Un insegnante davanti alla sua classe

Diventare Insegnante

Diventare insegnante non è un percorso semplicissimo, dal momento che ogni anno in Italia si deve tenere conto di nuove norme e decreti che vanno a modificare spesso in maniera sostanziale le regole valide fino a poco tempo prima. Cerchiamo di ripercorrere il percorso da fare, secondo le regole attuali, per poter diventare insegnante. 

Conseguire l’abilitazione all’insegnamento 

Il primo passo da compiere è l’acquisizione dell’abilitazione all’insegnamento, che deve avere valore per una specifica classe di concorso. Nel caso della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, il percorso accademico, ovvero la laurea magistrale a ciclo unico in scienze della formazione primaria è, rilascia già l’abilitazione di per sé. Il corso di laurea in scienze della formazione primaria è a numero programmato, con un test di accesso per l’ammissione, su un programma definito con decreto ministeriale che si svolge ogni anno a settembre. 

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, dal primo gennaio 2019 è previsto un concorso abilitante che permette l’accesso ad un percorso annuale di prova e di formazione iniziale. Questo concorso, cosiddetto a cattedre, è bandito ogni due anni nelle regioni e per le classi di concorso con posti vacanti. Per partecipare al concorso bisogna essere già in possesso dell’abilitazione, ottenuta negli anni passati attraverso il TFA, Tirocinio Formativo Attivo a cui si poteva accedere presso le università dopo il conseguimento della laurea magistrale, oppure possedere entrambi questi requisiti: 

  • Laurea magistrale o a ciclo unico riferita alle classi di concorso per cui si fa domanda. Sia il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) che le organizzazioni sindacali mettono a disposizione dei motori di ricerca per verificare a quali classi di concorso può dare accesso il proprio titolo di studio. 
  • Aver conseguito 24 Crediti Formativi Universitari (CFU) in discipline antropologiche, psicologiche e pedagogiche e in metodologie e tecnologie didattiche. 

Il superamento delle prove concorsuali, conseguendo i punteggi minimi previsti, assicura già l’abilitazione all’insegnamento, senza dover aspettare il termine del percorso di specializzazione come succedeva con la normativa precedente. 

Negli ultimi tempi sono nate agenzie che propongono master dal costo molto elevato, tra i 7.000 e i 10.000 euro, che promettono di far conseguire in pochi mesi ai laureati l’abilitazione di insegnamento, attraverso l’iscrizione ad un corso intensivo all’estero, generalmente presso un ateneo rumeno. Il riconoscimento dei titoli ottenuti all’estero però non è automatica, ma è subordinata all’analisi comparata dei percorsi formativi previsti dai due Stati, ed il Ministero non è molto propenso a concedere il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, per cui rischia di essere una spesa inutile. 

Le classi di concorso 

Le classi di concorso nella scuola indicano i requisiti accademici utili per poter accedere all’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria, sia di primo che di secondo grado. Rispetto al passato, con le ultime riforme sono stati introdotti tre grandi cambiamenti: 

  1. Le classi di concorso sono state aggiornata, tenendo conto delle modifiche ordinamentali relative sia agli insegnamenti della scuola secondaria, sia alle lauree che costituiscono titolo di accesso ai percorsi abilitanti per l’insegnamento; 
  2. Alcune classi di concorso sono state accorpate, passando da un totale di 168 a 114 classi, rendendo più efficiente l’occupazione dei docenti; 
  3. Sono state aggiunte 11 nuove classi di concorso, per la precisione: 
  • A-53 – Storia della musica 
  • A-55 – Strumento musicale negli istituti di istruzione secondaria di II grado 
  • A-57 – Tecnica della danza classica 
  • A-58 – Tecnica della danza contemporanea 
  • A-59 – Tecniche di accompagnamento alla danza 
  • A-63 – Tecnologie musicali 
  • A-64 – Teoria, analisi e composizione 
  • A-23 – Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti) 
  • A-35 – Scienze e tecnologie della calzatura e della moda 
  • A-36 – Scienze e tecnologia della logistica 
  • A-65 – Teoria e tecnica della comunicazione 

Come si può vedere, sono state introdotte molte classi relative a discipline musicali e agli ambiti delle calzature, della moda, della grafica e della comunicazione, allo scopo di allineare i percorsi di abilitazione alle ultime modifiche dell’ordinamento scolastico, in particolare alla recente nascita dei licei musicali e coreutici. La classe A-65, “Teoria e tecnica della comunicazione”, e la classe A-23, “Lingua italiana per discenti di lingua straniera”, rispondono ad esigenze crescenti all’interno della scuola odierna, in cui è sempre maggiore la presenza di alunni stranieri nelle classi e che deve orientarsi sempre di più verso il settore della comunicazione, in particolare quella digitale, nel mercato del lavoro in termini di prospettive occupazionali. 

Come diventare insegnante di sostegno 

L’insegnante di sostegno è quella figura che viene affiancato agli altri docenti in quelle classi in cui è inserito un soggetto in situazione di handicap. Si tratta di un insegnante specializzato il cui compito è quello di attuare “forme di integrazione a favore dell’alunno” e “realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze di quest’ultimo”. 

Secondo le ultime riforme, ci sono due differenti percorsi per diventare docenti di sostegno, a seconda che si voglia farlo nella scuola primaria o in quella secondaria. Per svolgere attività di sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria è necessario conseguire un titolo di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l’inclusione scolastica, attraverso un corso che si può frequentare presso le università autorizzare dal MIUR. Il corso dura un anno e vi si può accedere dopo il superamento di una prova preselettiva, riservata a chi è in possesso della laurea magistrale in Scienze della formazione primaria e che ha conseguito 60 CFU extra, oltre a quelli già previsti nel corso di laurea, relativi alle didattiche dell’inclusione. Al termine di questo corso, si può accedere ai posti di sostegno nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. 

Gli aspiranti insegnanti di sostegno nella scuola secondaria, invece, devono seguire un percorso simile a quello che abbiamo visto per gli aspiranti docenti comuni: nel concorso nazionale che viene bandito ogni due anni c’è una quota di posti riservati al sostegno, a cui possono concorrere coloro che sono in possesso della specializzazione sul sostegno didattico. Chi supererà il concorso potrà accedere al percorso di formazione iniziale e accesso ai ruoli, al termine del quale lo attenderà l’assunzione a tempo indeterminato. 

L’abilitazione al sostegno didattico è una specializzazione universitaria che si ottiene attraverso dei corsi a numero chiuso. La prova di accesso, predisposta dalle università, consiste nella verifica, unitamente alla capacità di argomentazione e al corretto uso della lingua, di una serie di competenze didattiche, su empatia e intelligenza emotiva, su creatività e pensiero divergente, organizzative e di legislazione scolastica. Le prove selettive si articolano in: 

  • una prova preliminare, quesiti a riposta multipla su competenze professionali e competenze linguistiche 
  • una o più prove scritte ovvero pratiche sulle materie della prova preliminare; 
  • una prova orale, sulle materie delle prove scritte e su questioni motivazionali 

Come diventare insegnante di religione 

I titoli professionali richiesti per divenire insegnanti di religione sono fissati dall’intesa del 28 giugno 2012 tra il Ministero e la Conferenza Episcopale Italiana. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado è richiesto il possesso di almeno uno dei seguenti titoli: 

  • titolo accademico (baccalaureato, licenza o dottorato) in teologia o nelle altre discipline ecclesiastiche, conferito da una facoltà approvata dalla Santa Sede; 
  • attestato di compimento del regolare corso di studi teologici in un seminario maggiore; 
  • laurea magistrale in scienze religiose conseguita presso un istituto superiore di scienze religiose approvato dalla Santa Sede. 

Per la scuola primaria e per la scuola dell’infanzia i requisiti per l’insegnamento della religione cattolica sono: 

  • Essere in possesso di uno dei titoli richiesti per la scuola secondaria; 
  • Essere sacerdoti, diaconi o religiosi in possesso di qualificazione riconosciuta dalla Conferenza episcopale italiana; 
  • Essere in possesso di uno specifico master di secondo livello per l’insegnamento della religione cattolica. 

Come diventare ITP (Insegnante Tecnico Pratico) 

Per quanto riguarda l’Insegnate Tecnico Pratico, ovvero quel docente con competenze tecniche e pratiche a cui è affidata la responsabilità delle attività didattiche che si tengono nei laboratori delle scuole del secondo ciclo. 

Per queste figure le nuove norme entreranno in vigore a partire dall’anno scolastico 2024/2025. Fino ad allora, per diventare insegnante tecnico pratico occorre un diploma di maturità conseguito presso un istituto tecnico o professionale che attesti le competenze tecniche e pratiche del soggetto, in base alle tabelle consultabili sul sito del Ministero. 

A partire dall’anno scolastico 2024/2025, per partecipare al concorso per il ruolo di ITP bisognerà essere in possesso di questi due requisiti: 

  • la laurea oppure un diploma dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica di primo livello, o in alternativa, un titolo equipollente o equiparato, in coerenza con le classi di concorso vigenti al momento dell’indizione del concorso, 
  • 24 CFU nelle discipline antropologiche, psicologiche e pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. 

Le prove del concorso a cattedra: due scritti e un colloquio 

Il concorso consiste in tre prove di esame, due scritte (a carattere nazionale) ed una orale. Per coloro che concorrono per i posti di sostegno sono previste una prova scritta a carattere nazionale e una prova orale. 

Le prove d’esame per i posti comuni 

La prima prova scritta ha natura disciplinare ed ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato su una specifica disciplina, scelta dall’interessato tra quelle afferenti alla classe di concorso. Nel caso la classe di concorso sia riferita alle lingue e culture straniere, la prova deve essere eseguita nella lingua prescelta. 

Per accedere alla prova successiva è necessario superare la prima prova. La seconda prova scritta ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline antropologiche, psicologiche e pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie didattiche. 

Nella prova orale il candidato deve dimostrare  il grado delle conoscenze e competenze in tutte le discipline facenti parte della classe di concorso, con particolare riferimento a quelle che eventualmente il candidato non abbia scelto nell’ambito della prima prova scritta, di verificare la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B2 del quadro comune europeo, nonché il possesso di abilità informatiche di base. 

Le prove d’esame per i posti di sostegno 

Per i candidati a posti di sostegno è prevista una prova scritta ed una orale. La prova scritta ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze di base del candidato sulla pedagogia speciale, sulla didattica per l’inclusione scolastica e sulle relative metodologie. Per accedere alla prova orale è necessario aver superato la prova scritta. 

Programmi e testi per il concorso a cattedra: le competenze disciplinari 

Rispetto ai precedenti concorsi, nel 2016 le modalità di selezione dei docenti si sono concentrate prevalentemente sulla valutazione delle capacità e delle attitudini dei candidati all’insegnamento e non più sulle sole conoscenze o sulle basi possedute. 

Anche per i prossimi concorsi a cattedre, si preannuncia questa stessa attenzione non solo a “cosa il futuro docente sa” ma anche a “come è capace di trasmettere” le sue conoscenze. 

I programmi d’esame del Concorso a Cattedra sono i medesimi del TFA. I bandi di concorso che disciplinano le prove di accesso al Tirocinio Formativo Attivo rinviano infatti in modo esplicito ai programmi del Concorso a Cattedra per la definizione degli argomenti di studio. 

Programmi e testi per il concorso a cattedra: le discipline antropologiche, psicologiche e pedagogiche e le metodologie e tecnologie didattiche 

La seconda prova scritta, come visto, ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline antropologiche, psicologiche e pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie didattiche. Nei concorsi precedenti queste conoscenze erano incluse nelle cosiddette “Avvertenze generali ai programmi d’esame”. Si richiedeva infatti ai candidati ai concorsi per posti di insegnamento nella scuola il possesso dei seguenti requisiti culturali e professionali in ordine al settore o ai settori disciplinari previsti da ciascuna classe di concorso: 

  • Sicuro dominio dei contenuti dei campi di esperienza e delle discipline di insegnamento e dei loro fondamenti epistemologici, al fine di realizzare una efficace mediazione metodologico didattica, impostare e seguire una coerente organizzazione del lavoro, adottare opportuni strumenti di verifica dell’apprendimento e per la valutazione degli alunni nonché di idonee strategie per il miglioramento continuo dei percorsi messi in atto. 
  • Conoscenza dei fondamenti della psicologia dello sviluppo, della psicologia dell’apprendimento scolastico e della psicologia dell’educazione. 
  • Conoscenze pedagogico didattiche e competenze sociali finalizzate all’attivazione di una positiva relazione educativa e alla promozione di apprendimenti significativi e in contesti interattivi, in stretto coordinamento con gli altri docenti che operano nella classe, nella sezione, nel plesso scolastico e con l’intera comunità professionale della scuola. 
  • Capacità di progettazione curriculare della disciplina. 
  • Conoscenza dei modi e degli strumenti idonei all’attuazione di una didattica individualizzata e personalizzata, coerente con i bisogni formativi dei singoli alunni, con particolare attenzione all’obiettivo dell’inclusione degli alunni con disabilità e ai bisogni educativi speciali 
  • Conoscenze nel campo dei media per la didattica e degli strumenti interattivi per la gestione della classe. 
  • Conoscenza delle problematiche legate alla continuità didattica e all’orientamento. 
  • Conoscenza dei principi dei l’autovalutazione di istituto, con particolare riguardo all’area del miglioramento del sistema scolastico. 
  • Conoscenza approfondita delle Indicazioni nazionali vigenti per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo, delle Indicazioni nazionali per i licei e delle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali, anche in relazione al ruolo formativo attribuito ai singoli insegnamenti. 
  • Conoscenza della legislazione e della normativa scolastica, con particolare riguardo a: 
    • Costituzione italiana; 
    • Legge 107/2015; 
    • autonomia scolastica e organizzazione del sistema educativo di istruzione e formazione (con riferimento, in particolare, al dPR 275/1999, al d. lgs 15 aprile 2005, n. 76, al d. m. 22 agosto 2007, n. 139); 
    • ordinamenti didattici: norme generali comuni e, relativamente alle procedure concorsuali, al relativo grado di istruzione (L. 107/2015, dPR 89/2009, dPR 87/2010, dPR 88/2010 e dPR 89/2010, dPR 122/2009); 
    • governance delle istituzioni scolastiche (Testo Unico, Titolo I capo I); 
    • stato giuridico del docente, contratto di lavoro, disciplina del periodo di formazione e di prova; 
    • compiti e finalità degli organi tecnici di supporto: l’Invalsi e l’indire; 
    • il sistema nazionale di valutazione (dPR 80/2013); 
    • normativa specifica per l’inclusione degli alunni disabili, con disturbi specifici di apprendimento e con bisogni educativi speciali; 
    • Linee guida nazionali per l’orientamento permanente (nota MIUR prot. a. 4232 del 19.02.2014);  
    • Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri (nota MIUR prot. n. 4233 del 19.02.2014);  
    • Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati (nota MIUR prot. n. 7443 del 18.12.2014);  
    • Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo (nota MIUR prot. n. 2519 del 15.04.2015)  
  • Conoscenza dei seguenti documenti europei in materia educativa recepiti dall’ordinamento italiano:  
    • Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente e relative definizioni di competenza, capacità e conoscenza (raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio 23 aprile 2008);  
    • Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente;  
  • Programmi di scambi/mobilità di docenti e studenti: programma Erasmus+  
  • Competenze digitali inerenti all’uso e le potenzialità delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali più efficaci per potenziare la qualità dell’apprendimento, anche con riferimento al Piano Nazionale Scuola Digitale.  

La messa a disposizione 

La messa a disposizione (MAD) è una candidatura spontanea e informale prevista dalla normativa scolastica italiana. Può essere presentata presso tutte le scuole italiane, a disposizione di chi vuole diventare insegnante o personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), consentendo di accedere a ruoli di supplenza. Inviare la messa a disposizione consente di incrementare notevolmente le possibilità di essere contattati dagli istituti scolastici. Di conseguenza, ogni incarico ottenuto con la messa a disposizione consente di aumentare il punteggio per la presenza in eventuali graduatorie, e la possibilità di avere più chance in futuro di ottenere un incarico, anche fisso, nel mondo della scuola. 

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