Lavoro e franchising: opportunità reale?

Il sogno di molti è quello di diventare imprenditori, e poter essere alla guida di un’attività produttiva di successo. Già da molto tempo il modello del franchising ha reso possibile questo scenario per molte persone, che hanno trovato in questo sistema lavorativo uno sbocco interessante in grado di fornire una nuova prospettiva a tutti quelli che si trovano nella condizione di cercare lavoro, o magari decidono di cambiare occupazione.

Ma quali sono le reali opportunità per chi decide di aprire un’attività in franchising, e soprattutto come viene regolamenta questo modello in Italia? Vediamo assieme in questa scheda dettagliata che passa in rassegna molti degli aspetti legati al mondo del franchising.

Come funziona il franchising

opportunità franchising

Partiamo con il definire precisamente cosa s’intende per attività in franchising. Si tratta letteralmente di un contratto di collaborazione tra imprenditori per la produzione o distribuzione di prodotti oppure servizi. Questo modello di business è particolarmente indicato per tutte quelle persone desiderano avviare una propria attività ma senza partire completamente da zero. Infatti quando ci riferiamo al franchising intendiamo proprio un processo di affiliazione, che porta la nuova attività nascente a legarsi in maniera esclusiva ad un marchio o un brand già forte e riconosciuto sul mercato.

Questa forma di collaborazione porta numerosi vantaggi ad ambo le parti nella fase iniziale della collaborazione, perché permette all’impresa nascente di poter già contare su un bacino di clientela formato.

Al contrario per la società che cede in uso il marchio si ha la possibilità di aggirare alcune norme relative alla concorrenza, potendo dislocare molti punti vendita sul territorio e rafforzando di conseguenza la propria immagine.

Il franchising ha origine oramai quasi 100 anni fa, e nasce negli Stati Uniti, soprattutto legato all’ambito della ristorazione. Il suo boom infatti si registra negli anni 50’, con l’esplosione commerciale delle catene di fast food in tutto il paese. Molti dei Mc Donald’s o Burger King che vediamo sono infatti imprese costituite in franchising. In Italia la diffusione avviene principalmente a cavallo tra gli anni 70’ e 80’, coinvolgendo principalmente le imprese della grande distribuzione.

Queste hanno consentito ai piccoli commercianti territoriali di apporre il proprio marchio sulle loro attività, potendo così coprire in maniera più capillare il territorio.

Il processo di affiliazione in franchising

Ora che il meccanismo è chiaro passiamo a vedere come avviene l’affiliazione di una nuova società ad un’azienda principale.

Anzitutto bisogna specificare che molte grandi aziende hanno dei piani appositi per attirare l’interesse di nuovi imprenditori al fine di ampliare la loro rete vendita e riuscire a coprire il territorio in maniera più capillare.

Se siamo interessati alla possibilità di affiliazione bisogna manifestare il proprio interesse direttamente all’azienda principale, ed inseguito verranno affrontati i passi che elenchiamo per completare il processo di affiliazione:

Interesse e conoscenza

Come detto il primo passo è quello di cercare un’attività che possa essere di nostro interesse, magari in un ambito che conosciamo già abbastanza bene. Se fossimo, ad esempio, in possesso di esperienza nel campo del commercio dell’elettronica potremmo valutare la possibilità di accedere a programmi di affiliazione sul modello di quelli proposti dai marchi Expert ed Euronics. Ma questo concetto è applicabile ad innumerevoli campi. Ogni grande marchio che propone i programmi di franchising, ha le proprie pagine web con tutte le informazioni del caso per farsi un’idea preliminare sull’opportunità lavorativa.

Primo colloquio

Se siamo interessati al franchising di una determinata azienda, dopo aver raccolto le informazioni utili, sarà probabilmente fissato un primo colloquio conoscitivo, dove potremmo fugare i dubbi e le perplessità sul processo di affiliazione, e dove anche la società principale potrà valutare la validità della persona che si propone per l’apertura del nuovo punto vendita.

Valutazione della potenzialità dell’affiliato

Come detto la società che cede il marchio compie una valutazione sulle potenzialità dell’affiliato, per evitare di aprire negozi, oppure agenzie, prive di prospettiva di crescita. Queste potenzialità si misurano sulla base di alcuni parametri come la valutazione della candidatura a livello di esperienza e solidità economica, ma anche altri fattori come la zona interessata all’apertura sono importanti in questa fase.

Scelta dei locali e allestimento

Qualora la fase preliminare e di valutazione incontri la reciproca soddisfazione di entrambe le parti, si potrà iniziare la fase di startup vera e propria della nuova attività .

La società principale supporterà il franchisee (cioè l’imprenditore che apre il nuovo punto vendita) nella ricerca del locale più adatto e nella progettazione e realizzazione finale del negozio o dell’agenzia.

Molto importante è sottolineare come le grandi aziende richiedano un investimento economico iniziale al franchisee per dividere proprio queste spese di allestimento dei punti vendita, che essendo marchiati da un’azienda forte sul mercato, devono rispettare gli standard visivi, ed essere brandizzati entro la data di apertura.

Formazione

Quasi tutte le aziende che concedono lo sfruttamento del proprio marchio in franchising attuano una formazione importante e costante nei confronti degli imprenditori che decidono di affidarsi a loro. Infatti non è da sottovalutare che nonostante si parli di aziende diverse, chi apre un negozio in franchising è portare dell’immagine e del marchio di una specifica azienda, che ha quindi tutto l’interesse a mantenere degli standard di alto profilo sul lavoro legato al proprio marchio.

Normativa riguardo al franchising

contratto di franchising

Quando si applica un modello di questo tipo tra due soggetti imprenditoriali economicamente indipendenti tra di loro, vi è la naturale necessità di normare il tutto nella maniera più precisa possibile, per evitare spiacevoli polemiche e code giudiziarie.

Il contratto di franchising in Italia è normato dalla legge 129/04 che definisce con estrema precisione quali sono i termini entro cui può considerarsi valido un contratto di questo tipo.

Nello specifico la legge in questione si occupa di dare definizione a quattro aspetti fondamentali per l’applicazione di questo modello di business che sono:

  • Il know how: quindi il patrimonio di conoscenze pratiche che l’affiliante trasmette all’affiliato
  • Il diritto d’ingresso: quindi la quota iniziale che l’affiliato versa alla società principale
  • Le royalty: quindi la percentuale annua del volume d’affari sviluppata dall’affiliato che va riconosciuta all’affiliante
  • Diritti di proprietà: cioè il concetto secondo cui i beni dell’affiliante, siano essi prodotti direttamente o sotto sua indicazione, rimangono di proprietà dell’affiliante stesso

Inoltre la normativa impone la presenza di un contratto scritto tra le parti dove vengano esplicitamente segnalate tutte le spese per investimento iniziale, quelle delle royalty annuali (sia in forma percentuale che fissa a seconda degli accordi tra le parti) e tutte le condizioni di rinnovo, oppure le fattispecie che possono portare alla risoluzione immediata del contratto con le relative penali da ambo le parti.

Questa legge emanata nel 2004 ha portato nuova chiarezza nei confronti di questo sistema di business interessante, ed un ulteriore spinta alla crescita del franchising in Italia è avvenuto sull’onda della Legge Bersani sulle liberalizzazioni che ha semplificato notevolmente l’iter burocratico a carico dell’imprenditore che desidera aprire un’attività in franchising.

Franchising: pro e contro

Il modello di business è chiaro, e ben regolamentato anche in Italia.

Nel corso del tempo ha dimostrato di saper funzionare egregiamente, dando vita a collaborazioni fruttuose e storie di successo. Ma come tutte le opportunità inerenti al mondo del lavoro esistono i lati positivi e negativi di una stessa medaglia, e anche il franchising non si sottrae a questa regola. Proviamo quindi a tracciare una serie di motivi per dare una valutazione complessiva di questo sistema di lavoro così conosciuto.

Pro

I vantaggi derivanti da un’attività in franchising sono facilmente comprensibili. Si tratta di un’attività imprenditoriale dove si possono abbattere i rischi di insuccesso, grazie allo sfruttamento di un marchio già conosciuto in un determinato ambito. Pertanto, soprattutto la fase di crescita iniziale dell’opportunità lavorativa sarà notevolmente accelerata, e si potrà iniziare da subito a sviluppare dei fatturati interessanti.

Oltre a questo, un vantaggio innegabile è rappresentato dall’avere alle proprie spalle un gruppo con una struttura consolidata che garantisce assistenza qualsiasi momento. Un aspetto fondamentale che consente di conoscere in anticipo le possibili criticità del lavoro di un determinato ambito.

Contro

Esiste ovviamente anche il rovescio della medaglia. Anzitutto è rappresentato dall’investimento iniziale, che nei casi di aziende con brand molto conosciuti può essere anche abbastanza corposo. Stesso discorso si può fare per le royalty annuali, che riducono il margine di profitto dell’imprenditore che apre l’attività.

Un altro aspetto negativo, che molto spesso mette ai ferri corti l’affiliato con la sua casa madre, è quello strategico. Infatti l’imprenditore che apre un’attività in franchising vede ridursi notevolmente il perimetro della propria indipendenza sulle scelte strategiche per lo sviluppo dell’attività. Per ogni decisione riguardante il proprio punto vendita, l’affiliato dovrà sempre attendere l’approvazione dell’affiliante, compreso il caso in cui decida di vendere completamente l’attività.

Tirando le somme l’attività di franchising può essere una valida alternativa se si vuole affrontare un’attività in proprio senza accollarsi eccessivi rischi. Bisogna però valutare attentamente tutte le possibili implicazioni, sia quelle di natura economica che quelle relative alla propria indipendenza lavorativa. Il consiglio infine è quello di decidere con attenzione a quale marchio si decide di legare a doppio filo il proprio successo imprenditoriale.

Professioni possibili: lavorare come consulente d’immagine

Lavoro: come diventare Consulente di Immagine - Trucco e non solo per imparare un nuovo mestiere sempre molto ricercato
Lavoro: come diventare Consulente di Immagine – Trucco e non solo per imparare un nuovo mestiere sempre molto ricercato

Fra tanti lavori possibili al giorno d’oggi sempre più spesso si sente parlare del consulente d’immagine. Una professione relativamente nuova che deriva dagli ambienti delle star di Hollywood che storicamente hanno sempre avuto un collaboratore attento alla questione dell’immagine. Oggi questo lavoro sta diventando sempre più comune e frequente e permette a molte persone di guadagnarsi da vivere facendo qualcosa di vicino alle loro aspirazioni e ai loro desideri.

Ma vediamo nello specifico tutto quello che c’è da sapere riguardo la professione di consulente d’immagine.

Cosa fa un consulente d’immagine?

Come suggerito dalla parola stessa un consulente d’immagine è quella figura professionale che si occupa di tutto quello che ruota attorno allo stile e alla rappresentazione che si dà di sé stessi verso l’esterno. In pratica fornisce un servizio di consulenza dedicato al miglioramento dell’aspetto attraverso il modo di muoversi o vestirsi o comunque in generale presentarsi. Questo servizio riguarda quindi tutto quello che si applica alla sfera della comunicazione non verbale. Molto spesso ci si affida ad un consulente d’immagine nel caso di occasioni speciali, come ad esempio i matrimoni, oppure se si ricopre un incarico pubblico importante.

La professione si è espansa in Italia a partire dal 2010 e sta registrando una crescita costante nell’ultimo decennio. Questo è dovuto anche all’esplosione delle consulenze d’immagine in ambito prettamente commerciale. Infatti il consulente d’immagine si applica non solo alle persone fisiche, ma anche alle aziende. In questo caso il servizio di consulenza è volto al miglioramento dell’immagine pubblica della compagnia e tocca tutti gli aspetti legati alla comunicazione visiva dell’azienda, dal logo agli slogan alla creazione dei contenuti pubblicitari del brand in questione.

Come si diventa consulenti d’immagine?

Il percorso formativo per diventare consulenti d’immagine varia a seconda che si voglia esercitare la professione in ambito commerciale o più strettamente rivolta verso i privati.

Nel campo della consulenza alle aziende la formazione prevede un percorso universitario nell’ambito di materie economiche o nel marketing. Anche corsi di laurea come quello in scienze della comunicazione possono formare adeguatamente per questa posizione, ma chiaramente prima di arrivare ad esercitarla con una posizione importante in aziende o magari mettendosi in proprio si dovrà valutare l’opportunità di affrontare qualche stage.

Nel campo della consulenza d’immagine più classica invece servirà avere maturato esperienze nel mondo della moda o più in generale del fashion. Inoltre è possibile seguire corsi di formazione ufficiali per la professione indetti dalla filiale italiana dell’associazione mondiale dei consulenti d’immagine. Sul sito della AICI italia è possibile avere tutte le informazioni relative ai corsi di formazione che se affrontati con profitto, danno accesso anche alla certificazione di qualità che attesta la professionalità del consulente d’immagine.

Quanto guadagna un consulente d’immagine?

Anche qui le differenze risiedono principalmente nell’ambito in cui si svolge la professione. Molto spesso in ambito commerciale sono agenzie esterne ad occuparsi dell’immagine del brand, ma un consulente d’immagine aziendale assunto internamente nell’organico della società può arrivare a guadagnare anche fra 30 e i 40 mila euro annui. Per chi invece svolge la professione da privato molto dipende dall’esperienza e dal nome che ci si è creati nel corso del tempo svolgendo questo lavoro. Diciamo che al netto dei consulenti delle star e dei vip, che possono arrivare a guadagnare oltre 50 mila euro annui, mediamente una persona che si avvicina a questa professione guadagna in base al livello dei clienti di cui può disporre e anche in base alla continuità della collaborazione. Essendo spesso collaborazioni di tipo intermittente, quindi legate ad eventi particolari, il guadagno si basa sulla parcella chiesto per il singolo evento. Ad esempio per la consulenza completa per una coppia di sposi si può arrivare a cifre vicine ai 1000 euro.

Atlante delle professioni digitali

Il digitale è sempre più parte imprescindibile del nostro mondo. In quasi tutte le azioni che facciamo durante il giorno c’è traccia della digitalizzazione, e dietro ogni piccola azione quotidiana c’è un lavoro digitale attuale, che possiamo toccare con mano, e possiamo ambire trasformare in un’occupazione a tempo pieno.

Insomma, si fa un gran parlare di professioni digitali, pensando soprattutto a quelle del futuro, senza valutare che queste sono una realtà consolidata anche nel presente.

Per fare ordine vediamo un atlante delle professioni digitali attuali, buona occasione per una panoramica sulle tendenze del mondo del lavoro odierno, per capire quali saranno le posizioni da inseguire in un futuro prossimo.

25 professioni digitali attuali

professionista del digitale

Quello che crediamo essere futuro in realtà è già presente. Il settore dei lavori digitali è in rapida espansione e questo si riflette ovviamente anche sui dati occupazionali generali.

I maggiori incrementi per le offerte di lavoro arrivano costantemente dalle professioni digitali, che allo stato attuale sono seconde solo alle richieste del comparto manifatturiero e hanno scalzato settori storicamente forti come quello del commercio e della ristorazione.

Ma quindi al momento qual è la mappa dei lavori digitali da conoscere per orientarsi nel mercato del lavoro?

Lo vediamo attraverso 25 professioni digitali già adesso disponibili ma comunque di prospettiva.

Community manager

È la figura che crea e sviluppa le relazioni tra i membri di una comunità virtuale e tra questa e l’azienda cliente. Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online, ed in pratica punta alla definizione di un pubblico caldo per gli interessi del committente. Particolarmente importante in epoca odierna per sviluppare strategie mirate ed ottimizzare le risorse marketing di un’azienda, questa figura rappresenta una scommessa vincente per chi intraprende un percorso formativo finalizzato alla ricerca di una stabile occupazione

Web project manager

Una figura di responsabilità a cui è affidato un progetto in ambito web. Si occupa giornalmente di perseguire le strategie concordate con l’azienda cliente e di fornire una stabile reportistica sull’avanzamento dei risultati. Tra le competenze richieste anche quella di saper coordinare ed indirizzare uno staff di lavoro in maniera performante.

Web account manager

Un lavoro che deve interpretare i bisogni del cliente proiettandoli verso obiettivi raggiungibili per l’organizzazione in cui lavora. Nel concreto gestisce trattative e relazioni commerciali finalizzate alla vendita di prodotti o servizi legati al web, con il compito di raggiungere i livelli di fatturato e utile previsti in fase di bilancio preventivo

User experience designer

Questa figura ha il compito di facilitatore nella costruzione di un qualsiasi prodotto web. In parole povere deve riuscire a coniugare le necessità dell’utente finale, dell’azienda per cui lavora ed al contempo rispettare i limiti che l’applicazione gli fornisce dettati dal budget di produzione. Il tutto all’interno di un sistema il più possibile uniforme e integrato.

Business Analyst

La figura del business Analyst si occupa di definire i flussi dei processi di business. Deve essere esperto in materia economica ed al contempo conoscere alla perfezione il contesto online dentro al quale deve svilupparsi il volume d’affari aziendale. Grazie alle sue analisi si possono individuare i flussi che portano alle possibilità di espansione commerciale.

DB administrator

Si tratta in pratica dell’architetto delle banche dati, bene sempre più prezioso per le aziende odierne. Si occupa di definire, progettare e ottimizzare la struttura delle banche dati. Sotto la sua responsabilità ci sono anche le questioni di sicurezza connesse a queste, prevedendo l’adozione di rigide policy di backup e recovery di dati, per fare in modo che nulla venga perso.

Search engine expert

Una figura la cui responsabilità è quella di controllare, nelle varie fasi del progetto, i risultati inerenti il posizionamento sui motori di ricerca. Mette in atto tutte le strategie necessarie per migliorarlo e per ottimizzare i prodotti web al fine di garantire un posizionamento sempre migliore

Advertising manager

Si occupa di definire le strategie per le campagne promozionali sul web. Sceglie i contenuti più adatti e i canali di diffusione più congrui al messaggio aziendale ed al prodotto da promuovere. Il fine ultimo è quello della massima diffusione e della conversione in fatturato delle campagne.

Fronted web developer

Realizza dal punto di vista tecnico tutte le interfacce web per il cliente di riferimento. In accordo con lo stesso implementa le modifiche e fornisce manutenzione continua per quello che riguarda la presenza sul web dell’azienda committente

Server side web developer

Figura leggermente differente dalla precedente per via dell’area di occupazione. Il senior side web developer è responsabile della creazione di applicativi facili da scaricare ed utilizzare per l’utente interessato. In pratica è colui che sviluppa materialmente le app che usiamo tutti giorni.

Web content specialist

Un lavoro che riguarda i contenuti presenti sul web. Questa figura si occupa della creazione di svariati tipi di contenuti, da quelli testuali a quelli più visuali come i video. Oltre alla progettazione e creazione si occupa anche di pianificarlo in base alla piattaforma cliente e al target di riferimento corrispondente.

Web server administrator

Un’occupazione più tecnica ed improntata all’installazione di software, ed alla configurazione e aggiornamento dei sistemi ICT aziendali. In un’epoca di dominio del digitale, questa è una figura di capitale importanza per ogni azienda.

Information architect

Identifica e implementa la struttura dei siti web e le funzionalità del dominio, adottando un approccio di design centrato sull’utente.

Digital strategic planner

Figura di supporto al management dell’azienda. Si occupa di organizzare e proporre le strategie complessive di presenza sul web, pianificando obiettivi ed individuando i rischi e le potenzialità di ogni piano di comunicazione on line.

Web accessibility expert

Il suo ruolo è un ruolo ibrido che richiama in parte alcune professioni già citate in precedenza. Nello specifico si occupa di tutto quello che è legato all’accessibilità di un’interfaccia web, e delle sue prestazioni in termini di raccolta di pubblico, da quello che riguarda la progettazione delle interfacce fino alla pianificazione dei contenuti ottimizzati per il prodotto web ospitante.

Web security expert

Una figura responsabile di tutto quello che concerne la sicurezza degli applicativi e delle piattaforme di un cliente presenti in rete. Si occupa di analizzare il contesto di riferimento, e imposta la strategia di protezione di server web, dati e dei processi a loro connessi, sempre in accordo con le policy aziendali.

Digital coach

Un formatore professionista per tutto quello che concerne le attività digitali. Una figura particolarmente importante a cui affidare la formazione esterna per la riconversione del patrimonio dipendenti di un’azienda interessata allo sbarco sul digitale, ma che allo stesso tempo non vuole esternalizzare questo aspetto della strategia di marketing.

E-commerce specialist

Una figura in rapida ascesa trainata da un mercato in forte espansione. Il suo compito è quello di sviluppare strategie e ottimizzare le piattaforme di vendita online, da quelle più piccole a quelle più importanti. Ovviamente il tutto per raggiungere il fine ultimo di favorire l’espansione delle vendite e del fatturato aziendale.

Online store manager

La funzione è la stessa di uno store manager classico, solo declinata in versione on line. Sua è la responsabilità del conto economico del negozio virtuale, e quindi anche dell’assortimento, delle attività di merchandising e delle eventuali promozioni in-store anche se non riferite strettamente ad un negozio fisico.

Reputation manager

Il reputation manager è una figura d’importanza sempre maggiore. È colui che si occupa dell’immagine web del cliente o del brand, sia aziendale che personale. Deve analizzare e gestire le situazioni di criticità reagendo in maniera tempestiva ed efficace, per evitare che si propaghi alla velocità della luce una fama penalizzante per il cliente.

Knowledge manager

La figura in questione è deputata alla valorizzazione e gestione del patrimonio di conoscenze dell’azienda, individuando strategie e modalità finalizzate a favorire lo sviluppo del capitale intellettuale attraverso la condivisione. Queste attività possono rappresentare inoltre uno sbocco commerciale inatteso e redditizio

Augmented reality expert

Progetta e realizza tutto quello che ruota attorno alla nuova tecnologia della realtà aumentata, dalla struttura del sistema fino alla gestione dell’interazione tra utente e sistema stesso.

E-learning specialist

Questa figura professionale ha il compito di pianificare e controllare i progressi delle strategie applicate ai percorsi di apprendimento online. Applicabile sia nelle grandi aziende per la formazione interna, che per i clienti che desiderano offrire piani di formazione professionale su vasta scala.

Data scientist

Probabilmente la figura più in auge dell’intero panorama digitale. Si occupa di analizzare gestire e monitorare l’enorme mole di dati derivante dalle attività in rete delle aziende, al fine di indicare le possibili strade da perseguire per lo sviluppo aziendale. Il risultato di questa attività di analisi, è lo sviluppo di modelli predittivi per generare sistemi organizzati di conoscenza avanzati.

Wikipedian

Opera nel contesto di tutti i progetti connessi alla galassia Wikimedia (wikimedia.org) fra cui Wikipedia. Il suo compito è quello di creare modificare ed organizzare voci e contenuti, garantendo la veridicità delle fonti e la natura imparziale del contenuto. Incentiva inoltre il libero scambio di informazioni e il confronto tra le persone delle community al fine di migliorare la qualità del prodotto finale e di aumentare la reputazione generale

L’intelligenza artificiale è una minaccia per i lavoratori?

L’intelligenza artificiale inizia ad avere un impatto sempre più deciso sul mondo del lavoro.

Le aziende in ogni angolo del mondo iniziano a fare i loro progetti riguardo l’impiego di una elevatissima automazione in svariati ambiti, e al contempo sociologi e studiosi del mondo del lavoro s’interrogano sull’impatto che questo processo potrà avere sull’occupazione generale.

Lavoro e intelligenza artificiale: i dati

dati su intelligenza artificiale

Da molti anni i soggetti interessati alle dinamiche occupazionali, e gli studiosi di economia in genere, raccolgono dati per capire l’evoluzione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

Molti sostengono che siamo alle porte di una rivoluzione importante, addirittura si pensa possa essere il più veloce cambiamento di paradigma della storia della tecnologia. Tutti coloro i quali prevedono questi repentini cambiamenti si affrettano però a precisare che questo non porterà alla perdita ingente di posti di lavoro, ma ne creerà altrettanti portando in pareggio la bilancia tra quelli persi e quelli creati dalle nuove tecnologie.

Il colosso dei servizi alle imprese KPMG, ha recentemente condotto uno studio negli Sati Uniti, riguardo la penetrazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende a stelle e strisce, concludendo che siamo effettivamente in un momento cruciale per queste nuove applicazioni.

Fra tutte le aziende intervistate ben più della metà ha dichiarato che prevede un cospicuo aumento dell’incidenza dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, sia nel campo dell’industria manifatturiera che in quello dei servizi.

Molti dirigenti di queste aziende si sono poi soffermati sull’impatto occupazionale di questa rivoluzione, sostenendo che causerà una perdita secca di posti di lavoro che va dal 10% al 50% dei loro impiegati nei prossimi due anni. Andando pertanto in controtendenza rispetto chi pronostica un naturale turnover tra posti persi e guadagnati.

Un dirigente di Citigroup, interpellato a riguardo su Bloomberg, ha dichiarato che con l’automazione intelligente, che potrà andare a fare tutta una serie di compiti ripetitivi e noiosi attualmente ad appannaggio di impiegati umani, potrebbe ridurre il personale della banca di almeno il 30%.

Un sondaggio Deloitte ha invece posto l’attenzione su quanto già in essere. Da questo studio si evince come già nel 2017 il 53% delle aziende statunitensi affermava di aver demandato all’intelligenza artificiale compiti precedentemente svolti da umani, e questa percentuale è destinata fatalmente a salire ad oltre il 70% entro la fine del 2019.

La situazione in Italia

Abbiamo visto la situazione per sommi capi degli Stati Uniti, che come sempre anticipano le tendenze destinate poi a sbarcare anche nel vecchio continente. Ma la situazione in Italia, riguardo l’impiego dell’intelligenza artificiale, a che punto si trova?

Un rapporto rilasciato da politecnico di Milano a febbraio 2019 riporta la fotografia di una situazione ancora allo stato embrionale, con aziende italiane ancora confuse e nettamente arretrate sul versante dell’automazione artificiale.

A fine 2018 solo il 12% delle aziende italiane avevano portato a regime un progetto di implementazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, e la situazione non sembra avere una crescita poderosa considerando che solo il 21% delle stesse ha stanziato un budget per questi progetti.

In generale la spesa per lo sviluppo di algoritmi di automazione nel corso del 2018 è stata di appena 85 milioni di euro, nettamente inferiore non solo degli strati uniti ma di quasi tutti i paesi dell’area Euro.

Impatto occupazionale in Italia

Ma quali sono gli effetti di questa, seppur lieve, spinta verso l’intelligenza artificiale. Anche qui il rapporto del politecnico ci viene in soccorso, esplicitando un dato allarmante. Si prevede infatti che l’automazione porterà alla perdita di 5 milioni di posti di lavoro nel prossimo futuro, ma questo dipenderà anche dalle scelte che dovranno compiere le aziende interessate riguardo le proprie risorse umane. Infatti a mitigare la pericolosità di questo dato giunge il risultato delle prime esperienze di questa nuova tecnologia.

Il 27% delle aziende che hanno implementato sistemi di intelligenza artificiale hanno dichiarato di essere state costrette a ricollocare, o addirittura licenziare, del personale. A fronte di questo, lo stesso campione ha però sostenuto, nel 33% dei casi, di aver avviato un programma di nuove assunzioni, necessitando di personale estremamente formato e specializzato. Le nuove professioni legate all’informatica e alla programmazione fanno la parte del leone, con il politecnico che ha già avviato programmi di collaborazione con queste stesse aziende, in difficoltà nel reclutare figure apposite per lo sviluppo dei progetti legati all’intelligenza artificiale. Infine un altro dato interessante è quello di un 39% delle aziende che non ha modificato gli organici in relazione alla nuova tecnologia. Probabilmente questo è anche dovuto alla necessità di contenere i costi, ma potrebbe essere un incoraggiante segnale di una propensione delle aziende alla formazione interna dei propri dipendenti.

I settori più interessati

automazione lavoro

Per sua natura l’applicazione dell’intelligenza artificiale può adattarsi alla perfezione a qualsiasi contesto e settore produttivo, ma per il momento l’ambito dei servizi è quello che fa registrare le percentuali più alte di penetrazione di queste tecnologie.

Il primo in assoluto è quello delle banche, dove gli algoritmi possono fare automaticamente una serie di azioni ripetitive e noiose che dovevano essere gestite dall’uomo fino a poco tempo addietro. Il 24% del totale delle aziende che impiegano in Italia l’intelligenza artificiale proviene dal settore del banking e seguito a debita distanza dall’energy utility (13%) automotive (10%) e retail (9%)

Settori minacciati dall’intelligenza artificiale

Visti i settori dove è al momento maggiormente impiegata l’intelligenza artificiale, resta da capire quali saranno nel prossimo futuro quelli che troveranno ampi impiego di queste tecnologie avanzate.

I più esposti secondo i più recenti studi, sono quello dell’industria e dell’agricoltura. Per quello che riguarda il settore industriale è ovvio come l’automazione porterà ad una contrazione fisiologica degli occupati, soprattutto per le mansioni meno specifiche e qualificate.

Stesso discorso, in scala leggermente minore, si può applicare all’agricoltura, un settore già provato da continue contrazioni nel corso del tempo, che sta vedendo solo ultimamente una spinta sull’onda di incentivi all’imprenditoria, soprattutto giovanile.

Ma proprio l’approdo dei più giovani al comando di questo tipo di aziende è il veicolo principale per la diffusione delle nuove tecnologie relative all’intelligenza artificiale. La necessità di rivedere ed ammodernare attività i cui processi produttivi sono ancorati perlopiù al passato porterà ad un ripensamento generale delle dinamiche di occupazione su medio lungo periodo.

I lavoratori più minacciati dall’intelligenza

Ovviamente oltre ai settori interessati a queste mutazioni, anche il parco dei lavoratori impiegati subirà cambiamenti, ma non in tutte le componenti. Come detto la speranza è quella che la nuova era dell’intelligenza artificiale possa favorire la creazione di nuove figure professionali e quindi posti di lavoro aggiuntivi.

Ma per alcune categorie il futuro è tutt’altro che roseo. Anzitutto i lavoratori meno qualificati e formati rischiano di vedersi rimpiazzati dalle macchine a breve. Il motivo è ovvio. Il versante su cui l’intelligenza artificiale si applicherà massicciamente sarà quello di operazioni semplici e ripetitive, che sono povere di valore aggiunto dato alla produzione. Al momento molte di queste operazioni sono affidate a personale scarsamente formato e con qualifiche basse. E saranno questi i primi a subire l’impatto dell’automazione.

Sarà di fondamentale importanza pensare non solo a condizioni di welfare che possano sostenere le perdite in termini di lavoratori, ma saranno necessarie politiche di formazione e riqualificazione del personale impiegato. Su questo grande importanza l’avranno sia le aziende stesse, che in alcuni casi ricollocano le risorse dopo l’opportuna formazione, sia il tessuto formativo garantito da atenei e politiche attive del lavoro.

Anche i giovani infatti, sono tra i primi interessati a questo mutamento lavorativo, e la loro scelta di formazione accademica sarà cruciale per non farsi trovare impreparati. Non sono pochi i casi in Italia di aziende che non trovano personale sufficientemente formato e pronto, soprattutto in ambito informatico, e che devono a malincuore rivolgersi all’estero per soddisfare la richiesta.

Cosa aspettarsi in futuro

L’unico modo per tentare di prevedere come sarà l’impatto della massiccia automazione sul mondo del lavoro è vedere quello che è accaduto in passato in periodo di mutamenti simili.

Benché l’Ocse abbia lanciato l’allarme generale, avvertendo che oltre 60 milioni di posti di lavoro sono in pericolo nel futuro prossimo, le serie storiche comparate dei periodi delle passate rivoluzioni in ambito lavorativo lasciano qualche barlume di speranza.

Facciamo qualche rapido esempio per esplicitare meglio il concetto. L’allarme che si vive al giorno d’oggi è stato vissuto anche in epoche relativamente vicine, quando l’approdo dell’informatica ha iniziato ad impattare sul mercato del lavoro. Si gridava inizialmente alla catastrofe, pensando che i computer, o le stesse macchine automatiche impiegate nelle fabbriche, avrebbero potuto generare disoccupazione dilagante. Invece così non è stato. Sebbene inizialmente, proprio per un gap di formazione, si palesa una perdita sostanziale del numero di occupati, a lungo andare il mercato del lavoro si adatta ai cambiamenti, fornendo le risposte giuste ai mutamenti tecnologici. Questa tendenza è visibile in molte delle rivoluzioni industriali che hanno interessato la storia dell’uomo, e gli studiosi non dubitano che anche questa volta i numeri saranno clementi sul lungo periodo.

Del resto Henry Ford produceva carrozze a fine 800 ma la comparsa dell’automobile non ha distrutto la sua azienda, anzi!

I 10 lavori più strani al mondo

Mai sentito parlare dei lavori più strani del mondo? Ebbene esistono lavori incredibili che nemmeno immaginiamo possano esistere, eppure ci sono persone che si guadagnano da vivere fornendo servizi bizzarri ai limiti della realtà.

Alcuni ci faranno esclamare “perché non ci ho pensato prima io!” altri invece sono talmente strani da non avvicinarsi nemmeno.

Sicuramente ogni volta che ci lamentiamo del nostro lavoro, oppure lo troviamo inutile, pensiamo a questa lista di lavori che definire inusuali è poco!

Mangiatore

Più che un lavoro strano sembra proprio un lavoro dei sogni. Ci sono infatti migliaia di persone al mondo che possono ben dire di lavorare come mangiatori. Ma cosa fa di preciso e come si guadagna da vivere un mangiatore? Beh, quello che fa è semplice, mangia enormi quantità di cibo. ma è come guadagna la parte bella di questo lavoro: esistono due modalità di riconoscimento economico quando si fa il mangiatore. Il più classico riguarda le innumerevoli gare che uniscono le quantità di cibo alla velocità. Queste gare vantano sponsor che possono far decollare il montepremi finale per il vincitore. Esiste poi una variante più moderna, in voga qualche tempo ormai. Quella dei cosiddetti Mukbang, persone che si fanno riprendere mentre mangiano sconsiderate quantità di cibo. Questi sono diventati youtubers famosi, con introiti molto allentanti, sia derivanti dalle visualizzazioni che dalle sponsorizzazioni di aziende alimentari o ristoranti.

Pusherman o spingitore

Il pusherman o spingitore fa un lavoro semplice. Spinge dentro o fuori le persone da determinati posti che ora vedremo. Non lasciamoci ingannare dal nome. Nulla a che vedere col buttafuori delle discoteche, oppure i butta dentro nelle località turistiche appostati fuori dai ristoranti.

I pusherman sono soprattutto noti nei paesi asiatici, come il Giappone ad esempio, e servono per spingere le persone dentro e fuori da vagoni della metro negli orari di punta. Questa figura si è resa necessaria dopo qualche incidente di troppo occorso a chi rimaneva incastrato nelle porte delle metropolitane o dei treni. Tralasciando la stranezza del nome, la professione è comunque abbastanza seria, perché sovrintende alla sicurezza dei passeggieri sulle banchine di attesa prima di prendere il mezzo pubblico.

Spedizioniere di feci

Ad una prima lettura sembra un lavoro assurdo ed incomprensibile. E magari pensandoci un pochino si può immaginare che sia un lavoro svolto nell’ambito delle analisi mediche. Invece è la classica idea che avremmo tutti voluto avere per quanto geniale può sembrare ad un primo sguardo.  Attraverso il sito shitexpress.com si può spedire in totale anonimato proprio quello che pensate ad una qualsiasi persona nel mondo. Il sevizio è anche ben strutturato: si può scegliere il tipo di escremento e anche la tipologia del pacco. Il pagamento avviene in forma totalmente anonima tramite account paypal oppure con criptovalute. La spedizione standard costa attorno ai 18 dollari. L’idea, per la sua originalità, è stata trattata dai maggiori media internazionali facendo balzare agli onori della cronaca i fortunati inventori di questo lavoro che definire bizzarro è riduttivo.

Raccoglitori di gomme da masticare

Lavoro come masticatore di chewing-gum

Anche qui sembra di affrontare un lavoro davvero strano. Ma andando in profondità si scopre che in realtà si tratta di una professione particolare ma redditizia. Partiamo dal presupposto che una comune gomma da masticare impiega circa 5 anni a biodegradarsi, e quindi l’imponente mole di chewing gum sparsa per tutto il pianeta diventa presto una piaga per l’ambiente. L’idea di inventarsi raccoglitori di gomme da masticare è venuta a due ragazzi canadesi Andrew Meades e Joe Kennedy che vedendo la loro città, Toronto, avvolta da questa sporcizia, hanno pensato bene di studiare un piano di pulizia professionale specifico per questo materiale. Hanno dunque aperto la loro azienda, la GTA Gum Removal, che ha subito creato scalpore per l’intento nobile e bizzarro allo stesso tempo. Il successo è stato immediato, ed ora i due ragazzi possono orgogliosamente dire di svolgere un lavoro ben retribuito e totalmente amico dell’ambiente.

Romanziere personale

Spesso ci sentiamo come nei film, o magari nei libri, e pensiamo che la nostra storia, sia essa d’amore o di vita, sia unica ed inimitabile. Ci viene quasi la voglia di scriverne un libro, per raccontarla a tutti. Proprio intercettando questo bisogno nasce la figura del romanziere personale, una professionalità in grado di trasformare una qualsiasi storia in un libro avvincente. Anche molte richieste nelle piattaforme di scrittori freelance vanno in questo senso da qualche tempo. Emblematico il caso di una giovane coppia che ha fondato il sito https://yournovel.com/ dove è possibile trasformare la propria storia in un romanzo vero e proprio con prezzi che variano dai 100 ai 200 dollari in base ai particolari e alla lunghezza della storia.

Cercatore di palline da golf

La storia è davvero bizzarra. E racconta di questo lavoro svolto da Glenn Berger, 40enne della Florida, che all’età di 26 non aveva prospettive lavorative di alcun tipo. Un giorno a Glenn viene un’idea geniale: perlustrare tutti i campi da golf, che in Florida non mancano, alla ricerca delle palline da golf andate perdute sugli ostacoli dei campi, come laghetti, siepi etc..

Ogni anno Glenn recupera l’astronomica cifra di circa 1,5 milioni di palline, rivendendole poi per 1 dollaro ciascuna. Facile a questo punto fare di conto, e capire come quella di Glenn non solo è stata un’idea geniale, ma anche clamorosamente redditizia. Si stima infatti che nei 16 anni di onorata carriera di recuperatore di palline Glenn abbia guadagnato circa 15 milioni di dollari. Niente male per chi non aveva prospettive a 26 anni!

Investigatore genealogico

Sappiamo quali sono le nostre radici? Sappiamo se qualcuno dei nostri avi era un importante generale, o magari un ricco nobile proprietario terriero. L’investigatore genealogico ha questo compito specifico, quello di rintracciare le nostre discendenze. Ma questo lavoro non si regge sulla sola curiosità di chi richiede i servizi di questi segugi familiari. Anzi la maggior parte degli investigatori genealogici s’informa sulle somme lasciate in eredità e non riscosse, per andare poi a ritroso a ritrovare i parenti più prossimi, ancora viventi, del caro defunto. Quindi può capitare di essere avvicinate da persone che ci comunicano il diritto ad avere una grossa somma in eredità per la perdita di un parente che non sapevamo nemmeno di avere. L’investigatore genealogico fa proprio questo, e come compenso si trattiene una percentuale della somma fatta recuperare all’ignaro erede.

Moderatore di assemblee di condominio

Le assemblee di condominio possono essere una giungla di discussioni, litigi e scontri a volte non solo verbali. Spesso l’amministratore del condominio stesso non riesce a tenere a bada i propri condomini, e l’assemblea sfocia in una lunga sequela di litigi che non portano alcuna soluzione. Per ovviare a questo inconveniente nasce la figura del mediatore applicata alle assemblee condominiali. Si tratta di una figura che ha una classica formazione da mediatore, come avviene già per altri ambiti, ma si applica alle riunioni condominiali, quindi con una preparazione maggiore in materia legale e nel codice civile in particolare. Oltre alla formazione di radice legale, questa figura deve giocoforza avere una personalità lama e riflessiva, portata appunto per la mediazione tra le parti. Chiaro, molto spesso le divergenze sembrano non appianabili in alcuna maniera, ma il mediatore trova sempre la strada giusta per giungere ad un accordo soddisfacente tra le parti, anche durante un’assemblea condominiale.

Assaggiatore di cibo per animali

Sembra assurdo pensare che il cibo per i nostri amati amici a quattro zampe debba essere assaggiato da persone eppure è così. E non pensiamo che sia un lavoro da ultima spiaggia per chi non ha trovato di meglio da fare. L’assaggiatore di cibo per animali è una professione reale ed anche ben retribuita che può arrivare fino a 70mila dollari l’anno. Del resto la preparazione per svolgere questa professione è tutt’altro che banale: bisogna avere nozioni di chimica e biologia, oltre a conoscere alla perfezione le caratteristiche del palato e delle papille gustative degli animali domestici. Ovviamente le aziende produttrici non potendo avere delle recensioni dai consumatori finali affidano il compito a queste figure, che fanno in modo che le promesse delle case produttrici in materia di gusto della pappa da offrire ai nostri amici a quattro zampe, vengano mantenute.

Creatore di avatar per l’aldilà

Trovare il modo di alleviare il dolore per un lutto è una delle domande e dei bisogni più ricercati del mondo. La risposta per mettere un freno al dolore derivato dalla perdita di una persona cara, arriva da un’azienda sud coreana che ha inventato un’app in grado di farci sentire vicine le persone scomparse. L’applicazione si chiama “With me” e consente di creare un avatar della persona cara a partire da una foto. Una volta creato l’avatar la tecnologia 3D permetterà a questo di muoversi sul nostro schermo, ci permetterà anche di fare un selfie con lui ed in alcuni casi di interagire con degli script prestabiliti. Il tutto gestito dall’intelligenza artificiale dell’app che proverà così a fari sentire meno soli, anche se sul reale funzionamento qualche dubbio resta ancora oggi a due anni dal lancio

BackBlaze cerca un Tech Ops Engineer

Backblaze Cloud Storage & Backup a San Mateo, California

Posizione di mid-management, full time nel settore informatico

Se sei una persona che sa gestire e risolvere problemi, scovare errori sfuggenti oppure sei una persona che ama migliorare il proprio ambiente di lavoro un server alla volta? Allora sei perfetto per Backblaze dove l’apprendimenti di nuove conoscenze è all’ordine del giorno.

Offerta di lavoro per BackBlaze in California, San Mateo. Full time, settore informatico

In cosa consiste il lavoro:

Sviluppo e mantenimento di codici eccellenti per il settore TechOps e l’azienda nel suo complesso.

Partecipazione a revisioni di codici e audit delle architetture dove richiesto.

Collaborazione con altre unità aziendali (ingegneria, controllo qualità, ecc.) per migliorare il codice interfunzionale.

Quali capacità devi avere per lavorare con noi:

Almeno 3 anni di lavoro come ingegnere focalizzato nell’ambiente Ops (o un equivalente titolo universitario).

Esperienza in Python, Java, C ++ o qualsiasi combinazione dei tre linguaggi di sviluppo.

Esperienza con continuous integration (Integrazione continua) come Jenkins e le relative strategie di implementazione.

Dettagliata conoscenza dei sistemi operativi e di Linux.

Comprendere perfettamente i vari sistemi operativi, le architetture di archiviazione (storage) basate su oggetti e quelle tradizionali.

Concentrarsi sull’eccellenza e la programmazione sostenibile.

Forti capacità di comunicazione interpersonale.

Punti bonus:

Esposizione al lavoro all’avvio di una tecnologia / software.

Familiarità con la gestione della configurazione e il software di automazione (preferibile con Ansible).

Comprensione della Java JVM e dei contenitori servlet (Tomcat preferito).

Sperimentare il provisioning e il mantenimento di servizi e ambienti su larga scala.

Locale abbastanza da permutare nell’ufficio di San Mateo.

I vantaggi di lavorare per Backblaze:

Ottima copertura sanitaria

Salario competititvo e un ottimo 401k (piano pensione americano).

Cultura aziendale che supporta il mantenimento di un sano ed equilibrio tra lavoro e vita personale.

Giorni di vacanza illimitati (si avete capito bene!)

Cucine aziendali completamente fornite.

Colazione e pranzi su base settimanale.

Persone fantastiche che lavorano a progetti fantastici ed innovativi.

Bonus per l’infanzia

Se ti interessa questa posizione, invia una mail a jobscontact@backblaze.com con la posizione menzionata nell’oggetto

I 10 lavori più divertenti che puoi fare

Divertirsi a lavorare è uno dei sogni a cui tutti aspiriamo. Invece molto spesso il nostro lavoro è una sequenza di compiti noiosi, ripetitivi, o magari di obiettivi stressanti da raggiungere che possono rendere il lavoro un vero incubo. Viene quindi la voglia di cambiare lavoro, trovare un’altra occupazione che possa divertirci e appagarci maggiormente.

Ma quali sono i lavori più divertenti che possiamo trovare in giro?

Luna park - Lavoro divertente per chi vuole torvare un nuovo lavoro

Tester di videogiochi

Ammettiamolo, a molti di noi piacciono i videogiochi e spesso contiamo le ore quando siamo al lavoro nella speranza che passino presto, per tornare a casa e metterci di fronte alla nostra console preferita. E se fosse questo il lavoro? Beh, questo impiego dei sogni esiste. Molte case sviluppatrici di videogiochi pagano gli appassionati per fornire loro le versioni beta, cioè quelle provvisorie prima della commercializzazione. Grazie ai suggerimenti dei videogiocatori si possono quindi apportare le ultime migliorie al prodotto. Chiaramente non basta essere amanti dei videogiochi, sono necessarie anche conoscenze di programmazione per svolgere al meglio questo mestiere.

Costruttore di città di Lego

Lego - lavoro curioso per chi vuole far qualcosa di divertente.

Anche i lego sono un passatempo tra i più divertenti e rilassanti nonostante l’età che avanza. E c’è chi è riuscito a farne persino un lavoro. Capita proprio in Italia dove un 36enne emiliano, Riccardo Zangelmi, ha costruito una carriera dietro la sua passione per i famosi mattoncini. La sua azienda si chiama Brick Vision e viene chiamata in causa anche per grandi eventi di eccellenze assolute come Ferrari e Ducati. Grazie alla sua passione Riccardo è riuscito ad ottenere l’ambito Lego Certified Professional, un certificato rilasciato direttamente dalla famosa azienda danese, di cui sono in possesso solo 14 persone in tutto il mondo, che attesta la qualità del lavoro di costruzione. Riccardo è l’unico in Italia a svolgere questo mestiere e se vi piacciono i lego forse potreste provare a mandare un curriculum.

Tester scivoli acquatici

Sempre in ambito ludico un altro lavoro divertente dev’essere il tester di scivoli per i parchi acquatici. Una vera propria manna dal cielo per chi ama questo genere di parchi, per una mansione che prevede di essere pagati per provare tutti gli scivoli del parco. Non esistono molti posti disponibili per questo impiego, anzi per la verità si ha notizia del solo Sebastian Smith, uno studente britannico di 22 anni che ha sbaragliato una folta concorrenza di oltre 2000 aspiranti tester, ed è diventato uno dei lavoratori più invidiati al mondo. L’unica contrindicazione per svolgere questo lavoro è quella di soffrire di vertigini.

Tester di auto nuove

Funziona come per i videogiochi citati in precedenza. Le case produttrici prima di immettere in commercio un prodotto lo testano per un tempo variabile, per mettere alla prova la qualità del prodotto. Succede anche per le automobili, e per gli amanti dei motori questo ha tutta l’aria di essere il lavoro dei sogni. La mansione si svolge più o meno così: ogni mese viene affidata ad uno o più tester un’auto nuova di zecca, e guidatori hanno la possibilità di averla a totale disposizione. Certo, non basta essere dei semplici appassionati, e alla macchina devono essere effettuati specifici test, ma cosa c’è di più divertente per un’amante delle quattro ruote che cambiare automobile ogni mese?

Mappatore per Google maps

Sempre nell’ambito dei lavori da fare su strada, un’altra occupazione divertente per chi ne è appassionato è quella del mappatore per google maps. Si tratta di girare tutto il giorno con una bicicletta, adeguatamente modificata con una telecamera, che fotografa e mappa tutto il nostro percorso. Questo serve a fornire le mappe di google in maniera dettagliata e anche con la funzione fotografica che ci fa riconoscere i posti che dobbiamo raggiungere. Se vi diverte andare in bici questo è senza dubbio il lavoro che fa per voi.

Assaggiatore di dolci e cioccolato

Siamo tutti un po’ golosi. E cosa ci sarebbe di meglio che essere pagati per mangiare? Eppure esistono delle persone la cui occupazione è quella di assaggiare dolci e cioccolato per le aziende produttrici di queste leccornie. Non tutti possono però avvicinarsi a questa occupazione. Servono specifiche competenze in ambito di chimica alimentare e biologia per svolgere al meglio la mansione, anche perché la relazione sul oggetto del test non può limitarsi ad una semplice indicazione sul gusto. Quindi se avete le competenze necessarie potete buttarvi su questo lavoro ma fate attenzione alla linea.

Mistery shopper

Fare shopping è sempre una delle attività più divertenti e appaganti che si possano desiderare. E pensare che esistono aziende specializzate nella valutazione dei negozi della grande distribuzione, che pagano degli addetti per fingersi clienti ed andare a fare compere nei negozi. Queste aziende vengono chiamate dai grandi gruppi della distribuzione internazionale, per mandare i propri mistery shopper a valutare il livello di qualità degli addetti vendita nei vari negozi. Capita che vengano affidate cifre extra anche per acquistare materialmente i prodotti nel caso di test più approfonditi sul negozio in questione.

Valutatore di alberghi e ristoranti

Sempre nell’ambito della certificazione di qualità, uno dei lavori che più divertono è quello del valutatore di alberghi e ristoranti. Il fortunato lavoratore dovrà alloggiare negli alberghi di mezzo mondo per decidere se le 5 stelle poste sull’insegna sono meritate oppure no. Oppure dovrà mangiare tutte le sere in un ristorante diverso per valutare la qualità del cibo e del servizio. Ovviamente per svolgere questa mansione di “critico” bisognerà aver maturato un’enorme esperienza nel campo alberghiero e della ristorazione.

Tester di materassi

Uno dei lavori più curiosi ed ambiti del mondo è quello di colui che testa i materassi. In pratica il sogno di molti si tramuta in realtà, cioè si viene pagati per dormire. Bisogna subito dire che però i termini della questione non sono esattamente così. Senza dubbio una delle prove che un materasso deve passare prima della commercializzazione è quella della dormita notturna, ma un tester di materassi dovrà sottoporre il prodotto ad innumerevoli prove di resistenza e durata.

Custode di un paradiso terrestre

Chiudiamo con il più classico e ambito tra i lavori divertenti dei nostri sogni. Ciclicamente si sente di qualche annuncio per fare da custode in alcune isole sperdute che sono veri e propri paradisi terrestri. Queste cose esistono, e ci sono persone che si guadagnano da vivere svolgendo questo lavoro. Del resto cosa ci sarebbe di più divertente che vivere una vita in vacanza?

Offerte di lavoro: posti disponibili ma ignorati

Posti di lavoro disponibili ma ignorati

Per le offerte di lavoro dovrebbe esserci una svolta con le nuove dinamiche inserite nel provvedimento del reddito di cittadinanza inserito nella finanziaria 2019. Secondo quanto prescritto dalla nuova norma chi
rientra nella platea di percettori del reddito, dovrebbe godere di un buon numero di offerte di lavoro filtrate dai centri per l’impiego. La domanda sorge quindi spontanea: ma ci sono davvero tutti questi posti
di lavoro? E tutte queste offerte lavorative dove sono concentrate? Domanda lecita e partiamo con il dire che le offerte di lavoro ci sono. Vediamo assieme come e dove.

Offerte di lavoro con grande numero di posizioni aperte

La generale percezione di mancanza di lavoro, stride con le statistiche dell’ultimo anno sulle posizioni aperte in vari ambiti lavorativi. I dati raccolti dal progetto Excelsior di Unioncamere parlano di alcune posizioni con elevata richiesta ma che in molti casi rimane disattesa. Ad esempio
le offerte di lavoro come cameriere vedono nel mese di gennaio (non proprio alta stagione turistica) una richiesta di 11 mila unità che però viene ignorata nel 23% dei casi da chi cerca lavoro.

Questo è ancora un dato, seppur alto, comunque contenuto. In altre offerte di lavoro disponibili la situazione è ancora più grave. Per i posti liberi come aiuto cuoco la percentuale di posti liberi e non occupati è del 42% e rimanendo nell’ambito dei lavori nella ristorazione il pizzaiolo è addirittura al 97% di offerte lavorative cadute nel nulla. Ma anche ambiti diversi da quelli della ristorazione si trovano in sofferenza per mancanza di personale interessato: la categoria di venditori e rappresentanti non trova risposta alle offerte nel 61% dei casi e nella stessa situazione vi sono assistenti alla vendita, agenti immobiliari e promotori commerciali: tipologie di lavoro che possono dare anche notevoli soddisfazioni economiche se approcciati con la giusta serietà.

Dove sono collocate le offerte di lavoro

Sapendo quali sono, ora non rimane che svelare dove sono collocate la maggior parte di queste offerte di lavoro con ancora molti posti liberi, e dove le aziende compiono una ricerca di personale praticamente continua. La parte del leone in questa continua ricerca di lavoratori la fa come
prevedibile il nord est d’Italia con Lombardia e Veneto che sono alla ricerca di quasi 150 mila lavoratori in settori come la ristorazione e la vendita. Solo nell’area di Milano si contano oltre 73 mila posizioni aperte in svariati ambiti, che la pone come la città con la maggiore offerta di questi lavori che non hanno risposta. Anche al sud, seppure in misura minore, non mancano le opportunità d’impiego. Chi cerca lavoro in Campania può contare su quasi 28 mila posizioni aperte con il settore della ristorazione in testa a questa statistiche. L’area di lavoro a Napoli è quella maggiormente interessata alla ricerca di personale con 18.840 posizioni lavorative disponibili. Dati
confortanti arrivano anche dalle offerte di lavoro su base regionale provenienti da Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna che si attestano su una offerta di posti di lavoro attorno alle 40 mila unità.
Con questa situazione in essere sarà ora compito del governo trovare il sistema migliore di far incontrare domanda e offerta di lavoro per porre un freno al problema della disoccupazione.

Come si diventa navigator: la guida

Tra le modifiche inserite nella finanziaria 2019 sicuramente la più discussa riguarda il reddito di cittadinanza. Questa misura, fortemente caldeggiata dal Movimento 5 stelle, si prefigge non solo di combattere la povertà, ma anche di dare nuova linfa al mercato del lavoro, andando addirittura a creare nuovi posti di lavoro con l’ideazione della figura del navigator. Ma chi è di preciso il navigator e quali sono le sue caratteristiche? Vediamo assieme.

fare il navigator

Chi è il Navigator?


Il Navigator è la figura individuata dal governo che ha la funzione di raccordo tra chi percepisce il reddito di cittadinanza e i centri per l’impiego. Si tratta in pratica di un tutor incaricato di seguire passo dopo passo colui che usufruisce del reddito di cittadinanza. I piani del governo a riguardo prevedono l’assegnazione di un tutor per ogni persona interessata dal reddito, mentre i navigator seguiranno un grande numero di persone contemporaneamente: infatti su una platea complessiva di oltre 2 milioni di percettori del reddito, il consiglio dei ministri ha previsto 10.000 tutor attivi. Non è ancora chiaro se il numero sia destinato a salire, ma sembra quantomeno probabile considerando che a regime un navigator potrebbe trovarsi a gestire oltre 200 persone contemporaneamente.

Cosa fa il Navigator?


Come accennato in precedenza il navigator ha il compito di fare da intermediario tra la persona e il centro per l’impiego di riferimento. Il suo compito sarà quello di trovare, in collaborazione con i centri di collocamento, il lavoro più adatto per il proprio assistito. Ma oltre a questo il compito del tutor sarà anche quello di vigilare sul suo assistito riguardo la sua presenza agli eventuali corsi di formazione intrapresi, oppure agli appuntamenti informativi presso i centri per l’impiego. In poche parole il navigator sarà gli occhi dello Stato su chi percepisce il reddito di cittadinanza. Questo per placare in parte le polemiche riguardo gli eventuali furbetti da divano, oppure chi ha intenzione di accedere al reddito svolgendo contemporaneamente lavoro nero.

Dove presentare la domanda e requisiti per diventare Navigator


Il governo ha precisato che le domande per diventare navigator saranno gestite dall’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) e i centri per l’impiego regionali. Nello specifico delle 10000 assunzioni previste, 6000 saranno in carico all’Anpal mentre le restanti 4000 andranno ai centri per l’impiego. Gli avvisi per la selezione del personale tutor da affiancare ai beneficiari del reddito di cittadinanza, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 28 gennaio, quindi la macchina organizzativa si è già mossa. Già pubblicato anche il bando di concorso con tutte le informazioni utili a riguardo. Non tutti potranno però accedere alle selezioni. Sono stati contestualmente pubblicati anche i requisiti per poter presentare la domanda. Questi prevedono che il candidato abbia una preparazione specifica in ambiti come:

  • Conoscenza tecnica e giuridica delle normative sul lavoro
  • Conoscenza delle dinamiche lavorative territoriali, per rendere più agevole l’incrocio di domanda e offerta
  • Competenza nel campo della valutazione professionale del beneficiario, così da redigere una dettagliata scheda sulle caratteristiche occupazionali dello stesso

Unitamente a queste competenze è stato reso noto anche il livello d’istruzione minimo per l’accesso al concorso: i candidati dovranno essere laureati nelle seguenti discipline:

  • Scienze della formazione
  • Sociologia
  • Scienze politiche
  • Psicologia
  • Giurisprudenza
  • Economia

Non è previsto al momento alcun requisito d’età per l’accesso al bando. Secondo le stime del governo, le prime assunzioni per questa figura professionale dovrebbero concretizzarsi tra aprile e maggio. Il periodo di formazione iniziale è stimato in 6/8 mesi.

Contratto di lavoro e retribuzione del Navigator


Con il primo bando dovrebbe dunque essere assunti circa 6000 navigator in tutta Italia. Il governo per fare fronte a questa prima ondata ha già stanziato 200 milioni di euro per 2019, 250 milioni per il 2020, e 50 milioni per 2021. Sulla scorta di questi numeri si stima che la retribuzione lorda per un navigator sarà di circa 30mila euro lordi all’anno, per un compenso netto che dovrebbe attestarsi tra i 1700/1800 euro netti al mese. Per quello che riguarda invece la stabilità del lavoro una prima bozza prevede un contratto di collaborazione (tipo co.co.co) di 2 anni, estendibile qualora la misura del reddito di cittadinanza fosse confermata anche in futuro.

I 10 lavori senza laurea

La ricerca di lavoro molto spesso si scontra con la richiesta di competenze da parte delle aziende. Esibire una laurea è sicuramente un buon punto di partenza quando si cerca un’occupazione, ma sono in realtà molti i lavori dove il famoso “pezzo di carta” non è necessario.
Vediamo in breve 10 esempi di lavori che si possono svolgere senza laurea.

La ricerca di lavoro molto spesso si scontra con la richiesta di competenze da parte delle aziende. Esibire una laurea è sicuramente un buon punto di partenza quando si cerca un’occupazione, ma sono in realtà molti i lavori dove il famoso “pezzo di carta” non è necessario. Vediamo in breve 10 esempi di lavori che si possono svolgere senza laurea.

GESTORE DI TRASPORTI STOCCAGGIO E DISTRIBUZIONE

Si tratta di un lavoro nell’ambito della logistica del traporto merci. Non è prevista una laurea ma solo molta organizzazione a fronte di uno stipendio annuale che sfiora gli 80.000 EUR

PILOTA COMMERCIALE

Sempre nell’ambito del trasporto merci che sta avendo un notevole sviluppo, anche la figura del pilota aereo commerciale non prevede la laurea, ma basta il diploma nelle scuole specializzate d’aviazione. Lo stipendio rimane comunque mediamente sopra i 75.000 EUR annui.

CONTROLLORE TRAFFICO AEREO

Restando nel campo dell’aviazione, anche il controllore del traffico aereo non necessita di laurea ma solo di corsi specifici accessibili con un semplice diploma di scuola superiore.

OPERATORE NEI REATTORI NUCLEARI

Sembra strano ma per operare come addetto nei reattori nucleari non è richiesta una laurea, ma solo tanto coraggio e dedizione alla causa. Lo stipendio rimane comunque più che dignitoso.

DETECTIVE INVESTIGATIVO

Nessuna laurea in legge richiesta per i detective che dovranno solo mettere il loro coraggio e la loro attenzione ai particolari a servizio del lavoro. Chi lo svolge in maniera continuativa e con buoni risultati può guadagnare fino a 70.000 EUR all’anno.

AGENTE ASSICURATIVO

Nessun “pezzo di carta” specifico per chi vuole cimentarsi come agente assicurativo. Un lavoro però difficile, che prevede molta perseveranza per ottenere nuovi clienti. Guadagni molto meritocratici, considerando che spesso si viene pagati su base provigionale.

AGENTE DI COMMERCIO

Vale più o meno quanto detto sopra per l’agente assicurativo. Visto il carattere provigionale del compenso non è previsto un titolo di studio minimo, ma solo tanta costanza e un numero alto di vendite portate a termine.

TECNICO INFORMATICO

Figura sempre più richiesta sul mercato, data la crescente importanza dell’informatica nelle aziende. Non è prevista obbligatoriamente la laurea per svolgere il lavoro, ma bisogna dimostrare sul campo la propria esperienza.

MANOVRATORE DI GRU

Laurea non necessaria anche per manovrare le gru, anche se per svolgere un lavoro così delicato bisogna sottoporsi periodicamente ad esami contro l’abuso di droghe ed alcool. Il compenso mensile è comunque abbastanza alto.

IDRAULICO, MURATORE, ELETTRICISTA, IMBIANCHINO

Concludiamo con lavori in cui la laurea non è certo obbligatoria ma che richiedono buona esperienza per essere svolti al meglio e che hanno l’indubbio vantaggio di essere occupazioni molto richieste sul mercato per mancanza di giovani interessati a svolgerle.