Lavori socialmente utili e terzo settore

Il mondo del lavoro non è solo grandi aziende e ricerca spasmodica di un posto fisso dove avere uno stipendio sicuro e dignitoso. Chiaramente molti degli sforzi che ognuno di noi compie nella ricerca di un’occupazione sono rivolti in quel senso, ma durante il percorso di ricerca, ci potremmo talvolta imbattere in esperienze molto intense dal punto di vista emotivo, che possono poi trasformarsi in un lavoro vero e proprio, o aprire le porte ad alcune posizioni lavorative.

Questo è il caso dei lavori socialmente utili, o ancora dei lavori nell’ambito del terzo settore. Lavori che spesso non sono considerati tali, per via della loro ampia richiesta di manodopera volontaria, ma come vedremo non è sempre così, e può capitare di trasformare queste esperienze in lavori a tutti gli effetti.

Vediamo allora di conoscere meglio questo mondo e come si sviluppano le sue possibilità d’impiego.

Lavori socialmente utili: cosa sono?

L’istituto dei lavori socialmente utili è stato inserito nell’ordinamento italiano nel 1981, al fine di offrire a tutti quei lavoratori temporaneamente inoccupati, un’attività che potesse essere di pubblica utilità. Questo tipo di lavori sono tra i più banali ma importanti che si possano immaginare: si va dallo sfalcio d’erba nelle zone pubbliche, fino all’assistenza nelle mense e nei convitti per i senza tetto. Sono lavori che si possono fare in qualsiasi caso, e che non hanno necessità di particolari formazioni specifiche ma hanno bisogno solo di buona volontà e impegno. Proprio per questo motivo, spesso i lavori socialmente utili sono svolti da personale totalmente volontario, che quindi non percepisce alcun tipo di compenso per il servizio.

Vi sono però delle fattispecie che consento e garantiscono una forma di compenso, esclusivamente nelle condizione di lavoratori disoccupati e in mobilità che decidono di svolgere mansioni socialmente utili appoggiandosi a qualche associazione.

Lavoratori Asu

La fattispecie dei lavoratori Asu è proprio quella relativa a personale al momento disoccupato che decide di svolgere lavori di pubblica utilità durante il periodo di distacco forzato dal lavoro. Inizialmente istituito nel 1981 per il solo mezzogiorno d’Italia, esteso nel 1984 a tutta la penisola, questa possibilità, ha visto ampliarsi il proprio bacino di percettori per tutti gli anni 90, subendo una drastica contrazione negli ultimi anni.

Attualmente in Italia, sono appena meno di 10 mila le persone che sfruttano questa opportunità, e l’intero finanziamento per il piano sociale ammonta a soli 70 milioni di euro.

L’assegno per questa forma di disoccupazione attiva, è di 580,14€ lordi mensili e possono accedere al programma le seguenti tipologie di lavoratori:

  • lavoratori in cerca di prima occupazione
  • disoccupati iscritti da più di due anni nelle liste di collocamento
  • iscritti nelle liste di mobilità che non percepiscono l’indennità
  • I lavoratori percettori di trattamenti previdenziali (mobilità, CIGS, o altro trattamento speciale di disoccupazione)

Resta però da dire come questa possibilità sia in costante diminuzione, andando fino all’esaurimento, soppiantata da altre politiche attive del lavoro. Al momento vi sono ancora 7 regioni in tutta Italia con lavoratori Asu attivi.

Il mondo del terzo settore

Lavoro volontari terzo settore

Un discorso a parte merita il mondo del terzo settore che ha organizzato in maniera strutturata tutto quello che ruota attorno ai lavori socialmente utili e al volontariato. Non tutti abbiamo in mente in maniera precisa cosa sia il terzo settore e come si sviluppino i progetti lavorativi connessi a questo.

Si parla di associazioni conosciute come ad esempio Greenpeace, la Croce Rossa, Medici senza Frontiere e Save the Children. Queste sono solo le più conosciute ed apprezzate a livello globale, ma ve ne sono davvero tante che hanno continuo bisogno di sostegno, sia economico che nel personale impiegato.

Chi volesse intraprendere una carriera nelle organizzazioni di questo tipo deve sapere che si troverà di fronte ad un percorso lungo, dove la tenacia e la convinzione in quello che si fa è fondamentale per il proseguo di una carriera in quell’ambito. Per arrivare a lavorare in maniera totalmente retribuita nel terzo settore, bisogna necessariamente avere alle spalle esperienze di volontariato varie e lunghe, senza le quali non si viene presi in considerazione per ricoprire posti retribuiti.

Essendo tutte società e associazioni senza scopo di lucro, chi opera nel terzo settore ha l’obbligo di reinvestire totalmente i proventi delle donazioni o delle attività, e uno dei modi è quello di assumere figure specifiche che possono migliorare tutte le attività connesse al funzionamento di una di queste associazioni. Ma come appena accennato il percorso è spesso lungo e dispendioso per un potenziale candidato, in quanto si deve giocoforza accettare un lungo periodo di lavoro non retribuito.

Ma quali sono nello specifico i lavori che si possono applicare al mondo del terzo settore e che sono d’interesse per chi desidera intraprendere una carriera come questa?

I lavori nel Terzo Settore

Come altre organizzazioni e società anche chi è impegnato nel terzo settore ha bisogno di manodopera continua per progredire nei propri intenti e attuare i progetti prefissati.

Il personale attivo nelle associazioni del terzo settore si divide in maniera piuttosto netta tra quello trasversale, che sovrintende all’organizzazione di tutta la struttura, e quello specialistico, che invece agisce maggiormente sul campo e si occupa delle mansioni che sono il fulcro degli obiettivi da raggiungere.

Figure professionali trasversali

Come dette queste sono figure fondamentali, perché mettono l’associazione nelle condizioni di perseguire i propri obiettivi in maniera concreta. Vediamo alcuni esempi di figure professionali di questo tipo:

  • Project Manager :una figura che si pone come responsabile della stesura e dell’organizzazione dei progetti. Il suo scopo è trovare progetti che possano realmente essere una leva per il cambiamento sociale e il miglioramento delle condizioni di chi viene aiutato tramite l’associazione, e per fare questo il PM si occupa di ogni fase del percorso, dalla sua ideazione fino alla presentazione ai potenziali finanziatori. Inoltre è fondamentale la sua opera di organizzazione delle varie componenti che si devono interfacciare tra di loro per la realizzazione materiale degli obiettivi
  • Addetto alla comunicazione: Spesso è una figura inserita inizialmente come stagista, e non prettamente proveniente dal mondo del volontariato. Deve saper gestire tutto quello che concerne la comunicazione con l’esterno dell’organizzazione no profit, dalla redazione dei comunicati stampa alla gestione degli eventi programmati.
  • Fundraiser: Probabilmente la figura centrale e di maggiore importanza tra quelle trasversali che sovrintendono al funzionamento dell’associazione. Deve essere una persona estremamente portata per le relazioni interpersonali. Il suo compito è quello di far pervenire un continuo flusso di finanziamenti all’associazione, facendo leva sulle attività svolte e sui contatti sviluppati nel tempo. Fino a poco tempo fa non esistevano corsi preparatori a questo tipo di attività, ma recentemente hanno iniziato ad essere proposti percorsi di studio adatti per chi vuole intraprendere questa strada, che nella maggior parte dei casi porta anche ad assumere la carica di presidente della no profit.
  • Responsabile dei programmi: una figura in qualche maniera simile a quella del project manager, ma che si concentra maggiormente sull’aspetto più pratico delle attività. Il suo compito principale è quello di monitorare lo svolgimento delle campagne, coordinare i volontari e presentare i risultati ottenuti attraverso di esse.
  • People raiser: si tratta molto semplicemente di un reclutatore, una figura il cui compito primario è quello di mantenere sempre un organico di volontari di livello altro, sia numericamente che qualitativamente. Su molte delle organizzazioni no profit si ha un continuo bisogno di profili specializzati per fornire servizi, come ad esempio quelli sanitari, e il people raiser ha proprio il compito di rintracciare e coinvolgere nei progetti queste figure.

Figure professionali settoriali

Proprio per la loro natura di assistenza pratica, le organizzazioni no profit necessitano di personale molto spesso estremamente qualificato in settori specifici come quello sanitario. Le figure più settoriali sono dunque un elemento imprescindibile che risultano essere il vero e proprio motore nella realizzazione dei progetti di assistenza. Eccone alcuni esempi.

  • Operatore Socio Assistenziale (OSA): Figura dotata di una preparazione sia teorica che pratica. Collabora con l’equipe più tecniche (medici, infermieri educatori o insegnanti) di strutture private che danno supporto materiale alla realizzazione dei progetti. Per ricoprire questa posizione è necessaria un’attenta conoscenza dei regolamenti degli enti, un aggiornamento costante, e un’etica ferrea che ben si sposi con il lavoro a sfondo sociale.
  • Educatore professionale: la figura che programma supervisiona e valuta i progetti educati e riabilitativi delle persone interessate alle attività di supporto. Opera con finalità di reinserimento nel tessuto sociale delle persone escluse per vari motivi da quei contesti, fornisce sostegno a famiglie ed individui in difficoltà attraverso percorsi di assistenza multidisciplinare in collaborazione con altri settori.
  • Mediatore culturale e interculturale: Figura professionale relativamente nuova che si pone l’obiettivo di facilitare l’inserimento dei cittadini stranieri, e di persone in stato di difficoltà e portatrici di un disagio sociale. Sono nati dei corsi specifici per la formazione di queste figure, che devono avere una buona conoscenza delle lingue e delle culture dei gruppi etnici con i quali si interfacciano.
  • Counselor familiare: Agisce come mediatore tra gruppi, aiuta ad appianare contrasti, e interviene su persone con specifici ed evidenti problemi relazionali. Non si tratta ne di uno psicologo, ne di uno pschiatra o psicotrapeuta, ma è una figura formata ad interventi concentrati e di breve durata che portano dei risultati immediati per la salute piscologica del gruppo e dei suoi componenti.

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