Lavoro e franchising: opportunità reale?

Il sogno di molti è quello di diventare imprenditori, e poter essere alla guida di un’attività produttiva di successo. Già da molto tempo il modello del franchising ha reso possibile questo scenario per molte persone, che hanno trovato in questo sistema lavorativo uno sbocco interessante in grado di fornire una nuova prospettiva a tutti quelli che si trovano nella condizione di cercare lavoro, o magari decidono di cambiare occupazione.

Ma quali sono le reali opportunità per chi decide di aprire un’attività in franchising, e soprattutto come viene regolamenta questo modello in Italia? Vediamo assieme in questa scheda dettagliata che passa in rassegna molti degli aspetti legati al mondo del franchising.

Come funziona il franchising

opportunità franchising

Partiamo con il definire precisamente cosa s’intende per attività in franchising. Si tratta letteralmente di un contratto di collaborazione tra imprenditori per la produzione o distribuzione di prodotti oppure servizi. Questo modello di business è particolarmente indicato per tutte quelle persone desiderano avviare una propria attività ma senza partire completamente da zero. Infatti quando ci riferiamo al franchising intendiamo proprio un processo di affiliazione, che porta la nuova attività nascente a legarsi in maniera esclusiva ad un marchio o un brand già forte e riconosciuto sul mercato.

Questa forma di collaborazione porta numerosi vantaggi ad ambo le parti nella fase iniziale della collaborazione, perché permette all’impresa nascente di poter già contare su un bacino di clientela formato.

Al contrario per la società che cede in uso il marchio si ha la possibilità di aggirare alcune norme relative alla concorrenza, potendo dislocare molti punti vendita sul territorio e rafforzando di conseguenza la propria immagine.

Il franchising ha origine oramai quasi 100 anni fa, e nasce negli Stati Uniti, soprattutto legato all’ambito della ristorazione. Il suo boom infatti si registra negli anni 50’, con l’esplosione commerciale delle catene di fast food in tutto il paese. Molti dei Mc Donald’s o Burger King che vediamo sono infatti imprese costituite in franchising. In Italia la diffusione avviene principalmente a cavallo tra gli anni 70’ e 80’, coinvolgendo principalmente le imprese della grande distribuzione.

Queste hanno consentito ai piccoli commercianti territoriali di apporre il proprio marchio sulle loro attività, potendo così coprire in maniera più capillare il territorio.

Il processo di affiliazione in franchising

Ora che il meccanismo è chiaro passiamo a vedere come avviene l’affiliazione di una nuova società ad un’azienda principale.

Anzitutto bisogna specificare che molte grandi aziende hanno dei piani appositi per attirare l’interesse di nuovi imprenditori al fine di ampliare la loro rete vendita e riuscire a coprire il territorio in maniera più capillare.

Se siamo interessati alla possibilità di affiliazione bisogna manifestare il proprio interesse direttamente all’azienda principale, ed inseguito verranno affrontati i passi che elenchiamo per completare il processo di affiliazione:

Interesse e conoscenza

Come detto il primo passo è quello di cercare un’attività che possa essere di nostro interesse, magari in un ambito che conosciamo già abbastanza bene. Se fossimo, ad esempio, in possesso di esperienza nel campo del commercio dell’elettronica potremmo valutare la possibilità di accedere a programmi di affiliazione sul modello di quelli proposti dai marchi Expert ed Euronics. Ma questo concetto è applicabile ad innumerevoli campi. Ogni grande marchio che propone i programmi di franchising, ha le proprie pagine web con tutte le informazioni del caso per farsi un’idea preliminare sull’opportunità lavorativa.

Primo colloquio

Se siamo interessati al franchising di una determinata azienda, dopo aver raccolto le informazioni utili, sarà probabilmente fissato un primo colloquio conoscitivo, dove potremmo fugare i dubbi e le perplessità sul processo di affiliazione, e dove anche la società principale potrà valutare la validità della persona che si propone per l’apertura del nuovo punto vendita.

Valutazione della potenzialità dell’affiliato

Come detto la società che cede il marchio compie una valutazione sulle potenzialità dell’affiliato, per evitare di aprire negozi, oppure agenzie, prive di prospettiva di crescita. Queste potenzialità si misurano sulla base di alcuni parametri come la valutazione della candidatura a livello di esperienza e solidità economica, ma anche altri fattori come la zona interessata all’apertura sono importanti in questa fase.

Scelta dei locali e allestimento

Qualora la fase preliminare e di valutazione incontri la reciproca soddisfazione di entrambe le parti, si potrà iniziare la fase di startup vera e propria della nuova attività .

La società principale supporterà il franchisee (cioè l’imprenditore che apre il nuovo punto vendita) nella ricerca del locale più adatto e nella progettazione e realizzazione finale del negozio o dell’agenzia.

Molto importante è sottolineare come le grandi aziende richiedano un investimento economico iniziale al franchisee per dividere proprio queste spese di allestimento dei punti vendita, che essendo marchiati da un’azienda forte sul mercato, devono rispettare gli standard visivi, ed essere brandizzati entro la data di apertura.

Formazione

Quasi tutte le aziende che concedono lo sfruttamento del proprio marchio in franchising attuano una formazione importante e costante nei confronti degli imprenditori che decidono di affidarsi a loro. Infatti non è da sottovalutare che nonostante si parli di aziende diverse, chi apre un negozio in franchising è portare dell’immagine e del marchio di una specifica azienda, che ha quindi tutto l’interesse a mantenere degli standard di alto profilo sul lavoro legato al proprio marchio.

Normativa riguardo al franchising

contratto di franchising

Quando si applica un modello di questo tipo tra due soggetti imprenditoriali economicamente indipendenti tra di loro, vi è la naturale necessità di normare il tutto nella maniera più precisa possibile, per evitare spiacevoli polemiche e code giudiziarie.

Il contratto di franchising in Italia è normato dalla legge 129/04 che definisce con estrema precisione quali sono i termini entro cui può considerarsi valido un contratto di questo tipo.

Nello specifico la legge in questione si occupa di dare definizione a quattro aspetti fondamentali per l’applicazione di questo modello di business che sono:

  • Il know how: quindi il patrimonio di conoscenze pratiche che l’affiliante trasmette all’affiliato
  • Il diritto d’ingresso: quindi la quota iniziale che l’affiliato versa alla società principale
  • Le royalty: quindi la percentuale annua del volume d’affari sviluppata dall’affiliato che va riconosciuta all’affiliante
  • Diritti di proprietà: cioè il concetto secondo cui i beni dell’affiliante, siano essi prodotti direttamente o sotto sua indicazione, rimangono di proprietà dell’affiliante stesso

Inoltre la normativa impone la presenza di un contratto scritto tra le parti dove vengano esplicitamente segnalate tutte le spese per investimento iniziale, quelle delle royalty annuali (sia in forma percentuale che fissa a seconda degli accordi tra le parti) e tutte le condizioni di rinnovo, oppure le fattispecie che possono portare alla risoluzione immediata del contratto con le relative penali da ambo le parti.

Questa legge emanata nel 2004 ha portato nuova chiarezza nei confronti di questo sistema di business interessante, ed un ulteriore spinta alla crescita del franchising in Italia è avvenuto sull’onda della Legge Bersani sulle liberalizzazioni che ha semplificato notevolmente l’iter burocratico a carico dell’imprenditore che desidera aprire un’attività in franchising.

Franchising: pro e contro

Il modello di business è chiaro, e ben regolamentato anche in Italia.

Nel corso del tempo ha dimostrato di saper funzionare egregiamente, dando vita a collaborazioni fruttuose e storie di successo. Ma come tutte le opportunità inerenti al mondo del lavoro esistono i lati positivi e negativi di una stessa medaglia, e anche il franchising non si sottrae a questa regola. Proviamo quindi a tracciare una serie di motivi per dare una valutazione complessiva di questo sistema di lavoro così conosciuto.

Pro

I vantaggi derivanti da un’attività in franchising sono facilmente comprensibili. Si tratta di un’attività imprenditoriale dove si possono abbattere i rischi di insuccesso, grazie allo sfruttamento di un marchio già conosciuto in un determinato ambito. Pertanto, soprattutto la fase di crescita iniziale dell’opportunità lavorativa sarà notevolmente accelerata, e si potrà iniziare da subito a sviluppare dei fatturati interessanti.

Oltre a questo, un vantaggio innegabile è rappresentato dall’avere alle proprie spalle un gruppo con una struttura consolidata che garantisce assistenza qualsiasi momento. Un aspetto fondamentale che consente di conoscere in anticipo le possibili criticità del lavoro di un determinato ambito.

Contro

Esiste ovviamente anche il rovescio della medaglia. Anzitutto è rappresentato dall’investimento iniziale, che nei casi di aziende con brand molto conosciuti può essere anche abbastanza corposo. Stesso discorso si può fare per le royalty annuali, che riducono il margine di profitto dell’imprenditore che apre l’attività.

Un altro aspetto negativo, che molto spesso mette ai ferri corti l’affiliato con la sua casa madre, è quello strategico. Infatti l’imprenditore che apre un’attività in franchising vede ridursi notevolmente il perimetro della propria indipendenza sulle scelte strategiche per lo sviluppo dell’attività. Per ogni decisione riguardante il proprio punto vendita, l’affiliato dovrà sempre attendere l’approvazione dell’affiliante, compreso il caso in cui decida di vendere completamente l’attività.

Tirando le somme l’attività di franchising può essere una valida alternativa se si vuole affrontare un’attività in proprio senza accollarsi eccessivi rischi. Bisogna però valutare attentamente tutte le possibili implicazioni, sia quelle di natura economica che quelle relative alla propria indipendenza lavorativa. Il consiglio infine è quello di decidere con attenzione a quale marchio si decide di legare a doppio filo il proprio successo imprenditoriale.