Professione: animatore feste per bambini

Il mondo del lavoro è in continua evoluzione, nuove professioni prendono spazio, lavori che fino a qualche decennio fa non erano contemplati o erano considerati semplicemente dei “lavoretti”, qualcosa di molto lontano dal “mondo del lavoro” vero e proprio (locuzione che evoca all’istante toni seriosi e grevi), dalla scelta di qualcosa di voler fare da grandi.

Complici genitori sempre più indaffarati, famiglie sempre più distratte e bambini sempre più stimolati e incontentabili, la professione di animatore per bambini per feste di compleanno, ma non solo, negli ultimi anni è diventata una professione molto ricercata.

Sì, oggi, quella di animatore per feste per bambini è una professione in piena regola che richiede competenze, impegno e che può offrire sbocchi professionali interessanti e guadagni dignitosi.

C’è mercato per gli animatori per bambini?

Basta fare un giro sul web, digitare “animatore feste bambini”, e ci si può subito rendere conto della grande offerta che c’è: associazioni e agenzie offrono operatori specializzati che permetteranno ai bambini di passare un pomeriggio diverso, divertente e ai rispettivi genitori di trascorrere alcune ore spensierate, certi di aver affidato i propri figli a personale qualificato.
Infatti se l’offerta è così ampia vuol dire che la domanda è altrettanto ampia.

I bambini hanno bisogno di qualcuno che li aiuti ad auto-organizzare le loro idee creative, che li supporti, li stimoli. Ma il lavoro dell’animatore non è solo questo. Le feste per bambini diventano momenti aggregativi anche per gli adulti che non hanno più tempo, né spazio, per incontrarsi e stare insieme. Ecco allora che la presenza di animatori che prendano in carico i loro figli, garantisce agli adulti uno spazio e un tempo per conoscersi, confrontarsi, chiacchierare spensierati, senza doversi preoccupare della buona riuscita della festa organizzata.

Rivolgersi a personale specializzato soddisfa, infatti, entrambe queste esigenze: i bambini avranno uno o più adulti che dedicheranno loro tempo e attenzione affinché non si annoino, passino del tempo insieme, e divertendosi in tutta sicurezza. Allo stesso tempo le mamme e i papà potranno godersi la festa, senza avere il pensiero di dover stare attenti ai propri bambini o sforzarsi di escogitare giochi adatti a tutti, o essere sempre attenti che non si facciano male, che non litighino tra loro, che tutti mangino qualcosa.

Con poche centinaia di euro (ma i prezzi, come vedremo, variano in base a una serie di fattori) avremo bambini felici e genitori soddisfatti.

Ma chi pensa che fare l’animatore per feste sia “un gioco da ragazzi”, sbaglia di grosso.

Le competenze e i requisiti necessari

L’animatore per feste per bambini, data la particolare fascia di utenza cui si rivolge, richiede impegno, responsabilità, creatività, pazienza, capacità di mettersi in gioco (e non solo di giocare). Saper giocare e far divertire i bambini non è una cosa che può fare chiunque. Non si tratta di vocazione (anche se “amare i bambini” è già un bon punto di partenza). Non è un lavoro che può essere improvvisato.

Se non si hanno necessarie competenze e idonei strumenti diventa un lavoro che può in breve tempo logorare e favorire l’insorgere del burn-out (letteralmente bruciarsi l’operatore). Anche se fare l’animatore non fa parte di quelle che vengono definite professioni di cura, in qualche modo lo diventa: giocare e aiutare i bambini a giocare, è un modo di prendersi cura di loro, del loro tempo, e – indirettamente – del loro sviluppo cognitivo e sociale.

In quanto tale, l’animatore per bambini è un lavoro che implica non poche responsabilità, prima fra tutte, tutelare e vegliare sulla sicurezza dei bambini e sulla loro incolumità fisica. I bambini, soprattutto in gruppo, non sempre hanno un’esatta percezione del senso del pericolo e potrebbe capitare di organizzare giochi che involontariamente possono recare danno soprattutto a quelli più piccoli. La presenza di un animatore riduce di molto la possibilità che avvengano incidenti di questo tipo.

Altra responsabilità è la buona riuscita della festa e cioè la capacità di coinvolgere tutti i bambini presenti e non farli annoiare. Non è detto che a una festa tutti i partecipanti abbiano la stessa età: ci sono sempre i fratellini più piccoli, o il cugino un po’ più grande. Essere in grado di coinvolgere tutti i presenti proponendo giochi e attività che possano interessare i piccoli invitati è una grande dote per chi vuole fare dell’organizzare attività ludico-ricreative un lavoro serio che può dare molte soddisfazioni.

Sicuramente per fare questo lavoro occorrono alcune abilità particolari. Lavorare con i bambini non è una professione per tutti. Intanto non basta essere spigliati, simpatici e creativi. O meglio sono ottime condizioni di partenza. Occorre sì essere socievoli, ma bisogna anche essere in grado di far socializzare, essere capaci di lavorare in gruppo, avere spiccate capacità performative, espressive, comunicative, essere in grado di risolvere problemi (anche se le capacità di problem-solving sono trasversali a moltissime professioni). Altre caratteristiche di un buon animatore per bambini è sicuramente la pazienza, la disponibilità all’ascolto, l’empatia e la sensibilità. E non ultima, la capacità di prevedere le conseguenze di un’azione con la giusta dose di allerta. Persone con caratteristiche di personalità di tipo ansioso, però, non sono i migliori candidati per fare questo lavoro e, in generale, è difficile che possano svolgere con serenità qualunque lavoro con i bambini.

Un altro punto su cui è necessario soffermarsi, è sfatare il mito secondo cui tutto ciò che riguarda i bambini sia ad appannaggio femminile: a scegliere di lavorare nel campo dell’animazione per bambini sono sia uomini che donne, a differenza della professione di educatore; statisticamente, ad esempio, nei nidi e nelle scuole materne c’è una predominanza femminile, forse da ricercarsi nell’archetipico ruolo femminile di accudimento mentre quello maschile incarna meglio aspetti più ludico-ricreativi.

Parlando della figura degli educatori, evidenziamo a tal proposito la netta differenza tra la figura di animatore per bambini e quella di educatore. Quella di educatore professionale è una qualifica ben precisa che si ottiene dopo uno specifico percorso di formazione universitaria, corredata da tirocini pratici. L’educatore professionale opera maggiormente nelle scuole, nidi e materne, e come si può dedurre dal significato etimologico del termine educare, e-ducere, vuol dire condurre fuori, guidare, aiutare a esprimere le potenzialità dell’individuo, del bambino. Ciò implica rivestire anche un ruolo normativo non paragonabile alla capacità che in ogni caso un buon animatore deve possedere per far rispettare le regole durante i giochi di gruppo e a squadre.

Un educatore ha una conoscenza approfondita della psicologia dell’età evolutiva, di metodi e buone pratiche per svolgere al meglio il ruolo che è chiamato a rivestire, oltre a una propria etica e deontologia professionale, e opera maggiormente in ambito scolastico e formativo.

Dunque le figure professionali di educatore e animatore non sono sovrapponibili, anche se le due figure professionali, in relazione all’area ludico-ricreativa, talvolta sembrano svolgere lo stesso lavoro; quello che cambia sono gli obiettivi, e le responsabilità che ogni figura è chiamata ad assumersi.

Anche se la differenza è sostanziale, ciò non toglie che – soprattutto alla luce di quanto evidenziato fino ad ora, soprattutto riguardo le responsabilità – fare l’animatore per bambini implica competenze specifiche dalle quali, chi decide di intraprendere questo tipo di percorso lavorativo, non può prescindere. Tali competenze possono essere acquisite tramite un percorso di formazione specifica.

Chi decide di lavorare con i bambini, anche se l’obiettivo è “semplicemente” farli giocare deve avere un’adeguata preparazione, e non solo relativamente ai giochi da fare – che devono essere al passo con i tempi (soprattutto relativamente ai personaggi dei cartoni animati o dei giochi in commercio) sebbene ci siano alcuni giochi che sono degli ever-green e che hanno divertito e continuano a divertire generazioni di bambini.
Un buon animatore deve innanzitutto avere una conoscenza abbastanza chiara del target con il quale va a operare. La preparazione di un animatore non può prescindere da alcune basi di psicologia dell’età evolutiva. Considerando che di solito la fascia d’età interessata da iniziative legate alla professione di animatore sono bambini di età compresa tra i due e i dodici anni, è fondamentale per un animatore avere delle nozioni di psicologia evolutiva, relativamente al gioco nelle diverse fasce d’età: un bambino di dieci anni non si diverte con le stesse cose che divertirebbero un bambino di due anni. Senza scomodare Piaget, uno dei più insigni teorici della psicologia evolutiva, e senza dover conoscere a menadito tutte le teorie Winnicottiane sulla funzione che svolge il gioco nello sviluppo cognitivo del bambino, è però necessario avere delle nozioni di base anche su questi argomenti.

Numerosi sono i corsi che forniscono un’adeguata preparazione, i cui programmi prevedono lezioni teoriche di Psicologia dell’Età Evolutiva e dello sviluppo del bambino, ma anche un approfondimento sulle disabilità o problematiche riscontrabili di frequente nell’infanzia come i disturbi dello sviluppo o sindromi legate alla difficoltà di tenere l’attenzione, ad esempio la sindrome ADHD (acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder), meglio conosciuta come Disturbo dell’Attenzione e Iperattività. La gestione di uno o più bambini con caratteristiche di questo tipo è molto delicata e un bravo animatore per bambini non può ignorare alcuni concetti base. Altro argomento d’interesse per diventare un animatore per feste per bambini sono le dinamiche di gruppo: un animatore si trova ad agire sempre in contesti gruppali e conoscere il funzionamento dei gruppi e avere degli strumenti per gestire o modulare alcune problematiche talvolta inevitabili che si vengono a creare all’interno di essi è fondamentale. In questi corsi di formazione vengono insegnate inoltre le tecniche di animazione, come organizzare giochi (di solito giochi a squadre o di gruppo per facilitare la socializzazione) e laboratori creativi (usando ad esempio materiali di riciclo), come organizzare feste di compleanno, ma anche feste a tema, feste in maschera (dove fondamentale è avere il materiale e l’abilità di truccare i bimbi) e in generale, come organizzare l’intrattenimento dei bambini durante eventi dedicati di solito agli adulti. Un buon corso fornisce anche le basi per il pronto intervento pediatrico PBLS (Pediatric – Basic Life Support) con rilascio di attestato. Infine, un bravo animatore per bambini deve anche essere in grado di elaborare semplici progetti ludico-ricreativi e socio-educativi a seconda dell’ambito nel quale andrà ad operare. Ovviamente tutti i corsi dovrebbero rilasciare un regolare attestato e – in caso di tirocini pratici – anche l’attestazione delle ore svolte.

Parliamo di ambiti differenti poiché la professione di animatore per bambini non si realizza solo nell’ambito delle festicciole private in famiglia o presso appositi locali. Come dicevamo all’inizio, infatti, la figura di animatore di feste per bambini ha perso da tempo l’alone di “lavoretto” estivo per ragazzini in cerca di guadagnare qualche soldino per l’estate, o di studenti che cercano di sbarcare il lunario o per pagarsi gli studi o mettere da parte i soldi per il motorino. Se svolto con impegno e costanza tale lavoro può portare sbocchi professionali interessanti con biblioteche, ludoteche, parchi, centri estivi, campi scolastici ma anche per progetti di più ampio respiro proposti, ad esempio, da Comuni e Municipi, di solito nel periodo estivo, per dare “sollievo” alle famiglie quando la scuola finisce.

Le diverse figure dell’animatore per bambini

Tra i vari ambiti di utilizzo di tale figura professionale, c’è anche l’animatore turistico, che pur avendo delle caratteristiche in comune con l’animatore per bambini, non è una figura a esso sovrapponibile a tutto tondo. L’animatore turistico opera in contesti ristretti: non solo villaggi turistici ma anche hotel, spiagge, navi da crociera, resort, ed è praticamente sempre in servizio, si occupa dell’intrattenimento dei clienti dal risveglio a notte fonda, organizza tornei, feste, spettacoli teatrali e/o musicali, organizza perfettamente il tempo libero dei turisti. Tra gli animatori turistici ci sono però quelli specializzati per l’intrattenimento dei bambini.

Gli animatori turistici lavorano di solito in gruppo, con un responsabile degli animatori a capo del gruppo, mentre l’animatore per bambini può operare da solo o in piccolo gruppo (2-3 collaboratori in base al numero di bambini) e si occupa di organizzare attività tipiche da villaggi turistici: la caccia al tesoro, piccoli spettacoli teatrali o musicali, gare di ballo e di canto, giochi sulla spiaggia per i più piccini e altro.

Altra importante differenza da sottolineare è quella tra l’animatore per bambini e l’animatore sociale. La parola “sociale” stessa ci porta in ambiti di intervento più specifici: area socio-culturale, socio-educativa e area assistenziale e sanitaria. Qui il bagaglio di competenze deve essere di altro tipo, fermo restando la capacità di lavorare con i gruppi e intrattenere, ma anche prevenire o lenire un disagio e di operare in contesti particolari, con bambini, come ad esempio nelle case-famiglia per minori, nei reparti pediatrici degli ospedali. Gli animatori sociali possono operare in collaborazione con Enti e con i Servizi (ASL) presenti sul territorio e svolgono di solito un lavoro d’equipe con altre figure professionali (psicologi, assistenti sociali o mediatori culturali).

Per un animatore per bambini il tipo d’impegno è variabile. Dipende dal tipo di disponibilità e dall’ambito di azione. Si va dalle poche ore pomeridiane (due, tre) una tantum per le feste, a un impegno fisso dalle 4 alle 8 ore al , dal lunedì al venerdì, nei centri estivi, fino a occupare anche l’intero week end se si fa animazione presso lidi attrezzati e stabilimenti balneari durante la stagione estiva. La professione di animatore per feste per i bambini sta via via ampliando le sue aree d’intervento. Oltre a essere chiamati dai genitori, per feste private, ormai quasi tutti i ristoranti – durante cerimonie come pranzi di matrimonio o altre manifestazioni – forniscono, incluso nel prezzo, il servizio di animazione per bambini, comprensivo di un menù pensato ad hoc per loro.

Quanto si guadagna un animatore di feste per bambini?

Per quanto riguarda gli introiti, ci sono differenze in base al fatto che ci si muova individualmente, come ditta privata per intenderci (e ciò comunque comporta rilasciare regolare ricevuta di prestazione d’opera o fattura) o stipendiati da terzi.

I costi sono orari – si va dai 25 ai 50 euro l’ora se si è “dipendenti” di un’agenzia o di una associazione la quale oltre a fornire una assicurazione, dovrebbe fornire tutti i materiali necessari. Il kit del perfetto animatore comprende ad esempio: palloncini, trucchi, microfoni, musica, stereo, colori, giochi, parrucche ecc.

Molte agenzie e associazioni offrono pacchetti completi dove, con l’animazione per i bambini forniscono anche il luogo per la festa (se dotato di gonfiabili anche meglio), il catering e il trasporto per fare in modo che i genitori non debbano pensare a nulla. In questi pacchetti completi niente è lasciato al caso: dall’accoglienza dei piccoli partecipanti, alla pausa per far mangiare i bambini; dai giochi a premi, ai giochi a squadre per sollecitare una sana competizione, a quelli musicali fino al momento più importante per il festeggiato: la torta e l’apertura dei regali.

Di solito questo momento è enfatizzato dalla presenza di personaggi famosi del mondo delle fiabe o dei cartoni animati: non di rado la torta potrebbe essere portata da Topolino o la festeggiata potrebbe scartare i regali seduta sulle ginocchia di una LOL con Cenerentola che passa i pacchetti.

Le possibilità di guadagno si amplificano ovviamente se ci si presenta come ditta individuale, ma bisogna comunque prevedere le spese per i materiali e quelle fiscali. Alle competenze legate alla professione, in questo caso, bisogna sfoderare anche buone doti di marketing e farsi pubblicità. Il passa-parola funziona molto anche in quest’ambito. Conviene quindi accontentare il cliente e, i bambini che – si sa – sono i più esigenti tra i clienti.

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