La professione dell’apicoltore

4 Settembre 2019 0 Comments

La parola apicoltore che cosa vi fa venire in mente?

Chi è un apicoltore? Cosa fa? Come lo fa?

Pochi sanno rispondere a queste domande. Nella migliore delle ipotesi, di solito si pensa alla figura dell’apicoltore come a un signore con un buffo scafandro che lo ricopre da capo a piedi, cappello a falde larghe e retina davanti al viso, mentre raccoglie da simpatiche casette, dette arnie, il miele fatto da piccole api industriose; miele che poi verrà messo in romantici vasetti con etichetta scritta a mano, copertura in stoffa a quadretti e nastrino.

Bene, non è proprio così. O meglio, non è solo così. Quello di giocare all’apicoltore può essere un hobby, ma può diventare anche una professione vera e propria che – come tutti i mestieri fatti con serietà, richiede un bagaglio di conoscenze specifiche, pazienza e un grande amore per la natura.

È una professione particolare, che suscita molta curiosità e spesso anche ammirazione. Chi decide di intraprendere questa professione parte sicuramente dalla voglia di fare un lavoro all’aria aperta, lontano da uffici e spazi chiusi dove le giornate sono scandite da cartellini da timbrare, permessi da chiedere e tempo che prevalentemente viene gestito da un superiore al quale bisogna rendere conto.

Chi è interessato alla produzione di miele per consumo personale (ma anche di altri prodotti come la cera, la propoli, il polline, la pappa reale, ad esempio) può dedicarsi all’apicoltura come attività di svago, trascorrendo il proprio tempo libero all’aperto, fra prati o boschi, lontani dal traffico, dai palazzi, dagli schiamazzi e dall’inquinamento cittadino, ristabilendo un contatto diretto con la natura. Comprare e mantenere un alveare non costa neanche troppo. Il prezzo di acquisto di uno sciame è abbastanza contenuto, così come l’acquisto delle casette e degli accessori non prevedono certamente l’accensione di un mutuo. Un po’ più impegnativi, invece, sono i costi da sostenere per l’acquisto delle attrezzature per la smielatura.

Dalla creazione allo sviluppo dell’alveare, alla cura delle api

Fare l’apicoltore non è detto però che debba restare solo un simpatico hobby. Molti cominciano per passione ma spesso, giorno dopo giorno, questa si trasforma in qualcosa in più, diventando anzi fonte di un discreto reddito, una seconda entrata per arrotondare piacevolmente lo stipendio riuscendo a mantenere, allo stesso tempo, anche il proprio lavoro quotidiano.

Ma quella di apicoltore può diventare una vera e propria professione, considerando che il settore della produzione di miele offre grandi opportunità e soddisfazioni economiche alla luce di un consumo di miele e derivati in forte crescita, specialmente nel nostro Paese.

Se si è proprietari di più di trenta alveari non possiamo più parlare di hobby ma di professionisti del settore.

In Italia gli apicoltori, da una sorta di censimento, sembrano essere circa cinquantamila, di cui più della metà si dedicano con passione alla cura degli alveari per l’autoconsumo di miele, mentre la restante parte si dedica a questa attività per immettere sul mercato i prodotti derivanti dal lavoro instancabile delle api. Forse è superfluo ricordarlo, ma il miele non è l’unico prodotto che questi meravigliosi insetti ci donano. In commercio troviamo numerosi rimedi naturali per la salute, come ad esempio integratori a base di pappa reale, o al propoli che ha proprietà pari a un potente antibiotico senza gli effetti collaterali del farmaco, alla cera vergine d’api.

I numeri oggi

Gli alveari presenti sul territorio nazionale sono circa 1,5 milioni secondo l’Anagrafe Apistica Nazionale (dati del 2018). Il settore apistico – il cui valore è stimato intorno ai due miliardi di euro – è in costante crescita (+5% nel 2017). I consumi di miele pure sono in costante aumento, ma non è così, purtroppo, per la produzione: i cambi climatici, la siccità, i fenomeni naturali che cambiano repentinamente le condizioni termiche, influiscono negativamente sugli sciami e sulle loro attività produttive. Le api sono insetti delicatissimi che svolgono un ruolo fondamentale nel nostro ecosistema come vedremo più avanti.

Ciò ha portato, parliamo dell’Italia, negli ultimi anni a una drastica riduzione della produzione del cosiddetto “oro biondo”. Secondo la Coldiretti, si è passati da venti milioni di chili del 2016 a poco più della metà dell’anno successivo. Ciò ha comportato, dati gli elevati consumi, alla necessità di importare il prodotto dall’estero superando i ventitre milioni di chili (un aumento stimato, da un anno all’altro, intorno al 4%), ed è un peccato se pensiamo che in Italia abbiamo una ampissima varietà climatico-vegetazionale e vantiamo apicoltori con altissima professionalità che hanno, col tempo, sviluppato metodologie e tecniche per implementare la produzione di mieli che sono diventati un’eccellenza a livello mondiale. Anche per la produzione del miele, infatti, il Made In Italy è ormai garanzia di qualità.

A fornire questi dati è l’Osservatorio Nazionale del Miele. L’Osservatorio monitora numeri, fa statistiche e ci dice anche che «Oltre a un’infinità di millefiori, che rappresentano con una varietà indescrivibile di colori, aromi e sapori le associazioni floreali dei diversi territori, il nostro Paese può contare su oltre trenta monoflora classificati».

Soprattutto le regioni del Nord vantano la maggiore densità di alveari: al primo posto c’è la Lombardia con 136.799 alveari, al secondo posto c’è la regione Piemonte con 113.325 alveari e al terzo l’Emilia Romagna con 104.556. Anche questi dati, in continuo aggiornamento, sono forniti dall’Osservatorio Nazionale del Miele. L’80% – circa 900.000 – degli alveari censiti in Italia è gestito da persone (individui o soggetti giuridici) che hanno fatto dell’allevamento delle api una professione da cui ricavare guadagno.

Formazione e normativa

Sia che si tratti di un hobby o di una professione, fare l’apicoltore richiede necessariamente una formazione specifica oltre che aggiornamento continuo: le innovazioni tecnologiche per la cura e la salvaguardia delle api sono all’ordine del giorno. È fondamentale, inoltre, tenersi informati sui metodi di prevenzione per le nuove malattie, le tecniche di raccolta e le norme legislative che regolamentano la professione.

Infatti, altra cosa dalla quale un apicoltore non può prescindere, è conoscere le normative ed essere edotti su quali permessi e autorizzazioni sono necessari per svolgere l’attività in tutta tranquillità. Conoscere, ad esempio, la procedura HACCP – acronimo della locuzione inglese Hazard Analysis and Critical Control Points, e cioè sistema di analisi dei rischi e di controllo dei punti critici, che consiste in un insieme di procedure che garantiscono la salubrità dei cibi grazie alla corretta conservazione degli stessi e ad accurate misure di prevenzione della contaminazione degli alimenti in tutte le fasi della preparazione – non è solo utile ma addirittura fondamentale.

Parliamo quindi di formazione specifica. Per diventare apicoltore bisogna seguire un corso professionale cui può accedere chiunque poiché non sono richiesti titoli particolari.

È impensabile dedicarsi all’apicoltura senza conoscere perfettamente la materia viva con cui si andrà a interagire, occorrerà dunque conoscere tutto sulle api: dal ciclo di vita alla riproduzione; dalle abitudini al comportamento; i rischi che corrono le api soprattutto a livello ambientale, ma anche per una cattiva gestione o per errori umani, e l’uso errato di pesticidi può tranquillamente rientrare in quest’ultima categoria.
Quello che è certo è che non ci si può improvvisare apicoltori. Sono da considerarsi fondamentali buone basi teoriche per interagire con un essere vivente così delicato e importante per il nostro ecosistema. Il corso professionale di apicoltore dovrebbe fornire le basi di discipline scientifiche come la biologia, l’ecologia e la botanica.

Numerose sono le Associazioni presenti sul territorio nazionale che si occupano di formare adeguatamente nuovi apicoltori con corsi base sia per chi è agli inizi di questa affascinante e difficile professione, sia per chi è già esperto e ha bisogno di aggiornarsi sulle ultime innovazioni tecnico-scientifiche. Ovviamente ogni corso di formazione contempla, oltre la parte teorica, una necessaria quantità di lezioni “sul campo” in senso letterale e pratico.

Al termine della formazione è fondamentale l’affiancamento – almeno per una stagione – con un apicoltore in piena attività. Quello di apicoltore è sì un mestiere che si ruba con gli occhi, ma non prescinde da un’adeguata formazione in aula. Sarebbe opportuno trovare un apicoltore “anziano” che sappia trasmettere il suo saper fare acquisito in anni di esperienza.
Al termine di questo percorso si potrà dare l’avvio alla propria vita da apicoltore con l’individuazione di un luogo adatto, l’acquisto dei materiali necessari e in primis uno sciame.

Ma attenzione! Non è possibile, in Italia, collocare i propri alveari dove si vuole. L’individuazione del luogo richiede il rispetto di alcune regole e – cosa importantissima – è obbligatorio comunicare la georeferenziazione degli stessi alveari. In caso di spostamenti bisognerà ottenere il parere favorevole – e conseguente autorizzazione – del veterinario in quanto la salute delle api è di sua competenza.

Per l’acquisto di uno o più sciami converrà rivolgersi ad apicoltori già affermati, e in qualche modo conosciuti, per evitare il rischio di sciami ammalati. Si sconsiglia vivamente il reperimento di uno sciame in natura poiché la procedura è molto complessa e potrebbe richiedere molto tempo.
Individuato il luogo, possibilmente un terreno o un campo il più possibile riparato ma ben assolato, lontano da smog, inquinamento di vario genere, lontano quindi da centri abitati e ottenuti permessi e autorizzazioni, bisognerà pensare anche a un posto dove eseguire tutte le operazioni per il trasferimento del miele in barattoli; a seconda se si tratterà di occuparsi di una produzione casalinga e per uso personale o se invece saranno le grandi quantità di un’attività commerciale, occorrerà avere a disposizione strutture adeguate dove svolgere tali operazioni su piccola, media o grande scala. Se si è agli inizi, per produrre e vendere miele bisogna necessariamente aprire la Partita Iva. Anche la vendita dei prodotti inoltre richiede permessi e autorizzazioni.

Se l’obiettivo che ci si pone è consumo personale o la messa in vendita dei prodotti, cambieranno i costi: si va da un investimento di poche centinaia di euro per una colonia di api e relative attrezzature (affumicatore, leva, separatore) oltre ai costi di gestione del favo durante l’anno (alimentazione di soccorso, cure in caso di malattie, sostituzione eventuale dei favi) a investimenti di capitali più cospicui se si ha intenzione di entrare sul mercato in maniera più incisiva.

La FAI, Federazione Apicoltori Italiani ci illustra alcune fondamentali regole da seguire per chi intende intraprendere la professione di apicoltore soprattutto se si decide di fare l’apicoltore come lavoro che rappresenti una reale fonte di guadagno.

Per prima cosa bisogna sapere che, in questo caso, si dovrà necessariamente improntare le proprie colonie al nomadismo: bisognerà cioè trasferire periodicamente le proprie api in base alle fioriture. Affinché un’attività possa risarcire degli iniziali investimenti, bisognerà avere un centinaio di alveari se non di più (e, quindi, maggiore impegno economico iniziale).

Le procedure non sono semplicissime soprattutto per chi è alle prime armi, e non s’intende di questi argomenti. Per questo motivo le varie Associazioni nazionali presenti sul territorio mettono a disposizione consulenze, competenze e supporto.

Ci potrebbe essere la possibilità di farsi finanziare dalla CEE per la propria attività di apicoltore (dalla formazione all’acquisto dei materiali etc..), ma per far ciò l’attività deve essere in compartecipazione al 50% con l’amministrazione nazionale competente.

Esistono inoltre incentivi e agevolazioni anche a livello di Comuni o Regioni per chi avvia un’attività di tipo agricolo. Formarsi e informarsi, soprattutto per gli adempimenti burocratici, è importante per ridurre i costi e capire i meccanismi del marketing di settore.

Gli apicoltori, occupandosi delle api in generale, e non solo nelle loro fasi produttive, hanno una grande responsabilità. Le api sono insetti protetti – non solo perché produttrici di miele – e fondamentali per mantenere la biodiversità, è necessario dunque tutelarle il più possibile. Purtroppo inquinamento, cambiamenti climatici, uso di pesticidi, stanno mettendo a dura prova la loro vita. La diminuzione degli sciami e delle api regine rappresenta un grosso danno per l’uomo, tanto che si dice che dal giorno in cui spariranno le api dalla terra in cinque anni ci sarà l’estinzione del genere umano.

Grazie alle innovazioni tecnologiche, come l’utilizzo dei sensori che già da tempo trovano largo impiego nell’agricoltura per controllare la salute dei campi, è possibile contribuire maggiormente alla salvaguardia della specie. Esiste addirittura una startup italiana chiamata “3Bee” che permette un monitoraggio continuo dello stato di salute delle api dando la possibilità di eseguire interventi immediati e risolutivi limitando i danni. Si parla addirittura di creare un database mondiale dove ogni apicoltore potrebbe inserire i dati relativi ai propri alveari e fare così delle inferenze statistiche per prevenire malattie e morte degli insetti.

Alla luce di quanto detto non sorprende che l’Onu, nel 2018 abbia indetto una giornata mondiale dell’ape (20 maggio) per ricordare l’importanza di tale insetto per la nostra ecologia.

C’è da aggiungere che un apicoltore professionale è chiamato a svolgere anche un altro ruolo importante e di grande responsabilità: la disinfestazione. Nel caso sia necessario disinfestare una zona dalle api, ecco che l’unica figura professionale autorizzata a farlo è, appunto, l’apicoltore. Non è possibile ricorrere a ditte specializzate. L’apicoltore interviene in maniera adeguata per non far morire le instancabili produttrici del biondo nettare e trasferirle in un luogo più sicuro dove potrà prendersene cura.

Quanto si guadagna con le api?

Ma fare l’apicoltore può diventare un lavoro concretamente redditizio? Ovviamente per poter avviare l’attività, come abbiamo visto, occorre predisporre un investimento iniziale abbastanza cospicuo. Gli introiti deriveranno non solo dalla produzione e vendita di miele biologico a privati, negozi o industrie dell’alimentazione, ma anche dalla vendita del servizio di impollinazione entomofila, fondamentale per il mantenimento di una varietà di prodotti vegetali commestibili. Inoltre un apicoltore può trarre reddito anche grazie a produzioni meno sviluppate di quella del miele, ma che comunque hanno un loro mercato come: la produzione di veleno d’api, di cera d’api, propoli e pappa reale. Ed è possibile anche guadagnare dalla vendita di sciami o delle sole api regine ad altri apicoltori di recente formazione, interessati a intraprendere tale hobby o professione.

Un aspetto da non trascurare, che pure richiede impegno, pazienza, formazione e perché no un po’ di fortuna, è la parte relativa al marketing, all’immissione e alla diffusione dei propri prodotti nel mercato, al farsi conoscere e comunicare la qualità dei propri prodotti, creare un’immagine affidabile e professionale di sé stessi (o della propria azienda) e della nostra produzione.

Più l’impianto di coltivazione è grande, più si avviano produzioni su vasta scala, maggiori saranno gli introiti, ma va da sé che maggiori saranno anche i costi di avviamento. Sarà utile avvalersi – nel caso non si abbiano le competenze – di un contabile, una figura che ci aiuti a calcolare bene spese e ricavi per evitare, in fase di bilancio, brutte sorprese.

Aziende apistiche, con produzioni annue di circa 150 quintali di miele, possono ottenere, a seconda del tipo di miele prodotto, fatturati fino a centotrentamila euro all’anno. La situazione è molto diversa chiaramente per i piccoli imprenditori, che magari fanno attenzione al biologico e hanno anche una vendita diretta, visto e considerato che il prezzo del miele ha raggiunto se non superato i 12 euro al chilo. Di sicuro chi è agli inizi della professione non riuscirà ad avere subito grossi guadagni poiché si dovranno ammortizzare le spese degli investimenti iniziali, ma se quella di fare l’apicoltore è da sempre stato il sogno nel cassetto, basterà avere passione e pazienza.

In questo lavoro, come in tutti i lavori che dipendono strettamente dall’andamento della natura, delle stagioni ecc. non bisogna avere fretta. I tempi sono lenti, le produzioni seguono il loro ciclo, i loro ritmi, che possono essere incostanti, possono subire brusche impennate o – al contrario – arresti forzati.

Ciò che alla fine premia è la qualità dei prodotti ottenuti e la soddisfazione di aver contribuito, guadagnando bene, a preservare l’ambiente e la vita di queste preziose operaie e del nostro pianeta.

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