Strategie di marketing online

Professione Growth Hacker

13 Febbraio 2020 0 Comments

Tutti conosciamo una serie di piattaforme online che si sono imposte improvvisamente come standard nei rispettivi campi: Hotmail, Airbnb, Dropbox, Gmail, e via dicendo sono marchi con cui siamo diventati familiari in brevissimo tempo dopo che ne siamo entrati in contatto per la prima volta e, come noi, tutti i nostri conoscenti. Il processo che ha portato a queste rapidissime espansioni si chiama Growth Hacking, ed è il frutto del lavoro di una delle professioni più ricercate degli ultimi anni, il Growth Hacker. 

Che cos’è il Growth Hacking? 

Se dobbiamo trovare una definizione stringente, il Growth Hacking è un processo di sperimentazione rapida sul prodotto e sui canali di marketing per trovare il modo più efficiente per far crescere un business

Si tratta di un termine che è praticamente impossibile tradurre in italiano: “growth” significa crescita, mentre “hacking” si traduce spesso con “pirateria”, ma indica quelle operazioni che aggirano regole e protezioni, anche e spesso a livello informatico. In italiano, possiamo dire che Growth Hacking significa compiere delle operazioni fuori dagli schemi finalizzate alla crescita.  

In termini più pratici, si tratta di una combinazione di marketing, programmazione e service design in grado di individuare i metodi più efficaci per far crescere il proprio business, attraverso tecniche di SEO, SEM, Email Marketing, attività sui Social Network e A/B testing. 

Il Growth Hacking è una rapida sperimentazione che porta le aziende a crescere grazie ai canali del marketing. L’obiettivo essenziale di questo processo è l’approccio teso ad acquisire il maggior numero di visitatori da trasformare in potenziali clienti. Il Growth Hacking riunisce gli strumenti del web marketing e li declina attraverso una mentalità nuova, che si basa su crescita rapida, strategie fluide, tecniche capaci di adattarsi e di reinterpretare le azioni in base alle novità. 

Gli strumenti sono gli stessi del web marketing tradizionale, ovvero SEO, Social Media Marketing, email marketing, copywriting, blogging, ma cambia l’approccio per arrivare velocemente al sodo. Ovvero alle visite e ai contatti utili. Si tratta quindi di un’idea basata su velocità, praticità, risultati concreti e misurabili. Da ottenere attraverso un uso attento delle risorse a pagamento e non. 

Un aspetto interessante del Growth Hacking è che le spese tendono a ridursi al minimo. Il primo obiettivo è portare traffico sul sito web, il secondo è abbattere i costi di questo processo, soprattutto in una logica di lead generation. Questo non significa lavorare a costo zero, piuttosto l’attenzione è sull’ottimizzazione delle risorse.  

L’idea di Growth Hacking si lega con quella di startup, una realtà che ha al suo interno il principio della crescita veloce ed esponenziale, ma negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento trasversale. Il Growth Hacking si interfaccia bene con le realtà medio-piccole, in linea con la nostra PMI, ma al tempo stesso diventa un lido interessante per le grandi realtà. 

Se questa strategia si è dimostrata fondamentale per la crescita di startup, piccole e medie imprese, oggi sempre più multinazionali e grandi aziende vi ricorrono per aumentare il proprio business. Per capire, però, perché il Growth Hacking è utilizzato soprattutto da startup, è necessario tenere ben presente la natura di esse e quali sono le differenze con una tradizionale azienda. Steve Blank ha dato una definizione di startup ritenendo che sia “un’organizzazione alla ricerca di un business model scalabile e ripetibile”. Essa spesso non ha ancora un prodotto o servizio finito, studia il proprio mercato e identifica i propri clienti, dispone di fondi limitati e per sopravvivere deve crescere rapidamente altrimenti viene tagliata dal mercato.

Il Growth Hacking si potrebbe in questo modo definire come un approccio scientifico e sperimentale attraverso cui vengono realizzati tanti piccoli esperimenti economici per capire cosa funziona, in maniera non rischiosa dal punto di vista del budget.

Chi è e cosa fa il Growth Hacker? 

Abbiamo visto in cosa consiste il Growth Hacking, ma in cosa consiste il lavoro di colui che se ne occupa? 

La figura del Growth Hacker è quella di un professionista nel settore del marketing digitale che deve possedere alcune caratteristiche fondamentali per poter operare in un ambito così particolare come quello del Growth Hacking. 

Deve avere un forte spirito imprenditoriale ed essere in grado di correre dei rischi e prendersi delle responsabilità. Deve inoltre essere disciplinato, caratteristica per nulla scontata, soprattutto quando si parla di giovani imprenditori. Il Growth Hacking è un processo con dei passi ben definiti ed è importante essere disposti a seguire alla lettera questo processo. 

Il Growth Hacking è un’attività collettiva che coinvolge tutto il team e impatta in maniera profonda il prodotto. La persona a capo di questo processo deve avere delle competenze da leader per guidare e motivare tutti i componenti del team, e allo stesso tempo deve fare in modo che la cultura della crescita e il metodo data-driven entrino a a far parte della cultura aziendale. Infatti, un Growth Hacker è a stretto contatto con i dati durante tutte le fasi del processo, deve quindi avere una propensione all’analisi dati e non basare le sue decisioni sull’istinto o sull’intuito. L’importanza della leadership non serve tanto per la gestione del team quanto piuttosto per la gestione del processo. Questo avviene tramite un’attenta attività di osservazione e di decisione. 

Il Growth Hacking è l’intersezione di una serie di discipline e ambiti a volte molto diversi tra di loro. Aspetti di marketing che si fondono a una profonda conoscenza del prodotto, che si poggiano su una dimestichezza con i numeri che, a loro volta, fanno leva su delle buone basi tecniche. Il Growth Hacker fa della multidisciplinarietà il suo punto di forza. Il Growth Hacker non è uno specialista e non è mosso dal desiderio di diventare il migliore in una disciplina, ma il suo scopo è quello di padroneggiare quante più discipline possibili

È una persona ossessionata dai dati, ma che fa leva su una forte creatività. Pensa con un orientamento al marketing, ma senza dimenticare la concretezza del prodotto. Vuole far crescere il suo business, ma sa che per farlo deve mettere l’utente al centro di tutto

il Growth Hacker è un professionista che conosce i principi di digital marketing e di programmazione, che lavora con risorse limitate, budget contenuti e tempi serratissimi al fine di aumentare il traffico e le conversioni per trasformare quanti più visitatori possibili in utenti. Cosa più importante, il Growth Hacker è un professionista che pensa fuori dagli schemi, il cui unico obiettivo è la crescita

Dare una definizione di questa figura professionale è abbastanza complicato. Si tratta di una persona con una conoscenza a tutto campo in merito al marketing online, dotato anche di nozioni di programmazione e di una buona immaginazione che gli consente di sviluppare strategie innovative, economiche e di successo.  

Per ottenere questi risultati i Growth Hackers, oltre alle competenze necessarie, ricorrono ad alcuni strumenti che gli consentono di sviluppare una strategia vincente. Di risorse di questo tipo ne esistono moltissime, tra le più conosciute/utilizzate ci sono: AdRoll, Optimizely, Trakio, BuzzSumo, Click to Tweet, OptimizePress, AdEspresso e molti altri ancora.

Tuttavia è bene ricordare che i Growth Hackers sono in continua evoluzione, sempre alla ricerca di nuovi strumenti e strategie che permettano di generare il maggior numero di conversioni e azioni. In altre parole, aumentare le vendite. 

Il Growth Hacker si occupa di marketing? 

La pricipale differenza il Growth Hacking e il marketing è che il Growth Hacker si occupa della crescita di un’azienda e di un business. Essendo il Growth Hacking un approccio molto funzionale che mette le mani in tutti gli aspetti di un’azienda e in tutti i suoi reparti, utilizza il marketing solamente se e quando ne ha bisogno. Il marketing è solo uno degli strumenti che possono essere utilizzati dal Growth Hacker. 

Molte delle attività di un Growth Hacker vengono in realtà fatte sul prodotto tramite interventi che hanno poco a che fare con il marketing come ad esempio il modello di business, la User Experience, il processo di onboarding e via discorrendo. La crescita di un’azienda non è sempre riconducibile ad attività di marketing, che invece serve esclusivamente per la vendita di prodotti. 

Dove nel marketing esiste il concetto di “campagna” nel Growth Hacking esiste quello di “esperimento”. Nel primo caso il budget a disposizione è allocato sulla campagna che avrà una sua durata e, alla fine, i suoi risultati. Nel Growth Hacking invece il budget viene spezzettato in piccoli “mini budget” per condurre una serie di esperimenti (che nella stragrande maggioranza dei casi sono destinati al fallimento) e nel momento in cui si trova l’esperimento vincente si procede con il double down e viene allocato un budget maggiore da investire su quel particolare settore.

Come si diventa Growth Hacker? 

Per diventare Growth Hacker bisogna avere una profonda conoscenza del web e soprattutto degli strumenti di digital marketing. Bisogna essere dotati di creatività, da applicare alle campagne di advertising, ma anche avere un approccio analitico nell’interpretazione dei dati. 

Esistono dei corsi, sia online che offline, sul Growth Hacking Marketing in cui si possono apprendere nuove skill a cavallo tra programmazione e digital marketing. I moduli formativi sono molto diversi ma hanno tutti l’obiettivo di fornire un aggiornamento a tutto tondo sul Growth Hacking: 

  • Statistics & Analytics 
  • Marketing Planning 
  • Behavioral Psychology 
  • UX Design 
  • Technical Tools 
  • Programming 
  • Funnel Marketing 
  • Growth Hacking Strategy 

Possedere delle solide basi teoriche è importantissimo in questo mondo, per fare fronte a situazioni difficili o scenari imprevisti. In questi casi bisogna sapere costruirsi un proprio percorso di intervento, partendo sempre dalle basi del marketing, della psicologia, della User Experience, del branding e così via. 

Per diventare un Growth Hacker in grado di operare in situazioni diverse, bisogna studiare, partendo dalle competenze che già si possiedono e rafforzandole, coprendo quindi le proprie lacune e cercando di capire quali sono quelle competenze che possono servire per fare il salto di qualità

Al giorno d’oggi abbiamo un accesso all’informazione senza precedenti, sia per qualità che per quantità e per costi. Si può studiare quasi qualsiasi materia o argomento da casa a costo zero o comunque contenutissimo: piattaforme MOOC specialistiche e generaliste, guide gratuite in ogni lingua, ebook, webinar e altro ancora. Chiunque può decidere da dove iniziare, quanto spendere e quanto velocemente ampliare le proprie competenze. 

Ovviamente avere una perfetta conoscenza della teoria di questo mondo non basta in un contesto come quello moderno dove tutto si evolve continuamente a una velocità sempre maggiore ed i contenuti diventano obsoleti dopo pochi giorni, a volte anche ore.

Diventa quindi fondamentale l’altra metà del processo di formazione: la pratica. Bisogna sporcarsi le mani mettendo in pratica le conoscenze acquisite nella fase di studio avendo la capacità di contestualizzare il tutto in un progetto reale

Iniziare a sperimentare come Growth Hacker 

In ogni progetto di Growth Hacking ci sono in gioco un sacco di fattori, e per far funzionare il tutto bisogna avere una visione strategica di lungo periodo. La sperimentazione necessità di elasticità mentale, di pazienza e di umiltà, caratteristiche che bisogna sviluppare con la pratica. Sperimentare significa mettersi in gioco e, di conseguenza, essere pronti anche a fallire, ma accettando la casualità e cominciando a fare degli errori migliori.  

Per iniziare a mettere in pratica le competenze acquisite come Growth Hacker ci sono tre strade:  

Partire da una propria startup o un proprio progetto 

Se si ha la fortuna di avere un proprio progetto conviene iniziare sperimentando da lì. Avendo qualcosa di concreto sul quale poter lavorare si può iniziare ad applicare le cose che si studiano quotidianamente al proprio progetto. Può essere una startup così come l’offerta di servizi online ma anche un semplice blog: non importano le dimensioni o la remunerazione che può portare, l’importante è iniziare a testare strategie, tecniche, strumenti, approcci e tutto quello che fa parte del proprio bagaglio di competenze. Bisogna sempre tenere a mente che l’obiettivo finale deve essere la crescita e lo strumento di misura di questa crescita devono essere i dati. Iniziando ponendosi degli obiettivi semplici si può sperimentare per vedere se e come si riesce a raggiungerli per poi alzare un po’ alla volta i propri obiettivi e capire quali sono le pratiche migliori da sfruttare nel lavoro. 

Far crescere un progetto di qualche conoscente 

Se non si possiede nulla di proprio su cui poter sperimentare, allora si può chiedere a qualcuno di applicare ciò che si sta studiando al suo progetto. Potrebbe essere un amico che sta lanciando un prodotto, una startup che cerca stagisti o, meglio ancora, trovati un mentor che ha già fatto queste cose in passato. Può anche capitare di farlo gratis in questa fase, ma è comunque importante avere un banco di prova su cui testare le proprie capacità e capire su che ambiti è meglio investire prima di proporsi professionalmente. 

Ideare un progetto e farlo crescere 

Se non si trova nessun progetto da fare crescere, si può tentare di avviare qualcosa in prima persona. Non deve essere necessariamente un’idea folgorante e originale che si tramuti in un’azienda da migliaia di euro. Si può partire da una propria passione, lanciando qualcosa di personale e sperimentando tutti i giorni. Ci sono innumerevoli possibilità di fare cose grandiose a costo zero o quasi: lanciare un blog, aprire un canale YouTube, registrare un podcast, e così via. L’importante è avere qualcosa di reale su cui poter sperimentare tutti i giorni e applicare ciò che si apprende, in maniera di analizzare il processo di crescita e capire come funzionino le proprie tecniche.

Quanto guadagna e con chi lavora un Growth Hacker? 

Lo stipendio di un Growth Hacker in Italia parte da 27mila euro l’anno per arrivare nel giro di 3-5 anni tra i 50 e i 60mila. In America un Growth Hacker guadagna tra gli 80mila e i 100mila dollari annui, secondo i dati forniti da Indeed, ma si tratta di un mercato che ha sviluppato queste tecniche molto presto. Questa figura professionale non è ancora molto diffusa in Europa e in Italia, il che lascia quindi ampio spazio a tutti quei professionisti di digital marketing che puntano a diventare i punti di riferimento delle aziende e delle agenzie di comunicazione. 

Startup, piccole e medie imprese, sono sempre alla ricerca di Growth Hacker in grado di ridurre i costi e sfruttare le risorse del web. Un Growth Hacker può lavorare per agenzie di marketing e comunicazione, ma molto più spesso è un libero professionista che offre le sue consulenze direttamente alle società interessate ad intraprendere il processo di crescita. 

Le aziende chiedono di crescere rapidamente, eliminare il superfluo, avere dati chiari e sperimentare. Il Growth Hacker fa questo: attraverso le competenze nel campo del web marketing analizza, prova delle soluzioni nuove e registra le azioni per arrivare a conclusioni. Qui il termine “hacker” acquista una valenza classica: trovare nuove strade, modificare ciò che è dato per certo, guardare oltre.

Perché l’azienda può scegliere di lavorare con un growth hacker? Perché ha bisogno di un pubblico disposto ad acquistare prodotti o servizi. Ma al tempo stesso cerca una soluzione per sviluppare strategie in tempi rapidi, affrontare il contesto nel miglior modo possibile. E con un investimento di risorse limitato. 

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