Vivere e lavorare a New York

New York è la città più famosa al mondo, e l’idea di trasferircisi e lavorarci è sicuramente suggestiva. Tutti noi ci saremo immedesimati in qualche personaggio che ha vissuto le sue vicende nella Grande Mela. Ma la fiction spesso offre un’immagine molto semplicistica della vita newyorkese.

Dimentichiamoci di vivere come i protagonisti di Friends, che vivevano in due spaziosi appartamenti in pieno centro di Manhattan saltando da un lavoro all’altro senza grandi problemi economici. 

La realtà è ben diversa, soprattutto se si viene dall’estero, e per vivere in una città come New York bisogna essere ben preparati, conoscere bene il funzionamento del mercato del lavoro e sapere fin da subito che si andrà incontro a varie difficoltà. 

La ricerca del lavoro a New York

statua della libertà new york
La statua della libertà, uno dei simboli di New York nel mondo

La prima difficoltà sarà relativa alla ricerca di lavoro. Vediamo di capire dal punto di vista burocratico come dobbiamo muoverci per trovare lavoro a New York, se sia possibile trovarlo dall’Italia, come presentarci e a chi e dove rivolgerci per trovare offerte di lavoro. 

Trasferirsi a New York per trovare lavoro 

Abbiamo già affrontato il tema dei visti per l’ingresso negli Stati Uniti. Tralasciando la possibilità di vincere alla lotteria per la Green Card, in quanto cittadini europei gli italiani possono risiedere negli Stati Uniti per 90 giorni, grazie all’ESTA (Autorizzazione di Viaggio Elettronica per gli Stati Uniti), ma non gli è permesso lavorare. Un visto lavorativo viene concesso solo quando un’azienda si fa garante del richiedente, di conseguenza senza lavoro non si può avere un visto e senza visto non si può lavorare. Questo apparente paradosso costringe chi vuole trasferirsi a New York dall’estero ad investire energie e denaro per trovare un’occupazione nell’arco dei tre mesi concessi con l’ESTA e richiedere immediatamente il visto da lavoratore non appena assunti. Nonostante ci sia una certa tolleranza a New York per chi cerca lavoro, le infrazioni alla regolamentazione sull’immigrazione possono portare all’immediata espulsione e al divieto di rientro negli Stati Uniti fino a 10 anni. 

Cercare lavoro a New York dall’Italia 

Trovare lavoro dall’Italia è molto complicato, la concorrenza è elevata e non essere fisicamente presenti ai colloqui è un grandissimo svantaggio. Una via è rivolgersi a quelle aziende italiane che hanno sedi a New York, oppure avere un tale grado di specializzazione che una nostra candidatura può essere accettata perché una delle poche a soddisfare i requisiti per quello specifico ruolo. La ricerca di lavoro sui siti utilizzatissimi a New York, non porterà a granché se non si ha la possibilità di presentarsi ad un colloquio. 

Come presentarsi per ottenere un lavoro a New York 

È importantissimo tenere a mente le differenze tra il curriculum europeo e il “resume” americano: negli Stati Uniti, e nelle città come New York in particolare, sono sensibilissimi al tema della discriminazione sul luogo di lavoro, quindi non dovrete assolutamente riportare fotografia e data di nascita sul vostro “resume”, se non volete che venga immediatamente cestinato. Inoltre, a differenza dei tipici formati europei di due, tre pagine, in cui si dettagliano tutte le posizioni lavorative occupate e tutti gli studi effettuati, negli Stati Uniti prediligono un singolo foglio, di agile lettura, che contenga solo le informazioni utili per valutare se siete adatti a ricoprire il ruolo richiesto. Non dilungatevi troppo inserendo informazioni superflue. La prima (e più importante) cosa che dovrete scrivere è il vostro Objective: in massimo tre righe dovrete riassumere la vostra esperienza per il ruolo che vorrete ricoprire, in maniera che alla prima scorsa il selezionatore dovrà aver già capito che siete meritevoli di attenzione, altrimenti il vostro profilo finirà cestinato insieme alle altre decine ricevuti giornalmente. Siate concisi, originali e usate grassetti, corsivi e sottolineature per attirare l’attenzione sugli elementi principali: nei primi secondi in cui il vostro “resume” sarà nelle mani del selezionatore si deciderà il successo della vostra domanda. 

I settori in cui trovare lavoro a New York

Finanza 

Uno dei settori principali in cui lavorare a New York è quello finanziario. In quanto una delle tre capitali della finanza mondiale con Londra e Tokyo, il settore richiama addetti da tutto il mondo e la conoscenza di lingue e mercati esteri è un fattore determinante nel successo lavorativo. Ben il 35% dei redditi newyorkesi nasce attorno a Wall Street. 

Ristorazione

Nell’ambito della ristorazione gli italiani sono molto richiesti, e l’USCIS (Autorità per l’immigrazione), non applica particolari restrizioni nei confronti dei ristoranti che vogliono assumere chef, pizzaioli o altro personale specializzato, dato che la professionalità italiana nel campo è riconosciuta come una fonte economica. Una buona esperienza sul campo può farvi guadagnare delle buone occasioni, ma la concorrenza è comunque molto alta e potreste dover rifare un po’ di gavetta prima di occupare una buona posizione. 

Industria creativa 

A New York il campo dei media impiega circa trecentomila persone tra editoria, pubblicità, musica e televisione, e inoltre vi hanno sede marchi importantissimi nel campo del design, dell’architettura e della moda. Nell’industria creativa la nazionalità italiana spesso è considerata un valore aggiunto, in particolar modo nell’ambito della moda e del design. Parrucchieri, truccatori, stilisti, grafici, scenografi architetti, designer, ecc. sono visti con un certo occhio di riguardo se di formazione italiana. In questi ambiti avere la possibilità di far vedere un portfolio di propri lavori è essenziale. 

Lavori saltuari 

Come abbiamo detto, senza visto lavorativo non è permesso lavorare, anche se in certi ambiti uno strappo alle regole è abbastanza tollerato. Nello specifico camerieri e baby sitter sono impieghi, utili magari per coprire qualche spesa mentre si è alla ricerca di un’occupazione stabile, che sono spesso svolti da persone senza i visti necessari: si stima che più di trecentomila persone a New York svolgano questi lavori con visti turistici o di studio. 

Costo della vita a New York 

Veduta di manhattan
Manhattan, una delle zone più esclusive di New York

New York è una delle città più care al mondo, per cui quando valutare lo stipendio che andrete a percepire, dovete anche tenere in considerazione le spese che affronterete.

Affitto

L’affitto mensile di un monolocale varia da zona a zona, si passa dai 1500 dollari del Queens o di certe zone di Brooklyn ai 2000 di Downtown Manhattan, fino ai 2500 per un monolocale in un buon complesso residenziale moderno. Un appartamento più grande, con due stanze, ammobiliato, circa 85 mq, può costare più di 2500 dollari al mese in una zona periferica e almeno 3500 dollari in una zona centrale. Molti scelgono di affittare una stanza in un appartamento condiviso, e in questo caso si passa dagli 800/1000 dollari al mese per quartiere come Queens, Brooklyn o Staten Island fino ai 1500 minimo per Manhattan.

Pulizie e bucato 

Può anche essere utile assoldare un aiuto domestico per le pulizie, la cui tariffa oraria è di 25 dollari, e dobbiamo considerare che molto raramente le case a New York hanno la lavatrice, e si utilizzano molto le lavanderie a gettoni che costano dai 2 ai 4 dollari ad utilizzo, a seconda del peso del carico. Far lavare e stirare una camicia in tintoria costerà circa 3 dollari.

Bollette e trasporti

All’affitto aggiungiamo circa 100 dollari al mese di utenze (gas, elettricità) in caso si viva da soli e circa 60/70 in caso si condivida l’appartamento. Inoltre il costo della connessione internet si aggira attorno ai 50 dollari mensili, mentre un piano tariffario per il cellulare con una buona offerta dati è attorno ai 70 dollari. 

Per quanto riguarda i trasporti, in tutta l’area urbana di New York ci si sposta con la metropolitana, che funziona 24 ore su 24, il cui abbonamento mensile a corse illimitate costa 116,50 dollari. Dal momento che una corsa singola costa 2,75 dollari, superando le 40 corse mensili conviene l’abbonamento. Una corsa di un taxi, a tariffa standard, costa circa 13 dollari per un tragitto di 8 chilometri.

Cibo

Il cibo è un discorso a parte. I supermercati nella zona di Manhattan sono molto cari, ed in genere i prodotti di qualità a cui siamo abituati in Italia costano molto. Per rendere l’idea, un litro di latte costa 1,27 dollari, una confezione di 12 uova 4,49 dollari, un filone di pane costa 2,78 dollari e un kg di pomodori 5,21 dollari. Spesso possono essere più conveniente quei ristoranti che offrono pranzi a buffet che si pagano a peso, oppure i take away asiatici che con circa 6 euro offrono porzioni più che abbondanti che vanno bene anche per due pasti. 

Assicurazione sanitaria

Infine, una grande incognita è la spesa sanitaria. A volte l’assicurazione sanitaria è inclusa nel contratto di lavoro, ma solo per le professioni più specializzate e retribuite, mentre per i lavori meno qualificati spesso non c’è alcun tipo di copertura. Le spese sanitarie in America sono altissime, quindi sarà il caso di riservare una quota del nostro stipendio ad un’assicurazione sanitaria privata. Il costo può dipendere da molti fattori come l’età o la nostra storia clinica, ma mediamente un americano tra i 35 e i 44 anni spende circa 390 $ al mese per la copertura sanitaria.

Stipendi medi a New York 

Ovviamente, essendo una città così cara, anche gli stipendi sono più alti della media. Si calcola che la Grande Mela sia in quarta posizione nella classifica degli stipendi e in quinta in quella sul reddito disponibile dopo aver pagato l’affitto medio. 

Certo, tutto dipende dal tipo di professione. Per un cameriere è praticamente impossibile calcolare la retribuzione mensile: il fisso è generalmente molto basso e gravato da molte tasse, ma le mance rappresentano la maggior parte delle entrate e variano da un minimo del 10% sul servizio fino anche al 20/25%. Le professioni mediche sono quelle che vengono retribuite meglio, come in tutto il mondo, in base alle responsabilità assunte. Un chirurgo può arrivare anche a 230000 dollari annui. In linea di massima, la media degli stipendi è di circa 82000 dollari annui, che significa che è di 55000 nelle zone più periferiche e degradate e di 130000 nelle zone più ricche. Possiamo stimare che una busta paga di 5000 dollari mensili ci possa permettere di vivere agiatamente nella zona urbana, ma dobbiamo sempre tenere a mente che a differenza dell’Europa quasi tutti i servizi sono a pagamento. 

Vivere e lavorare negli USA

Da sempre terra dei miti e delle opportunità gli Stati Uniti d’America esercitano un fascino enorme soprattutto per chi cerca un cambio radicale nella propria vita, e desidera tentare la fortuna come si faceva un secolo addietro.

Certamente le condizioni rispetto a cento anni fa sono cambiate, e non è così semplice trasferire tutto negli Stati Uniti e trovare subito la fortuna tanto sperata. Oltre alla crisi di inizio millennio, anche altre situazioni socio politiche hanno reso più difficile il sogno americano, ma questa zona del mondo rimane pur sempre la parte dove si concentrano le eccellenze assolute, dove risiedono le aziende più grandi e potenti della scena internazionale, e dove sono nati gli ispiratori dei nostri tempi, gente del calibro di Bill Gates e Steve Jobs.

Quindi il suo fascino immutato la rende ancora oggi meta di fuga di cervelli, tra le più desiderate e ricercate, ed allora vediamo cosa si deve considerare se si vuole cullare l’aspirazione di vivere e lavorare negli stati uniti.

I visti per gli Stati Uniti

visto per gli stati uniti
visto per permanenza negli USA

Iniziamo dalla parte più corposa, che suscita le prime domande per chi vuole tentare l’avventura negli States: la parte dei visti. Rimanere sul suolo americano per un tempo superiore ai 90 giorni prevede l’esistenza di un contratto di lavoro attivo, quindi per trasferirsi in America sarà necessario avere già un lavoro precedentemente regolarizzato. Senza contratto di assunzione sarà praticamente impossibile ricevere le autorizzazioni necessarie per vedersi riconosciuto un visto superiore ai 90 giorni di durata.

Visti per chi lavora negli USA

In questa serie di visti rientrano anche quelli che garantiscono permessi di lavoro temporanei legati a viaggi brevi o periodi di studio. Eccone alcuni esempi:

  • B1 – B2: Visto specifico per viaggi di lavoro con periodo limitato, turismo o altre situazioni che prevedono periodo brevi negli Stati Uniti, come ad esempio in caso di trattamenti medici. Per ottenerlo si dovrà comunque dimostrare che la permanenza nel paese sarà temporanea.
  • F: Visto specifico per motivi di studio.
  • H – L – O – P – Q: Sono visti per lavoratori assunti con contratti a tempo determinato, ma il fatto che ne vengano accettati solo un numero predefinito ogni anno li rendono particolarmente difficili da ottenere.
  • I: Si tratta di un Media visa, cioè specifico per chi svolge attività giornalistica o comunque legata all’informazione. Dura 1 anno e si può ottenere tramite l’ambasciata americana nel proprio paese d’origine.
  • J: Visto temporaneo che viene concesso in relazione a tirocini, ricerche accademiche e lavoro alla pari.

La procedura standard per vedersi riconosciuti i visti è quella di compilare la domanda direttamente online (puoi farlo anche qui ed il modulo è il DS – 160) ne prendere successivamente appuntamento con l’ambasciata statunitense, dove si sosterrà un veloce colloquio in cui si spiegherà il motivo del viaggio. Infine si dovranno presentare tutti i documenti necessari all’ottenimento del visto, che elenchiamo qui di seguito:

  • Ricevuta di pagamento della quota relativa al visto (varia a seconda della tipologia)
  • Pagina di conferma della compilazione del modulo online DS – 160
  • Passaporto con validità residua di almeno 6 mesi
  • Attestazione delle risorse economiche sufficienti per risiedere nel paese durante la durata del visto

Le norme che regolano l’immigrazione negli Stati Uniti sono piuttosto rigide, quindi è consigliato fare la massima attenzione se non si vuole incappare in sanzioni: nei casi più gravi la pena è l’espulsione immediata dal paese, e il divieto di entrata per almeno 10 anni.

Altri tipi di visti

Oltre a quelli strettamente legati a lavoro, vi sono altri tipi di visti, che possono interessare chi magari desidera farsi raggiungere da un familiare nella propria avventura statunitense. Appartengono a questa categoria visti come il tipo K o V specifici per il ricongiungimento familiare, oppure il visto di tipo 0 – 1 per le persone con straordinarie capacità (atleti, artisti, attori etc..). Infine quelli più legati al turismo, che hanno una durata inferiore ai 90 giorni. In questo caso basta compilare il modulo ESTA fino a tre giorni prima della partenza. Il costo di questo visto è di soli 14 $ americani, si può richiedere direttamente online al sito https://esta.cbp.dhs.gov/esta/

La Green Card

Quando si parla di trasferirsi negli Stati Uniti, si sente spesso nominare la Green Card. Questa in pratica è l’asso pigliatutto per trasferirsi in America, perché consente di rimanere a tempo indeterminato e di diventare a tutti gli effetti dei residenti ufficiali. Ci sono tre modi per ottenere la Green Card:

  • Ricongiungimento familiare con cittadino americano
  • Avere un impego stabile (proposto da uno sponsor cittadino americano)
  • Partecipare alla lotteria che mette annualmente in palio 50 mila Green Card

La lotteria per l’ottenimento della Green Card è gratuita e può partecipare qualunque cittadino dei paesi ammessi al programma, Italia compresa. Tra i requisiti per la partecipazione anche quello del possesso di almeno un diploma e di un attestato che dimostrai di aver lavorato per almeno 2 degli ultimi 5 anni.

Vivere negli Sati Uniti d’America: il costo della vita

dollaro statunitense
dollaro usa

Contrariamente a quanto si possa pensare il costo della vita medio negli USA non è altissimo, favorito anche da un cambio vantaggioso tra Euro e Dollaro. Chiaramente si tratta di una considerazione sui dati complessivi, e nelle grandi città come New York o Los Angeles, le spese quotidiane sono mediamente alte, sia per quello che riguarda gli alloggi, che nella sfera del tempo libero.

Come noto una delle grandi spese da sostenere annualmente per vivere negli USA è quella dell’assicurazione sanitaria, in quanto la sanità pubblica praticamente non esiste. A questa si aggiungono spese standard che si affrontano anche in altre parti del mondo, come assicurazione auto, costo della benzina (comunque molto più basso rispetto all’Italia).

Con un rapido calcolo si arriva ad una cifra di 3000 $ al mese per un nucleo familiare di 2 persone, che al cambio sono circa 2600 €. Una cifra simile a quella che serve per vivere bene in Italia nelle stesse condizioni, ma calcoliamo che l’assicurazione sanitaria, la voce più pesante dell’insieme americano, non è presente in Italia. Al netto di quella la vita è quindi più conveniente in America.

Per quello che riguarda l’affitto, i contratti di locazione hanno una durata che va dai 6 mesi ad un anno e solitamente viene richiesta una cauzione di almeno 3 mensilità anticipate. Inoltre per accedere ad un regolare contratto si dovranno presentare delle garanzie di ogni tipo, dal contratto di lavoro, alla lista dei precedenti alloggi (farsi fare delle referenze dai precedenti padroni di casa è molto consigliato), fino al visto e al passaporto in corso di validità.

Lavorare negli Stati Uniti d’America.

La cosa migliore da fare se si cerca un lavoro stabile e duraturo negli Stati Uniti è quello di seguire la strada della specializzazione. Difficilmente con lavori a bassa qualifica si riuscirà ad ottenere la possibilità di rimanere in America.

Secondo una recente inchiesta condotta da Business Insider, i settori dove la richiesta è maggiore negli Stati Uniti sono attualmente:

  • Settore medico
  • Settore farmaceutico
  • Settore scientifico
  • Settore tecnologico
  • Settore informatico

Sempre secondo questa ricerca si è in grado di stilare una classifica di quelli che sono i lavori meglio pagati negli USA, in base ai dati dello stipendio annuale medio per ognuna di queste professioni.

  • Chirurgo: 338.000 $ all’anno
  • Anestesista: 350.000 $ all’anno
  • Radiologo: 350.000 $ all’anno
  • Psichiatra: 220.000 $ all’anno
  • Ingegnere informatico: 170.000 $ all’anno
  • Dentista: 165.000 $ all’anno

Considerando che, come visto in precedenza, il costo della vita impone un stipendio annuo di almeno 30.000 $ lordi, i lavori appena citati rappresentano la cima della piramide delle possibilità lavorative. Ovviamente esistono però la maggioranza dei lavori che non garantiscono certamente quelle cifre, ma si attestano su livelli comunque accettabili. Negli Stati Uniti il salario minimo garantito varia a seconda degli stati, ma facendo una media tra le varie posizioni geografiche e i vari impieghi si attesta attorno ai 7,25 $ su base oraria.

Sicuramente il consiglio, anche in base alle leggi per l’immigrazione vigenti, è quello di cercare un lavoro prima di trasferirsi concretamente, e di farlo attraverso i classici canali, come spulciando nelle nostre offerte e idee di lavoro, o magari affidandosi a siti specializzati per la ricerca su suolo americano come ad esempio USA Jobs, direttamente patrocinato dal governo statunitense.  

Altro sistema che spesso è il reale motivo di trasferimento lavorativo, è quello di trovare un impiego in una grande azienda statunitense, con sedi magari in Italia, e richiedere il trasferimento in un secondo momento. In questo modo tutta la parte prettamente burocratica della gestione dei documenti per i visti lavorativi, sarà di responsabilità dell’azienda per cui si presta servizio, rendendo il compito di trasferirsi più facile e sicuro.

Infine è abbastanza sconsigliato cercare d’intraprendere un lavoro in proprio pensando di farlo trasferendosi negli Stati Uniti. I visti per questo tipo di occupazione sono molto difficili da ottenere: prima di tutto sono costosi, in secondo luogo ognuno degli stati americani ha la propria regolamentazione riguardo le licenze. Questo visto, denominato L – 1 viene infine rilasciato solo dopo 1 anno dall’apertura ufficiale dell’azienda.

Vivere e lavorare in Francia

A prima vista la Francia non sembra una delle mete più ricercate per chi vuole trovare una soluzione lavorativa all’estero, nonostante la vicinanza geografica. Alcuni dei problemi italiani riguardo al mercato del lavoro sono riscontrabili anche in Francia, ma proprio queste difficoltà possono essere un trampolino per trovare la giusta occupazione.

Vediamo allora un’analisi della situazione francese, con qualche consiglio per chi vuole provare l’esperienza lavorativa in terra transalpina.

Vivere in Francia

lavorare in Francia

Dal punto di vista culturale non è un salto enorme quello di trasferirsi in Francia, anche se qualche piccola variazione sul tema, differenzia i transalpini da noi italiani.

in linea di massima chi si trasferisce in Francia deve fare i conti con un costo della vita più alto, soprattutto se si decide per vivere nella capitale, e la cosa viene ulteriormente aggravata dall’obbligatorietà di alcune assicurazioni personali, come quella sanitaria, in considerazione del fatto che lo stato francese non copre tutte le spese di quel tipo. Il costo annuale per questa assicurazione si aggira attorno ai 700,00€.

Altra componente che può causare problemi è quella della lingua, in quanto in Francia si parla esclusivamente il francese, e non trovano spazio molti termini inglesi entrati nel gergo comune di altri paesi. Conoscere esclusivamente l’inglese, non sarà dunque sufficiente causando ripercussioni non solo in ambito lavorati ma anche sotto l’aspetto sociale.

Lavoro in Francia

Partiamo con una panoramica su quella che è la situazione del mercato del lavoro francese, vedendo quelle che sono peculiarità e possibilità di sbocco lavorativo.

La Francia è un leader globale in una varietà di settori. Le industrie del ferro e dell’acciaio, dei profumi e dei cosmetici del paese sono in rapida crescita.

Molte società multinazionali hanno sede in Francia, tra cui:

  • Airbus
  • Gruppo AXA
  • Citroën
  • Danone
  • L’Oréal
  • Michelin
  • Ubisoft.

Il turismo è una parte vitale dell’economia, il che significa una grande varietà di lavori stagionali nei campeggi o nelle stazioni sciistiche, e ci sono anche opportunità di insegnare l’inglese come lingua straniera.

Il mercato del lavoro in Francia

Alla fine del 2016 il tasso di disoccupazione francese era del 9,7%, in lento miglioramento rispetto al picco massimo dell’ultimo ventennio di circa il 10,5%, toccato nel 2015 (INSEE). Tuttavia, la disoccupazione continua a rimanere elevata per i minori di 25 anni,una fetta di popolazione che ha fatto registrare un 23,3% di disoccupazione nel 2016, tra i tassi più alti in Europa. In questo contesto, la maggior parte dei contratti è flessibile e i contratti a tempo indeterminato sono pochi. Non si prevede che i livelli occupazionali aumentino in modo significativo, tuttavia ci sono posti di lavoro specialmente in alcuni settori (vedi sotto), sebbene tu abbia una migliore possibilità di impiego se parli francese.

Il salario minimo (salaire minimum interprofessionnel de croissance o SMIC) nel 2017 è stato fissato a 9,76 € all’ora (circa 1,480,27 € lordi al mese). Lo SMIC è rivisto il 1 ° gennaio e di nuovo nell’anno se l’indice dei prezzi al consumo aumenta di oltre il 2% dello SMIC. Maggiori informazioni nella nostra guida al salario minimo francese e al salario medio in Francia.

I cittadini dell’Unione europea (UE), dello Spazio economico europeo (SEE – UE più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e la Svizzera hanno gli stessi diritti sull’occupazione dei cittadini francesi, ad eccezione di alcune posizioni di amministrazione pubblica che richiedono la cittadinanza francese. La maggior parte delle altre nazionalità, tuttavia, di solito è in grado di ottenere un lavoro in Francia solo se non è disponibile un candidato francese / UE adatto per farlo.

Carenze di competenze

Pur avendo la seconda economia più grande nell’Unione europea (UE) e la quinta più grande del mondo, il tasso di disoccupazione in Francia è ancora un problema. Come avviene per l’Italia, uno dei motivi scatenanti di questa situazione è dovuta alle competenze sbagliate che si sono formate e sedimentate nel corso del tempo nella platea di giovani francesi, inducendo spesso le aziende a ricercare dall’estero i profili più adatti per ricoprire le posizioni aperte.

Infatti la mancata corrispondenza tra le esigenze delle aziende e le competenze disponibili nel mondo del lavoro per soddisfare tali esigenze, in particolare nel settore dell’IT, della sanità e dell’ingegneria sta causando una carenza di lavoratori qualificati per coprire i posti vacanti, mentre i lavoratori agricoli, industriali e minerari sono in attivo.

Nel 2017, quasi mezzo milione di lavoratori stranieri erano impiegati da società francesi per riempire posti vacanti lasciati vuoti da lavoratori francesi sotto qualificati. Avere le giuste competenze che i datori di lavoro stanno cercando e le qualifiche per sostenerle, rende la ricerca di un lavoro in Francia non troppo difficile in definitiva.

Curriculum e cover letter per trovare lavoro in Francia

Fare domanda di lavoro in Francia tramite e-mail, moduli di domanda online o, più comunemente, inviando il tuo CV e la lettera di presentazione alla compagnia, è uno dei metodi classici che si possono utilizzare per trovare un’occupazione sul suolo francese. Il primo consiglio è quello di produrli sia in inglese che in francese, anche nel caso di domanda per un ruolo di lingua inglese, visto che molte aziende si aspettano questo da un candidato di livello..

Un CV francese dovrebbe essere non più di una pagina, evidenziando la conoscenza della lingua, le esperienze di lavoro in ordine cronologico inverso e risultati educativi. Non ci devono essere parti poco chiare soprattutto per quello che riguarda la carriera scolastica.

Una lettera di presentazione dovrebbe invece essere succinta, attingendo all’esperienza più pertinente al ruolo per cui ci si propone, in modo da evidenziare la bontà del candidato per quello specifico impiego. Attenzione a non essere troppo disinvolti con l’esposizione dei titoli di studio, in quanto i datori di lavoro francesi hanno come abitudine consolidata quella di richiedere le attestazioni nel caso di assunzione finale di un candidato. Pertanto mentire rischia solo di essere controproducente.

Oltre questa prima fase, il processo di selezione del personale è rigoroso. Le aziende possono tenere fino a quattro colloqui, ed è consigliabile essere informato sulla società a cui si fa richiesta, oltre che conoscere il gergo francese del business di riferimento a cui ci si propone. Infine nella cultura francese è importante la puntualità e presentarsi con abiti eleganti per affrontare al meglio un colloquio e lasciare un’ottima impressione a chi deve selezionare i candidati.

Visti francesi

Per quello che concerne la situazione dei visti per vivere e lavorare sul suolo francese, la situazione è abbastanza fluida e chiara. Non vi sono grosse preclusioni soprattutto per i cittadini dell’Unione europea e per i paesi con accordi di libera circolazione. Infatti essere cittadino dell’Unione oppure cittadino svizzero o croato, non richiede un visto o un permesso per lavorare in Francia. Inoltre, non è più necessario registrarsi come residente una volta arrivato, purché si possieda un passaporto UE valido e si sia in una delle seguenti condizioni:

  • occupato
  • lavoratore autonomo
  • uno studente
  • familiare di un cittadino dell’UE
  • disoccupati, ma con fondi sufficienti per il vostro soggiorno.

Per registrare la residenza, basterà invece recarsi in uno dei municipi locali francesi.

I cittadini non europei dovranno ottenere un permesso per lavorare in Francia. Sarà lo stesso datore di lavoro ad occuparsi di questa procedura, e quindi sarà necessaria di una conferma di assunzione prima che il processo possa iniziare. Una volta trovato un lavoro, bisognerà richiedere un visto per soggiorni di lunga durata tramite l’ambasciata o il consolato francese nel paese d’origine. La normativa vigente prevede di richiedere un permesso di soggiorno entro tre mesi dall’arrivo in Francia, valido per un massimo di cinque anni, e da rinnovare entro due mesi dalla scadenza.

I lavori più richiesti in Francia

Ora che abbiamo visto la situazione generale, sia del mercato lavorativo che dei permessi necessari per stabilirsi in Francia, diamo un’occhiata a quelle che sono le figure professionali statisticamente più richieste e che danno la maggiore possibilità di trovare un impiego.

  • Ingegnere informatico

Come accennato in precedenza questa figura sconta una mancanza di formazione di competenze di base, e non è una novità vederla tra le più ricercate, e non solo in Francia.

  • Ingegnere meccanico

Essendo patria di grandi colossi dell’automobile, la Francia è sempre alla ricerca di ingegneri da inserire nell’organico delle grandi aziende automobilistiche del paese.

  • Operatori sanitario

Dall’infermiere, ai radiologi fino ai tecnici di laboratorio. La Francia non fa eccezione, e come per l’Italia anche qui iniziano a scarseggiare le figure legate alla sanità.

  • Impiegato commerciale

Tutto quello che ruota attorno alla vendita in tutte le sue forme. Sia dalla grande distribuzione (di cui la Francia è maestra), sia nelle posizioni manageriali della gestione della forza vendite.

  • Impiegato nella ristorazione

Con una grande tradizione alle spalle per quello che riguarda la ristorazione, e il traino decisivo del turismo, i lavori come il cuoco o il cameriere godono sempre di ottima salute, soprattutto per contratti di tipo stagionale.

  • Badante

Come avviene per molti paesi europei, l’invecchiamento generale della popolazione sta portando ad una richiesta alta di personale qualificato nella cura dell’anziano. Con stipendi che partono da 10€ all’ora a salire.

Vivere e lavorare in Australia

Andare a vivere e lavorare in Australia è una delle situazione che sono diventate più ricorrenti per i giovani che desiderano espatriare. I motivi sono tanti, e li vedremo tra poco, le cause sono  note in un sistema italiano che garantisce poche possibilità, soprattutto per i profili meno specializzati e formati.

Nonostante le sue rigide regole sull’immigrazione, l’Australia è riuscita ad attrarre un gran numero di giovani che hanno deciso di affrontare questa avventura, sia come concreta possibilità di iniziare una carriera lavorativa, che come semplice esperienza di vita, utile per aumentare il bagaglio di conoscenze.

Vediamo allora una serie di considerazioni utili sul vivere e lavorare in Australia con qualche consiglio pratico per chi volesse intraprendere questa esperienza.

Andare a vivere in Australia

Appena si pensa di andare a vivere in Australia la prima cosa che salta alla mente è quella relativa alle regole sull’immigrazione, che nel continente australe sono da sempre molto ferree ed articolate. Da anni il governo australiano s’impegna per mantenere sotto controllo il flusso migratorio, nonostante la lontananza dell’isola dal resto del mondo e la mancanza di problemi di sovraffollamento (l’Australia è infatti da sempre uno dei paesi con la densità media di popolazione più bassa). Quest’ultimo aspetto è in realtà parzialmente vero, in quanto il continente presenta ampie zone di terreno inutilizzabile ed inadatto agli insediamenti umani, mentre nelle città la popolazione è alta e la densità di abitanti per km quadrato schizza alle stelle.

Rimane comunque il fatto che prima di intraprendere l’esperienza del viaggio in Australia per  lavoro, si deve necessariamente avere chiara la situazione dei visti che permettono il soggiorno. Senza questi si viene respinti senza possibilità d’appello dagli aeroporti, facendo immediato ritorno al proprio paese d’origine.

Per vivere e lavorare sul suolo australiano sono possibili alcuni visti, ognuno con le proprie caratteristiche specifiche:

Student Visa

Questo è un visto specifico per studenti, che viene rilasciato in base alla partecipazione ad alcuni programmi di studio/lavoro. Rispetto ad altri visti che scopriremo in seguito ha alcuni vantaggi fondamentali quali:

  • Non prevede limiti d’età
  • Permette di estendere tale visto anche a familiari a carico
  • Può essere richiesto più di una volta
  • Permette di lavorare per un totale di 20 ore settimanali in modalità part-time e 40 full-time durante il periodo di sospensione dei corsi.
  • Permette deroghe per il numero di ore lavorative in base al tipo di corso di studio. Ad esempio se si sta frequentando un corso che prevede un praticantato o simili, il limite di lavoro orario è abolito.

Il visto si può richiedere direttamente all’ambasciata australiana a Roma, ai centri per l’immigrazione australiani o più semplicemente si può seguire la procedura online disponibile sul sito del governo australiano. Il costo del visto è di circa 535 dollari australiani (327€), 405 dollari australiani per ogni familiare a carico sopra i 18 anni, mentre la cifra si abbassa a 135 AUD per i miniro di 18 anni a cui viene esteso il visto.

Attenzione anche al livello d’inglese minimo, che viene richiesto per la candidatura ai programmi di studio, e alla probabile richiesta da parte dell’immigrazione dei certificati scolastici appositamente tradotti.

Infine per avere il visto è necessario presentare alcuni documenti, valevoli anche per tutti gli altri tipi di permessi:

  • Esito della visita medica
  • Attestazione dell’assicurazione sanitaria
  • Documentazione che attesti il vincolo di parentela con la persona a carico

Working/holiday visa

Il visto working/holiday ha paletti leggermente più stringenti rispetto allo Student, anche se capita di rado di subire tutti i controlli previsti dalle normative. Per accedere a questo visto della durata di 1 anno, si dovrà sottostare alle seguenti condizioni:

  • Avere tra i 18 e 31 anni non compiuti
  • Avere la reale intenzione di trascorre il periodo di lavoro/vacanza sul suolo australiano
  • Avere un minimo di denaro che garantisca la copertura del periodo di permanenza
  • Avere il denaro necessario per acquistare un biglietto aereo di ritorno
  • Non avere familiari minori a carico in nessun momento della propria permanenza nel periodo del visto
  • Non avere mai entrati in Australia con un altro working/holiday
  • Si potrà lavorare con lo stesso datore di lavoro per un massimo di 6 mesi consecutivi

Senza dubbio la parte più controversa è quella relativa alla cifra di cui si deve dimostrare la disponibilità per rimanere nel paese. Le norme prescrivono una cifra minima di 5000AUD (poco più di 3000€), ma su questa cosa i controlli che vengono effettuati sono in realtà meno stringenti di quanto si possa immaginare. Per quello che riguarda l’assicurazione sanitaria, grazie ad un accordo bilaterale tra Italia e Australia, il solo fatto di vedere accettato un working/holiday visa, permette di avere automaticamente 6 mesi di copertura semplicemente con il proprio tesserino sanitario italiano.

Questo visto può avere una durata massima di 24 mesi e può essere rinnovato se viene dimostrata una continuità nel lavoro.

Work visa

I visti di lavoro sono la terza macro-area di permessi per risiedere in Australia. Sono visti che si sviluppano in maniera particolareggiata in base al tipo di professione che si decidere di andare a svolgere nell’isola.

Esistono tre tipologie di visti lavorativi

  • Point Based Skilled visa: una sorta di permesso di soggiorno basato una valutazione attenta del candidato. Vengono effettuati test, sia riguardanti la lingue, che sulla specifica professione che si andrà a svolgere.
  • Employed Sponsored Visa: un visto che prevede la presenza di un datore di lavoro australiano che faccia da sponsor, quindi che garantisca per chi arriva sull’isola.
  • Business Visa: questi sono invece i visti specifici per chi decide di aprire un’attività o di invesitre denaro in Australia.

Le prime due possibilità di visto si basano su liste di lavori aggiornate che si possono applicare al rilascio di questi permessi. In generale tutto il processo di accoglimento delle domande per i visti di lavoro è molto minuzioso e preciso. Questo è dovuto all’impronta decisa voluta dal governo australiano, che ha deciso di salvaguardare la propria occupazione decidendo a priori quali sono le professionalità della quale il paese ha bisogno, favorendo quindi l’ingresso dall’estero solo di determinate categorie di lavoratori.

Lavorare in Australia

Ora che abbiamo chiaro quali sono i paletti da rispettare per provare a lavorare in Australia, vediamo quindi quali sono i lavori più gettonati e ricercati, e quelle che sono le possibilità più interessanti per chi decide di approcciare questa avventura.

Partiamo subito dicendo che molto probabilmente il lavoro che si andrà a trovare sarà di qualifica medio bassa, proprio per le politiche d’immigrazione australiane, che hanno privilegiato nel corso del tempo questo tipo di arrivo di manodopera dai paesi esteri.

Per gli italiani non mancano comunque le opportunità di trovare lavoro in Australia se si cerca con attenzione.

Dove cercare lavoro in Australia?

Per cercare lavoro abbiamo due possibilità principali. La prima e quella anche più raccomandata, è partire con qualcosa di concreto già in mano, in modo da avere anche la tranquillità relativamente al visto di soggiorno. Si possono cercare lavori in Australia attraverso portali specializzati proprio nel filtrare le offerte provenienti dall’isola.

Seek: è il primo e probabilmente più importante sito dedicato alla ricerca di lavoro in Australia. Molto usato anche dalle persone del luogo, è senza dubbio un buon punto di partenza per chi vuole trovare lavoro nell’isola.

Adzuna: Questo è un vero e proprio motore di ricerca che filtra le offerte presenti nei vari portali, con una interessante possibilità di far anche valutare il proprio CV

Australian Job Research: Gestito direttamente dal governo australiano, questo sito racogli migliaia di offerte di lavoro certificate.

I lavori comuni in Australia

Se cerchi lavoro ti troverai di fronte a molte proposte di lavoro, ma quando la tua ricerca è finalizzata a trasferirti in Australia sopratutto due macro aree lavorative saranno quelle importanti e dove si concentra la maggior parte dell’offerta.

  • Ristorazione

Soprattutto per lavoratori italiani, il campo della ristorazione fa la parte del leone, raccogliendo una grande quantità di offerte. Concentrate non solo nelle grandi città, ma anche nei luoghi più strettamente turistici, queste offerte sono interessanti perché permettono di avere lavori quasi esclusivamente serali, e con stipendi che paragonati a quelli italiani sono di livello alto.

  • Farm Australiane

Uno dei fenomeni lavorativi che si sono maggiormente sviluppati nel tempo è quello dei periodi lavorativi nelle farm australiane. Queste sono vere e proprie fattorie, dove viene richiesta una manodopera di livello basso, ma la particolarità di queste offerte è nello stipendio di buon livello, legato al fatto che questi contratti prevedono anche il vitto e alloggio nelle farm. Una soluzione perfetta che porta il lavoratore a risolvere due problemi in uno: il lavoro e l’alloggio, cose fondamentali per trasferirsi in Australia e in generale in altre parti del mondo.

Vivere e lavorare in Spagna

Se si espatria in cerca di lavoro in Spagna, potrebbe sembrare che ci siano solo una manciata di lavori adatti e un sacco di cercatori di lavoro. Magari abbiamo scelto il paese per la sua somiglianza con l’Italia a livello culturale, pensando di trovare maggiori opportunità, ma senza le difficoltà di ambientamento di una cultura totalmente differente.  Ma è possibile trovare un lavoro in Spagna se sai dove cercarlo e, in particolare, ci sono numerosi posti di lavoro in Spagna per stranieri con competenze specialistiche.

Del resto la situazione del paese iberico, dopo una crisi grave e difficile, è in netta ripresa, e rispetto a qualche anno addietro è sicuramente più facile trovare un’occupazione e in generale trasferirsi per iniziare una nuova vita.

Vediamo assieme quindi, quali sono le cose fondamentali da sapere per chi desidera intraprendere una nuova avventura in Spagna.

Andare a vivere in Spagna

bandiera spagnola

Per un lavoratore italiano non sarà troppo difficile adattarsi alla cultura e allo stile di vita spagnolo. Le analogie sono molte, a partire dalla lingua facilmente comprensibile, fino al ritmo di vita abbastanza simile.

Ovviamente per avere maggiori possibilità di trovare un’occupazione sarà importante dirigersi verso le città più grandi, a partire dalla capitale Madrid, fino a Barcellona, Siviglia e Valencia. Il costo della vita in queste città sarà più alto della media del paese, che rimane comunque più basso rispetto all’Italia. Per fare qualche esempio, un appartamento a Barcellona con una stanza da letto costa in media oltre i 700 euro ma Barcellona guida anche la classifica delle città più costose di Spagna, quindi possiamo considerare questo numero come massimo. Già affittare a Valencia permette un risparmio di oltre il 35%.

Seguono a ruota come città più care Madrid, San Sebastián, Palma de Mallorca e Bilbao. Anche nelle città più costose, comunque, i trasporti sono in genere abbastanza economici, i pasti al ristorante costano in media il 10% in meno rispetto al nord Italia e la stessa cosa vale per i divertimenti.

Le lingue

Se lo spagnolo non è la nostra lingua madre, oltre a lavorare per una multinazionale dove sarà necessario un buon livello d’inglese, i lavori in Spagna per gli italiani includono turismo, immobiliare, insegnamento della lingua e servizi rivolti agli espatriati. Per altri tipi di impiego, di solito devi parlare spagnolo. Ci sono numerose scuole di lingua in Spagna dove puoi ripassare le tue abilità.

Resta comunque il fatto che per un italiano basteranno poche settimane di frequentazione del posto per riuscire a padroneggiare uno spagnolo base più che sufficiente a qualsiasi lavoro.

Unica cosa a cui prestare un minimo di attenzione è la situazione dei dialetti. Se troviamo lavoro a Barcellona ad esempio, ricordiamoci che molto più spesso sentiremo parlare il catalano, che più di un dialetto è considerato una vera e propria lingua. Quindi dovremmo avere un livello di adattamento linguistico un po’ più attento alle variazioni dialettali rispetto ad altre lingue, ma in linea di massima tra italiani e spagnoli le difficoltà nel comunicare sono sempre abbastanza limitate.

La tassazione

Per quello che riguarda le imposte il livello è meno opprimente rispetto al totale della tassazione italiana. La Spagna si divide fiscalmente in 17 comunità autonome, alcune delle quali sono molto appetite e vantaggiose per la questione tasse. Di base esiste comunque un’imposta denominata IRPF (come la nostra IRPEF) che applica un’aliquota in base agli scaglioni di reddito.

Reddito minReddito maxTassazione
012.450€19%
12.451€20.200€24%
20.201€35.200€30%
35.201€60.000€37%
60.001€45%

Lavorare in spagna

In Spagna, molte persone trovano lavoro attraverso percorsi informali come il passaparola, il networking e applicazioni speculative, specialmente nelle piccole e medie imprese. Pertanto, non dovresti limitare la tua ricerca di lavoro ad agenzie e pubblicità: è importante essere proattivi, cercare opportunità e fare rete.

I numeri dell’occupazione spagnola

Il tasso di disoccupazione in Spagna è uno dei più alti in Europa – con circa una persona su cinque senza lavoro – sebbene la Spagna sia anche una delle economie in ripresa più rapida dell’Unione Europea (UE) e la quarta più grande. La disoccupazione sta diminuendo man mano che il paese si riprende lentamente dalla recessione economica, passando dal 26% del 2013 al 16% nel febbraio 2018. Alcuni settori hanno addirittura registrato un aumento delle assunzioni negli anni passati, ad esempio nella regione più estesa della Spagna, Castilla y León, c’erano più opportunità rispetto a prima della crisi per gli operatori di cura della persona, i lavoratori edili e gli chef.

La disoccupazione giovanile, tuttavia, continua ad essere un problema e i diplomati riportano difficoltà nel trovare qualità e lavoro permanente. Con il tasso di disoccupazione giovanile a circa il 35% nel marzo 2018, molti dei lavoratori istruiti del paese hanno cercato all’estero migliori opportunità. I più alti livelli di disoccupazione, tuttavia, sono stati tra i lavoratori non specializzati, quindi quelli con istruzione e esperienza migliori saranno più favoriti quando cercano lavoro in Spagna per gli stranieri.

Quindi per avere possibilità più ampie di trovare un lavoro soddisfacente, la specializzazione e la laurea sono fattori importanti soprattutto in Spagna. La competizione con i giovano spagnoli è ampia , ma si trovano le migliori possibilità nei settori della consulenza, dell’industria e dell’informatica, tutti cresciuti negli anni passati. Molte società multinazionali hanno anche sede in Spagna,eccone alcune delle più importanti:

  • Abengoa
  • Abertis
  • Acciona
  • ACS Group
  • Almirall
  • Grupo Antolin
  • Ebro Foods
  • Ferrovial
  • Ficosa
  • Fomento de Construcciones y Contratas
  • Iberdrola
  • Inditex
  • Logista
  • Natraceutical
  • Pescanova
  • PRISA
  • Técnicas Reunidas
  • Viscofan

Le leggi sul lavoro in Spagna

Anche le leggi protette sul lavoro della Spagna hanno contribuito alla crisi occupazionale influenzando un ambiente in cui quasi la metà dei nuovi contratti sono temporanei, poiché le società sono riluttanti ad assumere personale nuovo o giovane a causa dei costi potenzialmente elevati. C’è stato anche un aumento del lavoro indipendente e autonomo in Spagna dalla crisi.

I cittadini dell’UE e dello Spazio economico europeo (SEE – UE più Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e la Svizzera possono venire in Spagna e lavorare liberamente, senza bisogno di un permesso di lavoro.

Tutti gli Stati extra UE / SEE e la Svizzera avranno bisogno di un visto di residenza e di un permesso di lavoro valido in Spagna.

Tuttavia per lavorare in Spagna si avrà anche bisogno di ottenere il numero NIE da una stazione di polizia con un dipartimento straniero, oltre a registrarti presso l’ufficio delle imposte nazionale Agencic Tributaria all’ arrivo per pagare le tasse spagnole. Questo è il numero identificativo per i cittadini, una sorta di punto d’incontro tra una carta d’identità e un codice fiscale, e senza di questo non si potranno completare gli iter necessari per l’assunzione in aziende spagnole.

Per ottemperare a tutti passaggi burocratici finalizzati all’assunzione, il datore di lavoro chiederà il permesso di lavoro attraverso la Dirección Provincial de Trabajo, Seguridad Social y Asuntos Sociales. Una volta che il permesso di lavoro è stato concesso, potrà essere richiesto un visto spagnolo di residenza per giungere nel paese per lavoro.

Decidendo invece per un lavoro di tipo autonomo si dovrà fare domanda per un permesso di lavoro presso il consolato spagnolo nel tuo paese d’origine.

Consigli per trovare lavoro in spagna

Il consiglio primario ed iniziale è quello di verificare che le qualifiche professionali d’interesse siano riconosciute in Spagna contattando il Ministero dell’Istruzione, della Cultura e dello Sport; vedere i requisiti per la verifica delle professioni regolamentate.

Puoi scoprire se la tua professione è regolamentata in Spagna (cioè richiede qualifiche specifiche per poter essere in grado di praticarla), controllando il database della Commissione europea.

Avrai anche bisogno di tradurre qualsiasi documento professionale in spagnolo – da non dimenticare di portare con se quando si approccia alla ricerca di lavoro. Il consiglio per il CV è quello di prendere in considerazione un Europass, che mette i tuoi dati personali, le qualifiche e le competenze in un formato standard.

Le aziende spagnole

La settimana lavorativa a tempo pieno medio è poco più di 40 ore, dalle 9 fino alle 20, con pause lunghe tra le 14:00 e le 16:00 ancora praticate in alcune aziende. Il discorso di lavoro inizia dopo il caffè del mattino, e il pranzo è considerato un momento per rilassarsi e mescolarsi con i colleghi, piuttosto che il pranzo di lavoro che potresti essere abituato a tornare a casa. Tuttavia, nelle grandi aziende e nelle multinazionali, in particolare nelle grandi città come Madrid e Barcellona, ​​è probabile che troviate il solito orario di lavoro e la pausa pranzo standard di un’ora.

Le aziende tendono ancora ad essere strutturate gerarchicamente, con decisioni strategiche e altre prese in cima. Si tengono riunioni per scambiare informazioni o dare istruzioni, non per raggiungere un consenso.

Aspettatevi che i colleghi di lavoro trascorrano del tempo per conoscervi in ​​un primo incontro – si tratta di stabilire una fiducia tra voi con qualità personali altamente apprezzate – e le negoziazioni possono essere lunghe. L’individualismo è preferito rispetto al lavoro di squadra, anche se la modestia è più apprezzata rispetto all’assertività nei dipendenti.

  • Abengoa
  • Abertis
  • Acciona
  • ACS Group
  • Almirall
  • Grupo Antolin
  • Ebro Foods
  • Ferrovial
  • Ficosa
  • Fomento de Construcciones y Contratas
  • Iberdrola
  • Inditex
  • Logista
  • Natraceutical
  • Pescanova
  • PRISA
  • Técnicas Reunidas
  • Viscofan

Stipendi in Spagna

crescita dei soldi

Gli stipendi in Spagna sono diminuiti in quasi tutti i settori a seguito della crisi economica, con il settore pubblico particolarmente colpito. Tuttavia, mentre l’economia rafforza i salari stanno mostrando segni di crescita, in particolare nel settore privato e nell’e-commerce, nel turismo, nell’ingegneria, nell’approvvigionamento e nella costruzione. Nel 2017, il Ministero della Difesa e della Previdenza Sociale ha aumentato il salario minimo (salario mínimo interprofesionale, SMI) a € 707,60 al mese o € 23,59 al giorno.

Di seguito possiamo comunque vedere una panoramica sulle professioni maggiormente richieste, e sul livello di salario minimo e massimo che possono raggiungere.

ProfessioneStipendio MinStipendio Max
Medico30.000€50.000€
Infermiere24.000€33.000€
Ausiliario22.000€26.000€
Cuoco24.000€39.000€
Rappr. di commercio23.000€40.000€
Ingegnere informatico17.000€42.000€
Cameriere12.000€18.000€
Commesso12.000€20.000€

Come lavorare in Svizzera

Trovare lavoro in Svizzera è una delle cose che sentiamo più spesso legate all’idea di lavorare fuori dai confini italiani. Questo mito, è alimentato innanzitutto dalla vicinanza, che ha permesso nel corso del tempo il fenomeno dei frontalieri, dalla possibilità di ampie zone del paese elvetico in cui si parla correntemente italiano, e dalla qualità degli stipendi percepiti.

Ma come sempre tra un progetto e la sua realizzazione vi sono delle informazioni che vanno studiate con attenzione per non incappare in errori che possano compromettere la nostra legittima spirazione di lavorare all’estero, ed in questo caso scegliendo la Svizzera come approdo.

Facciamo quindi una panoramica di tutto quello che c’è da sapere per tentare la fortuna in Svizzera, scoprendo le norme e le possibilità offerte da questo paese, che risulta essere uno dei più prolifici al mondo.

Qualità di vita e lavoro e in Svizzera

bandiera svizzera

Partiamo da alcune informazioni di base riguardanti lo stile di vita e di lavoro che si possono sperare di raggiungere in Svizzera.

La nazione elvetica è una delle mete più desiderate per i lavoratori italiani che decidono di spostarsi all’estero, è questo è principalmente dovuto al livello delle retribuzioni che si possono trovare.

Annotiamo ad esempio, che nel 2016 il reddito pro capite medio si attestava attorno ai 67mila euro, facendo registrare uno dei dati più alti a livello globale, inquadrando la Svizzera tra i paesi più prosperi del mondo.

Stipendi in Svizzera

Facciamo qualche esempio direttamente sulle professioni per dare un’idea

Un’insegnante percepisce uno stipendio netto mensile che sfiora i 4.300 euro abbondantemente più del doppio rispetto ai rispettivi colleghi italiani.

Il discorso si applica anche ai medici di base, il dottore di famiglia per intenderci, che ha un salario oscillante tra i 4.600 e i 5.600 euro.

Il muratore, che in Italia fatica a superare i 1.200 euro di stipendio mensile, in svizzera può arrivare a guadagnare fino a 4.500 euro al mese.

Questo livello di redditi pone la svizzera al quarto posto nel mondo come nazione tra le più generose con la forza lavoro, dietro solamente a Qatar Norvegia e Lussemburgo.

Costo della vita in svizzera

Ovviamente dall’altro lato della bilancia troviamo il costo della vita, che in Svizzera è comunque più alto che in Italia, e non di poco. Oltre a costi superiori per quello che riguarda la vita comune e quotidiana, quindi semplici azioni come fare la spesa, se prendiamo in esame alcuni benchmark ci accorgiamo del maggiore impatto di alcuni costi fissi sulle spese di un cittadino medio.

Gli alloggi ad esempio hanno costi molto elevati, e comprare una casa sarà praticamente impossibile appena arrivati in svizzera per lavorare. Anche gli affitti non sono da meno se pensiamo che per un bilocale il costo mensile medio d’affitto si aggira attorno agli 800 euro.

Il fenomeno dei Frontalieri

L’alto costo della vita in svizzera ha generato nel tempo un fenomeno conosciuto come quello dei frontalieri, cioè lavoratori italiani che prestano regolarmente servizio lavorativo nel paese elvetico ma decidono di risiedere in Italia. Questo tipo di situazione è particolarmente diffusa in comuni vicini alla frontiera come Sondrio, Como Varese o Verbania.

Il vantaggio per chi si organizza in questa maniera è ovvio e sostanziale, riuscendo a vivere in Italia con oltre il doppio dello stipendio percepito dai propri concittadini. Con il tempo, sia Italia che Svizzera hanno fortemente regolamentato questo fenomeno, per evitare distorsioni ed eccessivi vantaggi.

Dal lato svizzero esiste infatti uno specifico permesso di soggiorno per frontalieri (Permesso G), che prevede una durata pari al contratto di lavoro se questo è inferiore ad un anno, oppure di 5 anni se il contratto supera i 12 mesi. Inoltre in questo specifico permesso è previsto che il lavoratore debba ritornare al proprio luogo di domicilio almeno una volta alla settimana con dei controlli eseguiti alle frontiere.

Per quello che riguarda il lato italiano, gli sforzi si sono concentrati soprattutto sul versante fiscale, che prevede una franchigia di 7.500 euro annui di introiti da lavoro non tassati. Superata quelle soglia si applica la normale aliquota IRPEF sulla differenza. Questi sono solo dei paletti di massima ma legge italiana sui frontalieri ha in realtà altre fattispecie che però non approfondiremo in questo articolo.

I permessi di soggiorno

Torniamo per un attimo ai permessi di soggiorno che sono un passaggio obbligato se decidiamo di lavorare in svizzera. Oltre al permesso di tipo G che abbiamo visto applicarsi ai lavoratori frontalieri, vi sono altri tipi di permessi che possono garantire il tempo necessario a trovare lavoro, oppure a vivere direttamente in Svizzera qualora si fosse già trovata un’occupazione stabile.

Oltre quindi a quello già citato esistono altri 3 tipi di permesso che sono:

  • Di breve durata: detto permesso L, potremmo richiederlo se il contratto di lavoro ha durata di meno di un anno. Una volta scaduto il contratto il permesso può essere rinnovato per un massimo di 7 volte o 24 mesi, entro i quali ci dovremmo però impegnare alla ricerca attiva di un nuovo lavoro
  • Di lunga durata: detto permesso B, s’intende in pratica come permesso di dimora. Ha una validità complessiva di 5 anni, è rinnovabile a tempo indeterminato, e si applica qualora il contratto di lavoro sottoscritto abbia una validità superiore ad 1 anno.
  • Di durata indeterminata: detto permesso C, si può richiedere quando si è vissuto ininterrottamente in svizzera per almeno 5 anni

Per ottenere questi permessi si dovranno esibire i seguenti documenti ad un qualsiasi comune svizzero:

  • Passaporto valido;
  • Carta di identità;
  • Foto formato tessera;
  • Contratto di lavoro con azienda svizzera;
  • Contratto di assicurazione sanitaria;
  • Certificato di stato civile.
lavorare in svizzera

I lavori in Svizzera

Essendo un paese all’avanguardia sotto molti aspetti, anche in Svizzera la richiesta di lavori ad alta qualifica è sempre attiva, ma la tendenza sempre più accentuata negli ultimi anni ha visto l’intensificarsi di richiesta di operai specializzati. Infatti, molti ragazzi svizzeri, hanno preferito studiare e dedicarsi a lavori d’ufficio, lasciando liberi numerosi posti interessanti nel campo dei lavori più manuali.

Di seguito riportiamo una tabella che esplicita i lavori maggiormente richiesti, e soprattutto, il corrispettivo stipendio mensile.

  • Tecnico caldaia / riscaldamento                 6.200 €
  • Meccanico semplice                                      5.300 €
  • Elettricista                                                         6.200 €
  • Infermiere                                                        7.100 €
  • Farmacista                                                         7.100 €
  • Ausiliario ospedaliero                                   3.995 €
  • Operatore sanitario specializzato             6.200 €
  • Project manager                                             8.800 €
  • Sviluppatore web                                           7.900 €
  • Insegnante                                                       6.200 €
  • Ingegnere                                                         7.546 €

Come è evidente gli stipendi medi sono ad un livello enormemente maggiore rispetto a quelli italiani, e particolarmente interessanti stanno diventando le opportunità di lavoro nell’ambito manuale, rinverdendo i fasti di un tempo in cui la migrazione verso la Svizzera per fare il muratore oppure l’imbianchino era uno dei grandi classici della ricerca del lavoro estero, soprattutto per gli abitanti del sud Italia.

Lavorare in svizzera

Ora che abbiamo visto la regolamentazione di base per provare a trasferirsi in svizzera per lavorare, vediamo in breve alcuni passi fondamentali per rendere reale questa prospettiva. Come accade per altri paesi esteri, anche per lavorare in Svizzera servirà essere organizzati ed avere chiari alcuni passaggi fondamentali. Ecco quindi alcuni consigli di base per riuscire a ad attuare il proprio piano di lavoro nel vicino stato elvetico.

Trovare lavoro in svizzera

Per prima cosa occupiamoci immediatamente di trovare lavoro. Come accennato in precedenza ci sono molte posizioni richieste, e sono tutte ben pagate, ma dove trovare il lavoro che serve per iniziare la nostra esperienza? Esattamente come faremmo in Italia, la maggior parte delle offerte viene filtrata dalle agenzie del lavoro sparse su tutto il territorio, pertanto il primo consiglio è quello di valutare le offerte tramite loro. Inoltre si potranno sempre tenere le antenne dritte per le offerte svizzere su siti specializzati come il nostro che informano sulle possibilità di lavoro all’estero.

Impostare il CV per la svizzera.

Altro aspetto importante è quello del curriculum da presentare. Il principale consiglio è quello di affidarsi al classico Cv euro pass, particolarmente apprezzato in Svizzera, e di tradurlo in tutte le lingue più comuni parlate in territorio elvetico, quindi francese e tedesco oltre all’italiano.

Trovare alloggio in Svizzera

Altro aspetto fondamentale è quello dell’alloggio da trovare ancor prima della partenza. Se abbiamo deciso di non lavorare come frontaliere, ma di trasferirci stabilmente, ecco allora alcuni siti che possono essere d’aiuto

Qui si possono trovare da interi appartamenti in affitto, fino a semplici stanze o servizi di sublocazione legali.

Assicurazione sanitaria

In svizzera è obbligatorio stipulare un’assicurazione sanitaria entro 3 mesi dall’arrivo. Attenzione perché questa non viene in alcun modo rilasciata dal datore di lavoro, ma può essere stipulata solo attraverso delle agenzie private. Ecco una lista delle più comuni, dove poter reperire informazioni circa i costi e le coperture.

 Helsana

Aprire un conto corrente in svizzera

Altra cosa da fare il prima possibile è quella di aprire un conto corrente. Essendo la svizzera molto famosa per il suo sistema bancario ci sono una miriade di istituti importanti e conosciuti, e per un lavoratore regolare non sarà difficile aprire un conto. Per procedere all’apertura del conto corrente si dovrà esibire il passaporto oppure un documento valido, un documento che attesti l’esistenza di un reddito certo. Attenzione che può essere richiesto un versamento minimo per l’apertura del conto. §Di seguito una lista dei maggiori istituti di credito elvetici, dove reperire informazioni precise a riguardo

Guida per trovare lavoro a Londra

Nonostante tutta l’incertezza che aleggia sul Regno Unito attualmente, lavorare a Londra è ancora una delle esperienze più ambite e ricercate dai giovani di mezza Europa.

Questo è principalmente dovuto alla natura cosmopolita e tentacolare della capitale inglese, una delle metropoli più grandi al mondo, da sempre foriera di grandi opportunità.

Ma trasferirsi per lavorare a Londra non è una decisione che può essere affrontata a cuor leggero, e serve avere un quadro generale per orientarsi al meglio ed evitare brutte sorprese.

I consigli per chi vuole lavorare all’estero sono talvolta banali e di spiccato buon senso, ma Londra racchiude in sé alcune particolarità che la rendono unica.

Ecco quindi una guida dettagliata con tutto quello che bisogna sapere per vivere e lavorare a Londra.

Il costo della vita a Londra

La prima cosa che si deve sapere riguardo la capitale britannica è che il costo della vita è mediamente più alto rispetto a tutte le altre grandi città europee. Per avere un confronto con l’Italia, si stima che vivere a Londra costi mediamente il 51% in più rispetto a Milano.

Tutta questa differenza è dovuta soprattutto alle spese di alloggio e trasporti, che sono sensibilmente più alte e costringono chi decide di intraprendere l’avventura lavorativa estera a valutare con attenzione già in fase di partenza le proprie finanze. Non si può pensare di espatriare a Londra senza un gruzzoletto di risparmi a fare da cuscinetto, perché probabilmente tra l’arrivo e la ricerca di un lavoro potrebbero passare settimane.

Comunque attualmente ci sono tutti gli strumenti per organizzare ancor prima della partenza un piano dettagliato che ci aiuti a sbarcare a Londra con delle sicurezze già acquisite.

Per la ricerca dell’alloggio ci si può appoggiare ad esempio al sito Gumtree, che scandaglia il mercato immobiliare alla ricerca delle offerte migliori presenti sul mercato. In questa piattaforma potremo trovare le quotazioni medie per gli affitti divisi per zona, una variabile decisiva per la composizione del prezzo. Ovviamente maggiore è la distanza dal centro città e minori saranno i prezzi di affitto, ma attenzione, contestualmente quelli di trasporto saliranno altrettanto velocemente. Ecco nel dettaglio un riepilogo indicativo, stilato con prezzi medi ricavati dalle informazioni presenti su Gumtree:

  • Zone di Londra 1 e 2: affitto stanza condivisa £500, affitto stanza singola, £650, trasporti £134.8
  • Zona di Londra 3: affitto stanza condivisa £330, affitto stanza singola, £400, trasporti £158.3
  • Zona di Londra 4: affitto stanza condivisa £290, affitto stanza singola, £350, trasporti £194
  • Zona di Londra 5: affitto stanza condivisa £275, affitto stanza singola, £320, trasporti £230.4
  • Zona di Londra 6: affitto stanza condivisa £250, affitto stanza singola, £300, trasporti £246.6

L’unico aspetto dove Londra si dimostra meno cara dell’Italia è quello relativo al cibo, con molte catene di ristorazione che seguono il modello fast food che offrono pranzi e cene a prezzi mediamente più vantaggiosi.

Ma come abbiamo visto la vita è decisamente cara e pertanto il consiglio è quello di partire già con almeno 3000 sterline di fondo (circa 3500€) per essere tranquilli nelle prime settimane.

Consigli per trovare lavoro a Londra

Ora che abbiamo visto le difficoltà e le possibilità nella ricerca di alloggio è il caso di concentrarsi sulla questione centrale: quella della ricerca di lavoro. Anche qui il consiglio base è quello di prepararsi adeguatamente prima, potendo contare su numerose possibilità di consultazione di offerte on line. E ovviamente è di fondamentale importanza anche il modo in cui ci si propone per la ricerca di lavoro.

Impostare un Cv anglosassone

Per la presentazione di curriculum vitae è utile sapere che vi sono delle consuetudini diverse nei paesi anglosassoni. Pertanto non è consigliato limitarsi a tradurre il proprio Cv senza apportare modifiche, anche piccole, alla struttura di base. Vediamo nel dettaglio alcuni consigli per adattare il proprio Curriculum:

  • Evita il formato europeo: I datori di lavoro britannici non amano particolarmente questo schema di curriculum. Cerca di impostare diversamente la struttura dividendo in sezioni le esperienze e gli obiettivi lavorativi
  • Lunghezza del Cv e dati personali: Non presentare un Cv che superi le 2 pagine. E per quello che riguarda i dati personali basteranno nome cognome indirizzo fisico e informazioni di contatto come mail e numero di telefono. Data di nascita e nazionalità non vengono mai prese in considerazione per evitare discriminazioni.
  • Inserisci Summary e Objective: Due semplici paragrafi, di massimo 4 righe dove inserire un riassunto stringato della propria carriera lavorativa e degli obiettivi futuri da raggiungere.
  • Soft skills e lingue: Ultima importante sezione. Qui si dovranno elencare le lingue conosciute (molto importante come qualità essendo Londra una città cosmopolita) e le soft skills, quindi quelle caratteristiche inerenti al carattere del candidato, che sono molto importanti per i datori di lavoro anglosassoni.

Cercare lavoro a Londra

Ora che il curriculum è sistemato potrai dedicarti alla ricerca attiva di lavoro. Ci sono due strade possibili per attivarsi alla ricerca di un’occupazione a Londra. La prima prevede di portare materialmente i Cv presso i posti di lavoro desiderati. Strategia molto classica e seguita soprattutto da chi cerca un’occupazione nel mondo della ristorazione. Come accennato in precedenza ci sono infatti molte catene che hanno continuamente necessità di personale. Ecco alcuni esempi (oltre ai classici Mc Donald e Burger King)

In alternativa a questo metodo potrai cercare lavoro tramite siti internet che offrono soluzioni specifiche per il lavoro estero ed in particolare a Londra. Nel campo della ristorazione e del turismo vi sono in particolare due piattaforme come Bar Zone e Caterer che filtrano appositamente le offerte per il mercato del regno Unito e non sarà complicato trovare una soluzione adatta. In alternativa ci si può sempre appoggiare a siti come Scambieuropei dove trovare molte offerte che esulano dall’ambito della ristorazione. Il supporto di queste piattaforme è davvero importante per chi cerca lavoro a Londra, soprattutto nella fase preliminare, ancora prima della partenza.

Lavorare a Londra senza sapere l’inglese

Una delle domande più classiche per chi vuole intraprendere l’avventura lavorativa a Londra è quella relativa alla lingua. Ovviamente sapere l’inglese è di enorme aiuto e se non abbiamo nemmeno una minima infarinatura linguistica il consiglio è quello di seguire un semplice corso prima di partire. Ma se il nostro livello è appena accettabile, e riusciamo a farci capire e soprattutto a comprendere l’inglese, sarà possibile trovare lavoro senza problemi. I datori di lavoro inglesi sono abituati a persone provenienti da molte parti del mondo, pertanto sanno perfettamente che la conoscenza della lingua non è sempre perfetta e si modulano di conseguenza.

Ovviamente non si può aspirare che ad un lavoro modesto, soprattutto nelle cucine e nella pulizia delle stanze d’albergo. Però sarà possibile per un periodo lavorare e prendere dimestichezza con la lingua allo stesso tempo.

Salario minimo a Londra

Uno degli aspetti che maggiormente spingono verso l’esperienza lavorativa londinese è quello dello stipendio medio che appare senza dubbio più interessante di quello disponibile in Italia.

In Inghilterra annualmente cambia il livello di retribuzione minima riconosciuta e varia a seconda dell’età della persona assunta. Attualmente si attesta a 7,83£ per chi ha più di 25 anni (9,18 € al cambio) e 7,38£ per chi ha tra 21 e 24 anni (8,65€ al cambio).

veduta di londra

Cosa serve per lavorare a Londra

Nonostante la burocrazia non sia minimamente al livello di quella italiana, ci sono comunque delle incombenze e dei documenti da presentare per ottenere un lavoro a Londra.

Vediamo nel dettaglio di cosa dobbiamo occuparci, e cosa viene richiesto in fase di assunzione presso un datore di lavoro britannico.

Numero telefonico britannico

Per farci contattare avremmo bisogno di un numero legato ad un operatore inglese. Si possono spulciare in rete le offerte dei vari operatori tra quelli più comuni in U.K. che sono

Conto corrente britannico

Come per la telefonia sarà necessario avere un conto corrente bancario britannico. Anche qui ci sono molte offerte e la cosa interessante è che, a differenza dell’Italia, non ci saranno imposte di bollo da sostenere e la gestione del conto sarà totalmente gratuita. Per l’apertura del conto sarà necessario avere con sé il passaporto o la carta d’identità, mentre molte banche richiederanno anche un documento che attesti la residenza a Londra come ad esempio un’ultima bolletta o il contratto d’affitto. È consigliabile anche avere una cinquantina di sterline da versare all’atto dell’apertura del conto.

Ecco di seguito gli istituti bancari più utilizzati a Londra per l’apertura di un conto corrente:

N.I.N. National Insurance Number

Il documento fondamentale per vivere e lavorare a Londra è il N.I.N., che funziona come un codice fiscale. Per ottenerlo basterà prendere appuntamento presso un job center, calcolando che l’attesa sarà tendenzialmente di 2 o 3 settimane. In quel lasso di tempo il consiglio è quello di trovare casa e procedere all’apertura del conto corrente, che saranno cose richieste in fase di colloquio per l’ottenimento del N.I.N.

Questo numero identificativo sarà quello necessario al datore di lavoro per il pagamento dei contributi.

Brexit e lavoro: la situazione

Al momento la confusione regna sovrana anche nel governo inglese per quello che riguarda la brexit. La scadenza per l’attuazione dell’uscita inglese dall’unione europea era fissata per Marzo 2019, ma si è conclusa con un nulla di fatto e la fase di trattative è ancora in corso.

Per quello che concerne la situazione dei lavoratori stranieri in Inghilterra attualmente è ancora tutto fermo in attesa della definizione della procedura d’uscita da parte del governo britannico. Molto probabilmente però la situazione dei lavoratori provenienti dall’Unione Europea (quindi anche italiani) sarà equiparata a quella dei soggetti provenienti dai paesi extra U.E.

Pertanto sarà necessario dotarsi di permessi di soggiorno e di lavoro secondo quelle che saranno le regole di flussi migratori imposte dal governo britannico. L’impatto su Londra di questa situazione sarà però molto visibile nelle offerte di lavoro disponibili. Molte società importanti e multinazionali, hanno sedi sviluppate nella capitale inglese, ed in seguito alla brexit saranno costrette a spostare tali uffici in città appartenenti all’unione europea.

Quindi con tutta probabilità assisteremo ad una forte contrazione di offerte di lavoro sopratutto per le mansioni più qualificate. Attenzione quindi a programmare un futuro lavorativo a Londra sulla base di questa instabilità prevista.