Quali talenti nel futuro del lavoro?

Una serie di dati possono spiegare bene quale tipo di forza lavoro è lecito aspettarsi in un futuro non troppo lontano. Esistono infatti dei fattori condivisi che possono dare un quadro generale di quelle che sono le tendenze in atto nella formazione di nuovo personale qualificato, ed i risultati conseguiti nel percorso scolastico e formativo possono lo spunto e la base di partenza per dei ragionamenti più ampi su quelli che saranno i nuovi lavoratori specializzati delle prossime decadi.

Avere questo tipo di informazione è importante non solo dal punto di vista meramente previsionale, ma indica anche quella che potrebbe essere la strada da seguire per orientare una futura formazione ed avere un traguardo visibile da raggiungere in termini di preparazione sperata dei nuovi candidati.

idee educazione e lavoro

Il campo di valutazione dei futuri candidati

Per avere un quadro complessivo della situazione sulle future nuove leve dell’occupazione è necessario avere un campo condiviso da cui proiettare i dati utili alla valutazione. Per fare questo uno studio britannico ha utilizzato come base per tutti gli studenti i risultati scolastici conseguiti durante la frequentazione del GCSE. Con questo acronimo si intende indicare il General Certificate of Secondary Education, in pratica un titolo di studio riconosciuto a livello internazionale rilasciato al termine dei primi due anni di scuola superiore. Il certificato internazionale GCSE è molto apprezzato da università ed aziende di tutto il mondo, perché fornisce una misura esatta della preparazione del candidato e garantisce anche una preparazione eccellente per i futuri step formativi da intraprendere in età giovanile.

Questo percorso formativo internazionale è attualmente disponibile in Gran Bretagna e Sati Uniti, e prevede rigorosi esami finali, che qualora fossero superati con profitto forniscono gli attestati GCSE in tutte le materie interessate dalle prove finali. La durata del programma di studi è di due anni e per partecipare è necessaria una buona preparazione nella lingua inglese (sono previsti dei punteggi minimi nei corsi di lingua inglese a riconoscimento internazionale).

Infine il piano di studi GCSE prevede una formazione ad ampio respiro multi disciplinare: si potranno scegliere piani partendo da un gruppo principale di materie in base agli obiettivi formativi da raggiungere ed integrarli con corsi a scelta. Il gruppo di materie principale è formato da lingua inglese, matematica e scienze alla quale aggiungere i corsi in ambito linguistico artistico e umanistico.

Gli studenti cinesi davanti a tutti

Secondo un rapporto dell’istituto di politica ed istruzione del regno unito (EPI) gli studenti cinesi sono apparsi più avanti dei loro omologhi britannici e non solo. L’analisi condotta prende in esame il tempo medio per il conseguimento degli attestati finali CGSE nelle varie materie, e denota una maggiore velocità e risultati più brillanti. Ma vediamo un po’ di dati per dare un’idea della situazione generale.

Gli alunni cinesi, che rappresentano lo 0,4 per cento della popolazione studentesca totale, ottengono risultati “significativamente migliori” in matematica e in inglese e all’età di 16 anni sono 24,8 mesi avanti rispetto ai loro omologhi britannici.

Analizzando i dati del database nazionale degli alunni del Dipartimento dell’Educazione, i ricercatori hanno anche scoperto che gli studenti indiani sono più avanti di un anno (14,2 mesi) rispetto agli allievi britannici entro la fine dei GCSE.

Nel frattempo, gli studenti dei Caraibi sono rimasti indietro di 2,2 mesi rispetto agli allievi britannici e hanno compiuto i progressi minimi dal 2011.

Il rapporto ha anche scoperto che i poveri adolescenti sono 18 mesi indietro rispetto ai loro colleghi più ricchi nei loro GCSE e che i progressi nella chiusura del divario si sono arrestati.

Il divario di raggiungimento del GCSE tra alunni svantaggiati e le loro controparti più ricche si è leggermente ampliato tra il 2017 e il 2018, suggerisce il rapporto annuale dell’EPI.

I progressi sono crollati per la prima volta dal 2011 e, se la recente tendenza quinquennale continua, la ricerca conclude che ci vorranno più di 500 anni per colmare il divario.

Quando hanno preso i loro GCSE, il rapporto ha scoperto che erano in ritardo di 18,1 mesi in termini di conseguimento medio in inglese e matematica – allargandosi di due mesi dal 2017. Per tutte le altre materie GCSE, la cifra è rimasta invariata rispetto al 2017 a 18,4 mesi.

L’analisi dei dati per capire il futuro del lavoro

Soprattutto l’ultimo dato visto, quello relativo a studenti ricchi e poveri, è particolarmente allarmante per quello che riguarda la mobilità sociale. Le notevoli difficoltà palesate da studenti in situazioni economiche disagiate rischiano di paralizzare l’ascensore sociale in un prossimo futuro, ancor più di quello che è successo negli ultimi decenni. La mancanza di risultati brillanti non consentirà quindi l’accesso a posizioni lavorative di prestigio, acuendo quella che rischia di diventare una vera e propria piaga sociale.

I risultati della ricerca mostrano invece come l’unica parte di mondo in cui l’elevazione sociale è possibile è quella delle nuove super potenze. Anche qui il processo che ha portato a questi risultati parte però da lontano, e sono almeno 20 anni che questo fattore si è innescato, partendo da una crescita economica delle zone del mondo come Cina e India, fino a garantire risultati brillanti per le nuove leve impiegate nella formazione. Non possiamo certo parlare di studenti cinesi e indiani come disagiati economicamente oramai e la tendenza visibile negli ultimi tempi sta trovando una conferma in questi risultati. Se infatti sempre più spesso è possibile trovare candidati indiani e cinesi posizionarsi in posizioni apicali delle grandi aziende, dall’altro lato la cosa sembra non potersi arrestare con studenti europei in difficoltà nel raggiungere gli stessi obiettivi in minor tempo.

Il fattore del tempo non è certamente secondario quando parliamo della proposta di nuovi candidati per il lavoro. Primo fattore è quello dell’occupazione di posti disponibili, con i migliori lavori che sono ad appannaggio di chi entra prima nel mercato del lavoro. In secondo luogo bisogna anche valutare la natura mutevole del mercato del lavoro odierno, che sforna ogni anno nuove posizioni per lavori che prima non esistevano. Trovando meno concorrenza e arrivando prima degli omologhi europei, molti dei nuovi lavori soprattutto nell’ambito digitale, sono terreno di conquista per candidati cinesi e indiani, che si possono proporre prima e con credenziali più solide davanti a queste nuove mansioni.

Come equilibrare la situazione dei candidati al lavoro

studio e lavoro

Alla luce di questi risultati in Inghilterra si stanno interrogando da qualche anno su come invertire la rotta e fornire maggiori strumenti agli alunni che si avvicinano a questo percorso formativo.

David Laws, presidente esecutivo di EPI ed ex ministro delle scuole Lib Dem, ha dichiarato che “Abbiamo bisogno di un rinnovato impulso politico per ridurre il divario dello svantaggio – e questo deve essere basato sull’evidenza di ciò che ha un impatto, piuttosto che sull’ideologia politica o sulle congetture.”

Ma il governo ha affermato che il divario si è “notevolmente ridotto” negli ultimi anni.

Nick Gibb, ministro degli standard scolastici, ha dichiarato: “Stiamo investendo 2,4 miliardi di sterline quest’anno da solo attraverso il premio Pupil per aiutare i bambini più svantaggiati.

“Gli insegnanti e i dirigenti scolastici stanno contribuendo a innalzare gli standard in tutto il paese, con l’85% dei bambini ora in scuole buone o eccezionali rispetto a solo il 66% nel 2010, ma c’è ancora molto da fare per continuare ad attrarre e mantenere i talenti individuati nelle nostre classi “.

Il punto focale è proprio l’ultimo toccato. Il mantenimento dei talenti è in assoluto una delle missioni più importanti in prospettiva che i paesi europei dovranno portare a termini. Senza politiche volte al supporto dei giovani formati nei paesi di origine, il futuro porterà vantaggi enormi ai paesi come Cina e India che possono sfornare menti brillanti in continuazione. La situazione sarà poi ancor più squilibrata quando questi paesi potranno godere di strutture di ricerca in grado di attrarre i talenti anche dai paesi esteri come peraltro già accade da qualche tempo. In pratica se non ci si concentra sulle politiche di supporto alla ricerca si rischia di vanificare il lavoro di formazione fatto in precedenza, trovandosi a lavorare di fatto per fornire candidati brillanti ad altri paesi.

5 Storie di successo per farsi ispirare

Leggere le storie di imprenditori di successo è fonte di ispirazione. Non solo quell’ispirazione dettata dalle idee geniali che possono avere generato una fortuna. Ma attraverso queste storie si possono prendere spunti per capire come approcciare in maniera più generale il mondo del lavoro. Possono quindi essere delle guide vere e proprie per capire come avere successo nel campo lavorativo che desideriamo, provando a lanciarci senza paura verso qualcosa che sembra impossibile oggi, ma che potrebbe diventare realtà domani. 

Tutte queste persone hanno in comune infatti una caratteristica fondamentale: non sono imbrigliati da limiti mentali, che possono mortificare le aspirazioni e rendere impossibile qualcosa che invece potrebbe essere reale. 

Coraggio e resistenza sono le due caratteristiche basilari, poi ovviamente ci vogliono capacità e quel pizzico di astuzia e fortuna che non guasta mai. 

Lasciamoci allora ispirare da questi 5 grandi imprenditori, che partivano dai piani più bassi della piramide lavorative e sono riusciti a raggiungere il vertice nelle loro professioni.

Imprenditori di successo: Howard Schultz, ovvero mr. Starbucks

tavolino starbucks cafe

Se nasci in un complesso residenziale per cittadini indigenti, difficilmente la vita ti sorriderà in futuro. A meno che tu non sia tenace, furbo e abile in qualcosa a tal punto da sovvertire tutte le situazioni a tuo favore. La storia di Howard Schultz è la classica favola americana di chi riesce a sfruttare al meglio la terra delle opportunità. Nasce poverissimo, ma grazie allo sport riesce ad avere una borsa di studio per l’università del Michigan. Grazie agli studi, altrimenti impossibili per via delle scarse finanze familiari, riesce a formarsi come lavoratore, e trova un impiego alla Xerox, multinazionale di stampanti e fotocopiatrici.

Dopo quest’esperienza capisce che il lavoro da dipendente non fa per lui, e decide di seguire la strada più comoda per avviare un’attività in proprio, aprendo quindi un punto vendita Starbucks in franchising. All’epoca le celebri caffetterie non erano ancora il colosso odierno, e in tutti gli States si potevano contare appena 60 punti vendita. Schultz è però così attivo e pieno di idee brillanti da farsi notare all’interno del nascente management Starbucks. Scalando con tenacia ogni gradino, arriva fino alla carica di CEO nel 1987. Sotto la sua guida l’azienda inizia a volare letteralmente. Grazie alle idee e alle capacità manageriali di Schultz le caffetterie Starbucks possono oggi contare la bellezza di 16.000 punti vendita in tutto il mondo, creando di fatto un brand riconosciuto dovunque.

Quello su cui punta Schultz è semplice: non si limita a vendere caffè, ma offre ai propri clienti un vero e proprio stile di vita, che viene rappresentato proprio dai celebri caffè da asporto Starbucks.

 «Sporcati le mani. Ascolta e comunica con trasparenza. Racconta la tua storia e non lasciare che siano gli altri a definirti. Trai ispirazione da chi ha esperienze reali da raccontarti. Lega le loro storie ai tuoi valori. Fai scelte dure: è l’azione quella che conta. Cerca la verità e le lezioni in ogni errore. Sii responsabile per quello che vedi, ascolti e fai».

Howard Schultz

Dalle parole di Schultz si comprendo bene i motivi di tanto successo. Siamo di fronte ad una persona che è riuscita a risollevarsi dalla miseria più profonda, arrivando fino alla celebrità e la ricchezza grazie alla trasposizione nel proprio lavoro delle esperienze reali, sia le sue che quelle di chi collabora con lui. L’importanza massima del gesto, e della concretezza a fronte delle parole. Questo è uno dei segreti del successo dei grandi imprenditori come Howard Schultz.

 Imprenditori di successo: Leonardo Del Vecchio, l’arte di vederci lungo

La vita di Leonardo Del Vecchio è stata per un certo periodo una corsa ad ostacoli. Rimane orfano di padre giovanissimo, in una famiglia che si manteneva commerciando frutta a Barletta, nel profondo sud. Trascorre tutta l’infanzia in un orfanotrofio, e appena in età da lavoro inizia come operaio in una fabbrica di incisioni metalliche.

Ma la voglia di emergere e mettersi in gioco è tanta, cosa che lo porta ancora giovanissimo, a soli 23 anni, ad aprire una piccola bottega artigianale di montature per occhiali. La qualità del suo lavoro, unita alla voglia di emergere e alle capacità imprenditoriali danno poi vita a Luxottica, un colosso mondiale della distribuzione di occhiali da sole e da vista, affiancandosi a brand riconosciuti come Ray-Ban e Oakley. Tutto questo ha fatto di Del Vecchio una presenza fissa nella lista degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato di 15,3 miliardi di dollari

 «Ho fondato tutta la vita sui valori veri: sono la cosa più importante. Sono la dimostrazione che si può fare impresa in Italia ed essere onesti allo stesso tempo. Certo, a nessuno piace pagare le tasse. Ma a me piace fare sonni tranquilli».

Leonardo Del Vecchio

Onestà, capacità di programmare economicamente un’azienda, e grande coraggio. In questo modo Leonardo Del Vecchio è riuscito a ad arrivare sulle pagine di Forbes partendo da un orfanotrofio.

Imprenditori di successo: Ralph Lauren stile e successo

Uno stilista acclamato nel mondo, un patrimonio stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Eppure il giovane Ralph Lauren inizia come molti di noi. In gioventù è infatti un commesso che si reca al lavoro tutti i giorni tra incombenze e clienti da soddisfare. Non è però un addetto vendita come tutti gli altri. Appena assunto da Book Brothers a New York, a Lauren viene l’idea di ripensare un classico dell’abbigliamento maschile come la cravatta, creando varianti più larghe e colorate. Saranno un must della moda 60/70, e Ralph Lauren vende cravatte per un valore di 500mila dollari dell’epoca, iniziando a gettare le basi per il suo impero della moda che l’ha portato ai vertici mondiali. 

«Le persone spesso mi chiedono come ha potuto un ebreo del Bronx creare cravatte alla moda per un élite di persone, senza avere soldi e appartenere a una classe alta. A loro rispondo che ci sono riuscito perché avevo imparato a sognare».

Ralph Lauren

In queste parole di Ralph Lauren c’è tutta l’essenza dell’imprenditorialità di successo. Quello che sembra impossibile e velleitario, può trasformarsi nell’affare migliore della vita, e in un lavoro che possa dare occupazione non solo a sé stessi ma anche moltissime altre persone. 

Imprenditori di successo: Michael O’Leary, volare sempre alti

Michael O’Leary da giovane è un anonimo barista che mette da parte qualche risparmio per potersi pagare gli studi. Finito il periodo universitario con quello che rimane decide di comprare un’edicola, poi passa a lavorare come consulente fiscale. Insomma una carriera con molti stop e qualche deviazione che lo porta però al 1987, quando incontra un certo Tony Ryan, che ha in mente di avviare una compagnia aerea. Affianca Ryan in questa impresa e nel 1994 prende le redini di quella che si chiama Ryanair, stravolgendone completamente i paradigmi. O’Leary capisce per primo che il mercato richiede a gran voce una tipologia di voli low cost, soprattutto per tratte brevi, e con questa idea rivoluziona per sempre il mercato delle compagnie aeree.

Oggi la Ryanair produce un utile superiore ai 500 milioni di euro. E tutto parte da quella fortunata intuizione.

«Ho iniziato da piccole attività: aprivo alle 7 di mattina e chiudevo alle 11 di sera. È così che ho imparato come si gestisce un’impresa. Non sui libri».

Michael O’Leary

Michael O’Leary ci ha quindi insegnato il valore dell’esperienza e di come saper prendere con attenzione spunto da quello che ci circonda per farci guidare in quella che è la nostra vita lavorativa e professionale.

Imprenditori di successo: Renzo Rosso, mr Jeans

Nasce nelle campagne venete, in una famiglia di agricoltori, e inizia la sua carriera guidando trattori. Ma coltivare la terra non è la sua unica attività. All’età di 15 anni Renzo Rosso viene morso dalla passione per la moda, e confeziona il suo primo paio di jeans con la macchina da cucire della madre. Trova poi delle variazioni sul genere per il celebre capo di abbigliamento importato dagli americani dopo la seconda guerra mondiale. Renzo Rosso stravolge i jeans rendendoli ancora più estremi e ribelli, aggiungendo macchie, scoloriture e strappi per creare pezzi unici. Fonda quindi la Diesel da zero ed oggi può contare su un impero della moda che gli garantisce un patrimonio personale di oltre 3,5 miliardi di dollari.

«Essere alla moda e trendy, significa investire continuamente in cose e persone nuove, abbracciare i rischi. Senza tenere conto della situazione economica e delle crisi».

Renzo Rosso

La lezione di Renzo Rosso è quella del coraggio. Provare strade nuove, mai battute prima, consente di avere la fortuna massima quando si centra l’idea giusta. Per fare questo ovviamente ci vuole un coraggio notevole. Ma rischiare significa anche dare fiducia a chi pensi possa meritarla, e vuol dire far emergere i talenti, propri e quelli degli altri. 

Tutte queste lezioni e queste storie, sommate assieme potrebbero essere il nostro prossimo lavoro. 

Vivere e lavorare a New York

New York è la città più famosa al mondo, e l’idea di trasferircisi e lavorarci è sicuramente suggestiva. Tutti noi ci saremo immedesimati in qualche personaggio che ha vissuto le sue vicende nella Grande Mela. Ma la fiction spesso offre un’immagine molto semplicistica della vita newyorkese.

Dimentichiamoci di vivere come i protagonisti di Friends, che vivevano in due spaziosi appartamenti in pieno centro di Manhattan saltando da un lavoro all’altro senza grandi problemi economici. 

La realtà è ben diversa, soprattutto se si viene dall’estero, e per vivere in una città come New York bisogna essere ben preparati, conoscere bene il funzionamento del mercato del lavoro e sapere fin da subito che si andrà incontro a varie difficoltà. 

La ricerca del lavoro a New York

statua della libertà new york
La statua della libertà, uno dei simboli di New York nel mondo

La prima difficoltà sarà relativa alla ricerca di lavoro. Vediamo di capire dal punto di vista burocratico come dobbiamo muoverci per trovare lavoro a New York, se sia possibile trovarlo dall’Italia, come presentarci e a chi e dove rivolgerci per trovare offerte di lavoro. 

Trasferirsi a New York per trovare lavoro 

Abbiamo già affrontato il tema dei visti per l’ingresso negli Stati Uniti. Tralasciando la possibilità di vincere alla lotteria per la Green Card, in quanto cittadini europei gli italiani possono risiedere negli Stati Uniti per 90 giorni, grazie all’ESTA (Autorizzazione di Viaggio Elettronica per gli Stati Uniti), ma non gli è permesso lavorare. Un visto lavorativo viene concesso solo quando un’azienda si fa garante del richiedente, di conseguenza senza lavoro non si può avere un visto e senza visto non si può lavorare. Questo apparente paradosso costringe chi vuole trasferirsi a New York dall’estero ad investire energie e denaro per trovare un’occupazione nell’arco dei tre mesi concessi con l’ESTA e richiedere immediatamente il visto da lavoratore non appena assunti. Nonostante ci sia una certa tolleranza a New York per chi cerca lavoro, le infrazioni alla regolamentazione sull’immigrazione possono portare all’immediata espulsione e al divieto di rientro negli Stati Uniti fino a 10 anni. 

Cercare lavoro a New York dall’Italia 

Trovare lavoro dall’Italia è molto complicato, la concorrenza è elevata e non essere fisicamente presenti ai colloqui è un grandissimo svantaggio. Una via è rivolgersi a quelle aziende italiane che hanno sedi a New York, oppure avere un tale grado di specializzazione che una nostra candidatura può essere accettata perché una delle poche a soddisfare i requisiti per quello specifico ruolo. La ricerca di lavoro sui siti utilizzatissimi a New York, non porterà a granché se non si ha la possibilità di presentarsi ad un colloquio. 

Come presentarsi per ottenere un lavoro a New York 

È importantissimo tenere a mente le differenze tra il curriculum europeo e il “resume” americano: negli Stati Uniti, e nelle città come New York in particolare, sono sensibilissimi al tema della discriminazione sul luogo di lavoro, quindi non dovrete assolutamente riportare fotografia e data di nascita sul vostro “resume”, se non volete che venga immediatamente cestinato. Inoltre, a differenza dei tipici formati europei di due, tre pagine, in cui si dettagliano tutte le posizioni lavorative occupate e tutti gli studi effettuati, negli Stati Uniti prediligono un singolo foglio, di agile lettura, che contenga solo le informazioni utili per valutare se siete adatti a ricoprire il ruolo richiesto. Non dilungatevi troppo inserendo informazioni superflue. La prima (e più importante) cosa che dovrete scrivere è il vostro Objective: in massimo tre righe dovrete riassumere la vostra esperienza per il ruolo che vorrete ricoprire, in maniera che alla prima scorsa il selezionatore dovrà aver già capito che siete meritevoli di attenzione, altrimenti il vostro profilo finirà cestinato insieme alle altre decine ricevuti giornalmente. Siate concisi, originali e usate grassetti, corsivi e sottolineature per attirare l’attenzione sugli elementi principali: nei primi secondi in cui il vostro “resume” sarà nelle mani del selezionatore si deciderà il successo della vostra domanda. 

I settori in cui trovare lavoro a New York

Finanza 

Uno dei settori principali in cui lavorare a New York è quello finanziario. In quanto una delle tre capitali della finanza mondiale con Londra e Tokyo, il settore richiama addetti da tutto il mondo e la conoscenza di lingue e mercati esteri è un fattore determinante nel successo lavorativo. Ben il 35% dei redditi newyorkesi nasce attorno a Wall Street. 

Ristorazione

Nell’ambito della ristorazione gli italiani sono molto richiesti, e l’USCIS (Autorità per l’immigrazione), non applica particolari restrizioni nei confronti dei ristoranti che vogliono assumere chef, pizzaioli o altro personale specializzato, dato che la professionalità italiana nel campo è riconosciuta come una fonte economica. Una buona esperienza sul campo può farvi guadagnare delle buone occasioni, ma la concorrenza è comunque molto alta e potreste dover rifare un po’ di gavetta prima di occupare una buona posizione. 

Industria creativa 

A New York il campo dei media impiega circa trecentomila persone tra editoria, pubblicità, musica e televisione, e inoltre vi hanno sede marchi importantissimi nel campo del design, dell’architettura e della moda. Nell’industria creativa la nazionalità italiana spesso è considerata un valore aggiunto, in particolar modo nell’ambito della moda e del design. Parrucchieri, truccatori, stilisti, grafici, scenografi architetti, designer, ecc. sono visti con un certo occhio di riguardo se di formazione italiana. In questi ambiti avere la possibilità di far vedere un portfolio di propri lavori è essenziale. 

Lavori saltuari 

Come abbiamo detto, senza visto lavorativo non è permesso lavorare, anche se in certi ambiti uno strappo alle regole è abbastanza tollerato. Nello specifico camerieri e baby sitter sono impieghi, utili magari per coprire qualche spesa mentre si è alla ricerca di un’occupazione stabile, che sono spesso svolti da persone senza i visti necessari: si stima che più di trecentomila persone a New York svolgano questi lavori con visti turistici o di studio. 

Costo della vita a New York 

Veduta di manhattan
Manhattan, una delle zone più esclusive di New York

New York è una delle città più care al mondo, per cui quando valutare lo stipendio che andrete a percepire, dovete anche tenere in considerazione le spese che affronterete.

Affitto

L’affitto mensile di un monolocale varia da zona a zona, si passa dai 1500 dollari del Queens o di certe zone di Brooklyn ai 2000 di Downtown Manhattan, fino ai 2500 per un monolocale in un buon complesso residenziale moderno. Un appartamento più grande, con due stanze, ammobiliato, circa 85 mq, può costare più di 2500 dollari al mese in una zona periferica e almeno 3500 dollari in una zona centrale. Molti scelgono di affittare una stanza in un appartamento condiviso, e in questo caso si passa dagli 800/1000 dollari al mese per quartiere come Queens, Brooklyn o Staten Island fino ai 1500 minimo per Manhattan.

Pulizie e bucato 

Può anche essere utile assoldare un aiuto domestico per le pulizie, la cui tariffa oraria è di 25 dollari, e dobbiamo considerare che molto raramente le case a New York hanno la lavatrice, e si utilizzano molto le lavanderie a gettoni che costano dai 2 ai 4 dollari ad utilizzo, a seconda del peso del carico. Far lavare e stirare una camicia in tintoria costerà circa 3 dollari.

Bollette e trasporti

All’affitto aggiungiamo circa 100 dollari al mese di utenze (gas, elettricità) in caso si viva da soli e circa 60/70 in caso si condivida l’appartamento. Inoltre il costo della connessione internet si aggira attorno ai 50 dollari mensili, mentre un piano tariffario per il cellulare con una buona offerta dati è attorno ai 70 dollari. 

Per quanto riguarda i trasporti, in tutta l’area urbana di New York ci si sposta con la metropolitana, che funziona 24 ore su 24, il cui abbonamento mensile a corse illimitate costa 116,50 dollari. Dal momento che una corsa singola costa 2,75 dollari, superando le 40 corse mensili conviene l’abbonamento. Una corsa di un taxi, a tariffa standard, costa circa 13 dollari per un tragitto di 8 chilometri.

Cibo

Il cibo è un discorso a parte. I supermercati nella zona di Manhattan sono molto cari, ed in genere i prodotti di qualità a cui siamo abituati in Italia costano molto. Per rendere l’idea, un litro di latte costa 1,27 dollari, una confezione di 12 uova 4,49 dollari, un filone di pane costa 2,78 dollari e un kg di pomodori 5,21 dollari. Spesso possono essere più conveniente quei ristoranti che offrono pranzi a buffet che si pagano a peso, oppure i take away asiatici che con circa 6 euro offrono porzioni più che abbondanti che vanno bene anche per due pasti. 

Assicurazione sanitaria

Infine, una grande incognita è la spesa sanitaria. A volte l’assicurazione sanitaria è inclusa nel contratto di lavoro, ma solo per le professioni più specializzate e retribuite, mentre per i lavori meno qualificati spesso non c’è alcun tipo di copertura. Le spese sanitarie in America sono altissime, quindi sarà il caso di riservare una quota del nostro stipendio ad un’assicurazione sanitaria privata. Il costo può dipendere da molti fattori come l’età o la nostra storia clinica, ma mediamente un americano tra i 35 e i 44 anni spende circa 390 $ al mese per la copertura sanitaria.

Stipendi medi a New York 

Ovviamente, essendo una città così cara, anche gli stipendi sono più alti della media. Si calcola che la Grande Mela sia in quarta posizione nella classifica degli stipendi e in quinta in quella sul reddito disponibile dopo aver pagato l’affitto medio. 

Certo, tutto dipende dal tipo di professione. Per un cameriere è praticamente impossibile calcolare la retribuzione mensile: il fisso è generalmente molto basso e gravato da molte tasse, ma le mance rappresentano la maggior parte delle entrate e variano da un minimo del 10% sul servizio fino anche al 20/25%. Le professioni mediche sono quelle che vengono retribuite meglio, come in tutto il mondo, in base alle responsabilità assunte. Un chirurgo può arrivare anche a 230000 dollari annui. In linea di massima, la media degli stipendi è di circa 82000 dollari annui, che significa che è di 55000 nelle zone più periferiche e degradate e di 130000 nelle zone più ricche. Possiamo stimare che una busta paga di 5000 dollari mensili ci possa permettere di vivere agiatamente nella zona urbana, ma dobbiamo sempre tenere a mente che a differenza dell’Europa quasi tutti i servizi sono a pagamento. 

Vivere e lavorare in Germania

Lavorare in Germania è un grande classico dell’emigrazione per motivi lavorativi.

Soprattutto per quello che riguarda la storia italiana, trasferirsi per lavoro in Germania è stata una scelta intrapresa da moltissime famiglie nell’epoca immediatamente successiva al boom economico post bellico. 

Ci sono davvero un infinità di storie che possono testimoniare questa tendenza, in particolare legate al mondo della ristorazione, una delle tante eccelenze che il popolo italiano ha saputo diffondere nel mondo. 

Al giorno d’oggi la situazione è cambiata, anche a causa degli strascichi della crisi economica 2008/2013 che ha investito l’Europa, ma in misura minore la Germania. Questa condizione di resistenza alla crisi ha portato i tedeschi a diventare il vero e proprio paese guida del continente, cosa che ha attirato parecchie antipatie, contribuendo a questo clima anti tedesco che si respira da qualche tempo. 

Ma questo non deve essere un fattore quando si decide di emigrare per trovare un lavoro, quindi vediamo come vivere e lavorare in germania e quali sono le possibilità concrete di successo.

Trasferirsi in Germania: cosa c’è da sapere

Per prima cosa, quando si decide di intraprendere un percorso che ci porterà a vivere e lavorare in Germania, è bene sapere come è strutturato lo stato tedesco. Infatti la cosa non è un particolare di poco conto, in quanto la Germania è suddivisa in 16 regioni federali distinte (Bundesländer) che godono di grande autonomia normativa. Quindi prima di tutto è utile conoscere bene quelle che sono le leggi e le regolamentazioni di dei numerosi ambiti autonomi di queste regioni, che vanno dalla sanità alla sfera lavorativa in senso più stretto. Una buona strategia per fare questo potrebbe essere quella di passare un periodo di tempo in più regioni possibili, magari trovando il modo di vivere praticamente a costo zero operando come ragazzo alla pari in qualche contesto. 

Altro modo di testare il paese, per un eventuale approdo in Germania, potrebbe essere quello di affrontare un periodo di studio. Studiare in Germania è un ottimo modo anche per imparare la lingua tedesca che risulta abbastanza ostica, e che quindi se imparata a dovere permette di migliorare le possibilità di lavoro e di integrazione nel tessuto sociale tedesco.

I documenti necessari per trasferirsi in Germania 

Passiamo ora a vedere di cosa si necessita concretamente per finalizzare il proprio trasferimento in Germania. Anzitutto i documenti che sono la cosa principale quando si decide di espatriare. Nel caso della Germania non sarà difficile per un cittadino italiano (ed in generale per quelli dell’Unione Europea) entrare in terra tedesca: per i primi 3 mesi di permanenza basteranno la carta d’identità in corso di validità e la tessera sanitaria europea standard. 

In caso si decida di stabilirsi definitavamente in Germania sarnno necessarie alcune integrazioni a questi documenti:

  • Codice fiscale identificativo tedesco
  • Certificato di residenza

Per ottenere queste integrazioni alla documentazione basterà presentarsi all’anagrafe del proprio comune di residenza, esibendo la propria carta d’identità e un regolare contratto d’affitto. Quest’ultimo può essere sostituito anche da una dichiarazione scritta e firmata da qualcuno che garantisce riguardo la permanenza in Germania ad un preciso indirizzo: in pratica questo documento servirà per dare un recapito fisso a chi decide di trasferirsi definitivamente in terra tedesca.

Assicurazione sanitaria

Cosa molto importante da sapere è che dal 2009 per vivere e lavorare in Germania è obbligatorio dotarsi di un’assicurazione sanitaria. Queste sono ovviamente a pagamento e possono essere sia pubbliche che private. Quelle private hanno ovviamente un costo maggiore rispetto alle pubbliche, ma possono garantire dei vantaggi in termini di copertura totale. Le assicurazioni sanitarie statali hanno un peso minore sulle finanze personali, anche se mediamente si aggirano attorno al 23% del reddito annuo. Se si è lavoratori dipendenti questo costo viene ripartito per ⅔ al direttamente al dipendente mentre per ⅓ in carico all’azienda. Quando invece si svolge lavoro autonomo, è bene sapere che l’assicurazione sanitaria è tutta in capo al lavoratore al 100%.

Costo della vita in Germania

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare il costo della vita in Germania non è cosi elevato, soprattutto in relazione a quello che si ha in Italia. Ovviamente la situazione varia a seconda della città che si sceglie o dove si deve andare a vivere. Se, come probabile a fronte delle opportunità lavorative, ci si trova in una grande città come Monaco, Berlino o Francoforte, vivere sarà più costoso per quello che riguarda molti aspetti, dagli affitti residenziali ai trasporti fino alle spese per il divertimento e il tempo libero. Facendo una media possiamo dire che nei grandi centri nevralgici tedeschi per vivere dignitosamente si dovrà pensare di guadagnare uno stipendio netto che superi i 1.500€ mensili

Nei paesi più piccoli anche con 1.200€ si può vivere bene. Comunque il livello della paga mensile in Germania è più elevato rispetto all’Italia, e quindi non sarà un grosso problema riuscire a mantenersi bene una volta trovata un’occupazione stabile.

Lavorare in Germania

Ufficio di collocamento tedesco

Parliamo ora della cosa più importante da sapere, cioè tutta la parte relativa al lavoro in Germania, e ai possibili sbocchi che si possono trovare in terra teutonica.

La prima regola fondamentale per trovare un lavoro stabile in Germania è quella di conoscere abbastanza bene la lingua, altrimenti questo potrebbe rivelarsi un ostacolo insormontabile per la buona riuscita del nostro piano di trasferimento. Sicuramente è consigliabile avere già un minimo di infarinatura linguistica prima di partire, quindi frequentare qualche corso “light” in fase preliminare è fortemente consiglia, quantomeno per prendere confidenza con la lingua. Comunque è bene sapere che le aziende tedesche sono sempre molto disponibili a sostenere un potenziale candidato nell’apprendimento della lingua, e non è così inusuale avere a disposizione dei corsi di tedesco interamente pagati dal futuro datore di lavoro.

I migliori settori per trovare lavoro in Germania

Regola di base per trovare un’occupazione è sapere bene dove cercarla, e quindi anche per la Germania andiamo a vedere quali sono gli ambiti lavorativi con maggiori possibilità di spazio per nuovi assunti, e quali sono le competenze fortemente richieste nel mercato del lavoro tedesco.

  • Ingegneri meccanici, elettrici e automobilistici
  • Medici e professionisti del settore sanitario
  • Professionisti nei settori delle scienze e della tecnologia
  • IT specialist e e-commerce specialist
  • Ambito metalmeccanico
  • Ambito alberghiero- ristorazione

Come ben visibile vi sono numerose tipologie di lavori per cui la richiesta è alta. Come noto la Germania è uno dei paesi dove l’industria automobilistica è maggiormente sviluppata (basti pensare a Mercedes, Audi, BMW, Volkswagen, Porsche) quindi grandi opportunità arrivano proprio dalle case motoristiche sempre a caccia di talenti nella parte ingegneristica, ma anche di semplici operai.

Anche il settore sanitario ha visto aumentare nel tempo la propria richiesta di personale qualificato e stesso discorso vale anche per quello che riguarda l’ambito informatico e delle nuove tecnologie.

Come trovare lavoro in Germania

Per trovare lavoro in terra tedesca ci si può affidare alle possibilità messe a disposizione dalla rete. Cercare sui siti generici potrebbe essere piuttosto lungo e dispersivo, maglio affidarsi a qualche portale specializzato: in particolare il sito Make it Germany, patrocinato direttamente dal governo federale tedesco, propone molte informazioni interessanti, oltre ad un’intera sezione dedicata alle offerte lavorative.

Se invece ci si trova nella possibilità o necessità di aprire una partita Iva in Germania, l’unica cosa che occorre sapere è che si dovrà registrare la propria posizione fiscale all’ufficio delle imposte (Finanzamt) presentando certificato di residenza e codice fiscale tedesco. Occhio in questo caso al sistema fiscale tedesco però: vi sono tre livelli di tassazione, cioè quello federale, quello regionale per finire con quello comunale. L’unica imposta che ha una legge unica riservata è quella dell’IVA, uguale su tutto il territorio tedesco. Infine il capitolo esenzioni: non si pagano imposte fino ad un reddito di 8.000€ e anche anche le deduzioni sono abbastanza interessanti, basti pensare che per favorire la natalità e le famiglie si possono dedurre fino a 2.000€ annui per ogni figlio a carico.

Il colloquio di lavoro in Germania

Infine la parte fondamentale per accedere ad un lavoro in Germania: come affrontare un colloquio di lavoro tedesco?

Chiaramente ci sono delle sfumature culturali di cui tenere conto, che differenziano leggermente i colloqui tedeschi da quelli che si possono sostenere in Italia. In generale per ben figurare sono importanti sopratutto 3 aspetti:

Puntualità: presentati puntuale, i tedeschi non sopportano i ritardatari.

Veicolare la propria utilità: spiega perché vuoi lavorare lì e quale valore aggiunto porterai all’azienda.

Importanza delle soft skills: parla di te non solo come lavoratore ma anche come essere umano; racconta le tue passioni, quello che ami fare nel tempo libero e se hai qualche “impegno civile” mettilo sul piatto delle offerte, perché da queste parti è virtù molto apprezzata.

Oltre a queste, che possono sembrare regole di semplice buon senso, ma in colloquio tedesco fanno tutta la differenza del mondo, è bene avere sempre un CV tradotto in lingua tedesca e in inglese per le aziende più grandi.

Attenzione poi ad una domanda che potrebbe essere spiazzante, ma che in Germania sono soliti fare ai colloqui. Spesso si chiede direttamente al candidato che stipendio ritiene di meritare. Attenzione che tutte le aziende tedesche parlano di stipendio lordo: quindi sapere la tassazione vigente nella regione di e nel comune di residenza è importante per poter mettere sul piatto la propria richiesta.

Cerco lavoro senza esperienza: cosa fare

Cercare lavoro senza esperienza significa molto semplicemente che da qualche parte bisogna pure cominciare. Il percorso per trovare l’agognato posto di lavoro, possibilmente fisso, è lungo e talvolta frustrante ma come si dice in questi casi, prima si comincia e prima si finisce.

Naturalmente questa condizione si applica principalmente alle persone più giovani, che cercano un primo impiego e che quindi non possono offrire esperienze a supporto delle loro qualità lavorative. A volte però questa possibilità si materializza anche per quelle persone che vogliono, o devono, cambiare totalmente ambito lavorativo anche in età più avanza, e che quindi non possono puntare sull’esperienza specifica in una determinata mansione, ma sono obbligati a fare leva su altre qualità più generali.

Vediamo quindi come muoversi, e cosa si può trovare di utile a livello di offerte, nella condizione in cui ci sia una mancanza di esperienza lavorativa.

Lavoro senza esperienza: prima i giovani

Giovane alla prima esperienza in cerca di un lavoro
Giovane alla prima esperienza in cerca di un lavoro

Ovviamente i primi consigli che si possono dare riguardano i giovani, alle prese con la ricerca di un lavoro senza poter avere un bagaglio di esperienze a supporto della loro candidatura.

Purtroppo spesso questo si traduce in lavori scarsamente pagati con stage e tirocini interminabili, ma da tutta questa situazione si può anche trarre qualcosa di positivo.

Ragionando in termini di lungo periodo, il fatto di trovare un primo lavoro senza esperienza scarsamente pagato, può essere accettabile se finalizzato ad un ambito che interessa particolarmente. Si tratta del caso in cui individuiamo in partenza quello che potrebbe davvero essere il nostro lavoro dei sogni.

In questo caso, l’idea di un periodo di prova, di uno stage o di un tirocinio anche non retribuito potrebbe essere accettata se funzionale alla ricerca di un lavoro futuro. Quindi attraverso questa situazione temporanea si risolve il problema del non avere esperienza prima di mettersi effettivamente sul mercato per una determinata mansione.

Questo tipo di modus operandi è particolarmente indicato in tutti quei lavori creativi che necessitano di portfolio per essere presi in considerazione come possibili candidati. Pensiamo ad esempio ad un grafico, oppure ad un copywriter. Molto spesso chi cerca queste figure vuole vedere prima qualche lavoro precedente, per passare alla valutazione del candidato. Ma se nessuno fornisce la possibilità di eseguire qualche lavoro, si rischia di cadere nel paradosso in cui senza esperienza non si trova lavoro, ma senza lavorare non si fa esperienza.

Per ovviare a questo si deve per forza prendere in considerazione la possibilità di eseguire qualche lavoro gratuitamente, in modo da avere qualcosa da mostrare al potenziale cliente o datore di lavoro futuro. Ovviamente la cosa deve essere ponderata, perché a nessuno fa piacere lavorare gratis, quindi è bene scegliersi in partenza l’ambito in cui operare e quali e quanti lavori eseguire senza compenso per avere la giusta esperienza, mirata proprio nel campo di nostro interesse.

Lavori senza esperienza per giovani alle prime armi

Ma se non si vuole intraprendere un lavoro di tipo creativo, e si cerca piuttosto una soluzione che possa subito portare un beneficio economico immediato, si dovrà cercare qualche occupazione dove l’esperienza non è sempre richiesta, ed anzi il fatto di essere alle prime armi rappresenta un vantaggio, che come sempre si traduce in un minor costo del lavoratore in carico all’azienda. Di seguito ecco 4 idee facili, con lavori davvero alla portata di tutti, dove l’esperienza non è quasi mai richiesta, ed anzi viene apprezzato il fatto di essere al proprio primo lavoro in assoluto:

  • Commesso: Grandi magazzini, supermercati, negozi di abbigliamento e di elettronica. In questi campi le leggi sull’occupazione permettono alle grandi aziende di avere sempre un ampio turnover della forza lavoro, soprattutto in periodi dell’anno particolari, come il natale o l’estate. Non viene richiesta esperienza, perché l’assunzione di un commesso di basso livello nella classificazione del contratto del commercio, costa meno di qualcuno con esperienza pluriennale. Per i giovani che cercano il primo lavoro, spesso questa è un’opportunità interessante, che permette di fare non solo un’esperienza in termini lavorativi, ma fornisce anche una crescita personale importante.
  • Agente di commercio: Molte aziende cercano continuamente nuove leve per potenziare la rete commerciale. Anche qui il turnover è ampio, dovuto anche alla difficoltà innegabile del lavoro. Trovare qualcuno di bella presenza e buona parlantina per andare a vendere prodotti non è mai semplice. Benché alla prima esperienza, questo potrebbe essere un lavoro che garantisce molte soddisfazioni: facendolo bene si possono anche prendere stipendi mediamente più alti rispetto a tutti gli altri lavori per novizi, anche perché spesso alla base fissa del compenso (solitamente abbastanza bassa) si aggiungono le provvigioni in base alle vendite.
  • Operatore di call center: IL lavoro non è dei più entusiasmanti, ma per farlo non viene richiesta nessuna esperienza specifica. Solitamente baste seguire un corso di formazione interno che prepara il candidato a svolgere il lavoro. Potrebbe essere intesa come una tappa utile per entrare nel mondo del lavoro, ed avere almeno un’esperienza da inserire nel curriculum vitae.
  • Promoter: Esattamente come il commesso e l’agente di commercio, per fare il promoter sono fondamentali alcune soft skills quali la il carisma, l’attitudine al pubblico e la spigliatezza in generale. Quindi più che sulle esperienze passate ci si concentra sulle sensazioni in fase di colloquio. Inoltre rispetto a molti altri lavori questo si concentra soprattutto nei week-end e nel periodo delle festività, quindi lascia parecchio tempo a disposizione per fare altro, ed è particolarmente indicato per chi studia o chi magari cerca un lavoretto extra con il quale arrotondare.

Cercare lavori prima esperienza per i meno giovani

Come detto in fase di introduzione può capitare anche ai meno giovani di trovarsi nella condizione di dover trovare un lavoro e di proporsi per posizioni dove non si ha esperienza. Certo, la situazione è sicuramente meno frequente rispetto a quello che capita ai giovani, ma è anche di maggior impatto, perché più difficile da risolvere e potenzialmente più pericolosa economicamente.

Sicuramente bisogna partire da un concetto fondamentale per valutare la mancanza di esperienza tra candidati giovani e meno giovani. Mentre per i ragazzi alle prime armi la mancanza di esperienza è totale e generale, chi cerca lavoro senza esperienza in età più avanzata può comunque avere qualche freccia in più da giocarsi durante il periodo di inattività.

Verosimilmente infatti, si potrà avere una mancanza di esperienza nella mansione specifica, ma si arriva comunque da esperienze lavorative precedenti, che hanno in qualche maniera arricchito l’esperienza in merito alle soft skills necessarie per occupare una qualsiasi posizione lavorativa.

Facciamo un esempio pratico per esprimere il concetto. Poniamo il caso che un potenziale candidato venga da una precedente esperienza come project manager per una società che opera nel commercio. Rimasto senza lavoro potrebbe proporsi per una posizione analoga magari in un ambito lavorativo nettamente diverso. Chiaramente l’esperienza dettagliata nel nuovo contesto lavorativo viene a mancare, ma le soft skills organizzative e di leadership sono comunque nel suo bagaglio, e la cosa potrebbe risultare sufficiente per il nuovo datore di lavoro.

Pertanto, per chi si trova in età più avanzata, non esiste la mancanza di esperienza totale, si tratta solo di averla in maniera settoriale. Il trucco è quello di cercare una potenziale occupazione dove si ha la certezza di poter incidere da subito.

Cercare lavori senza esperienza per i meno giovani

Oltre a questo concetto base può essere di grande utilità seguire qualche consiglio basilare per capire come affrontare la situazione di trovarsi senza esperienze specifiche ma allo stesso tempo alle prese con la ricerca di lavoro in campi dove non si è mai lavorato in precedenza.

  • Sfruttare la rete di conoscenze: La prima mossa è quella di sfruttare tutte le conoscenze fatte durante le precedenti esperienze lavorative. Queste possono risultare particolarmente importanti per confermare alcune delle soft skills accennate prima, soprattutto attraverso strumenti come Linkedin, utilissimi in queste situazioni. Anche la rete di contatti personali può portare benefici, per indicarci quelle posizioni che possono essere in qualche maniera affini alle nostre attitudini anche se non strettamente legate al nostro ambito di competenze specifiche.
  • Raggruppare le proprie esperienze passate: mettere su carta tutte le esperienze passate è sicuramente un passo fondamentale, perché permette di avere a disposizione in un solo colpo d’occhio quello che si può offrire ad un potenziale nuovo datore di lavoro. Ovviamente in base al posto per cui ci si propone andrà fatta una selezione accurata delle cose più utili da sottolineare, e nel caso di ricerca di un lavoro senza esperienza si dovranno mettere in risalto quelle qualità generali che possono comunque rendere un profilo come il nostro interessante per i selezionatori.
  • Aggiornarsi sempre: Naturalmente l’aggiornamento è fondamentale. Magari si patisce una mancanza di esperienza in un determinato ambito, ma non si deve mai sembrare totalmente a secco di nozioni sulla materia. Partecipare a corsi, workshop e altre iniziative simili può inoltre essere un importante occasione di incrementare la rete di contatti.
  • Avere pazienza: fondamentale è non volere tutto subito. Capiterà per forza di venire superati nel gradimento da chi dimostra una maggiore esperienza nel campo specifico. L’importante è continuare nel miglioramento personale e non lasciarsi scoraggiare, capendo che per questo tipo di ricerca è fisiologico dover aspettare di più rispetto al normale.  

Cos’è la sicurezza sul lavoro?

In ogni ambiente di lavoro siamo sempre chiamati a confrontarci con quelle norme e quei ruoli legati all’ambito della sicurezza. Il funzionamento e il rispetto di queste norme seguono le stesse linee guida in ogni settore lavorativo, per quanto le diverse professioni richiedano precauzioni differenti secondo i rischi specifici per ogni mansione. Ma sia che si tratti di lavori fisici e usuranti o di lavori d’ufficio o intellettuali, il sistema di prevenzione deve rispondere sempre a dei requisiti comuni in ogni ambito.

Cos’è la sicurezza sul lavoro

Lavoratore con tutti i dispositivi di sicurezza
Lavoratore con tutti i dispositivi di sicurezza adeguati

Per ogni ambito lavorativo, c’è una serie di norme atte a garantire l’incolumità dei lavoratori, sia che si tratti di infortuni dovuti ad incidenti oppure di malattie o sindromi causate da un’insufficiente prevenzione dei rischi a cui si viene esposti durante l’adempimento delle proprie mansioni. Nonostante siamo sempre portati a pensare ai rischi nelle professioni più prettamente fisiche, anche negli ambiti amministrativi, commerciali o creativi sono previsti una serie di accorgimenti, strumenti e precauzioni che devono essere osservate per preservare la salute di chi vi opera.

La salute e la sicurezza sul lavoro in Italia sono regolamentate dal Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, conosciuto anche con il nome di “Testo unico sulla sicurezza sul lavoro” (TUSL). In base ad esso ogni azienda deve gestire la sicurezza e la salute in ambito lavorativo in maniera preventiva e permanente attraverso un sistema che preveda:

  • Identificazione dei fattori e delle sorgenti di rischio connaturati alla professione;
  • Riduzione (tendente al minimo possibile) di ogni fattore di rischio;
  • Controllo continuo e sistematico delle strategie di prevenzione del rischio;
  • Elaborazione di una strategia aziendale complessiva che definisca tutti i fattori tecnici, organizzativi e procedurali che devono essere adottati da datore di lavoro, dipendenti e collaboratori sul luogo di lavoro.

Chi sono i responsabili della sicurezza sul lavoro

La sicurezza sul lavoro è affidata a diverse figure. In primo luogo il lavoratore deve prendersi cura sia della propria sicurezza e della propria salute che di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro. Perciò tutti i lavoratori hanno l’obbligo di osservare le disposizioni loro assegnate e di utilizzare correttamente le attrezzature ed i dispositivi messi a loro disposizione, senza manometterli e segnalando immediatamente eventuali carenze o difetti. Inoltre i lavoratori devono sottoporsi ai programmi di formazione e alla sorveglianza sanitaria, ove prevista.

Il datore di lavoro ha la responsabilità dell’organizzazione aziendale o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Egli (così come i dirigenti ed i preposti che può nominare) ha l’obbligo di salvaguardare l’integrità psicofisica dei lavoratori eliminando o limitando al massimo i rischi derivanti dall’attività lavorativa. Per fare ciò, deve fare opera di informazione presso i dipendenti riguardo i rischi a cui possono essere esposti, insegnare le norme fondamentali di prevenzione e assicurarsi che i lavoratori siano addestrati all’utilizzo corretto dei mezzi di produzione e dei dispositivi di protezione individuale (DPI), oltre a mantenerli in efficienza e in condizione di igiene, attraverso un’attenta manutenzione.

RSPP: ruolo e mansioni

Gli obblighi di esclusiva competenza del datore di lavoro sono: la redazione del documento che consegue la valutazione dei rischi presenti negli ambienti lavorativi e la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP). Il datore di lavoro può assumere in proprio le funzioni di RSPP nei seguenti casi:

  • Aziende artigiane e industriali: fino a 30 addetti
  • Aziende agricole e zootecniche: fino a 30 addetti
  • Aziende della pesca: fino a 20 addetti
  • Altre aziende: fino a 200 addetti

In caso contrario (o nel caso non voglia farsi carico del ruolo), il datore di lavoro dovrà incaricare un impiegato interno o rivolgersi ad un RSPP esterno.

Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi deve essere una figura in possesso di capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, per assumersi e dimostrare di avere quelle responsabilità che gli permettono di organizzare e gestire tutto il sistema appartenente alla prevenzione e alla protezione dai rischi.

Il RSPP deve aver frequentato dei corsi di formazione funzionali al ruolo da svolgere e deve essere in possesso di un attestato che dimostri di aver acquisito una specifica preparazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi. A differenza del Datore di lavoro, dei dirigenti o dei preposti, il RSPP non ha potere decisionale e di spesa, per cui non rispondere direttamente del suo operato, essendo considerato alla stregua di un consulente, ovvero, fornisce quelle competenze tecniche ed organizzative di cui ha bisogno il Datore di lavoro o i dirigenti per ottemperare ai loro obblighi in fatto di sicurezza, di cui sono responsabili.

Sicurezza sanitaria sul lavoro

Altra figura che compare nella gestione della sicurezza è il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), ovvero la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro.

Oltre a lavorare a contatto con le altre figure preposte alla sicurezza, il Rappresentante ha facoltà di fare ricorso alle autorità competenti (ASL, Direzione provinciale del lavoro e Autorità Giudiziaria) se ritiene che le misure di protezione e prevenzione dai rischi adottate dal datore di lavoro non siano idonee. Per quanto riguarda le aziende con non più di 15 lavoratori, il RLS viene scelto tra i dipendenti, mentre per quelle che contano più di 15 dipendenti il Rappresentante dovrà essere eletto all’interno delle rappresentanze sindacali aziendali (se presenti). La nomina avviene in un giorno comune in tutta Italia, durante la settimana europea per la sicurezza del lavoro promossa dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA).

Una figura diventata con il tempo molto importante è il medico competente, quello che era definito un tempo “medico di fabbrica” e poi “medico del lavoro”. Oltre alla denominazione, al giorno d’oggi sono cambiati anche i suoi compiti: se una volta si limitava alla valutazione fisico sanitaria del lavoratore, ora è invece coinvolto fin dall’inizio del processo di prevenzione interno aziendale. Insieme al datore di lavoro e al Responsabile del servizio di prevenzione, si occupa di redigere il Documento di valutazione dei Rischi (DVR), lo rivede periodicamente apportando suggerimenti e migliorie, effettua un sopralluogo agli ambienti di lavoro e una volta l’anno partecipa alla riunione sulla sicurezza del lavoro.

Sanzioni per dipendenti, dirigenti e datore di lavoro

Dal punto di vista del lavoratore, le sanzioni per inadempimenti relativi agli obblighi in campo di sicurezza sono quasi esclusivamente di tipo pecuniario, da un minimo di 50 ad un massimo di 500 Euro di multa nei casi di infrazione più gravi.

Ma gli obblighi dei lavoratori sono generalmente omnicomprensivi e condizionati da presupposti indispensabili come formazione, informazione e messa a disposizione degli strumenti preventivi. Nella pratica, molto difficilmente un lavoratore si vedrà comminare la pena pecuniaria (a meno di gravi incidenti o infortuni per negligenza, in tal caso vi sarà un’istruttoria), più facilmente ci saranno segnalazioni o richiami ufficiali.

Sicurezza sul lavoro: sanzioni per dirigenti

Ben diverso è il discorso per quanto riguarda le sanzioni previste per preposti e dirigenti. Nel primo caso un’inadempienza può portare a pene detentive e a sanzioni economiche fino ad un massimo di 1200 Euro; per la figura del dirigente (o del datore di lavoro) le sanzioni previste dall’ordinamento giuridico possono essere ben più severe, e soprattutto maggiormente applicate.

Sia la quantità che l’entità delle sanzioni sono proporzionali al ruolo gerarchico e quindi al numero ed al livello di responsabilità è di potere esecutivo.

Le principali sanzioni a cui possono andare incontro datori di lavoro e dirigenti sono sia di tipo detentivo (fino ad un massimo di otto mesi) che di tipo economico (fino ad un massimo di 6600 Euro) nel caso di inadempimenti agli obblighi generali, ma oltre a queste ci sono sanzioni relative ad ogni obbligo specifico non soddisfatto.

Di conseguenza ci sono sanzioni in caso di non conformità dei luoghi di lavoro, piuttosto che alla mancata o non conforme apposizione di adeguata segnaletica o all’errata o incompleta valutazione dei diversi tipi di rischio, oppure alla mancata formazione e informazione del personale.

Ancor più grave, per le infrazioni da cui scaturiscano casi riconducibili all’omicidio colposo o lesioni personali colpose.

“se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni o che abbia determinato una malattia professionale”

Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008,

Automaticamente in questo caso si avvia un’istruttoria di tipo penale, a carico dei soggetti inadempienti coinvolti in relazione alla dinamica dei fatti e alla responsabilità gerarchica e giuridica sia soggettiva che oggettiva. Per cui un datore di lavoro o un funzionario è tenuto a rispondere anche, in virtù della posizione ricoperta, anche del comportamento dei propri collaboratori. Se la responsabilità giuridica penale è sempre di tipo esclusivamente soggettivo, la responsabilità giuridica civile può essere sia di tipo soggettivo sia oggettivo. L’articolo 2087 del Codice Civile recita:

“L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.”

art 2087 Codice Civile

Ricadono inoltre negli oneri civili anche i casi di responsabilità del Datore di Lavoro per i danni cagionati dai lavoratori da lui utilizzati nella propria organizzazione di lavoro (responsabilità oggettiva).

Un sorriso vi farà trovare lavoro

I datori di lavoro vogliono assumere persone felici e sorridenti. Devo dirvi che è proprio vero. Non ci credete?

Un sorriso vi farà trovare lavoro. E tu sorridi?

Vi faccio un esempio molto concreto e casualmente l’esempio utilizza l’ultimo colloquio di lavoro che ho seguito all’interno dell’organizzazione dove attualmente lavoro. Dovevamo scegliere un contabile per la gestione di alcuni lavori specifici nel settore finanziario come pagamenti, acquisti e verifiche finanziare.

Sapete cosa è successo? Al momento mi ero abbastanza sorpreso e ora capirete il perché.

Eravamo alla fase finale della selezione, un colloquio di lavoro con il grande capo. In teoria il candidato “ideale” era già era stato scelto, le carte erano tutte pronte e bastava solo l’ultima firma per procedere con l’assunzione.

Ma prima facciamo un piccolo passo indietro, un annuncio di lavoro viene pubblicato nei classici canali per ricevere i candidati che potrebbero essere interessati a lavorare con la nostra organizzazione. Riceviamo circa 300 applicazioni, una prima fase di selezione riesce a definire una lista di circa 20 persone da invitare ad una prima scrematura professionale, dai 20 candidati i migliori 4 candidati vengono invitati ad un secondo colloquio tecnico con i top manager, un rappresentante dei sindacati e una delle persone, si sono io, che lavoreranno direttamente con la persona che verrà selezionata.

I due candidati che hanno avuto le migliori performance nei test scritti fanno un colloquio di livello medio, medio basso. Forse l’emozione, forse avevano capacità migliori negli scritti o non avevano capacità di public speaking o di presentazione. Invece, i due candidati che erano al terzo e al quarto posto fanno un colloquio molto buono, il migliore candidato al colloquio ha una ottima presentazione e conoscenza tecnica grazie anche all’ultima esperienza lavorativa che era molto simile al futuro lavoro. Il secondo migliore candidato non era il migliore ma dava una buona impressione, ma in accordo con i top manager si è preferito il candidato che ha avuto la migliore performance nell’ultimo colloquio.

Torniamo all’ultima fase della selezione, il colloquio con il grande capo.

Il miglior candidato dell’ultimo colloquio si presenta, parla del più e del meno, racconta della sua esperienza lavorativa e della sua storia. Alla fine del colloquio tutti e tre i selezionatori parlano dell’intervista ma, c’e’ un grande “ma”, qualcosa che mancava. Non era il modo di vestirsi, anche se probabilmente il modo di vestirsi trasandato ha dato una mano a creare quel dubbio. Sapete cosa era? Ve lo dico dopo aver scritto due righe del secondo candidato.

Ecco il secondo candidato, come nel primo colloquio si presenta, parla della propria esperienza lavorativa, della sua storia e il colloquio finisce.

Alla fine del secondo colloquio tutti e tre ci guardiamo e quasi leggendoci nella mente capiamo che il primo candidato non è la persona ideale per la nostra organizzazione, il secondo anche se con meno esperienza o meno conoscenze tecniche ci ha impressionato, sorridente, positivo e vestito in modo frizzante. Decidiamo che e’ il candidato ideale per la nostra organizzazione.

Finita qui la storia? No, non ancora. Completo il lavoro con il grande capo e l’altro collega, re-inizio nuovamente a fare il mio lavoro e casualmente passo nell’ufficio della segretaria. Si accenna al fatto che abbiamo finito il colloquio con i due candidati. E sapete cosa? La segretaria inizia a parlare bene, molto bene, del secondo candidato. Tutto il discorso della segretaria era perfettamente allineato con le nostre conclusioni avute per il secondo candidato.

La conclusione? Sorridete, probabilmente vi farà trovare il vostro lavoro ideale.

Sviluppatore WordPress – Buffer WP

WP Buffs è il miglior partner di supporto tecnico 24/7 per qualsiasi individuo, azienda o organizzazione con un sito Web WordPress. La costruzione di relazioni solide e durature con i nostri clienti è la nostra massima priorità. Stiamo cercando di aggiungere giocatori al nostro team che sono ossessionati dal rendere felici clienti e partner, essere un membro fondamentale di un team ambizioso e creare un mondo digitale pieno di magnifici siti Web WordPress. Se ti sembra adatto al tuo tipo di conoscenze, continua a leggere.

Missione

La tua missione, se dovessi scegliere di accettarla, è di rendere WordPress far venire mal di testa a tutti i clienti e partner di WP Buffs e trasformare i clienti, partner e l’intero spazio WordPress in entusiasti fan della nostra azienda – WP Buffs!

Abilità tecniche

Questo lavoro è adatto per gli sviluppatori di WordPress. Non è necessario essere uno sviluppatore senior con 20 anni di esperienza, ma è necessario conoscere molto bene come apportare modifiche di base dalla dashboard di WordPress.

PHP, JavaScript, HTML, CSS e l’esperienza delle dashboard di hosting sono tutte considerate utili per questo lavoro, anche se non richieste. Ti assicuriamo che testeremo e controlleremo le tue abilità durante il processo di selezione. Abbiamo bisogno di sviluppatori WordPress in grado di affrontare le sfide tecniche e lavorare insieme al resto del team tecnico.

Esperienza richiesta

  • PHP
  • HTML
  • CSS
  • Editing e sviluppo di temi WordPress
  • Comunicazione scritta inglese fluente e priva di errori

Esperienza consigliata

  • JavaScript
  • Caldera Forms
  • Beaver Builder
  • Elementor
  • ManageWP
  • Sviluppo di plugin per WordPress

Competenze

Non sono solo le abilità di supporto tecnico di cui hai bisogno per lavorare in Buff. È molto importante l’atteggiamento giusto con cui vieni a lavorare ogni giorno presso la nostra azienda.

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Se sei sicuro di poter vivere questi valori, sarai la persona perfetta per il nostro team!

Quali strumenti utilizziamo

Se vuoi scoprire quali strumenti utilizziamo presso la nostra azienda, collegati direttamente al nostro sito.

Quanto paghiamo

Lo stipendio per questa posizione dipende dalla tua esperienza, posizione, abilità tecniche e quanto bene puoi aiutarci risolvere i problemi dei nostri clienti. Questo è qualcosa di cui siamo felici di discutere una volta che hai passato il nostro processo di selezione.

Lavori socialmente utili e terzo settore

Il mondo del lavoro non è solo grandi aziende e ricerca spasmodica di un posto fisso dove avere uno stipendio sicuro e dignitoso. Chiaramente molti degli sforzi che ognuno di noi compie nella ricerca di un’occupazione sono rivolti in quel senso, ma durante il percorso di ricerca, ci potremmo talvolta imbattere in esperienze molto intense dal punto di vista emotivo, che possono poi trasformarsi in un lavoro vero e proprio, o aprire le porte ad alcune posizioni lavorative.

Questo è il caso dei lavori socialmente utili, o ancora dei lavori nell’ambito del terzo settore. Lavori che spesso non sono considerati tali, per via della loro ampia richiesta di manodopera volontaria, ma come vedremo non è sempre così, e può capitare di trasformare queste esperienze in lavori a tutti gli effetti.

Vediamo allora di conoscere meglio questo mondo e come si sviluppano le sue possibilità d’impiego.

Lavori socialmente utili: cosa sono?

L’istituto dei lavori socialmente utili è stato inserito nell’ordinamento italiano nel 1981, al fine di offrire a tutti quei lavoratori temporaneamente inoccupati, un’attività che potesse essere di pubblica utilità. Questo tipo di lavori sono tra i più banali ma importanti che si possano immaginare: si va dallo sfalcio d’erba nelle zone pubbliche, fino all’assistenza nelle mense e nei convitti per i senza tetto. Sono lavori che si possono fare in qualsiasi caso, e che non hanno necessità di particolari formazioni specifiche ma hanno bisogno solo di buona volontà e impegno. Proprio per questo motivo, spesso i lavori socialmente utili sono svolti da personale totalmente volontario, che quindi non percepisce alcun tipo di compenso per il servizio.

Vi sono però delle fattispecie che consento e garantiscono una forma di compenso, esclusivamente nelle condizione di lavoratori disoccupati e in mobilità che decidono di svolgere mansioni socialmente utili appoggiandosi a qualche associazione.

Lavoratori Asu

La fattispecie dei lavoratori Asu è proprio quella relativa a personale al momento disoccupato che decide di svolgere lavori di pubblica utilità durante il periodo di distacco forzato dal lavoro. Inizialmente istituito nel 1981 per il solo mezzogiorno d’Italia, esteso nel 1984 a tutta la penisola, questa possibilità, ha visto ampliarsi il proprio bacino di percettori per tutti gli anni 90, subendo una drastica contrazione negli ultimi anni.

Attualmente in Italia, sono appena meno di 10 mila le persone che sfruttano questa opportunità, e l’intero finanziamento per il piano sociale ammonta a soli 70 milioni di euro.

L’assegno per questa forma di disoccupazione attiva, è di 580,14€ lordi mensili e possono accedere al programma le seguenti tipologie di lavoratori:

  • lavoratori in cerca di prima occupazione
  • disoccupati iscritti da più di due anni nelle liste di collocamento
  • iscritti nelle liste di mobilità che non percepiscono l’indennità
  • I lavoratori percettori di trattamenti previdenziali (mobilità, CIGS, o altro trattamento speciale di disoccupazione)

Resta però da dire come questa possibilità sia in costante diminuzione, andando fino all’esaurimento, soppiantata da altre politiche attive del lavoro. Al momento vi sono ancora 7 regioni in tutta Italia con lavoratori Asu attivi.

Il mondo del terzo settore

Lavoro volontari terzo settore

Un discorso a parte merita il mondo del terzo settore che ha organizzato in maniera strutturata tutto quello che ruota attorno ai lavori socialmente utili e al volontariato. Non tutti abbiamo in mente in maniera precisa cosa sia il terzo settore e come si sviluppino i progetti lavorativi connessi a questo.

Si parla di associazioni conosciute come ad esempio Greenpeace, la Croce Rossa, Medici senza Frontiere e Save the Children. Queste sono solo le più conosciute ed apprezzate a livello globale, ma ve ne sono davvero tante che hanno continuo bisogno di sostegno, sia economico che nel personale impiegato.

Chi volesse intraprendere una carriera nelle organizzazioni di questo tipo deve sapere che si troverà di fronte ad un percorso lungo, dove la tenacia e la convinzione in quello che si fa è fondamentale per il proseguo di una carriera in quell’ambito. Per arrivare a lavorare in maniera totalmente retribuita nel terzo settore, bisogna necessariamente avere alle spalle esperienze di volontariato varie e lunghe, senza le quali non si viene presi in considerazione per ricoprire posti retribuiti.

Essendo tutte società e associazioni senza scopo di lucro, chi opera nel terzo settore ha l’obbligo di reinvestire totalmente i proventi delle donazioni o delle attività, e uno dei modi è quello di assumere figure specifiche che possono migliorare tutte le attività connesse al funzionamento di una di queste associazioni. Ma come appena accennato il percorso è spesso lungo e dispendioso per un potenziale candidato, in quanto si deve giocoforza accettare un lungo periodo di lavoro non retribuito.

Ma quali sono nello specifico i lavori che si possono applicare al mondo del terzo settore e che sono d’interesse per chi desidera intraprendere una carriera come questa?

I lavori nel Terzo Settore

Come altre organizzazioni e società anche chi è impegnato nel terzo settore ha bisogno di manodopera continua per progredire nei propri intenti e attuare i progetti prefissati.

Il personale attivo nelle associazioni del terzo settore si divide in maniera piuttosto netta tra quello trasversale, che sovrintende all’organizzazione di tutta la struttura, e quello specialistico, che invece agisce maggiormente sul campo e si occupa delle mansioni che sono il fulcro degli obiettivi da raggiungere.

Figure professionali trasversali

Come dette queste sono figure fondamentali, perché mettono l’associazione nelle condizioni di perseguire i propri obiettivi in maniera concreta. Vediamo alcuni esempi di figure professionali di questo tipo:

  • Project Manager :una figura che si pone come responsabile della stesura e dell’organizzazione dei progetti. Il suo scopo è trovare progetti che possano realmente essere una leva per il cambiamento sociale e il miglioramento delle condizioni di chi viene aiutato tramite l’associazione, e per fare questo il PM si occupa di ogni fase del percorso, dalla sua ideazione fino alla presentazione ai potenziali finanziatori. Inoltre è fondamentale la sua opera di organizzazione delle varie componenti che si devono interfacciare tra di loro per la realizzazione materiale degli obiettivi
  • Addetto alla comunicazione: Spesso è una figura inserita inizialmente come stagista, e non prettamente proveniente dal mondo del volontariato. Deve saper gestire tutto quello che concerne la comunicazione con l’esterno dell’organizzazione no profit, dalla redazione dei comunicati stampa alla gestione degli eventi programmati.
  • Fundraiser: Probabilmente la figura centrale e di maggiore importanza tra quelle trasversali che sovrintendono al funzionamento dell’associazione. Deve essere una persona estremamente portata per le relazioni interpersonali. Il suo compito è quello di far pervenire un continuo flusso di finanziamenti all’associazione, facendo leva sulle attività svolte e sui contatti sviluppati nel tempo. Fino a poco tempo fa non esistevano corsi preparatori a questo tipo di attività, ma recentemente hanno iniziato ad essere proposti percorsi di studio adatti per chi vuole intraprendere questa strada, che nella maggior parte dei casi porta anche ad assumere la carica di presidente della no profit.
  • Responsabile dei programmi: una figura in qualche maniera simile a quella del project manager, ma che si concentra maggiormente sull’aspetto più pratico delle attività. Il suo compito principale è quello di monitorare lo svolgimento delle campagne, coordinare i volontari e presentare i risultati ottenuti attraverso di esse.
  • People raiser: si tratta molto semplicemente di un reclutatore, una figura il cui compito primario è quello di mantenere sempre un organico di volontari di livello altro, sia numericamente che qualitativamente. Su molte delle organizzazioni no profit si ha un continuo bisogno di profili specializzati per fornire servizi, come ad esempio quelli sanitari, e il people raiser ha proprio il compito di rintracciare e coinvolgere nei progetti queste figure.

Figure professionali settoriali

Proprio per la loro natura di assistenza pratica, le organizzazioni no profit necessitano di personale molto spesso estremamente qualificato in settori specifici come quello sanitario. Le figure più settoriali sono dunque un elemento imprescindibile che risultano essere il vero e proprio motore nella realizzazione dei progetti di assistenza. Eccone alcuni esempi.

  • Operatore Socio Assistenziale (OSA): Figura dotata di una preparazione sia teorica che pratica. Collabora con l’equipe più tecniche (medici, infermieri educatori o insegnanti) di strutture private che danno supporto materiale alla realizzazione dei progetti. Per ricoprire questa posizione è necessaria un’attenta conoscenza dei regolamenti degli enti, un aggiornamento costante, e un’etica ferrea che ben si sposi con il lavoro a sfondo sociale.
  • Educatore professionale: la figura che programma supervisiona e valuta i progetti educati e riabilitativi delle persone interessate alle attività di supporto. Opera con finalità di reinserimento nel tessuto sociale delle persone escluse per vari motivi da quei contesti, fornisce sostegno a famiglie ed individui in difficoltà attraverso percorsi di assistenza multidisciplinare in collaborazione con altri settori.
  • Mediatore culturale e interculturale: Figura professionale relativamente nuova che si pone l’obiettivo di facilitare l’inserimento dei cittadini stranieri, e di persone in stato di difficoltà e portatrici di un disagio sociale. Sono nati dei corsi specifici per la formazione di queste figure, che devono avere una buona conoscenza delle lingue e delle culture dei gruppi etnici con i quali si interfacciano.
  • Counselor familiare: Agisce come mediatore tra gruppi, aiuta ad appianare contrasti, e interviene su persone con specifici ed evidenti problemi relazionali. Non si tratta ne di uno psicologo, ne di uno pschiatra o psicotrapeuta, ma è una figura formata ad interventi concentrati e di breve durata che portano dei risultati immediati per la salute piscologica del gruppo e dei suoi componenti.

Posizioni aperte in 10 grandi aziende in Italia

Il lavoro in una grande azienda è sempre più ambito da tutti i giovani in cerca di un’occupazione stabile.

In realtà per entrare in una grande azienda (soprattutto se privata) il merito professionale e l’attenzione al ricercare l’offerta, possono fare la differenza, consentendo al candidato di raggiungere il proprio scopo.

Molto spesso, fuori dai canali tradizionali delle agenzie, le grandi aziende si occupano della ricerca del personale in maniera più banale di quello che si può immaginare, in particolare per le posizioni di entrata, quelle cioè alla base della gerarchia d’importanza.

Facciamo allora il punto sulle grandi aziende che sono presenti in Italia, provando a vedere quali di queste ricercano personale in modo diretto.

Perchè trovare lavoro in una grande azienda?

Analizziamo prima di tuffarci nelle offerte quelli che sono i motivi che possono spingerci a trivare un’occupazione in una grande azienda, anche per capire se la situazione fa totalmente al caso nostro.

Ovviamente il primo vantaggio che sale alla mente è quello della stabilità del posto di lavoro, che spesso viene garantita dalla presenza costante di clienti per queste grandi società. Oltre a questo è anche da sottolineare come le grandi aziende debbano offrire ai loro dipendenti dei contratti che prevedono maggiori tutele rispetto a quelli in uso su realtà molto più piccole. Questo aspetto è vero in particolare per i contratti a tempo indeterminato nelle grandi aziende, anche se bisogna specificare che la flessibilità in entrata in questi colossi è molto elevata. Ma una volta assunti, solitamente questi sono i lavori che si tengono per tutta la vita.

Altro aspetto che aumenta l’appeal di questa aziende è quello delle esperienze lavorative che possono garantire. Sono sicuramente più frequenti le trasferte all’estero, cosa molto apprezzata dai giovani per aumentare le loro conoscenze e skills lavorative.

Le posizioni aperte in Italia su grandi aziende

Grandi aziende che assumono

Ecco allora un elenco, diviso per azienda, delle posizioni attualmente aperte alle quale candidarsi. Ognuna di queste aziende presenta una pagina ben strutturata alla quale rivolgersi per la ricerca di potenziali nuovi lavori, quindi il consiglio primario quando si cerca presso una grande azienda è quello di vedere bene la sezione “lavora con noi” e comunque di caricare sempre un cv per le candidature spontanee.

Posizioni aperte Poste italiane

Direttamente raggiungibili alla pagina https://erecruiting.poste.it/posizioniAperte.php si possono trovare attualmente 4 posizioni aperte per trovare lavoro alle poste.

Nello specifico sono lavori nell’ambito della consulenza commerciale e del marketing. Di seguito una a titolo esemplificativo.

GIOVANI LAUREATI PER CONSULENZA IN AMBITO FINANZIARIO E COMMERCIALE (profilo junior)

Poste Italiane, quotata alla Borsa di Milano dal 2015, è il più grande Gruppo italiano con più di 130.000 dipendenti. Offre prodotti e servizi nei settori della corrispondenza con oltre 2.000 centri di distribuzione su tutto il territorio nazionale, della logistica, dei sistemi di pagamento, dei servizi finanziari e delle assicurazioni con una rete di 12.800 Uffici Postali. Vanta 34 milioni di clienti, 15 milioni di download delle app e ha emesso finora 25 milioni di carte di pagamento.

In relazione al Piano strategico “Deliver 2022”, con riferimento ai Servizi Finanziari e in un’ottica di rafforzamento della rete commerciale, si ricercano giovani laureati in discipline economiche da avviare all’attività di consulenza sui prodotti finanziari e assicurativi collocati da Poste Italiane.

I candidati individuati saranno inseriti all’interno della rete di Uffici Postali su tutto il territorio nazionale

Requisiti

• Laurea Magistrale in Discipline Economiche (Economia e Commercio, Economia Aziendale, Economia Istituzioni e Mercati Finanziari, Scienze Bancarie ed Assicurative, Economia Intermediari Finanziari e Scienze Statistiche) conseguita con votazione finale non inferiore a 102/110.

• Spiccate doti commerciali, forte orientamento al cliente e dinamismo.

Conoscenze professionali

• Ottima conoscenza degli strumenti di Office Automation.

Sede di lavoro – Intero territorio nazionale

Tipologia offerta – Contratto di apprendistato della durata massima di 36 mesi

Posizioni aperte FS

Anche per le Ferrovie dello Stato vi è una continua ricerca di personale. Rispetto a quanto appena visto per le poste, nell’azienda di trasporto pubblico si può presentare delle candidature spontanee, venendo poi indirizzati verso gli ambiti più affini al proprio profilo.

Direttamente sulla pagina https://www.fsitaliane.it/lavoraconnoi.html si possono trovare tutte le informazioni del caso. Gli ambiti entro il quale si sviluppano le posizioni lavorative richieste nelle Ferrovie dello stato sono:

  • Ingegneria
  • Produzione e circolazione
  • Sicurezza
  • Qualità
  • Manutenzione
  • Marketing e commerciale
  • Investimenti
  • Acquisti e logistica
  • Immobiliare e servizi
  • Staff vario

Posizioni aperte Enel

Enel è un’azienda oramai presenti in molti paesi del modo, pertanto se cercate qualche posizione aperta in Italia il primo consiglio è quello di filtrare le proposte per nazione. Infatti molte di queste sono ubicate all’estero, ma ve ne sono di disponibili anche per l’Italia. Di seguito quelle attualmente disponibili alla pagina https://www.enel.com/it/carriere/posizioni-aperte

  • Cloud Architect

Cioè colui che si occupa di progettare e ottimizzare tutti i progetti aziendali sviluppati su tecnologia cloud

  • IoT Solution Architect

Anche questa è da considerarsi una delle nuove figure dei lavori digitali, infatti si occupa della gestione delle applicazioni inerenti all’internet of things.

  • IT Data Architect

Una figura che organizza i sistemi per interpretare in maniera corretta tutti i dati informatici raccolt

  • BD Acquisition Specialist

Una classica figura manageriale di alto profilo che si occupa della valutazione e dello sviluppo, delle nuove opportunità di business.

Posizioni aperte Eni

Rimaniamo nell’ambito dell’energia con il colosso Eni, che alla sua pagina dedicata alle carriere presenta alcune offerte valide per il territorio italiano.

Eccole qui di seguito:

  • ESPERTO PROCESSI E BEST PRACTICES (IRC212263)SAN DONATO MILANESE / Milano
  • RICERCATORE NELL’AMBITO DELLO SVILUPPO DELLE FILIERE AGRO-INDUSTRIALI (IRC211964)NOVARA
  • PRODUCT MARKETING MANAGER (IRC211256)SAN DONATO MILANESE / Milano

Da segnalare che Eni offre anche la possibilità di una continua formazione, come testimonia il master in energy innovation istituito lo scorso anno e giunto quindi alla seconda edizione.

Posizioni aperte Vodafone

Anche i colossi delle telecomunicazioni si attivano continuamente per attirare nuovi collaboratori. Vodafone in particolare sta mettendo in campo tutta una serie di iniziative importanti legate al 5G, e anche le figure ricercate vanno nella direzione di profili estremamente formati nelle nuove tecnologie.

Alla pagina https://vodafone.taleo.net/careersection/2a/jobsearch.ftl?lang=it si possono trovare offerte specifiche per ingegnere di dati e altri lavori legati al digitale. Tutte queste sono riferite alla sede milanese dell’azienda.

Posizioni aperte ATM

Rimaniamo a Milano per quella che l’azienda pubblica di trasporto del capoluogo meneghino. Lontana da certe aberrazioni nell’assegnazione dei posti di lavoro, riscontrabili in altre aziende simili, ATM pubblica alla pagina http://www.lavorareinatm.it/Default numerose offerte che vanno dalla conduzione di autobus e metro, fino ad addetti per l’ufficio acquisti.

Molto spazio trovano anche manutentori ed ingegneri delle linee di trasporto.

Posizioni aperte Lidl

Divenuto in breve un colosso assoluto della distribuzione alimentare in Italia e in Europa, Lidl è sempre impegnata a potenziare la rete vendita, in modo da essere più capillare possibile su tutto il territorio.

Direttamente alla pagine https://lavoro.lidl.it/it/jobsearch.htm è possibile trovare numerose pagine piene di offerte provenienti da tutta Italia. Si va dagli addetti vendita fino ai magazzinieri e direttori di filiale, in base ovviamente al CV presentato dal candidato e all’esperienza maturata.

Posizioni aperte Coop Alleanza

Diretta concorrente di Lidl, Coop Alleanza 3.0 adotta anch’essa un sistema di reclutamento diretto tramite la pagina https://www.e-coop.it/lavora-con-noi. Qui è possibile scegliere la Coop di riferimento della prozia zona e vede tra le offerte disponibili, ed anche compilare un CV da lasciare per candidatura spontanea. Si ricercano ovviamente figure in tutta Italia, che coprono tutto lo spettro delle possibili mansioni di un’attività come questa, dall’addetto vendita al cassiere.

Posizioni aperte Eataly

Anche uno dei player principali dell’industria eno-gastronomica italiana come Eataly offre posizioni aperte e disponibili alla quale potersi candidare.

Le offerte sono davvero numerose, e tutte concentrate nel centro-nord Italia, e spaziano dalla gestione del magazzino alle aree vendita, fino alle posizioni inerenti al marketing e commerciale. Per candidarsi è possibile inviare il proprio CV aggiornato alla pagina https://www.eataly.net/it_it/chi-siamo/lavora-con-noi/posizioni-aperte

Posizioni aperte Leroy Merlin

Chiudiamo rimanendo nell’ambito della grande distribuzione. Il colosso della vendita di materiale di bricolage Leroy Merlin attraverso la sua pagina http://lavoro.leroymerlin.it/, promuove tutte le posizioni aperte disponibili sul suolo italiano, con un ampio ventaglio di possibilità per chi è alla ricerca di un lavoro. Particolare attenzione anche a delle offerte interessanti per fare da cossiddetto “weekendista” cioè quei lavoratori destinati a coprire i turni dei week end, cosa che potrebbe essere utile a chi studia o cerca un lavoretto extra.