Professione Speaker Radiofonico

18 Novembre 2019 0 Comments

La radio è quel media che spesso accompagna l’esistenza di molti noi in maniera costante e mai troppo invasiva: mentre si guida, mentre lavoriamo, mentre siamo affaccendati in qualsiasi mansione, la radio può sempre essere un sottofondo che tiene compagnia, intrattiene e informa. Dopo un periodo in cui sembrava destinata a perdere inesorabilmente pubblico, la radio è tornata negli ultimi decenni ad ampliare notevolmente il suo bacino d’utenza, grazie anche al calo del pubblico televisivo e alla diffusione delle radio sul web. Di conseguenza, è aumentata anche la richiesta di figure che intrattengano, introducano i pezzi musicali e informino attraverso la propria voce, ovvero gli speaker radiofonici. A prima vista può sembrare un lavoro semplice, ma parlare davanti a un microfono, entrando nella casa o nell’auto delle persone, è un compito che per essere eseguito in maniera ottimale necessita, oltre che di predisposizione naturale, di formazione e allenamento. 

Chi è lo speaker radiofonico 

Lo speaker radiofonico è la figura più “in vista”, per così dire, all’interno della radio. È il tramite diretto tra la radio e l’ascoltatore, che spesso identifica tutto il prodotto radiofonico con la voce dello speaker. Ha quindi una responsabilità enorme nei confronti dell’editore, dal momento che mentre lavora rappresenta la “voce” dell’azienda. 

Lo speaker radiofonico si occupa della conduzione dei programmi radiofonici, informando e intrattenendo. Il suo strumento di lavoro principale è la sua voce, che deve veicolare il suo carisma e la sua personalità per risultare sempre interessante o divertente, e generalmente lavora in diretta, a volte interfacciandosi con ospiti o telefonate degli ascoltatori. 

Compito della speaker radiofonico, soprattutto nelle realtà medio-piccole, è anche redigere i suoi contenuti, e può anche essere il selezionatore musicale, oltre a dover interagire con il pubblico, con telefonate ma anche con messaggi testuali o preregistrati. Il luogo di lavoro dello speaker radiofonico è lo studio di registrazione della radio, dove lavora lontano dalla vista del pubblico, ma a volte può lavorare anche in esterno, in collegamento da eventi speciali come fiere o concerti o in particolare postazioni maggiormente a contatto con il pubblico. A volte lo speaker può avere anche il compito di mettere i dischi alla radio, coprendo la professione di deejay (dalle iniziali di disc jockey). 

Se la musica è una componente fondamentale del palinsesto di moltissime radio, il prodotto finale, quello che identifica veramente la radio, è strettamente legato alla voce che accompagna e scandisce la programmazione: deve coinvolgere, informare, coinvolgere l’ascoltatore, a volte anche provocarlo. In una radio ci sono differenti speaker, ognuno adatto per determinati programmi o per le determinate fasce orarie. Nelle ore mattutine (il cosiddetto morning show) o in quelle del tardo pomeriggio (il drive time, quando c’è la massima concentrazione di persone al volante dell’automobile) le radio generalmente schierano le loro punte di diamante, ma il registro stilistico adottato dallo speaker dovrà essere modulato a seconda delle occasioni: più “morbido”, informativo e cordiale al mattino, più dirompente, brioso e accattivante nel drive time. Al direttore della radio spetta il compito di scegliere le voci migliori per ogni occasione, e spesso ha anche il compito dell’air check, ovvero l’ascolto, spesso in diretta, degli interventi parlati allo scopo di valutare il lavoro dello speaker e segnalando i punti da migliorare o quelli su cui insistere secondo quelle annotazioni che solo chi ascolta da fuori può fare. 

Il lavoro dello speaker radiofonico significa possedere molte competenze, alcune che si possono acquisire con la formazione, altre che si sviluppano con la pratica, ma soprattutto significa utilizzare la propria voce come un vero e proprio strumento di lavoro: deve arrivare nelle orecchie, ma soprattutto nei cuori degli ascoltatori. In maniera simile ai cantanti e agli attori, la voce decreta la riconoscibilità dello speaker e per esteso anche della radio per cui lavoro, fino al punto che può essere talmente identificato con un programma che spesso il passaggio di uno speaker da una radio all’altra ha comportato anche lo spostamento del programma radiofonico stesso (a volte cambiando il nome, ma mantenendo le stesse caratteristiche). 

Come si diventa speaker radiofonici 

Non c’è una sola via per diventare speaker radiofonici: lo si può diventare per caso, si può studiare e seguire corsi di conduzione radiofonica, si può crescere all’interno di una radio, iniziando da redattore o tecnico di regia per poi passare al microfono, si può studiare dizione o recitazione e provenire da altre professioni della voce come il doppiatore, lo speaker pubblicitario, il voice talent, oppure si può nascere come giornalisti per poi trovare la propria dimensione ideale nella conduzione radiofonica. Ma quasi sempre la costante è l’inizio presso realtà più piccole, per poi salire di livello gradualmente: nessuna radio importante si avvale di speaker alle prime armi per una diretta radiofonica, a meno che non siano personaggi già famosi in altri ambiti, e anche in quel caso difficilmente non vengono affiancati da un professionista. 

Prima di tutto però bisogna verificare se si possiedono le doti innate che servono per fare questo lavoro, ovvero grande personalità, comunicatività, apertura mentale e una certa sensibilità ed empatia verso il pubblico. Avere una certa competenza tecnica e cultura generale su musica, cultura pop, cinema, attualità, politica, sport, moda, tendenze, storia, geografia, e via discorrendo può aiutare molto, ma quantomeno bisogna possedere curiosità e la predisposizione ad informarsi e imparare sempre cose nuove. 

Presentando una demo con la registrazione della nostra voce ad una radio locale o a una web radio si può iniziare a lavorare e acquisire familiarità con il microfono e disinvoltura durante la diretta, imparando a gestire un clock radiofonico e capendo cosa significa fare questo lavoro. Si impara cosa vuol dire intrattenere e informare il pubblico tutti i giorni, a prescindere dal proprio umore, lasciando fuori dallo studio di registrazione tutti i propri problemi e le proprie preoccupazioni per dimostrarsi sempre affabili e cordiali con gli ascoltatori. Al microfono le minime variazioni di intonazione della voce possono cambiare completamente l’atmosfera di un programma, per cui bisogna sempre essere concentrati su quello che si sta dicendo ma anche sul come lo si sta dicendo. 

La prima cosa che uno speaker deve allenare è la propria voce. In primis l’inflessione: dal momento che l’aspirazione di qualsiasi speaker è quella di lavorare in un contesto nazionale, deve sforzarsi di eliminare qualsiasi cadenza tipicamente regionale. Anche se i vari dialetti italiani sono caratteristici e possono essere particolarmente indicati in certi contesti, un professionista che con la sua voce deve farsi ascoltare da tutti gli italiani deve saper parlare un italiano perfetto, chiaro, con dizione perfetta e privo di inflessioni. Ci sono poi tre punti fondamentali sulla voce che si richiedono ad uno speaker radiofonico: la correzione dei difetti di pronuncia, lo studio della dizione e la pratica per essere sempre più spontaneo. Non è sufficiente avere una voce piacevole: uno speaker radiofonico, anche con voce calda e suadente, deve sempre articolare con precisione ogni parola, ogni frase e ogni discorso. La dizione corretta è fondamentale: deve scandire il suono delle parole in maniera impeccabile, tenendo sempre in considerazione le regole della lingua italiana, prestando attenzione a non sbagliare mai accenti, doppie, le aperture delle vocali e avendo anche pratica della pronuncia dei vocaboli derivati dalle lingue straniere. 

Oltre ad apprendere l’utilizzo corretto della voce, la pronuncia, la dizione e a perdere ogni inflessione regionale, lo speaker deve riuscire ad apparire sempre spontaneo. Soprattutto agli inizi, è importante allenarsi a leggere dei brevi testi scritti in modo da acquisire quella dimestichezza con tonalità di voce, timbro e giusta intonazione per apparire il più possibile spontanei, rilassati e sinceri. 

Uno speaker alle prime armi può esercitarsi da solo, registrandosi a casa e riascoltandosi in maniera da capire e correggere la propria inflessione e la propria dizione e prendere sempre più confidenza in maniera da apparire sempre più spontaneo e meno costruito. Se siamo convinti di avere una buona padronanza del microfono, possiamo registrare la nostra demo da sottoporre ad un’emittente. La demo è il biglietto da visita con cui lo speaker radiofonico si presenta, è l’equivalente di un book fotografico per una modella. Per realizzare una buona demo radiofonica, bisogna soddisfare i seguenti punti: 

  • Registrare la nostra voce simulando una diretta. Il direttore di un’emittente vuole sapere come la nostra voce suona in un contesto di trasmissione in diretta, quindi sarà bene strutturare la nostra demo con introduzione, talk, lancio di canzoni o altro, rientro e saluti; 
  • Essere brevi e concisi. Il direttore di una radio ha tantissime responsabilità, tra la gestione della radio e l’ascolto di canzoni, servizi registrati, spot e altro. Se troverà il tempo per ascoltare la nostra demo, non ci spenderà mai più di 2 minuti, entro i quali dovremo concentrare il nostro repertorio; 
  • Offriamo una rosa di interventi standard. Il direttore di una radio deve immaginarvi alla conduzione di qualcosa che già esiste, quindi inserite nella demo quegli interventi standard che si possono ritrovare in qualsiasi trasmissione: un talk su un argomento, il lancio e il rientro dopo una canzone, la simulazione di un gioco con gli ascoltatori, i saluti; 
  • Mixiamo il tutto con criterio. Abbiamo massimo due minuti per inserire tutti quegli elementi che devono colpire, quindi cerchiamo che l’ascolto sia piacevole, senza stacchi bruschi tra i vari elementi e equalizzando il suono in maniera che l’audio sia lineare e musicale per tutta la durata. Usiamo magari un leggero sottofondo musicale e stiamo molto attenti ai bassi e alle vocali esplosive come la p. 
  • Inviamo il file in mp3, si può comprimere a 96kb ma anche a 64kb, da momento che la voce non ha bisogno di grandissima equalizzazione, a differenza della musica. L’importante è che le dimensioni del file rimangano sotto i 1,5 MB, in maniera che sia facilmente gestibile da qualsiasi servizio di posta elettronica. Evitiamo registrare le demo su supporto fisico come cd e spedirle, difficilmente arriveranno mai sulla scrivania di chi decide. 

Se veniamo chiamati da un’emittente, dovremo quindi sviluppare una certa competenza tecnica, ovvero saper gestire i software di diretta radiofonica, tagliare ed editare file audio di interviste e registrazioni vocali, cercare notizie e redigere il testo che seguiremo durante la diretta, imparare a controllare i tempi, entrando e uscendo dai brani musicali e tutte quelle competenze che si acquisiscono e si affinano con il tempo e l’esperienza. 

Esistono anche corsi professionali per speaker radiofonici, che si avvalgono del contributo, come insegnati di speaker professionisti che possono insegnare, oltre alle tecniche di base, i vari trucchi del mestiere. Generalmente sono corsi di breve durata, con molte ore concentrate in poche giornate, che prevedono lezioni teoriche in aula e esercitazioni pratiche in studio di registrazione. I programmi di questi corsi generalmente prevedono lezioni sulla figura professionale dello speaker radiofonico e sul suo inquadramento contrattuale e cenni di storia della radiofonia, per poi affrontare nello specifico: 

  • Come è strutturata un’’emittente radiofonica: le figure professionali, il palinsesto, clock, scalette, le redazioni; 
  • Come gestire la scaletta e i tempi di una trasmissione radiofonica: cosa sono e come si organizzano pre-produzione, produzione e post-produzione Audio; 
  • La tecnica: intro, chiusura, il senso del tempo 
  • Come scrivere un format radiofonico; 
  • Il talk Show radiofonico: stesura format, organizzazione studio e registrazioni, stesura argomenti e testi, gestione degli opinionisti ed interviste in studio, commento servizi, gestione problematiche; 
  • La conduzione radiofonica: in coppia o giornalistica; 
  • Il programma giornalistico: stesura del format, stile, linguaggio, notizia, intervista, servizio e gestione dei problemi; 
  • Spot pubblicitari, radio promozioni e televendite: come si scrivono e come si realizzano; 
  • Il programma di intrattenimento: stesura del format, stile, linguaggio, stesura testi ed argomenti, intervista a personaggi famosi, servizio e gestione dei problemi; 
  • Il radio game: stesura format, organizzazione studio e registrazioni, stesura testi argomenti, presentazioni concorrenti, gestione problematiche; 
  • Il reportage: realizzazione di interviste per strada, fare un servizio, location e mezzi a disposizione, studio dell’argomento, gestione problematiche; 
  • Come si realizza il giornale radio: Telpress, agenzie di stampa, internet, scelta e selezione delle notizie, la scaletta, giornale radio nazionali e locali, i vari tipi di informazione: cronaca, sport, cultura; 
  • Dizione, le vocali, i rudimenti sulle regole, correzione errori più comuni, suggerimenti per l’eliminazione di dialettismi e per la pronuncia in inglese; 
  • L’auto regia e le regolazioni tecniche, le interazioni tra speaker e fonico durante la diretta, le emergenze tecniche; 
  • Le potenzialità della voce ed il suo utilizzo: esercizi di riscaldamento vocale, respirazione, uso del proprio apparato di fonazione; 
  • Gestione dell’ansia, controllo dell’emotività, rapporto con gli ascoltatori; 
  • Uso del microfono e posizione per ottenere effetti sonori diversi; 
  • Vari stili di espressività emotiva per stimolare l’interesse di chi ascolta; 

Durante la frequenza del corso vengono effettuate varie prova di lettura di diversi testi: redazionali, notiziari, pubblicitari, radiocronache così come viene richiesta anche improvvisazione e l’interpretazione di testi come poesie, racconti, fiabe, documentari. Viene quindi realizzata una demo per ogni partecipante, e spesso si finalizza il corso anche con una diretta radiofonica. 

Sviluppo professionale 

Lo stipendio di uno speaker radiofonico varia moltissimo in base alla ricchezza e alla grandezza dell’emittente per cui lavora. Di conseguenza la modalità di carriera più comune è quella di proporsi sempre alle realtà più grandi partendo dalle realtà più piccole e meno professionali fino ad arrivare ai grandi network nazionali, un po’ come la carriera di un calciatore che parte dai dilettanti per spingersi fino alle categorie superiori. 

Lo stipendio medio di uno speaker radiofonico è di 1.300 € netti al mese, può partire da uno stipendio minimo di 900 € netti al mese, mentre lo stipendio massimo può superare i 2.500 € netti al mese. Ad inizio carriera si può anche partire con stage retribuiti al massimo 500 €, ma con l’esperienza la retribuzione aumenta considerevolmente. 

Lo speaker radiofonico può lavorare come dipendente ma anche come libero professionista: in questo caso la retribuzione può essere più alta da un minimo di 300€ per un impegno di circa 3 ore al giorno ad un massimo di 2.900€ lordi mensili. Nelle radio Nazionali è buona norma assumere esclusivamente liberi professionisti, per lasciare maggior libertà all’emittente di modificare il personale e quindi il palinsesto a seconda delle esigenze del momento. Le grandissime voci possono arrivare anche a ricevere compensi di 30.000 € mensili, ma si tratta di casi eccezionali, di speaker che, magari arrivando anche da altri ambiti, hanno acquisito una fama tale da poterli definire vere e proprie celebrità e che con la loro sola presenza rilanciano totalmente l’immagine della radio. 

Il lavoro di speaker radiofonico spesso apre le porte a molte altre attività collaterali che possono integrare notevolmente la retribuzione, come quelle di vocalist nelle discoteche o presentatore di concerti ed eventi, oppure si può trasformare il proprio programma in un prodotto editoriale, sotto forma di podcast oppure pubblicandone una versione cartacea. È un lavoro difficile da praticare all’estero in quanto per farlo bisogna padroneggiare alla perfezione la lingua: anche se un accento esotico può funzionare bene in certi contesti, la padronanza di grammatica e costruzione sintattica non può mai mancare, e non è semplice arrivare ad alti livelli in un’altra lingua. 

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