Trattato di Versailles

L’accordo preso nel 1919 e grazie al quale è nata l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sancisce un primo fondamentale principio secondo il quale è solo attraverso pace che è possibile il rispetto della giustizia sociale. Tra gli obiettivi, in tema di diritti dei lavoratori, vi sono: la promozione dei diritti di ogni lavoratore e la volontà di proteggere la condizione dei lavoratori svantaggiati.

La dichiarazione di Filadelfia

Ribadisce i principali diritti umani, la libertà di espressione e di associazione e che i lavoratori devono essere trattati con rispetto e dignità.

La Dichiarazione delle Nazioni Unite

La Dichiarazione ha l’obiettivo di tutelare i lavoratori dal punto di vista dei diritti. Inoltre, condanna: tutte le forme di lavoro obbligato e forzato, lo sfruttamento del lavoro minorile, la discriminazione e la corruzione. Incoraggia: la contrattazione collettiva, il diritto ad associarsi e l’adozione di politiche da parte delle aziende volte a sostenere l’ambiente.

Diritti del lavoratore in smart work

La Costituzione, le leggi e i trattati internazionali hanno il medesimo valore anche per i lavoratori in smart work.
In molti sono stati repentinamente catapultati verso una nuova realtà lavorativa a causa dell’emergenza epidemiologica. Fino al 31 marzo 2021, un lavoratore è stato “trasferito” in smart work mediante un accordo verbale.

Successivamente alla detta data vi è l’obbligo di un accordo tra il lavoratore e il datore riguardo le modalità di lavoro da casa. L’accordo deve essere sancito in forma scritta e trasmesso in via telematica servendosi della piattaforma dedicata del Ministero del Lavoro.

Ai già citati diritti, il lavoratore o nel caso di accordi collettivi, sono tutelati in alcuni aspetti propri del lavoro a distanza. In particolare:

  • Le modalità a disposizione del datore di lavoro per controllare i dipendenti;
  • I giorni di riposo;
  • Il diritto alla disconnessione;
  • Gli strumenti tecnologici a disposizione del lavoratore;
  • Dal punto di vista del trattamento economico, come stabilito per legge, il lavoratore in smart work ha diritto al medesimo compenso corrisposto ai lavoratori in sede.

In generale, il lavoratore ha altresì diritto ad eventuali benefit previsti dall’azienda.

Inoltre, sebbene la definizione di smart work non confini il lavoro entro specifici orari e luoghi fisici, i datori di lavoro sono tenuti a rispettare i limiti di giorni e degli orari previsti nel contratto collettivo o nel contratto del lavoratore.

Rimane compito dell’azienda garantire il diritto alla salute e alla sicurezza dei propri dipendenti anche se questi ora non sono più presenti negli uffici aziendali. Come è diritto del lavoratore disporre di tutte le attrezzature tecnologiche per svolgere il lavoro.

Rimane altresì immutato il diritto ad un’assicurazione in caso di infortunio e malattia (INAIL).

In generale, quindi, il lavoratore in smart work beneficia dei medesimi diritti, come anche dei medesimi doveri. È infatti facoltà dell’azienda intraprendere azioni disciplinari, richiami, sospensioni, come ricorrere, nei casi previsti dalla legge, al licenziamento.

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