Lavoro e università: come orientarsi

L’università è ritenuta una delle porte principali verso il mercato del lavoro. Una grande parte del futuro lavorativo di ognuno di noi viene indirizzo dalla scelta della propria carriera scolastica, e universitaria in particolare.
Ma quindi quali sono le connessioni tra lavoro e università, e come si comportano gli atenei italiani in questa specifica situazione.
Vediamo, attraverso una panoramica quali sono le dinamiche che intrecciano mercato del lavoro e offerta formativa universitaria.

Orientamento universitario


Come accennato in precedenza, la parte di orientamento è fondamentale per indirizzare la propria scelta formativa, che avrà in seguito risvolti decisivi sulla propria carriera lavorativa.
Prima di scoprire quali sono gli orientamenti più comuni, vediamo con attenzione i dati che li influenzano.

I dati delle università


Gli atenei italiani hanno vissuto lunghi anni di crisi per quello che riguarda le iscrizioni di nuovi studenti. Se fino al 2003 il trend era sempre stato positivo, da quella data si è assistito ad un calo costante che ha portato ad un record negativo nel 2013. Si stima che in questi 10 anni le università italiane abbiano perso mediamente il 20% delle nuove immatricolazioni. Dai 337mila iscritti si è passati ad un numero inferiore ai 270mila. L’inversione di tendenza è stata visibile a partire dal 2014, con un timido 1,9% di incremento delle nuove matricole.
Chiaramente ai fini della formazione e dell’orientamento lavorativo il dato più interessante è quello relativo alla scelta della facoltà. Questo ci restituisce un quadro generale delle carriere e competenze che potrebbero essere le più comuni in un futuro prossimo.
Secondo un recente studio dell’ufficio statistica del MIUR, questa è la classifica delle 10 facoltà più scelte dagli studenti italiani secondo il numero di iscritti attuali:

Economia

Prima la facoltà di economia che viene scelta dagli studenti italiani per tutto quello che ruota attorno ai temi economici che durante gli anni crisi hanno visto crescere la loro importanza, anche nel sentire comune della gente.

Ingegneria

Al secondo posto delle facoltà più scelte troviamo ingegneria, che deve la sua popolarità alla tendenza di scelta verso le facoltà più tecniche e scientifiche. Una tendenza in crescita ma anche come vedremo deve ancora trovare una spinta decisiva.

Giurisprudenza

Giurisprudenza si può considerare una facoltà sempre verde, che attira ogni anno un discreto numero di iscritti. Ovviamente la scelta è dettata anche dal fatto che mediamente una facoltà come questa garantisce una situazione salariale migliore nello sviluppo della carriera lavorativa.

Lettere

Tra le facoltà umanistiche lettere è quella che regge meglio. Nel contesto di un calo generalizzato delle facoltà non prettamente scientifiche, la resistenza di lettere è dovuta perlopiù alla grande varietà di ambiti a cui può associarsi una laurea di questo tipo.

Medicina

Il quinto posto di medicina sorprende un pochino, per una facoltà che godeva di grande popolarità negli anni passati. Sicuramente lo sbarramento del numero chiuso incide non poco sul calo. Gli effetti non hanno tardato a dimostrarsi evidenti, tant’è vero che in più di un caso è stato lanciato l’allarme relativo alla mancanza di personale.

Scienze matematiche fisiche e naturali

In totale tendenza con l’aumento della scelta di facoltà scientifiche, questo corso di laurea sta vedendo aumentare sempre più il proprio bacino di iscritti. Merito anche delle nuove frontiere del lavoro che grazie alla digitalizzazione sempre più diffusa hanno portato le scienze, matematiche soprattutto, ad avere sempre maggiore importanza ai fini del possibile sbocco lavorativo.

Scienze della formazione

Resiste l’apporto di scienze delle formazione, nonostante il mercato del lavoro nell’ambito dell’educazione non stia attraversando un momento florido. La sua importanza è destinata ad un fisiologico calo nei prossimi anni, anche a causa della curva demografica in costante discesa nel nostro paese.

Scienze politiche

Una facoltà che come lettere o giurisprudenza possiamo definire sempre verde, con un bacino di iscritti che, seppur in calo, mantiene un livello discreto.

Architettura

Anche questa facoltà mantiene sempre un buon livello di appeal nei confronti dei giovani studenti. L’applicazione diversificata di un laurea in architettura, non solo nel campo della costruzione ma anche nelle nuove frontiere della certificazione energetica e simili, ha contribuito a mantenere il livello di nuovi iscritti in linea di galleggiamento.

Farmacia

L’ultima della top ten delle facoltà più scelte dagli studenti italiani è un classico, che ha visto una discreta crescita commisurata al fisiologico calo della facoltà di medicina di cui diventa spesso la naturale alternativa.

Percorsi di orientamento

Per favorire e bilanciare il numero di iscritti, e anche per provare ad incontrare la domanda di lavoro che il mercato sottopone agli atenei, le università italiane svolgono percorsi di orientamento, concepiti principalmente per aiutare lo studente verso una scelta più consapevole.
Portiamo alcuni esempi per capire meglio quali offerte di orientamento vengono messe in pratica.


Ca’Foscari, l’università di Venezia, mette ad esempio in atto un processo di orientamento volto già agli studenti dell’ultimo e penultimo anno di scuola superiore, con un’iniziativa denominata scuola estiva di orientamento. A questo indirizzo si possono compilare i bandi per assicurarsi uno dei 50 posti a disposizione per un evento che si terrà dal 15 al 19 Luglio presso le aule dell’ateneo veneziano.


Quello di Ca’Foscari è solamente un esempio delle varie iniziative promosse dalle università italiane. Quasi tutti i maggiori atenei hanno da anni infatti messo in pratica una delle usanze più comuni nei college americani, con dei veri e propri open day a disposizione degli studenti interessati.
Oltre alla presentazione dell’università vengono effettuati test attitudinali per indirizzare la scelta dello studente verso una facoltà a lui congeniale.

Criticità nel rapporto tra università e lavoro

Sicuramente nel rapporto università lavoro una delle criticità più evidenti è la mancanza di posizioni ad alta qualifica che gli atenei italiani riescono ad esprimere.
Troppo spesso si sente dire che gli atenei italiani non riescono a soddisfare la domanda di posizioni qualificate, soprattutto per quello che riguarda le nuove frontiere digitali del lavoro. Posizioni come l’ingegnere informatico ad esempio, non trovano il giusto numero di laureati in base alla richiesta sempre crescente delle aziende.


Questo fattore appena descritto, è inoltre danneggiato ulteriormente da una percentuale di abbandono allarmante, dove, sembra un controsenso ma è così, il lavoro svolge un ruolo fondamentale.
Infatti non sono pochi gli studenti che frequentano l’università lavorando, dovendo giocoforza togliere tempo prezioso allo studio.


Questo con il tempo rischia di far desistere lo studente lavoratore che in molti casi abbandona la facoltà. Per ovviare a questo fenomeno, le università italiane ha provato ad abbozzare delle strategie che mettessero in sinergia gli atenei con le aziende interessate alle professionalità appena laureate. Un processo che deve ancora ottimizzare i propri risultati e che per il momento non riesce a dare la giusta risposta al problema dell’abbandono universitario.


Con lo stesso spirito di iniziativa sono però cresciuti al contempo dei piani che si prefiggono di favorire l’ingresso del neo laureato nel mondo del lavoro.

Ingresso nel mondo del lavoro

Per migliorare i dati di ingresso nel mondo del lavoro dei neo laureati l’università italiana, seppur nelle molte difficoltà economiche degli ultimi tempi, ha provato ad intavolare delle collaborazioni con le aziende. Questi programmi hanno proprio lo scopo di fare incontrare la domanda e l’offerta per quello che riguarda il mercato del lavoro. Questo è possibile con veri e propri progetti di inserimento programmato di studenti neo laureati nelle aziende.
Come detto qualche criticità rimane, soprattutto per le nuove occupazioni nel campo dell’informatica, anche a causa di una strategia che non parte a monte. Infatti manca soprattutto nella fondamentale parte di orientamento e proposta dei corsi di laurea più interessanti per il futuro del lavoro.

Programmi di inserimento università e lavoro

Qualche ateneo riesce comunque a lanciare qualche progetto interessante.
Uno dei casi di maggiore impatto nell’ultimo periodo è quello del politecnico di Milano che in collaborazione con Vodafone ha lanciato delle iniziative per favorire l’occupazione nel campo della nuova tecnologia del 5G, che svolgerà un ruolo fondamentale in un futuro molto prossimo.


Ma anche altre università hanno lanciato il loro progetto di job placement rivolto ai propri studenti. Come spesso accade le migliori iniziative, quelle con risultati e dinamiche maggiormente performanti, avvengono in piccole università, che riescono così ad esprimere delle eccellenze assolute.
Uno dei migliori programmi di placement lavorativo universitario è sviluppato ad esempio dalla università di Ferrara (UNIFE), che grazie al loro progetto denominato P.I.L. (Percorso di inserimento lavorativo), sta ottenendo buoni risultati. Il motivo è dovuto anche al fatto che ci troviamo di fronte ad un programma strutturato, che parte da una fase di scelta e formazione da parte del laureando, e di successivo inserimento in azienda, anche durante il periodo di studio.

Questo è solo uno degli esempi di best practice nel capo dell’inserimento al mondo del lavoro svolto dalle università. Anche le più grandi hanno comunque i loro progetto come ad esempio il “from Statale to Job” dell’università di Milano. Qui si organizzano dei veri e propri career day per far incontrare domanda e offerta.
Di sicuro c’è che iniziative come questa dovranno sempre di più crescere nel panorama italiano per migliorare l’interazione tra università e mondo del lavoro, per trovare la giusta collocazione ai laureandi italiani ed evitare il fenomeno della fuga di cervelli che abbiamo visto dilagare negli ultimi anni.

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