Lavoro e università: come orientarsi

L’università è ritenuta una delle porte principali verso il mercato del lavoro. Una grande parte del futuro lavorativo di ognuno di noi viene indirizzo dalla scelta della propria carriera scolastica, e universitaria in particolare.
Ma quindi quali sono le connessioni tra lavoro e università, e come si comportano gli atenei italiani in questa specifica situazione.
Vediamo, attraverso una panoramica quali sono le dinamiche che intrecciano mercato del lavoro e offerta formativa universitaria.

Orientamento universitario


Come accennato in precedenza, la parte di orientamento è fondamentale per indirizzare la propria scelta formativa, che avrà in seguito risvolti decisivi sulla propria carriera lavorativa.
Prima di scoprire quali sono gli orientamenti più comuni, vediamo con attenzione i dati che li influenzano.

I dati delle università


Gli atenei italiani hanno vissuto lunghi anni di crisi per quello che riguarda le iscrizioni di nuovi studenti. Se fino al 2003 il trend era sempre stato positivo, da quella data si è assistito ad un calo costante che ha portato ad un record negativo nel 2013. Si stima che in questi 10 anni le università italiane abbiano perso mediamente il 20% delle nuove immatricolazioni. Dai 337mila iscritti si è passati ad un numero inferiore ai 270mila. L’inversione di tendenza è stata visibile a partire dal 2014, con un timido 1,9% di incremento delle nuove matricole.
Chiaramente ai fini della formazione e dell’orientamento lavorativo il dato più interessante è quello relativo alla scelta della facoltà. Questo ci restituisce un quadro generale delle carriere e competenze che potrebbero essere le più comuni in un futuro prossimo.
Secondo un recente studio dell’ufficio statistica del MIUR, questa è la classifica delle 10 facoltà più scelte dagli studenti italiani secondo il numero di iscritti attuali:

Economia

Prima la facoltà di economia che viene scelta dagli studenti italiani per tutto quello che ruota attorno ai temi economici che durante gli anni crisi hanno visto crescere la loro importanza, anche nel sentire comune della gente.

Ingegneria

Al secondo posto delle facoltà più scelte troviamo ingegneria, che deve la sua popolarità alla tendenza di scelta verso le facoltà più tecniche e scientifiche. Una tendenza in crescita ma anche come vedremo deve ancora trovare una spinta decisiva.

Giurisprudenza

Giurisprudenza si può considerare una facoltà sempre verde, che attira ogni anno un discreto numero di iscritti. Ovviamente la scelta è dettata anche dal fatto che mediamente una facoltà come questa garantisce una situazione salariale migliore nello sviluppo della carriera lavorativa.

Lettere

Tra le facoltà umanistiche lettere è quella che regge meglio. Nel contesto di un calo generalizzato delle facoltà non prettamente scientifiche, la resistenza di lettere è dovuta perlopiù alla grande varietà di ambiti a cui può associarsi una laurea di questo tipo.

Medicina

Il quinto posto di medicina sorprende un pochino, per una facoltà che godeva di grande popolarità negli anni passati. Sicuramente lo sbarramento del numero chiuso incide non poco sul calo. Gli effetti non hanno tardato a dimostrarsi evidenti, tant’è vero che in più di un caso è stato lanciato l’allarme relativo alla mancanza di personale.

Scienze matematiche fisiche e naturali

In totale tendenza con l’aumento della scelta di facoltà scientifiche, questo corso di laurea sta vedendo aumentare sempre più il proprio bacino di iscritti. Merito anche delle nuove frontiere del lavoro che grazie alla digitalizzazione sempre più diffusa hanno portato le scienze, matematiche soprattutto, ad avere sempre maggiore importanza ai fini del possibile sbocco lavorativo.

Scienze della formazione

Resiste l’apporto di scienze delle formazione, nonostante il mercato del lavoro nell’ambito dell’educazione non stia attraversando un momento florido. La sua importanza è destinata ad un fisiologico calo nei prossimi anni, anche a causa della curva demografica in costante discesa nel nostro paese.

Scienze politiche

Una facoltà che come lettere o giurisprudenza possiamo definire sempre verde, con un bacino di iscritti che, seppur in calo, mantiene un livello discreto.

Architettura

Anche questa facoltà mantiene sempre un buon livello di appeal nei confronti dei giovani studenti. L’applicazione diversificata di un laurea in architettura, non solo nel campo della costruzione ma anche nelle nuove frontiere della certificazione energetica e simili, ha contribuito a mantenere il livello di nuovi iscritti in linea di galleggiamento.

Farmacia

L’ultima della top ten delle facoltà più scelte dagli studenti italiani è un classico, che ha visto una discreta crescita commisurata al fisiologico calo della facoltà di medicina di cui diventa spesso la naturale alternativa.

Percorsi di orientamento

Per favorire e bilanciare il numero di iscritti, e anche per provare ad incontrare la domanda di lavoro che il mercato sottopone agli atenei, le università italiane svolgono percorsi di orientamento, concepiti principalmente per aiutare lo studente verso una scelta più consapevole.
Portiamo alcuni esempi per capire meglio quali offerte di orientamento vengono messe in pratica.


Ca’Foscari, l’università di Venezia, mette ad esempio in atto un processo di orientamento volto già agli studenti dell’ultimo e penultimo anno di scuola superiore, con un’iniziativa denominata scuola estiva di orientamento. A questo indirizzo si possono compilare i bandi per assicurarsi uno dei 50 posti a disposizione per un evento che si terrà dal 15 al 19 Luglio presso le aule dell’ateneo veneziano.


Quello di Ca’Foscari è solamente un esempio delle varie iniziative promosse dalle università italiane. Quasi tutti i maggiori atenei hanno da anni infatti messo in pratica una delle usanze più comuni nei college americani, con dei veri e propri open day a disposizione degli studenti interessati.
Oltre alla presentazione dell’università vengono effettuati test attitudinali per indirizzare la scelta dello studente verso una facoltà a lui congeniale.

Criticità nel rapporto tra università e lavoro

Sicuramente nel rapporto università lavoro una delle criticità più evidenti è la mancanza di posizioni ad alta qualifica che gli atenei italiani riescono ad esprimere.
Troppo spesso si sente dire che gli atenei italiani non riescono a soddisfare la domanda di posizioni qualificate, soprattutto per quello che riguarda le nuove frontiere digitali del lavoro. Posizioni come l’ingegnere informatico ad esempio, non trovano il giusto numero di laureati in base alla richiesta sempre crescente delle aziende.


Questo fattore appena descritto, è inoltre danneggiato ulteriormente da una percentuale di abbandono allarmante, dove, sembra un controsenso ma è così, il lavoro svolge un ruolo fondamentale.
Infatti non sono pochi gli studenti che frequentano l’università lavorando, dovendo giocoforza togliere tempo prezioso allo studio.


Questo con il tempo rischia di far desistere lo studente lavoratore che in molti casi abbandona la facoltà. Per ovviare a questo fenomeno, le università italiane ha provato ad abbozzare delle strategie che mettessero in sinergia gli atenei con le aziende interessate alle professionalità appena laureate. Un processo che deve ancora ottimizzare i propri risultati e che per il momento non riesce a dare la giusta risposta al problema dell’abbandono universitario.


Con lo stesso spirito di iniziativa sono però cresciuti al contempo dei piani che si prefiggono di favorire l’ingresso del neo laureato nel mondo del lavoro.

Ingresso nel mondo del lavoro

Per migliorare i dati di ingresso nel mondo del lavoro dei neo laureati l’università italiana, seppur nelle molte difficoltà economiche degli ultimi tempi, ha provato ad intavolare delle collaborazioni con le aziende. Questi programmi hanno proprio lo scopo di fare incontrare la domanda e l’offerta per quello che riguarda il mercato del lavoro. Questo è possibile con veri e propri progetti di inserimento programmato di studenti neo laureati nelle aziende.
Come detto qualche criticità rimane, soprattutto per le nuove occupazioni nel campo dell’informatica, anche a causa di una strategia che non parte a monte. Infatti manca soprattutto nella fondamentale parte di orientamento e proposta dei corsi di laurea più interessanti per il futuro del lavoro.

Programmi di inserimento università e lavoro

Qualche ateneo riesce comunque a lanciare qualche progetto interessante.
Uno dei casi di maggiore impatto nell’ultimo periodo è quello del politecnico di Milano che in collaborazione con Vodafone ha lanciato delle iniziative per favorire l’occupazione nel campo della nuova tecnologia del 5G, che svolgerà un ruolo fondamentale in un futuro molto prossimo.


Ma anche altre università hanno lanciato il loro progetto di job placement rivolto ai propri studenti. Come spesso accade le migliori iniziative, quelle con risultati e dinamiche maggiormente performanti, avvengono in piccole università, che riescono così ad esprimere delle eccellenze assolute.
Uno dei migliori programmi di placement lavorativo universitario è sviluppato ad esempio dalla università di Ferrara (UNIFE), che grazie al loro progetto denominato P.I.L. (Percorso di inserimento lavorativo), sta ottenendo buoni risultati. Il motivo è dovuto anche al fatto che ci troviamo di fronte ad un programma strutturato, che parte da una fase di scelta e formazione da parte del laureando, e di successivo inserimento in azienda, anche durante il periodo di studio.

Questo è solo uno degli esempi di best practice nel capo dell’inserimento al mondo del lavoro svolto dalle università. Anche le più grandi hanno comunque i loro progetto come ad esempio il “from Statale to Job” dell’università di Milano. Qui si organizzano dei veri e propri career day per far incontrare domanda e offerta.
Di sicuro c’è che iniziative come questa dovranno sempre di più crescere nel panorama italiano per migliorare l’interazione tra università e mondo del lavoro, per trovare la giusta collocazione ai laureandi italiani ed evitare il fenomeno della fuga di cervelli che abbiamo visto dilagare negli ultimi anni.

Professioni possibili: lavorare come consulente d’immagine

Lavoro: come diventare Consulente di Immagine - Trucco e non solo per imparare un nuovo mestiere sempre molto ricercato
Lavoro: come diventare Consulente di Immagine – Trucco e non solo per imparare un nuovo mestiere sempre molto ricercato

Fra tanti lavori possibili al giorno d’oggi sempre più spesso si sente parlare del consulente d’immagine. Una professione relativamente nuova che deriva dagli ambienti delle star di Hollywood che storicamente hanno sempre avuto un collaboratore attento alla questione dell’immagine. Oggi questo lavoro sta diventando sempre più comune e frequente e permette a molte persone di guadagnarsi da vivere facendo qualcosa di vicino alle loro aspirazioni e ai loro desideri.

Ma vediamo nello specifico tutto quello che c’è da sapere riguardo la professione di consulente d’immagine.

Cosa fa un consulente d’immagine?

Come suggerito dalla parola stessa un consulente d’immagine è quella figura professionale che si occupa di tutto quello che ruota attorno allo stile e alla rappresentazione che si dà di sé stessi verso l’esterno. In pratica fornisce un servizio di consulenza dedicato al miglioramento dell’aspetto attraverso il modo di muoversi o vestirsi o comunque in generale presentarsi. Questo servizio riguarda quindi tutto quello che si applica alla sfera della comunicazione non verbale. Molto spesso ci si affida ad un consulente d’immagine nel caso di occasioni speciali, come ad esempio i matrimoni, oppure se si ricopre un incarico pubblico importante.

La professione si è espansa in Italia a partire dal 2010 e sta registrando una crescita costante nell’ultimo decennio. Questo è dovuto anche all’esplosione delle consulenze d’immagine in ambito prettamente commerciale. Infatti il consulente d’immagine si applica non solo alle persone fisiche, ma anche alle aziende. In questo caso il servizio di consulenza è volto al miglioramento dell’immagine pubblica della compagnia e tocca tutti gli aspetti legati alla comunicazione visiva dell’azienda, dal logo agli slogan alla creazione dei contenuti pubblicitari del brand in questione.

Come si diventa consulenti d’immagine?

Il percorso formativo per diventare consulenti d’immagine varia a seconda che si voglia esercitare la professione in ambito commerciale o più strettamente rivolta verso i privati.

Nel campo della consulenza alle aziende la formazione prevede un percorso universitario nell’ambito di materie economiche o nel marketing. Anche corsi di laurea come quello in scienze della comunicazione possono formare adeguatamente per questa posizione, ma chiaramente prima di arrivare ad esercitarla con una posizione importante in aziende o magari mettendosi in proprio si dovrà valutare l’opportunità di affrontare qualche stage.

Nel campo della consulenza d’immagine più classica invece servirà avere maturato esperienze nel mondo della moda o più in generale del fashion. Inoltre è possibile seguire corsi di formazione ufficiali per la professione indetti dalla filiale italiana dell’associazione mondiale dei consulenti d’immagine. Sul sito della AICI italia è possibile avere tutte le informazioni relative ai corsi di formazione che se affrontati con profitto, danno accesso anche alla certificazione di qualità che attesta la professionalità del consulente d’immagine.

Quanto guadagna un consulente d’immagine?

Anche qui le differenze risiedono principalmente nell’ambito in cui si svolge la professione. Molto spesso in ambito commerciale sono agenzie esterne ad occuparsi dell’immagine del brand, ma un consulente d’immagine aziendale assunto internamente nell’organico della società può arrivare a guadagnare anche fra 30 e i 40 mila euro annui. Per chi invece svolge la professione da privato molto dipende dall’esperienza e dal nome che ci si è creati nel corso del tempo svolgendo questo lavoro. Diciamo che al netto dei consulenti delle star e dei vip, che possono arrivare a guadagnare oltre 50 mila euro annui, mediamente una persona che si avvicina a questa professione guadagna in base al livello dei clienti di cui può disporre e anche in base alla continuità della collaborazione. Essendo spesso collaborazioni di tipo intermittente, quindi legate ad eventi particolari, il guadagno si basa sulla parcella chiesto per il singolo evento. Ad esempio per la consulenza completa per una coppia di sposi si può arrivare a cifre vicine ai 1000 euro.

Atlante delle professioni digitali

Il digitale è sempre più parte imprescindibile del nostro mondo. In quasi tutte le azioni che facciamo durante il giorno c’è traccia della digitalizzazione, e dietro ogni piccola azione quotidiana c’è un lavoro digitale attuale, che possiamo toccare con mano, e possiamo ambire trasformare in un’occupazione a tempo pieno.

Insomma, si fa un gran parlare di professioni digitali, pensando soprattutto a quelle del futuro, senza valutare che queste sono una realtà consolidata anche nel presente.

Per fare ordine vediamo un atlante delle professioni digitali attuali, buona occasione per una panoramica sulle tendenze del mondo del lavoro odierno, per capire quali saranno le posizioni da inseguire in un futuro prossimo.

25 professioni digitali attuali

professionista del digitale

Quello che crediamo essere futuro in realtà è già presente. Il settore dei lavori digitali è in rapida espansione e questo si riflette ovviamente anche sui dati occupazionali generali.

I maggiori incrementi per le offerte di lavoro arrivano costantemente dalle professioni digitali, che allo stato attuale sono seconde solo alle richieste del comparto manifatturiero e hanno scalzato settori storicamente forti come quello del commercio e della ristorazione.

Ma quindi al momento qual è la mappa dei lavori digitali da conoscere per orientarsi nel mercato del lavoro?

Lo vediamo attraverso 25 professioni digitali già adesso disponibili ma comunque di prospettiva.

Community manager

È la figura che crea e sviluppa le relazioni tra i membri di una comunità virtuale e tra questa e l’azienda cliente. Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online, ed in pratica punta alla definizione di un pubblico caldo per gli interessi del committente. Particolarmente importante in epoca odierna per sviluppare strategie mirate ed ottimizzare le risorse marketing di un’azienda, questa figura rappresenta una scommessa vincente per chi intraprende un percorso formativo finalizzato alla ricerca di una stabile occupazione

Web project manager

Una figura di responsabilità a cui è affidato un progetto in ambito web. Si occupa giornalmente di perseguire le strategie concordate con l’azienda cliente e di fornire una stabile reportistica sull’avanzamento dei risultati. Tra le competenze richieste anche quella di saper coordinare ed indirizzare uno staff di lavoro in maniera performante.

Web account manager

Un lavoro che deve interpretare i bisogni del cliente proiettandoli verso obiettivi raggiungibili per l’organizzazione in cui lavora. Nel concreto gestisce trattative e relazioni commerciali finalizzate alla vendita di prodotti o servizi legati al web, con il compito di raggiungere i livelli di fatturato e utile previsti in fase di bilancio preventivo

User experience designer

Questa figura ha il compito di facilitatore nella costruzione di un qualsiasi prodotto web. In parole povere deve riuscire a coniugare le necessità dell’utente finale, dell’azienda per cui lavora ed al contempo rispettare i limiti che l’applicazione gli fornisce dettati dal budget di produzione. Il tutto all’interno di un sistema il più possibile uniforme e integrato.

Business Analyst

La figura del business Analyst si occupa di definire i flussi dei processi di business. Deve essere esperto in materia economica ed al contempo conoscere alla perfezione il contesto online dentro al quale deve svilupparsi il volume d’affari aziendale. Grazie alle sue analisi si possono individuare i flussi che portano alle possibilità di espansione commerciale.

DB administrator

Si tratta in pratica dell’architetto delle banche dati, bene sempre più prezioso per le aziende odierne. Si occupa di definire, progettare e ottimizzare la struttura delle banche dati. Sotto la sua responsabilità ci sono anche le questioni di sicurezza connesse a queste, prevedendo l’adozione di rigide policy di backup e recovery di dati, per fare in modo che nulla venga perso.

Search engine expert

Una figura la cui responsabilità è quella di controllare, nelle varie fasi del progetto, i risultati inerenti il posizionamento sui motori di ricerca. Mette in atto tutte le strategie necessarie per migliorarlo e per ottimizzare i prodotti web al fine di garantire un posizionamento sempre migliore

Advertising manager

Si occupa di definire le strategie per le campagne promozionali sul web. Sceglie i contenuti più adatti e i canali di diffusione più congrui al messaggio aziendale ed al prodotto da promuovere. Il fine ultimo è quello della massima diffusione e della conversione in fatturato delle campagne.

Fronted web developer

Realizza dal punto di vista tecnico tutte le interfacce web per il cliente di riferimento. In accordo con lo stesso implementa le modifiche e fornisce manutenzione continua per quello che riguarda la presenza sul web dell’azienda committente

Server side web developer

Figura leggermente differente dalla precedente per via dell’area di occupazione. Il senior side web developer è responsabile della creazione di applicativi facili da scaricare ed utilizzare per l’utente interessato. In pratica è colui che sviluppa materialmente le app che usiamo tutti giorni.

Web content specialist

Un lavoro che riguarda i contenuti presenti sul web. Questa figura si occupa della creazione di svariati tipi di contenuti, da quelli testuali a quelli più visuali come i video. Oltre alla progettazione e creazione si occupa anche di pianificarlo in base alla piattaforma cliente e al target di riferimento corrispondente.

Web server administrator

Un’occupazione più tecnica ed improntata all’installazione di software, ed alla configurazione e aggiornamento dei sistemi ICT aziendali. In un’epoca di dominio del digitale, questa è una figura di capitale importanza per ogni azienda.

Information architect

Identifica e implementa la struttura dei siti web e le funzionalità del dominio, adottando un approccio di design centrato sull’utente.

Digital strategic planner

Figura di supporto al management dell’azienda. Si occupa di organizzare e proporre le strategie complessive di presenza sul web, pianificando obiettivi ed individuando i rischi e le potenzialità di ogni piano di comunicazione on line.

Web accessibility expert

Il suo ruolo è un ruolo ibrido che richiama in parte alcune professioni già citate in precedenza. Nello specifico si occupa di tutto quello che è legato all’accessibilità di un’interfaccia web, e delle sue prestazioni in termini di raccolta di pubblico, da quello che riguarda la progettazione delle interfacce fino alla pianificazione dei contenuti ottimizzati per il prodotto web ospitante.

Web security expert

Una figura responsabile di tutto quello che concerne la sicurezza degli applicativi e delle piattaforme di un cliente presenti in rete. Si occupa di analizzare il contesto di riferimento, e imposta la strategia di protezione di server web, dati e dei processi a loro connessi, sempre in accordo con le policy aziendali.

Digital coach

Un formatore professionista per tutto quello che concerne le attività digitali. Una figura particolarmente importante a cui affidare la formazione esterna per la riconversione del patrimonio dipendenti di un’azienda interessata allo sbarco sul digitale, ma che allo stesso tempo non vuole esternalizzare questo aspetto della strategia di marketing.

E-commerce specialist

Una figura in rapida ascesa trainata da un mercato in forte espansione. Il suo compito è quello di sviluppare strategie e ottimizzare le piattaforme di vendita online, da quelle più piccole a quelle più importanti. Ovviamente il tutto per raggiungere il fine ultimo di favorire l’espansione delle vendite e del fatturato aziendale.

Online store manager

La funzione è la stessa di uno store manager classico, solo declinata in versione on line. Sua è la responsabilità del conto economico del negozio virtuale, e quindi anche dell’assortimento, delle attività di merchandising e delle eventuali promozioni in-store anche se non riferite strettamente ad un negozio fisico.

Reputation manager

Il reputation manager è una figura d’importanza sempre maggiore. È colui che si occupa dell’immagine web del cliente o del brand, sia aziendale che personale. Deve analizzare e gestire le situazioni di criticità reagendo in maniera tempestiva ed efficace, per evitare che si propaghi alla velocità della luce una fama penalizzante per il cliente.

Knowledge manager

La figura in questione è deputata alla valorizzazione e gestione del patrimonio di conoscenze dell’azienda, individuando strategie e modalità finalizzate a favorire lo sviluppo del capitale intellettuale attraverso la condivisione. Queste attività possono rappresentare inoltre uno sbocco commerciale inatteso e redditizio

Augmented reality expert

Progetta e realizza tutto quello che ruota attorno alla nuova tecnologia della realtà aumentata, dalla struttura del sistema fino alla gestione dell’interazione tra utente e sistema stesso.

E-learning specialist

Questa figura professionale ha il compito di pianificare e controllare i progressi delle strategie applicate ai percorsi di apprendimento online. Applicabile sia nelle grandi aziende per la formazione interna, che per i clienti che desiderano offrire piani di formazione professionale su vasta scala.

Data scientist

Probabilmente la figura più in auge dell’intero panorama digitale. Si occupa di analizzare gestire e monitorare l’enorme mole di dati derivante dalle attività in rete delle aziende, al fine di indicare le possibili strade da perseguire per lo sviluppo aziendale. Il risultato di questa attività di analisi, è lo sviluppo di modelli predittivi per generare sistemi organizzati di conoscenza avanzati.

Wikipedian

Opera nel contesto di tutti i progetti connessi alla galassia Wikimedia (wikimedia.org) fra cui Wikipedia. Il suo compito è quello di creare modificare ed organizzare voci e contenuti, garantendo la veridicità delle fonti e la natura imparziale del contenuto. Incentiva inoltre il libero scambio di informazioni e il confronto tra le persone delle community al fine di migliorare la qualità del prodotto finale e di aumentare la reputazione generale

L’intelligenza artificiale è una minaccia per i lavoratori?

L’intelligenza artificiale inizia ad avere un impatto sempre più deciso sul mondo del lavoro.

Le aziende in ogni angolo del mondo iniziano a fare i loro progetti riguardo l’impiego di una elevatissima automazione in svariati ambiti, e al contempo sociologi e studiosi del mondo del lavoro s’interrogano sull’impatto che questo processo potrà avere sull’occupazione generale.

Lavoro e intelligenza artificiale: i dati

dati su intelligenza artificiale

Da molti anni i soggetti interessati alle dinamiche occupazionali, e gli studiosi di economia in genere, raccolgono dati per capire l’evoluzione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

Molti sostengono che siamo alle porte di una rivoluzione importante, addirittura si pensa possa essere il più veloce cambiamento di paradigma della storia della tecnologia. Tutti coloro i quali prevedono questi repentini cambiamenti si affrettano però a precisare che questo non porterà alla perdita ingente di posti di lavoro, ma ne creerà altrettanti portando in pareggio la bilancia tra quelli persi e quelli creati dalle nuove tecnologie.

Il colosso dei servizi alle imprese KPMG, ha recentemente condotto uno studio negli Sati Uniti, riguardo la penetrazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende a stelle e strisce, concludendo che siamo effettivamente in un momento cruciale per queste nuove applicazioni.

Fra tutte le aziende intervistate ben più della metà ha dichiarato che prevede un cospicuo aumento dell’incidenza dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, sia nel campo dell’industria manifatturiera che in quello dei servizi.

Molti dirigenti di queste aziende si sono poi soffermati sull’impatto occupazionale di questa rivoluzione, sostenendo che causerà una perdita secca di posti di lavoro che va dal 10% al 50% dei loro impiegati nei prossimi due anni. Andando pertanto in controtendenza rispetto chi pronostica un naturale turnover tra posti persi e guadagnati.

Un dirigente di Citigroup, interpellato a riguardo su Bloomberg, ha dichiarato che con l’automazione intelligente, che potrà andare a fare tutta una serie di compiti ripetitivi e noiosi attualmente ad appannaggio di impiegati umani, potrebbe ridurre il personale della banca di almeno il 30%.

Un sondaggio Deloitte ha invece posto l’attenzione su quanto già in essere. Da questo studio si evince come già nel 2017 il 53% delle aziende statunitensi affermava di aver demandato all’intelligenza artificiale compiti precedentemente svolti da umani, e questa percentuale è destinata fatalmente a salire ad oltre il 70% entro la fine del 2019.

La situazione in Italia

Abbiamo visto la situazione per sommi capi degli Stati Uniti, che come sempre anticipano le tendenze destinate poi a sbarcare anche nel vecchio continente. Ma la situazione in Italia, riguardo l’impiego dell’intelligenza artificiale, a che punto si trova?

Un rapporto rilasciato da politecnico di Milano a febbraio 2019 riporta la fotografia di una situazione ancora allo stato embrionale, con aziende italiane ancora confuse e nettamente arretrate sul versante dell’automazione artificiale.

A fine 2018 solo il 12% delle aziende italiane avevano portato a regime un progetto di implementazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, e la situazione non sembra avere una crescita poderosa considerando che solo il 21% delle stesse ha stanziato un budget per questi progetti.

In generale la spesa per lo sviluppo di algoritmi di automazione nel corso del 2018 è stata di appena 85 milioni di euro, nettamente inferiore non solo degli strati uniti ma di quasi tutti i paesi dell’area Euro.

Impatto occupazionale in Italia

Ma quali sono gli effetti di questa, seppur lieve, spinta verso l’intelligenza artificiale. Anche qui il rapporto del politecnico ci viene in soccorso, esplicitando un dato allarmante. Si prevede infatti che l’automazione porterà alla perdita di 5 milioni di posti di lavoro nel prossimo futuro, ma questo dipenderà anche dalle scelte che dovranno compiere le aziende interessate riguardo le proprie risorse umane. Infatti a mitigare la pericolosità di questo dato giunge il risultato delle prime esperienze di questa nuova tecnologia.

Il 27% delle aziende che hanno implementato sistemi di intelligenza artificiale hanno dichiarato di essere state costrette a ricollocare, o addirittura licenziare, del personale. A fronte di questo, lo stesso campione ha però sostenuto, nel 33% dei casi, di aver avviato un programma di nuove assunzioni, necessitando di personale estremamente formato e specializzato. Le nuove professioni legate all’informatica e alla programmazione fanno la parte del leone, con il politecnico che ha già avviato programmi di collaborazione con queste stesse aziende, in difficoltà nel reclutare figure apposite per lo sviluppo dei progetti legati all’intelligenza artificiale. Infine un altro dato interessante è quello di un 39% delle aziende che non ha modificato gli organici in relazione alla nuova tecnologia. Probabilmente questo è anche dovuto alla necessità di contenere i costi, ma potrebbe essere un incoraggiante segnale di una propensione delle aziende alla formazione interna dei propri dipendenti.

I settori più interessati

automazione lavoro

Per sua natura l’applicazione dell’intelligenza artificiale può adattarsi alla perfezione a qualsiasi contesto e settore produttivo, ma per il momento l’ambito dei servizi è quello che fa registrare le percentuali più alte di penetrazione di queste tecnologie.

Il primo in assoluto è quello delle banche, dove gli algoritmi possono fare automaticamente una serie di azioni ripetitive e noiose che dovevano essere gestite dall’uomo fino a poco tempo addietro. Il 24% del totale delle aziende che impiegano in Italia l’intelligenza artificiale proviene dal settore del banking e seguito a debita distanza dall’energy utility (13%) automotive (10%) e retail (9%)

Settori minacciati dall’intelligenza artificiale

Visti i settori dove è al momento maggiormente impiegata l’intelligenza artificiale, resta da capire quali saranno nel prossimo futuro quelli che troveranno ampi impiego di queste tecnologie avanzate.

I più esposti secondo i più recenti studi, sono quello dell’industria e dell’agricoltura. Per quello che riguarda il settore industriale è ovvio come l’automazione porterà ad una contrazione fisiologica degli occupati, soprattutto per le mansioni meno specifiche e qualificate.

Stesso discorso, in scala leggermente minore, si può applicare all’agricoltura, un settore già provato da continue contrazioni nel corso del tempo, che sta vedendo solo ultimamente una spinta sull’onda di incentivi all’imprenditoria, soprattutto giovanile.

Ma proprio l’approdo dei più giovani al comando di questo tipo di aziende è il veicolo principale per la diffusione delle nuove tecnologie relative all’intelligenza artificiale. La necessità di rivedere ed ammodernare attività i cui processi produttivi sono ancorati perlopiù al passato porterà ad un ripensamento generale delle dinamiche di occupazione su medio lungo periodo.

I lavoratori più minacciati dall’intelligenza

Ovviamente oltre ai settori interessati a queste mutazioni, anche il parco dei lavoratori impiegati subirà cambiamenti, ma non in tutte le componenti. Come detto la speranza è quella che la nuova era dell’intelligenza artificiale possa favorire la creazione di nuove figure professionali e quindi posti di lavoro aggiuntivi.

Ma per alcune categorie il futuro è tutt’altro che roseo. Anzitutto i lavoratori meno qualificati e formati rischiano di vedersi rimpiazzati dalle macchine a breve. Il motivo è ovvio. Il versante su cui l’intelligenza artificiale si applicherà massicciamente sarà quello di operazioni semplici e ripetitive, che sono povere di valore aggiunto dato alla produzione. Al momento molte di queste operazioni sono affidate a personale scarsamente formato e con qualifiche basse. E saranno questi i primi a subire l’impatto dell’automazione.

Sarà di fondamentale importanza pensare non solo a condizioni di welfare che possano sostenere le perdite in termini di lavoratori, ma saranno necessarie politiche di formazione e riqualificazione del personale impiegato. Su questo grande importanza l’avranno sia le aziende stesse, che in alcuni casi ricollocano le risorse dopo l’opportuna formazione, sia il tessuto formativo garantito da atenei e politiche attive del lavoro.

Anche i giovani infatti, sono tra i primi interessati a questo mutamento lavorativo, e la loro scelta di formazione accademica sarà cruciale per non farsi trovare impreparati. Non sono pochi i casi in Italia di aziende che non trovano personale sufficientemente formato e pronto, soprattutto in ambito informatico, e che devono a malincuore rivolgersi all’estero per soddisfare la richiesta.

Cosa aspettarsi in futuro

L’unico modo per tentare di prevedere come sarà l’impatto della massiccia automazione sul mondo del lavoro è vedere quello che è accaduto in passato in periodo di mutamenti simili.

Benché l’Ocse abbia lanciato l’allarme generale, avvertendo che oltre 60 milioni di posti di lavoro sono in pericolo nel futuro prossimo, le serie storiche comparate dei periodi delle passate rivoluzioni in ambito lavorativo lasciano qualche barlume di speranza.

Facciamo qualche rapido esempio per esplicitare meglio il concetto. L’allarme che si vive al giorno d’oggi è stato vissuto anche in epoche relativamente vicine, quando l’approdo dell’informatica ha iniziato ad impattare sul mercato del lavoro. Si gridava inizialmente alla catastrofe, pensando che i computer, o le stesse macchine automatiche impiegate nelle fabbriche, avrebbero potuto generare disoccupazione dilagante. Invece così non è stato. Sebbene inizialmente, proprio per un gap di formazione, si palesa una perdita sostanziale del numero di occupati, a lungo andare il mercato del lavoro si adatta ai cambiamenti, fornendo le risposte giuste ai mutamenti tecnologici. Questa tendenza è visibile in molte delle rivoluzioni industriali che hanno interessato la storia dell’uomo, e gli studiosi non dubitano che anche questa volta i numeri saranno clementi sul lungo periodo.

Del resto Henry Ford produceva carrozze a fine 800 ma la comparsa dell’automobile non ha distrutto la sua azienda, anzi!

Le nuove opportunità di lavoro grazie al 5G

I posti di lavoro grazie all’avvento del 5G saranno solo gli ultimi esempi di una tendenza che si è sempre dimostrata nel corso degli anni: le nuove tecnologie sono portatrici di occupazione aggiuntiva e non tolgono posti di lavoro sul lungo periodo. Il dibattito è sempre stato molto acceso riguardo l’argomento lavoro e nuove tecnologie, ma i timori espressi quasi sempre, per l’eccessiva informatizzazione del lavoro, hanno poi lasciato spazio alla nascita di nuove professioni o all’aumento di quelle appena nate. Anche l’avvento del 5G non fa eccezione, e si fa già un gran parlare riguardo le nuove opportunità che questa tecnologia regalerà in termini di occupazione.

lavoratore tecnologia 5g

Cos’è internet 5G e quali vantaggi porterà

Prima di vedere come impatterà sul mondo del lavoro questa nuova tecnologia, definiamo bene di cosa stiamo parlando. Internet 5G non è altro che la 5^ generazione di internet, e promette di viaggiare dalle cento alle mille volte più veloce della rete 4G che siamo abituati ad utilizzare. Per capire in concreto cosa voglia dire, basti pensare che con la rete 5G si potrà scaricare un intero film in pochi secondi. Oltre a questi vantaggi la nuova rete darà un impulso deciso a tutte le nuove tecnologie basata sulla cosiddetta internet of things, che stanno già iniziando a prendere piede con i vari assistenti personali sul modello di Amazon Alexa e Google. Tutte queste novità andranno senza dubbio ad ampliare le possibilità lavorative nei campi della progettazione informatica, ambiti che già adesso con l’ascesa delle tecnologie digitali sono alla continua ricerca di nuovi occupati.

L’impatto del 5G sul mondo del lavoro globale

Per valutare l’impatto che la tecnologia 5G avrà sul mondo del lavoro bisognerà dividere tra quello che porterà in termini di occupazione aggiuntiva e l’aumento della produttività per le attività esistenti che una nuova rete porta grazie al progresso tecnologico.

Le stime sull’economia

Si stima che complessivamente l’impatto della nuova rete 5G avrà un valore di almeno 12 trilioni di dollari da qui al 2035. Secondo lo studio effettuato dalla società inglese IHS Markit a trarre i maggiori benefici economici sarà la Cina mentre in Europa a fare la parte del leone sarà la Germania, che come sempre traina a livello economico il vecchio continente. Tutto questo fermento economico è dovuto sicuramente alla nascita di nuovi prodotti e applicazioni possibili grazie alla nuova rete, ma anche al ritorno di grandi player storici delle telecomunicazioni che grazie alla nuova tecnologia torneranno sulla scena. Ad esempio in questo senso si è già espressa Nokia, con il lancio di nuovi modelli basati su reti 5G già a partire dai primi mesi del 2020, mentre aziende come Ericsson e IBM si stanno concentrando sulle nuove generazioni di chip da utilizzare nelle antenne 5G e più in generale su tutta la parte infrastrutturale della rete.

Le stime sull’occupazione

Dal lato dell’occupazione l’avvento del 5G è destinato a portare nuovi posti di lavoro in maniera massiccia. Si stima che saranno addirittura ben 22 milioni le nuove occupazioni che globalmente avranno origine dalla nuova tecnologia 5G senza contare la quantità di nuovi prodotti che saranno destinati a rivoluzionare svariati ambiti lavorativi come i trasporti, l’industria, i servizi pubblici e del turismo l’agricoltura e la scuola. Questo porterà ad un sensibile aumento delle occupazioni nella filiera di tutti questi ambiti realizzando quell’effetto a cascata che porterà il 5G ad essere un volano eccezionale per l’economia del lavoro.

L’impatto del 5G sul mondo del lavoro italiano

Ed in Italia come sono le aspettative riguardo l’argomento lavoro e tecnologia 5G? Sembrano rosee almeno secondo i primi rilevamenti. Il colosso cinese ZTE ha già iniziato il suo piano di sviluppo della rete in Italia in collaborazione con Wind-Tre, e ha messo al centro del suo progetto l’Abruzzo, che dopo 10 anni dal tragico terremoto che sconvolse L’Aquila e dintorni, si pone come culla della new tecnology italiana. Il Tecnopolo abruzzese ha già assunto oltre mille persone ed altre sono in arrivo per le nuove opportunità di lavoro che si sono aperte sulla spinta della tecnologia 5G.

L’importanza degli atenei

Un ruolo fondamentale nell’ondata di nuove assunzioni che scaturiranno dalla rete 5G sarà sicuramente ricoperto dagli atenei italiani. Già detto di come si sta muovendo il Tecnopolo d’Abruzzo anche il Politecnico di Milano ha già intrapreso il percorso per farsi trovare pronto alla richiesta di nuove figure. Le richieste più ingenti sono per lavori come ingegneri o progettisti hardware, ma nel capoluogo lombardo c’è grande fermento per quello che riguarda le startup. Ne è la prova la collaborazione tra Vodafone e PoliHub, un incubatore dell’ateneo milanese, da cui nasce Action for 5G, un piano per le giovani imprese che riusciranno a trasportare il loro business in maniera concreta sulla rete 5G. Sono stati stanziati già 10 milioni di euro per questa gara che vedrà le aziende più interessanti aggiudicarsi il finanziamento andando quindi ad ampliare il proprio business creando nuovo valore per il mondo del lavoro.

Come si muovono le aziende

Detto di Vodafone anche altri colossi del mondo delle tele comunicazioni si stanno muovendo per non farsi trovare impreparati. Iliad ha già confermato che in Italia è attiva la ricerca di 50 figure adatte a ricoprire ruoli nel campo della network technology ed oltre a questo ha iniziato un interessante percorso riservato ad istituti tecnico professionali con corsi per giuntisti di fibra ottica che prevedono una parte concreta di alternanza scuola lavoro. Diversamente Cisco Sistem ha invece raggruppato centinaia di giovani provenienti da dieci paesi europei (tra cui l’Italia) nel proprio incubatore aziendale di Cracovia, che si chiuderà nel febbraio del 2020 e sarà chiamato a dare concrete risposte e idee per lo sviluppo delle reti 5G.

Quali retribuzioni per i nuovi lavori?

La parte retributiva ha riguardo le nuove figure professionali ha già le sue previsioni in merito. Tutte le agenzie di reclutatori hanno stilato i loro piani riguardo la crescita di queste figure legate così strettamente al progresso della rete 5G. Si stima quindi che per gli ingegneri capaci di gestire la transizione tra l’attuale rete 4G e la nuova 5G si possano prevedere stipendi di partenza che si attestano sui 40 mila euro lordi annui. Fondamentale per l’aspetto retributivo sarà aver maturato delle esperienze all’estero, soprattutto in Asia o in paesi come la Cina. In generale delle esperienze di partenza in aziende affermate nel campo delle telecomunicazioni come Nokia o Huawei può dare una decisa spinta alla carriera ed anche allo stipendio delle nuove figure professionali legate allo sviluppo della rete 5G. Entro qualche anno infatti gli stipendi di ingegneri o progettisti hardware potrebbero balzare fino anche a 80 mila euro lordi all’anno, rendendo queste nuove professioni molto interessanti dal lato economico.

Le difficoltà dei reclutatori di personale

L’industria del reclutamento personale è arrivata ad uno snodo cruciale.

Secondo una recente statistica del Bureau of Labor, il tasso di disoccupazione negli Usa è sceso al 3,7% ad ottobre 2018, toccando un minimo storico dal 1969. Questo significa che raramente c’è stato un momento migliore per essere un lavoratore negli Stati Uniti, ma al contempo il lavoro del recruiter si è complicato non poco.

Nuove strade per reclutare talenti

Ovviamente questo cambiamento di scenario impone una svolta anche per i recruiter, che devo ingegnarsi per trovare nuove strade ai fini del raggiungimento del loro obiettivo.

Tutto quello che valeva negli anni passati è destinato a cambiare repentinamente ed una recente indagine tra i recruiter americani ha portato a risultati interessanti, che potrebbero essere un’anticipazione di quello che potrebbe accadere anche in Europa.

Uno dei dati che salta maggiormente all’occhio è il mutamento delle metriche di valutazione dei candidati: ora un reclutatore è maggiormente attento al tasso di fidelizzazione potenziale di un candidato verso l’azienda, ed in genere alle qualità non esclusivamente tecniche del candidato, per assicurarsi che le aziende oltre ad assumere di più assumano anche meglio.
Il calo della disoccupazione ha comunque spostato il baricentro verso i lavoratori. Quindi anche la dinamica di rapporto tra candidati e recruiter è stato stravolto.

Infatti adesso sono i selezionatori del personale che devono impegnarsi nella ricerca in maniera maggiore rispetto a prima. E devono farlo percorrendo nuove strade fino ad ora inesplorate.

L’impatto maggiore di questa nuova era arriva ovviamente dai social network, e nuovi canali come Instagram stanno crescendo in popolarità sia tra chi cerca lavoro che tra i recruiter.

Inoltre una volta contattati, avendo un buon numero di possibilità a disposizione, i candidati non si accontenteranno di una semplice buona offerta, pertanto uno dei nuovi obiettivi del recruiter è quello di rendere sempre più veloce il processo di inserimento nell’azienda del potenziale neo assunto, migliorando anche i processi nella fase di onboarding.

Nuove sfide per il reclutamento

Alla luce di queste considerazioni i recruiter statunitensi provano a tracciare un’immagine del futuro nel loro ambito professionale.

Il 74% di loro crede infatti che la ricerca di nuovi candidati diventerà ancor più competitiva nel corso del prossimo anno, mentre il 31% è ancora convinto che il quality hire (una metrica complessa che valuta la qualità del candidato) sia la caratteristica fondamentale da ricercare. Si fa sempre più strada però la percentuale di coloro che credono che il fattore più ricercato per le aziende sia il cosiddetto retention rate, cioè il tempo di permanenza di un candidato in una singola azienda.

Oltre a queste metriche incentrate sui desideri delle aziende clienti dei recruiter, i selezionatori si sono espressi anche sulle nuove tecniche di reclutamento.

Il 25% di loro afferma infatti di investire nei nuovi social media come Instagram, soprattutto per raggiungere i contatti dei millennials che si stanno affacciando al mondo del lavoro. Inoltre un dato ancora più interessante è che ben l’88% dei reclutamenti on line, ottengono un giudizio positivo dai giovani candidati, dimostrando l’efficacia di questa nuova possibilità.

Tutti questi dati dimostrano un cambiamento globale del mondo del lavoro statunitense, e quindi una probabile tendenza anche in Europa nei prossimi anni. La differenza maggiore resta quella di un potere negoziale che si sta spostando sempre di più verso il lavoratore, con in recruiter che nel corso del 2018 hanno registrato un aumento delle trattative salariali dei propri candidati nel 75% dei casi.

La nascita di nuove figure, sempre più ricercate, e una robusta ripresa economica, hanno quindi portato il mercato americano a ribaltare i rapporti di forza tra imprese e lavoratore, costringendo anche i reclutatori a variare le loro metriche di lavoro.

I 10 lavori più divertenti che puoi fare

Divertirsi a lavorare è uno dei sogni a cui tutti aspiriamo. Invece molto spesso il nostro lavoro è una sequenza di compiti noiosi, ripetitivi, o magari di obiettivi stressanti da raggiungere che possono rendere il lavoro un vero incubo. Viene quindi la voglia di cambiare lavoro, trovare un’altra occupazione che possa divertirci e appagarci maggiormente.

Ma quali sono i lavori più divertenti che possiamo trovare in giro?

Luna park - Lavoro divertente per chi vuole torvare un nuovo lavoro

Tester di videogiochi

Ammettiamolo, a molti di noi piacciono i videogiochi e spesso contiamo le ore quando siamo al lavoro nella speranza che passino presto, per tornare a casa e metterci di fronte alla nostra console preferita. E se fosse questo il lavoro? Beh, questo impiego dei sogni esiste. Molte case sviluppatrici di videogiochi pagano gli appassionati per fornire loro le versioni beta, cioè quelle provvisorie prima della commercializzazione. Grazie ai suggerimenti dei videogiocatori si possono quindi apportare le ultime migliorie al prodotto. Chiaramente non basta essere amanti dei videogiochi, sono necessarie anche conoscenze di programmazione per svolgere al meglio questo mestiere.

Costruttore di città di Lego

Lego - lavoro curioso per chi vuole far qualcosa di divertente.

Anche i lego sono un passatempo tra i più divertenti e rilassanti nonostante l’età che avanza. E c’è chi è riuscito a farne persino un lavoro. Capita proprio in Italia dove un 36enne emiliano, Riccardo Zangelmi, ha costruito una carriera dietro la sua passione per i famosi mattoncini. La sua azienda si chiama Brick Vision e viene chiamata in causa anche per grandi eventi di eccellenze assolute come Ferrari e Ducati. Grazie alla sua passione Riccardo è riuscito ad ottenere l’ambito Lego Certified Professional, un certificato rilasciato direttamente dalla famosa azienda danese, di cui sono in possesso solo 14 persone in tutto il mondo, che attesta la qualità del lavoro di costruzione. Riccardo è l’unico in Italia a svolgere questo mestiere e se vi piacciono i lego forse potreste provare a mandare un curriculum.

Tester scivoli acquatici

Sempre in ambito ludico un altro lavoro divertente dev’essere il tester di scivoli per i parchi acquatici. Una vera propria manna dal cielo per chi ama questo genere di parchi, per una mansione che prevede di essere pagati per provare tutti gli scivoli del parco. Non esistono molti posti disponibili per questo impiego, anzi per la verità si ha notizia del solo Sebastian Smith, uno studente britannico di 22 anni che ha sbaragliato una folta concorrenza di oltre 2000 aspiranti tester, ed è diventato uno dei lavoratori più invidiati al mondo. L’unica contrindicazione per svolgere questo lavoro è quella di soffrire di vertigini.

Tester di auto nuove

Funziona come per i videogiochi citati in precedenza. Le case produttrici prima di immettere in commercio un prodotto lo testano per un tempo variabile, per mettere alla prova la qualità del prodotto. Succede anche per le automobili, e per gli amanti dei motori questo ha tutta l’aria di essere il lavoro dei sogni. La mansione si svolge più o meno così: ogni mese viene affidata ad uno o più tester un’auto nuova di zecca, e guidatori hanno la possibilità di averla a totale disposizione. Certo, non basta essere dei semplici appassionati, e alla macchina devono essere effettuati specifici test, ma cosa c’è di più divertente per un’amante delle quattro ruote che cambiare automobile ogni mese?

Mappatore per Google maps

Sempre nell’ambito dei lavori da fare su strada, un’altra occupazione divertente per chi ne è appassionato è quella del mappatore per google maps. Si tratta di girare tutto il giorno con una bicicletta, adeguatamente modificata con una telecamera, che fotografa e mappa tutto il nostro percorso. Questo serve a fornire le mappe di google in maniera dettagliata e anche con la funzione fotografica che ci fa riconoscere i posti che dobbiamo raggiungere. Se vi diverte andare in bici questo è senza dubbio il lavoro che fa per voi.

Assaggiatore di dolci e cioccolato

Siamo tutti un po’ golosi. E cosa ci sarebbe di meglio che essere pagati per mangiare? Eppure esistono delle persone la cui occupazione è quella di assaggiare dolci e cioccolato per le aziende produttrici di queste leccornie. Non tutti possono però avvicinarsi a questa occupazione. Servono specifiche competenze in ambito di chimica alimentare e biologia per svolgere al meglio la mansione, anche perché la relazione sul oggetto del test non può limitarsi ad una semplice indicazione sul gusto. Quindi se avete le competenze necessarie potete buttarvi su questo lavoro ma fate attenzione alla linea.

Mistery shopper

Fare shopping è sempre una delle attività più divertenti e appaganti che si possano desiderare. E pensare che esistono aziende specializzate nella valutazione dei negozi della grande distribuzione, che pagano degli addetti per fingersi clienti ed andare a fare compere nei negozi. Queste aziende vengono chiamate dai grandi gruppi della distribuzione internazionale, per mandare i propri mistery shopper a valutare il livello di qualità degli addetti vendita nei vari negozi. Capita che vengano affidate cifre extra anche per acquistare materialmente i prodotti nel caso di test più approfonditi sul negozio in questione.

Valutatore di alberghi e ristoranti

Sempre nell’ambito della certificazione di qualità, uno dei lavori che più divertono è quello del valutatore di alberghi e ristoranti. Il fortunato lavoratore dovrà alloggiare negli alberghi di mezzo mondo per decidere se le 5 stelle poste sull’insegna sono meritate oppure no. Oppure dovrà mangiare tutte le sere in un ristorante diverso per valutare la qualità del cibo e del servizio. Ovviamente per svolgere questa mansione di “critico” bisognerà aver maturato un’enorme esperienza nel campo alberghiero e della ristorazione.

Tester di materassi

Uno dei lavori più curiosi ed ambiti del mondo è quello di colui che testa i materassi. In pratica il sogno di molti si tramuta in realtà, cioè si viene pagati per dormire. Bisogna subito dire che però i termini della questione non sono esattamente così. Senza dubbio una delle prove che un materasso deve passare prima della commercializzazione è quella della dormita notturna, ma un tester di materassi dovrà sottoporre il prodotto ad innumerevoli prove di resistenza e durata.

Custode di un paradiso terrestre

Chiudiamo con il più classico e ambito tra i lavori divertenti dei nostri sogni. Ciclicamente si sente di qualche annuncio per fare da custode in alcune isole sperdute che sono veri e propri paradisi terrestri. Queste cose esistono, e ci sono persone che si guadagnano da vivere svolgendo questo lavoro. Del resto cosa ci sarebbe di più divertente che vivere una vita in vacanza?

Tutto quello che c’è da sapere sullo Smart Working

Lo Smartworking è uno dei termini che si sentono sempre più spesso relativamente al mondo del lavoro, ma le sue definizioni possibili sono ancora abbastanza fumose nel sentire comune. Chiaramente siamo ancora all’inizio del definitivo sviluppo di questa pratica lavorativa, iniziata qualche decennio addietro, ma con una crescita importante registrata negli ultimi anni sull’onda delle innovazioni tecnologiche che hanno investito tutti campi, compreso quello del mondo del lavoro.

Smart working - I nuovi trend del lavoro

Vediamo quindi tutto quello che c’è da sapere quando si parla di Smartworking.

Cosa si intende con Smartworking

Con Smartworking si intende un modo di concepire l’organizzazione aziendale, volta a fornire al lavoratore una maggiore flessibilità e autonomia nella scelta di spazi orari e strumenti lavorativi, responsabilizzando al contempo, in maniera maggiore riguardo il raggiungimento dei risultati aziendali.

In pratica si tratta di un modello organizzativo che fornice una libertà maggiore al lavoratore subordinato, che può decidere l’orario e il luogo di lavoro preferito, mantenendo sempre alta l’attenzione sugli obiettivi finali condivisi con la direzione dell’azienda. Per queste tipologie di lavoro agile, come è stato definito dal ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’organizzazione del lavoro è scandita in maniera differente rispetto alle occupazioni impostate su metodi tradizionali. Infatti non si basa sullo scorrere dei giorni, da passare in ufficio, ma piuttosto su cicli fasi e obiettivi da raggiungere. Quindi non il classico orario d’ufficio, ma delle task, delle missioni lavorative, da completare per raggiungere il risultato finale.

Come introdurre lo Smartworking nell’ambiente di lavoro
Un progetto di cambiamento che preveda il passaggio allo Smartworking per molti dei dipendenti aziendali, è quindi un processo che necessita di intervento su più aspetti dell’organizzazione aziendale e deve partire logicamente da considerazioni riguardo lo stato degli obiettivi in primis, ma anche del livello di avanzamento tecnologico dell’azienda e della cultura lavorativa radicata nel tessuto manageriale della compagnia.

Sarà necessario rivedere alcuni aspetti riguardo il modello gerarchico e di leadership adottato nell’azienda per regolarlo in base alla nuova organizzazione lavorativa. Inoltre la collaborazione interna tra i vari lavoratori dovrà fare un salto di qualità necessario per far funzionare tutto il sistema senza intoppi.

Regolamentazioni di legge riguardo allo Smartworking

Anche le istituzioni si sono adattate a questo incipiente cambiamento, andando a regolamentare le zone ancore oscure che ancora si potevano trovare in questa tipologia di organizzazione lavorativa.
Con la legge del 81/2017 sostanzialmente uno Jobs act riguardo le “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”, si va a disciplinare il lavoro agile.

Un’importante aggiunta è stata implementata in tempi recentissimi, con una modifica inserita nella legge di bilancio 2019 che prevede la priorità all’attuazione dello Smartworking per quelle richieste formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi al congedo per maternità o a tutti i lavoratori con figli in condizioni di disabilità.

Tutte queste regolamentazioni sono volte a dare un impulso deciso alla nuova modalità di lavoro, in quanto molti studi recenti, tra cui quello del politecnico di Milano, prevedono un incremento della produttività utile a tutto il sistema paese. Secondo le stime attuali ad oggi in Italia vi sono appena 305 mila Smart Worker, ma i profili di lavoratori a cui si adatta il sistema Smartworking è di almeno 5 milioni di persone. Con un incremento simile si potrebbe avere un beneficio enorme con un aumento di produttività del 15% stimato in circa 13,7 miliardi di euro.

Inoltre i benefici non sarebbero solo economici per le imprese e lo stato, ma anche per i lavoratori stessi che potrebbero risparmiare mediamente 40 ore all’anno di spostamenti riducendo di 135Kg di CO2 le immissioni nocive nell’ambiente. Anche questo è un fattore da non sottovalutare che volge a tutto vantaggio dello Smartworking.

Svelato il test per lavorare come navigator

Come avevamo preannunciato nella nostra guida per diventare navigator si è ufficialmente aperto il bando per ricoprire la nuova posizione prevista dal governo nell’ambito della misura del reddito di cittadinanza.

Con le domande per accedere al reddito già presentabili dal 6 marzo, il tempo per selezionare questa prima tranche di tutor è stretto e pertanto sarà utile attivarsi immediatamente per accedere alle selezioni.

Dalla stessa data infatti è stato pubblicato il bando reperibile direttamente sul sito Anpal Servizi, per individuare la società di servizi che affiancherà quest’ultima nella selezione dei primi 6000 navigator. Ricordiamo che i restanti 4000 previsti dalle stime del governo saranno soggetti alla selezione degli uffici per il lavoro regionali.

All’interno di questo sono state svelate le prove che dovranno sostenere i candidati.

In cosa consiste la selezione per diventare navigator

Come anticipato dal bando, e spiegato anche dalle componenti stati in conferenza stampa, la selezione prevede dei paletti in entrata. La ricerca è infatti volta a laureati nelle seguenti discipline

  • Economia
  • Giurisprudenza
  • Sociologia
  • Scienze politiche
  • Psicologia
  • Scienze della formazione

Senza essere in possesso di una di queste lauree sarà dunque impossibile accedere al concorso.

Oltre a questo nel bando stilato da Anpal si hanno importanti informazioni riguardo le prove da sostenere per superare la selezione.

Se inizialmente era prevista una scrematura dai curriculum con successivo colloquio, vista la grande mole di candidati da valutare, l’Anpal ha optato per la proposta di un questionario a crocette, che sebbene risulti meno preciso come metodo di selezione, garantisce una maggiore velocità di valutazione dei candidati.

Leggendo nel capitolato tecnico del bando si può chiaramente vedere come il questionario sia già stato strutturato, se non proprio nelle specifiche domande almeno negli argomenti da trattare.

Delle 100 domande previste il bando comunica la seguente suddivisione in argomenti:

10% quesiti di cultura generale
10% quesiti psicoattitudinali
10% quesiti di logica
10% quesiti di informatica
10% quesiti sui modelli e gli strumenti di intervento delle politiche del lavoro
10% quesiti sul reddito di cittadinanza
10% quesiti sulla disciplina dei contratti di lavoro
10% quesiti sul sistema di istruzione e formazione
10% quesiti sulla regolamentazione del mercato del lavoro
10% quesiti su economia aziendale

Anpal ha previsto la redazione di 1500 test differenti, con 4 risposte multiple possibili di cui solo 1 inequivocabilmente esatta.

Quando iniziano le selezioni per diventare navigator

Per ora il bando pubblicato riguarda la ricerca di una società di servizi che possa affiancare Anpal nella gestione della selezione. Tale bando si si chiuderà alle ore 12.00 del 25 marzo, pertanto presumibilmente dopo quella data si avranno a disposizione i giorni utili per presentare le richieste di partecipazione ai test. Il governo prevede per questa prima tornata di selezioni un afflusso di circa 60 mila candidati. Ancora nessuna novità invece relativa ai contratti dei navigator che secondo le ultime notizie dovrebbero essere dei classici Co. Co. Co. Con durata di due anni, anche se in questo senso sono arrivate rassicurazione dal governo circa una probabile stabilizzazione di queste figure anche dopo il primo periodo di intenso lavoro dovuto al reddito di cittadinanza

Azienda italiana cerca ingegneri ma li trova solo in Polonia

Anche in un momento dove il lavoro sembra scarseggiare, ci si può trovare davanti a contraddizioni incredibili.

Offerte Lavoro Azienda e li trova solo in Polonia

Può capitare di avere una richiesta dal mercato del lavoro, per profili in cui l’offerta non è sufficiente a soddisfare le aziende. Quello delle offerte di lavoro ignorate è un problema che dovrà essere affrontato a breve perché con la nascita di nuove figure professionali si è aggravato ulteriormente

Il caso emblematico di questa situazione è rappresentato dalla GFT Italia, una multinazionale tedesca, la cui sede italiana lamenta la penuria di candidati per posizioni di ingegnere informatico.

Il caso, scoppiato nelle scorse settimane, porta a numerose riflessioni sul mercato del lavoro, e sulle politiche all’orientamento lavorativo applicate ai giovani.

Posizioni aperte ignorate

Il direttore risorse umane della GFT Italia è stato chiaro nelle scorse settimane, dichiarando che l’azienda ha costantemente dalle 40 alle 50 posizioni aperte.

Questo dato è confermato da un rapido passaggio sulla pagina delle offerte di lavoro raggiungibile direttamente sul sito dell’azienda.

Semplicemente scorrendo la pagina delle carriere si possono trovare alla data odierna la bellezza di 27 posizioni aperte, concentrate nel centro nord, quasi tutte inerenti il campo della programmazione e dell’ingegneria informatica.

Queste offerte rimangono perlopiù disattese, e pertanto l’azienda ha dovuto pensare a soluzioni alternative per soddisfare la propria richiesta.

Una strada percorribile è quella di assumere personale con un profilo non del tutto aderente a quello richiesto, a cui viene impartito un periodo di formazione per essere trasformati in sviluppatori informatici.
La scelta più dolorosa è però quella di affidare questa parte italiana del lavoro in paesi esteri dove il reperimento dei candidati è più agevole, come accaduto recentemente con la Polonia.

In Italia la GFT conta già oltre 700 addetti impiegati, ma fatica non poco ad integrare il proprio organico con figure di questo tipo. Per tamponare il problema l’azienda è da tempo in contatto con i maggiori atenei d’Italia nel campo della formazione di ingegneri informatici.

L’importanza della formazione universitaria

Uno degli atenei più impegnati nella formazione di ingegneri informatici è da sempre il Politecnico di Milano, che da tempo ha avviato un programma denominato career service.

Con questo programma l’università meneghina, intende favorire l’ingresso dei suoi giovani studenti nel mondo del lavoro, facendo incontrare la domanda delle aziende con l’offerta dei giovani laureati.

Rimane però il problema del reperimento della figura dell’ingegnere informatico.

Come confermato dal rettore del politecnico, Ferruccio Resta, la richiesta di ingegneri legati al mondo dell’industria 4.0 è aumentata esponenzialmente.
Per venire incontro a questa richiesta sarebbe necessario pensare ad investimenti mirati ad aumentare il numero di iscritti nei corsi di laurea relativi a queste figure, ma servirebbero investimenti ingenti: per aumentare di 5mila unità i partecipanti, l’investimento auspicato sarebbe di almeno 50 milioni di euro.

Servirà quindi uno sforzo programmatico dello stato in collaborazione con gli atenei di tutta Italia per non perdere l’occasione di creare posti di lavoro.
Infine è utile notare come questi siano posti di lavoro di ottima qualità, sia come salari medi che come contratto di lavoro, che il più delle volte sfocia direttamente in un posto a tempo indeterminato, tanto desiderato al giorno d’oggi.