Aprire un’attività in proprio: idee e consigli

Sarebbe il sogno di molti. Poter mollare tutto e mettersi in proprio, diventando i veri capi di sé stessi. Ovviamente come in molti lavori e situazioni professionali, questa condizione nasconde dei pro e dei contro che devono essere valutati prima di assumere ogni decisione in tal senso. E naturalmente per decidere in maniera consapevole, è bene conoscere nel dettaglio tutto quello che serve sapere prima di affrontare un’esperienza lavorativa in proprio.

Vi sono moltissimi aspetti da tenere in considerazione, da quelli più pratici e burocratici a quelli più inerenti alla sfera personale e di attitudini.

Vediamo di fare un sunto di tutto quello che c’è da sapere per fornire una guida di massima a chi spera di diventare imprenditore di sé stesso, fornendo consigli e spunti utili per avviare delle attività di successo.

Mettersi in proprio: alcune idee

aprire la propria attività

Prima di tutto dobbiamo avere chiaro cosa vogliamo fare, per avere davanti a noi un percorso preciso e ben delineato. La confusione è assolutamente nemica di questo tipo di attività.

La prima cosa da fare è quindi partire da un’idea che possa essere fruttuosa, e farla crescere con il passare del tempo e dell’impegno profuso. Esempi se ne possono trovare a decine riguardo ad idee brillanti che sono sfociate in attività di successo. In ogni periodo ci sono settori dove lo spazio per emergere è maggiore, e la bravura sta proprio nell’individuare quelli giusti. Ecco quindi alcune idee valide per provare ad avviare un’attività di successo nel prossimo futuro.

Servizi

Le attività nei servizi hanno il vantaggio che spesso non devono essere sostenute da un grande investimento iniziale, in quanto non si tratta di lavori dove bisogna produrre qualcosa di materiale, ma si mettono a disposizione tempo e competenze. Tranne per i casi dove sono richiesti permessi o abilitazioni, basterà davvero poco per offrire i propri servizi al mercato.

  • Aprire una Società di Servizi alle PMI
  • Aprire un micronido
  • Aprire un patronato/CAf
  • Aprire un ufficio postale privato
  • Aprire una scuola privata

Alimentari e ristorazione

Il campo della ristorazione e dell’alimentari è un grande classico in Italia soprattutto, dove però la concorrenza è alta ed estremamente qualitativa. Discorso nettamente diverso se valutiamo l’opportunità nell’ottica di un’attività all’estero. Occhio anche imprese che fanno dell’import export il loro business principale.

  • Aprire un bar
  • Aprire un panificio
  • Aprire una yogurteria
  • Rivendita di capsule di caffè
  • Avviare un agriturismo
  • Aprire un ristorante vegetariano
  • Aprire un fast food
  • Aprire una pizzeria
  • Aprire un frantoio oleario
  • Aprire un caseificio

Viaggi e tempo libero

Un settore in qualche maniera affine a quello della ristorazione che potrebbe dare delle soddisfazioni se ben gestito. Si tratta di fornire soluzioni e attività da svolgere per il tempo libero, ma in alcuni casi la strada potrebbe essere impervia per via dei permessi come nel caso dei locali. Sicuramente in questo caso si devono fare degli investimenti più corposi.

  • Aprire un’agenzia di viaggi
  • Aprire un locale notturno
  • Aprire un vivaio
  • Franchising parrucchieri
  • Aprire un centro scommesse sportive

Mettersi in proprio senza soldi

Chiaramente gli esempi appena visti sono piuttosto classici in molti casi, e non sono pochi gli esempi di chi lascia un lavoro, magari stabile, per aprire un’attività soprattutto nel campo della ristorazione. Molti degli esempi appena portati hanno però la necessità di avere alle spalle dei risparmi da investire, cosa di non poco conto se pensiamo che spesso si cerca di aprire un’attività per dare una svolta anche economica alla propria vita. Pertanto al giorno d’oggi sono fondamentali gli spunti che possono arrivare nel consigliare l’apertura di attività in proprio a costo zero o quasi, dove con un investimento iniziale davvero minimo si può pensare di mettere sul mercato il proprio prodotto o servizio.

L’avanzamento tecnologico in questo senso ha avvicinato questa possibilità, rendendo in qualche maniera più democratico l’accesso alle attività in proprio di quanto non lo fosse precedentemente. Alcuni esempi interessanti di questa tendenza sono:

Servizi di web marketing

Sempre più spesso le aziende si affidano a società per la loro comunicazione esterna e per la loro promozione. Sul web questa pratica è relativamente nuova, e non tutte le agenzie di comunicazione sono state in grado di riconvertirsi a tale cambiamento. Anche il vuoto formativo lasciato dalle università della comunicazione negli scorsi decenni, ha favorito la nascita di figure che con corsi mirati e specializzati sono riuscite a formarsi adeguatamente per fornire questi servizi. Lavorando da freelance il più delle volte, lo spazio per un’attività come questa è ancora abbastanza aperto, e l’investimento iniziale per fornire i propri servizi è davvero irrisorio e alla portata di tutti.

Marketer online

Si tratta di mettere a frutto le proprie capacità e competenze nel campo della creazione di testi e contenuti per il web, finalizzati a vendere dei prodotti. Con il sistema di affiliazioni (il più famoso quello di Amazon) si può anche generare un grosso profitto. Nella pratica si svolge l’attività di rappresentante per una miriade di prodotti attraverso dei contenuti ottimizzati per farli trovare in rete alle persone interessate, e si guadagna una percentuale da ogni vendita generata dal proprio contenuto.

Dropshipping

Un sistema di vendita basato sempre sul commercio online. Si tratta di veri e propri negozi virtuali, dove l’utente che s’impegna in questa attività non possiede materialmente ciò che vende ma si appoggia ad una piattaforma che gestisce il magazzino e la spedizione. Se si hanno basi solide di conoscenze della vendita al dettaglio e all’ingrosso, questa può essere un’opportunità molto profittevole, che può generare guadagni senza troppi sforzi. Bisogna comunque legare il successo di queste imprese a delle strategie di marketing online molto precise, per avere opportunità di successo.

Aprire un Franchising a costo zero

Questa fa parte di un’opportunità più classica, che ha visto il suo massimo splendore nei decenni precedenti, ma che ancora oggi risulta una delle opportunità più ricercate da chi vuole mettersi in proprio. Vi sono dei particolari accordi di aperture di negozi in franchising che non richiedono investimenti iniziali, ma che si basano su una quota mensile fissa di rimborso alla casa madre che ha compiuto l’investimento iniziale. Si tratta in pratica di un pagamento delle spese iniziali differito nel tempo, ma permette di avviare la propria attività con costi estremamente contenuti.

Consigli per mettersi in proprio

Ora che abbiamo visto alcune idee di base, e quelle più moderne ed economiche per avventurarsi nel lavoro in proprio, passiamo ad alcuni consigli utili per l’apertura dell’attività, in modo da capire se questa forma di lavoro si addice alle nostre caratteristiche e peculiarità personali.

Soprattutto quando si decide di cambiare totalmente vita, e di lasciare un lavoro stabile per buttarsi verso uno in autonomia, dobbiamo avere chiari alcuni concetti che torneranno utilissimi nella nostra nuova esperienza.

Avere consapevolezza di quello che ti aspetta

Le differenze tra lavoro dipendente e in proprio sono enormi. Prima di tutto la sicurezza lavorativa sarà molto più fragile e si dovrà convivere con questa condizione. Inoltre anche gli orari, che potranno essere molto più flessibili in meglio, avranno anche il rovescio della medaglia e le molte cose da fare potrebbero impegnarti molto più tempo di quello che facevi da dipendente

Avanzare per gradi

Non bisogna avere fretta di fare tutto e subito. Il consiglio di base è quello di sperimentare le cose su piccola scala prima di trovarsi nella dannosa condizione di fare il famoso passo più lungo della gamba

Stabilire la forma giuridica della tua futura impresa

Ditta individuale, Sas, Snc, Srls, Srl, Spa. Ci sono diverse forme giuridiche con regimi fiscali e contabili diversi tra cui scegliere in base al tipo di attività e al fatturato previsto.

  • La ditta individuale è sicuramente la meno onerosa per iniziare un piccolo business. Il regime fiscale è agevolato e la gestione contabile è semplificata. In questo caso l’imprenditore è illimitatamente responsabile verso terzi e creditori a cui, qualora fosse necessario, dovrà rispondere con il proprio patrimonio.
  • Società di persone (Snc, Sas, SS): contabilità semplificata e quindi minori adempimenti amministrativi. Permane la responsabilità illimitata dei soci.
  • Società di capitali (Srls, Srl, Spa): in questo caso c’è una separazione tra patrimonio personale dei soci e capitale investito. L’amministratore unico è il responsabile della gestione e dei rapporti con creditori e terze parti. La contabilità (ordinaria) è più dispendiosa sia in termini economici che di tempo. Formule consigliate per attività ad alto rischio e/o con elevati investimenti iniziali.

Appoggiarsi ad un commercialista fidato in questa fase è fondamentale per la buona riuscita dell’attività. E questa dovrà essere anche la prima azione concreta da fare prima di partire con la propria impresa.

Fare un piano di business

Avere le idee chiare è imprescindibile. Capire in anticipo quali potranno essere le criticità e i futuri problemi è fondamentale. Inoltre un business plan è utile per capire quali sono le reali forze economiche di cui possiamo disporre e cosa possono potenzialmente generare. In pratica questo piano ci aiuta a capire se la nostra idea sarà facilmente sostenibile dal punto di vista finanziario.

Accedere a finanziamenti

L’ultimo consiglio riguarda la parte più spinosa. Gli investimenti iniziali talvolta possono essere un cruccio, ma esistono molte vie per provare a trovare di volta in volta i giusti aiuti per investire nella propria attività Oltre alle classiche banche, che però hanno ristretto di molto l’accesso al credito soprattutto per le nuove micro imprese, si possono trovare bandi, concorsi, e piani di supporto economico ad alcune attività Ad esempio molto spesso si supportano le imprese agricole in fase di startup, per l’acquisto di macchinari, e questo tipo di risorse sono fornite da enti privati e pubblici diversi dalle banche.

Lavori senza candidati

Sembra quasi paradossale da dire, ma si sta assistendo ad un fenomeno bizzaro nel mondo del lavoro odierno. Si tratta di quello dei molti posti di lavoro che denunciano una mancanza quasi cronica di candidati, con aziende grandi, ma anche medie e piccole imprese, in difficoltà nel trovare i giusti profili professionali cui affidare importanti mansioni ai fini dello sviluppo aziendale.

I motivi di questa tendenza sempre più dannosa e difficile da arginare sono molti, ma sicuramente la radice di questi mali arriva dalla carente pianificazione formativa e scolastica che l’Italia ha evidenziato negli ultimi decenni. 

Vediamo allora di esaminare alcune delle carenze, per trovare anche la giusta soluzione e dare qualche consiglio a chi si mette alla ricerca di un lavoro.

futuro per il lavoro

Carenze di formazione e competenze sbagliate

La prima tendenza evidente è quella di una distanza notevole tra la domanda di mercato e quanto offre la macchina della formazione scolastica ed universitaria. Si vedono al giorno d’oggi sempre più esempi di head hunter che lamentano un gap enorme tra quanto viene loro richiesto e quello che riescono a racimolare nel bacino dei potenziali candidati. Ma la situazione si sviluppa su due facce della stessa medaglia. Anche per lavori meno qualificati ci si trova in situazioni di stallo, dovute alla sovraistuzione di molti dei potenziali nuovi assunti. Una fotografia che rimanda ad una situazione di notevole difficoltà, dove è sempre più evidente la mancanza di orientamento alla formazione che hanno patito i giovani negli ultimi decenni.

Infatti sembra proprio che molti ragazzi siano compresi in un limbo dalla quale sia difficile uscire, con competenze specifiche in settori ormai saturi e senza sbocchi, che li rendono sovraistruiti per le mansioni meno qualificate, e impreparati per quelle più specializzate.

Gli esempi sono molteplici e non lasciano spazio a molte interpretazioni. 

La sovraistuzione

Come detto quello della sovraistuzione è un nodo critico della difficoltà nel reperire personale. Questo fenomeno con il tempo ha dato vita ad abberrazioni lavorative che hanno fatto scuola, come ad esempio la grande presenza di laureati nei call center, che sono oramai portati ad esempio per questo tipo di problematica.

Per fare un altro esempio pratico basta guardare ad alcune eccellenze italiane, che rischiano di andare in grave sofferenza a causa della mancanza di una formazione adeguata alla mansione: stiamo parlando dei distretti della pelletteria in Toscana e del tessile in Piemonte. 

In queste due regioni la tendenza è marcata e non accenna a diminuire, con gravi ripercussioni sulla realtà produttiva, che se non ancora visibili, potrebbero però farsi sentire pesantemente nei prossimi anni. 

La mancanza di addetti specializzati nella lavorazione della pelle, o della materia tessile, non trova il giusto riscontro nei percorsi di studio scelti dai ragazzi. Infatti le iscrizioni ai licei continuano ad aumentare, mentre la frequentazione delle scuole professionali diminuisce sempre di più facendo registrare un calo di quasi 5 punti percentuali nell’ultimo periodo (dal 19,14% del 2014 al 14,68% del 2019). Questa situazione si trascina alcuni problemi operativi per le aziende, primo fra tutti quello di doversi sostituire alla scuola per la formazione professionale dei lavoratori di domani. In secondo luogo, costringe nella maggior parte dei casi a fare buon viso a cattivo gioco, dovendo forzatamente assumere personale sovra-istruito. Un dato emblematico di questa tendenza è dimostrato dalle stesse imprese che nel triennio 2014-2016 ha dichiarato di aver assunto personale con eccesso di istruzione nel 31,6% dei casi, con un picco di oltre il 34% se il candidato ha meno di 29 anni. 

Competenze sbagliate

L’altra faccia della medaglia presenta il conto di una serie di politiche di orientamento al lavoro completamente fallite con il tempo. In pratica vengono formate troppe competenze inutili, di cui il mercato ha già fatto ampio utilizzo fino a saturare la richiesta. Molti giovani, malamente orientati dalle istituzioni scolastiche, hanno invece continuato ad inondare le università in alcuni corsi super infalzionati, creando come conseguenza un tappo nel mercato del lavoro e le aberrazioni occupazionali di cui abbiamo accennato in precedenza.

La situazione adesso vede le aziende in difficoltà nel reperire figure molto qualificate e preparate in ambiti molto specifici, come quello dell’informatica e delle nuove professioni digitali. Esempi emblematici della tendenza sono alcune difficoltà nel reperire analisti e progettisti di software (addirittura nel 60% dei casi) o elettrotecnici o tecnici programmatori che non si trovano nel 57% dei casi.

Gap tra domanda e offerta

Scatta quindi l’allarme per il gap consistente che va delineandosi tra domanda e offerta di lavoro. Siamo nella situazione in cui in Italia non manca il lavoro, ma è carente tutto quello che viene prima dell’ingresso nel mondo del lavoro, con aziende e apparato scolastico che in questi anni non hanno saputo dialogare in maniera proficua per sfornare i giusti talenti del domani.

Un rapporto di Unioncamere del 2018 (rapporto Excelsior) dimostra in maniera evidente come la situazione di disallineamento sia difficile da arginare: delle oltre 4 milioni di assunzioni previste su scala nazionale in tutto il 2018, nel 26% dei casi è stato difficile trovare un profilo adeguato alla richiesta. Un dato allarmante e in ascesa, se contiamo che ha fatto registrare un aumento del 5% rispetto al 2017. Questo per quello che riguarada soprattutto le nuove occupazioni del futuro, ma la grande difficoltà nei prossimi anni si rischia di toccarla con mano in settori come quello del commercio e del turismo, che sono destinati a raccogliere oltre il 25% dei nuovi assunti. Qui il problema sarà quello precedentemente affrontato della sovra-istruzione, con l’obbligo per le imprese di ristorazione o del turismo di assumere laureati (solitamente in materie di stampo umanistico) per le mansioni di cameriere o cuoco. 

Gap occupazionale nella sanità

Capitolo leggermente distaccato merita la situazione della sanità. In questi anni si è accentuata una tendenza che vede la mancanza cronica di personale medico negli ospedali italiani, tanto da costringere alcune regioni come Veneto e Molise ad assumere a tempo determinato dottori già in pensione per ovviare al problema almeno momentaneamente. Una situazione che con il processo dei pensionamenti (aggravato dall’applicazione di quota 100) porterà ad una situazione vicina al collasso già nel 2025 secondo le stime del sindacato dei medici ANAAO Assomed. Per quella data sono previsti infatti circa 16.700 medici specialisti in meno in tutta Italia, con situazioni particolarmente critiche in regioni come la Sicilia (2.250 medici mancanti nel 2025), il Piemonte (2.000 unità) la Lombardia (1.900 unità) La Toscana e la Puglia (1.700 unità). L’abolizione di rigidi tetti di spesa per le regioni riguardo la sanità, con l’articolo 11 del decreto Calabria, ha provato a dare un primo impulso per la risoluzione del problema, che appare però ancora distante, richiedendo dunque uno sforzo sinergico tra il ministero della sanità e dell’istruzione per provare ad arginare la tendenza. 

Consigli per sfruttare il gap occupazionale

i lavori del futuro

La fotografia della situazione è impietosa al momento, ma va letta soprattutto dal lato delle imprese e delle aziende che non trovano soddisfatta la loro richiesta di personale formato. Per chi è alla ricerca di lavoro questa invece potrebbe trasformarsi in una gigantesca opportunità, per entrare nel mondo dell’impiego dalla porta principale, riuscendo a posizionarsi in una nicchia di domanda che potrebbe essere molto profittevole, sia come stabilità lavorativa che come retribuzione. 

I consigli sono abbastanza semplici, ma se fossero così scontati non ci sarebbe la situazione appena descritta.

Ovviamente per i più giovani è consigliato affrontare con la massima attenzione e serietà il momento dell’orientamento, a partire dal ciclo di studi secondario (quello delle superiori per intenderci), per evitare di imboccare una strada formativa che ad un certo punto è inevitabilmente destinata a chiudersi. 

Attenzione quindi a non sottovalutare la frequentazione degli istituti professionali, utili per formare professionalità che come abbiamo visto saranno comunque ampiamente richieste negli anni a venire. 

Se si vuole imboccare la strada della specializzazione invece, è bene farlo essendo ben coscienti che questa deve essere molto specifica e orientata verso le nuove tecnologie. Avere una cartina che possa presentarci l’atlante delle nuove professioni digitali (lo trovi qui), è utile per immaginare quale potrebbe essere il proprio lavoro del futuro, e per affrontare nel migliore dei modi l’enorme cambiamento dinamico in atto nel mondo del lavoro. Infatti, se pensiamo che l’economia tradizionale, come l’abbiamo sempre conosciuta, occupa il 60% del mondo occupazionale, dobbiamo anche immaginare che questa è destinata a diventare marginale nel giro di pochi anni, soppiantata da quella che viene chiamata la new economy dell’industria 4.0. In questo immediato futuro la domanda di lavoro sarà prevalentemente basata sulla richiesta di high skills, cioè quelle competenze molto specifiche, che saranno necessarie specialmente nelle aree delle data science, quindi analisi predittive del mercato, machine learning e intelligenza artificiale.

Lo stesso discorso vale anche per i meno giovani, che possono comunque correggere la loro formazione passata, sfruttando le iniziative per la riqualificazione già introdotte da alcuni piani regionali e messe in atto da alcune aziende impegnate a formare le competenze del futuro. 

La parola d’ordine per il futuro del lavoro sarà quindi quella della chiarezza. Chiarezza di un percorso fin dall’inizio, scegliendo le migliori nicchie per la propria propensione lavorativa e specializzandosi per trovare sempre l’occupazione più adatta ad ognuno. 

Atlante delle professioni digitali

Il digitale è sempre più parte imprescindibile del nostro mondo. In quasi tutte le azioni che facciamo durante il giorno c’è traccia della digitalizzazione, e dietro ogni piccola azione quotidiana c’è un lavoro digitale attuale, che possiamo toccare con mano, e possiamo ambire trasformare in un’occupazione a tempo pieno.

Insomma, si fa un gran parlare di professioni digitali, pensando soprattutto a quelle del futuro, senza valutare che queste sono una realtà consolidata anche nel presente.

Per fare ordine vediamo un atlante delle professioni digitali attuali, buona occasione per una panoramica sulle tendenze del mondo del lavoro odierno, per capire quali saranno le posizioni da inseguire in un futuro prossimo.

25 professioni digitali attuali

professionista del digitale

Quello che crediamo essere futuro in realtà è già presente. Il settore dei lavori digitali è in rapida espansione e questo si riflette ovviamente anche sui dati occupazionali generali.

I maggiori incrementi per le offerte di lavoro arrivano costantemente dalle professioni digitali, che allo stato attuale sono seconde solo alle richieste del comparto manifatturiero e hanno scalzato settori storicamente forti come quello del commercio e della ristorazione.

Ma quindi al momento qual è la mappa dei lavori digitali da conoscere per orientarsi nel mercato del lavoro?

Lo vediamo attraverso 25 professioni digitali già adesso disponibili ma comunque di prospettiva.

Community manager

È la figura che crea e sviluppa le relazioni tra i membri di una comunità virtuale e tra questa e l’azienda cliente. Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online, ed in pratica punta alla definizione di un pubblico caldo per gli interessi del committente. Particolarmente importante in epoca odierna per sviluppare strategie mirate ed ottimizzare le risorse marketing di un’azienda, questa figura rappresenta una scommessa vincente per chi intraprende un percorso formativo finalizzato alla ricerca di una stabile occupazione

Web project manager

Una figura di responsabilità a cui è affidato un progetto in ambito web. Si occupa giornalmente di perseguire le strategie concordate con l’azienda cliente e di fornire una stabile reportistica sull’avanzamento dei risultati. Tra le competenze richieste anche quella di saper coordinare ed indirizzare uno staff di lavoro in maniera performante.

Web account manager

Un lavoro che deve interpretare i bisogni del cliente proiettandoli verso obiettivi raggiungibili per l’organizzazione in cui lavora. Nel concreto gestisce trattative e relazioni commerciali finalizzate alla vendita di prodotti o servizi legati al web, con il compito di raggiungere i livelli di fatturato e utile previsti in fase di bilancio preventivo

User experience designer

Questa figura ha il compito di facilitatore nella costruzione di un qualsiasi prodotto web. In parole povere deve riuscire a coniugare le necessità dell’utente finale, dell’azienda per cui lavora ed al contempo rispettare i limiti che l’applicazione gli fornisce dettati dal budget di produzione. Il tutto all’interno di un sistema il più possibile uniforme e integrato.

Business Analyst

La figura del business Analyst si occupa di definire i flussi dei processi di business. Deve essere esperto in materia economica ed al contempo conoscere alla perfezione il contesto online dentro al quale deve svilupparsi il volume d’affari aziendale. Grazie alle sue analisi si possono individuare i flussi che portano alle possibilità di espansione commerciale.

DB administrator

Si tratta in pratica dell’architetto delle banche dati, bene sempre più prezioso per le aziende odierne. Si occupa di definire, progettare e ottimizzare la struttura delle banche dati. Sotto la sua responsabilità ci sono anche le questioni di sicurezza connesse a queste, prevedendo l’adozione di rigide policy di backup e recovery di dati, per fare in modo che nulla venga perso.

Search engine expert

Una figura la cui responsabilità è quella di controllare, nelle varie fasi del progetto, i risultati inerenti il posizionamento sui motori di ricerca. Mette in atto tutte le strategie necessarie per migliorarlo e per ottimizzare i prodotti web al fine di garantire un posizionamento sempre migliore

Advertising manager

Si occupa di definire le strategie per le campagne promozionali sul web. Sceglie i contenuti più adatti e i canali di diffusione più congrui al messaggio aziendale ed al prodotto da promuovere. Il fine ultimo è quello della massima diffusione e della conversione in fatturato delle campagne.

Fronted web developer

Realizza dal punto di vista tecnico tutte le interfacce web per il cliente di riferimento. In accordo con lo stesso implementa le modifiche e fornisce manutenzione continua per quello che riguarda la presenza sul web dell’azienda committente

Server side web developer

Figura leggermente differente dalla precedente per via dell’area di occupazione. Il senior side web developer è responsabile della creazione di applicativi facili da scaricare ed utilizzare per l’utente interessato. In pratica è colui che sviluppa materialmente le app che usiamo tutti giorni.

Web content specialist

Un lavoro che riguarda i contenuti presenti sul web. Questa figura si occupa della creazione di svariati tipi di contenuti, da quelli testuali a quelli più visuali come i video. Oltre alla progettazione e creazione si occupa anche di pianificarlo in base alla piattaforma cliente e al target di riferimento corrispondente.

Web server administrator

Un’occupazione più tecnica ed improntata all’installazione di software, ed alla configurazione e aggiornamento dei sistemi ICT aziendali. In un’epoca di dominio del digitale, questa è una figura di capitale importanza per ogni azienda.

Information architect

Identifica e implementa la struttura dei siti web e le funzionalità del dominio, adottando un approccio di design centrato sull’utente.

Digital strategic planner

Figura di supporto al management dell’azienda. Si occupa di organizzare e proporre le strategie complessive di presenza sul web, pianificando obiettivi ed individuando i rischi e le potenzialità di ogni piano di comunicazione on line.

Web accessibility expert

Il suo ruolo è un ruolo ibrido che richiama in parte alcune professioni già citate in precedenza. Nello specifico si occupa di tutto quello che è legato all’accessibilità di un’interfaccia web, e delle sue prestazioni in termini di raccolta di pubblico, da quello che riguarda la progettazione delle interfacce fino alla pianificazione dei contenuti ottimizzati per il prodotto web ospitante.

Web security expert

Una figura responsabile di tutto quello che concerne la sicurezza degli applicativi e delle piattaforme di un cliente presenti in rete. Si occupa di analizzare il contesto di riferimento, e imposta la strategia di protezione di server web, dati e dei processi a loro connessi, sempre in accordo con le policy aziendali.

Digital coach

Un formatore professionista per tutto quello che concerne le attività digitali. Una figura particolarmente importante a cui affidare la formazione esterna per la riconversione del patrimonio dipendenti di un’azienda interessata allo sbarco sul digitale, ma che allo stesso tempo non vuole esternalizzare questo aspetto della strategia di marketing.

E-commerce specialist

Una figura in rapida ascesa trainata da un mercato in forte espansione. Il suo compito è quello di sviluppare strategie e ottimizzare le piattaforme di vendita online, da quelle più piccole a quelle più importanti. Ovviamente il tutto per raggiungere il fine ultimo di favorire l’espansione delle vendite e del fatturato aziendale.

Online store manager

La funzione è la stessa di uno store manager classico, solo declinata in versione on line. Sua è la responsabilità del conto economico del negozio virtuale, e quindi anche dell’assortimento, delle attività di merchandising e delle eventuali promozioni in-store anche se non riferite strettamente ad un negozio fisico.

Reputation manager

Il reputation manager è una figura d’importanza sempre maggiore. È colui che si occupa dell’immagine web del cliente o del brand, sia aziendale che personale. Deve analizzare e gestire le situazioni di criticità reagendo in maniera tempestiva ed efficace, per evitare che si propaghi alla velocità della luce una fama penalizzante per il cliente.

Knowledge manager

La figura in questione è deputata alla valorizzazione e gestione del patrimonio di conoscenze dell’azienda, individuando strategie e modalità finalizzate a favorire lo sviluppo del capitale intellettuale attraverso la condivisione. Queste attività possono rappresentare inoltre uno sbocco commerciale inatteso e redditizio

Augmented reality expert

Progetta e realizza tutto quello che ruota attorno alla nuova tecnologia della realtà aumentata, dalla struttura del sistema fino alla gestione dell’interazione tra utente e sistema stesso.

E-learning specialist

Questa figura professionale ha il compito di pianificare e controllare i progressi delle strategie applicate ai percorsi di apprendimento online. Applicabile sia nelle grandi aziende per la formazione interna, che per i clienti che desiderano offrire piani di formazione professionale su vasta scala.

Data scientist

Probabilmente la figura più in auge dell’intero panorama digitale. Si occupa di analizzare gestire e monitorare l’enorme mole di dati derivante dalle attività in rete delle aziende, al fine di indicare le possibili strade da perseguire per lo sviluppo aziendale. Il risultato di questa attività di analisi, è lo sviluppo di modelli predittivi per generare sistemi organizzati di conoscenza avanzati.

Wikipedian

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