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La classifica dei paesi più felici

Mentre molti paesi del pianeta sono ancora impegnati nel fronteggiare l’epidemia mondiale causata dal Covid-19, altri stanno pian piano tornando alla normalità. Le notizie riguardo il brusco calo del Pil mondiale stanno mettendo a dura prova l’economia globale che deve ora più che mai fare i conti con i cambiamenti in atto nel mercato del lavoro.

Eppure, secondo i dati rilevati dal report annuale sulla felicità nel mondo (World Happiness Report), pubblicato nel marzo 2020, la felicità intesa come una misura di soddisfazione generale della vita, è ancora ben presente, radicata e componente imprescindibile della natura umana.

In questo articolo, il tema trattato è la felicità, si esplora quali fattori vengono presi in esame dagli studiosi per misurare il benessere in un paese. Si vedrà inoltre, quali sono i paesi più felici e infelici secondo i dati raccolti tra il 2017 e il 2019, prima della pandemia.

World Happiness Report

Il documento pubblicato di circa 200 pagine è diviso in 7 capitoli. Raccoglie dati e indici inerenti al benessere presente in un paese a seconda dell’ambiente sociale, urbano e naturale, successivamente si analizza come queste categorie influenzano il benessere e la felicità. Dal report si evince, già durante una prima rapida lettura, come i più alti livelli di felicità si registrano in quei paesi nei quali è alta la fiducia personale e nelle istituzioni.

In particolare, la Finlandia per il terzo anno consecutivo è il Paese che secondo i parametri presi come riferimento dallo studio, più felice al mondo.

Il report inoltre, fornisce una panoramica sugli sforzi che i governi dovrebbero sostenere per garantirsi uno sviluppo sostenibile, secondo le linee guida fornite dagli obiettivi delle Nazioni Unite.

Le variabili chiave utilizzate per valutare la felicità in ogni paese sono 6:

  • Pil pro capite
  • Sostegno sociale
  • Aspettativa di vita
  • Libertà
  • Generosità
  • Assenza di corruzione.

Le valutazioni sono condotte per mezzo di sondaggi, nei quali ai cittadini viene chiesto di esprimere un parere sui suddetti punti, assegnando un punteggio che va da 0 a 10.

Paesi più felici al Mondo: la classifica

La Finlandia con il punteggio 7.809 è il paese più felice del mondo per il terzo anno consecutivo, seguita da Danimarca, Svizzera e Islanda.

Fuori dalle prime 10 posizioni, a parte l’Italia cui verrà dedicato un approfondimento nei prossimi capitoli, vi sono il Canada alla posizione numero 11, seguito dall’Australia e dal Regno Unito. Solo alla posizione numero 17 troviamo la Germania che precede di una posizione gli Stati Uniti.

Il Regno del Lesotho situato nell’Africa del Sud è il paese più infelice al mondo secondo il rapporto, preceduto dall’India e dal Malawi.

Disuguaglianze e felicità

Il report focalizza l’attenzione altresì, confrontando i livelli di felicità rapportandoli con i livelli di disuguaglianza in diverse zone nel mondo.

Secondo i dati raccolti, la disuguaglianza di benessere si registra soprattutto nelle zone dell’America Latina, dell’Africa sub-sahariana, in Africa orientale e settentrionale, mentre appare più contenuta in Europa occidentale, Nord America, Oceania e Asia meridionale.

Le forti disparità salariali presenti in Europa e nel mondo, appaiono trasmettersi direttamente sui livelli di felicità e benessere coinvolgendo soprattutto le zone del Nord Africa e del Medio Oriente.

Quali sono le città dove si vive meglio?

Oltre la metà dell’intera popolazione globale vive in aree urbane (circa 4,2 miliardi di persone). Un dato che potrebbe apparire innocuo, in realtà in Italia e nel resto del mondo, rappresenta un serio problema certificato da numerosi studi Eurostat e Istat.

Le persone infatti, sono costrette ad abbandonare le zone rurali in cerca di lavoro, ciò comporta problemi di sovrappopolamento nelle zone urbane e spopolamento delle zone rurali.

L’abbandono delle aree rurali comporta la scomparsa di piccoli comuni e borghi oltre che problemi di dissesto idrogeologico.

Quello dello spopolamento dei comuni rurali, non è oggetto di questo articolo, è un tema che tuttavia, può essere approfondito leggendo lo studio dell’Università del Salento condotto dal professore e docente universitario Stefano De Rubertis.

La continua migrazione delle persone dalle aree rurali verso le aree urbane è certificata dai dati. Nei primi anni 2000 le città con più di un milione di abitanti erano 371, nel 2018 erano 548, nel 2030 si prevede saranno 706.

Allo stesso modo, le città con più di 10 milioni di abitanti aumenteranno da 33 a 43. Sono dati che denotano come il lavoro, la produttività e le innovazioni sono sempre più percepite possibili dai cittadini all’interno dei confini dei centri urbani popolosi.

Entro il 2050, se non si registreranno inversioni di tendenza, 7 cittadini su 10 nel mondo vivranno in città.

Il suddetto fenomeno apre a nuove sfide che l’umanità dovrà affrontare negli anni prossimi anni, in particolare:

  • Garantire un’abitazione dignitosa per le masse di popolazione che si spostano nei centri urbani, basti pensare che quasi un miliardo di persone vive in periferie degradate ed esposte alle attività criminali;
  • Fornire un adeguato accesso ai mezzi pubblici;
  • Gestire i crescenti livelli di inquinamento, propri delle città particolarmente popolose;
  • Monitorare e gestire i consumi energetici, considerato che le città producono il 70% del gas serra mondiale;

L’espansione urbana comporta una progressiva perdita di terreni agricoli e naturali il che contribuisce ad una riduzione della biodiversità. I punti appena riportati si trasmettono direttamente sul livello di felicità e benessere dei cittadini. Solo i governi che riusciranno ad attuare politiche efficaci in tal senso potranno garantire alti livelli di vivibilità e qualità della vita.

La classifica completa presente nel report World Happiness non vede alcuna città italiana nelle prime 186 posizioni riportate.

Felicità urbano – rurale

Il capitolo quattro del report, si basa sui differenti livelli di felicità nelle zone urbane e rurali in tutto il mondo.

La popolazione urbana nel mondo è cresciuta dal 30% registrato nel 1950, al 55% nel 2018 e si prevede continuerà a crescere fino al 68% entro il 2050.
I livelli di urbanizzazione sono in crescita, senza distinzioni, in tutto il mondo, basti pensare che nel Nord America, l’82% della popolazione già vive in aree urbane, in Europa il 74% e in Oceania il 68%.

In Africa e in Asia invece, c’è un certo equilibrio tra la popolazione residente in città e quella residente in aree rurali.

Nel misurare i livelli di felicità e benessere ci si aspetta che ad una maggiore urbanizzazione corrisponda un livello di felicità più alto dovuto agli standard di vita più elevati e a maggiori opportunità di lavoro. I dati raccolti dal report confermano le aspettative, le popolazioni in media sono più felici quando vivono in città.

Tuttavia, per ogni paese si registrano risultati diversi, per lo più associati all’effettivo livello di sviluppo delle aree urbane. Ad esempio, nei paesi dell’Europa settentrionale e occidentale, nel Nord America, in Australia e Nuova Zelanda, le popolazioni residenti in piccole aree rurali hanno dei livelli medi di felicità e benessere superiore rispetto ai concittadini residenti nelle aree urbane.

Un dato che può essere spiegato dal fatto che nonostante le maggiori opportunità offerte dalle città, gli elevati costi della vita e lo stress derivante dal doversi trasferire da un luogo ad un altro incidono sui livelli di benessere.

Inoltre, i dati mostrano come i livelli di felicità, sono fortemente dipendenti dal reddito. In altre parole, una persona residente in città che percepisce un reddito medio – alto, dichiara alti livelli di benessere. Persone invece, con redditi bassi hanno molte difficoltà ad essere felici all’interno di un contesto urbano.

Tra i fattori che più incidono sul benessere nelle aree urbane vi sono:

  • Il salario percepito;
  • Il livello di istruzione;
  • I costi per l’acquisto di un immobile;
  • Il tempo impiegato per recarsi al lavoro;
  • La possibilità di coltivare il proprio tempo con la famiglia;

Come la qualità dell’ambiente circostante influenza la felicità

I cambiamenti climatici sono un tema sempre più sentito dalla popolazione, soprattutto quella residente nei paesi più sviluppati.

Un tema venuto alla ribalta negli ultimi anni, anche grazie all’impegno e alla risonanza mediatica che ha portato Greta Thunberg che grazie al movimento da lei promosso Friday for future, il 15 marzo 2019 ha spinto a manifestare 1,4 milioni di giovani in 128 paesi nel mondo. Un movimento che il mese successivo ha portato migliaia di giovani ad occupare importanti monumenti a Londra, in segno di protesta. Una ribellione che si è estesa in molte città e ha provocato più di mille arresti.

Un’attenzione quella per il clima riscontrabile anche a livello politico dove i partiti “Verdi” hanno sempre più rappresentanza soprattutto in Europa.

Affrontare quindi, le cause del cambiamento climatico ed intraprendere azioni volte alla salvaguardia nel nostro pianeta sono sempre più tematiche sentite dalle popolazioni, che si riflettono sui livelli di benessere e felicità percepiti.

Le proteste e le manifestazioni pacifiche hanno spinto importanti organizzazioni con la Banca Mondiale ad intensificare gli impegni finanziari nella gestione dell’ambiente e delle risorse naturali.

Ad esempio, nel 2018, la Bank for Reconstruction and Development (IBRD) si è economicamente esposta per 10,4 miliardi di USD, il 44% in più rispetto l’anno precedente. Oppure l’International Development Association (IDA) eroga prestiti e sovvenzioni senza interessi ai paesi in via di sviluppo che adottano politiche in favore della sostenibilità ambientale del pianeta. Gli impegni presi dall’organizzazione sono aumentati negli ultimi anni del 65% passando da 5,8 miliardi di USD a 9,5 miliardi di USD.

Anche L’European Bank for Reconstruction and Development (EBRD) sta sostenendo importanti investimenti, nel 2018 ha diretto il 36% dei propri fondi nell’economia verde.

Quali fattori ambientali influenzano la felicità e sul benessere di un individuo?

Condizioni meteorologiche o ore di luce

Le condizioni meteorologiche sono particolarmente rilevanti perché hanno un effetto diretto sia sui livelli di inquinamento, sia sulla propensione delle persone a trascorrere il tempo libero all’aria aperta. I fattori che possono influire sulla felicità includono altresì la temperatura, il vento e le ore di luce.

Qualità dell’aria

Alte concentrazioni di inquinamento atmosferico hanno un impatto sostanziale sul benessere di una persona. Un impatto che influenza i tassi di mortalità.

Rumore

Alti livelli di rumore sono correlati ad alti livelli di inquinamento. Le rilevazioni condotte al fine di incrociare i dati riguardo il benessere dei cittadini sono state condotte per mezzo di microfoni disposti in diverse zone delle città.

Spazi verdi e spazi blu

La presenza di parchi, giardini, stagni, laghi e fiumi, sono altre variabili prese in considerazione dagli enti di ricerca per valutare come queste influenzino i livelli di felicità e benessere.

Sviluppo sostenibile e benessere

Il capitolo 5 del report World Happiness tratta i legami empirici tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e il benessere umano, cercando di comprendere come allineare i due temi agli interessi e le necessità delle persone.

Infatti, adottare politiche sostenibili non mette i governi al riparo da eventuali tensioni che possono nascere all’interno delle società. Basti pensare al movimento dei “gilet gialli” nato nel 2018 in Francia. Le proteste dei “gilet gialli” hanno preso piede successivamente all’introduzione da parte del governo francese di una tassa sui carburanti.

L’esempio è utile per comprendere che talvolta, adottare delle politiche in favore dell’ambiente, non è sempre ben accolto dai cittadini.

Gli studi condotti, in definitiva mostrano una correlazione positiva tra le politiche intraprese per lo sviluppo sostenibile e il benessere dei cittadini. Le analisi indicano inoltre, un aumento dei ritorni marginali.

Perché i paesi Nordici sono tra i più felici del mondo?

Il World Happiness Report dal 2013 segnala la Finlandia, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia e l’Islanda tra i paesi più felici del mondo.

I fattori che influiscono sono molti, sicuramente i paesi del Nord Europa vantano:

  • Qualità della democrazia;
  • Diritti;
  • Mancanza di corruzione;
  • Livelli di fiducia verso le istituzioni;
  • Quasi totale assenza di criminalità;
  • Tassi di disoccupazione bassi;
  • Alto senso di autonomia e libertà;
  • Fiducia sociale;

Sebbene i dati sembrino contrastare con l’immagine che si può avere della felicità associata ai paesi che vantano climi caldi e temperati, evidenze dimostrano che gli individui tendono a mettere in secondo piano aspetti legati alle temperature e al clima come misuratori della felicità.

Allo stesso modo, l’immagine popolare che associa i Paesi del Nord Europa ad alti tassi di suicidio, non trovano alcuna evidenza. È vero che la Finlandia aveva alti tassi di suicidio negli anni ’70 e ’80 tuttavia, oggi i dati sono allineati con la media di altri paesi quali la Francia, la Germania e gli Stati Uniti.

Una terza e ultima credenza popolare sfatata dalla ricerca, è basata sul fatto che le persone siano felici nel Nord Europa a causa della presenza di piccoli villaggi, nei quali la qualità della vita è più alta rispetto alle grandi metropoli. Ebbene, anche in questo caso evidenze non dimostrano alcuna correlazione.

L’Italia è un paese felice?

La posizione numero 30 dell’Italia riportata nel World Happiness Report potrebbe trarre in inganno. Rispetto al report del 2019 l’Italia ha recuperato ben 6 posizioni che diventano 17 se si prende come riferimento il report del 2018.

Le componenti che non permettono al Bel Paese di collocarsi tra le prime posizioni sono diverse.

Il primo punto sul quale dovrebbero concentrarsi le politiche economiche al fine di migliorare il benessere della popolazione riguarda la riduzione delle disuguaglianze.

Da dove cominciare? Secondo Letizia Moratti, ex Sindaco di Milano oggi presidente del Consiglio di gestione di Ubi Banca, la strada da perseguire è quella dei processi produttivi che sempre più dovranno essere eco sostenibili.

Inoltre, in Italia sussistono problemi per quanto riguarda l’enorme debito pubblico, i tassi di disoccupazione elevati, soprattutto tra i giovani NEET e non ultima la presenza di molti lavoratori non regolarmente registrati.

Felicità nel mondo un confronto con i dati Ipsos

L’Ipsos è una celebre multinazionale operante nel settore delle ricerche di mercato e della consulenza. Lo studio IPSOS pubblicato nell’agosto 2019, ha le stesse finalità del World Happiness Report: misurare in quali paesi si è più felici.

Il report va precisato, non analizza e non incrocia la quantità di dati raccolti dal Word Happiness Report. È stato condotto mediante un sondaggio prendendo come campione 20.327 individui residenti in 28 differenti paesi del mondo.

I risultati raccolti premiano l’Australia come il Paese più felice del mondo, solo alla posizione numero 12 nel Word Happiness Report, seguita dal Canada e dalla Cina. L’Italia è alla posizione numero 19.

Nel report Ipsos si è chiesto agli intervistati di dare un parere sul proprio livello di felicità considerando i seguenti parametri:

  • Benessere fisico e psichico
  • Rapporto con i figli
  • Relazione con il partner
  • Sensazione che la propria vita abbia un senso
  • Sensazione di essere al sicuro
  • Sensazione di essere in controllo della propria vita
  • Condizioni di vita
  • Soddisfazione al lavoro
  • Situazione economica
  • Desiderio di avere più denaro
  • Soddisfazione riguardo la propria vita
  • Interessi
  • Amici
  • Tempo libero
  • Libertà di pensiero e di espressione
  • Vita sessuale
  • Benessere complessivo del paese
  • Vita sociale
  • Situazione economica del paese
  • Grado di soddisfazione personale
  • Benessere religioso e spirituale
  • Capacità delle persone di perdonare
  • Possibilità di svagarsi e praticare sport
  • Situazione politica
  • Impegno speso in opere di beneficienza
  • Beni materiali
  • Tempo speso sui social network

Sulla base dei dati raccolti, gli italiani che nel 2011 dichiaravano di essere felice erano il 75% una percentuale scesa nel 2019 al 57%.

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