Il computer di un programmatore informatico

Professione Programmatore Informatico

17 Febbraio 2020 0 Comments

Nel mondo odierno, sempre più digitalizzato, la figura del programmatore informatico ricopre un’importanza sempre crescente. Anche questo stesso articolo viene letto grazie al lavoro dei programmatori: ogni operazione che rende questo testo fruibile, dalla scrittura alla pubblicazione fino alla visualizzazione, viene svolta grazie al frutto del lavoro di programmatori che scrivono linee e linee di codici che rendono possibile il funzionamento dei vari programmi su computer, smartphone e tutti i vari terminali.  

La figura del programmatore informatico è sempre estremamente richiesta: la domanda è in continua crescita e gli ultimi rapporti sul mondo del lavoro la inseriscono tra le professioni che le aziende definiscono “introvabili” in fase di ricerca del personale.  

Chi è il programmatore informatico? 

Un programmatore informatico è una persona, appassionata di computer e del loro utilizzo, che è portata per la risoluzione di problemi, lo studio di algoritmi e la scrittura di codice. Il ruolo del programmatore è quello di trovare soluzioni per risolvere problemi e velocizzare il modo di fare le cose, creando qualcosa di nuovo. 

 Un programmatore programma, ovvero scrive il codice sorgente di software, applicazioni e siti web utilizzando i linguaggi di programmazione. Questo codice viene interpretato dal computer o da un altro programma creato da qualche altro programmatore e contiene le istruzioni per compiere determinate operazioni. Queste operazioni possono essere innumerevoli, tutte differenti a seconda dello scopo del lavoro. 

Ci sono programmatori che creano siti web, programmatori che creano sistemi operativi, programmatori che creano app per smartphone. Alcuni programmatori sanno fare più di una cosa, altri soltanto una ma sono estremamente specializzati in quel settore. 

 Il lavoro del programmatore non si riduce solo alla scrittura del codice: prima di questo si affrontano riunioni per discutere delle migliori soluzioni per creare un software sicuro e rapido e si studiano le diverse opzioni per raggiungere il risultato voluto attraverso il codice più pulito e di qualità. 

Programmatore o Sviluppatore? 

Spesso, anche negli annunci di lavoro, i termini “programmatore” e “sviluppatore” sono spesso utilizzati come sinonimi. Sono davvero la stessa cosa? Le professioni che hanno a che fare con il mondo digitale nascono normalmente negli Stati Uniti o comunque in ambienti di lavoro anglofoni, per cui i termini italiani sono sempre traduzioni dall’inglese, che per forza di cose perdono alcune sfumature della lingua originale. Di conseguenza i termini inglesi programmer, coder o developer vengono tradotti in italiano ma a volte i confini sono molto labili tra tutte le professionalità che intervengono nel ciclo di vita del software.  

L’AgID, l’Agenzia Italia per lo sviluppo digitale in accordo con quanto stabilito a livello europeo, ha elaborato una classificazione delle nuove professioni digitali (semplificata al massimo dato che si rivolge prevalentemente al mondo della Pubblica Amministrazione), in cui non compare alcuna distinzione tra programmatore e sviluppatore: nel settore dello sviluppo software (development), riduce tutto a una singola professionalità, quella del developer

Per quanto riguarda il Bureau of Labor Statistics statunitense la situazione è più chiara: nell’Occupational Outlook Handbook, descrive diverse figure professionali dell’ICT e sulle due figure dice: 

Computer programmer: i programmatori scrivono e testano il codice che permette alle applicazioni informatiche e ai programmi software di funzionare correttamente. Trasformano il design del software creato da sviluppatori di software (developer) e ingegneri in istruzioni che un computer può seguire. 

Software developer: gli sviluppatori di software sono le menti creative dietro i programmi per computer. Alcuni sviluppano applicazioni che consentono alle persone di svolgere compiti specifici su un computer o un altro dispositivo. Altri sviluppano i sistemi sottostanti che eseguono i dispositivi o le reti di controllo. 

In sintesi, sulla base di queste definizioni, il programmatore è un operaio del software: fondamentalmente scrive codice sulla base di istruzioni ricevute; mentre lo sviluppatore ha un ruolo anche creativo, progetta il software che poi può affidare ad altri per la trasformazione in software vivo o farlo direttamente lui, perché deve essere anche capace di programmare. Nella realtà, soprattutto negli annunci di lavoro, questa differenza semantica spesso scompare. 

Cosa fa il programmatore informatico? 

Il lavoro del programmatore informatico si colloca nel processo di sviluppo del software dopo quello dell’analista programmatore, che raccoglie le esigenze di chi commissiona il software (interno o esterno all’azienda), individua i requisiti del prodotto finito e prepara il progetto. 

Una volta ricevute le informazioni dall’analista software, il programmatore scrive le linee di codice necessarie affinché il programma risponda alle esigenze individuate dal committente. Il codice sorgente dei programmi informatici viene scritto in un linguaggio di programmazione che possa essere compreso e decifrato dai sistemi operativi in modo che possano seguirne le istruzioni. Esistono infatti diversi linguaggi di programmazione e non esiste un programmatore che li conosca tutti. Esistono linguaggi che servono per costruire app ed altri più adatti per inserire della logica in un sito web. Tra i più diffusi ricordiamo PHP, JavaScript, C#, C++, Python, e ognuno di essi ha struttura, capacità e funzionalità specifiche. Tra le mansioni di un programmatore informatico può anche rientrare il compito di individuare il linguaggio di programmazione migliore per uno specifico progetto 

Una volta svolto il lavoro di scrittura del codice bisogna eseguire la verifica delle funzionalità del software (verification & validation). Si tratta di un’attività che può essere svolta sia dal programmatore ma anche da personale specializzato, i cosiddetti software tester. Tutti gli errori e i malfunzionamenti che vengono individuati, detti bug, devono essere corretti, in una fase definita di debugging e di troubleshooting, al fine di ottenere una versione definitiva del prodotto. 

Quando il prodotto è pronto per consegnato al cliente, bisogna creare le informazioni necessarie all’uso e alla gestione del software. I programmatori spesso sono chiamati a redigere la manualistica tecnica necessaria o a curare il mantenimento e l’aggiornamento dei software programmati. 

Possiamo quindi riassumere così i compiti del programmatore informatico nel processo di software development: 

  • Scrivere codice leggibile, elegante e performante; 
  • Programmare il software per rispondere alle esigenze del committente;  
  • Verificare il corretto funzionamento del programma (fase di testing);  
  • Risolvere bug ed errori (fase di debugging e troubleshooting);  
  • Consegnare la versione definitiva del software;  
  • Collaborare alla creazione della documentazione tecnica relativa al programma;  
  • Curare l’aggiornamento e il mantenimento dei software programmati. 

Non è così semplice però circoscrivere le responsabilità del programmatore informatico, dal momento che variano molto a seconda della specifica realtà in cui lavora. Possono limitarsi alla sola attività di coding vero e proprio, in aziende strutturate che prevedono figure specializzate che si occupino delle altre fasi (software analyst, tester, developer…), ma è possibile anche che gli tocchi prendere parte a tutte le fasi del processo di creazione di un programma informatico, dall’analisi delle esigenze del committente alla programmazione, dal collaudo del software alla creazione della manualistica tecnica – rivestendo un ruolo simile a quello di uno sviluppatore software o di un full stack developer

I programmatori informatici possono scrivere un codice sorgente da zero ma anche adattare un programma già esistente a specifiche esigenze, modificandolo e personalizzandolo secondo le indicazioni ricevute. I loro campi di lavoro sono i codici sorgente di software, siti internet e applicazioni web per mobile, desktop e tablet, ma al giorno d’oggi ormai qualsiasi dispositivo hardware ha bisogno di una parte software che ne regoli il funzionamento. Per esempio ci sono programmatori che si sono specializzati nel codice che controlla il funzionamento di sensori e dispositivi nel campo dell’Internet of Things (IoT). 

Come diventare si diventa programmatore informatico? 

Per poter esercitare la professione di programmatore informatico bisogna affrontare un percorso formativo molto specifico, come può essere una laurea in Informatica, Ingegneria Informatica, Software Engineering. È possibile anche iscriversi a vari corsi, che possono essere online così come offline, per studiare programmazione da autodidatta, imparando i vari linguaggi di programmazione in autonomia e realizzando così un portfolio con vari progetti che dimostrino le proprie abilità nel coding.  

Rispetto a quanto accade con altre figure professionali, per i ruoli che hanno a che fare con l’informatica in generale e per quelli di programmatore in particolare le offerte di lavoro si concentrano più sulle conoscenze tecniche e sull’esperienza pregressa nella mansione che sui titoli di studio in possesso. 

Più che determinate lauree o diplomi, vengono richieste precise conoscenze tecniche: la conoscenza di determinati linguaggi di programmazione come PHP, Java, C++, Python, .NET, JavaScript, la conoscenze dei sistemi operativi (Windows, Mac OS, Linux), di programmazione web, la conoscenza di database e DBMS (Database Management Systems), librerie, frameworks, ambienti di sviluppo e strumenti CASE (Computer-Assisted Software Engineering), utilizzati per automatizzare in parte la codifica in modo che il programmatore si possa concentrare sulle parti inedite del codice.  

Un programmatore informatico dovrebbe poi possedere competenze in materia di software testing, debuggingtroubleshooting e conoscere i principi di usabilità e UX/UI design.  

Ovviamente, per un programmatore è imprescindibile essere continuamente aggiornato sui nuovi linguaggi e sulle tecnologie emergenti, dedicando quindi parte del suo tempo all’apprendimento di nuovi elementi utili per il suo lavoro.  

Le competenze che vengono richieste ad un programmatore informatico sono quindi: 

  • Padronanza della programmazione utilizzando diversi linguaggi (C++, C#, Java…); 
  • Conoscenza approfondita dei sistemi operativi; 
  • Ottima conoscenza delle banche dati e di SQL; 
  • Competenza nel testing di programmi informatici; 
  • Conoscenza di tecniche e strumenti di debugging e troubleshooting; 
  • Doti comunicative e relazionali; 
  • Capacità organizzative e gestionali; 
  • Capacità di lavorare in team; 
  • Adattabilità e flessibilità. 

Sbocchi Lavorativi e Carriera del Programmatore Informatico 

Un perito informatico neodiplomato può cercare lavoro presso aziende che selezionano tirocinanti o profili junior, in modo tale da poter maturare esperienza e avanzare professionalmente. Per ricoprire un ruolo specifico infatti, è necessaria una preparazione più specifica e un’esperienza pregressa con un determinato linguaggio di programmazione o su un campo particolare. 

La carriera di un programmatore informatico può prendere tante direzioni diverse, anche in base alla specializzazione nella scrittura di codice in un determinato linguaggio di programmazione. Tra i professionisti più cercati ci sono ad esempio il programmatore PHP, il programmatore Java, il programmatore Python.  

Un programmatore può ampliare le proprie competenze alle altre fasi di sviluppo software, come analista programmatore o come software tester, oppure dedicarsi ad un tipo specifico di programmazione: programmatore front end, programmatore back end o web developer

Gli sbocchi professionali per i programmatori informatici innumerevoli. Innanzitutto ci sono le cosiddette software house, vale a dire aziende specializzate nella produzione di software e applicazioni per i settori più diversi: software per l’automazione industriale, piattaforme di e-commerce, software CRM (Customer Relationship Management), videogiochi e via discorrendo.   

In alternativa, si può trovare impiego presso aziende, pubbliche o private, che necessitano di personale, in quanto dotate un team informatico interno per l’elaborazione e l’archivio di dati, in cui trovano occupazione anche i programmatori. Possiamo pensare a tutte quelle imprese che basano la propria attività in tutto o in parte su sistemi informatici di diverso grado di complessità: dai trasporti alla sanità, dalle banche al settore della Difesa. 

Inoltre, i programmatori sono richiestissimi dalle startup tecnologiche che sviluppano software nel tentativo di innovare o rivoluzionare vari ambiti della vita quotidiana, dell’industria o del commercio. 

Dopo alcuni anni di esperienza è possibile assumere ruoli di responsabilità e fare carriera ad esempio come programmatore senior, technical lead o IT project manager, e assumere la guida di progetti di software development, dal coding alla revisione dei software requirements, dalla definizione dell’architettura del software all’implementazione e deployment, fino alla pianificazione ed esecuzione delle attività di manutenzione software. 

Dal momento che la maggior parte delle mansioni di un programmatore si svolge davanti ad un computer, è relativamente facile trovare opportunità di lavoro da remoto, da casa o da altri luoghi che non sono necessariamente l’ufficio dell’azienda. Al lavoro da remoto si affianca quindi anche la possibilità di proporsi come programmatore freelance, su un mercato del lavoro potenzialmente mondiale. 

Lo stipendio medio di un programmatore informatico è di 1.450 € netti al mese, che corrispondono a circa 26.400 € lordi all’anno. La retribuzione può partire da uno stipendio minimo di 970 € netti al mese, mentre lo stipendio massimo può superare i 3.200 € netti al mese, con un grado di variabilità a seconda del grado di anzianità ed esperienza maturato nella mansione. 

I linguaggi di programmazione più ricercati

Ogni linguaggio di programmazione ha delle caratteristiche specifiche, che lo rendono perfetto per risolvere determinate situazioni, ma inadatto per altre. Per un programmatore è praticamente impossibile conoscerli tutti. Per prima cosa deve specializzarsi su un linguaggio in particolare, e poi eventualmente spostarsi su altri. Vediamo quali sono ad oggi i 10 linguaggi di programmazione più richiesti sul mercato del lavoro

Ruby

È un linguaggio di programmazione open-source, incentrato su semplicità e produttività. La sintassi di Ruby è semplice ed elegante, che lo rende un linguaggio facile da scrivere e con una lettura naturale. La popolarità di Ruby è dovuta anche al suo framework più diffuso, Ruby on Rails, con cui sono stati realizzati web app e servizi web molto diffusi, come Twich, Zendesk, GitHub, Square, SoundCloud

TypeScript

Linguaggio di programmazione open source sviluppato da Microsoft, si tratta sostanzialmente di una versione estesa di JavaScript. Infatti qualsiasi programma scritto in JS è anche compatibile con la sintassi e la semantica TypeScript, senza alcuna modifica. Con TypeScript si sviluppano applicazioni di grandi dimensioni, che vengono poi ricompilate in JavaScript per essere interpretate da browser o app. 

Swift

Si tratta di un linguaggio di programmazione orientato agli oggetti, sviluppato da Apple, ed è diretto ai programmatori dei sistemi Apple, nelle sue diverse versioni (macOS, iOS, watchOS…). Versatile e potente, Swift è pensato per coesistere con il linguaggio Objective-C, usato precendentemente da Apple. Uno dei maggiori punti di forza di Swift è la grande ottimizzazione, che permette di creare software estremamente veloci. 

Go

Supportato sia da Google che dalla comunità di sviluppatori indipendenti, dato che si tratta di un progetto open-source, si tratta un linguaggio semplice da scrivere (semplice come Python) e al tempo stesso molto efficiente (efficiente come C++). Alcune delle caratteristiche principali di Go sono il grande supporto dato alla programmazione concorrente, l’ottimizzazione dei tempi di compilazione anche per hardware modesti, e la presenza di un buon numero di strumenti di sviluppo integrati. 

C/C++

Sviluppati negli anni 70, sono tra i linguaggi più utilizzati della storia dell’informatica. Proprio la loro diffusione li rende imprescindibili. C e C++ sono ancora oggi i linguaggi alla base di molti sistemi operativi, browser e videogiochi. La richiesta di programmatori C e C++ è in continuo aumento, soprattutto grazie allo sviluppo dell’IoT. Buona parte dei chip presenti dentri gli smart devices, infatti, è programmata in C o in C++, che forniscono prestazioni ottimali. 

 C#

Pronunciato C Sharp, suona come “vedere nitidamente” (see sharp). Linguaggio di programmazione orientato agli oggetti e sviluppato da Microsoft, si presenta come un linguaggio concorrente di Java. Il linguaggio C# è versatile: usato per programmare app e software Enterprise, web app e applicazioni per mobile, è il linguaggio di programmazione per eccellenza del Framework .NET

PHP

Si tratta di un linguaggio di scripting interpretato, con una sintassi semplice e di uso molto diffuso. PHP supporta un approccio sia di tipo imperativo, che orientato agli oggetti. Sviluppato per la programmazione di pagine web interattive e dinamiche, negli anni è stato spesso criticato e sottovalutato da parte di molti sviluppatori. Questo non ne ha impedito l’uso in moltissimi progetti di diffusione mondiale: giusto per fare qualche esempio, Wikipedia, Facebook e Yahoo sono stati programmati in PHP. Ad oggi, PHP si usa per programmare applicazioni web server-side, script a riga di comando e applicazioni stand-alone con interfaccia grafica.

Python

Python è un linguaggio di programmazione semplice da imparare, ha un codice facilmente leggibile ed è molto versatile. Si tratta infatti di un linguaggio di alto livello multi-paradigma, adatto alla programmazione orientata agli oggetti, alla programmazione strutturale e a quella funzionale. Per queste sue caratteristiche, Python viene considerato da molti sviluppatori uno dei migliori linguaggi di programmazione con cui iniziare a programmare. Il campo di applicazione più diffuso di Python è lo sviluppo di applicazioni web (Instagram ad esempio usa Python insieme al framework Django), ma sta avendo grandi riscontri anche in ambiti di machine learning e analisi di dati. 

Java

Incredibilmente diffuso grazie alle caratteristiche che lo rendono uno dei linguaggi più stabili, completi ed affidabili per costruire sistemi complessi. LinkedIn è scritto in Java, ad esempio. Una volta scritto il codice, può girare senza necessità di ricompilazione. Tradotto, significa che Java è un linguaggio indipendente dalla piattaforma su cui gira. In più, gli innumerevoli frameworks Java offrono ai programmatori uno sviluppo rapido e solido di applicazioni di ogni tipo. Inoltre Java è il linguaggio di programmazione che sostanzialmente sta dietro al sistema operativo Android, per cui è alla base anche dello sviluppo di app e giochi per mobile.

JavaScript

JavaScript è un elemento essenziale per lo sviluppo di siti internet con funzioni dinamiche, interattive o animate. Per questo, JavaScript è presente in gran parte del web. Nato per girare su client e codificare front-end, adesso JavaScript si sta diffondendo anche per l’uso in back-end, grazie a NodeJS che consente di eseguire codice JavaScript lato server. Inoltre, si usa anche per sviluppare giochi e applicazioni desktop. Completo, versatile, diffuso, è senza dubbio il linguaggio di programmazione più richiesto al mondo.

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