Attenzione ai social!! Consigli per trovare lavoro subito

Consigli per trovare lavoro tramite i social network

La gestione dei social, per via del loro enorme sviluppo e della diffusione globale, è diventata un fattore di successo anche professionale. Non si può più prescindere dall’attenzione a quello che postiamo, per le informazioni e le tracce che lasciamo su abitudini e stili di vita, che talvolta possono non essere in linea con le nostre aspirazioni lavorative. Vediamo nel dettaglio come e perché la gestione dei social è fondamentale nella ricerca di lavoro.

I recruiter controllano i social?

Fino a qualche anno fa si poteva stare tranquilli riguardo al controllo sui propri profili social. L’immagine era fondamentale solo al momento del colloquio vero e proprio. Ora la situazione è cambiata, complice anche l’abbassamento d’età delle figure deputate alla selezione del personale nelle aziende. Un dato su tutti fa abbondantemente riflettere: quasi il 40% dei recruiter durante l’anno 2018, ha dichiarato di aver escluso persone dalla lista dei potenziali candidati facendo una scrematura preliminare valutando i profili social. La tendenza di questo dato è in crescita, e quindi correggere la rotta dei propri profili social potrebbe rivelarsi decisivo ai fini della ricerca di un nuovo impiego.

Cose da evitare sui social per trovare lavoro

Vediamo ora nello specifico cosa evitare per non incorrere nella mannaia dei recruiter. Si tratta di semplici regole di buon senso che potrebbero però fare la differenza tra una candidatura di successo e una destinata al fallimento.

Contenuti sconvenienti

Il concetto è semplice e si presta ad un esempio calzante: vi presentereste mai ad un colloquio a petto nudo ed in stato di ubriachezza? Ovviamente no, e nei social il principio è il medesimo. Avere la bacheca intasata di fotografia di dubbio gusto, che mostrano abitudine nell’abusare di alcool o sostanze stupefacenti, farà scappare a gambe levate le aziende interessate. Oltre a questo aspetto anche altri tipi di contenuti sono sconsigliati: meme o vignette a sfondo razzista o violento, ma anche lamentele esplicite verso il vostro precedente datore di lavoro. Inoltre non desta una buona impressione nemmeno la tendenza alla discussione animata sui social, magari condita da inulti e frasi inappropriate. Quindi la regola è presto detta: occhio a quello che si posta.

Contenuti non coerenti con la posizione richiesta

La propria bacheca social è anche una rapida cartina di tornasole sulle passioni e gli interessi. I recruiter la utilizzano per verificare quindi l’aderenza a quanto raccontato dal candidato. Ben sapendo che per ottenere un lavoro molto spesso si dicono piccole bugie, amplificando le proprie passioni o competenze, i dirigenti alla ricerca di nuovi lavoratori spaziano sui social per valutare l’effettiva esattezza di quello che hanno ascoltato. Se ad esempio ci si propone per un lavoro vicino all’ambito sportivo, avere il feed della propria bacheca senza alcun riferimento allo sport farà scattare un campanello d’allarme in chi è deputato a valutarci. Diventa quindi fondamentale non mentire, perché oramai certe informazioni si possono desumere con facilità sui social.

Evitare i social per trovare lavoro?

Verrebbe quindi naturale pensare che lasciare troppe tracce di sé sui social diventi un fattore di rischio troppo grande, e la reazione potrebbe essere quella di chiudere i profili e non lasciare alcun segno della propria presenza.
Nemmeno questo è però una strategia vincente. Anzi può rivelarsi controproducente e dannosa tanto quanto un contenuto inappropriato. Una ricerca svolta da Adecco con l’aiuto dell’Università Cattolica di Milano, ha confermato infatti come l’attività sui social sia un fattore di valutazione importante per molti recruiter. Un datore di lavoro su quattro afferma di essere più propenso ad affidare il posto a chi dimostra creatività e capacità comunicative sui social, e ritiene al contempo un fattore negativo l’assenza o l’immobilismo sui social, caratteristiche che a loro dire dimostrano chiusura, mancanza di flessibilità e pigrizia. Pertanto oltre a stare molto attenti a quello che si posta è fondamentale esserci nell’ottica di una promozione di se stessi sul modello del personal branding.

I nuovi luoghi del lavoro: da casa al coworking

Il mondo del lavoro ha subito cambiamenti radicali nel corso degli anni. Oramai essere ancorati alle vecchie tradizioni lavorative può risultare addirittura deleterio nel corso della ricerca di un’occupazione. Non solo nell’ambito dei contratti e della sicurezza del posto di lavoro si sono viste notevoli mutazioni. Anche il semplice luogo di lavoro si è visto cambiare forma in maniera importante, e questi cambiamenti sono però mediamente più benefici rispetto ad altri avvenuti nel mondo del lavoro. Vediamo quali sono stai questi cambiamenti.

Lavoro da casa
Quello del lavoro da casa è senza dubbio il cambiamento in atto da maggior tempo rispetto al luogo di lavoro. L’avvento dell’elevata informatizzazione delle aziende ha senza dubbio favorito questo fenomeno, e già a partire dalla metà degli anni 80 molti lavoratori dipendenti hanno trovato accordi con le proprie aziende per effettuare il cosiddetto tele-lavoro.
Questo permette ovviamente di abbattere le distanze per far circolare meglio le competenze, consentendo anche a chi non risiede in una specifica città, di mettersi a disposizione per le aziende del luogo.
Nell’epoca attuale inoltre, quella del lavoro da casa è divenuta una prerogativa importante anche per alcune specifiche categorie, come ad esempio i free-lance, che possono mettersi in contatto con i propri clienti e consegnare i vari lavori da remoto, come si usa dire.
Ma la rivoluzione del tele lavoro svolge anche una funzione in qualche maniera sociale: questa innovazione ha permesso infatti di rendere possibile lo svolgersi di una professione anche a tutte quelle persone che a causa di una qualsiasi disabilità erano impossibilitate a raggiungere il proprio posto lavorativo. Per tutta questa serie di motivi il lavoro da casa ha raccolto l’apprezzamento sempre più convinto di molte aziende. Resta da abbattere, soprattutto rispetto a quanto accade all’estero, ancora una parte di ritrosia dovuta alla scarsa fiducia del datore di lavoro verso il proprio dipendente, convinto talvolta che il tele lavoro sia motivo di bassa produttività e pigrizia per il lavoratore.

Coworking
Una tendenza in grande ascesa negli ultimi anni è quello della condivisione dello spazio lavorativo, soprattutto per quello che riguarda i liberi professionisti e freelance, il cosiddetto coworking. Questa pratica ha molteplici vantaggi. Anzitutto permette di abbattere i costi gestione di un ufficio, cosa che non molti possono permettersi e che rischia di intaccare una grossa fetta del fatturato della partita iva di turno. L’altro interessante vantaggio offerto dal coworking è la possibilità di fare rete concretamente con professionisti del proprio settore o di ambiti collaterali. Questo permette uno scambio proficuo di competenze, ma anche di contatti lavorativi utili: non sono pochi i casi in cui la partecipazione a qualche coworking ha permesso di sviluppare nuove opportunità di business, trovando nuovi clienti o riuscendo ad ampliare l’offerta verso il proprio cliente, garantendo servizi da delegare ai nuovi contatti acquisito nello spazio lavorativo condiviso. Oltre a questo vanno segnalati anche interessanti servizi messi a disposizione per chi aderisce a dei coworking in maniera continuativa, tanto da renderli dei veri e propri uffici virtuali ma perfettamente funzionanti. Infatti questi offrono servizi completi, con la possibilità di noleggio di sale riunioni attrezzate, e di avere addirittura un servizio di segreteria esclusivo.

Formazione e lavoro: i migliori piani regionali

Nell’ambito delle politiche per favorire la ricerca di lavoro un ruolo importante è svolto dalle regioni. Tramite bandi regionali e soprattutto con percorsi di formazione strutturati e finanziati dai consigli regionali, si trovano ottime opportunità d’impiego e queste iniziative permettono di cercare lavoro vicino a casa, senza dover pensare a spostamenti difficili se non impossibili alle volte. Va precisato che tutte le regioni, con varie sfumature di efficacia e offerta, propongo misure messe in atto dell’assessorato alle politiche lavorative, ma alcune si stanno distinguendo per la molteplicità di offerte e la loro realizzazione. Ma vediamo una rapida panoramica di alcune tra le iniziative più interessanti di lavoro e formazione messe in atto dalle regioni.

Formazione lavoro Liguria
Formazione lavoro Liguria è una misura di lotta alla disoccupazione che si concretizza in un portale dove incrociare domanda e offerta di lavoro su scala regionale. Il progetto viene patrocinato dalla regione Liguria che si occupa di interfacciarsi con le aziende sparse sul suo territorio e favorire iniziative che si occupino della formazione per avere una platea di lavoratori sempre più formati e subito impiegabili con profitto. Grande parte della formazione lavoro proposta dalla regione Liguria con l’ausilio delle aziende, si concentra sulle occupazioni del settore turistico, e molti di questi progetti prevede un rimborso spese per il partecipante oltre al successivo inserimento in azienda, prima come stage lavorativo/formativo finalizzato ad una futura assunzione a tempo indeterminato.

Formazione lavoro Calabria
Anche in zone depresse d’Italia, dove i dati di occupazione sono sempre bassi o limitati si possono trovare iniziative di aiuto per la ricerca di lavoro e per la formazione finalizzata all’assunzione. La regione Calabria porta in primo piano l’utilizzo di fondi europei per impiegarli nella ricerca di lavoro attiva. Grazie al piano Eures, messo in atto dalla macchina organizzativa regionale, si cerca di dare uno sbocco lavorativo a chi propone attivamente sul mercato. Il piano è pensato sia per i disoccupati che cercano un impiego che per le aziende che pongono in atto ricerche di posizioni lavorative formate. Oltre all’incontro di domanda e offerta relativa al mercato del lavoro, il progetto si propone di suggerire percorsi di formazione e fornisce servizi gratuiti di consulenza e orientamento, con l’attuazione di percorsi di preparazione pre-recruting, e assistenza durante tutto il percorso di ricerca lavoro.

Formazione lavoro Lazio
Anche nel Lazio l’assessorato regionale al lavoro ha messo a disposizione numerose iniziative a favore dell’occupazione. Come avviene in altri progetti regionali anche qui troviamo percorsi formativi finalizzati allo sviluppo di professionalità soprattutto nel campo manifatturiero. Ed inoltre, in aggiunta ai piani di formazione, troviamo alcuni interessanti bandi di concorso per il finanziamento di start up e a favore dell’imprenditoria giovanile e femminile. Da segnalare in particolare progetti di bando rivolti all’agricoltura, con uffici dedicati denominati ADA (area decentrata agricoltura) che prevedono consulenza e assistenza per la richiesta dei contributi relativi allo sviluppo rurale a favore di aziende ubicate in zone regionali disagiate.

Come si diventa navigator: la guida

Tra le modifiche inserite nella finanziaria 2019 sicuramente la più discussa riguarda il reddito di cittadinanza. Questa misura, fortemente caldeggiata dal Movimento 5 stelle, si prefigge non solo di combattere la povertà, ma anche di dare nuova linfa al mercato del lavoro, andando addirittura a creare nuovi posti di lavoro con l’ideazione della figura del navigator. Ma chi è di preciso il navigator e quali sono le sue caratteristiche? Vediamo assieme.

fare il navigator

Chi è il Navigator?


Il Navigator è la figura individuata dal governo che ha la funzione di raccordo tra chi percepisce il reddito di cittadinanza e i centri per l’impiego. Si tratta in pratica di un tutor incaricato di seguire passo dopo passo colui che usufruisce del reddito di cittadinanza. I piani del governo a riguardo prevedono l’assegnazione di un tutor per ogni persona interessata dal reddito, mentre i navigator seguiranno un grande numero di persone contemporaneamente: infatti su una platea complessiva di oltre 2 milioni di percettori del reddito, il consiglio dei ministri ha previsto 10.000 tutor attivi. Non è ancora chiaro se il numero sia destinato a salire, ma sembra quantomeno probabile considerando che a regime un navigator potrebbe trovarsi a gestire oltre 200 persone contemporaneamente.

Cosa fa il Navigator?


Come accennato in precedenza il navigator ha il compito di fare da intermediario tra la persona e il centro per l’impiego di riferimento. Il suo compito sarà quello di trovare, in collaborazione con i centri di collocamento, il lavoro più adatto per il proprio assistito. Ma oltre a questo il compito del tutor sarà anche quello di vigilare sul suo assistito riguardo la sua presenza agli eventuali corsi di formazione intrapresi, oppure agli appuntamenti informativi presso i centri per l’impiego. In poche parole il navigator sarà gli occhi dello Stato su chi percepisce il reddito di cittadinanza. Questo per placare in parte le polemiche riguardo gli eventuali furbetti da divano, oppure chi ha intenzione di accedere al reddito svolgendo contemporaneamente lavoro nero.

Dove presentare la domanda e requisiti per diventare Navigator


Il governo ha precisato che le domande per diventare navigator saranno gestite dall’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) e i centri per l’impiego regionali. Nello specifico delle 10000 assunzioni previste, 6000 saranno in carico all’Anpal mentre le restanti 4000 andranno ai centri per l’impiego. Gli avvisi per la selezione del personale tutor da affiancare ai beneficiari del reddito di cittadinanza, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 28 gennaio, quindi la macchina organizzativa si è già mossa. Già pubblicato anche il bando di concorso con tutte le informazioni utili a riguardo. Non tutti potranno però accedere alle selezioni. Sono stati contestualmente pubblicati anche i requisiti per poter presentare la domanda. Questi prevedono che il candidato abbia una preparazione specifica in ambiti come:

  • Conoscenza tecnica e giuridica delle normative sul lavoro
  • Conoscenza delle dinamiche lavorative territoriali, per rendere più agevole l’incrocio di domanda e offerta
  • Competenza nel campo della valutazione professionale del beneficiario, così da redigere una dettagliata scheda sulle caratteristiche occupazionali dello stesso

Unitamente a queste competenze è stato reso noto anche il livello d’istruzione minimo per l’accesso al concorso: i candidati dovranno essere laureati nelle seguenti discipline:

  • Scienze della formazione
  • Sociologia
  • Scienze politiche
  • Psicologia
  • Giurisprudenza
  • Economia

Non è previsto al momento alcun requisito d’età per l’accesso al bando. Secondo le stime del governo, le prime assunzioni per questa figura professionale dovrebbero concretizzarsi tra aprile e maggio. Il periodo di formazione iniziale è stimato in 6/8 mesi.

Contratto di lavoro e retribuzione del Navigator


Con il primo bando dovrebbe dunque essere assunti circa 6000 navigator in tutta Italia. Il governo per fare fronte a questa prima ondata ha già stanziato 200 milioni di euro per 2019, 250 milioni per il 2020, e 50 milioni per 2021. Sulla scorta di questi numeri si stima che la retribuzione lorda per un navigator sarà di circa 30mila euro lordi all’anno, per un compenso netto che dovrebbe attestarsi tra i 1700/1800 euro netti al mese. Per quello che riguarda invece la stabilità del lavoro una prima bozza prevede un contratto di collaborazione (tipo co.co.co) di 2 anni, estendibile qualora la misura del reddito di cittadinanza fosse confermata anche in futuro.

Come trovare lavoro con il personal branding

Per trovare un lavoro che ci soddisfi, sia economicamente che nelle nostre aspirazioni, è sempre più importante ingegnarsi a trovare strade nuove, che non pensavamo possibili fino a qualche tempo fa. Una delle espressioni che più spesso sentiamo collegate al mondo del lavoro ultimamente è personal branding, una pratica che viene sempre più consigliata a chi vuole modificare la sua situazione lavorativa, o addirittura ne deve creare una da zero.

Ma cosa significa personal branding e come può essere utile nella ricerca di lavoro?

Promuovere se stessi
Letteralmente personal branding significa avere un marchio legato al proprio nome. Nell’ambito lavorativo significa in pratica promuovere le proprie capacità, dimostrare di essere non solo capaci, ma di poter rappresentare un’eccellenza assoluta in un determinato campo lavorativo. Se si è particolarmente sicuri di riuscire a fare qualcosa meglio degli altri, allora il primo passo da fare è quello di pubblicizzare il proprio lavoro nella maniera più convinta e capillare possibile. Con l’ausilio delle giuste strategie tutto questo lavoro potrebbe essere lautamente ripagato in breve tempo.

Avere le giuste strategie di promozione personale
L’avvento della rete con le sue immense possibilità ha elevato il significato di personal branding, rendendolo maggiormente alla portata di tutti. Basti pensare che per fare una qualsiasi pubblicità non bisogna più passare per i media tradizionali come radio TV e carta stampata. Ora grazie alla rete abbiamo molte occasioni per promuovere il nostro operato. Se fossimo ad esempio un fotografo di talento basterebbe esporre le nostre foto in un sito internet ben costruito per iniziare a far circolare i nostri lavori. E proprio come nel lancio dei marchi tradizionali, anche il nostro brand personale deve avere uno stile riconoscibile, e soprattutto deve riuscire a sfruttare alla perfezione i social network, che sono al giorno d’oggi, il veicolo più immediato per lo scorrere di idee. Se avremo un messaggio coerente con il prodotto o servizio che offriamo, e immediatamente riconoscibile l’operazione avrà buone probabilità di riuscita.

Trovare il proprio spazio
Un’altra condizione fondamentale per impostare una strategia di personal branding di successo è quella di valutare il mercato di riferimento del nostro prodotto o servizio. Naturalmente maggiore è la concorrenza che abbiamo, maggiori saranno le difficoltà per emergere e imporre il nostro brand in maniera vincente. È quindi consigliabile scegliere una nicchia dove posizionarsi per avere maggiori possibilità di successo e minori difficoltà nell’esecuzione della nostra strategia di branding personale

Posso trovare lavoro con il personal branding?
La domanda è d’obbligo e secondo quanto detto poco fa la risposta non può che essere affermativa. Con una dovuta precisazione da fare però: tutte le operazioni di personal branding che possiamo mettere in atto avranno come conseguenza, se ben impostate e riuscite, non tanto quella di trovare lavoro, ma di farci trovare dal lavoro. Proprio per le sue caratteristiche di sviluppo, fare del personal branding significa farsi conoscere, e quindi non dovremmo più rincorrere il lavoro, ma dopo un periodo di naturale crescita del nostro brand, saranno i clienti o le aziende interessate ai nostri servizi a contattarci per sottoporci offerte di lavoro. In pratica l’attività di personal branding permette di rovesciare la prospettiva della ricerca di lavoro.

Giovani e lavoro: è boom dell’agricoltura

Il binomio giovani e agricoltura è da qualche anno una delle sinergie più vincenti nel mercato del lavoro. La tendenza era evidente già negli anni precedenti, ma nel 2019 ci si attende un vero e proprio boom delle aziende agricole fondate e gestite da under 35. Le statistiche pongono già l’Italia come leader europeo di queste startup agricole con oltre 55.000 imprese gestite da giovani che voglio tornare a coltivare la terra.
Ma quali sono i motivi di questa rinnovata voglia di coltivare terreni che è esplosa negli ultimi anni?

Giovani agricoltori e innovazione
Le aziende agricole negli ultimi anni sono state attraversate da una continua innovazione. L’idea del lavoro agricolo come un impiego fermamente ancorato alla tradizione e con dinamiche vecchie è stata soppiantata definitivamente in favore di approccio decisamente più smart e con uno sguardo rivolto sempre al futuro. L’ingresso di molti giovani in questo ambito lavorativo ha portato come benefica conseguenza un innalzamento del livello tecnologico nei lavori connessi all’agricoltura anche sotto l’aspetto dei macchinari impiegati e delle nuove tecniche di allevamento e coltivazione. Questo è dimostrato inoltre dai risultati ottenuti dalle startup agricole gestite da giovani, che possono vantare performance economiche più che raddoppiate, con i loro 100.000 EURO contro i 45.000 EURO della media del settore.

Giovani agricoltori e nuove dinamiche d’impresa
L’arrivo dei giovani nel campo dell’agricoltura non ha portato solo innovazioni in termini di tecnologia applicata alla coltivazione. Anche le nuove idee in campo imprenditoriale si sono fatte spazio per favorire la rinascita di questo lavoro. Oltre ai classici impieghi legati alla ristorazione nel campo agricolo con i sempreverdi agriturismi a fare la parte del leone, le nuove leve dell’agricoltura si sono impegnate anche in un meritorio lavoro di divulgazione della loro attività con esempi come quelli legati ai percorsi didattici da svolgere in collaborazione con le scuole. Anche la distribuzione e il reperimento della clientela hanno subito una variazione sostanziale: i giovani agricoltori ora sfruttano appieno le possibilità che la rete offre in termini di sponsorizzazioni e di servizi da offrire direttamente al cliente finale. Tutto questo sfruttando l’onda del grande successo di concetti come il km 0 o il made in italy per l’esportazione dei prodotti agricoli.

Giovani agricoltori e incentivi
Chiaramente una parte fondamentale nel proliferare delle startup agricole gestite da under 35 è fatta anche dalle politiche messe in atto per favorire questo fenomeno. Già negli anni scorsi molti incentivi all’aperture di aziende agricole sono stati messi in campo, e nel 2019 sarà ancora maggiore l’impegno in questa direzione. La nuova manovra finanziaria ha già confermato misure come l’abolizione dell’IRPEF agricola, oltre all’esenzione totale dai contributi previdenziali per i primi 3 anni d’attività ai nuovi imprenditori agricoli sotto i 40 anni. Oltre a queste misure sono sempre presenti i bandi regionali che favoriscono l’apertura di queste aziende, con finanziamenti a fondo perduto o a tasso agevolato.

Come difendersi da annunci di lavoro falsi

Gli annunci di lavoro ingannevoli e talvolta addirittura del tutto falsi sono antichi come la ricerca del lavoro stesso. Talvolta dietro queste, che sono delle vere e proprie truffe, si nascondono attività illecite che fanno leva sul desiderio delle persone di trovare un impiego stabile e remunerativo.
Grazie ad internet inoltre il ventaglio di possibilità per trovare annunci di lavoro si è allargato a dismisura, e di conseguenza anche l’attenzione contro gli annunci fasulli deve essere più alta. Ma quali sono i segnali che devono far scattare l’allarme quando leggiamo un annuncio? Vediamo alcuni consigli rapidi.

Prestare attenzione al mittente
Il mittente dell’offerta deve essere sempre espresso in maniera chiara e rintracciabile. Solamente le agenzie di lavoro interinale hanno la possibilità di nascondere parzialmente l’azienda che richiede il personale, questo per salvaguardare il ruolo da intermediari nell’offerta. Se non vediamo però nessuna indicazione di agenzia e non troviamo un recapito preciso o un nome rintracciabile, dobbiamo cominciare a farci delle serie domande sulla consistenza dell’offerta.

Indicazione chiara del lavoro da svolgere
Talvolta può capitare di trovarsi di fronte ad annunci che offrono lavori non espressi con chiarezza, dove vengono magari richieste solo buona volontà e voglia di affermarsi anche senza avere competenze o esperienze. Sarebbe bene diffidare da questo tipo di annunci, in quanto molto spesso nascondono occupazioni tra le meno desiderate sul mercato come ad esempio i venditori porta a porta o simili.

Richiesta immediata di dati personali
Quando all’interno di un annuncio troviamo una richiesta esplicita di dati personali troppo specifici, o peggio ancora dati sensibili come coordinate bancarie o simili, e bene diffidare scegliere la strada meno rischiosa, cioè quella dell’astenersi a fornire i dati. Un’azienda seria che cerca dipendenti, ha bisogno in prima istanza di un curriculum vitae e nient’altro. Solo in fase successiva al colloquio, quando questo è andato a buon fine, sarà necessario fornire dati personali necessari per completare le pratiche d’assunzione.

Riferimento a spese iniziali da sostenere
Un grosso campanello d’allarme contro le truffe negli annunci di lavoro deve scattare quando all’interno della richiesta troviamo il riferimento a spese iniziali da sostenere per iniziare l’attività, magari con fantomatici kit da acquistare per svolgere al meglio quanto richiesto. Praticamente sempre, questo significa una truffa, in quanto viene camuffato da annuncio di lavoro un bieco tentativo di vendita di un prodotto. Aziende serie che cercano personale non hanno bisogno di questi trucchi per vendere il loro prodotto, ed inoltre chi cerca lavoro lo fa per guadagnare e non per spendere soldi.

Facebook è alla ricerca di 1.000 lavoratori per il suo ufficio a Dublino

Il direttore di Facebook Sheryl Sandberg ha dichiarato che 1.000 nuovi posti di lavoro verranno aggiunti alla sede europea di Dublino per raggiungere il record di 5.000 dipendenti.

I nuovi lavori saranno nel nuovo campus aziendale di Facebook, occupando quello che era il centro AIB a Ballsbridge.

Il capo delle operazioni Garreth Lambe ha dichiarato che il campus potrà ospitare fino a 7.000 dipendenti.

Sheryl Sandberg ha dichiarato che “Facebook è un’azienda molto diversa da quella del 2016 o anche di un anno fa“. Ad oggi Facebook deve gestire molte questioni controverse come l’interferenza elettorale, l’incitamento all’odio tramite la propria piattaforma e la gestione della privacy dei propri utenti.

Le aree prioritarie, ha detto Sandberg, comprendono “la sicurezza e la sicurezza degli utenti di Facebook, l’impegno a reprimere account falsi e notizie false, rafforzare le difese contro le interferenze elettorali ed essere ancora più trasparenti nel modo in cui opera e prende decisioni, per farsi pubblicamente sempre più responsabile“. Da notare come

Lo staff di Facebook in Irlanda è suddiviso tra la sede di Dublino, quella di Cork, dove ha sede il Facebook Reality Lab, e Meath, dove si trova il suo data center.

Le attività di Facebook includono Facebook, WhatsApp, Instagram e Oculus. Gli investimenti in ricerca, sviluppo ed inremento della sicurezza online nell’ultimo periodo sono triplicati fino a superare più di un milione di euro nell’ultimo anno.

Per applicare ad uno delle posizioni disponibili per la sede di Dublino di Facebook

East Brother Light Station Bed & Breakfast cerca due custodi per il faro nella baia di San Francisco, La paga? 10,000 euro al mese

La East Brother Light Station Bed & Breakfast, una società senza fini di lucro, è alla ricerca di due Custodi per il faro di East Brother Light Station, un’isola nella Baia di San Francisco che ospita un faro costruito nel 1874.

Il faro è di proprietà della Guardia costiera degli Stati Uniti, ma è mantenuto per ad uso pubblico dalla società senza scopo di lucro East Brother Light Station Bed & Breakfast. Dal 1979, è stato gestito come uno dei più famosi ed esclusivi bed and breakfast della California. Il reddito derivante dalle operazioni viene utilizzato da un gruppo di volontari per mantenere gli edifici, che sono un punto di riferimento storico dello stato della California e sono elencati nel registro nazionale dei luoghi storici.

I candidati prescelti saranno una coppia, uno dei quali deve possedere una licenza per operatore di barca commerciale della Guardia costiera. Gestiranno la locanda di cinque stanze, servendo sia la cena che la colazione, oltre a fornire il servizio di traghetti per gli ospiti e tutti gli altri compiti dallo chef alla cameriera.

L’esperienza e la capacità culinaria di alta qualità saranno una qualifica fondamentale. La locanda è aperta quattro giorni su sette e l’isola è disponibile anche per l’uso quotidiano e per eventi speciali. I nuovi detentori inizieranno a metà aprile 2019, consentendo due settimane di formazione.

Il pagamento è in funzione delle capacita’ e del fatturato generato. Negli ultimi due anni, la media e’ stata di $ 130.000, in auomento.. Il risarcimento include un piano sanitario e alloggi sull’isola.

I candidati possono applicare seguento le informazioni pubblicate a questo indirizzo: http://www.ebls.org/about/keepers-search.html