Come diventare OSS, Operatore Socio Sanitario

In un contesto dove sempre più spesso si sente della penuria di candidati per posizioni nell’ambito sanitario, la figura dell’ operatore socio sanitario (OSS) è tra le più ricercate in ambito ospedaliero e assistenziale. 

In contrasto a quanto appena descritto però, la figura dell’OSS è abbastanza sottovalutata da chi non è addetto ai lavori, e spesso non viene considerato il fatto che l’OSS deve comunque sottostare a delle precise responsabilità, e che per eseguire al meglio il proprio lavoro deve mettere la stessa cura e attenzione riservata da medici e infermieri.

Essendo una professione dove c’è ancora spazio per proporsi e trovare uno sbocco lavorativo interessante vediamo adesso nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere, sian dalla formazione fino ad arrivare al trattamento economico.

Cosa fa un OSS

lavorare come oss per dare assistenza

L’acronimo OSS sta per Operatore Socio Sanitario e la sua funzione all’interno delle strutture ospedaliere, sia pubbliche che private, è quella di dare supporto assistenziale ai malati, e di supportare l’equipe medica, composta da dottori ed infermieri. Proprio con questi ultimi viene spesso confuso l’OSS. In realtà rispetto ad un infermiere, l’operatore socio sanitario si concentra sulla sfera del benessere fisico del malato, con particolare attenzione per quello che è l’aspetto dell’igiene, ma spaziando anche nella sfera più prettamente logistica (trasporto e deambulazione assistita) e psicologica. 

Il tipo di assistenza che può fornire un OSS è quindi di tipo diretta, strattamente a contatto con il paziente e per molte ore durante il giorno, in quanto è un supporto per la vita quotidiana del malato, in tutte quelle che sono le sue attività obbligatorie, dal mangiare allla cura dell’igiene. Naturalmente un tipo di lavoro simile deve essere affrontato con la giusta conspevolezza e dedizione, perchè difficle sotto molti aspetti, ma in particolare sotto quello più strettamente psicologico, sia realativamente al supporto da fornire al paziente, sia come approccio personale alle difficoltà delle situazione che si incontrano durante l’esperienza lavorativa.

Per dare comunque un quadro il più completo possibile dello spettro delle mansioni possibili di un OSS, ecco una lista che descrive nel dettaglio il tipo di assistenza che viene riconosciuta al paziente tramite l’impiego di un operatore socio sanitario. 

  • Aiuta i pazienti nelle attività di vita quotidiane
  • Esegue semplici medicazioni
  • Si accerta che la terapia segnata dal medico si rispettata dal paziente e si occupa della prevenzione di ulcere da decubito
  • Si occupa di rilevazione dei parametri vitali
  • Osserva e collabora per la rilevazione dei bisogni
  • Attua interventi di primo soccorso
  • Disbriga di pratiche burocratiche
  • Si occupa di attività di sterilizzazione, sanitizzazione, sanificazione
  • Si occupa del trasporto di materiale biologico

Come diventare Oss

Proprio per questa consapevolezza così necessaria per affrontare questo mestiere, la formazione per diventare operatore socio sanitario è importante e dettagliata. Solitamente i corsi per accedere a questa professione sono tenuti dalle regioni, che per ordinamento sono le responsabili della gestione della sanità. Questo non esclude comunque la presenza e la possibilità di corsi appositi tenuti da soggetti privati, ma è bene sapere che per operare come operatore socio sanitario è comunque necessario il riconoscimento di un ente pubblico a fronte della frequentazione del corso tenuto dallo stesso. 

Durata e tipologia di frequentazione per questi corsi varia a seconda di quello che il candidato può scegliere, ma l’offerta è comunque molto soddisfacente, e copre una vasta gamma di esigenze. Si va dai corsi più intensivi, che sono full time a livello giornaliero, a quelli pensati per chi sta ancora svolgendo un’altra mansione, e quindi spostati in orario serale oppure nei week-end. 

Requisiti per diventare OSS

Prima di affrontare i corsi necessari alla formazione come operatore socio sanitario, è bene avere chiari quelli che sono i requisiti di base per accedere alla professione. In realtà non sono molte le caratteristiche che deve obbligatoriamente avere un candidato per intraprendere il percorso formativo come OSS. 

  • Avere compiuto 17 anni (età minima richiesta per esercitare la professione)
  • Aver completato il ciclo di studi di istruzione secondaria di primo grado, quindi avere come minimo la licenza media.

Senza queste condizioni di base sarà impossibile iscriversi a qualsiasi corso per diventare operatore socio sanitario 

La struttura dei corsi per diventare OSS

Tralasciando le differenze nell’impostazione del corso in termini di frequenza e orario, tutti i percorsi formativi certificati per accedere a questa professione sono comunque strutturati su tre differenti moduli, che comprendono una varietà di situazione per preparare al meglio il candidato che affronta il corso di formazione.

  • Lezioni frontali

Lezioni dove viene impartito un insegnamento generale di tutte quelle che sono le teorie e le nozioni di base di questa professione che saranno poi utili al futuro OSS per la pratica di tutti i giorni.

  • Tirocinio Pratico

In questo modulo lo studente affronta una vera propria prova pratica di inserimento alla professione. Affronta un periodo di lavoro come OSS affiancato da un tutor che attraverso dimostrazioni pratiche permetterà ala candidato di affrontare le prime difficoltà della mansione, superandole brillantemente.

  • Esame finale e qualifica 

Lo studente affronta dunque l’ultima prova dopo aver passato l’iter della formazione. L’esame finale si sostanzia in prove teoriche, da superare tramite test scritto, ma anche in prove pratiche da superare su richiesta della commissione d’esame. In caso di superamento viene quindi rilasciato l’attesto che certifica la possibilità di esercitare la professione di operatore socio sanitario.

Tutti questi moduli compongono l’iter di formazione specifica che deve obbligatoriamente compiere un OSS per avere la certificazione ad operare come tale. Ognuna di queste fasi segue comunque quella che è la base del corso e viene declinata secondo quelle che sono le peculiarità degli ambiti disciplinari che vengono trattate durante lo svolgimento e quindi nello specifico:

  • Area psicologica e sociale
  • Area tecnico operativa
  • Ambito socio culturale, legislativo ed istituzionale
  • Ambito igienico sanitario

Quanto dura e quanto costa un corso per diventare OSS

Prima di accedere ad uno di questi corsi professionali è bene quantificare quale sarà l’impegno da mettere sia in termini di tempo che in termini economici. Solitamente un corso professionale per diventare operatore socio sanitario ha una durata massima di 18 mesi, ma molto dipende dalla struttura del corso che si è scelto di seguire. Guardando alle ore effettive di formazione si scopre che questi corsi garantiscono come minimo 1000 ore di insegnamento suddivise in 200 di orientamento, 250 ore di formazione tecnica, 100 ore di esercitazione e 450 ore di tirocinio sul campo.

Come costi invece si può sperare di trovare alcuni percorsi formativi totalmente gratuiti, anche se spesso viene comunque richiesta una quota d’iscrizione. Rispetto a quelli privati certificati, possiamo avere come dato medio di costo una cifra che oscilla tra i 1000€ e i 1800€ per la frequentazione completa di un percorso di formazione come OSS.

Stipendio OSS: quanto guadagna un operatore socio sanitario

Stipendio medio oss

Veniamo ora al capitolo relativo alla retribuzione di queste figure professionali. La distinzione preliminare importante da fare in questo caso è quella relativa all’ambito di applicazione di questa figura professionale, che può operare indistintamente sia in ambito pubblico che in un contesto privato. 

Se parliamo di esercizio della professione di OSS in sistema di pubblica sanità lo stipendio sara regolato dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro relativo a quell’ambito (quindi CCNL sanità pubblica) Lo stipendio loro in questo caso parte da circa 1500€ mensili, ed è soggetto agli scatti d’anzianità previsti nel contratto collettivo. A questa paga base vanno comunque aggiunte delle indennità previste esplicitamente nel contratto di lavoro, che riguardano il lavoro notturno, quello festivo e quello straordinario in particolare esigenze di supporto. 

Discorso diverso per quello che riguarda la professione esercitata in strutture private che si avvalgono comunque della figura di un OSS certificato. In questo caso vengono presi in esame numerose tipologie di contratto di lavoro, a seconda anche dell’ambito privato in cui si opera. Ad esempio, in strutture senza scopo di lucro, verrà considerato il contratto nazionale stilato dall’UNEBA, mentre per chi opera in centri specializzati per il supporto ai disabili sarà utilizzato il contratto CCNL ANFASS. In linea di massima il CCNL più utilizzato per le strutture private è quello delle cooperative sociali, che garantisce all’OSS, appena assunto e con livello minimo, uno stipendio base di 1.385€ mensili.

Cercare lavoro come OSS

Per trovare lavoro come operatore socio sanitario, al termine del proprio percorso di formazione, si possono intraprendere due strade distinte. Si può decidere di lavorare per il pubblico, quindi attendendo che vengano pubblicati i bandi di concorso per la selezione di queste figure da inserire negli ospedali pubblici.  

In alternativa si può decidere di operare su strutture private ed ecco che quindi in questo caso la ricerca avviene in maniera più classica, affidandosi magari ad agenzie del lavoro, o spulciando tra le offerte di siti come Cercalavoro.it. Naturalmente in questi casi non si dovrà passare da una concorso, ma verrà fatto un colloquio e si dovrà presentare un CV che attesti le esperienze e l’avvenuta formazione per ricoprire la mansione in questione. 

6 trucchi per costruire un profilo LinkedIn efficace per trovare lavoro

Con 630 milioni di utenti in tutto il mondo, LinkedIn è il social network professionale più importante del web, status confermato dalla sua acquisizione da parte di Microsoft nel 2016 per una cifra che superava i 26 miliardi di dollari.

Ormai praticamente chiunque conosce questo sito, ma spesso si tratta di una conoscenza superficiale: è risaputo che LinkedIn è “il social network del lavoro”, “il sito dei curriculum”, magari molti sono anche iscritti, ma in realtà non sanno sfruttarne appieno le potenzialità per trovare lavoro; anzi, in molti casi un profilo trascurato o un utilizzo ingenuo del social network rischiano di arrecare più danni che benefici alla nostra reputazione. Andiamo a vedere come muoversi al meglio all’interno del social network in maniera da avere le maggiori probabilità di trovare lavoro.

Come funziona LinkedIn

LinkedIn, uno strumento potentissimo per trovare lavoro

Il profilo, ovvero il curriculum

Come tutti i social network, LinkedIn richiede dopo l’iscrizione la compilazione di un profilo. Ma stiamo bene attenti: quello che dobbiamo promuovere è la nostra figura professionale, per cui quello che dovremo compilare è un vero e proprio curriculum, completo di esperienze lavorative, informazioni sulla nostra formazione, sulle nostre competenze, la mansione che vorremmo svolgere e la località in cui desidereremmo svolgerla.

Il secondo passaggio è aggiungere dei collegamenti alla nostra rete di contatti. LinkedIn ci suggerirà già una serie di collegamenti chiedendo di importare la lista contatti del nostro indirizzo email. Ogni richiesta di contatto dovrà essere accettata dalla controparte (così come avviene su Facebook). I contatti che dovremmo ricercare saranno quelli inerenti alla nostra vita professionale, persone con cui abbiamo lavorato, colleghi, datori di lavoro o collaboratori esterni. Lo scopo è quello di avere referenze che ci possano aiutare a trovare un altro lavoro, per cui diamo la precedenza a chi ha una valida e positiva esperienza delle nostre capacità lavorative.

La Home Page

Una volta compilato il profilo e aggiunti i contatti alla nostra rete, possiamo approdare alla Home Page. Similmente a quanto accade su Facebook o su Twitter, sulla nostra home page vedremo scorrere i vari aggiornamenti relativi ai nostri contatti, ma anche relativi alle aziende o agli “Influencer” (persone famose che hanno pagine che possono essere seguite in maniera univoca, senza che ci sia un reciproco contatto) che decidiamo di seguire. A nostra volta possiamo pubblicare aggiornamenti di stato, allegando foto, video o link esterni, scegliendo il grado di visibilità per ogni post: Pubblico (ovvero visibile chiunque su LinkedIn), Pubblico + Twitter (ovvero visibile a chiunque su LinkedIn e pubblicato anche su Twitter) o Collegamenti (ovvero visibile esclusivamente per i nostri collegamenti su LinkedIn).

Rete, ovvero i nostri contatti e le nostre referenze

La sezione Rete è la questa pagina da cui potremo gestire tutti i collegamenti che il social network ci propone, in base alle nostre competenze e alle nostre relazione. È molto importante tenerla costantemente sotto controllo perché la nostra Rete è l’indicatore della nostra reputazione su LinkedIn, ed è importante poi espanderla aggiungendo contatti ed entrando in gruppi.

Trovare lavoro su LinkedIn

La pagina Lavoro ci aiuta nella ricerca di lavoro, permettendoci di filtrare le offerte di lavoro in base alle nostre esigenze e alle nostre competenze. L’interfaccia è davvero semplicissima e intuitiva, ma, come vedremo più avanti, la semplice ricerca di offerte di lavoro è forse la funzionalità meno utile di LinkedIn, soprattutto se non siamo in grado di offrire un profilo convincente insieme alla nostra candidatura. Per questo prima di cercare offerte dovremmo costruire un profilo che supporti l’idea che noi siamo i candidati ideali per quella posizione.

Messaggistica e Notifiche

Le funzioni Messaggistica e Notifiche funzionano come nei vari altri social network: da una parte una cartella con i messaggi privati che possiamo ricevere e mandare (compresi anche quelli sponsorizzati, che purtroppo non sono pochi) e dall’altra gli avvisi riguardanti le attività che possono interessarci sul social network. Se avete un minimo di esperienza con Facebook o altri social non avrete difficoltà a capire e gestire queste due sezioni.

Gli errori da evitare su LinkedIn

L’importanza di distinguersi su LinkedIn

Abbiamo visto come funziona LinkedIn: le sue funzioni sono relativamente semplici e intuitive, sul modello degli altri social network. Ma non dobbiamo mai dimenticarci che LinkedIn è uno spazio dedicato alle relazioni professionali, e il comportamento richiesto è notevolmente diverso da quello che teniamo su Facebook, Instagram o Twitter. Di seguito vediamo quali sono gli errori nell’utilizzo di LinkedIn da evitare assolutamente per ottimizzare la nostra ricerca di lavoro:

1.     La foto profilo

Tutte le informazioni e le referenze che avremo sul nostro profilo varranno ben poco se non avremo una foto profilo che permetta a chi lo visita di dare un volto a tutti quei dati. Ricordiamoci sempre che lo scopo è professionale, quindi una foto in cui si veda bene il nostro viso, magari in primo piano, sorridente e con un abbigliamento professionale. Evitiamo assolutamente foto fatte in vacanza o in ambiti conviviali. Con ogni probabilità poi un reclutatore andrà a visitare anche gli altri nostri profili social e le vedrà comunque, se vogliamo far conoscere anche altri lati della nostra personalità, ma su LinkedIn dobbiamo restare ancorati alla nostra dimensione professionale.

2.     Dare troppe poche informazioni

Restare aderenti alla nostra dimensione professionale, dicevamo, ma comunque dobbiamo comunicare più informazioni possibili su noi stessi. Pubblicare una foto di noi che facciamo parapendio non dà certo una buona impressione, ma far trasparire che siamo persone sportive e con vari interessi può dare un’idea della nostra attitudine a chi sta raccogliendo informazioni su di noi. Il riassunto iniziale del profilo è lo spazio migliore dove dare in poche parole un’immagine più umana di noi stessi oltre a quello che traspare dalle semplici esperienze lavorative e formative.

3.     Non personalizzare l’indirizzo URL del nostro profilo

Quando ci si iscrive, l’indirizzo del nostro profilo è generato automaticamente dal sistema, risultando così una sequenza casuale di lettere e numeri. Personalizzando l’URL (una procedura semplicissima che LinkedIn permette di fare in pochissimi minuti) potremmo sostituire a quella sequenza impersonale il nostro nome e cognome o qualche variante di essi in maniera da essere immediatamente riconoscibile (e che sia facilmente richiamata dai suggerimenti rapidi quando si digita un URL).

4.     Non caricare un’immagine di copertina

Alla stessa maniera la copertina del nostro profilo può essere personalizzata con un’immagine, che può rimandare al nostro ambito professionale o alle nostre competenze. Un’immagine evocativa, centrata e delle giuste dimensioni (1584 x 396 pixel, importante realizzarla bene in maniera che non si sgrani, si deformi o venga tagliata) può dare, nel tempo di un colpo d’occhio, una prima idea delle nostre competenze ed ambizioni professionali. E soprattutto, un anonimo spazio vuoto al suo posto denota un’incuria del proprio profilo che non potrà che colpire negativamente un reclutatore.

5.     Usare con criterio le richieste di referenze

Le referenze sono un elemento importantissimo di LinkedIn, forse il più importante. È vitale avere referenze buone da parte di coloro che hanno lavorato insieme a noi, dal momento che come in ogni social network, le interazioni sociali sono il fulcro di tutta la struttura. Per cui non bisogna aver timore di chiedere referenze a coloro con cui abbiamo avuto a che fare professionalmente, anche se si tratta di rapporti chiusi da parecchio tempo. Allo stesso tempo però, non dobbiamo essere troppo insistenti e non chiederle a caso. Se un contatto ha avuto a che fare con noi superficialmente, o ancora peggio non ci abbiamo lavorato direttamente, non dovremmo assillarlo con richieste di referenze che probabilmente non sarà in grado (o non vorrà) fornire. L’insistenza sui social spesso porta ad essere bloccati ed isolati, ed è la cosa più deleteria nel momento in cui l’espansione “sana” della nostra rete è un elemento necessario per aumentare le nostre possibilità di lavoro.

6.     Utilizzare LinkedIn come fosse Facebook

LinkedIn ci offre la possibilità di pubblicare status, foto, video e link. Ma dobbiamo sempre tenere a mente la finalità professionale del social network, ed il fatto che ci rivolgiamo ad un pubblico di professionisti, verosimilmente tutti o quasi del nostro stesso ambito lavorativo. Quindi non dobbiamo inondare il flusso degli aggiornamenti con i nostri pensieri o promuovere il nostro lavoro come ai clienti generici. Un link ad un nostro portfolio, foto e video dei nostri lavori sono utili se pubblicati una volta ogni tanto (se diventano troppo ripetitivi la gente potrebbe scegliere di bloccarci), ma ricordiamoci sempre che stiamo parlando ad un pubblico che conosce perfettamente il nostro lavoro, per cui non dovremo cercare di vendergli il prodotto ma le nostre capacità. Alla stessa maniera si può intraprendere una discussione con altri contatti riguardo questioni lavorative, ma teniamo sempre in mente che lo scopo ultimo è la valorizzazione delle professionalità. Per scherzare, lamentarsi, fare amicizie o pubblicità gratuita ci sono canali più adatti e nettamente più efficaci.

Aprire un’attività in proprio: idee e consigli

Sarebbe il sogno di molti. Poter mollare tutto e mettersi in proprio, diventando i veri capi di sé stessi. Ovviamente come in molti lavori e situazioni professionali, questa condizione nasconde dei pro e dei contro che devono essere valutati prima di assumere ogni decisione in tal senso. E naturalmente per decidere in maniera consapevole, è bene conoscere nel dettaglio tutto quello che serve sapere prima di affrontare un’esperienza lavorativa in proprio.

Vi sono moltissimi aspetti da tenere in considerazione, da quelli più pratici e burocratici a quelli più inerenti alla sfera personale e di attitudini.

Vediamo di fare un sunto di tutto quello che c’è da sapere per fornire una guida di massima a chi spera di diventare imprenditore di sé stesso, fornendo consigli e spunti utili per avviare delle attività di successo.

Mettersi in proprio: alcune idee

aprire la propria attività

Prima di tutto dobbiamo avere chiaro cosa vogliamo fare, per avere davanti a noi un percorso preciso e ben delineato. La confusione è assolutamente nemica di questo tipo di attività.

La prima cosa da fare è quindi partire da un’idea che possa essere fruttuosa, e farla crescere con il passare del tempo e dell’impegno profuso. Esempi se ne possono trovare a decine riguardo ad idee brillanti che sono sfociate in attività di successo. In ogni periodo ci sono settori dove lo spazio per emergere è maggiore, e la bravura sta proprio nell’individuare quelli giusti. Ecco quindi alcune idee valide per provare ad avviare un’attività di successo nel prossimo futuro.

Servizi

Le attività nei servizi hanno il vantaggio che spesso non devono essere sostenute da un grande investimento iniziale, in quanto non si tratta di lavori dove bisogna produrre qualcosa di materiale, ma si mettono a disposizione tempo e competenze. Tranne per i casi dove sono richiesti permessi o abilitazioni, basterà davvero poco per offrire i propri servizi al mercato.

  • Aprire una Società di Servizi alle PMI
  • Aprire un micronido
  • Aprire un patronato/CAf
  • Aprire un ufficio postale privato
  • Aprire una scuola privata

Alimentari e ristorazione

Il campo della ristorazione e dell’alimentari è un grande classico in Italia soprattutto, dove però la concorrenza è alta ed estremamente qualitativa. Discorso nettamente diverso se valutiamo l’opportunità nell’ottica di un’attività all’estero. Occhio anche imprese che fanno dell’import export il loro business principale.

  • Aprire un bar
  • Aprire un panificio
  • Aprire una yogurteria
  • Rivendita di capsule di caffè
  • Avviare un agriturismo
  • Aprire un ristorante vegetariano
  • Aprire un fast food
  • Aprire una pizzeria
  • Aprire un frantoio oleario
  • Aprire un caseificio

Viaggi e tempo libero

Un settore in qualche maniera affine a quello della ristorazione che potrebbe dare delle soddisfazioni se ben gestito. Si tratta di fornire soluzioni e attività da svolgere per il tempo libero, ma in alcuni casi la strada potrebbe essere impervia per via dei permessi come nel caso dei locali. Sicuramente in questo caso si devono fare degli investimenti più corposi.

  • Aprire un’agenzia di viaggi
  • Aprire un locale notturno
  • Aprire un vivaio
  • Franchising parrucchieri
  • Aprire un centro scommesse sportive

Mettersi in proprio senza soldi

Chiaramente gli esempi appena visti sono piuttosto classici in molti casi, e non sono pochi gli esempi di chi lascia un lavoro, magari stabile, per aprire un’attività soprattutto nel campo della ristorazione. Molti degli esempi appena portati hanno però la necessità di avere alle spalle dei risparmi da investire, cosa di non poco conto se pensiamo che spesso si cerca di aprire un’attività per dare una svolta anche economica alla propria vita. Pertanto al giorno d’oggi sono fondamentali gli spunti che possono arrivare nel consigliare l’apertura di attività in proprio a costo zero o quasi, dove con un investimento iniziale davvero minimo si può pensare di mettere sul mercato il proprio prodotto o servizio.

L’avanzamento tecnologico in questo senso ha avvicinato questa possibilità, rendendo in qualche maniera più democratico l’accesso alle attività in proprio di quanto non lo fosse precedentemente. Alcuni esempi interessanti di questa tendenza sono:

Servizi di web marketing

Sempre più spesso le aziende si affidano a società per la loro comunicazione esterna e per la loro promozione. Sul web questa pratica è relativamente nuova, e non tutte le agenzie di comunicazione sono state in grado di riconvertirsi a tale cambiamento. Anche il vuoto formativo lasciato dalle università della comunicazione negli scorsi decenni, ha favorito la nascita di figure che con corsi mirati e specializzati sono riuscite a formarsi adeguatamente per fornire questi servizi. Lavorando da freelance il più delle volte, lo spazio per un’attività come questa è ancora abbastanza aperto, e l’investimento iniziale per fornire i propri servizi è davvero irrisorio e alla portata di tutti.

Marketer online

Si tratta di mettere a frutto le proprie capacità e competenze nel campo della creazione di testi e contenuti per il web, finalizzati a vendere dei prodotti. Con il sistema di affiliazioni (il più famoso quello di Amazon) si può anche generare un grosso profitto. Nella pratica si svolge l’attività di rappresentante per una miriade di prodotti attraverso dei contenuti ottimizzati per farli trovare in rete alle persone interessate, e si guadagna una percentuale da ogni vendita generata dal proprio contenuto.

Dropshipping

Un sistema di vendita basato sempre sul commercio online. Si tratta di veri e propri negozi virtuali, dove l’utente che s’impegna in questa attività non possiede materialmente ciò che vende ma si appoggia ad una piattaforma che gestisce il magazzino e la spedizione. Se si hanno basi solide di conoscenze della vendita al dettaglio e all’ingrosso, questa può essere un’opportunità molto profittevole, che può generare guadagni senza troppi sforzi. Bisogna comunque legare il successo di queste imprese a delle strategie di marketing online molto precise, per avere opportunità di successo.

Aprire un Franchising a costo zero

Questa fa parte di un’opportunità più classica, che ha visto il suo massimo splendore nei decenni precedenti, ma che ancora oggi risulta una delle opportunità più ricercate da chi vuole mettersi in proprio. Vi sono dei particolari accordi di aperture di negozi in franchising che non richiedono investimenti iniziali, ma che si basano su una quota mensile fissa di rimborso alla casa madre che ha compiuto l’investimento iniziale. Si tratta in pratica di un pagamento delle spese iniziali differito nel tempo, ma permette di avviare la propria attività con costi estremamente contenuti.

Consigli per mettersi in proprio

Ora che abbiamo visto alcune idee di base, e quelle più moderne ed economiche per avventurarsi nel lavoro in proprio, passiamo ad alcuni consigli utili per l’apertura dell’attività, in modo da capire se questa forma di lavoro si addice alle nostre caratteristiche e peculiarità personali.

Soprattutto quando si decide di cambiare totalmente vita, e di lasciare un lavoro stabile per buttarsi verso uno in autonomia, dobbiamo avere chiari alcuni concetti che torneranno utilissimi nella nostra nuova esperienza.

Avere consapevolezza di quello che ti aspetta

Le differenze tra lavoro dipendente e in proprio sono enormi. Prima di tutto la sicurezza lavorativa sarà molto più fragile e si dovrà convivere con questa condizione. Inoltre anche gli orari, che potranno essere molto più flessibili in meglio, avranno anche il rovescio della medaglia e le molte cose da fare potrebbero impegnarti molto più tempo di quello che facevi da dipendente

Avanzare per gradi

Non bisogna avere fretta di fare tutto e subito. Il consiglio di base è quello di sperimentare le cose su piccola scala prima di trovarsi nella dannosa condizione di fare il famoso passo più lungo della gamba

Stabilire la forma giuridica della tua futura impresa

Ditta individuale, Sas, Snc, Srls, Srl, Spa. Ci sono diverse forme giuridiche con regimi fiscali e contabili diversi tra cui scegliere in base al tipo di attività e al fatturato previsto.

  • La ditta individuale è sicuramente la meno onerosa per iniziare un piccolo business. Il regime fiscale è agevolato e la gestione contabile è semplificata. In questo caso l’imprenditore è illimitatamente responsabile verso terzi e creditori a cui, qualora fosse necessario, dovrà rispondere con il proprio patrimonio.
  • Società di persone (Snc, Sas, SS): contabilità semplificata e quindi minori adempimenti amministrativi. Permane la responsabilità illimitata dei soci.
  • Società di capitali (Srls, Srl, Spa): in questo caso c’è una separazione tra patrimonio personale dei soci e capitale investito. L’amministratore unico è il responsabile della gestione e dei rapporti con creditori e terze parti. La contabilità (ordinaria) è più dispendiosa sia in termini economici che di tempo. Formule consigliate per attività ad alto rischio e/o con elevati investimenti iniziali.

Appoggiarsi ad un commercialista fidato in questa fase è fondamentale per la buona riuscita dell’attività. E questa dovrà essere anche la prima azione concreta da fare prima di partire con la propria impresa.

Fare un piano di business

Avere le idee chiare è imprescindibile. Capire in anticipo quali potranno essere le criticità e i futuri problemi è fondamentale. Inoltre un business plan è utile per capire quali sono le reali forze economiche di cui possiamo disporre e cosa possono potenzialmente generare. In pratica questo piano ci aiuta a capire se la nostra idea sarà facilmente sostenibile dal punto di vista finanziario.

Accedere a finanziamenti

L’ultimo consiglio riguarda la parte più spinosa. Gli investimenti iniziali talvolta possono essere un cruccio, ma esistono molte vie per provare a trovare di volta in volta i giusti aiuti per investire nella propria attività Oltre alle classiche banche, che però hanno ristretto di molto l’accesso al credito soprattutto per le nuove micro imprese, si possono trovare bandi, concorsi, e piani di supporto economico ad alcune attività Ad esempio molto spesso si supportano le imprese agricole in fase di startup, per l’acquisto di macchinari, e questo tipo di risorse sono fornite da enti privati e pubblici diversi dalle banche.

Vivere e lavorare in Francia

A prima vista la Francia non sembra una delle mete più ricercate per chi vuole trovare una soluzione lavorativa all’estero, nonostante la vicinanza geografica. Alcuni dei problemi italiani riguardo al mercato del lavoro sono riscontrabili anche in Francia, ma proprio queste difficoltà possono essere un trampolino per trovare la giusta occupazione.

Vediamo allora un’analisi della situazione francese, con qualche consiglio per chi vuole provare l’esperienza lavorativa in terra transalpina.

Vivere in Francia

lavorare in Francia

Dal punto di vista culturale non è un salto enorme quello di trasferirsi in Francia, anche se qualche piccola variazione sul tema, differenzia i transalpini da noi italiani.

in linea di massima chi si trasferisce in Francia deve fare i conti con un costo della vita più alto, soprattutto se si decide per vivere nella capitale, e la cosa viene ulteriormente aggravata dall’obbligatorietà di alcune assicurazioni personali, come quella sanitaria, in considerazione del fatto che lo stato francese non copre tutte le spese di quel tipo. Il costo annuale per questa assicurazione si aggira attorno ai 700,00€.

Altra componente che può causare problemi è quella della lingua, in quanto in Francia si parla esclusivamente il francese, e non trovano spazio molti termini inglesi entrati nel gergo comune di altri paesi. Conoscere esclusivamente l’inglese, non sarà dunque sufficiente causando ripercussioni non solo in ambito lavorati ma anche sotto l’aspetto sociale.

Lavoro in Francia

Partiamo con una panoramica su quella che è la situazione del mercato del lavoro francese, vedendo quelle che sono peculiarità e possibilità di sbocco lavorativo.

La Francia è un leader globale in una varietà di settori. Le industrie del ferro e dell’acciaio, dei profumi e dei cosmetici del paese sono in rapida crescita.

Molte società multinazionali hanno sede in Francia, tra cui:

  • Airbus
  • Gruppo AXA
  • Citroën
  • Danone
  • L’Oréal
  • Michelin
  • Ubisoft.

Il turismo è una parte vitale dell’economia, il che significa una grande varietà di lavori stagionali nei campeggi o nelle stazioni sciistiche, e ci sono anche opportunità di insegnare l’inglese come lingua straniera.

Il mercato del lavoro in Francia

Alla fine del 2016 il tasso di disoccupazione francese era del 9,7%, in lento miglioramento rispetto al picco massimo dell’ultimo ventennio di circa il 10,5%, toccato nel 2015 (INSEE). Tuttavia, la disoccupazione continua a rimanere elevata per i minori di 25 anni,una fetta di popolazione che ha fatto registrare un 23,3% di disoccupazione nel 2016, tra i tassi più alti in Europa. In questo contesto, la maggior parte dei contratti è flessibile e i contratti a tempo indeterminato sono pochi. Non si prevede che i livelli occupazionali aumentino in modo significativo, tuttavia ci sono posti di lavoro specialmente in alcuni settori (vedi sotto), sebbene tu abbia una migliore possibilità di impiego se parli francese.

Il salario minimo (salaire minimum interprofessionnel de croissance o SMIC) nel 2017 è stato fissato a 9,76 € all’ora (circa 1,480,27 € lordi al mese). Lo SMIC è rivisto il 1 ° gennaio e di nuovo nell’anno se l’indice dei prezzi al consumo aumenta di oltre il 2% dello SMIC. Maggiori informazioni nella nostra guida al salario minimo francese e al salario medio in Francia.

I cittadini dell’Unione europea (UE), dello Spazio economico europeo (SEE – UE più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e la Svizzera hanno gli stessi diritti sull’occupazione dei cittadini francesi, ad eccezione di alcune posizioni di amministrazione pubblica che richiedono la cittadinanza francese. La maggior parte delle altre nazionalità, tuttavia, di solito è in grado di ottenere un lavoro in Francia solo se non è disponibile un candidato francese / UE adatto per farlo.

Carenze di competenze

Pur avendo la seconda economia più grande nell’Unione europea (UE) e la quinta più grande del mondo, il tasso di disoccupazione in Francia è ancora un problema. Come avviene per l’Italia, uno dei motivi scatenanti di questa situazione è dovuta alle competenze sbagliate che si sono formate e sedimentate nel corso del tempo nella platea di giovani francesi, inducendo spesso le aziende a ricercare dall’estero i profili più adatti per ricoprire le posizioni aperte.

Infatti la mancata corrispondenza tra le esigenze delle aziende e le competenze disponibili nel mondo del lavoro per soddisfare tali esigenze, in particolare nel settore dell’IT, della sanità e dell’ingegneria sta causando una carenza di lavoratori qualificati per coprire i posti vacanti, mentre i lavoratori agricoli, industriali e minerari sono in attivo.

Nel 2017, quasi mezzo milione di lavoratori stranieri erano impiegati da società francesi per riempire posti vacanti lasciati vuoti da lavoratori francesi sotto qualificati. Avere le giuste competenze che i datori di lavoro stanno cercando e le qualifiche per sostenerle, rende la ricerca di un lavoro in Francia non troppo difficile in definitiva.

Curriculum e cover letter per trovare lavoro in Francia

Fare domanda di lavoro in Francia tramite e-mail, moduli di domanda online o, più comunemente, inviando il tuo CV e la lettera di presentazione alla compagnia, è uno dei metodi classici che si possono utilizzare per trovare un’occupazione sul suolo francese. Il primo consiglio è quello di produrli sia in inglese che in francese, anche nel caso di domanda per un ruolo di lingua inglese, visto che molte aziende si aspettano questo da un candidato di livello..

Un CV francese dovrebbe essere non più di una pagina, evidenziando la conoscenza della lingua, le esperienze di lavoro in ordine cronologico inverso e risultati educativi. Non ci devono essere parti poco chiare soprattutto per quello che riguarda la carriera scolastica.

Una lettera di presentazione dovrebbe invece essere succinta, attingendo all’esperienza più pertinente al ruolo per cui ci si propone, in modo da evidenziare la bontà del candidato per quello specifico impiego. Attenzione a non essere troppo disinvolti con l’esposizione dei titoli di studio, in quanto i datori di lavoro francesi hanno come abitudine consolidata quella di richiedere le attestazioni nel caso di assunzione finale di un candidato. Pertanto mentire rischia solo di essere controproducente.

Oltre questa prima fase, il processo di selezione del personale è rigoroso. Le aziende possono tenere fino a quattro colloqui, ed è consigliabile essere informato sulla società a cui si fa richiesta, oltre che conoscere il gergo francese del business di riferimento a cui ci si propone. Infine nella cultura francese è importante la puntualità e presentarsi con abiti eleganti per affrontare al meglio un colloquio e lasciare un’ottima impressione a chi deve selezionare i candidati.

Visti francesi

Per quello che concerne la situazione dei visti per vivere e lavorare sul suolo francese, la situazione è abbastanza fluida e chiara. Non vi sono grosse preclusioni soprattutto per i cittadini dell’Unione europea e per i paesi con accordi di libera circolazione. Infatti essere cittadino dell’Unione oppure cittadino svizzero o croato, non richiede un visto o un permesso per lavorare in Francia. Inoltre, non è più necessario registrarsi come residente una volta arrivato, purché si possieda un passaporto UE valido e si sia in una delle seguenti condizioni:

  • occupato
  • lavoratore autonomo
  • uno studente
  • familiare di un cittadino dell’UE
  • disoccupati, ma con fondi sufficienti per il vostro soggiorno.

Per registrare la residenza, basterà invece recarsi in uno dei municipi locali francesi.

I cittadini non europei dovranno ottenere un permesso per lavorare in Francia. Sarà lo stesso datore di lavoro ad occuparsi di questa procedura, e quindi sarà necessaria di una conferma di assunzione prima che il processo possa iniziare. Una volta trovato un lavoro, bisognerà richiedere un visto per soggiorni di lunga durata tramite l’ambasciata o il consolato francese nel paese d’origine. La normativa vigente prevede di richiedere un permesso di soggiorno entro tre mesi dall’arrivo in Francia, valido per un massimo di cinque anni, e da rinnovare entro due mesi dalla scadenza.

I lavori più richiesti in Francia

Ora che abbiamo visto la situazione generale, sia del mercato lavorativo che dei permessi necessari per stabilirsi in Francia, diamo un’occhiata a quelle che sono le figure professionali statisticamente più richieste e che danno la maggiore possibilità di trovare un impiego.

  • Ingegnere informatico

Come accennato in precedenza questa figura sconta una mancanza di formazione di competenze di base, e non è una novità vederla tra le più ricercate, e non solo in Francia.

  • Ingegnere meccanico

Essendo patria di grandi colossi dell’automobile, la Francia è sempre alla ricerca di ingegneri da inserire nell’organico delle grandi aziende automobilistiche del paese.

  • Operatori sanitario

Dall’infermiere, ai radiologi fino ai tecnici di laboratorio. La Francia non fa eccezione, e come per l’Italia anche qui iniziano a scarseggiare le figure legate alla sanità.

  • Impiegato commerciale

Tutto quello che ruota attorno alla vendita in tutte le sue forme. Sia dalla grande distribuzione (di cui la Francia è maestra), sia nelle posizioni manageriali della gestione della forza vendite.

  • Impiegato nella ristorazione

Con una grande tradizione alle spalle per quello che riguarda la ristorazione, e il traino decisivo del turismo, i lavori come il cuoco o il cameriere godono sempre di ottima salute, soprattutto per contratti di tipo stagionale.

  • Badante

Come avviene per molti paesi europei, l’invecchiamento generale della popolazione sta portando ad una richiesta alta di personale qualificato nella cura dell’anziano. Con stipendi che partono da 10€ all’ora a salire.

Lavori senza candidati

Sembra quasi paradossale da dire, ma si sta assistendo ad un fenomeno bizzaro nel mondo del lavoro odierno. Si tratta di quello dei molti posti di lavoro che denunciano una mancanza quasi cronica di candidati, con aziende grandi, ma anche medie e piccole imprese, in difficoltà nel trovare i giusti profili professionali cui affidare importanti mansioni ai fini dello sviluppo aziendale.

I motivi di questa tendenza sempre più dannosa e difficile da arginare sono molti, ma sicuramente la radice di questi mali arriva dalla carente pianificazione formativa e scolastica che l’Italia ha evidenziato negli ultimi decenni. 

Vediamo allora di esaminare alcune delle carenze, per trovare anche la giusta soluzione e dare qualche consiglio a chi si mette alla ricerca di un lavoro.

futuro per il lavoro

Carenze di formazione e competenze sbagliate

La prima tendenza evidente è quella di una distanza notevole tra la domanda di mercato e quanto offre la macchina della formazione scolastica ed universitaria. Si vedono al giorno d’oggi sempre più esempi di head hunter che lamentano un gap enorme tra quanto viene loro richiesto e quello che riescono a racimolare nel bacino dei potenziali candidati. Ma la situazione si sviluppa su due facce della stessa medaglia. Anche per lavori meno qualificati ci si trova in situazioni di stallo, dovute alla sovraistuzione di molti dei potenziali nuovi assunti. Una fotografia che rimanda ad una situazione di notevole difficoltà, dove è sempre più evidente la mancanza di orientamento alla formazione che hanno patito i giovani negli ultimi decenni.

Infatti sembra proprio che molti ragazzi siano compresi in un limbo dalla quale sia difficile uscire, con competenze specifiche in settori ormai saturi e senza sbocchi, che li rendono sovraistruiti per le mansioni meno qualificate, e impreparati per quelle più specializzate.

Gli esempi sono molteplici e non lasciano spazio a molte interpretazioni. 

La sovraistuzione

Come detto quello della sovraistuzione è un nodo critico della difficoltà nel reperire personale. Questo fenomeno con il tempo ha dato vita ad abberrazioni lavorative che hanno fatto scuola, come ad esempio la grande presenza di laureati nei call center, che sono oramai portati ad esempio per questo tipo di problematica.

Per fare un altro esempio pratico basta guardare ad alcune eccellenze italiane, che rischiano di andare in grave sofferenza a causa della mancanza di una formazione adeguata alla mansione: stiamo parlando dei distretti della pelletteria in Toscana e del tessile in Piemonte. 

In queste due regioni la tendenza è marcata e non accenna a diminuire, con gravi ripercussioni sulla realtà produttiva, che se non ancora visibili, potrebbero però farsi sentire pesantemente nei prossimi anni. 

La mancanza di addetti specializzati nella lavorazione della pelle, o della materia tessile, non trova il giusto riscontro nei percorsi di studio scelti dai ragazzi. Infatti le iscrizioni ai licei continuano ad aumentare, mentre la frequentazione delle scuole professionali diminuisce sempre di più facendo registrare un calo di quasi 5 punti percentuali nell’ultimo periodo (dal 19,14% del 2014 al 14,68% del 2019). Questa situazione si trascina alcuni problemi operativi per le aziende, primo fra tutti quello di doversi sostituire alla scuola per la formazione professionale dei lavoratori di domani. In secondo luogo, costringe nella maggior parte dei casi a fare buon viso a cattivo gioco, dovendo forzatamente assumere personale sovra-istruito. Un dato emblematico di questa tendenza è dimostrato dalle stesse imprese che nel triennio 2014-2016 ha dichiarato di aver assunto personale con eccesso di istruzione nel 31,6% dei casi, con un picco di oltre il 34% se il candidato ha meno di 29 anni. 

Competenze sbagliate

L’altra faccia della medaglia presenta il conto di una serie di politiche di orientamento al lavoro completamente fallite con il tempo. In pratica vengono formate troppe competenze inutili, di cui il mercato ha già fatto ampio utilizzo fino a saturare la richiesta. Molti giovani, malamente orientati dalle istituzioni scolastiche, hanno invece continuato ad inondare le università in alcuni corsi super infalzionati, creando come conseguenza un tappo nel mercato del lavoro e le aberrazioni occupazionali di cui abbiamo accennato in precedenza.

La situazione adesso vede le aziende in difficoltà nel reperire figure molto qualificate e preparate in ambiti molto specifici, come quello dell’informatica e delle nuove professioni digitali. Esempi emblematici della tendenza sono alcune difficoltà nel reperire analisti e progettisti di software (addirittura nel 60% dei casi) o elettrotecnici o tecnici programmatori che non si trovano nel 57% dei casi.

Gap tra domanda e offerta

Scatta quindi l’allarme per il gap consistente che va delineandosi tra domanda e offerta di lavoro. Siamo nella situazione in cui in Italia non manca il lavoro, ma è carente tutto quello che viene prima dell’ingresso nel mondo del lavoro, con aziende e apparato scolastico che in questi anni non hanno saputo dialogare in maniera proficua per sfornare i giusti talenti del domani.

Un rapporto di Unioncamere del 2018 (rapporto Excelsior) dimostra in maniera evidente come la situazione di disallineamento sia difficile da arginare: delle oltre 4 milioni di assunzioni previste su scala nazionale in tutto il 2018, nel 26% dei casi è stato difficile trovare un profilo adeguato alla richiesta. Un dato allarmante e in ascesa, se contiamo che ha fatto registrare un aumento del 5% rispetto al 2017. Questo per quello che riguarada soprattutto le nuove occupazioni del futuro, ma la grande difficoltà nei prossimi anni si rischia di toccarla con mano in settori come quello del commercio e del turismo, che sono destinati a raccogliere oltre il 25% dei nuovi assunti. Qui il problema sarà quello precedentemente affrontato della sovra-istruzione, con l’obbligo per le imprese di ristorazione o del turismo di assumere laureati (solitamente in materie di stampo umanistico) per le mansioni di cameriere o cuoco. 

Gap occupazionale nella sanità

Capitolo leggermente distaccato merita la situazione della sanità. In questi anni si è accentuata una tendenza che vede la mancanza cronica di personale medico negli ospedali italiani, tanto da costringere alcune regioni come Veneto e Molise ad assumere a tempo determinato dottori già in pensione per ovviare al problema almeno momentaneamente. Una situazione che con il processo dei pensionamenti (aggravato dall’applicazione di quota 100) porterà ad una situazione vicina al collasso già nel 2025 secondo le stime del sindacato dei medici ANAAO Assomed. Per quella data sono previsti infatti circa 16.700 medici specialisti in meno in tutta Italia, con situazioni particolarmente critiche in regioni come la Sicilia (2.250 medici mancanti nel 2025), il Piemonte (2.000 unità) la Lombardia (1.900 unità) La Toscana e la Puglia (1.700 unità). L’abolizione di rigidi tetti di spesa per le regioni riguardo la sanità, con l’articolo 11 del decreto Calabria, ha provato a dare un primo impulso per la risoluzione del problema, che appare però ancora distante, richiedendo dunque uno sforzo sinergico tra il ministero della sanità e dell’istruzione per provare ad arginare la tendenza. 

Consigli per sfruttare il gap occupazionale

i lavori del futuro

La fotografia della situazione è impietosa al momento, ma va letta soprattutto dal lato delle imprese e delle aziende che non trovano soddisfatta la loro richiesta di personale formato. Per chi è alla ricerca di lavoro questa invece potrebbe trasformarsi in una gigantesca opportunità, per entrare nel mondo dell’impiego dalla porta principale, riuscendo a posizionarsi in una nicchia di domanda che potrebbe essere molto profittevole, sia come stabilità lavorativa che come retribuzione. 

I consigli sono abbastanza semplici, ma se fossero così scontati non ci sarebbe la situazione appena descritta.

Ovviamente per i più giovani è consigliato affrontare con la massima attenzione e serietà il momento dell’orientamento, a partire dal ciclo di studi secondario (quello delle superiori per intenderci), per evitare di imboccare una strada formativa che ad un certo punto è inevitabilmente destinata a chiudersi. 

Attenzione quindi a non sottovalutare la frequentazione degli istituti professionali, utili per formare professionalità che come abbiamo visto saranno comunque ampiamente richieste negli anni a venire. 

Se si vuole imboccare la strada della specializzazione invece, è bene farlo essendo ben coscienti che questa deve essere molto specifica e orientata verso le nuove tecnologie. Avere una cartina che possa presentarci l’atlante delle nuove professioni digitali (lo trovi qui), è utile per immaginare quale potrebbe essere il proprio lavoro del futuro, e per affrontare nel migliore dei modi l’enorme cambiamento dinamico in atto nel mondo del lavoro. Infatti, se pensiamo che l’economia tradizionale, come l’abbiamo sempre conosciuta, occupa il 60% del mondo occupazionale, dobbiamo anche immaginare che questa è destinata a diventare marginale nel giro di pochi anni, soppiantata da quella che viene chiamata la new economy dell’industria 4.0. In questo immediato futuro la domanda di lavoro sarà prevalentemente basata sulla richiesta di high skills, cioè quelle competenze molto specifiche, che saranno necessarie specialmente nelle aree delle data science, quindi analisi predittive del mercato, machine learning e intelligenza artificiale.

Lo stesso discorso vale anche per i meno giovani, che possono comunque correggere la loro formazione passata, sfruttando le iniziative per la riqualificazione già introdotte da alcuni piani regionali e messe in atto da alcune aziende impegnate a formare le competenze del futuro. 

La parola d’ordine per il futuro del lavoro sarà quindi quella della chiarezza. Chiarezza di un percorso fin dall’inizio, scegliendo le migliori nicchie per la propria propensione lavorativa e specializzandosi per trovare sempre l’occupazione più adatta ad ognuno. 

Vivere e lavorare in Australia

Andare a vivere e lavorare in Australia è una delle situazione che sono diventate più ricorrenti per i giovani che desiderano espatriare. I motivi sono tanti, e li vedremo tra poco, le cause sono  note in un sistema italiano che garantisce poche possibilità, soprattutto per i profili meno specializzati e formati.

Nonostante le sue rigide regole sull’immigrazione, l’Australia è riuscita ad attrarre un gran numero di giovani che hanno deciso di affrontare questa avventura, sia come concreta possibilità di iniziare una carriera lavorativa, che come semplice esperienza di vita, utile per aumentare il bagaglio di conoscenze.

Vediamo allora una serie di considerazioni utili sul vivere e lavorare in Australia con qualche consiglio pratico per chi volesse intraprendere questa esperienza.

Andare a vivere in Australia

Appena si pensa di andare a vivere in Australia la prima cosa che salta alla mente è quella relativa alle regole sull’immigrazione, che nel continente australe sono da sempre molto ferree ed articolate. Da anni il governo australiano s’impegna per mantenere sotto controllo il flusso migratorio, nonostante la lontananza dell’isola dal resto del mondo e la mancanza di problemi di sovraffollamento (l’Australia è infatti da sempre uno dei paesi con la densità media di popolazione più bassa). Quest’ultimo aspetto è in realtà parzialmente vero, in quanto il continente presenta ampie zone di terreno inutilizzabile ed inadatto agli insediamenti umani, mentre nelle città la popolazione è alta e la densità di abitanti per km quadrato schizza alle stelle.

Rimane comunque il fatto che prima di intraprendere l’esperienza del viaggio in Australia per  lavoro, si deve necessariamente avere chiara la situazione dei visti che permettono il soggiorno. Senza questi si viene respinti senza possibilità d’appello dagli aeroporti, facendo immediato ritorno al proprio paese d’origine.

Per vivere e lavorare sul suolo australiano sono possibili alcuni visti, ognuno con le proprie caratteristiche specifiche:

Student Visa

Questo è un visto specifico per studenti, che viene rilasciato in base alla partecipazione ad alcuni programmi di studio/lavoro. Rispetto ad altri visti che scopriremo in seguito ha alcuni vantaggi fondamentali quali:

  • Non prevede limiti d’età
  • Permette di estendere tale visto anche a familiari a carico
  • Può essere richiesto più di una volta
  • Permette di lavorare per un totale di 20 ore settimanali in modalità part-time e 40 full-time durante il periodo di sospensione dei corsi.
  • Permette deroghe per il numero di ore lavorative in base al tipo di corso di studio. Ad esempio se si sta frequentando un corso che prevede un praticantato o simili, il limite di lavoro orario è abolito.

Il visto si può richiedere direttamente all’ambasciata australiana a Roma, ai centri per l’immigrazione australiani o più semplicemente si può seguire la procedura online disponibile sul sito del governo australiano. Il costo del visto è di circa 535 dollari australiani (327€), 405 dollari australiani per ogni familiare a carico sopra i 18 anni, mentre la cifra si abbassa a 135 AUD per i miniro di 18 anni a cui viene esteso il visto.

Attenzione anche al livello d’inglese minimo, che viene richiesto per la candidatura ai programmi di studio, e alla probabile richiesta da parte dell’immigrazione dei certificati scolastici appositamente tradotti.

Infine per avere il visto è necessario presentare alcuni documenti, valevoli anche per tutti gli altri tipi di permessi:

  • Esito della visita medica
  • Attestazione dell’assicurazione sanitaria
  • Documentazione che attesti il vincolo di parentela con la persona a carico

Working/holiday visa

Il visto working/holiday ha paletti leggermente più stringenti rispetto allo Student, anche se capita di rado di subire tutti i controlli previsti dalle normative. Per accedere a questo visto della durata di 1 anno, si dovrà sottostare alle seguenti condizioni:

  • Avere tra i 18 e 31 anni non compiuti
  • Avere la reale intenzione di trascorre il periodo di lavoro/vacanza sul suolo australiano
  • Avere un minimo di denaro che garantisca la copertura del periodo di permanenza
  • Avere il denaro necessario per acquistare un biglietto aereo di ritorno
  • Non avere familiari minori a carico in nessun momento della propria permanenza nel periodo del visto
  • Non avere mai entrati in Australia con un altro working/holiday
  • Si potrà lavorare con lo stesso datore di lavoro per un massimo di 6 mesi consecutivi

Senza dubbio la parte più controversa è quella relativa alla cifra di cui si deve dimostrare la disponibilità per rimanere nel paese. Le norme prescrivono una cifra minima di 5000AUD (poco più di 3000€), ma su questa cosa i controlli che vengono effettuati sono in realtà meno stringenti di quanto si possa immaginare. Per quello che riguarda l’assicurazione sanitaria, grazie ad un accordo bilaterale tra Italia e Australia, il solo fatto di vedere accettato un working/holiday visa, permette di avere automaticamente 6 mesi di copertura semplicemente con il proprio tesserino sanitario italiano.

Questo visto può avere una durata massima di 24 mesi e può essere rinnovato se viene dimostrata una continuità nel lavoro.

Work visa

I visti di lavoro sono la terza macro-area di permessi per risiedere in Australia. Sono visti che si sviluppano in maniera particolareggiata in base al tipo di professione che si decidere di andare a svolgere nell’isola.

Esistono tre tipologie di visti lavorativi

  • Point Based Skilled visa: una sorta di permesso di soggiorno basato una valutazione attenta del candidato. Vengono effettuati test, sia riguardanti la lingue, che sulla specifica professione che si andrà a svolgere.
  • Employed Sponsored Visa: un visto che prevede la presenza di un datore di lavoro australiano che faccia da sponsor, quindi che garantisca per chi arriva sull’isola.
  • Business Visa: questi sono invece i visti specifici per chi decide di aprire un’attività o di invesitre denaro in Australia.

Le prime due possibilità di visto si basano su liste di lavori aggiornate che si possono applicare al rilascio di questi permessi. In generale tutto il processo di accoglimento delle domande per i visti di lavoro è molto minuzioso e preciso. Questo è dovuto all’impronta decisa voluta dal governo australiano, che ha deciso di salvaguardare la propria occupazione decidendo a priori quali sono le professionalità della quale il paese ha bisogno, favorendo quindi l’ingresso dall’estero solo di determinate categorie di lavoratori.

Lavorare in Australia

Ora che abbiamo chiaro quali sono i paletti da rispettare per provare a lavorare in Australia, vediamo quindi quali sono i lavori più gettonati e ricercati, e quelle che sono le possibilità più interessanti per chi decide di approcciare questa avventura.

Partiamo subito dicendo che molto probabilmente il lavoro che si andrà a trovare sarà di qualifica medio bassa, proprio per le politiche d’immigrazione australiane, che hanno privilegiato nel corso del tempo questo tipo di arrivo di manodopera dai paesi esteri.

Per gli italiani non mancano comunque le opportunità di trovare lavoro in Australia se si cerca con attenzione.

Dove cercare lavoro in Australia?

Per cercare lavoro abbiamo due possibilità principali. La prima e quella anche più raccomandata, è partire con qualcosa di concreto già in mano, in modo da avere anche la tranquillità relativamente al visto di soggiorno. Si possono cercare lavori in Australia attraverso portali specializzati proprio nel filtrare le offerte provenienti dall’isola.

Seek: è il primo e probabilmente più importante sito dedicato alla ricerca di lavoro in Australia. Molto usato anche dalle persone del luogo, è senza dubbio un buon punto di partenza per chi vuole trovare lavoro nell’isola.

Adzuna: Questo è un vero e proprio motore di ricerca che filtra le offerte presenti nei vari portali, con una interessante possibilità di far anche valutare il proprio CV

Australian Job Research: Gestito direttamente dal governo australiano, questo sito racogli migliaia di offerte di lavoro certificate.

I lavori comuni in Australia

Se cerchi lavoro ti troverai di fronte a molte proposte di lavoro, ma quando la tua ricerca è finalizzata a trasferirti in Australia sopratutto due macro aree lavorative saranno quelle importanti e dove si concentra la maggior parte dell’offerta.

  • Ristorazione

Soprattutto per lavoratori italiani, il campo della ristorazione fa la parte del leone, raccogliendo una grande quantità di offerte. Concentrate non solo nelle grandi città, ma anche nei luoghi più strettamente turistici, queste offerte sono interessanti perché permettono di avere lavori quasi esclusivamente serali, e con stipendi che paragonati a quelli italiani sono di livello alto.

  • Farm Australiane

Uno dei fenomeni lavorativi che si sono maggiormente sviluppati nel tempo è quello dei periodi lavorativi nelle farm australiane. Queste sono vere e proprie fattorie, dove viene richiesta una manodopera di livello basso, ma la particolarità di queste offerte è nello stipendio di buon livello, legato al fatto che questi contratti prevedono anche il vitto e alloggio nelle farm. Una soluzione perfetta che porta il lavoratore a risolvere due problemi in uno: il lavoro e l’alloggio, cose fondamentali per trasferirsi in Australia e in generale in altre parti del mondo.

Come e dove trovare un secondo lavoro

Talvolta la ricerca di un secondo lavoro è una necessità. Si deve in qualche maniera provare ad aumentare le entrate mensili, e affidarsi a qualche lavoretto extra può essere la giusta risposta.

Ma questo tipo di ricerca è meno banale di quello che si possa pensare. Vi sono alcune cose da tenere nella dovuta considerazione, molto spesso non si sa nemmeno da quale parte iniziare per trovare la soluzione più adatta. E capita di non conoscere alcune regole di base che se non rispettate possono causare guai con il datore di lavoro principale.

Ecco allora una guida ragionata sulla ricerca di un secondo lavoro in Italia nel 2019.

Cercare un secondo lavoro

idee per un secondo lavoro


Prima di mettersi alla ricerca di un lavoro extra, è utile fare qualche passo preliminare che ci consentirà di trovare la soluzione più adatta alle nostre esigenze.
Anzitutto bisogna valutare con attenzione quello che è l’impegno richiesto dal nostro lavoro principale, per fare in modo che i due impieghi non si sovrappongano pericolosamente.
Spesso infatti molti dei secondi lavori che possiamo trovare, si sviluppano nelle ore serali, permettendoci di mantenere anche la nostra occupazione principale durante il giorno.
Esiste poi una considerazione economica da fare a monte della decisione. Se cerchiamo un secondo lavoro semplicemente per arrotondare e non perché questo risulti strutturale nella gestione delle nostre finanze personali, ecco che questo potrà anche fruttarci una cifra più bassa (magari la metà) rispetto all’introito principale che abbiamo.
Quindi potrebbe essere un lavoro che non impegna tutti i giorni, e magari che potrà essere confinato ai soli giorni del fine settimana.
Questa è senza dubbio la situazione migliore ed auspicabile, perché in qualsiasi caso quando si svolgono due mansioni contemporaneamente si deve sempre considerare una prevalente rispetto all’altra.

Dove cercare un lavoro extra


Nell’ottica quindi di trovare un lavoro che sia di complemento alle nostre entrate, proviamo a vedere quali sono i canali da setacciare per avere successo nella nostra ricerca.
Ponendo come base che la prima occupazione sia un classico lavoro giornaliero, la cosa migliore da fare è quella di tenere gli occhi bene aperti su bar, ristoranti, pizzerie, e locali che spesso necessitano di personale per servire ai tavoli o lavorare in cucina. Questi sono peraltro molto propensi ad offrire lavoro esclusivamente per i weekend, quando presumibilmente hanno il picco settimanale di clientela.
Molte di queste offerte si trovano direttamente nei locali, ma anche sui classici annunci che possiamo trovare in rete.
Poi ovviamente il consiglio è quello di non sottovalutare l’importanza del passaparola che deve necessariamente essere utilizzato per la ricerca di questi lavori. Molto spesso infatti questi non sono lavori ad alta qualifica, e possono essere svolti senza particolari formazioni o competenze. Quindi spargere la voce è senza dubbio una strategia vincente, in quanto non verremo mai scartati a priori per una mancanza di skills specifiche, e potremmo ampliare il nostro ventaglio sfruttando la rete di conoscenze.

I secondi lavori più comuni


Come detto in precedenza un secondo lavoro ha nella maggior parte dei casi delle caratteristiche standard, sia in termini di impiego di ore richiesto che come retribuzione. Pertanto il ventaglio di occupazioni più comuni che si possono adottare come lavoretto extra è in realtà abbastanza definito, con dei grandi classici del lavoro per arrotondare che in molti hanno sperimentato. Vediamo alcuni esempi tipici.

Cameriere


Fare il cameriere è la situazione più classica dei secondi lavori. I motivi sono evidenti: la richiesta per questa mansione è collocata principalmente nelle ore serali e nei weekend, riuscendo quindi a sposarsi perfettamente a livello di tempistiche con un classico lavoro giornaliero. In pratica questa mansione ci permette di aggiungere un’occupazione part-time al nostro lavoro principale, senza intaccarlo in alcuna maniera.

Vendita al dettaglio e grande distribuzione


Altro settore che garantisce una buona flessibilità oraria è quello della vendita al dettaglio. Infatti l’offerta di lavoro extra si sviluppa su due livelli differenti. Uno prevede la possibilità di lavorare esclusivamente nei week-end, magari come promoter per qualche grande marchio, limitando quindi l’impegno a due soli giorni a settimana. Nell’altro caso si possono invece cercare lavori per svolgere la mansione di riempimento degli scaffali, come ad esempio nei supermercati, dove tale operazione si effettua quasi sempre appena dopo l’orario di chiusura. Vi sono società di servizi specializzate nella fornitura di questa manodopera, quindi rivolgersi a loro è sicuramente un’idea vincente.

Servizi di pulizia


Molte delle società appena citate possono anche offrire servizi di pulizia. Ed ecco che soprattutto per quello che riguarda gli uffici, questi lavori sono molto comuni come extra introito per chi ne ha bisogno. La mansione si svolge nelle ore serali, e non necessita di particolari competenze o formazioni specifiche.

Idee per un secondo lavoro


Quelle che abbiamo appena citato sono le possibilità più comuni per chi è alla ricerca di un lavoro extra, ma una ricerca del genere per avere successo ha bisogno anche di un minimo di fantasia ed intraprendenza. Non sono infatti poche le possibilità che vengono messe a disposizione dalla rete e dalle nuove tecnologie, che permettono a chi vuole arrotondare di trovare una soluzione adatta, sfruttando dei talenti o delle soluzioni alternative.
Se abbiamo ad esempio un talento, o una passione che ci rende eccellenti in una determinata cosa, possiamo provare a vendere questa nostra abilità su molti siti che si pongono come intermediari tra domanda e offerta di determinati servizi. Per fare un esempio pratico, se abbiamo l’hobby della fotografia, e siamo bravi con i programmi di foto ritocco, potremmo proporci in piattaforme come Tabbid o Addlance per fornire la nostra competenza a chi ne ha bisogno, decidendo anche un prezzo da richiedere per il servizio.

Vendere le proprie competenze


Sempre nell’ottica di far fruttare le proprie competenze, si possono utilizzare sistemi che non necessariamente prevedono l’utilizzo delle piattaforme online per l’incontro di domanda offerta. Ecco che allora i canali più tradizionali possono essere importanti, magari per proporre lezioni di lingua o di musica, o per offrirsi per lavoretti manuali semplici, nel campo dell’idraulica del giardinaggio etc..
Per fare questo la prossimità e il passaparola sono veicoli primari, che ci consentono di entrare in contatto con i potenziali clienti direttamente, senza dover disperdere parte del nostro guadagno nell’intermediazione.
Altro modo intelligente di mettere a frutto una passione potrebbe e essere quello di acquistare e rivendere oggetti che necessitano di restauro. Pensiamo ad esempio di comparare una vecchia bicicletta arrugginita per poi sistemarla al meglio, rivendendola con profitto. Ovviamente più che di un secondo lavoro si può parlare di hobby remunerativo, ma comunque questo dipende dalle esigenze. Se non necessitiamo di un vero e proprio secondo stipendio questa potrebbe rappresentare una soluzione valida.

Cose da evitare quando si parla di secondo lavoro

Gestione del tempo


Come in tutte le cose avere un lavoretto extra può comportare dei problemi da gestire. Ci sono dei rischi di cui tenere conto quando ci si approccia ad una occupazione supplementare, e vediamo quali sono nel dettaglio le cose più pericolose e da evitare assolutamente.

Trascurare il lavoro principale


L’errore più pericoloso è quello di trascurare la propria occupazione primaria. Cercare un secondo lavoro per aumentare gli introiti e poi mettere a repentaglio anche l’unica entrata sicura su cui si può contare è un errore strategico imperdonabile. Il consiglio è quello di dare sempre la precedenza al lavoro principale, sia in termini di energie fisiche e mentali che di tempo.

Bornout da troppo lavoro


Quando si fanno due lavori, il rischio di esaurimento psico fisico è elevato. Bisogna necessariamente valutare questa eventualità quando ci avviciniamo alla ricerca di una seconda occupazione. Il consiglio può essere di trovare due lavori di natura totalmente differente, in modo da bilanciare lo sforzo nella maniera più equilibrata possibile. Inoltre è di fondamentale importanza la gestione del tempo. Quando troviamo un lavoretto extra, cerchiamo sempre qualcosa che ci consenta di avere del tempo a disposizione da dedicare al riposo o alle attività rilassanti. Il rischio che si corre è quello di fallire in entrambe le situazioni lavorative rimanendo con un pugno di mosche in mano.

Allontanarsi dall’obiettivo


Attenzione anche ad un altro pericolo incombente. Spesso per provare ad arrotondare si cercano strade alternative oppure scorciatoie, messe a disposizione dalla rete al giorno d’oggi. Attività come il trading online o simili, possono essere viste come soluzioni eccellenti, in grado di portare notevoli guadagni con poco sforzo. Ma solo apparentemente. Non dobbiamo mai distogliere lo sguardo da quello che è l’obiettivo primario, cioè arrotondare la cifra mensile del nostro introito. Il rischio con queste scorciatoie è quello di andare a perdere denaro invece che guadagnarne.

Impegnarsi in lavori vietati


Per finire attenzione al lavoro che abbiamo scelto come alternativa al principale. Nulla vieta di avere un secondo lavoro, ma controlliamo con attenzione quanto è previsto nel contratto della nostra prima occupazione. Spesso è vietato avere un impiego nello stesso ambito lavorativo, o trovare un lavoro palesemente incompatibile con quello che facciamo abitualmente. Attenzione infine al lavoro irregolare. Trovare un secondo lavoro in nero è sempre e comunque fuori legge in Italia.

Lavorare come agente segreto

Quando si cerca lavoro ogni tanto è bello anche sognare, o pensare a strade alternative. Alzi la mano chi non ha mai desiderato diventare un agente segreto, una specie di 007 dalla vita avventurosa e con un lavoro dei sogni strapagato. Bene, questo è il campo dell’immaginazione, ma come vedremo, diventare un agente segreto vuol dire fare un lavoro molto diverso da quello esaltato nei film, ed esistono comunque dei percorsi formativi da intraprendere che possono portare a quel tipo di carriera.

Facciamo allora una panoramica a beneficio di chi desidera prestare servizio nelle forze di sicurezza segrete dei vari paesi, scoprendo quali mansioni si possono svolgere, e quali sono le tappe della formazione per lavorare in questo campo.

Lavorare nell’intelligence

I lavori che si possono svolgere all’interno delle forze di sicurezza dei vari stati nazionali, non sono propriamente quelli che vediamo legati al nome degli 007 nei film o nei libri. Sicuramente ci sono anche quelle figure direttamente coinvolte sul campo, ma esistono anche numerose nuove professionalità che lavorano maggiormente dietro le quinte che sono divenute di importanza capitale. Vediamo allora come si è evoluto il mestiere di chi garantisce la sicurezza e gli interessi nazionali attraverso le varie mansioni.

Agente segreto

Chiaramente la prima figura che salta alla mente è quella dell’agente segreto tante volte ammirato nei film. Questo tipo di professionalità è comunque altamente qualificata e formata, quindi non parliamo di un semplice arruolato nelle forze dell’ordine. La sua particolarità è quella di passare per un addestramento specifico per situazione delicate e molto specifiche. Pensiamo ad esempio, a tutta l’emergenza che si è scatenata a livello mondiale per il proliferare del terrorismo. Gli agenti segreti sono spesso impegnati nello smantellare in partenza le cellule di potenziali terroristi disseminate sul territorio, e per giungere al risultato è richiesta una conoscenza estremamente specifica delle dinamiche e del funzionamento di queste organizzazioni. Quindi oltre al classico addestramento che si affronta per l’entrata nelle forze dell’ordine basilari, un agente segreto dovrà anche essere adeguatamente formato per queste situazioni.

Inoltre non dobbiamo pensare al classico 007, al giorno d’oggi tra gli agenti segreti la formazione a livello diplomatico è fondamentale. Proprio per questa sua funzione di prevenzione di potenziali situazioni di pericolo per la sicurezza nazionale, l’agente dovrà spesso essere una persona con una approfondita conoscenza delle lingue straniere, per svolgere indagini su scala internazionale. E come accennato non solo indagini, ma anche trattative con i paesi esteri oggetto d’indagine. Insomma una figura di livello assoluto, che spazia a 360° su tutta quella che deve essere la sfera della sicurezza di un paese.

Analista informatico nei servizi segreti

sicurezza informatica per agenti segreti

Con il passare del tempo la protezione e la sicurezza dei cittadini di uno stato, passa sempre più spesso attraverso l’informatica. Anzi la parte predominante delle azioni per la sicurezza nazionale si svolge grazie al servizio di questi cyber-esperti altamente formati e qualificati. L’analista dei dati all’interno di un’organizzazione di intelligence è ormai una figura imprescindibile e di capitale importanza. Il suo compito è quello di raccogliere l’enorme quantità di dati che si ottengono dalle attività di spionaggio, avendo cura di eliminare quelli superflui e sottolineare quelli rilevanti per le indagini. Oltre a questo, all’analista informatico d’intelligence, è richiesta una conoscenza informatica di livello altissimo, comprese tutte le tecniche per le azioni di hacking dei sistemi più complessi. Uno dei campi dove i servizi segreti sono maggiormente attivi, è infatti quello della sicurezza informatica, vero e proprio campo di battaglia tra super potenze nell’epoca moderna. Per fare un esempio attuale, basta pensare alla querelle che si è scatenata tra Cina e Usa, per l’utilizzo dell’aziende cinese Huawei delle infrastrutture sulla quale viaggiano i dati di milioni di persone. Tirando le somme, nell’epoca della guerra dei dati, la parte informatica è senza dubbio il campo di applicazione più delicato nella quale si devono saper muovere gli agenti segreti.

Network Manager nei servizi segreti

Altra figura affine all’analista dei dati è quella del network manager, che agisce spesso in sinergia totale con il comparto informatico dell’intelligence. Questa è la figura responsabile del funzionamento delle reti attraverso il quale passano tutti i dati relativi alle indagini. Pensiamo ad esempio alle attività di spionaggio di potenziali sospetti o gruppi organizzati, che vengo giornalmente monitorati attraverso le più sofisticate tecnologie esistenti. Tutto lo scheletro sulla quale viaggiano le informazioni, e gli apparati che servono per le attività di spionaggio, sono gestite dal network manager, che ha quindi il delicato compito di mettere nelle migliori condizioni il comparto informatico dell’agenzia per la sicurezza. La formazione di questa figura avviene nelle università dell’eccellenza per l’ingegneria informatica, e la richiesta di queste specifiche figure è al momento molto alta, non solo nel campo della sicurezza nazionale, ma in generale in tutto lo spettro delle attività produttive mondiali.

Agenti segreti all’estero

Per fare una panoramica il più possibile completa, vediamo brevemente alcuni esempi di paesi esteri con apparati di sicurezza nazionale molto sviluppati e all’avanguardia in termini di metodologie e tecnologie utilizzate.

Le prime che vengono alla mente sono ovviamente l’FBI e la CIA, le agenzie più famose al mondo, responsabile della sicurezza nazionale statunitense. La prima di occupa dei reati commessi all’interno del suolo americano, mentre la seconda opera esclusivamente in ambito internazionale, riuscendo ad avere una capillare diffusione di agenti e collaboratori nelle intelligence amiche. Ma altre sono famose, ed ognuna con una caratteristica che la contraddistingue dalle altre. Scotland Yard in Gran Bretagna, e in tutti i paesi aderenti al commonwealth, che ha ad esempio il compito di difendere la corona, oppure il celebre KGB prima di epoca sovietica, ed ora russa, protagonista a suo tempo di una battaglia di spionaggio contro gli stati Uniti durante la guerra fredda, ed adesso indicato come responsabile della strategia per l’avanzamento delle forze populiste in tutte Europa. Ma se questa è la situazione all’estero, come vengono organizzate le forze di sicurezza in Italia?

I servizi segreti in Italia

servizi segreti italiani

La situazione per quello che riguarda i servizi segreti in Italia è organizzata principalmente su due strutture distinte:

  • Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna) che si occupa della protezione della Repubblica e di tutte le sue istituzioni da tutte le azioni sovversive interne che possono minare gli interessi politici, economici militari, scientifici ed industriali del paese.
  • Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) che si occupa della protezione dello stato da tutte quelle che possono essere le minacce di natura esterna, come attacchi terroristici ne simili.

Ognuna lavora in stretta collaborazione con l’altra per il passaggio di importanti informazioni riguardo gli oggetti d’indagine. Tutte le selezioni del personale passano ovviamente per i canali istituzionali del governo, e possono andare per concorso, ma più facilmente attraverso dei colloqui specifici. Poi ovviamente per queste figure così delicate e strategiche per la sicurezza nazionale, le interviste preliminari sono svolte in estrema profondità, per valutare la validità complessiva del candidato. Tutte le informazioni, riguardo i bandi, passati e futuri delle due agenzie di sicurezza si possono trovare direttamente sul sito https://www.sicurezzanazionale.gov.it.

Come si diventa agenti segreti in Italia?

Vediamo all’iter necessario per diventare un agente segreto del bel paese. Chiaramente il primo passo è quello di controllare presso il sito istituzionale del governo oppure delle singole agenzie quelle che sono le posizioni aperte, o i bandi di concorso. Attenzione che non sempre la selezione avviene tramite concorso, ma spesso basterà avanzare la propria candidatura. Sembra facile? In realtà vi sono requisiti molto stringenti, e le candidature vengono vagliate in maniera molto rigida.

Dal lato dei requisiti, questi sono i fondamentali:

  • Laurea in discipline umanistiche giuridiche, economiche e internazionali
  • Fedina penale pulita
  • Non assumere, o avere precedenti di assunzione, di droghe sia pesanti che leggere
  • Non essere stato un politico, un magistrato, un ministro di culto o un giornalista.
  • Conoscere più lingue straniere

Oltre a questi appena enunciati, vi sono inoltre numerose altre caratteristiche vengono attentamente valutate durante la fase dei colloqui per entrare in una delle due agenzie di sicurezza.

In primo luogo vengono approfondite le competenze per il ruolo richiesto, soprattutto quando questo afferisce alla sfera della sicurezza informatica come accennato in precedenza.

Altra parte importante è quella dei precedenti. Per fare parte dei servizi segreti bisogna necessariamente avere un passato pulito e dimostrabile, e così deve essere anche per i familiari. Non si possono correre rischi di possibili contaminazioni con attività illecite. Ma oltre alle semplici pendenze con la legge, verrà effettuato un controllo accurato su tutto quello che potrebbe essere visto come pericolo: ad esempio se un candidato è un giocatore d’azzardo, se alle spalle ha situazioni economiche difficili. Tutto questo è importante, per evitare il potenziale rischio di corruzione di un agente dell’intelligence.

Infine vengono svolte accurate valutazione sul profilo psicologico del candidato. Si deve capire infatti, se questi è una persona affidabile, perché molto spesso dovrà tenere nascosto l’oggetto del proprio lavoro anche a parenti e amici per non metter in pericolo l’andamento delle operazioni. Quindi massima attenzione al profilo di riservatezza del candidato, che deve dimostrarsi persona integra ed estremamente legata alle istituzioni.

Dopo la lunga valutazione si potrà affrontare un anno di apprendistato, entrando in accademia oppure operando in supporto a colleghi più anziani sul campo.

Vivere e lavorare in Spagna

Se si espatria in cerca di lavoro in Spagna, potrebbe sembrare che ci siano solo una manciata di lavori adatti e un sacco di cercatori di lavoro. Magari abbiamo scelto il paese per la sua somiglianza con l’Italia a livello culturale, pensando di trovare maggiori opportunità, ma senza le difficoltà di ambientamento di una cultura totalmente differente.  Ma è possibile trovare un lavoro in Spagna se sai dove cercarlo e, in particolare, ci sono numerosi posti di lavoro in Spagna per stranieri con competenze specialistiche.

Del resto la situazione del paese iberico, dopo una crisi grave e difficile, è in netta ripresa, e rispetto a qualche anno addietro è sicuramente più facile trovare un’occupazione e in generale trasferirsi per iniziare una nuova vita.

Vediamo assieme quindi, quali sono le cose fondamentali da sapere per chi desidera intraprendere una nuova avventura in Spagna.

Andare a vivere in Spagna

bandiera spagnola

Per un lavoratore italiano non sarà troppo difficile adattarsi alla cultura e allo stile di vita spagnolo. Le analogie sono molte, a partire dalla lingua facilmente comprensibile, fino al ritmo di vita abbastanza simile.

Ovviamente per avere maggiori possibilità di trovare un’occupazione sarà importante dirigersi verso le città più grandi, a partire dalla capitale Madrid, fino a Barcellona, Siviglia e Valencia. Il costo della vita in queste città sarà più alto della media del paese, che rimane comunque più basso rispetto all’Italia. Per fare qualche esempio, un appartamento a Barcellona con una stanza da letto costa in media oltre i 700 euro ma Barcellona guida anche la classifica delle città più costose di Spagna, quindi possiamo considerare questo numero come massimo. Già affittare a Valencia permette un risparmio di oltre il 35%.

Seguono a ruota come città più care Madrid, San Sebastián, Palma de Mallorca e Bilbao. Anche nelle città più costose, comunque, i trasporti sono in genere abbastanza economici, i pasti al ristorante costano in media il 10% in meno rispetto al nord Italia e la stessa cosa vale per i divertimenti.

Le lingue

Se lo spagnolo non è la nostra lingua madre, oltre a lavorare per una multinazionale dove sarà necessario un buon livello d’inglese, i lavori in Spagna per gli italiani includono turismo, immobiliare, insegnamento della lingua e servizi rivolti agli espatriati. Per altri tipi di impiego, di solito devi parlare spagnolo. Ci sono numerose scuole di lingua in Spagna dove puoi ripassare le tue abilità.

Resta comunque il fatto che per un italiano basteranno poche settimane di frequentazione del posto per riuscire a padroneggiare uno spagnolo base più che sufficiente a qualsiasi lavoro.

Unica cosa a cui prestare un minimo di attenzione è la situazione dei dialetti. Se troviamo lavoro a Barcellona ad esempio, ricordiamoci che molto più spesso sentiremo parlare il catalano, che più di un dialetto è considerato una vera e propria lingua. Quindi dovremmo avere un livello di adattamento linguistico un po’ più attento alle variazioni dialettali rispetto ad altre lingue, ma in linea di massima tra italiani e spagnoli le difficoltà nel comunicare sono sempre abbastanza limitate.

La tassazione

Per quello che riguarda le imposte il livello è meno opprimente rispetto al totale della tassazione italiana. La Spagna si divide fiscalmente in 17 comunità autonome, alcune delle quali sono molto appetite e vantaggiose per la questione tasse. Di base esiste comunque un’imposta denominata IRPF (come la nostra IRPEF) che applica un’aliquota in base agli scaglioni di reddito.

Reddito minReddito maxTassazione
012.450€19%
12.451€20.200€24%
20.201€35.200€30%
35.201€60.000€37%
60.001€45%

Lavorare in spagna

In Spagna, molte persone trovano lavoro attraverso percorsi informali come il passaparola, il networking e applicazioni speculative, specialmente nelle piccole e medie imprese. Pertanto, non dovresti limitare la tua ricerca di lavoro ad agenzie e pubblicità: è importante essere proattivi, cercare opportunità e fare rete.

I numeri dell’occupazione spagnola

Il tasso di disoccupazione in Spagna è uno dei più alti in Europa – con circa una persona su cinque senza lavoro – sebbene la Spagna sia anche una delle economie in ripresa più rapida dell’Unione Europea (UE) e la quarta più grande. La disoccupazione sta diminuendo man mano che il paese si riprende lentamente dalla recessione economica, passando dal 26% del 2013 al 16% nel febbraio 2018. Alcuni settori hanno addirittura registrato un aumento delle assunzioni negli anni passati, ad esempio nella regione più estesa della Spagna, Castilla y León, c’erano più opportunità rispetto a prima della crisi per gli operatori di cura della persona, i lavoratori edili e gli chef.

La disoccupazione giovanile, tuttavia, continua ad essere un problema e i diplomati riportano difficoltà nel trovare qualità e lavoro permanente. Con il tasso di disoccupazione giovanile a circa il 35% nel marzo 2018, molti dei lavoratori istruiti del paese hanno cercato all’estero migliori opportunità. I più alti livelli di disoccupazione, tuttavia, sono stati tra i lavoratori non specializzati, quindi quelli con istruzione e esperienza migliori saranno più favoriti quando cercano lavoro in Spagna per gli stranieri.

Quindi per avere possibilità più ampie di trovare un lavoro soddisfacente, la specializzazione e la laurea sono fattori importanti soprattutto in Spagna. La competizione con i giovano spagnoli è ampia , ma si trovano le migliori possibilità nei settori della consulenza, dell’industria e dell’informatica, tutti cresciuti negli anni passati. Molte società multinazionali hanno anche sede in Spagna,eccone alcune delle più importanti:

  • Abengoa
  • Abertis
  • Acciona
  • ACS Group
  • Almirall
  • Grupo Antolin
  • Ebro Foods
  • Ferrovial
  • Ficosa
  • Fomento de Construcciones y Contratas
  • Iberdrola
  • Inditex
  • Logista
  • Natraceutical
  • Pescanova
  • PRISA
  • Técnicas Reunidas
  • Viscofan

Le leggi sul lavoro in Spagna

Anche le leggi protette sul lavoro della Spagna hanno contribuito alla crisi occupazionale influenzando un ambiente in cui quasi la metà dei nuovi contratti sono temporanei, poiché le società sono riluttanti ad assumere personale nuovo o giovane a causa dei costi potenzialmente elevati. C’è stato anche un aumento del lavoro indipendente e autonomo in Spagna dalla crisi.

I cittadini dell’UE e dello Spazio economico europeo (SEE – UE più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e la Svizzera possono venire in Spagna e lavorare liberamente, senza bisogno di un permesso di lavoro.

Tutti gli Stati extra UE / SEE e la Svizzera avranno bisogno di un visto di residenza e di un permesso di lavoro valido in Spagna.

Tuttavia per lavorare in Spagna si avrà anche bisogno di ottenere il numero NIE da una stazione di polizia con un dipartimento straniero, oltre a registrarti presso l’ufficio delle imposte nazionale Agencic Tributaria all’ arrivo per pagare le tasse spagnole. Questo è il numero identificativo per i cittadini, una sorta di punto d’incontro tra una carta d’identità e un codice fiscale, e senza di questo non si potranno completare gli iter necessari per l’assunzione in aziende spagnole.

Per ottemperare a tutti passaggi burocratici finalizzati all’assunzione, il datore di lavoro chiederà il permesso di lavoro attraverso la Dirección Provincial de Trabajo, Seguridad Social y Asuntos Sociales. Una volta che il permesso di lavoro è stato concesso, potrà essere richiesto un visto spagnolo di residenza per giungere nel paese per lavoro.

Decidendo invece per un lavoro di tipo autonomo si dovrà fare domanda per un permesso di lavoro presso il consolato spagnolo nel tuo paese d’origine.

Consigli per trovare lavoro in spagna

Il consiglio primario ed iniziale è quello di verificare che le qualifiche professionali d’interesse siano riconosciute in Spagna contattando il Ministero dell’Istruzione, della Cultura e dello Sport; vedere i requisiti per la verifica delle professioni regolamentate.

Puoi scoprire se la tua professione è regolamentata in Spagna (cioè richiede qualifiche specifiche per poter essere in grado di praticarla), controllando il database della Commissione europea.

Avrai anche bisogno di tradurre qualsiasi documento professionale in spagnolo – da non dimenticare di portare con se quando si approccia alla ricerca di lavoro. Il consiglio per il CV è quello di prendere in considerazione un Europass, che mette i tuoi dati personali, le qualifiche e le competenze in un formato standard.

Le aziende spagnole

La settimana lavorativa a tempo pieno medio è poco più di 40 ore, dalle 9 fino alle 20, con pause lunghe tra le 14:00 e le 16:00 ancora praticate in alcune aziende. Il discorso di lavoro inizia dopo il caffè del mattino, e il pranzo è considerato un momento per rilassarsi e mescolarsi con i colleghi, piuttosto che il pranzo di lavoro che potresti essere abituato a tornare a casa. Tuttavia, nelle grandi aziende e nelle multinazionali, in particolare nelle grandi città come Madrid e Barcellona, ​​è probabile che troviate il solito orario di lavoro e la pausa pranzo standard di un’ora.

Le aziende tendono ancora ad essere strutturate gerarchicamente, con decisioni strategiche e altre prese in cima. Si tengono riunioni per scambiare informazioni o dare istruzioni, non per raggiungere un consenso.

Aspettatevi che i colleghi di lavoro trascorrano del tempo per conoscervi in ​​un primo incontro – si tratta di stabilire una fiducia tra voi con qualità personali altamente apprezzate – e le negoziazioni possono essere lunghe. L’individualismo è preferito rispetto al lavoro di squadra, anche se la modestia è più apprezzata rispetto all’assertività nei dipendenti.

  • Abengoa
  • Abertis
  • Acciona
  • ACS Group
  • Almirall
  • Grupo Antolin
  • Ebro Foods
  • Ferrovial
  • Ficosa
  • Fomento de Construcciones y Contratas
  • Iberdrola
  • Inditex
  • Logista
  • Natraceutical
  • Pescanova
  • PRISA
  • Técnicas Reunidas
  • Viscofan

Stipendi in Spagna

crescita dei soldi

Gli stipendi in Spagna sono diminuiti in quasi tutti i settori a seguito della crisi economica, con il settore pubblico particolarmente colpito. Tuttavia, mentre l’economia rafforza i salari stanno mostrando segni di crescita, in particolare nel settore privato e nell’e-commerce, nel turismo, nell’ingegneria, nell’approvvigionamento e nella costruzione. Nel 2017, il Ministero della Difesa e della Previdenza Sociale ha aumentato il salario minimo (salario mínimo interprofesionale, SMI) a € 707,60 al mese o € 23,59 al giorno.

Di seguito possiamo comunque vedere una panoramica sulle professioni maggiormente richieste, e sul livello di salario minimo e massimo che possono raggiungere.

ProfessioneStipendio MinStipendio Max
Medico30.000€50.000€
Infermiere24.000€33.000€
Ausiliario22.000€26.000€
Cuoco24.000€39.000€
Rappr. di commercio23.000€40.000€
Ingegnere informatico17.000€42.000€
Cameriere12.000€18.000€
Commesso12.000€20.000€

Risorse gratuite per trovare lavoro

Quando si è alla ricerca di un nuovo lavoro, riuscire ad ingegnarsi e trovare strade alternative da percorrere può fare la differenza, tra una ricerca fruttuosa ed una fallimentare. Soprattutto lo sfruttamento adeguato della marea di risorse gratuite per arrivare ad una nuova occupazione stabile, è una delle mosse più importanti da attuare.

Certamente l’offerta di strumenti per la ricerca di lavoro, è una giungla senza fine, soprattutto in questo momento storico.

Tra le molte proposte che si possono trovare, c’è sicuramente qualcosa di buono e utile, ma si trovano anche perdite di tempo che non aiutano alla ricerca di un lavoro.

Ovviamente quando ci si avvicina ad uno strumento per la ricerca di lavoro, la prima qualità che si tende a volere è quella della gratuità. Del resto, nei momenti di disoccupazione la situazione economica personale non è sempre florida, e quindi non ci sono soldi da buttare, sia in termini strettamente economici che nella gestione del tempo che come noto è denaro.

Allora vediamo di fare chiarezza, raggruppando una serie di idee e metodi per la ricerca di lavoro, che siano praticamente a costo zero per chi si lancia nella ricerca di un’occupazione stabile, fornendo una guida che possa essere d’aiuto in un momento così delicato nella vita di una persona.

Cercare lavoro in rete

cercare lavoro online

La prima cosa che viene spontanea da fare al giorno d’oggi quando si inizia un percorso di ricerca lavoro, è quella di buttarsi a capofitto sulle possibilità fornite da internet. Se ci mettessimo a contare il numero di siti incentrati sulle offerte di lavoro, si perderebbe il conteggio molto presto. Sono una miriade, e non tutti affidabili per vari motivi.

Alcuni hanno purtroppo al loro interno delle offerte non proprio reali, che ingannano in un certo senso l’utente alla ricerca di lavoro. Sono annunci che non si rivelano corretti, che fungono da specchietto per le allodole per raccogliere contatti o personale per lavori che non hanno un grande appeal e che diversamente non raccoglierebbero candidature.

L’argomento è spinoso, e l’abbiamo affrontato con un articolo di consiglio su come difendersi dagli annunci di lavoro falsi che trovate qui.

Ovviamente in mezzo a tanta offerta, vi sono anche siti strutturati per essere un valido supporto a chi si tuffa nella ricerca di un lavoro. Molti di questi però rimandano direttamente alle offerte di lavoro filtrate dalle agenzie interinali, e pertanto il fatto di essere uno strumento totalmente gratuito viene meno proprio per questo motivo.

A questo punto sarebbe più profittevole saltare l’intermediazione del sito e affidarsi direttamente all’agenzia di zona per avere maggiori opportunità di avere successo nella ricerca.

Il consiglio che si può dare è comunque quello di scandagliare con attenzione le offerte che si trovano sui portali, perché può capitare che talvolta venga lasciato comunque un riferimento dell’azienda che offre una posizione aperta nel proprio organico. Così facendo ci si potrà proporre direttamente saltando l’intermediazione dell’agenzia, con il rischio però di essere rimbalzati dalla società in questione a causa di accordi presi in precedenza con le compagnie di lavoro interinale. Però tentar non nuoce, e una prova può comunque essere fatta.

 Consigli e strategie per la ricerca del lavoro gratuita

La rete rimane comunque una risorsa gratuita importante, che si può comunque utilizzare con una declinazione leggermente diversa. Staccandosi dal concetto della diretta ricerca di lavoro tramite un sito, si possono scovare nel web siti che propongono, come fa cercalavoro attualmente, degli articoli di consigli e spunti validi. Questo permette di attuare delle strategie interessanti, che possono dare maggiori possibilità di successo alla nostra ricerca.

Facciamo alcuni esempi per esplicitare la cosa: sapere ad esempio come si muovono i recruiter attualmente, ci consente di farci trovare proprio dove sta andando il mercato.

Oppure sapere con precisione come presentare un curriculum senza errori, o magari come impostare una lettera di presentazione efficace, può fare la differenza tra una ricerca vana e una svolta con successo.

Infine non è da sottovalutare la conoscenza del mercato del lavoro e di quali sono le sue tendenze attuali. Sapere ad esempio quali sono i lavori più ricercati, ma che trovano scarsità di personale qualificato, ci può dare un’indicazione su dove dobbiamo formarci per maggiori possibilità di successo. E la conoscenza dei piani per l’occupazione e la formazione aiuta ad orientarsi verso una ricerca di lavoro fatta con intelligenza e pragmatismo, che portano a maggiori possibilità di successo.

Fare rete per trovare lavoro

Altro metodo gratuito che sta spopolando attualmente è quello di creare, o magari recuperare, una rete di contatti.

Il concetto non è assolutamente nuovo, ma viene potenziato dalla sua attuazione tramite internet, che ne aumenta la portata. Alla base infatti si tratta del caro vecchio passaparola, quindi trovare lavoro tramite una rete di conoscenze e referenze ben strutturata. Grazie al moderno impatto del web nella vita di tutti i giorni, questo meccanismo si amplifica, dando la possibilità di essere efficace su una scala più ampia di possibilità.

Attenzione però, che non dobbiamo limitarci a creare contatti solo virtuali. Non dimentichiamo che la rete di contatti stretti, quindi amici, familiari ed ex colleghi di zona, è uno dei veicoli fondamentali, e dati alla mano, è ancora oggi una delle porte d’ingresso più ampie per il mercato del lavoro.

Ma vediamo in breve come sfruttare la rete di contatti per la ricerca lavoro.

Trovare lavoro con Linkedin

Tra i vari portali per le offerte di lavoro, chiaramente il più grande e strutturato del mondo è Linkedin. Non bisogna però pensarlo come una bacheca dove affiggere il proprio CV aspettando di essere contattati passivamente.

Utilizzare Linkedin in questo modo ci espone fatalmente ad un insuccesso sicuro. Per godere appieno delle potenzialità di questo vero e proprio social network del lavoro, bisogna curare alcuni dettagli con attenzione.

Anzitutto il primo passo fondamentale è quello di avere la propria pagina estremamente aggiornata con particolare attenzione ai riferimenti sulle proprie skills sia lavorative che personale (le cosiddette soft skills)

In questa fase bisogna essere assolutamente onesti nella valutazione delle proprie competenze, altrimenti ci esporremo al rischio di essere contraddetti su queste da molte persone che ci conosco e hanno lavorato con noi. E se questo dovesse accadere sarebbe la pietra tombale sulle nostre aspirazioni di ricerca lavoro su Linkedin. Sfruttando di base il meccanismo del passaparola, questo mancato riconoscimento sociale delle nostre qualità si rivelerebbe un boomerang fatale per le nostre aspirazioni.

Bisogna poi pensare alla costruzione massiccia di una rete di contatti che abbia la caratteristica di essere funzionale all’ambito lavorativo in cui ci vogliamo inserire. Ed infine manteniamo il nostro profilo sempre vivo, postando con regolarità, contenuti interessanti per il fine ultimo della nostra presenza, quindi la ricerca di lavoro in un determinato ambito.

Una sapiente gestione del profilo Linkedin, è uno dei passi fondamentali per fare rete in maniera efficace ed aprirsi la strada verso una nuova occupazione in maniera gratuita. Se poi si vuole spendere, allora c’è sempre la possibilità di azionare la modalità a pagamento del social network, con funzionalità avanzate.

Fare rete di persona in maniera organizzata

Nel concetto di crearsi un network di contatti, molti possono trovare che posizionarsi sul web con questa strategia sia un po’ troppo impersonale, e che non funzioni a dovere magari per l’ambito lavorativo che abbiamo scelto. Altre volte l’età della persona che cerca attivamente lavoro, influisce negativamente sull’affidabilità percepita dei contatti via web, e quindi si preferisce un contesto fondato sulle interazioni di persona. Vediamo alcune alternative gratuite per creare una rete di contatti reale tra chi cerca e offre lavoro.

Associazione lavoro over 40

Il gruppo di persone è pensato appositamente per chi cerca lavoro in età non più giovanissima. La rete di contatti si crea mediante la partecipazione ai corsi di formazione e perfezionamento disponibili sul territorio, e quindi nello stesso momento ci si può aggiornare, acquisire nuove competenze, ed ampliare la rete di contatti utili.

Job Club

Gestito da Riccardo Maggiolo, figura di alto profilo nella formazione indirizzata alla ricerca di nuovo lavoro. Già autore di libri di successo sull’argomento, come “Brucia il tuo curriculum” del 2014 e “job search 2.0”, ha fondato qualche anno fa i Job Club, gruppi di persone eterogenei composti da 8-12 elementi che si aiutano vicendevolmente per la ricerca attiva di un lavoro. Questi gruppi, coordinati da un trainer professionista, hanno avuto risultati lusinghieri, ottenendo partnership importanti come quella del comune di Milano, che ha ospitato alcuni Job club, in grado di garantire anche fino al 60% di approdo al lavoro per i partecipanti.

La fiera specializzata “Io Lavoro”

Oltra alla possibilità di conosce aziende che possono offrire posizioni aperte in maniera diretta, questa fiera ha il merito di essere un punto di riferimento per la creazione di una rete di contatti solida. Certo poter lasciare qualche curriculum dona la speranza di trovare subito un lavoro, ma partecipare ai workshop organizzati durante la fiera può risultare ancor più decisivo ai fini della nostra ricerca di un’occupazione.

Conclusioni

Come abbiamo visto, oltre alla classica ricerca in rete vi sono molti metodi gratuiti che possono essere d’aiuto per la ricerca attiva di un lavoro stabile. Chiaramente il consiglio più grande è quello di utilizzare sempre un minimo di inventiva ed intraprendenza quando si affronta la ricerca di un lavoro. E soprattutto è fondamentale non fermarsi alle prime delusioni, che fatalmente arriveranno, perché l’occasione di crearsi o trovare lo spazio lavorativo è sempre dietro l’angolo.