Professione architetto

30 Settembre 2019 0 Comments

Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Gae Aulenti, Tadao Ando, Le Corbusier sono solo alcuni dei nomi di architetti di fama mondiale: professionisti che hanno segnato e ri-disegnato spazi, legando il proprio nome a luoghi e opere celebri. Quella di architetto è una figura professionale di grande fascino poiché coniuga creatività e sapienza tecnica. Un architetto segue la sua opera in tutte le fasi: parte dalla sua immaginazione, rende un’idea realizzabile tramite la progettazione, guida, coordina e ne supervisiona la costruzione fino a realizzare qualcosa – edificio, ponte, teatro o quartiere che sia, rispettando canoni estetici e principi di sicurezza e funzionalità.

Chi è un architetto

L’origine etimologica della parola architetto ci dice molto su questa professione; essa deriva infatti dal greco arkhi (capo) tekton (azione, operatività) mettendoci subito di fronte al fatto che la professione di architetto è una professione che richiede molte competenze e implica notevoli responsabilità.

Vitruvio, architetto del I secolo A.C. così definisce la professione nel suo trattato De Architectura “[…] il vero architetto dovrà possedere doti intellettuali e attitudine all’apprendere… Sia perciò competente nel campo delle lettere e soprattutto della storia, abile nel disegno e buon matematico; curi la sua preparazione filosofica e musicale; non ignori la medicina, conosca la giurisprudenza e le leggi che regolano i moti degli astri…”.

Sì, la professione è molto antica: i primi esempi di “architettura” intesa come rispetto dei principi base di stabilità, funzionalità e bellezza li ritroviamo nella realizzazione di maestosi edifici collettivi deputati allo svolgimento di funzioni religiose, ma non solo, di civiltà come quella mesopotamica o egizia, popoli molto emancipati che forse prima di altri hanno compreso l’importanza di coniugare funzionalità e bellezza per le proprie opere come testimonianza della loro forza, prestigio e solidità. Nei secoli la funzione di un architetto si è avvicinata sempre più a quella di un artista. Pensiamo a Filippo Brunelleschi: il confine tra tecnica e bellezza in un’opera come la cupola del Duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, è molto labile. In molti casi, ancora oggi, opere architettoniche deputate a svolgere determinate funzioni non hanno nulla da invidiare a vere e proprie opere d’arte.

Che si tratti della ristrutturazione di un appartamento, o della progettazione e costruzione di un edificio, fino alla costruzione di una grande opera, la prima cosa che un architetto deve saper fare, è entrare in empatia col proprio committente, riuscendo a trovare compromessi adeguati tra l’idea di partenza, i livelli di fattibilità, e la necessità di rispettare le norme di sicurezza in materia di costruzioni, pianificazione, urbanistica, rispetto dell’ambiente.

Per far ciò un architetto non usa più, o meglio non usa solo, carta, matita, squadrette e tecnigrafo. La progettazione ormai si avvale di software specializzati come ad esempio AutoCad, rientra quindi tra le competenze di un architetto quelle di saper utilizzare al meglio i programmi e le nuove tecnologie. Ma non si limitano a queste le competenze che un architetto deve avere; è suo compito anche – in fase di progettazione – redigere relazioni con indicazioni chiare relative ai costi, alla tempistica, ai materiali e alla forza lavoro necessaria, alle autorizzazioni da cui non si può prescindere per cominciare qualunque tipo di lavoro.

I campi di impiego sono molteplici: l’urbanistica, l’edilizia, la manutenzione, il restauro di monumenti, la progettazione di paesaggi, creare allestimenti, il design etc.. Qualunque sia l’ambito nel quale si andrà ad operare, un architetto non potrà ignorare il contesto ambientale, le condizioni climatiche, il rischio sismico delle zone interessate – tutte condizioni importantissime da considerare per qualunque tipo di impresa architettonica si vorrà portare a termine, si trattasse pure – paradossalmente – della demolizione di un edificio.

Anche per questa professione, negli ultimi anni il concetto di sostenibilità è diventato fondamentale. Gli architetti si specializzano e lavorano sempre più in linea col rispetto dell’ambiente, collaborando con altre figure professionali – quali ad esempio gli ingegneri – per progettare sistemi elettrici e idraulici riducendo il più possibile l’impatto ambientale, perseguendo l’idea di comfort, di salute, di fruibilità e di qualità della vita. Molto lavoro ad esempio è stato fatto per l’eliminazione delle tante barriere architettoniche che molti edifici o strutture ancora presentano e si è molto attenti ad evitare di progettare edifici con impedimenti per chi ha difficoltà di deambulazione. L’architettura è sempre più al servizio dell’uomo. C’è un’attenzione sempre crescente, ad esempio, anche al contesto dove dovrà sorgere un edificio, al fine di non deturpare il paesaggio e di inserire eventuali nuovi elementi architettonici in armonia con ciò che già c’è. In linea con i principi di eco-sostenibilità c’è anche la tendenza a utilizzare materiali eco-compatibili.

Come si diventa Architetto

Può fregiarsi del titolo di architetto un professionista laureato in architettura e iscritto – dopo aver conseguito l’abilitazione tramite il superamento dell’Esame di Stato – al relativo albo professionale. Il corso universitario di architettura ha una durata di cinque anni. Esistono anche corsi di laurea breve (triennali) che faranno conseguire il titolo di architetto junior. Va da sé che la laurea magistrale rappresenta un corso di formazione più completo e offre maggiori possibilità e opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro. In base a quale sarà l’Ateneo prescelto è possibile che l’accesso alla facoltà sia consentito solo dopo il superamento di un test di ingresso.

Dopo il terzo anno, uno studente di architettura potrà scegliere quale percorso specialistico seguire in base anche alle proprie attitudini. Come abbiamo visto i campi di applicazione sono numerosi e lo studente potrà scegliere su cosa specializzarsi nei successivi due anni di formazione universitaria. Una volta laureati, prima dell’Esame di Stato bisognerà svolgere un tirocinio pratico obbligatorio, di solito presso studi di architettura. Tale tirocinio può essere pagato, al massimo con un rimborso spese.

A seconda del percorso universitario che si è scelto (breve o magistrale), avremo diverse possibilità di iscrizione all’Albo: le sezioni dell’Albo Provinciale dell’Ordine degli Architetti sono due, completamente distinte tra loro. L’accesso all’Esame di Stato viene suddiviso e diversificato a seconda del livello di studi conseguito e consente l’iscrizione alle due differenti sezioni (Albo A e Albo B).

Poiché la concorrenza in questo settore è notevole, molti architetti dopo la laurea specialistica preferiscono acquisire o consolidare le proprie competenze seguendo ulteriori corsi di specializzazioni come master post laurea – a pagamento – in Italia ma anche all’Estero.

Maggiori saranno le competenze maggiori le opportunità di lavoro e di guadagno. Come in tutte le professioni la gavetta sarà indispensabile. Oltre ad affinare le competenze tecniche acquisite nella formazione universitaria, l’esperienza servirà ad acquisire quelle competenze che non si possono insegnare sui libri come ad esempio la capacità di entrare in empatia col proprio cliente, privato cittadino o referente di un Ente pubblico che sia.

Dopo essere riusciti a farsi assegnare la realizzazione del progetto, segue la fase forse più importante e cioè quella di verificare la sua attuabilità. Si passa dai disegni su carta e al computer al rendering del progetto e cioè alla realizzazione con immagini tridimensionali della simulazione del progetto ultimato in modo che il cliente possa rendersi conto del risultato finale del progetto per cui sta pagando. Questa è una fase delicata poiché è anche quella in cui vengono stabiliti i costi e i tempi di realizzazione dell’opera: la realizzazione dei documenti di costruzione servirà a chi realizzerà materialmente l’opera (costruttori). Ma il lavoro dell’architetto non termina qui. Nel momento in cui prende l’avvio il cantiere, l’architetto avrà il compito specifico di seguire i lavori, anche con visite sul posto per verificare che il suo progetto venga realizzato in maniera pedissequa. È suo compito intervenire nel caso sorgano eventuali complicanze quindi spiccate devono essere le capacità di problem solving. Nella fase di cantiere, l’architetto dovrà sfoderare molte capacità relazionali: dovrà essere determinato nel perseguire il suo progetto ma flessibile nelle relazioni con gli altri professionisti con cui dovrà interfacciarsi come ingegneri, capi cantiere, tecnici, operai responsabili delle diverse fasi di lavorazione.

Ma un architetto non lavora solo per la costruzione di edifici ex novo. Egli può anche essere incaricato – ad esempio dal Ministero dei Beni Culturali – della ristrutturazione di edifici antichi dal valore storico e artistico, oppure essere coinvolto in progetti più ampi come la realizzazione di complessi ospedalieri, progettazione di grandi opere (come stadi, stazioni ferroviarie) o addirittura di interi quartieri (famoso ad esempio è a Roma il “quartiere” Coppedè che prende il nome da Gino Coppedè, l’architetto che lo ha progettato).

Altri interessanti campi di applicazione per un professionista architetto in possesso delle adeguate specializzazioni è dedicarsi all’Interior Design (progettazione e arredo di interni) oppure potrebbe dedicarsi, sempre se adeguatamente formato, alla pianificazione territoriale e al paesaggio urbano.

Sviluppo professionale

Come è stato detto fino ad ora, molteplici sono le possibilità di carriera per un architetto, laureato, specializzato, iscritto all’Albo: la sua carriera lavorativa può essere orientata all’urbanistica, al restauro, alla riqualificazione di edifici e ambienti, lavorando sia per soggetti privati che per aziende. Come ribadito in più occasioni, l’aver portato a termine un percorso di studi universitari di cinque anni offre maggiori possibilità; ad esempio chi è in possesso della laurea di secondo livello (magistrale o di vecchio ordinamento) può accedere a diverse aree professionali, precluse a chi ha una laurea triennale. Tra le mansioni cui può aspirare un architetto con laurea di secondo livello troviamo quella di pianificatore territoriale.

Un settore in espansione per l’architettura è quello che coinvolge l’architetto paesaggista (anche in questo caso nei paesi esteri sono molto più avanti rispetto all’Italia). È possibile, dopo aver conseguito una laurea in architettura del paesaggio, architettura e ingegneria edile o scienze e tecnologia per l’ambiente e il territorio accedere a questo innovativo settore.

Per accedere invece al settore della conservazione dei beni architettonici e ambientali, è necessario essere in possesso di una laurea in conservazione dei beni architettonici e ambientali o in architettura e ingegneria edile.

Anche in questo caso il professionista potrà decidere se farsi assumere e diventare dipendente di una azienda privata, di uno studio di architettura e di design, presso imprese di costruzione o – sostenendo concorsi ad hoc – di Enti Pubblici, oppure se intraprendere la strada più impervia ma di sicuro di gran lunga più soddisfacente della libera professione.

In questo secondo caso, a fronte di un impegno maggiore per far decollare la professione come free lance, creare uno studio (anche associato con altri professionisti, che siano architetti o professionisti affini e/o complementari), vincere bandi, appalti o semplicemente persuadere probabili committenti ad affidargli la realizzazione dei loro progetti, si avrà una probabile maggiore possibilità di guadagno, orari di lavoro più flessibili (rispetto a quelli standard da impiegato che di solito è costretto a rispettare un architetto a contratto di subordinazione), infine maggiori soddisfazioni. Prima di raccogliere i frutti però occorrerà, nel caso si decida di intraprendere la professione come lavoratore autonomo, fare un investimento economico sia per portare a termine tutti gli adempimenti burocratico-amministrativi per regolarizzare la propria posizione di libero professionista, sia per affittare o comprare uno studio con le relative attrezzature (computer in primis, programmi specifici per la progettazione etc…). Con adempimenti burocratico-amministrativi ci riferiamo all’apertura della partita iva, alla regolarizzazione dei contributi INPS soprattutto se ci si avvarrà di collaboratori con regolare contratto. Poiché la gestione di questi aspetti di tipo economico-amministrativi non è cosa da poco, sarà opportuno ricorrere all’aiuto di un commercialista fidato che possa seguire tutte le pratiche dall’inizio dell’apertura dell’attività in proprio fino alla fatturazione, la stesura di un bilancio, etc.

Pur essendo una figura professionale indispensabile, la vasta concorrenza (ci sono più architetti di quanti ne siano richiesti sul mercato) e la crisi del settore edilizio ha portato, negli ultimi anni, numerosi architetti a specializzarsi e a trovare lavoro all’Estero dove tale professionalità è tenuta in gran conto. Molto ricercati, ad esempio, gli architetti professionisti, negli altri Stati dell’Unione Europea ma soprattutto in paesi esteri molto ricchi come gli Emirati Arabi e gli Stati Uniti (dove uno stipendio può variare tra i 70.000 e gli 80,000 euro annui). Gli emolumenti medi, in Italia, per un architetto alle prime armi, sono bassissimi (circa 600 euro mensili). Un architetto con un po’ di esperienza (almeno 3 anni) può aspirare a uno stipendio mensile che si aggira tra i 1.200 – 1.300 euro mensili. All’estero un architetto senza esperienza guadagna cifre comprese tra i 15.000 e i 22.000 euro annui, mentre un architetto con 3 anni di esperienza può arrivare fino a 45.000 euro.

A Londra lo stipendio di un architetto varia tra i 15.000 e i 20.000 euro annui nel caso di una prima esperienza, toccando anche 21.000 o 28.000 euro, successivamente. Un architetto con esperienza e un buon curriculum può invece arrivare a guadagnare anche 45.000 euro all’anno.

La Svizzera sembrerebbe essere il paese con gli stipendi più elevati per un architetto. Insomma, in Italia, il rischio è restare disoccupati o sottopagati.

Meno facile è fare un conteggio, anche se di media, per i guadagni di un architetto libero professionista: ovviamente i suoi introiti, al netto delle tasse, dipenderanno dalla capacità del professionista di reperire clienti, vincere appalti, convincere un committente di essere l’unico a poter realizzare il suo progetto nel migliore dei modi. Ad ogni modo si stima, come paga di un architetto che svolge la sua professione privatamente, una cifra mensile non inferiore ai 3.500 euro. La fama acquisita farà levitare notevolmente i propri compensi; a tal fine anche un architetto dovrà essere un buon venditore di se stesso, dovrà mettere in atto raffinate strategie di marketing utilizzando diversi canali (il web in primis) e attuando una vera e propria operazione di personal branding.

Per promuovere se stessi nel migliore dei modi sarà opportuno mettere a punto un portfolio esaustivo e interessante da presentare ad ipotetici clienti. Avere una esposizione sintetica e funzionale dei propri (ottimi) risultati può fare la differenza e far sì che un committente vi scelga per la realizzazione delle proprie idee progettuali. In poche pagine dovrete presentare il vostro percorso formativo, le ambizioni, le capacità, l’esperienza maturata e i risultati ottenuti. Il tutto dovrà essere di comprensione immediata, e anche da un punto di vista estetico, ben presentata. Insomma, anche il proprio portfolio andrà ben architettato in base ai principi della funzionalità e dell’estetica.

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