Prepararsi ad un colloquio di lavoro

Cercare lavoro è spesso una corsa ad ostacoli, dove l’importante è sbagliare il meno possibile. Rimanendo in tema giocoso, la si può anche interpretare come una caccia al tesoro, e trovare la giusta opportunità può richiedere pazienza e molto tempo da spendere.

Proprio per questo quando si pensa di aver trovato il lavoro adatto, si è sempre molto tesi all’idea di perdere la tanto agognata opportunità, e nei momenti che precedono il colloquio la tensione e la paura di sbagliare salgono di livello.

Un errore in fase di colloquio di lavoro può vanificare tanti giorni di ricerche e per questo l’attesa dell’incontro è sempre un momento in cui porsi molte domande, ed immaginare tutti possibili scenari che potrebbero verificarsi davanti al reclutatore di turno.

Affrontare un colloquio con tranquillità e sicurezza è senza dubbio un buon punto di partenza per il successo dell’operazione, ma da sole queste caratteristiche non possono bastare, e anzi avere un minimo di preparazione aumenta la possibilità di uscire vincenti dalla selezione.

presentazione a un colloquio di lavoro

Cosa considerare prima di un colloquio di lavoro

Appena ottenuto un colloquio di lavoro presso un’azienda è buona regola cercare di capire bene chi sarà il nostro interlocutore. E non si parla esclusivamente del recruiter o del responsabile delle risorse umane che svolgerà materialmente l’incontro. Bisogna ovviamente anche conoscere nel dettaglio alcune cose importanti, che possono fare la differenza ai fini dell’assunzione finale: infatti si deve sempre considerare che non si è i soli a sostenere un colloquio, e quindi è di fondamentale importanza trovare il modo di distinguersi per avere maggiori possibilità di successo.

Conoscere l’azienda

La prima cosa da fare, anche se pare ovvio come consiglio, è quella di raccogliere più informazioni possibili sull’azienda per cui si svolge il colloquio. Sembra davvero banale come consiglio, ma in realtà non sono poche le persone che si trovano spiazzate in fase di colloquio perché non si sono adeguatamente informate rispetto all’azienda. Capita più spesso di quello che si pensi che ad una semplice domanda del selezionatore sulle attività dell’azienda, il candidato non sappia dare una risposta di alcun tipo. Ed avere davanti qualcuno che non si è interessato minimamente agli ambiti di lavoro aziendali, restituisce una pessima impressione e rischia di far saltare immediatamente la nostra candidatura.

Pertanto è assolutamente obbligatorio conoscere prima l’azienda per cui si sosterrà il colloquio, traendo le informazioni dalla rete, per sapere anche banalmente che cosa fa e quali sono i traguardi raggiunti. Ammettere di aver cercato l’azienda prima del colloquio vero e proprio è sicuramente un punto a vantaggio del candidato e dimostra intraprendenza ed interesse verso il potenziale nuovo lavoro.

Conoscere il contesto aziendale

Strettamente legato al primo punto, anche in questo secondo si consiglia di informarsi nel dettaglio prima di un colloquio. Scoprendo informazioni sull’azienda, si ha la possibilità di interpretare anche quello che è il contesto dove essa opera, e queste considerazioni tornano estremamente utili in fase di preparazione.

Capire se il contesto aziendale è estremamente formale o meno, ci dà indicazioni preziose sul come vestirsi per il colloquio, o magari sul tono da tenere durante l’incontro. Il concetto è abbastanza semplice ed applicabile a molti contesti, ma facciamo un esempio per chiarire ancora meglio. Poniamo il caso di voler presentare la candidatura per una stessa mansione, ad esempio per lavorare nell’ufficio stampa aziendale. Decidiamo di proporci contemporaneamente per un’azienda della new economy digitale e per una importante banca d’affari. La mansione è la medesima, ma il modo in cui dovremmo affrontare la selezione è estremamente differente. A partire dall’abbigliamento, che dovrà essere molto più formale per un posto in una banca d’affari, fino al tono del colloquio che in un’azienda della new economy è verosimilmente più rilassato e informale. Inoltre è sempre utile cercare di capire chi avremo davanti al momento del colloquio, sia in termini di età che di posizione, per valutare attentamente l’impostazione che vogliamo dare all’incontro.

Controllare la propria reputazione digitale

Un aspetto da non sottovalutare assolutamente al giorno d’oggi, è quello della reputazione digitale che ci siamo costruiti tramite i social. Spesso si tende ad utilizzare le piattaforme come Facebook o Instagram in maniera piuttosto leggera, ignorando il fatto che i selezionatori controllano anche questi aspetti nella valutazione di un candidato. Quindi, ancor prima di presentare una candidatura in realtà, sarebbe buona regola depurare le nostre bacheche personali da tutta una serie di contenuti inappropriati, che potrebbero destare una cattiva impressione. In alternativa si possono impostare filtri per la privacy abbastanza stringenti, ma comunque è sempre buona norma non esagerare troppo con contenuti bizzarri, che possono veicolare un’impressione sbagliata. Si tende ad avere attenzione eccessiva sul profilo Linkedin, che sicuramente è un canale primario per la raccolta di informazioni professionali. Anche in questo caso è utile controllare però che le informazioni in esso contenute siano coerenti con quelle che veicoliamo tramite il curriculum o la lettera di presentazione. Se nella documentazione inviata all’azienda, che ci ha permesso di ottenere il tanto agognato colloquio, vi sono competenze o esperienze non confermate sul profilo Linkedin, rischiamo di dover giustificare questa discrepanza in fase d’incontro con i potenziali datori di lavoro, mettendoci in situazioni d’imbarazzo che non aiutano la buona riuscita della cosa. Analizziamo quindi i nostri profili, o magari facciamoci aiutare da qualche amico in questo, cercando di metterci nei panni di chi dovrebbe teoricamente affidarci un lavoro.

Come affrontare l’incontro con il selezionatore

Ora che abbiamo visto come preparare il colloquio nei giorni immediatamente precedenti, possiamo passare al fatidico giorno, quello in cui si svolge l’incontro vero e proprio con la persona deputata alla selezione del personale aziendale.

Partiamo con qualche concetto di base, che aiuta ad inquadrare bene l’atteggiamento da seguire per affrontare al meglio questa prova decisiva per l’ottenimento del lavoro.

La prima impressione

Un colloquio è prima di tutto un esplicito invito da parte di un’azienda interessata a conoscere meglio e valutare con attenzione le competenze di un potenziale candidato. Attenzione che quando si parla di competenze non si intende più solamente quelle strettamente professionali, ma anche quelle personali, che vengono identificate con il nome di soft skills. Quindi attenzione anche a piccoli dettagli che possono dire molto sulla nostra personalità e il nostro modo di essere.

Per dare la giusta impressione ecco alcune regole di base che valgono per tutti i colloqui e che sono le fondamenta di una solida prima impressione da dare

  • Arrivare in orario (meglio ancora in anticipo di qualche minuto)
  • Evitare di essere accompagnati da qualcuno
  • Spegnere il telefono
  • Essere puliti e in ordine

La sala d’attesa

Se si arriva con qualche minuto d’anticipo si può sfruttare questo tempo per carpire altre informazioni importanti. Guardarsi attorno, permette di entrare in sintonia con l’ambiente circostante, ed osservare le persone che già lavorano all’interno dell’azienda può farci capire come affrontare il colloquio da li a pochi minuti. Ovviamente quando si attende di essere ricevuti è anche utile evitare di guardare compulsivamente il telefono, e magari si potrebbe optare per sfogliare qualche rivista, preferibilmente del settore d’interesse aziendale. Sembra una banalità, ma alcune ricerche hanno evidenziato come i selezionatori mettano consapevolmente alcuni trabocchetti, che li aiutano a capire la persona che si troveranno di fronte.

La fase del colloquio

Arriviamo quindi alla parte principale, quella che abbiamo tanto immaginato, cioè quella del colloquio vero e proprio. Ovviamente ognuno è diverso da un altro e non si possono sapere prima quali domande e quale piega prenderà l’incontro con il selezionatore. L’unica cosa da fare per prepararsi un minimo a questo momento è quella di pensare prima a quali domande potrebbero essere poste, sapendo che ne esistono alcune di facilmente prevedibili, che spesso sono utilizzate dai reclutatori.

Parlare di sé

Spesso la prima domanda è incentrata su una presentazione del candidato, quindi verrà presumibilmente chiesto di parlare di sé. Pertanto è buona norma preparare prima un piccolo discorso con cui intendiamo presentare noi e la nostra candidatura, facendo però attenzione a non dilungarsi troppo, ma comunque inserendo nella piccola introduzione informazioni sulla carriera svolta ma anche più personali, come luogo di provenienza, interessi e qualità che si pensa di possedere, utili alla posizione per cui ci si propone.

Altre domande da considerare

Oltre alla domanda sulla propria presentazione personale è bene considerare altre tipologie di quesiti che spesso si propongono ai candidati. Sono domande che possiamo anche catalogare come classiche, e proprio perché spesso utilizzate sono ottime per segnare una differenza tra sé e altri candidati e cercare quindi di fare colpo sul reclutatore.

  • Che cosa sa fare bene?
  • Quali sono i suoi punti deboli?
  • Che traguardi ha raggiunto?
  • Perché dovremmo scegliere lei?

Nonostante sembrino domande piuttosto banali, in realtà sono utilizzate come punto di riferimento per capire alcuni aspetti peculiari dei candidati. Preparare delle possibili risposte prima è consigliabile, sforzandosi di essere credibili, ma originali nelle risposte.

Porre delle domande

Ultimo consiglio da attuare è quello di dimostrarsi anche parte attiva nel colloquio ponendo delle domande al selezionatore. Ovviamente ad un primo incontro è sconsigliabile chiedere esplicitamente della paga o delle ferie, concentriamoci piuttosto sul fare domande pertinenti all’ambito lavorativo, cercando magari di prepararle in precedenza potendole sfruttare al momento opportuno durante la conversazione. Riuscire a fare domande interessanti avrà sicuramente un impatto positivo sulla propria candidatura e denota un interesse all’ambito lavorativo che sarà senza dubbio apprezzato

Guida alla lettera di presentazione

Nella ricerca di lavoro, una parte fondamentale è racchiusa nei particolari, e nelle operazioni preliminari che si devono fare per presentarsi al meglio alle aziende.

La stesura del curriculum vitae è senza ombra di dubbio uno dei momenti più importanti per la cura della nostra proposizione alle aziende.

Molti però sottovalutano la parte inerente alla creazione di una lettera di presentazione efficace, che possa essere di supporto al cv inviato alle varie aziende.

Questa è principalmente un’usanza e una consuetudine in paesi di lingua inglese ed anglosassoni in genere, ma con la globalizzazione del mercato del lavoro, anche qui in Italia sta diventando una pratica sempre più apprezzata dai selezionatori di personale.

Vediamo allora, per chi non ne ha mai scritta una, e vuole migliorare il proprio appeal verso i potenziali datori di lavoro, quali sono i segreti per scrivere una lettera di presentazione utile ed efficace.

Cos’è una lettera di presentazione

Prima di tutto vediamo di definire precisamente cos’è una lettera di presentazione, passo iniziale e fondamentale per capire poi come scriverne una di ottima fattura.

Bisogna pensare alla lettera di presentazione come al nostro biglietto da visita nei confronti dell’azienda con cui vogliamo collaborare, e alla copertina del nostro curriculum da sottoporre a chi deve leggerlo.

Inoltre la lettera di presentazione ha un’ulteriore importante compito che deve soddisfare: si tratta della spiegazione stringata e discorsiva del nostro CV, avendo la possibilità di dare un taglio meno freddo e nozionistico alle nostre competenze, che nel curriculum vengono forzatamente incluse in schemi rigidi.

Quindi una presentazione da allegare al nostro CV non è altro che un testo con caratteristiche precise, che deve dare una migliore comprensione di quello che può essere l’apporto che potenzialmente potremmo dare all’azienda con cui ci interfacciamo.

Cv e lettera di presentazione per richiesta lavoro

Perché è importante una lettera di presentazione

Come detto il compito primario è quello di chiarire meglio al selezionatore o recruiter di turno la persona che si appresta a valutare. Ma probabilmente la funzione primaria è quella di differenziare la nostra candidatura dalle altre.

Come accennato in precedenza, in Italia anche la sola presentazione di una lettera con queste caratteristiche, darà un vantaggio sostanziale rispetto a chi presenta semplicemente il proprio CV.

Bisogna poi valutare attentamente una questione spesso ignorata: la lettura di un curriculum da parte di un selezionatore o di un responsabile risorse umane di un’azienda, ha lo stesso effetto che potrebbe avere su di noi una delle classiche pubblicità spam che ci passano davanti agli occhi tutti i giorni. Quindi allegare al nostro CV una lettera di presentazione ben fatta è la carta vincente per superare la prima barriera di disinteresse da parte di chi dovrebbe leggere la nostra candidatura.

Come si scrive una lettera di presentazione

Ora che abbiamo definito con precisione cosa sia una lettera di presentazione e quali siano le sue principali finalità possiamo andare a vedere nel dettaglio come costruirne una di efficace.

Vedremo nello specifico come renderla interessante, quali sono gli errori da evitare assolutamente e come strutturare una di queste presentazioni per renderle leggibili e ordinate.

Essere incisivi e distinguersi dalla massa di proposte che giornalmente vengono fatte pervenire al tavolo dei recruiter è fondamentale per avere maggiori possibilità di essere scelti. Quindi avere a disposizione alcuni consigli utili per fare una buona impressione con la propria lettera di presentazione, è un punto di grande vantaggio nell’impostazione della nostra ricerca di lavoro.

Catturare l’attenzione con una lettera di presentazione.

  • Sottolinea le motivazioni

La prima cosa fondamentale è esplicitare i motivi che spingono alla stesura di questa lettera di presentazione. Ed assieme a questi sarebbe perfetto anche specificare perché ci si candida per quella particolare offerta di lavoro. Il tutto con stile conciso e molto diretto.

  • Evidenzia i tuoi punti forti

Importante è anche la sottolineatura delle qualità e delle skills che si possono portare come valore aggiunto. Cerca di essere anche qui molto esaustivo ma breve, evitando esagerazioni o informazioni false. Questa parte è un’ottima opportunità per elencare in maniera discorsiva e creativa le proprie peculiarità, senza elencarle meccanicamente per punti.

  • Mantenere alta l’attenzione per tutta la lettera

Non ci stancheremo mai di ripeterlo, essere concisi è fondamentale. Soprattutto per mantenere alta l’attenzione di chi legge senza scoraggiarlo con testi lunghi e difficili. Cerca di strutturare il testo in non più di 12-14 righe. Andare troppo lunghi è assolutamente deleterio e potrebbe portare ad una lettura parziale della propria presentazione.

Errori da evitare nella cover letter

Ecco una lista di errori che possono letteralmente uccidere la tua lettera di presentazione, facendole prendere direttamente la strada del cestino.

  • Eccessivi formalismi generici

Aprire la propria lettera con formule banali e inflazionate come ad esempio “Spett.le ditta” o peggio ancora “Spett.le Azienda” denota due difetti gravi. Per prima cosa la mancanza di inventiva ed impegno. In secondo luogo se si hanno a disposizione il nome dell’incaricato alla selezione o quantomeno dell’azienda interessata, sarebbe di grande aiuto inserire queste informazioni. Questo aspetto, che sembra banale, in realtà è decisamente apprezzato perchè personalizza l’esperienza di lettura della propria presentazione conferendole una marcia in più.

  • Errori ortografici e grammaticali

Niente è peggio che trovarsi di fronte ad una lettera con evidenti errori ortografici e grammaticali. Questo restituisce immediatamente a chi legge un senso di trascuratezza che penalizza fortemente la candidatura oggetto della presentazione. Pertanto è assolutamente obbligatorio rileggere più volte quanto si è scritto, facendosi magari aiutare anche da qualcuno nella correzione finale.

  • Forme esagerate e pompose

Non bisogna nemmeno esagerare con l’auto compiacimento. Anche se si hanno alle spalle esperienze importanti, in posizioni apicali e di responsabilità, è comunque preferibile mantenere un profilo sobrio ed equilibrato, considerando sempre che si parte in posizione di subalternità rispetto a chi ci deve selezionare al momento della presentazione della lettera.

Struttura della presentazione

Visti alcuni consigli utili per la stesura del contenuto vediamo ora come organizzarlo in maniera ordinata per avere un risultato ottimale.

Una struttura definita serve proprio a rendere maggiormente leggibile il testo, rendendolo di facile comprensione. Ecco come strutturare la propria presentazione in maniera efficace, seguendo quattro semplici punti da tenere come riferimento:

  • Intestazione

In questa prima parte è di fondamentale importanza non dimenticare i propri dati, quindi nome e cognome e le informazioni di contatto. Poi chiaramente andrà inserita l’intestazione del destinatario evitando l’errore di eccessivo formalismo descritto precedentemente

  • Introduzione

In questa parte è utile specificare con precisione per quale posizione ci si candida e quali sono le proprie qualità rilevanti ai fini di quella stessa posizione.

  • Corpo

Nel corpo della lettera si sviluppa i motivi che spingono a candidarsi a quella specifica offerta e soprattutto per quella determinata azienda. Essendo la parte centrale è anche quella più importante della lettera, dove veicolare la determinazione e la motivazione che deve favorire la scelta.

  • Conclusione

Infine qualche riga che aiuta ad inquadrare meglio la propria candidatura attraverso la descrizione di punti di forza e soft skills importanti ai fini dell’ottenimento del lavoro.

lavoratore assunto lettera di presentazione

Personalizzare la lettera di presentazione

Come accennato in precedenza la personalizzazione della cover letter da allegare al proprio CV è sicuramente una mossa vincente, che porta benefici innegabili. Oltra alle raccomandazioni riguardo l’intestazione della lettera, ci sono altri modi per rendere ancora più personalizzata una presentazione.

Prima di tutto adottare un trucco che piace molto alle aziende cioè quello di richiamare apertamente gli estremi dell’offerta di lavoro pubblicata. Molto spesso i selezionatori si aspettano di leggere presentazioni di persone che non hanno letto con attenzione l’offerta di lavoro, e dimostrare che si è invece molto attenti a quanto scritto dall’azienda è senza dubbio un punto a favore.

Quindi se nell’annuncio viene richiesta una disponibilità di massima per effettuare delle trasferte, citare apertamente quelle fatte in passato nelle precedenti esperienze, sottolineandole come importanti nella formazione.

Ma questo è solo un esempio, e se ne potrebbero fare centinaia applicabili alle caratteristiche più comuni, come l’utilizzo di programmi specifici, o metodologie particolari. Insomma si tratta di utilizzare le informazioni che l’azienda lascia nella sua offerta a nostro vantaggio in fase di presentazione.

Se possibile un altro trucco per personalizzare la presentazione è quello di citare l’azienda nel corpo, specificando apertamente che si è fatta una piccola “indagine” sui prodotti o i servizi visitando il sito web. Nell’esempio sottostante, una formula che potrebbe essere di grande aiuto e d’impatto per un recruiter intento a leggere la nostra cover letter.

a seguito di interesse per la posizione offerta ho visionato e navigato il vostro sito web (www.xyz.com) e devo riconoscere che sono rimasto colpito dai vostri prodotti/servizi e dai risultati del vostro staff di cui spero poter presto far parte

Con l’adozione di questi semplici accorgimenti si potranno scrivere presentazioni mirate che ci faranno avere un vantaggio sostanziale rispetto chi utilizza degli schemi standard senza prestare troppa attenzione al contesto, e incentrando tutta la lettera solo ed esclusivamente sulla propria figura.

Come avviene la selezione di candidati oggi

La selezione di candidati è un un’operazione sempre più delicata e difficile. Ma in epoca moderna il paradigma del mercato del lavoro è cambiato e non di poco soprattutto per tutti i lavori ad alta specializzazione. Se prima le aziende potevano sperare di vedere arrivare alle loro porte un gran numero di giovani con curriculum in mano, volenterosi di cominciare, adesso nei lavori di livello più alto il mercato è trainato dai candidati, che sfruttano le loro competenze e i loro talenti per vagliare le offerte migliori.

Un’inversione di tendenza che si è affacciata grazie alle nuove competenze digitali, e che sta sconfinando anche in campi più classici del mercato occupazionale, basti pensare alla continua ricerca di agenti di commercio e venditori altamente specializzati, in grado di garantire risultati più alti e continuativi.

Con questo ribaltamento trovare un lavoratore è diventato difficile quanto trovare un lavoro, e quindi anche per le aziende è arrivato il momento di mettere in atto strategie per il reclutamento più efficaci e schematizzate, in modo da poterle replicare nel tempo.

Vediamo quindi come si attuano queste strategie, sia per capire come si muovono le aziende nella selezione di candidati, che per trarne i giusti consigli su dove posizionare la nostra offerta in termini professionali per farci trovare dalle stesse.

colloquio in fase di selezione candidati

Marketing del reclutamento

Per combattere la scarsità di talenti, molte organizzazioni hanno reindirizzato i loro sforzi di marketing. Per le aziende è essenziale costruire un “marchio di datori di lavoro” che combini cultura aziendale, responsabilità sociale e la sua reputazione di datore di lavoro. Un marchio di datori di lavoro creativo e forte può aiutare l’ organizzazione a distinguersi dalla concorrenza, mentre esemplifica il motivo per cui un’azienda è appetibile per i nuovi potenziali candidati. In pratica le aziende fanno branding sulla loro cultura aziendale, in modo da attrarre le menti più brillanti.

Pensiamo ad esempio al lavoro fatto da Google in questo senso. Costruire un’immagine giovane e moderna ha permesso all’azienda statunitense di essere un posto appetito dai giovani che vogliono intraprendere una carriera professionale in grandi colossi. Questo avviene veicolando l’immagine di un posto creativo, mostrando uffici moderni e capaci di favorire la condivisione e con ampie aree relax. La costruzione di un’idea collettiva di posto piacevole dove lavorare, inserito in un ambiente giovane e smart ha fatto di Google un posto tra più ambiti, e che non ha difficoltà ad attrarre lavoratori qualificati e performanti.

Selezione di candidati proattiva

Iniziare il processo di reclutamento solo quando si apre una posizione non è più sufficiente. Adottando strategie di reclutamento proattive, le aziende possono creare un database di candidati competenti, pronti per essere contattati quando l’azienda necessita di nuove figure professionali. Questo processo avviene includendo sempre una richiesta di figure professionali sui profili dei social media e sul sito Web per incoraggiare le candidature durante tutto l’anno.

Quindi, per migliorare ed organizzare il processo di reclutamento, sarà importante costruire un database ordinato e catalogato minuziosamente, per avere sempre a portata di mano un profilo idoneo alla nostra ricerca. I sistemi di reclutamento proattivo sono un’arma potentissima in mano alle aziende che devono sempre avere presente come la ricerca di profili non debba fermarsi mai, nemmeno nei periodi ad organico pieno. Questo è fondamentale per avere sempre il meglio in circolazione riguardo figure specializzate, e permette inoltre una maggiore reattività quando si è invece chiamati ad inserire velocemente qualcuno nell’organico aziendale, per non rallentare e al contempo sviluppare ulteriormente il proprio business.

Talento passivo

Con un ristretto bacino di talenti e una forte concorrenza, oggi più che mai, i responsabili delle risorse umane devono adottare un approccio creativo alla ricerca dei candidati, includendo i professionisti della stessa area lavorativa d’interesse che potrebbero non essere attivamente alla ricerca di un nuovo ruolo.

Per ampliare la selezione di candidati, diventa fondamentale sfruttare siti come LinkedIn per connettersi con candidati passivi che non sono attualmente alla ricerca di un lavoro, ma che possono essere aperti a nuove opportunità.

Questo permetterà di scandagliare di continuo il mercato di riferimento alla ricerca di competenze nuove o migliori ai fini del miglioramento aziendale. Inoltre allargherà di molto il bacino della ricerca, non limitandosi alle figure che cercano attivamente un’occupazione, ma scovando i talenti già impiegati in altre aziende, e che possono essere un importante valore aggiunto per l’azienda. Chiaramente questo approccio potrebbe avere un costo maggiore, dovendo riferirsi ad un candidato già occupato, ma il beneficio potrebbe essere notevole in termini di produttività. E sapendo questo anche il lavoratore dovrà adeguarsi, aggiornando spesso il proprio profilo professionale per farsi trovare pronto alle eventuali richieste.

Reclutamento sociale

Molto legato al precedente tema del reclutamento passivo di figure professionali apparentemente già impiegate, c’è quindi quello dell’utilizzo dei nuovi media.

I datori di lavoro utilizzano sempre più piattaforme di social media per attirare candidati. Sia che facciate leva su siti come LinkedIn – progettati per facilitare il networking tra professionisti – o altre popolari piattaforme di social media come Facebook e Instagram, i social aiutano a coinvolgere potenziali candidati promuovendo al contempo il loro marchio di datore di lavoro e la cultura aziendale.

Grazie all’abile sfruttamento di questa risorsa si potranno dunque avere vantaggi molteplici: sia monitorare costantemente i profili interessanti, che veicolare contemporaneamente il proprio brand aziendale per renderlo appetibile ai potenziali nuovi collaboratori.

Questa tendenza è ormai consolidata soprattutto nelle aziende che svolgono servizi di reclutamento professionale, che utilizzano i social media proprio come metro di valutazione preliminare per un potenziale candidato. Questo deve essere tenuto in considerazione anche dal potenziale candidato che se vuole utilizzare i social come vettore e volano per la propria carriera dovrà imparare a gestirli con un taglio più professionale facendo attenzione a non commettere errori che minerebbero la propria credibilità.

selezione di candidati

Tecnologia per selezione dei candidati

Poiché la tecnologia continua a evolversi rapidamente, le aziende si affidano a questi progressi per facilitare gli schemi da seguire in fase di nuove assunzioni. Sempre più organizzazioni utilizzano tecnologie come Applicant Tracking Systems (ATS) per automatizzare la ricerca di talenti. Questa potrebbe essere la strada giusta per le organizzazioni che hanno bisogno di risparmiare tempo senza dover filtrare i candidati non qualificati e guadagnare tempo per migliorare i loro processi di inserimento aziendale e di formazione per ridurre il turnover tra i dipendenti.

Un sistema automatico prevede infatti una velocità d’esecuzione nella ricerca assolutamente incomparabile con i processi gestiti nella maniera classica. Inoltre grazie alla comparsa di algoritmi sempre più raffinati, anche l’accuratezza è diventata di alto livello, garantendo un risultato sempre all’altezza delle aspettative. Chiaramente questo sistema si sposa bene per una prima selezione iniziale, perché in grado di gestire informazioni rigide sulle competenze e le attitudini base di un potenziale candidato. Ovviamente la valutazione di soft skills, non potrà che essere svolta solo sulla base di colloqui conoscitivi approfonditi, non demandabili alla tecnologia esistente.

Reclutamento mobile

Tutte le attività di una moderna azienda non possono ormai prescindere da un lato relativo alla comunicazione mobile. Non essere presenti in quel determinato spazio significa essere tagliati fuori da un enorme numero di interazioni, perdendo di conseguenza numerose opportunità di selezione lavoratori.

Per fare un esempio pratico, in Italia sono 31,1 milioni le persone che utilizzano lo smartphone tutti i giorni. Poiché la tecnologia mobile continua a evolversi, l’implementazione di una strategia di reclutamento in questa direzione è di vitale importanza per le aziende che desiderano raggiungere un ampio bacino di potenziali candidati. Le aziende che adattano e creano una piattaforma applicativa mobile-friendly possono creare esperienze utente migliori per i candidati e aumentare il numero di candidature in modo esponenziale. Ma oltre alle piattaforme ottimizzate per i dispositivi mobili (ad esempio il sito web) per le aziende più grandi si prospetta la possibilità della creazione di app in grado di catalizzare l’offerta di nuovi candidati. Se pensiamo che almeno l’88% del tempo passato sul nostro smartphone si svolge all’interno di un’applicazione, questo aspetto deve essere vagliato attentamente dalle aziende che dovranno dotarsi (e molte lo stanno già facendo) di ambienti per la ricerca di candidati in grado di attrarre un grosso numero di persone.

Valutazione delle abilità attraverso realtà virtuale

Mentre la tecnologia di Intelligenza Artificiale (AI) continua a svilupparsi, il ruolo della realtà virtuale (VR) all’interno dei processi di reclutamento e inserimento vedrà crescere sempre di più la sua importanza. L’implementazione di piattaforme di realtà virtuale può rivelarsi utile quando si valuta come i candidati rispondono in contesti pratici – in ultima analisi, dando ai datori di lavoro un’idea più realistica delle prestazioni lavorative prima di prendere una decisione di assunzione.

Questa specifica area di interesse si rivolge pertanto alla riuscita del reclutamento. Oltre quindi a trovare il maggior numero di persone, la tecnologia può senza dubbio aiutare a migliorare i risultati della ricerca di personale. Infatti troppo spesso capita che non si possa fattivamente valutare le abilità di un candidato, senza inserirlo attraverso un periodo di prova. Grazie alla nuova tecnologia il processo di ambientamento sarà più rapido e sicuro per l’azienda, che avrà già avuto modo di valutare attivamente le competenze dichiarate dal candidato sia in fase di curriculum che di colloquio finale.

Ammazza curriculum: gli errori che ti fanno scartare alle selezioni

Il proprio Curriculum vitae è il biglietto da visita primario che presentiamo ad un potenziale nuovo datore di lavoro. In un mercato sempre più iper competitivo riguardo la ricerca di un’occupazione stabile, anche la corretta stesura di un CV può fare la differenza tra ottenere e non ottenere un lavoro. Questo è dovuto anche al fatto che oramai, tutte le grandi aziende si sono dotate di personale specializzato per la scelta delle persone da assumere, sia con i dirigenti delle risorse umane interni, che attraverso agenzia che svolgono attività di reclutamento di profili professionali per conto terzi.

Quindi sempre più spesso il nostro CV finirà nelle mani di una persona specializzata nel valutarli, e quindi è di fondamentale importanza evitare errori che possono fare scadere la nostra candidatura, ed impedirci di arrivare al posto di lavoro tanto desiderato.

Dunque come fare per presentare sempre un CV in linea con gli standard e le aspettative di chi ricerca personale?

Vediamolo subito, scoprendo quali sono, a detta di chi valuta le candidature, tutte quelle cose che uccidono il nostro curriculum.

errori curriculum

Cosa evitare in un Curriculum vitae

Anzitutto pensiamo alla struttura del nostro curriculum. Questa è una delle caratteristiche importanti perché sancisce il primo impatto della presa in esame del nostro documento di presentazione. Pensare ad un CV che si presenti, caotico, poco chiaro e al contrario povero di informazioni, può portare un recruiter a non prendere nemmeno in esame quello che viene scritto nel nostro curriculum.

Vediamo quindi i punti salienti che penalizzano fortemente un curriculum vitae dal punto di vista dell’impatto grafico e non solo.

La scorretta gestione degli spazi.

Riempire in maniera ordinata e funzionale gli spazi del foglio è il primo passo. Una gestione non corretta di questa caratteristica può portare nei casi più gravi all’esclusione immediata del nostro CV che quindi non passerebbe nemmeno la prima semplice barriera di scrematura.

Chi valuta le candidature di lavoro in maniera professionale ha visto miglia e migliaia di curriculum passare sulla propria scrivania e anche una prima occhiata può aiutare a capire molto, per questi professionisti del settore. Alcuni recruiter visionando i CV confermano come la scorretta gestione degli spazi sia immediatamente un deterrente per continuare la lettura.

Nello specifico lamentano una mancanza di equilibrio in questo specifico aspetto, dichiarando che spesso i candidati utilizzano troppo o al contrario troppo poco spazio bianco.

Nel primo caso si rischia di trovarsi di fronte ad un CV che trasmette immediatamente un senso di povertà d’informazioni, mettendo in cattiva luce il candidato che sembra davvero poter offrire poco.

Il secondo caso è decisamente più comune ma altrettanto errato. Non lasciare alcuno spazio bianco all’interno del nostro documento è uno degli errori che possono uccidere la nostra candidatura sul nascere, trasmettendo immediatamente al chi deve leggere una sensazione di pesantezza e disordine generale. Ancora peggio se per fare stare tutto su una singola pagina magari, riduciamo sensibilmente la misura del font nella parte scritta rendendola meno leggibile e comprensibile.

Si rischia quindi l’effetto definito “muro di testo” che scoraggia immediatamente il lettore. Di conseguenza chi è chiamato a valutare il nostro Cv lo potrebbe cestinare immediatamente anche se quello che vi è scritto potrebbe essere rilevante ai fini della conquista del lavoro in questione.

Altra cosa che penalizza fortemente l’equilibrio visivo del nostro curriculum è utilizzare troppo spazio per le informazioni di contatto. Troppo spesso seno utilizzate quattro righe per indicare l’indirizzo, il numero di telefono e la mail oltre ovviamente al nome. Le righe del nostro CV sono preziose e sprecarne quattro per un’informazione che può stare tranquillamente in una sola singola riga è davvero uno spreco. Se possibile tendiamo anche a rimuovere l’indirizzo, ritenuto scarsamente rilevante, e basterà segnalare mail e contatto telefonico.

Errato utilizzo di tono formale e informale

Se abbiamo fatto tutto in maniera equilibrata il recruiter di turno si appresterà a leggere il nostro CV e quindi quello che vi troverà scritto potrà finalmente essere importante ai fini della selezione. Attenzione però perché un tono poco equilibrato è deleterio, e difficilmente ci farà ottenere il tanto desiderato colloquio di lavoro.

Gli errori gravi sono quelli che si fanno in entrambi i lati rispetto ai toni formali ed informali. E ovviamente ai fini della presentazione non bisogna sottovalutare a chi stiamo proponendo il nostro curriculum.

Il più comune di tutti, e quello più penalizzante, è comunque quello di mantenere un tono eccessivamente formale nella stesura del curriculum vitae. Soprattutto in epoca moderna, dove molte società sono alla ricerca di profili dotati anche delle cosiddette soft skills (quelle cioè che afferiscono alla sfera più umana e della personalità del candidato), presentare un CV eccessivamente formale equivale a dare un generale sensazione di freddezza all’interlocutore chiamato a selezionarci. Evitiamo pertanto forme grammaticali desuete oppure arcaiche, in favore di un linguaggio equilibrato. Questo specialmente nella descrizione delle nostre qualità professionali, dove essere troppo formali oppure esagerati, ci potrebbe mettere in cattiva luce, restituendo l’impressione di una persona rigida e boriosa.

Un esempio pratico è quando si passa ad elencare le esperienze professionali. Spesso per dare un’ulteriore forza alla nostra candidatura, tendiamo ad enfatizzare i ruoli che abbiamo ricoperto. Ma come confermato da molti selezionatori, iniziare la lista delle nostre esperienze con la frase “responsabile di…”, e riportarla in ogni riga delle nostre esperienze, è una cosa dannosa sotto vari aspetti.

Anzitutto dimostra una scarsa fantasia e un po’ di pigrizia nel cercare locuzioni alternative. In secondo luogo, dimostra solo una certa dose di arroganza, anche perché non fornisce alcuna informazione sul valido svolgimento effettivo della mansione in questione. Sembra in pratica una maniera molto formale di elencare una serie di esperienze, dove si vuole sottolineare esclusivamente il livello alto della propria mansione.

Usare modelli troppo comuni

Un gran numero di recruiter lamentano l’utilizzo smodato dei modelli standard di CV presenti online. Troppo spesso chi si propone per un possibile colloqui di lavoro scarica modelli di curriculum preconfezionati, dimostrando una pigrizia di fondo e una scarsa propensione all’inventiva. Infatti questo è particolarmente deleterio quando ci si propone per lavori nell’ambito creativo, o nelle moderne application riguardo i mestieri digitali.

Il modello di curriculum dovrebbe una base sulla quale elaborare una propria versione, altrimenti in caso contrario il rischio è quello di finire nel calderone generale delle proposte senza che la nostra possa evidenziarsi maggiormente.

Questa tendenza è oltremodo deleteria soprattutto quando, per pigrizia o scarsa convinzione, si prepara un CV standard, da inviare per tutte le proposte.

Ogni lavoro possibile ha le proprie caratteristiche e peculiarità, e avere un solo CV a disposizione da inviare meccanicamente per ogni proposta di lavoro non è una strategia che darà frutti sul lungo periodo. Il consiglio per evitare questo rischio è di preparare un modello personale che possa essere flessibile, e facilmente modificabile in base alle diverse richieste che il mercato del lavoro ci propone.

Trascuratezza e poca cura generale

Infine, incredibile a dirsi, uno dei fattori che influiscono negativamente sui CV è la trascuratezza generale che si può dedurre dal documento che presentiamo. Nello specifico questa caratteristica che uccide molti più curriculum di quello che possiamo pensare si riscontra a causa di alcuni banali errori che possiamo elencare di seguito:

  • Errori ortografici: quando una volta terminata la stesura del curriculum non svolgiamo la banale operazione della revisione e correzione della bozza. La cosa trasmette un’approssimazione di fondo che sicuramente non ha un buon impatto sulla presentazione della nostra domanda. Oltre agli errori ortografici, la rilettura e la revisione generale sono utili per scovare errori di battitura brutti da leggere per chi è chiamato a selezionare.
  • Sbagli nell’impaginazione: succede spesso che non vengano allineati i vari elementi della pagina come testo foto o tabelle riassuntive se ve ne sono. Anche la mancata giustificazione delle colonne di testo, riporta immediatamente un senso di disordine e poca cura della pagina, trasmettendo a chi legge un’impressione di negligenza e pigrizia
  • Poca varietà lessicale: Utilizzare sempre le stesse parole, gli stessi termini, per descrivere qualità oppure esperienze. Capita spesso ai recuiter di trovarsi di fronte a curriculum stilati senza un minimo d’impegno da parte di chi è alla ricerca di un lavoro. Oltre a rendere più difficile la lettura anche in questo caso la sensazione trasmessa sarà quella di una persona poco precisa e interessata alla proposta di lavoro, dimostrando di non aver dedicato abbastanza tempo alla preparazione del proprio CV
  • Dimenticanze: non ricordarsi di inserire delle informazioni necessarie è un errore imperdonabile. Capita in maniera più frequente di quello che si possa immaginare che il candidato dimentichi di inserire la parte relativa al trattamento dei dati personali (che rende inservibile il CV per l’azienda e viene immediatamente cestinato) o magari anche informazioni di contatto. Questo agli occhi dei selezionatori significa che la stesura del curriculum per quella specifica offerta non era tra le priorità del candidato, e quindi segna un punto fortemente negativo.
  • Mancati aggiornamenti: talvolta capita ai selezionatori di trovarsi di fronte curriculum magari interessanti, con profili coincidenti a quanto richiesto, che riportano però informazioni obsolete, sia nei contatti che nelle esperienze fino alle normative sulla privacy riportate in calce.