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Professione analista finanziario: lo specialista degli investimenti in azienda

Tutte le aziende si reggono in piedi con un complessissimo meccanismo di contrappesi e di attività, che devono perfettamente bilanciarsi una con l’altra per massimizzare i risultati. Ogni singola parte costitutiva dell’attività deve funzionare come un ingranaggio: il team deve essere formato e competente, il management attento e preciso, il reparto produttivo rapido e di qualità. 

Se vogliamo considerare l’azienda come un essere vivente, la sua respirazione non è dovuta ai polmoni ma all’indotto: cioè alla quantità di denaro che può ricavare dalla propria attività. Chi si occupa dell’indotto e delle sue possibilità di impiego è l’analista finanziario, la figura che si dedica a queste valutazioni e suggerisce come un consigliere la proprietà sui giusti investimenti. 

In questa guida a questa affascinante professione parleremo di tutte le mansioni e i compiti dell’analista finanziario, dei suoi guadagni medi in Italia e all’Estero, delle competenze che deve maturare e dei percorsi di studio più consigliati.

Le funzioni dell’analista finanziario

Iniziamo elencando le principali mansioni e funzioni dell’analista finanziario, la struttura su cui si deve basare tutto il suo percorso di formazione e le proprie attività quotidiane. 

I punti più rilevanti sono essenzialmente cinque: 

  • Deve verificare quale sia la situazione del patrimonio e delle finanze dell’azienda per cui lavora: analizza da dove arrivano gli incassi, quanto possono essere massimizzati, in quali investimenti è più saggio impiegarli
  • Stila il bilancio aziendale, tenendo conto di tutti gli aspetti: da quello delle risorse umane a quello delle vendite, dai valori immobiliari a quelli mobiliari (per esempio i titoli e le azioni di borsa). Durante questa fase del lavoro, l’analista finanziario dovrà consultarsi con i molti altri professionisti presenti in azienda, per esempio con il reparto di contabilità. 
  • Gestisce i rapporti con le banche: fa da referente agli istituti di credito, verifica che tutte le procedure attive si stiano svolgendo correttamente e nei tempi previsti, cura gli interessi economici dell’azienda per cui lavora
  • Pianifica l’asset allocation, cioè decide in quali investimenti e in quale momento è più utile investire per massimizzare i guadagni dell’azienda
  • Redige il business plan, cioè la pianificazione delle spese e degli incassi dell’azienda. Il business plan è lo scheletro su cui tutte le attività quotidiane devono assemblarsi, e specie nei primi anni di vita di un’azienda è fondamentale che sia curato fin nei più minimi dettagli (vogliamo infatti ricordare che meno di ⅓ delle aziende sopravvive oltre i primi 18 mesi di attività: un piano di investimento solido è generalmente uno degli step più essenziali per garantirsi un buon posto sul mercato a lungo termine)

Come vedi e puoi ben immaginare, il lavoro dell’analista finanziario è estremamente pervasivo: nonostante la maggior parte di loro siano dipendenti, gli è richiesto un ampio numero di ore di lavoro e una grande cura e attenzione ai dettagli. Come in tutte le mansioni manageriali e gestionali, di solito il lavoro non rimane confinato in ufficio: se intendi introdurti in questa carriera dovrai tenere conto dei forti livelli di impegno e di gestione dello stress che ti saranno richiesti per svolgere bene il tuo compito. 

In effetti, per le mani dell’analista finanziario passa la sopravvivenza dell’azienda: una scelta errata o compiuta in modo improprio e senza valutare i possibili rischi rischia di causare ingentissime perdite. Inevitabilmente, questo carico di responsabilità crea grandi aspettative sulle spalle del professionista scelto per il ruolo. 

Le competenze più importanti per un analista finanziario

Come in tutte le professioni, anche in quella di analista finanziario sono necessarie sia hard skills (misurabili, per esempio attraverso corsi universitari e master, test e qualifiche) sia soft skills, cioè capacità non misurabili, più collegate al comportamento e all’attitudine personale. Le analizzeremo separatamente per vedere insieme come si combinano. 

Le hard skills necessarie ad un analista finanziario

Le più importanti competenze misurabili dell’analista finanziario sono: 

  1. Una conoscenza rigorosa e sempre aggiornata di tutte le legislazioni fiscali, tributarie e doganali. Per rispettarle accuratamente è fondamentale rimanere sempre aggiornati sulle modifiche, spesso improvvise ed estemporanee. Se l’azienda cura rapporti con l’estero è necessario essere a conoscenza anche dei punti fondamentali delle legislazioni di questi paesi
  2. Solide basi riguardo i sistemi informatici e la compravendita online. Negli anni il mercato azionario si è sempre di più spostato su Internet, dunque l’analista dovrà conoscere gli strumenti e le piattaforme più utili e sicure per effettuare questi acquisti e queste vendite
  3. Un eccellente livello linguistico: sicuramente in inglese, ma ancor più preferibile se esteso alle lingue delle nazioni con cui l’azienda ha più contatti, così da massimizzare la chiarezza ed incentivare i contatti. 
  4. Ottime qualità di analisi di bilanci, andamenti e rendimenti: ovviamente, questa è la competenza più fondamentale. Con pochi dati alla mano e una limitata quantità di tempo l’analista deve essere in grado di fornire un quadro chiaro ed esauriente ai propri clienti

Tutte queste capacità si sviluppano sia con il percorso di studio, di cui parleremo successivamente, sia con l’esperienza sul campo. 

Le soft skills utili all’analista finanziario

Le competenze morbide (o soft skills) non sono misurabili come quelle dure: non esistono corsi di formazione, attestati, lauree o livelli di competenza come quelli usati per le lingue straniere per accertarne la presenza o la qualità. Sono però altrettanto vitali nello svolgimento di tutti gli impieghi, perché contribuiscono a creare un clima favorevole sul posto di lavoro e a sviluppare il giusto mindset per svolgere il proprio ruolo. 

Le soft skills più importanti per un analista finanziario sono: 

  • Capacità relazionali e di contrattazione: facendo da intermediario tra gli interessi dell’azienda e altri attori (clienti, investitori, banche) dovrà saper creare un clima favorevole e che cerchi una mediazione tra le necessità delle parti
  • Altissime capacità di resistenza allo stress e di soluzione rapida dei problemi: è inevitabile che quando si gestisce un grosso portafoglio e questioni molto delicate come quelle economiche e finanziarie si avverta molta pressione sul proprio compito. L’analista deve saper gestire la preoccupazione e non trasmetterla ai propri clienti o calare la qualità del proprio operato. Se si dovesse verificare qualche difficoltà, sempre in agguato e non sempre prevedibile, è necessario che trovi in fretta soluzioni di contenimento dei danni
  • Capacità di sintetizzare e semplificare le proprie analisi: i dati con cui l’analista finanziario ha a che fare quotidianamente sono tantissimi ed estremamente complessi. È raro che il proprio titolare sia formato quanto lui sul tema: quindi, per indirizzarne le scelte e fornirgli tutti gli strumenti utili sarà vitale che sappia tradurre in un modo comprensibile ed intuitivo gli esiti delle proprie analisi

Tanti investimenti, tante specializzazioni

Come in tutte le professioni, anche in quella dell’analista finanziario esistono numerose specializzazioni possibili. Tendenzialmente, i professionisti che dedicano la propria formazione ad un settore specifico anziché ad uno generale godono di una più elevata reputazione e possono avanzare richieste più ampie sul proprio compenso. 

Alcuni analisti finanziari si dedicano in modo quasi totale all’analisi dei dati: incrociando le notizie che ricevono da tutti gli istituti di credito, dalle borse e dagli andamenti periodici, possono stilare piani estremamente dettagliati sulle possibilità di crescita o di calo di un certo titolo o una certa azienda. 

Altri decidono che la propria vocazione è più legata all’analisi di quei dati per sviluppare piani di investimento personalizzati: se i primi guardano in modo globale al mercato, i secondi si dedicano più approfonditamente a sviluppare una strategia da suggerire ai propri clienti. 

A seconda della formazione e della curiosità personale si potrà essere più affascinanti dalla gestione del budget: in questo caso si sarà davvero calati nella realtà quotidiana dell’azienda, che dovrà essere suggerita in tutti i passaggi di spesa e di guadagno per massimizzare i propri incassi. Chi si occupa di questo settore è tendenzialmente responsabile della compilazione del business plan e lavora a più diretto contatto con le specifiche esigenze temporanee o continue dell’azienda. 

Nulla vieta però di costruirsi una formazione piuttosto generica, che può essere facilmente posizionata nei settori più rilevanti per una certa azienda in un dato momento storico, conferendo grande versatilità al ruolo. La maggior parte degli analisti finanziari di successo inizia così: come osservatori globali e collettivi di tutte le attività finanziarie delle aziende per cui lavorano. Mano a mano, con il corso del tempo, svilupperanno maggiori e migliori competenze in un certo settore e potranno decidere di avvicinarsi a quella tematica. 

Nulla vieta, ovviamente, dopo molti anni di carriera, di dedicarsi alla formazione: sempre nuovi analisti finanziari avranno bisogno di mentori e persone con grande competenza che insegnino loro i segreti del mestiere. 

La giornata tipo dell’analista finanziario

Vediamo ora come si concretizzano, in una giornata media, le attività dell’analista finanziario in azienda. 

Gran parte del lavoro quotidiano sarà costituito dall’analisi di dati. Dovrà verificare l’andamento delle azioni scelte come investimento, verificare -se l’azienda è quotata in borsa- come si stiano comportando i titoli, paragonare e raffrontare nuove proposte di investimento, di acquisto e di vendita, cercando di analizzare e sviscerare i possibili livelli di rischio

Passerà poi a gestire ed analizzare il budget intrinseco dell’azienda: per cosa sta venendo impiegato? La pianificazione si sta rivelando corretta o ha bisogno di qualche aggiustamento? il budget copre con sufficiente agio tutte le attività o è necessario rivalutarne la distribuzione? I rendiconti delle spese sono in linea con i piani stilati periodicamente? Ci sono stati incassi più o meno numerosi di recente? Dovuti a quali aspetti? 

A tutte queste azioni deve seguire un quasi quotidiano aggiornamento dei clienti. La proprietà dell’azienda deve essere messa a parte di ogni dettaglio, ogni movimento e decisione, così da scegliere come investire il proprio budget in modo profittevole. L’ultima parola spetta ovviamente al cliente, ma un ottimo analista finanziario saprà come indirizzare opportunamente la scelta delle persone che assiste come un consigliere. Capita non di rado che i proprietari facciano un reale affidamento sulle sue competenze e capacità, specie per gli argomenti in cui sono meno immersi: sicurezza e capacità di contrattazione sono doti fondamentali per svolgere in modo consono questo mestiere. 

I percorsi di studio

La via più comune per arrivare all’impiego da analista finanziario è quella di un corso universitario combinato 3+2: prima una laurea triennale in Economia e Commercio, poi una specializzazione biennale in Analisi finanziaria

La prima laurea consente di avere un quadro generale di molti settori, materie e discipline che torneranno senza dubbio utili in una carriera più avanzata: matematica, diritto, economia dura, storia, statistica. La versatilità del ruolo dell’analista finanziario passa anzitutto dalla dinamicità delle proprie competenze, sempre adattabili alle novità e ai singoli contesti. 

Dopo la laurea magistrale sarà necessario pensare ad un percorso post-laurea. Le alternative sono diverse: 

  • Il master
  • Il dottorato, o PhD 
  • Il tirocinio. Spesso quest’ultimo è il più utile, perché con un tirocinio l’aspirante analista finanziario può subito iniziare a misurarsi con le competenze che gli sono richieste, i ritmi di lavoro, le necessità delle aziende. In questo caso, una solida esperienza sul campo vale forse più di ogni titolo. 

La carriera di analista finanziario richiede un’attitudine allo studio e all’approfondimento che non termina con il conseguimento di un titolo prestigioso. Praticamente ogni giorno di carriera sarà da considerare al pari di un corso intensivo. Molte aziende richiedono la partecipazione a corsi di aggiornamento periodici, che possano tenere il professionista sempre in pari con le novità a disposizione del cliente. 

La delicatezza del ruolo richiede anche moltissima etica professionale e sensibilità: è possibile trovarsi di fronte ad esiti equivoci o a bivi di possibilità, e sarà cura dell’analista suggerire la via di intervento migliore e che più si adatta ai Codici di Condotta proposti dalle autorità, specie da AIAF (Associazione Italiana Analisti Finanziari). 

La crescita: dove porterà la mansione di analista finanziario?

Dopo qualche anno di carriera, acquisite le competenze più significative, è naturale chiedersi: “Dove mi porterà la mia carriera? A quali obiettivi ambisco?”

Tendenzialmente, le scelte si riducono a tre possibilità: 

  1. Acquisire sempre maggiori abilità per passare dal reparto operativo a quello gestionale, cioè diventare uno dei manager che cooperano per curare l’aspetto finanziario dell’azienda. La più alta qualifica ottenibile in questo settore è quella di Chief Financial Officier (o direttore finanziario)
  2. Aprire una propria società di investimento: anziché mettere la propria esperienza al servizio di un’azienda cliente, è possibile reinventarsi e decidere di aprire un proprio piano di investimento
  3. Iniziare a lavorare in proprio. Tendenzialmente quello di analista finanziario è un lavoro che viene svolto per singole aziende dietro un’assunzione, ma non mancano consulenti che preferiscono spaziare e avere contatti con numerosi clienti e lavorare da liberi professionisti. Ovviamente questa scelta espone ai naturali e congeniti rischi del lavoro da freelancer

La scelta dipenderà da moltissimi fattori. Alcune persone sono per natura più portate di altre allo spirito imprenditoriale e dopo qualche anno di carriera potrebbero iniziare a sentire stretto il ruolo di dipendenti. Altri, con più spiccate potenzialità di stabilizzazione della carriera, preferiscono puntare su una singola azienda per scalarne i vertici. 

Nessuna delle scelte è corretta o errata in partenza, perché ad ognuna corrispondono diverse responsabilità e necessità. Prima di scegliere, in qualsiasi caso, è però necessario accertarsi della propria effettiva competenza e avere basi più che solide per proseguire, specie se si intende allargare il proprio raggio d’azione nel mondo dell’autonomia. 

Quanto guadagna un analista finanziario? 

Passiamo ora a parlare dei guadagni medi di un analista finanziario. Per la nostra analisi dobbiamo tenere conto di moltissimi aspetti che possono incidere sulla valutazione: 

  • In quale paese il professionista opererà
  • Quanti sono gli anni di esperienza già maturata
  • Se sono previsti bonus e commissioni sul contratto
  • Quante lingue parla fluentemente, quali software è in grado di controllare, se è disposto a muoversi per trasferte
  • Quanto è specializzato in un settore particolare: tendenzialmente, più lo è, più può avere capacità contrattuale sul proprio compenso

Mediamente, lo stipendio base di un analista finanziario junior parte da 23.000 euro l’anno.

Si tratta di uno stipendio destinato comunque a crescere: a metà carriera potrà arrivare circa a 45/50.000, fino agli ultimi anni della professione, in cui potrebbe salire fino ad oltre i 90.000. A questa valutazione vanno aggiunti i bonus e le provvigioni: sommando questi valori, il più alto tasso di oscillazione porta lo stipendio ad essere compreso tra i 27 e i 130 mila euro l’anno. 

Mettiamo ora a paragone i compensi di un analista finanziario con quelli di un professionista che opera in un campo simile, ma non identico. A parità di esperienza, possiamo sintetizzare dicendo che: 

  • Un analista finanziario guadagna tra i 27 e gli 80 mila euro l’anno
  • Un analista del credito guadagna tra i 32 e i 61 mila euro l’anno
  • Un analista di mercato guadagna tra i 19 e i 45 mila euro l’anno
  • Un consulente finanziario o di investimento guadagna tra i 38 e gli 82 mila euro l’anno
  • Un fund manager guadagna tra i 34 e i 73 mila euro l’anno
  • Un CFO (Chief Financial Officier) guadagna tra i 60 e i 160 mila euro l’anno

Come è chiaro, ad un così elevato numero di responsabilità fondamentali per l’azienda corrisponde uno stipendio davvero importante. Nulla è però conferito gratuitamente: il lavoro dell’analista finanziario è un impiego duro, emotivamente e psicologicamente, e che deve ripagare numerosissimi anni di studio e di maturazione dell’esperienza. 

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