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Disuguaglianze e ingiustizie, le persone non credono più nel futuro

Un crescente senso di ineguaglianza sta minando la fiducia delle persone nelle istituzioni. Una sfiducia che mette in discussione il modello occidentale basato sul capitalismo. È quanto emerge dal rapporto dell’Edelman Trust Barometer.

Un report che rivela una crescente preoccupazione da parte dei cittadini su scala globale. L’economia mondiale già messa a dura prova dalla pandemia causata dal Covid-19 , si ritrova oggi più che mai a dover fare i conti con tematiche di interesse mondiale.

Il lavoro da sempre ha rappresentato per ogni cittadino uno strumento per emanciparsi, indispensabile per autorealizzarsi. È in questo periodo di forte instabilità che emergono con dirompenza una serie di questioni, partendo dalla crescente sfiducia verso i governi nazionali, le NGO, e i media, ritenuti incapaci di affrontare temi legati all’uguaglianza, fino ad arrivare ai cambiamenti climatici e tecnologici.

Lavorare duramente non porta ad una vita migliore

La crescita economica non basta ai cittadini per aumentare il loro senso di fiducia verso il futuro: “Viviamo nel paradosso della fiducia” afferma Richard Edelman, CEO di Edelman. Da quando l’istituto misura gli indici di fiducia, si è sempre osservata una correlazione positiva tra la crescita economica e l’indice. Una correlazione ancora vera nei paesi asiatici e del Medio Oriente, ma non nei paesi più sviluppati, dove le disparità in termini di reddito sono oggi la questione più importante.

La ricchezza globale è concentrata in poche mani, come confermato da Oxfam Italia. Basti pensare che nel 2019, l’1% più ricco della popolazione mondiale possedeva più del doppio della ricchezza netta detenuta da 6,9 miliardi di persone, o anche che le 22 persone più ricche del mondo hanno una ricchezza superiore rispetto tutte le donne africane.

In Italia le cose non vanno molto meglio considerato che il 10% della popolazione più ricca detiene 6 volte la ricchezza del 50% più povero.
Una disuguaglianza che porta ad una crescente sfiducia nel capitalismo, il 56% degli intervistati afferma che il sistema basato sul capitale fa più male che bene. I cittadini dei paesi più sviluppati nel mondo, come conferma il grafico riportato in basso non credono che le loro condizioni economiche e quelle della loro famiglia miglioreranno nei prossimi cinque anni.

Il progresso tecnologico causerà la perdita del posto di lavoro?

Le preoccupazioni dei lavoratori riguardano anche il progresso tecnologico. In particolare, l’automazione dei processi si rifletterà sulla perdita di posti di lavoro, un timore percepito dall’83% della popolazione a livello globale, preoccupati altresì dalla mancanza di una formazione adeguata, dalla concorrenza dei paesi stranieri che offrono una manodopera a basso costo, e dall’instabilità della così detta gig economy.

Secondo il rapporto di Edelman il 57% degli intervistati ritiene che in futuro perderà rispetto e dignità sul posto di lavoro, due terzi degli intervistati inoltre, percepisce troppo rapidi i cambiamenti causati dalla tecnologia. Ciò si trasmette in un calo della fiducia verso le istituzioni e il futuro.

In un’intervista per il quotidiano britannico The Guardian, Peter Diamandis fondatore di XPrice Foundation, una società che offre ingenti capitali a coloro che trovano soluzioni tecnologiche utili a risolvere grandi problemi, sostiene che il progresso tecnologico negli anni diventerà sempre più veloce.

Nel libro dal titolo “The future is faster than you think”, Diamandis offre un’analisi riguardo la direzione verso cui il mondo sta andando, in una chiave di lettura positiva. L’autore è sì consapevole che nei prossimi 10 anni ogni settore produttivo verrà reinventato, ma i benefici di tale cambiamento si trasmetteranno sulla popolazione in termini di longevità, disponibilità di cibo ed economica.

Nuove tecnologie quali la robotica, la realtà aumentata e virtuale, la blockchain e l’intelligenza artificiale saranno sempre più utili al fine di risolvere le grandi tematiche mondiali.

Un progresso che, secondo l’autore del libro, entro il 2030 stravolgerà il mondo dei trasporti. Le automobili saranno sempre più indipendenti e non sarà più necessario guidarle. Anche acquistare i vestiti sarà un’esperienza completamente nuova, la realtà aumentata permetterà di vedere un capo d’abbigliamento indossato dal proprio avatar, per valutare se quell’indumento è della taglia giusta oppure no. Un’intelligenza artificiale che sarà onnisciente in grado di intercettare le esigenze di un individuo senza neanche doverle manifestare espressamente. Il progresso riguarderà anche il settore sanitario, che sempre più sarà in grado di salvare vite anche a distanza.

La vera preoccupazione conclude Diamandis è nel modo in cui i governi affronteranno il cambiamento, la tecnologia può essere utilizzata infatti per fare del bene ma anche per fare del male. Elon Musk ad esempio è convinto che l’intelligenza artificiale sarà la causa dell’estinzione dell’essere umano. Ma a questa affermazione nessuno ha una risposta certa. A riprova del fatto che neanche i leader mondiali sappiano con certezza l’impatto che porterà la tecnologia sul mondo del lavoro, basti pensare che fino a cinque anni fa, era largamente accettata la tesi secondo cui il progresso avrebbe causato la perdita di milioni di posti di lavoro, tuttavia i dati mostrano come l’innovazione stia creando più posti di lavoro rispetto a quanti siano andati persi.

Quali sono le grandi sfide del futuro?

Sono quattro i grandi temi che il mondo del lavoro attraverso i governi, le NGOs e CEOs si troveranno a fronteggiare nei prossimi anni:

  • Le attività industriali e produttive che provocano un’esternalità negativa sotto il profilo ambientale, dovranno sempre più tener conto dei cambiamenti climatici. Il report dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change IPCC sostiene che un aumento della temperatura di 1,5°C entro il 2030 porterà a cambiamenti di vasta portata che coinvolgerà tutti gli aspetti della società. Per evitare questo processo è necessario un impegno da parte dei governi nella stabilizzazione delle emissioni di gas serra. È la Cina il paese emette più Co2 seguita dagli StatiUniti e dagli Stati membri dell’Unione Europea.
  • L’automazione che progressivamente rischia di sostituire milioni di lavoratori è un tema da affrontare al fine di tutelare tutti coloro si ritroveranno presto senza un lavoro;
  • Una retribuzione equa e giusta è un tema particolarmente sentito, che dovrà essere affrontato per evitare che milioni di lavoratori pur lavorando non riescano a vivere un’esistenza dignitosa;
  • La parità di genere. Le donne subiscono una disparità salariale rispetto agli uomini, un tema particolarmente sentito che ha portato a numerose manifestazioni promosse dal movimento MeToo per la tutela dei diritti delle donne.

Per il 74% dei lavoratori è compito degli Amministratori delegati (CEO, Chief Executive Officer) piuttosto che dei governi farsi carico dei problemi che riguardano il mondo del lavoro.

Nello specifico per l’84% degli intervistati è fondamentale che le aziende garantiscano adeguati corsi di formazione in grado di mettere un lavoratore nella condizione di adeguarsi al progresso tecnologico, per l’81% gli Amministratori delegati dovranno occuparsi di garantire che la tecnologia venga utilizzata in modo corretto ed etico. Il 78% del campione ritiene la disparità dei salari un tema particolarmente importante da affrontare, infine molti lavoratori risultano preoccupati da grandi questioni come i cambiamenti climatici e l’immigrazione che possono avere ripercussioni sul mondo del lavoro.

I lavoratori localizzati in 26 paesi diversi, dichiarando di avere una fiducia crescente nelle NGOs soprattutto coloro che risiedono in India e Cina, inoltre ben 15 paesi su 26 dichiarano un calo di fiducia nei governi, in particolare in Spagna, Francia e Honk Kong. Per quanto riguarda i media, se la fiducia appare quasi totale in Cina e India, in paesi quali l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti, solo il 50% dichiara di fidarsi delle informazioni divulgate dagli organi di stampa. Un dato fortemente influenzato dal dilagare delle così dette fake news che rendono difficoltoso comprendere la veridicità delle informazioni.

L’organizzazione che più gode della fiducia della popolazione ha livello globale è l’ONU. Una fiducia in crescita in 11 paesi su 26.

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