Trovare lavoro dopo i 40 anni

Uno degli argomenti più caldi e discussi nel mondo del lavoro è quello di trovare un’occupazione in età più avanzata. Solitamente si parla di questo argomento dopo il superamento dei 40 anni, ma anche il trovare lavoro a 50 anni o magari di più è un cruccio del tutto simile, che interessa milioni di persone accumunate dalla spasmodica ricerca di un lavoro.

Questo fenomeno si è ulteriormente inasprito con l’abbattersi della crisi economica alla fine dello scorso decennio, che ha mandato in crisi migliaia di aziende costrette a restringere in maniera sensibile i propri organici. A farne le spese furono proprio i quarantenni e cinquantenni, che difficilmente potevano riciclarsi in altri ambiti, e crearono così una vera e propria emergenza sociale soprattutto in Italia.

Ma quindi, per chi perde, o magari vuole cambiare lavoro, in età non più giovanissima c’è speranza oppure è tutto perduto. Vediamo come si può analizzare la questione sotto altre prospettive, senza farsi prendere dall’ansia o dallo sconforto.

Dimenticare la vecchia idea di lavoro

Il primo passo per non farsi schiacciare dalla paura della ricerca di un lavoro in età avanzata è quello di modificare radicalmente l’idea che si ha del lavoro.

Difficile per chi ha vissuto tanti anni inserito in un mercato del lavoro che aveva le proprie radici in contesti socio economici totalmente differenti da quelli odierni.

Oggi come oggi chi vuole avere una seconda opportunità nel mondo del lavoro deve cambiare prospettiva e sintonizzarsi con metodologie e concetti più attuali nell’ambito occupazionale.

Anzitutto è necessario adattarsi ad una maggiore flessibilità. Questo concetto è molto importante e trasversale rispetto al mercato del lavoro.

Ovviamente si parla di contratti, che al giorno d’oggi sono molto diversi da quelli vigenti e di uso comune fino a 25/30 anni fa. Scordiamoci l’ingresso immediato a tempo determinato, per adattarci ad una realtà che prevede periodi di adattamento e di prova. O magari anche lunghi periodi di pellegrinaggio tra un’azienda e l’altra fino a trovare l’occasione giusta. L’importante è valutare che questo iter è assolutamente fisiologico nel moderno mercato del lavoro.

Altro aspetto fondamentale riguardo la flessibilità è quello relativo ai luoghi e ai tempi del lavoro. Il mutamento del mercato, costringe sempre di più a forme di lavoro itineranti, o magari da remoto presso la propria casa. Per chi è abituato a recarsi in ufficio, o in un qualsiasi luogo di lavoro vicino casa, questo potrebbe essere un trauma. Sarà quindi necessario adattarsi con estrema velocità a i nuovi ritmi e i nuovi doveri lavorativi, accettando anche di spostarsi da casa o di lavorare da remoto, con orari estremamente variabili.

Studiare il mercato e fare formazione e aggiornamento

lavoratore over 50 al computer

Proprio legato al cambio del paradigma nel mercato dell’occupazione, è necessario studiare le nuove frontiere del lavoro. Le domande principali da porsi sono relative alle figure più ricercate dal mercato e cosa vuole il mondo del lavoro odierno. Rispondendo a queste richieste si avrà già una base solida sulla quale pianificare le proprie mosse seguenti.

Questo porterà ad informarsi sulle nuove tendenze e spingerà a chiedersi cosa si può fare per assecondare queste inclinazioni. Ed ovviamente entra in campo l’aspetto della formazione.

Per chi è rimasto tanto tempo ancorato un singolo posto di lavoro diventa fondamentale aumentare le proprie competenze e aggiornare quelle esistenti per rendersi maggiormente appetibile sul mercato.

La formazione del resto al giorno d’oggi fornisce numerose opportunità. Per chi può ci si può sempre iscrivere a master o facoltà universitarie, ma chi volesse spendere di meno può sfruttare le grandi opportunità fornite dalla rete dove si possono trovare corsi d’aggiornamento o di riqualificazione adatti alle proprie esigenze. Piattaforme come Udemy o Life Learning, contengono un’ampia scelta di corsi per tutte le specificità e sono gestibili comodamente da casa e nei tempi più comodi per l’utente.

Questi permetteranno una formazione di buon livello per alcuni degli impieghi richiesti maggiormente dal mercato del lavoro, e possono essere utili da inserire nel proprio curriculum vitae, andando quindi ad ampliare le possibilità di ricerca di un’occupazione.

Allo stesso modo si possono sfruttare questi corsi per aggiornare competenze già presenti nel proprio bagaglio, ma che necessitano di una rinfrescata per essere più attuali e appetibili per le aziende.

Sfruttare l’età a proprio vantaggio

Essere nella condizione di trovare lavoro dopo i 40 anni si traduce molto spesso nel valutare come un fardello tutti gli anni accumulati nel mercato del lavoro. Ma uno dei segreti per riciclarsi al meglio è ribaltare la prospettiva e volgere a proprio vantaggio tutta l’esperienza fatta nel tempo precedente.

Prima di tutto non bisogna lasciarsi influenzare troppo dalla regola che un giovane, che ad un’azienda solitamente costa di meno, sia più allentate come potenziale candidato. Spesso le imprese valutano anche un impatto di costi e benefici durante l’intero ciclo di introduzione del nuovo collaboratore.

Inoltre rispetto ad un lavoratore giovane, uno di quelli che ha passato i 40 anni possiede alcuni vantaggi che spesso vengono sottovalutai proprio dai lavoratori più anziani

Credibilità

Una caratteristica che molte aziende cercano in un futuro collaboratore. L’esperienza accumulata rende maggiormente credibile le candidature di chi ha superato la quarantina, segnando un punto di vantaggio rispetto ai più giovani. Assimilabile a questo concetto c’è anche un fattore di affidabilità maggiore che un quarantenne ispira rispetto ad un prospetto più giovane. Si ha la tendenza da parte delle aziende, a fidarsi maggiormente di figure più mature e con situazioni di vita più stabili, soprattutto in relazione a lavori e progetti di ampio respiro temporale.

Referenze

Avere già lavorato, permette di possedere un bagaglio di conoscenze e risultati acquisiti. Queste possono essere utili per contare su delle referenze che sono un importante biglietto da visita quando si affronta una selezione per un nuovo posto di lavoro. Soprattutto in casi di forza maggiore, come nel caso della crisi economica, dove le responsabilità di chi perde il lavoro sono nulle, chiedere ai propri vecchi responsabili una referenza sulle proprie qualità professionali, è senza dubbio una delle carte fondamentali da giocarsi nella ricerca di una nuova occupazione.

Contatti

Come detto l’esperienza pluriennale porta a maturare numerosi contatti in ambito lavorativo. Fare rete con questi contatti è un’attività molto importante anche mentre si lavora, e la sua utilità si esprime al massimo nei periodi di ricerca di un’occupazione. Le vecchie conoscenze possono essere fondamentali per accedere a possibilità lavorative nuove, o semplicemente far girare la voce della disponibilità ad un nuovo impiego. Maggiori sono numericamente questi contatti e migliori saranno le possibilità di sfruttarli. Pertanto il tempo in questo caso gioca a vantaggio di candidati più maturi.

Risultati

Saper documentare e dimostrare i risultati ottenuti nel tempo è una delle cose che maggiormente interessano le aziende alla ricerca di nuovi collaboratori. Anche qui la maggiore esperienza è un fattore positivo, perché banalmente permette di accumulare un maggior numero di risultati di rilievo, da poter sfruttare come trampolino verso la ricerca di un nuovo lavoro.

Comprensione

La capacità di lettura delle situazioni aziendali, dei meccanismi interni ed esterni ad essa, è una qualità che si acquisisce con il tempo. Ecco quindi che questa migliore comprensione si ritrova maggiormente in candidati leggermente più avanti con l’età. Le aziende sono al corrente di questa cosa, e spesso prediligono candidati ultra quarantenni proprio per questo motivo. Rispetto ai giovani la maggiore esperienza nel districarsi in ambito lavorativo può aprire una corsia preferenziale verso un nuovo impiego.

over 50 al lavoro

Conoscere i vantaggi derivanti dalla propria condizione

Come anticipato precedentemente il gran numero di persone in età avanzata che si sono trovate senza lavoro a causa della crisi economica del 2008, ha creato un’emergenza anche a livello sociale. In Italia, per favorire il reinserimento di questi lavoratori sono state messe in pratica delle politiche attive del lavoro che agiscono su più aspetti.

Sgravi contributivi

Una delle prime misure messe in atto è quella dello sgravio contributivo a favore delle aziende che scelgono un lavoratore over 50 da inserire in organico. Questa modalità di bonus fiscale, arriva fino al 50% di abbattimento della contribuzione da versare per un lavoratore in età avanzata e questa caratteristica favorisce non poco la scelta di queste figure. Ovviamente la validità di questo bonus lavoro è ristretta ad un tempo prestabilito, sulla base del tipo di contratto somministrato al lavoratore.

Per un’assunzione agevolata over 50 con contratto a tempo indeterminato lo sgravio fiscale del 50% si applica per una durata di 18 mesi, mentre in caso di contratto a termine il tempo di validità del bonus è di 12 mesi.

Piani di formazione

Molte regioni e provincie, attraverso i loro centri per l’impiego hanno sostenuto sforzi per favorire la formazione e l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori in età avanzata, sul modello dei piani di formazione regionali a favore dei giovani.

Questo si esprime attraverso corsi di specializzazione e formazione totalmente gratuiti e svolti in collaborazione con aziende che in un secondo momento garantiscono anche dei mesi di stage (talvolta retribuito) per favorire l’inserimento del lavoratore in azienda. Questo tipo di politiche è inoltre favorito anche dalla collaborazione con agenzie del lavoro come Adecco o Umana.

Atlante delle professioni digitali

Il digitale è sempre più parte imprescindibile del nostro mondo. In quasi tutte le azioni che facciamo durante il giorno c’è traccia della digitalizzazione, e dietro ogni piccola azione quotidiana c’è un lavoro digitale attuale, che possiamo toccare con mano, e possiamo ambire trasformare in un’occupazione a tempo pieno.

Insomma, si fa un gran parlare di professioni digitali, pensando soprattutto a quelle del futuro, senza valutare che queste sono una realtà consolidata anche nel presente.

Per fare ordine vediamo un atlante delle professioni digitali attuali, buona occasione per una panoramica sulle tendenze del mondo del lavoro odierno, per capire quali saranno le posizioni da inseguire in un futuro prossimo.

25 professioni digitali attuali

professionista del digitale

Quello che crediamo essere futuro in realtà è già presente. Il settore dei lavori digitali è in rapida espansione e questo si riflette ovviamente anche sui dati occupazionali generali.

I maggiori incrementi per le offerte di lavoro arrivano costantemente dalle professioni digitali, che allo stato attuale sono seconde solo alle richieste del comparto manifatturiero e hanno scalzato settori storicamente forti come quello del commercio e della ristorazione.

Ma quindi al momento qual è la mappa dei lavori digitali da conoscere per orientarsi nel mercato del lavoro?

Lo vediamo attraverso 25 professioni digitali già adesso disponibili ma comunque di prospettiva.

Community manager

È la figura che crea e sviluppa le relazioni tra i membri di una comunità virtuale e tra questa e l’azienda cliente. Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online, ed in pratica punta alla definizione di un pubblico caldo per gli interessi del committente. Particolarmente importante in epoca odierna per sviluppare strategie mirate ed ottimizzare le risorse marketing di un’azienda, questa figura rappresenta una scommessa vincente per chi intraprende un percorso formativo finalizzato alla ricerca di una stabile occupazione

Web project manager

Una figura di responsabilità a cui è affidato un progetto in ambito web. Si occupa giornalmente di perseguire le strategie concordate con l’azienda cliente e di fornire una stabile reportistica sull’avanzamento dei risultati. Tra le competenze richieste anche quella di saper coordinare ed indirizzare uno staff di lavoro in maniera performante.

Web account manager

Un lavoro che deve interpretare i bisogni del cliente proiettandoli verso obiettivi raggiungibili per l’organizzazione in cui lavora. Nel concreto gestisce trattative e relazioni commerciali finalizzate alla vendita di prodotti o servizi legati al web, con il compito di raggiungere i livelli di fatturato e utile previsti in fase di bilancio preventivo

User experience designer

Questa figura ha il compito di facilitatore nella costruzione di un qualsiasi prodotto web. In parole povere deve riuscire a coniugare le necessità dell’utente finale, dell’azienda per cui lavora ed al contempo rispettare i limiti che l’applicazione gli fornisce dettati dal budget di produzione. Il tutto all’interno di un sistema il più possibile uniforme e integrato.

Business Analyst

La figura del business Analyst si occupa di definire i flussi dei processi di business. Deve essere esperto in materia economica ed al contempo conoscere alla perfezione il contesto online dentro al quale deve svilupparsi il volume d’affari aziendale. Grazie alle sue analisi si possono individuare i flussi che portano alle possibilità di espansione commerciale.

DB administrator

Si tratta in pratica dell’architetto delle banche dati, bene sempre più prezioso per le aziende odierne. Si occupa di definire, progettare e ottimizzare la struttura delle banche dati. Sotto la sua responsabilità ci sono anche le questioni di sicurezza connesse a queste, prevedendo l’adozione di rigide policy di backup e recovery di dati, per fare in modo che nulla venga perso.

Search engine expert

Una figura la cui responsabilità è quella di controllare, nelle varie fasi del progetto, i risultati inerenti il posizionamento sui motori di ricerca. Mette in atto tutte le strategie necessarie per migliorarlo e per ottimizzare i prodotti web al fine di garantire un posizionamento sempre migliore

Advertising manager

Si occupa di definire le strategie per le campagne promozionali sul web. Sceglie i contenuti più adatti e i canali di diffusione più congrui al messaggio aziendale ed al prodotto da promuovere. Il fine ultimo è quello della massima diffusione e della conversione in fatturato delle campagne.

Fronted web developer

Realizza dal punto di vista tecnico tutte le interfacce web per il cliente di riferimento. In accordo con lo stesso implementa le modifiche e fornisce manutenzione continua per quello che riguarda la presenza sul web dell’azienda committente

Server side web developer

Figura leggermente differente dalla precedente per via dell’area di occupazione. Il senior side web developer è responsabile della creazione di applicativi facili da scaricare ed utilizzare per l’utente interessato. In pratica è colui che sviluppa materialmente le app che usiamo tutti giorni.

Web content specialist

Un lavoro che riguarda i contenuti presenti sul web. Questa figura si occupa della creazione di svariati tipi di contenuti, da quelli testuali a quelli più visuali come i video. Oltre alla progettazione e creazione si occupa anche di pianificarlo in base alla piattaforma cliente e al target di riferimento corrispondente.

Web server administrator

Un’occupazione più tecnica ed improntata all’installazione di software, ed alla configurazione e aggiornamento dei sistemi ICT aziendali. In un’epoca di dominio del digitale, questa è una figura di capitale importanza per ogni azienda.

Information architect

Identifica e implementa la struttura dei siti web e le funzionalità del dominio, adottando un approccio di design centrato sull’utente.

Digital strategic planner

Figura di supporto al management dell’azienda. Si occupa di organizzare e proporre le strategie complessive di presenza sul web, pianificando obiettivi ed individuando i rischi e le potenzialità di ogni piano di comunicazione on line.

Web accessibility expert

Il suo ruolo è un ruolo ibrido che richiama in parte alcune professioni già citate in precedenza. Nello specifico si occupa di tutto quello che è legato all’accessibilità di un’interfaccia web, e delle sue prestazioni in termini di raccolta di pubblico, da quello che riguarda la progettazione delle interfacce fino alla pianificazione dei contenuti ottimizzati per il prodotto web ospitante.

Web security expert

Una figura responsabile di tutto quello che concerne la sicurezza degli applicativi e delle piattaforme di un cliente presenti in rete. Si occupa di analizzare il contesto di riferimento, e imposta la strategia di protezione di server web, dati e dei processi a loro connessi, sempre in accordo con le policy aziendali.

Digital coach

Un formatore professionista per tutto quello che concerne le attività digitali. Una figura particolarmente importante a cui affidare la formazione esterna per la riconversione del patrimonio dipendenti di un’azienda interessata allo sbarco sul digitale, ma che allo stesso tempo non vuole esternalizzare questo aspetto della strategia di marketing.

E-commerce specialist

Una figura in rapida ascesa trainata da un mercato in forte espansione. Il suo compito è quello di sviluppare strategie e ottimizzare le piattaforme di vendita online, da quelle più piccole a quelle più importanti. Ovviamente il tutto per raggiungere il fine ultimo di favorire l’espansione delle vendite e del fatturato aziendale.

Online store manager

La funzione è la stessa di uno store manager classico, solo declinata in versione on line. Sua è la responsabilità del conto economico del negozio virtuale, e quindi anche dell’assortimento, delle attività di merchandising e delle eventuali promozioni in-store anche se non riferite strettamente ad un negozio fisico.

Reputation manager

Il reputation manager è una figura d’importanza sempre maggiore. È colui che si occupa dell’immagine web del cliente o del brand, sia aziendale che personale. Deve analizzare e gestire le situazioni di criticità reagendo in maniera tempestiva ed efficace, per evitare che si propaghi alla velocità della luce una fama penalizzante per il cliente.

Knowledge manager

La figura in questione è deputata alla valorizzazione e gestione del patrimonio di conoscenze dell’azienda, individuando strategie e modalità finalizzate a favorire lo sviluppo del capitale intellettuale attraverso la condivisione. Queste attività possono rappresentare inoltre uno sbocco commerciale inatteso e redditizio

Augmented reality expert

Progetta e realizza tutto quello che ruota attorno alla nuova tecnologia della realtà aumentata, dalla struttura del sistema fino alla gestione dell’interazione tra utente e sistema stesso.

E-learning specialist

Questa figura professionale ha il compito di pianificare e controllare i progressi delle strategie applicate ai percorsi di apprendimento online. Applicabile sia nelle grandi aziende per la formazione interna, che per i clienti che desiderano offrire piani di formazione professionale su vasta scala.

Data scientist

Probabilmente la figura più in auge dell’intero panorama digitale. Si occupa di analizzare gestire e monitorare l’enorme mole di dati derivante dalle attività in rete delle aziende, al fine di indicare le possibili strade da perseguire per lo sviluppo aziendale. Il risultato di questa attività di analisi, è lo sviluppo di modelli predittivi per generare sistemi organizzati di conoscenza avanzati.

Wikipedian

Opera nel contesto di tutti i progetti connessi alla galassia Wikimedia (wikimedia.org) fra cui Wikipedia. Il suo compito è quello di creare modificare ed organizzare voci e contenuti, garantendo la veridicità delle fonti e la natura imparziale del contenuto. Incentiva inoltre il libero scambio di informazioni e il confronto tra le persone delle community al fine di migliorare la qualità del prodotto finale e di aumentare la reputazione generale

L’intelligenza artificiale è una minaccia per i lavoratori?

L’intelligenza artificiale inizia ad avere un impatto sempre più deciso sul mondo del lavoro.

Le aziende in ogni angolo del mondo iniziano a fare i loro progetti riguardo l’impiego di una elevatissima automazione in svariati ambiti, e al contempo sociologi e studiosi del mondo del lavoro s’interrogano sull’impatto che questo processo potrà avere sull’occupazione generale.

Lavoro e intelligenza artificiale: i dati

dati su intelligenza artificiale

Da molti anni i soggetti interessati alle dinamiche occupazionali, e gli studiosi di economia in genere, raccolgono dati per capire l’evoluzione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

Molti sostengono che siamo alle porte di una rivoluzione importante, addirittura si pensa possa essere il più veloce cambiamento di paradigma della storia della tecnologia. Tutti coloro i quali prevedono questi repentini cambiamenti si affrettano però a precisare che questo non porterà alla perdita ingente di posti di lavoro, ma ne creerà altrettanti portando in pareggio la bilancia tra quelli persi e quelli creati dalle nuove tecnologie.

Il colosso dei servizi alle imprese KPMG, ha recentemente condotto uno studio negli Sati Uniti, riguardo la penetrazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende a stelle e strisce, concludendo che siamo effettivamente in un momento cruciale per queste nuove applicazioni.

Fra tutte le aziende intervistate ben più della metà ha dichiarato che prevede un cospicuo aumento dell’incidenza dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, sia nel campo dell’industria manifatturiera che in quello dei servizi.

Molti dirigenti di queste aziende si sono poi soffermati sull’impatto occupazionale di questa rivoluzione, sostenendo che causerà una perdita secca di posti di lavoro che va dal 10% al 50% dei loro impiegati nei prossimi due anni. Andando pertanto in controtendenza rispetto chi pronostica un naturale turnover tra posti persi e guadagnati.

Un dirigente di Citigroup, interpellato a riguardo su Bloomberg, ha dichiarato che con l’automazione intelligente, che potrà andare a fare tutta una serie di compiti ripetitivi e noiosi attualmente ad appannaggio di impiegati umani, potrebbe ridurre il personale della banca di almeno il 30%.

Un sondaggio Deloitte ha invece posto l’attenzione su quanto già in essere. Da questo studio si evince come già nel 2017 il 53% delle aziende statunitensi affermava di aver demandato all’intelligenza artificiale compiti precedentemente svolti da umani, e questa percentuale è destinata fatalmente a salire ad oltre il 70% entro la fine del 2019.

La situazione in Italia

Abbiamo visto la situazione per sommi capi degli Stati Uniti, che come sempre anticipano le tendenze destinate poi a sbarcare anche nel vecchio continente. Ma la situazione in Italia, riguardo l’impiego dell’intelligenza artificiale, a che punto si trova?

Un rapporto rilasciato da politecnico di Milano a febbraio 2019 riporta la fotografia di una situazione ancora allo stato embrionale, con aziende italiane ancora confuse e nettamente arretrate sul versante dell’automazione artificiale.

A fine 2018 solo il 12% delle aziende italiane avevano portato a regime un progetto di implementazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, e la situazione non sembra avere una crescita poderosa considerando che solo il 21% delle stesse ha stanziato un budget per questi progetti.

In generale la spesa per lo sviluppo di algoritmi di automazione nel corso del 2018 è stata di appena 85 milioni di euro, nettamente inferiore non solo degli strati uniti ma di quasi tutti i paesi dell’area Euro.

Impatto occupazionale in Italia

Ma quali sono gli effetti di questa, seppur lieve, spinta verso l’intelligenza artificiale. Anche qui il rapporto del politecnico ci viene in soccorso, esplicitando un dato allarmante. Si prevede infatti che l’automazione porterà alla perdita di 5 milioni di posti di lavoro nel prossimo futuro, ma questo dipenderà anche dalle scelte che dovranno compiere le aziende interessate riguardo le proprie risorse umane. Infatti a mitigare la pericolosità di questo dato giunge il risultato delle prime esperienze di questa nuova tecnologia.

Il 27% delle aziende che hanno implementato sistemi di intelligenza artificiale hanno dichiarato di essere state costrette a ricollocare, o addirittura licenziare, del personale. A fronte di questo, lo stesso campione ha però sostenuto, nel 33% dei casi, di aver avviato un programma di nuove assunzioni, necessitando di personale estremamente formato e specializzato. Le nuove professioni legate all’informatica e alla programmazione fanno la parte del leone, con il politecnico che ha già avviato programmi di collaborazione con queste stesse aziende, in difficoltà nel reclutare figure apposite per lo sviluppo dei progetti legati all’intelligenza artificiale. Infine un altro dato interessante è quello di un 39% delle aziende che non ha modificato gli organici in relazione alla nuova tecnologia. Probabilmente questo è anche dovuto alla necessità di contenere i costi, ma potrebbe essere un incoraggiante segnale di una propensione delle aziende alla formazione interna dei propri dipendenti.

I settori più interessati

automazione lavoro

Per sua natura l’applicazione dell’intelligenza artificiale può adattarsi alla perfezione a qualsiasi contesto e settore produttivo, ma per il momento l’ambito dei servizi è quello che fa registrare le percentuali più alte di penetrazione di queste tecnologie.

Il primo in assoluto è quello delle banche, dove gli algoritmi possono fare automaticamente una serie di azioni ripetitive e noiose che dovevano essere gestite dall’uomo fino a poco tempo addietro. Il 24% del totale delle aziende che impiegano in Italia l’intelligenza artificiale proviene dal settore del banking e seguito a debita distanza dall’energy utility (13%) automotive (10%) e retail (9%)

Settori minacciati dall’intelligenza artificiale

Visti i settori dove è al momento maggiormente impiegata l’intelligenza artificiale, resta da capire quali saranno nel prossimo futuro quelli che troveranno ampi impiego di queste tecnologie avanzate.

I più esposti secondo i più recenti studi, sono quello dell’industria e dell’agricoltura. Per quello che riguarda il settore industriale è ovvio come l’automazione porterà ad una contrazione fisiologica degli occupati, soprattutto per le mansioni meno specifiche e qualificate.

Stesso discorso, in scala leggermente minore, si può applicare all’agricoltura, un settore già provato da continue contrazioni nel corso del tempo, che sta vedendo solo ultimamente una spinta sull’onda di incentivi all’imprenditoria, soprattutto giovanile.

Ma proprio l’approdo dei più giovani al comando di questo tipo di aziende è il veicolo principale per la diffusione delle nuove tecnologie relative all’intelligenza artificiale. La necessità di rivedere ed ammodernare attività i cui processi produttivi sono ancorati perlopiù al passato porterà ad un ripensamento generale delle dinamiche di occupazione su medio lungo periodo.

I lavoratori più minacciati dall’intelligenza

Ovviamente oltre ai settori interessati a queste mutazioni, anche il parco dei lavoratori impiegati subirà cambiamenti, ma non in tutte le componenti. Come detto la speranza è quella che la nuova era dell’intelligenza artificiale possa favorire la creazione di nuove figure professionali e quindi posti di lavoro aggiuntivi.

Ma per alcune categorie il futuro è tutt’altro che roseo. Anzitutto i lavoratori meno qualificati e formati rischiano di vedersi rimpiazzati dalle macchine a breve. Il motivo è ovvio. Il versante su cui l’intelligenza artificiale si applicherà massicciamente sarà quello di operazioni semplici e ripetitive, che sono povere di valore aggiunto dato alla produzione. Al momento molte di queste operazioni sono affidate a personale scarsamente formato e con qualifiche basse. E saranno questi i primi a subire l’impatto dell’automazione.

Sarà di fondamentale importanza pensare non solo a condizioni di welfare che possano sostenere le perdite in termini di lavoratori, ma saranno necessarie politiche di formazione e riqualificazione del personale impiegato. Su questo grande importanza l’avranno sia le aziende stesse, che in alcuni casi ricollocano le risorse dopo l’opportuna formazione, sia il tessuto formativo garantito da atenei e politiche attive del lavoro.

Anche i giovani infatti, sono tra i primi interessati a questo mutamento lavorativo, e la loro scelta di formazione accademica sarà cruciale per non farsi trovare impreparati. Non sono pochi i casi in Italia di aziende che non trovano personale sufficientemente formato e pronto, soprattutto in ambito informatico, e che devono a malincuore rivolgersi all’estero per soddisfare la richiesta.

Cosa aspettarsi in futuro

L’unico modo per tentare di prevedere come sarà l’impatto della massiccia automazione sul mondo del lavoro è vedere quello che è accaduto in passato in periodo di mutamenti simili.

Benché l’Ocse abbia lanciato l’allarme generale, avvertendo che oltre 60 milioni di posti di lavoro sono in pericolo nel futuro prossimo, le serie storiche comparate dei periodi delle passate rivoluzioni in ambito lavorativo lasciano qualche barlume di speranza.

Facciamo qualche rapido esempio per esplicitare meglio il concetto. L’allarme che si vive al giorno d’oggi è stato vissuto anche in epoche relativamente vicine, quando l’approdo dell’informatica ha iniziato ad impattare sul mercato del lavoro. Si gridava inizialmente alla catastrofe, pensando che i computer, o le stesse macchine automatiche impiegate nelle fabbriche, avrebbero potuto generare disoccupazione dilagante. Invece così non è stato. Sebbene inizialmente, proprio per un gap di formazione, si palesa una perdita sostanziale del numero di occupati, a lungo andare il mercato del lavoro si adatta ai cambiamenti, fornendo le risposte giuste ai mutamenti tecnologici. Questa tendenza è visibile in molte delle rivoluzioni industriali che hanno interessato la storia dell’uomo, e gli studiosi non dubitano che anche questa volta i numeri saranno clementi sul lungo periodo.

Del resto Henry Ford produceva carrozze a fine 800 ma la comparsa dell’automobile non ha distrutto la sua azienda, anzi!