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Professione Cosmetologo

Il campo della bellezza è un ambito in cui si muovono tantissime professioni, a tutti i livelli, e che difficilmente conosce momenti di crisi. Siamo abituati a vedere studi di estetica, parrucchieri, e innumerevoli negozi dedicati al make-up e a vari prodotti per la cura del corpo. L’industria dei cosmetici è alla costante ricerca di nuovi prodotti, cercando di ottimizzare i risultati estetici senza mai perdere di vista gli effetti sulla salute delle persone. 

Sta assumendo sempre più importanza quindi la figura del cosmetologo, ovvero quel tecnico specializzato nello studio dei componenti e nello sviluppo di nuovi cosmetici.  

Chi è il cosmetologo 

La cosmetologia è la scienza che si occupa in particolare della cosmesi, per la precisione dello studio dei caratteri estetici e dei processi biochimici fisiologici o patologici dell’organismo in generale e della cute in particolare. Inoltre si occupa anche dello studio sperimentale dei principi attivi e degli eccipienti, dei conservanti e dei profumi contenuti nelle preparazioni.  

Il cosmetologo, quindi, è un tecnico specializzato che opera nell’industria cosmetica, nello specifico nella formulazione dei cosmetici, e si occupa principalmente della scelta e del controllo sulle materie prime necessarie alla produzione, sia del prodotto finito che ne risulta. 

Tra i suoi compiti può rientrare anche il lavoro di ricerca finalizzato all’ideazione e alla produzione di cosmetici sempre più sicuri e all’avanguardia dal punto di vista sanitario e della resa estetica. È una figura chiave per quanto riguarda la qualità della vita di moltissime persone, dal momento che, grazie al suo lavoro ed alle sue conoscenze, sviluppa e formula i prodotti che vengono utilizzati ogni giorno da migliaia di persone e che, in sostanza, contribuiscono a definire buona parte dell’identità che una persona proietta verso gli altri: il proprio profumo, lo shampoo preferito, il mascara che ci si porta sempre dietro, il rossetto, il fondotinta, ma anche il dopobarba che si utilizza ogni mattina, e via dicendo. 

Un buon cosmetologo, quindi, deve possedere buone conoscenze di chimica e saper eseguire analisi qualitative dei prodotti cosmetici, conoscere le materie prime impiegate nelle formulazioni dei preparati ed essere anche al corrente delle più aggiornate norme legislative e deontologiche del settore. 

È una professione che richiede sicuramente tecnica, ma anche la conoscenza delle materie prime, l’abilità nel manipolarle e una buona dose di intuito e fantasia, necessarie per trovare le combinazioni migliori e raggiungere un risultato soddisfacente e innovativo. 

In Italia il cosmetologo è una professione estremamente specializzata, che all’estero viene confusa con estetisti e make-up artist, da momento che lo stesso termine in spagnolo, e la sua traduzione in inglese cosmetologist, indicano appunto chi si occupa di applicare i cosmetici alla persona. 

Per diventare cosmetologist occorre infatti un diploma in una scuola professionale in cui si impara come eseguire i vari trattamenti estetici, il trucco, i massaggi, l’acconciatura, la barberia, la nail art e la gestione di un centro estetico o di una spa. 

I termini inglesi cosmetologist, beautician, esthetician, cosmetician, skin care specialist sono più o meno tutti sinonimi, o meglio, sono tutti dei termini specifici che in italiano fanno riferimento alla professione più generica dell’”estetista“. Le differenze tra un termine e l’altro stanno nel livello di specializzazione o nei tipi di trattamenti che hanno la possibilità di fare. Negli Stati Uniti in particolare i permessi sono molto settoriali, e in alcuni stati ad esempio un esthetician può eseguire trattamenti estetici più complessi rispetto a un cosmetologist

La parola cosmetologo, o cosmetologista, in spagnolo e portoghese ha lo stesso significato che in inglese, cioè sempre estetista. 

La traduzione più esatta per il termine italiano cosmetologo è quella di cosmetic chemist, ovvero chimico dei cosmetici

I cosmetici non sono farmaci, per cui, nonostante abbia a che fare con sostanze che vanno ad agire sul corpo, la professione del cosmetologo non è assimilabile a quella del medico. Di conseguenza in Italia non esiste un esame che garantisca l’abilitazione alla professione di cosmetologo, e alla stessa maniera non esiste un ordine professionale dei cosmetologi, a differenza di quanto accade per esempio con i dermatologi o altri medici specialisti. 

Ciò ha portato al fatto che il termine cosmetologo venga spesso usato con troppa leggerezza, non essendoci delle regole chiare che ne consentano o meno l’utilizzo. Capita di sentire definiti cosmetologi chimici o addirittura tecnici di laboratorio nonostante non abbiano conseguito alcuna specializzazione universitaria in questa disciplina, ma perché lavorano comunque come formulatori di cosmetici.  

Cosa fa il cosmetologo 

I compiti del cosmetologo sono molteplici e possono variare molto a seconda del luogo di lavoro. In generale, si occupa di gestire un laboratorio, avendo la responsabilità delle apparecchiature e degli strumenti messi a disposizione, per formulare i prodotti attraverso la scelta e la combinazione delle materie prime. 

Per ogni fase della formulazione del cosmetico, deve controllare le materie prime e le loro reazioni, effettuando le analisi chimiche, microbiologiche e tossicologiche secondo standard di riferimento precisi, per poi dare una valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico finito. 

Al cosmetologo è quindi richiesto di padroneggiare la pratica officinale, ovvero di saper manipolare le materie prime, così come di saper applicare i metodi applicativi della cosmesi moderna. Importante è anche utilizzare correttamente i vari strumenti multimediali e di informazione tecnico sanitaria. 

Una parte molto importante del lavoro del cosmetologo consiste nell’aggiornamento riguardo le ultime notizie nel campo delle materie prime o in ambito normativo, così come nella lettura dei nuovi studi e le nuove ricerche universitarie. 

Una giornata tipo in un laboratorio di cosmesi in realtà non esiste. Lavorare in laboratorio è sinonimo di dinamismo, dal momento che il flusso di lavoro ed il ritmo spesso è dettato dalle scoperte che si possono fare anche in maniera imprevista. In particolare nel campo della cosmesi naturale, molto diversa da quella convenzionale nel modo di formulare, spesso si scoprono funzioni diverse e texture diverse a partire da ingredienti noti, aprendo così nuovi ambiti di lavoro magari completamente inattesi. 

Nel lavoro di laboratorio è indispensabile per il cosmetologo padroneggiare alcuni strumenti che costituiscono i supporti fondamentali del suo lavoro. Andando ad analizzare i vari strumenti, vediamo anche nello specifico molti dei compiti che bisogna svolgere in laboratorio. 

In primis, non possiamo non citare le bilance, strumento essenziale che spesso ogni cosmetologo tratta con estrema gelosia. In un laboratorio spesso c’è una bilancia per ogni elemento e ognuno utilizza esclusivamente la sua. Si tratta di strumenti analitici, con precisione fino alla terza cifra decimale, per pesare con esattezza anche le più piccole quantità di ingredienti. 

Un altro strumento importantissimo in campo cosmetico è il pH-metro, che serve a misurare il pH delle preparazioni. La regolazione del pH dei preparati è fondamentale per due motivi, sia dal punto di vista tecnico, che da quello cosmetico. Infatti, molte categorie di materie prime, tra cui conservanti, attivi e gelificanti, sono efficaci e funzionanti esclusivamente in un particolare range di pH, che deve essere sempre verificato e controllato. Inoltre, considerato lo specifico pH della pelle e dei suoi annessi, è necessario utilizzare il pH-metro per massificare l’efficacia del cosmetico che si va a preparare. 

La maggior parte delle emulsioni che si sviluppano in laboratorio si lavorano a caldo, quindi scaldando le due fasi a una temperatura compresa, in media, tra i 70- 75°C. Diventa uno strumento fondamentale allora la piastra scaldante, attraverso cui scaldare e riscaldare le preparazioni. È costituita da una base di appoggio costituita di vetroceramica, in grado di resistere a temperature anche maggiori senza deformarsi. 

Si usa poi la centrifuga per una prima iniziale valutazione della stabilità delle emulsioni: infatti, la centrifuga accelera la separazione tra le fasi mediante la forza centrifuga. È necessario ricordare, però, che si tratta di un dato iniziale. Infatti, la stabilità delle emulsioni viene valutata dopo almeno tre mesi di stabilità. 

Per misurare l’indice di rifrazione di una soluzione, poi, si utilizza il rifrattometro. L’indice di rifrazione è un valore assoluto caratteristico di ogni soluzione (acquosa o oleosa) ed è uno dei parametri che viene considerato per monitorare la stabilità delle soluzioni, insieme ad eventuali variazioni della composizione.  

Per rendere omogenee due fasi di una preparazione, per incorporarvi polveri e sali oppure semplicemente per mescolarle, si utilizza un miscelatore, una sorta di mestolo meccanico che consente di risparmiare tempo e fatica. 

Il viscosimetro invece è uno strumento che consente di monitorare la viscosità di un preparato. La viscosità è uno dei parametri chimico fisici che si valuta e monitora sempre nelle emulsioni, nei gel e nelle paste. Attraverso questo strumento, è possibile osservare eventuali cambiamenti nella consistenza di un prodotto, e quindi anche valutare di conseguenza l’adeguatezza del packaging scelto.  

Per valutare la stabilità nel tempo delle varie prove di laboratorio, si utilizza il termostato, un piccolo calorifero, in cui la temperatura viene costantemente mantenuta a 40°C, al suo interno, si conservano tutti i vari campioni. 

Poi ci sono vari accessori come termometri, spatoline, bacchette, pipette, vetrini da orologio e tutta la vetreria da laboratorio. Il termometro, nonostante possa sembrare un accessorio trascurabile, è importantissimo perché fa sì che ogni ingrediente venga aggiunto al composto alla temperatura giusta. Le spatoline, realizzate in acciaio inox, aiutano a prelevare le materie prime solide, e sono necessarie in una buona varietà di diverse forme e dimensioni, da quelle più piccole per antiossidanti e profumi, a quelle più grandi per argille e sali. Allo stesso modo le pipette svolgono la stessa funzione delle spatoline, ma sono utili per le materie prime liquide, come estratti e profumi. Le bacchette, di vetro oppure plastica, servono per mescolare e rendere omogenee le fasi delle preparazioni: nello specifico, si utilizzano bacchette di vetro per soluzioni ed emulsioni, mentre quelle di plastica per scrub e paste.  

La vetreria si compone principalmente dei becher, contenitori in vetro borosilicato assolutamente indispensabili in laboratorio. Servono per pesare tutte le materie prime necessarie alle preparazioni, e per questo motivo ce ne sono sempre tanti a disposizione, di diversa capacità, da 15 ml a 1000 ml, per far sì che ci sia corrispondenza tra la quantità da pesare e il contenitore. Per non confondersi, normalmente si utilizza un pennarello rosso per appuntare, sui becher, il codice della formula oppure un numero o una lettera, che identificano una particolare fase della preparazione del cosmetico. 

Della vetreria fanno parte anche i cilindri graduati in vetro, che si utilizzano sempre in coppia, dal momento che servono a valutare la qualità della schiuma o del potere schiumogeno di due tensioattivi o due detergenti differenti. Attraverso un protocollo operativo ben definito, in fatti, si può confrontare quanta schiuma viene prodotta da un detergente, andando anche a verificare le dimensioni delle bolle, la durata della schiuma e la sua cremosità. Tutte queste informazioni permettono di scegliere il tensioattivo più appropriato per una particolare prodotto. Anche i vetrini da orologio, piccoli contenitori in vetro, di forma concava, sono molto utili quando bisogna pesare piccole quantità di polveri. 

Infine, l’ultimo strumento da analizzare, ma uno dei più essenziali, è il turboemulsore, indispensabile per preparare le emulsioni, che serve ad unire le due fasi, olio e acqua, che altrimenti se ne starebbero sempre separate. 

Come diventare cosmetologo 

Il sentiero per diventare un cosmetologo è impegnativo, ma riserva molte soddisfazioni. È un mestiere che, pur poggiando su solide basi di chimica e fisiologia, necessita di creatività e passione grazie alle quali è possibile realizzare prodotti funzionali che le persone scelgono per bisogno ma anche, soprattutto, per piacere. 

Per lavorare come cosmetologi è necessario essere in possesso delle competenze necessarie. Dopo le scuole superiori, è consigliato iscriversi ad una facoltà universitaria ad indirizzo scientifico. Il corso di Laurea più indicato è quello in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, a cui può seguire la specializzazione in Cosmetologia.  

In alcune università è presente un corso di Laurea in Scienze Farmaceutiche Applicate. Il conseguimento della laurea magistrale permette di conseguire la qualifica di Tecnico Erborista. Esistono anche diversi master, di I o II livello, in Scienze dei Prodotti Cosmetici e Dermatologici. Presso le università statali di Milano, Ferrara, Siena, Napoli e Salerno, ad esempio, ci sono corsi post laurea biennali a numero chiuso. 

Dal 2018 è stato anche istituito, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, un corso di laurea triennale in Scienze e tecnologie cosmetologiche. In questo percorso formativo confluiscono varie competenze tecnico-scientifiche provenienti dal campo biologico, medico, chimico e industriale. La figura professionale formata da questo corso ha quindi un bagaglio multiculturale ed è in grado di gestire ogni aspetto del settore cosmetico, dalla progettazione alla commercializzazione. Si tratta di un corso aperto a 30 studenti e può avvalersi del supporto istituzionale da parte di Aideco (Associazione italiana dermatologia e cosmetologia). 

Stipendio e carriera di un cosmetologo 

Normalmente lo stipendio di un cosmetologo parte da circa 25.000 euro lordi all’anno, circa 1.300 euro netti al mese, alla prima occupazione, per poi stabilizzarsi su una media di circa 35.000 euro lordi l’anno, 1.800 euro netti al mese.  

Molto spesso per un cosmetologo lo stipendio viene integrato da premi di produzione o royalties sui brevetti sviluppati, quindi la cifra può risultare decisamente più elevata, in base quindi alle capacità produttive e di ricerca del posto in cui si lavora. 

Il cosmetologo non si occupa esclusivamente delle analisi qualitative dei prodotti cosmetici, ma si deve anche aggiornare sulle norme legislative e deontologiche del settore.

Può seguire dunque vari percorsi di carriera. Oltre ad entrare a far parte delle aziende che operano nel campo della produzione dei prodotti cosmetici, può anche cercare di lavorare per gli enti che si occupano dell’elaborazione di normative tecniche e della certificazione di qualità, per le industrie chimico farmaceutiche, per le strutture del sistema sanitario nazionale o per i centri per la cura dell’estetica o del benessere fisico. 

Un cosmetologo può anche pensare di lavorare in proprio, fornendo consulenze nella gestione di tutte le fasi di ricerca, sviluppo e produzione di cosmetici, ovvero nelle fasi di progetto dermo-cosmetico, di formulazione e di realizzazione campionature. Anche le fasi di selezione del packaging, e nel confezionamento possono beneficiare della consulenza di un cosmetologo, ma soprattutto può anche trovare impiego nel controllo qualità, nei test di sicurezza e nei test clinici di efficacia, in maniera di validare le informazioni veicolate dai messaggi pubblicitari. In particolare le creme antirughe o anticellulite sono tra i prodotti che maggiormente necessitano di questi test.

La consulenza di un cosmetologo può essere utile in differenti fasi, dalla prima idea del prodotto, alla sua completa realizzazione, fino alla pubblicità e comunicazione sui social media. In particolare, nel campo del marketing e della comunicazione per i prodotti cosmetici, il cosmetologo può essere utili per l’analisi del mercato di riferimento e target profiling, nella scelta degli attivi e della profumazione, per rafforzare il concept, nella valutazione degli aspetti sensoriali della formulazione e consumer test, tutti concetti che devono essere poi veicolati nelle varie campagne promozionali. 

Infine, sempre più spesso i cosmetologhi offrono dei servizi di consulenza personalizzata ai clienti, al fine di dare consigli sull’utilizzo corretto, sicuro ed efficace dei prodotti cosmetici, in base al tipo di pelle e alle caratteristiche individuali, e nel trattamento di imperfezioni e inestetismi. Bisogna però sempre tenere a mente che l’attività del cosmetologo non può sostituire né contrastare quella del medico. I cosmetici, per legge, non curano malattie, e di conseguenza per qualsiasi patologia è necessario rivolgersi al proprio medico. 

Lo scopo dell’aiuto del cosmetologo è piuttosto quello di quello di ricreare, nel tempo, le condizioni migliori per la pelle, attraverso una scelta molto attenta dei cosmetici da utilizzare (valutando chimicamente i loro ingredienti) e delle modalità di applicazione, in modo che la cute possa funzionare al meglio, difendersi dalle aggressioni esterne e contrastare gli inestetismi in modo naturale. 

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