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Professione Videomaker

Nel mondo della comunicazione odierno i contenuti video sono diventati un elemento fondamentale, e di conseguenza è cresciuta la domanda di quella figura professionale che si occupa della loro realizzazione: il videomaker. In un pubblico bombardato di informazioni come quello dei social network, il video è lo strumento più immediato ed efficace.

Le aziende richiedono in continuazione contenuti video da pubblicare su pagine social, campagne online e siti internet, e di conseguenza si richiede una figura professionale che abbia le competenze di regista, cameraman e montatore, produttore e autore. Ma non è detto che si lavori solo su commissione: ci sono innumerevoli esempi di piccoli gruppi di autori che hanno iniziato producendo video su YouTube e sono arrivati a produrre contenuti per grandi sponsor, per trasmissioni televisive nazionali o sono addirittura sbarcati al cinema. 

Si stima che entro l’anno prossimo l’85% del traffico online sarà composto da video, e dal momento che l’Italia è rimasta un po’ indietro in questo campo si sta registrando una sorta di “corsa” per adeguarsi ai tempi, con una richiesta di professionisti nella realizzazione dei video in costante crescita. 

Cosa fa un videomaker 

Il videomaker è un esperto di linguaggio cinematografico, che ha anche competenze di direzione della fotografia, di televisione e giornalismo, ed è inoltre in grado di utilizzare programmi di montaggio ed editing digitale. Con la sua attrezzatura, il videomaker è in grado di produrre contenuti audio-video di vario tipo, sia di tipo creativo che rispondendo alle esigenze dei committenti. Può spaziare dalla realizzazione di cortometraggi e videoclip a video giornalistici o documentaristici. Oggi che l’intrattenimento si è spostato sempre di più sulla rete, e sui social network in particolare, è diventato vitale per le aziende realizzare brevi video e spot che catturino l’attenzione del pubblico e diventino virali. 

Per questo, e grazie alle moderne tecnologie che rendono possibile per una sola persona svolgere i compiti che un tempo erano appannaggio di una troupe, sono nate queste nuove figure di professionisti digitali il cui compito è quello di occuparsi di riprese, montaggio e spesso anche della sceneggiatura.

Se il web è il campo su cui ad oggi si lavora di più, i prodotti dei videomaker non si limitano a quest’ambito ma possono essere diffusi anche in televisione, al cinema, durante manifestazioni pubbliche, fiere o festival. I video non hanno solo scopi promozionali, ma possono essere informativi, giornalistici, documentaristici, artistici, etc. Un videomaker deve possedere le competenze per realizzare qualsiasi tipo di prodotto audio-video che gli possa essere richiesto. 

Diventare videomaker

Il primo requisito che deve possedere un videomaker è la creatività. Anche quando si seguono delle indicazioni precise, nel momento in cui si gira e si monta un video la propria firma, il proprio background culturale, il proprio estro saranno gli elementi che arricchiranno il prodotto finale e gli daranno una personalità. Se la creatività è una dote innata, può comunque essere stimolata e fatta crescere attraverso un costante lavoro sul campo e uno studio approfondito dei grandi registi e maestri della comunicazione visiva.

Dal punto di vista accademico, corsi universitari come Scienze della Comunicazione e DAMS sono quelli che hanno un’offerta formativa propedeutica a questa professione, ma esistono anche molte scuole professionalicorsi di formazione dedicati al videomaking. L’importante è affiancare sempre una costante esercitazione pratica allo studio. 

La tecnologia è in costante aggiornamento ed è fondamentale sperimentare e tenersi in linea con tutte le novità del campo. Per esempio negli ultimi tempi l’utilizzo dei droni nel videomaking ha preso sempre più piede, e chi aspira ad essere un professionista nel campo dovrà per forza prendere in considerazione l’idea di imparare ad utilizzarli per le proprie riprese e in caso prendere un’apposita licenza. 

L’attrezzatura da videomaker

L’attrezzatura un tempo era una voce di spesa molto considerevole per un videomaker, ma ad oggi si può tranquillamente realizzare un lavoro qualitativamente buono con attrezzatura popolare. Anche i moderni smartphone riescono a raggiungere una qualità tale che sono stati adoperati molte volte per prodotti professionali.

Se vogliamo raggiungere qualità più elevate, negli ultimi anni si è diffuso l’utilizzo di macchine fotografiche reflex, che consentono di acquisire video alla stessa qualità di videocamere più costose: soprattutto gli obiettivi delle reflex sono estremamente più economici di quelli delle videocamere e ci permettono con una spesa più contenuta di avere un’attrezzatura più varia ed adatta a varie esigenze. Qualsiasi attrezzatura si usi per le riprese, non potremo fare a meno di un cavalletto: ne esistono di tutti i tipi, per videocamere o per smartphone, l’importante è che sia solido e ci permetta di effettuare riprese stabili. 

Ma se la qualità delle riprese potrebbe anche passare in secondo piano se quello che raccontiamo nel video è interessante e coinvolgente, quello che può definitivamente affossare un lavoro è la scarsa qualità dell’audio, esattamente come per i podcast.

Il fastidio causato da un audio scadente riesce ad allontanare lo spettatore da qualsiasi video, e il problema è che spesso ce ne si accorge solo a lavoro ultimato. L’audio dovrà essere registrato con cura, per cui bisognerà essere attrezzati con microfoni adatti per le specifiche esigenze dei video, che si tratti di interviste, riprese di eventi in presa diretta o di scene attoriali. 

Per lo smartphone ci sono microfoni molto piccoli ed economici, si possono anche utilizzare dei semplici microfoni da giacca, l’importante è che abbiano il cuscinetto anti vento. Per le videocamere ci sono innumerevoli modelli di microfono, non sarà difficile trovare un prodotto anche economico di buona qualità che risponda alle nostre esigenze. Se la nostra videocamera non possiede un ingresso audio, possiamo utilizzare un registratore esterno e poi sincronizzare la traccia audio con quella video in fase di montaggio.

È un’operazione più complessa ma può essere comunque utile anche in quei casi in cui non risulta possibile utilizzare l’audio della videocamera, vuoi per la distanza dei soggetti delle riprese o per particolari condizioni di ripresa (ad esempio conversazioni tra due soggetti distanti registrate a parte rispetto alle riprese). 

Oltre alle riprese, l’attrezzatura di un videomaker dovrà comprendere un computer potente, dal momento che l’editing video comprende operazioni che stressano moltissimo la capacità di calcolo dei pc, con adeguati supporti di archiviazione file per il materiale girato e dei monitor adeguati come dimensioni e risoluzione.  

I software per il montaggio video a prima vista possono sembrare particolarmente inaccessibili, ma con poche istruzioni e qualche ora di pratica si può padroneggiare facilmente un programma a livello sufficiente per fare un editing accettabile. Ma oltre al lavoro di taglio e montaggio, sapere utilizzare bene un programma professionale ci permette di correggere molti “errori” che possiamo aver compiuto in fase di riprese ed elevare il prodotto finito ad un livello decisamente più alto. Inoltre, avere la possibilità di inserire effetti visivi speciali è una chiave per aumentare le nostre scelte stilistiche e narrative e darci quindi la possibilità di giocare con la nostra creatività. Fare dei corsi per imparare ad utilizzare in maniera approfondita programmi come Da Vinci Resolve, Avid Media Composer, Sony Vegas, Adobe Premiere o Final Cut sarà sicuramente utile, ma poi dovremo continuare a sperimentare e provare funzionalità ed effetti. 

Le piattaforme per affermarsi come videomaker

Come abbiamo detto, durante il percorso di formazione è fondamentale fare pratica, per prendere confidenza con attrezzature e software, ma anche per iniziare a realizzare un portfolio di lavori che possono servirci da biglietto da visita.

Per lavorare come videomaker è importante che la gente possa avere un’idea del lavoro che va a commissionare, per cui farsi conoscere è uno dei primi passi da fare. Ci si può affidare ad un’agenzia specializzata, che possiamo trovare nelle città più grandi dove la richiesta di produzioni video è più elevata, oppure possiamo promuoverci attraverso i social e soprattutto sulle piattaforme web di condivisione video come You Tube o Vimeo. Se il primo è il sito più famoso e utilizzato, i nostri contenuti rischiano di passare inosservati, mentre su Vimeo, che offre un supporto migliore per i professionisti, andremo a confrontarci più facilmente con altri professionisti e con un pubblico più di nicchia. 

Se vogliamo pensare di fare del video maker la nostra professione, non dobbiamo fermarci semplicemente ai numeri di visualizzazione che i nostri video possono raggiungere sui social. Il mondo di Internet ha delle regole tutte sue per decretare il successo dei contenuti proposti, e non è detto che molte visualizzazioni corrispondano ad un lavoro eseguito bene. Le piattaforme pagano i videomaker più di successo in base alle visualizzazioni, ma per raggiungere cifre accettabili bisogna fare numeri paragonabili a quelli dei network televisivi. Inoltre, qualità e popolarità non sono la stessa cosa, e se vogliamo che il nostro lavoro venga valutato dai clienti, i primi che non devono svilirlo siamo proprio noi stessi, mantenendo sempre il senso del gusto e dimostrandoci sempre in grado di offrire un prodotto professionale

Inizialmente, possiamo proporci per lavori semplici, come riprese di eventi, filmini di matrimoni, promo per locali e altre attività che ci permettono di prendere confidenza con i tempi lavorativi (perché fissare delle scadenze è molto diverso che lavorare sui nostri progetti “a tempo perso”) e con il livello della nostra attrezzatura.

Capire quanto girato dobbiamo avere, quanto dobbiamo lavorare sul montaggio e sulle correzioni in post produzione per avere un video finito è importante per fissare i nostri prezzi in base alle richieste che ci vengono poste. Un video che riprende un evento che dura un’ora spesso comporta meno lavoro di un videoclip di 3-4 minuti: quantificare tutto il lavoro accessorio rispetto al semplice minutaggio dei video è quello che permette di proporre prezzi congrui al mercato e che ci permettano di trasformare la passione in un lavoro vero e proprio.

Come molte professioni creative o legate al web, uno dei grandi scogli da superare è riuscire a proporsi come professionista, dal momento che ancora oggi la produzione di beni “immateriali” viene spesso trattata alla stregua di un hobby ed è difficile farsi riconoscere il giusto valore. 

Fare il videomaker

Abbiamo visto qual è la strada per acquisire e coltivare le competenze che servono per diventare video maker. Ora dobbiamo vedere qual è la maniera migliore per metterle a frutto e trasformarle in una professione a tempo pieno. Un videomaker attualmente ha due possibilità: essere assunto come dipendente da un’azienda o collaborare come libero professionista con vari committenti. 

Nel primo caso parliamo di un lavoro subordinato, e di conseguenza il video maker firmerà un contratto di assunzione (che può essere uno stage o un apprendistato, oppure un contratto a tempo determinato o indeterminato, part-time o full-time, etc.).

La partita IVA da videomaker

Nel secondo caso, lavorando come libero professionista avrà la prospettiva di aprire una propria partita IVA, e dovrà occuparsi in prima persona dei vari adempimenti fiscali (denunce dei redditi, versamento dei contributi, pagamento delle tasse e comunicazioni al fisco. 

Il codice ATECO relativo all’apertura della propria attività di creatore di video è il seguente:

59.11.00 – ATTIVITÀ DI PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI

Ad oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, lavorare come video maker significa offrire il proprio servizio nella forma di collaborazioni occasionali. Soprattutto agli inizi si dovrà lavorare su commissione, andando a cercarsi i clienti e proponendosi ad essi, coltivando una rete di contatti costituita da persone che lavorano da tempo nel settore e ci possono aiutare nel trovare opportunità interessanti.

Essendo un settore che lavora molto con il passaparola, è importante avere un portfolio di lavori di qualità pronto da esibire, o ancora meglio uno spazio online dove sia possibile consultare i lavori che meglio offrono una panoramica sulle nostre capacità e sui servizi che possiamo offrire. 

Saranno la qualità ed il successo dei nostri lavori gli strumenti migliori per ottenere altri lavori e aumentare la nostra reputazione. Possiamo pubblicare annunci personali sui motori specializzati in ricerca di lavoro, e il nostro curriculum in questi casi può risultare decisivo. Chi è alla ricerca di un videomaker andrà a cercarlo su questi siti, per cui dovremo auto-promuoverci con annunci di disponibilità a lavorare, oltre che tenere d’occhio questi siti anche alla ricerca di candidature aperte per esperti in videomaking da parte di aziende e agenzie. 

Come trovare lavoro da videomaker

Si tratta di un settore in forte espansione, per cui aziende e web agency che richiedono professionalità nel settore del videomaking sta continuando a crescere e con un po’ di fortuna ed esperienza si può arrivare ad ottenere un contratto di assunzione: in genere parliamo di startup o comunque aziende giovani e dinamiche, che puntano a costruirsi uno staff interno di professionisti a cui commissionare quotidianamente i lavori creativi. Per cui spesso la figura del videomaker può lavorare nei loro uffici fianco a fianco con copywriter, fotografi, grafici e tutte quelle altre figure con cui concordare campagne di comunicazione coordinate sui vari settori, non solo video. 

Un campo particolare del videomaking è quello del video giornalismo d’inchiesta. Ci sono molte trasmissioni televisive che si possono avvalere di contribuiti esterni, così come molti siti di informazione possono instaurare collaborazioni regolari con videomaker. È un ambito un po’ rischioso perché il lavoro si definisce nel mentre lo si realizza, per cui è difficile fare un preventivo preciso dei costi che si andranno ad affrontare. Ma un buon lavoro in quest’ambito può portare a collaborazioni continuative e regolari che non sono così comuni in questo campo. 

Dal punto di vista geografico, Milano e Roma costituiscono i due poli che offrono più opportunità lavorative ai videomaker: circa metà delle offerte di lavoro in Italia si concentra nelle due città. In ogni caso, le città più popolose e con maggiori attività economiche danno sempre più opportunità rispetto ai centri più piccoli.

È un campo relativamente nuovo ed i clienti dovranno essere avvezzi ai social network e alla comunicazione moderna prima di convincersi ad investire, per cui dovremmo cercare lavoro dove ci sono gli investimenti sono in mano a imprenditori o dirigenti coraggiosi, innovativi e con un occhio alle tendenze non convenzionali.  

Economicamente, è un lavoro che inizialmente non da troppe soddisfazioni. Un videomaker agli esordi fa molta fatica a raggiungere uno stipendio mensile di 1000 euro, ma nell’arco di 3-4 anni ci si attesta su una retribuzione mensile di circa 1250 euro. I professionisti più esperti superano i 1800 euro mensili, arrivando anche a 2500 euro, ma essendo un lavoro che spesso si configura da libero professionista non è facile quantificare bene la retribuzione, dal momento che ci possono essere grandi differenze tra i progetti che ci vengono assegnati. Possiamo dire che se ci si applica con impegno e costanza e con qualche sacrificio per i primi tempi, si riesce a farne una professione di cui vivere tranquillamente.  

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