Ammazza curriculum: gli errori che ti fanno scartare alle selezioni

Il proprio Curriculum vitae è il biglietto da visita primario che presentiamo ad un potenziale nuovo datore di lavoro. In un mercato sempre più iper competitivo riguardo la ricerca di un’occupazione stabile, anche la corretta stesura di un CV può fare la differenza tra ottenere e non ottenere un lavoro. Questo è dovuto anche al fatto che oramai, tutte le grandi aziende si sono dotate di personale specializzato per la scelta delle persone da assumere, sia con i dirigenti delle risorse umane interni, che attraverso agenzia che svolgono attività di reclutamento di profili professionali per conto terzi.

Quindi sempre più spesso il nostro CV finirà nelle mani di una persona specializzata nel valutarli, e quindi è di fondamentale importanza evitare errori che possono fare scadere la nostra candidatura, ed impedirci di arrivare al posto di lavoro tanto desiderato.

Dunque come fare per presentare sempre un CV in linea con gli standard e le aspettative di chi ricerca personale?

Vediamolo subito, scoprendo quali sono, a detta di chi valuta le candidature, tutte quelle cose che uccidono il nostro curriculum.

errori curriculum

Cosa evitare in un Curriculum vitae

Anzitutto pensiamo alla struttura del nostro curriculum. Questa è una delle caratteristiche importanti perché sancisce il primo impatto della presa in esame del nostro documento di presentazione. Pensare ad un CV che si presenti, caotico, poco chiaro e al contrario povero di informazioni, può portare un recruiter a non prendere nemmeno in esame quello che viene scritto nel nostro curriculum.

Vediamo quindi i punti salienti che penalizzano fortemente un curriculum vitae dal punto di vista dell’impatto grafico e non solo.

La scorretta gestione degli spazi.

Riempire in maniera ordinata e funzionale gli spazi del foglio è il primo passo. Una gestione non corretta di questa caratteristica può portare nei casi più gravi all’esclusione immediata del nostro CV che quindi non passerebbe nemmeno la prima semplice barriera di scrematura.

Chi valuta le candidature di lavoro in maniera professionale ha visto miglia e migliaia di curriculum passare sulla propria scrivania e anche una prima occhiata può aiutare a capire molto, per questi professionisti del settore. Alcuni recruiter visionando i CV confermano come la scorretta gestione degli spazi sia immediatamente un deterrente per continuare la lettura.

Nello specifico lamentano una mancanza di equilibrio in questo specifico aspetto, dichiarando che spesso i candidati utilizzano troppo o al contrario troppo poco spazio bianco.

Nel primo caso si rischia di trovarsi di fronte ad un CV che trasmette immediatamente un senso di povertà d’informazioni, mettendo in cattiva luce il candidato che sembra davvero poter offrire poco.

Il secondo caso è decisamente più comune ma altrettanto errato. Non lasciare alcuno spazio bianco all’interno del nostro documento è uno degli errori che possono uccidere la nostra candidatura sul nascere, trasmettendo immediatamente al chi deve leggere una sensazione di pesantezza e disordine generale. Ancora peggio se per fare stare tutto su una singola pagina magari, riduciamo sensibilmente la misura del font nella parte scritta rendendola meno leggibile e comprensibile.

Si rischia quindi l’effetto definito “muro di testo” che scoraggia immediatamente il lettore. Di conseguenza chi è chiamato a valutare il nostro Cv lo potrebbe cestinare immediatamente anche se quello che vi è scritto potrebbe essere rilevante ai fini della conquista del lavoro in questione.

Altra cosa che penalizza fortemente l’equilibrio visivo del nostro curriculum è utilizzare troppo spazio per le informazioni di contatto. Troppo spesso seno utilizzate quattro righe per indicare l’indirizzo, il numero di telefono e la mail oltre ovviamente al nome. Le righe del nostro CV sono preziose e sprecarne quattro per un’informazione che può stare tranquillamente in una sola singola riga è davvero uno spreco. Se possibile tendiamo anche a rimuovere l’indirizzo, ritenuto scarsamente rilevante, e basterà segnalare mail e contatto telefonico.

Errato utilizzo di tono formale e informale

Se abbiamo fatto tutto in maniera equilibrata il recruiter di turno si appresterà a leggere il nostro CV e quindi quello che vi troverà scritto potrà finalmente essere importante ai fini della selezione. Attenzione però perché un tono poco equilibrato è deleterio, e difficilmente ci farà ottenere il tanto desiderato colloquio di lavoro.

Gli errori gravi sono quelli che si fanno in entrambi i lati rispetto ai toni formali ed informali. E ovviamente ai fini della presentazione non bisogna sottovalutare a chi stiamo proponendo il nostro curriculum.

Il più comune di tutti, e quello più penalizzante, è comunque quello di mantenere un tono eccessivamente formale nella stesura del curriculum vitae. Soprattutto in epoca moderna, dove molte società sono alla ricerca di profili dotati anche delle cosiddette soft skills (quelle cioè che afferiscono alla sfera più umana e della personalità del candidato), presentare un CV eccessivamente formale equivale a dare un generale sensazione di freddezza all’interlocutore chiamato a selezionarci. Evitiamo pertanto forme grammaticali desuete oppure arcaiche, in favore di un linguaggio equilibrato. Questo specialmente nella descrizione delle nostre qualità professionali, dove essere troppo formali oppure esagerati, ci potrebbe mettere in cattiva luce, restituendo l’impressione di una persona rigida e boriosa.

Un esempio pratico è quando si passa ad elencare le esperienze professionali. Spesso per dare un’ulteriore forza alla nostra candidatura, tendiamo ad enfatizzare i ruoli che abbiamo ricoperto. Ma come confermato da molti selezionatori, iniziare la lista delle nostre esperienze con la frase “responsabile di…”, e riportarla in ogni riga delle nostre esperienze, è una cosa dannosa sotto vari aspetti.

Anzitutto dimostra una scarsa fantasia e un po’ di pigrizia nel cercare locuzioni alternative. In secondo luogo, dimostra solo una certa dose di arroganza, anche perché non fornisce alcuna informazione sul valido svolgimento effettivo della mansione in questione. Sembra in pratica una maniera molto formale di elencare una serie di esperienze, dove si vuole sottolineare esclusivamente il livello alto della propria mansione.

Usare modelli troppo comuni

Un gran numero di recruiter lamentano l’utilizzo smodato dei modelli standard di CV presenti online. Troppo spesso chi si propone per un possibile colloqui di lavoro scarica modelli di curriculum preconfezionati, dimostrando una pigrizia di fondo e una scarsa propensione all’inventiva. Infatti questo è particolarmente deleterio quando ci si propone per lavori nell’ambito creativo, o nelle moderne application riguardo i mestieri digitali.

Il modello di curriculum dovrebbe una base sulla quale elaborare una propria versione, altrimenti in caso contrario il rischio è quello di finire nel calderone generale delle proposte senza che la nostra possa evidenziarsi maggiormente.

Questa tendenza è oltremodo deleteria soprattutto quando, per pigrizia o scarsa convinzione, si prepara un CV standard, da inviare per tutte le proposte.

Ogni lavoro possibile ha le proprie caratteristiche e peculiarità, e avere un solo CV a disposizione da inviare meccanicamente per ogni proposta di lavoro non è una strategia che darà frutti sul lungo periodo. Il consiglio per evitare questo rischio è di preparare un modello personale che possa essere flessibile, e facilmente modificabile in base alle diverse richieste che il mercato del lavoro ci propone.

Trascuratezza e poca cura generale

Infine, incredibile a dirsi, uno dei fattori che influiscono negativamente sui CV è la trascuratezza generale che si può dedurre dal documento che presentiamo. Nello specifico questa caratteristica che uccide molti più curriculum di quello che possiamo pensare si riscontra a causa di alcuni banali errori che possiamo elencare di seguito:

  • Errori ortografici: quando una volta terminata la stesura del curriculum non svolgiamo la banale operazione della revisione e correzione della bozza. La cosa trasmette un’approssimazione di fondo che sicuramente non ha un buon impatto sulla presentazione della nostra domanda. Oltre agli errori ortografici, la rilettura e la revisione generale sono utili per scovare errori di battitura brutti da leggere per chi è chiamato a selezionare.
  • Sbagli nell’impaginazione: succede spesso che non vengano allineati i vari elementi della pagina come testo foto o tabelle riassuntive se ve ne sono. Anche la mancata giustificazione delle colonne di testo, riporta immediatamente un senso di disordine e poca cura della pagina, trasmettendo a chi legge un’impressione di negligenza e pigrizia
  • Poca varietà lessicale: Utilizzare sempre le stesse parole, gli stessi termini, per descrivere qualità oppure esperienze. Capita spesso ai recuiter di trovarsi di fronte a curriculum stilati senza un minimo d’impegno da parte di chi è alla ricerca di un lavoro. Oltre a rendere più difficile la lettura anche in questo caso la sensazione trasmessa sarà quella di una persona poco precisa e interessata alla proposta di lavoro, dimostrando di non aver dedicato abbastanza tempo alla preparazione del proprio CV
  • Dimenticanze: non ricordarsi di inserire delle informazioni necessarie è un errore imperdonabile. Capita in maniera più frequente di quello che si possa immaginare che il candidato dimentichi di inserire la parte relativa al trattamento dei dati personali (che rende inservibile il CV per l’azienda e viene immediatamente cestinato) o magari anche informazioni di contatto. Questo agli occhi dei selezionatori significa che la stesura del curriculum per quella specifica offerta non era tra le priorità del candidato, e quindi segna un punto fortemente negativo.
  • Mancati aggiornamenti: talvolta capita ai selezionatori di trovarsi di fronte curriculum magari interessanti, con profili coincidenti a quanto richiesto, che riportano però informazioni obsolete, sia nei contatti che nelle esperienze fino alle normative sulla privacy riportate in calce.

Ricerca di un Senior Recruiter per Wing (Azienda del gruppo Google)

Ricerca un Senior Recruiter per Wing (Azienda del gruppo Google)

Inventori, ingegneri, scienziati, imprenditori, designer e studiosi determinati a fare progressi contro i problemi più difficili del mondo.

Avete sempre sognato di lavorare per una compagnia innovativa? Wing, uan compagnia del gruppo Alphabet (Google) è alla ricerca di personale.

Wing sta rimodellando il futuro della consegna. Offre un servizio di consegna droni on-demand in grado di fornire cibo, medicine o altri prodotti in pochi minuti. Hanno sviluppato una piattaforma di gestione del traffico senza pilota – una sorta di controllo del traffico aereo per gli aeromobili senza pilota – per guidare in sicurezza i droni attraverso nel cielo. Il servizio che è stato creato è più veloce, più sicuro e produce meno inquinamento rispetto alla consegna tradizionale. L’azienda Wing originariamente creata nel 2012 all’interno di X, la fabbrica di Moonshot, è ora un’azienda del gruppo Alphabet (Anche Google è parte di Alphabet).

Il tuo ruolo all’interno dell’azienda

Wing è alla ricerca di un Senior Recruiter per unirsi al team con sede a Mountain View, in California. In qualità di Senior Recruiter, sarai responsabile per l’intero ciclo di vita del reclutamento. In questo ruolo, collaborerai con i leader aziendali e Talent Researcher per comprendere gli obiettivi chiave che ti consentiranno di assumere i migliori talenti tecnici e di business per ciascuna squadra. Sarai responsabile dell’approvvigionamento strategico di candidati tramite ricerche di settore, chiamate a freddo, complesse ricerche su internet e networking, oltre a rivedere e gestire il flusso di candidati in entrata.

Di cosa ti occuperai?

  • Collaborarerai con i leader aziendali come esperto in materia di ricerca personale per i team di tecnici comprendendo le esigenze di assunzione funzionale, le specifiche di posizione e i requisiti di ricerca.
  • Stabilirai delle strutture di interviste con i team di assunzione e svilupparai le migliori pratiche per ottimizzare le interviste.
  • Identificarai le lacune del personale tramite i partner commerciali e assisterai nella pianificazione dei candidati per stabilire le strategie di reclutamento proattive.
  • Crea ed esegui strategie di ricerca per indirizzare candidati attivi e passivi attraverso ricerche di settore, networking, chiamate a freddo, complesse ricerche su Internet e applicazioni. Collabora con i Talent Researcher per mappare le organizzazioni e identificare i migliori talenti per le assunzioni.
  • Impegnati con candidati attivi e passivi per creare networking e controllare la idoneità e motivazione piuttosto che “vendere” un la posizione. Gestisci l’esperienza del candidato durante tutto il processo di reclutamento con un alto livello di integrità e una comunicazione proattiva.
  • Valuta il livello di abilità e gestisci il processo di offerta, compresi i controlli di riferimento, le raccomandazioni sugli stipendi e le varie fasi della negoziazione.
  • Gestisci ATS (Applicant Tracking System, sistemi di gestione candidati) e aggiorna la documentazione per tracciare il processo di reclutamento.

Quali devono essere le tue capacità?

  • Laurea in Business Administration o Bachelor Science o esperienza pratica equivalente. Indicativamente è una laura di tre anni.
  • 5 anni di esperienza nel reclutamento di personale interno.
  • Esperienza di gestione dei candidati e gestione di pacchetti di compensazione che includono delle componenti azionari.
  • Comprovata capacità di costruire solide relazioni interne / esterne in un ambiente dinamico e competitivo

Quali sono i fattori considerati come bonus?

  • Combinazione di esperienza di reclutamento interinale e di agenzia.
  • Esperienza di lavoro in una start up ad alta crescita
  • Esperienza precedente con commercio elettronico o tecnologia di consumo
  • Esperienza nello sviluppo di raccomandazioni, implementazione di soluzioni e progettazione di strategie di recruiting creative
  • Capacità di dare la priorità e avere successo in un ambiente altamente ambiguo con richieste in competizione
  • Una comprovata esperienza di responsabilità personale, etica del lavoro, integrità e capacità organizzative con specifica attenzione ai dettagli.
  • Dimostrata capacità comunicativa e interpersonale, con comprovata capacità di prendere iniziative e di costruire relazioni produttive.

Se sei interessato alla posizione, considera che la sede di lavoro è in California, a Mountainview. Per applicare puoi farlo tramite questo link: https://x.company/careers-at-x/4123627002/

L’intelligenza artificiale è una minaccia per i lavoratori?

L’intelligenza artificiale inizia ad avere un impatto sempre più deciso sul mondo del lavoro.

Le aziende in ogni angolo del mondo iniziano a fare i loro progetti riguardo l’impiego di una elevatissima automazione in svariati ambiti, e al contempo sociologi e studiosi del mondo del lavoro s’interrogano sull’impatto che questo processo potrà avere sull’occupazione generale.

Lavoro e intelligenza artificiale: i dati

dati su intelligenza artificiale

Da molti anni i soggetti interessati alle dinamiche occupazionali, e gli studiosi di economia in genere, raccolgono dati per capire l’evoluzione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

Molti sostengono che siamo alle porte di una rivoluzione importante, addirittura si pensa possa essere il più veloce cambiamento di paradigma della storia della tecnologia. Tutti coloro i quali prevedono questi repentini cambiamenti si affrettano però a precisare che questo non porterà alla perdita ingente di posti di lavoro, ma ne creerà altrettanti portando in pareggio la bilancia tra quelli persi e quelli creati dalle nuove tecnologie.

Il colosso dei servizi alle imprese KPMG, ha recentemente condotto uno studio negli Sati Uniti, riguardo la penetrazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende a stelle e strisce, concludendo che siamo effettivamente in un momento cruciale per queste nuove applicazioni.

Fra tutte le aziende intervistate ben più della metà ha dichiarato che prevede un cospicuo aumento dell’incidenza dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, sia nel campo dell’industria manifatturiera che in quello dei servizi.

Molti dirigenti di queste aziende si sono poi soffermati sull’impatto occupazionale di questa rivoluzione, sostenendo che causerà una perdita secca di posti di lavoro che va dal 10% al 50% dei loro impiegati nei prossimi due anni. Andando pertanto in controtendenza rispetto chi pronostica un naturale turnover tra posti persi e guadagnati.

Un dirigente di Citigroup, interpellato a riguardo su Bloomberg, ha dichiarato che con l’automazione intelligente, che potrà andare a fare tutta una serie di compiti ripetitivi e noiosi attualmente ad appannaggio di impiegati umani, potrebbe ridurre il personale della banca di almeno il 30%.

Un sondaggio Deloitte ha invece posto l’attenzione su quanto già in essere. Da questo studio si evince come già nel 2017 il 53% delle aziende statunitensi affermava di aver demandato all’intelligenza artificiale compiti precedentemente svolti da umani, e questa percentuale è destinata fatalmente a salire ad oltre il 70% entro la fine del 2019.

La situazione in Italia

Abbiamo visto la situazione per sommi capi degli Stati Uniti, che come sempre anticipano le tendenze destinate poi a sbarcare anche nel vecchio continente. Ma la situazione in Italia, riguardo l’impiego dell’intelligenza artificiale, a che punto si trova?

Un rapporto rilasciato da politecnico di Milano a febbraio 2019 riporta la fotografia di una situazione ancora allo stato embrionale, con aziende italiane ancora confuse e nettamente arretrate sul versante dell’automazione artificiale.

A fine 2018 solo il 12% delle aziende italiane avevano portato a regime un progetto di implementazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, e la situazione non sembra avere una crescita poderosa considerando che solo il 21% delle stesse ha stanziato un budget per questi progetti.

In generale la spesa per lo sviluppo di algoritmi di automazione nel corso del 2018 è stata di appena 85 milioni di euro, nettamente inferiore non solo degli strati uniti ma di quasi tutti i paesi dell’area Euro.

Impatto occupazionale in Italia

Ma quali sono gli effetti di questa, seppur lieve, spinta verso l’intelligenza artificiale. Anche qui il rapporto del politecnico ci viene in soccorso, esplicitando un dato allarmante. Si prevede infatti che l’automazione porterà alla perdita di 5 milioni di posti di lavoro nel prossimo futuro, ma questo dipenderà anche dalle scelte che dovranno compiere le aziende interessate riguardo le proprie risorse umane. Infatti a mitigare la pericolosità di questo dato giunge il risultato delle prime esperienze di questa nuova tecnologia.

Il 27% delle aziende che hanno implementato sistemi di intelligenza artificiale hanno dichiarato di essere state costrette a ricollocare, o addirittura licenziare, del personale. A fronte di questo, lo stesso campione ha però sostenuto, nel 33% dei casi, di aver avviato un programma di nuove assunzioni, necessitando di personale estremamente formato e specializzato. Le nuove professioni legate all’informatica e alla programmazione fanno la parte del leone, con il politecnico che ha già avviato programmi di collaborazione con queste stesse aziende, in difficoltà nel reclutare figure apposite per lo sviluppo dei progetti legati all’intelligenza artificiale. Infine un altro dato interessante è quello di un 39% delle aziende che non ha modificato gli organici in relazione alla nuova tecnologia. Probabilmente questo è anche dovuto alla necessità di contenere i costi, ma potrebbe essere un incoraggiante segnale di una propensione delle aziende alla formazione interna dei propri dipendenti.

I settori più interessati

automazione lavoro

Per sua natura l’applicazione dell’intelligenza artificiale può adattarsi alla perfezione a qualsiasi contesto e settore produttivo, ma per il momento l’ambito dei servizi è quello che fa registrare le percentuali più alte di penetrazione di queste tecnologie.

Il primo in assoluto è quello delle banche, dove gli algoritmi possono fare automaticamente una serie di azioni ripetitive e noiose che dovevano essere gestite dall’uomo fino a poco tempo addietro. Il 24% del totale delle aziende che impiegano in Italia l’intelligenza artificiale proviene dal settore del banking e seguito a debita distanza dall’energy utility (13%) automotive (10%) e retail (9%)

Settori minacciati dall’intelligenza artificiale

Visti i settori dove è al momento maggiormente impiegata l’intelligenza artificiale, resta da capire quali saranno nel prossimo futuro quelli che troveranno ampi impiego di queste tecnologie avanzate.

I più esposti secondo i più recenti studi, sono quello dell’industria e dell’agricoltura. Per quello che riguarda il settore industriale è ovvio come l’automazione porterà ad una contrazione fisiologica degli occupati, soprattutto per le mansioni meno specifiche e qualificate.

Stesso discorso, in scala leggermente minore, si può applicare all’agricoltura, un settore già provato da continue contrazioni nel corso del tempo, che sta vedendo solo ultimamente una spinta sull’onda di incentivi all’imprenditoria, soprattutto giovanile.

Ma proprio l’approdo dei più giovani al comando di questo tipo di aziende è il veicolo principale per la diffusione delle nuove tecnologie relative all’intelligenza artificiale. La necessità di rivedere ed ammodernare attività i cui processi produttivi sono ancorati perlopiù al passato porterà ad un ripensamento generale delle dinamiche di occupazione su medio lungo periodo.

I lavoratori più minacciati dall’intelligenza

Ovviamente oltre ai settori interessati a queste mutazioni, anche il parco dei lavoratori impiegati subirà cambiamenti, ma non in tutte le componenti. Come detto la speranza è quella che la nuova era dell’intelligenza artificiale possa favorire la creazione di nuove figure professionali e quindi posti di lavoro aggiuntivi.

Ma per alcune categorie il futuro è tutt’altro che roseo. Anzitutto i lavoratori meno qualificati e formati rischiano di vedersi rimpiazzati dalle macchine a breve. Il motivo è ovvio. Il versante su cui l’intelligenza artificiale si applicherà massicciamente sarà quello di operazioni semplici e ripetitive, che sono povere di valore aggiunto dato alla produzione. Al momento molte di queste operazioni sono affidate a personale scarsamente formato e con qualifiche basse. E saranno questi i primi a subire l’impatto dell’automazione.

Sarà di fondamentale importanza pensare non solo a condizioni di welfare che possano sostenere le perdite in termini di lavoratori, ma saranno necessarie politiche di formazione e riqualificazione del personale impiegato. Su questo grande importanza l’avranno sia le aziende stesse, che in alcuni casi ricollocano le risorse dopo l’opportuna formazione, sia il tessuto formativo garantito da atenei e politiche attive del lavoro.

Anche i giovani infatti, sono tra i primi interessati a questo mutamento lavorativo, e la loro scelta di formazione accademica sarà cruciale per non farsi trovare impreparati. Non sono pochi i casi in Italia di aziende che non trovano personale sufficientemente formato e pronto, soprattutto in ambito informatico, e che devono a malincuore rivolgersi all’estero per soddisfare la richiesta.

Cosa aspettarsi in futuro

L’unico modo per tentare di prevedere come sarà l’impatto della massiccia automazione sul mondo del lavoro è vedere quello che è accaduto in passato in periodo di mutamenti simili.

Benché l’Ocse abbia lanciato l’allarme generale, avvertendo che oltre 60 milioni di posti di lavoro sono in pericolo nel futuro prossimo, le serie storiche comparate dei periodi delle passate rivoluzioni in ambito lavorativo lasciano qualche barlume di speranza.

Facciamo qualche rapido esempio per esplicitare meglio il concetto. L’allarme che si vive al giorno d’oggi è stato vissuto anche in epoche relativamente vicine, quando l’approdo dell’informatica ha iniziato ad impattare sul mercato del lavoro. Si gridava inizialmente alla catastrofe, pensando che i computer, o le stesse macchine automatiche impiegate nelle fabbriche, avrebbero potuto generare disoccupazione dilagante. Invece così non è stato. Sebbene inizialmente, proprio per un gap di formazione, si palesa una perdita sostanziale del numero di occupati, a lungo andare il mercato del lavoro si adatta ai cambiamenti, fornendo le risposte giuste ai mutamenti tecnologici. Questa tendenza è visibile in molte delle rivoluzioni industriali che hanno interessato la storia dell’uomo, e gli studiosi non dubitano che anche questa volta i numeri saranno clementi sul lungo periodo.

Del resto Henry Ford produceva carrozze a fine 800 ma la comparsa dell’automobile non ha distrutto la sua azienda, anzi!

Storie di giovani imprenditori che sono di ispirazione

Giovani imprenditori si nasce o si diventa? Certo quelle che sono le attitudini e le inclinazioni di una persona non possono che essere influenzate dall’ambiente in cui si nasce, ma anche chi parte dal basso, o comunque da situazione non eccessivamente agiate, ha la possibilità con qualche buona idea e tanto sacrificio di avere il successo meritato.

In tempi difficili come questi, con la scarsità di lavoro e le prospettive risicate, soprattutto per i giovani, scoprire le storie di imprenditoria giovanile di successo può essere di ispirazione per tutti quelli che aspettano un’occasione per spiccare il volo sotto l’aspetto del lavoro.

Giovani startup di successo

startup giovani

Non mancano comunque nel nostro paese le storie di start up innovative che hanno riscosso un buon successo, portando molti giovani alla ribalta grazie alle loro idee e alla loro intraprendenza.

Il capitolo startup Italia si arricchisce ogni anno di storie interessanti che dimostrano una volta di più come nella penisola abbondino le idee, che se sufficientemente supportate, possono essere un volano importante per la crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Capire in profondità una startup cos’è, e come funziona nel tessuto imprenditoriale moderno, è la sfida principale per qualsiasi politica volta al miglioramento del contesto lavorativo del paese, perché sfruttare tutte le potenzialità di questo strumento porterebbe giovamento non solo a chi le startup le fonda, ma anche a tutti quei giovani che sono alla continua ricerca di un impiego stabile e ben retribuito.

Ecco quindi solo alcuni esempi di storie, che nel corso degli anni, hanno contribuito ad aumentare la fama di queste nuove imprese, dando al contempo lustro al malandato sistema imprenditoriale italiano.

Satispay

Si sente parlare sempre più spesso di modi di pagare smart, che connessi alla tecnologia degli smartphone stanno mandando definitivamente in pensione il denaro contante. Una delle app più conosciute al mondo per questo tipo di transazioni è Satispay, e forse non tutti sanno che il fondatore è un giovane ragazzo italiano che risponde al nome di Alberto Dalmasso che assieme ai colleghi Dario Brignone e Samuele Pinta ha iniziato questa avventura nel gennaio del 2013. Dopo un inizio soprattutto legato allo sviluppo della tecnologia e a tutte le implicazioni legali dietro la gestione delle transazioni, Satispay ha conosciuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, grazie anche alla spinta avuta dalla raccolta di capitali e investimenti che questa idea innovativa attrae. Basti pensare che nel round di aprile 2017 l’azienda ha raccolto finanziamenti per oltre 18 milioni di euro, potendo quindi investire nello sviluppo del servizio e delle risorse umane. Il team al momento è composto da circa 65 dipendenti, tutti con un’età che si aggira attorno ai 30 anni, e le previsioni sono di crescita costante.

Visitando la pagina lavora con noi direttamente sul sito Satispay si possono trovare numerose posizioni aperte soprattutto per quello che riguarda l’area marketing ed informatica. Le posizioni riguardano principalmente Milano, ma non mancano le opportunità all’estero come ad esempio a Berlino o in Lussemburgo. Insomma, un ottimo esempio di ispirazione ma anche di come le nuove attività imprenditoriali possono creare valore anche per il mercato del lavoro.

Soldo

Soldo è una startup tutta italiana che nasce nel 2015, con l’intento dichiarato di fornire uno strumento moderno ed efficace per la gestione delle spese aziendali. Non è una banca, ma in pratica integra con questo servizio quello che può fare una banca, rendendo sempre disponibile un sistema di controllo e ottimizzazione di tutte le spese aziendali che si devono sostenere. L’argomento è abbastanza caldo per le aziende che al giorno d’oggi devono concentrarsi sul controllo della spesa corrente per far quadrare i bilanci annuali.

Nel concreto si tratta di un gestionale alla quale collegare tutte le carte aziendali, dove i dipendenti possono caricare foto di ricevute e scontrini per rendere chiaro e trasparente in tempo reale l’ammontare delle spese sostenute durante il servizio. Questa app multi utente ha però il vantaggio di essere applicabile non solo al contesto aziendale, ma può essere utile anche per la gestione delle spese familiari. Il fondatore è Carlo Gualandri, una vecchia volpe delle startup italiane, già a suo tempo impegnato nella creazione del primo motore di ricerca tutto made in Italy (Virgilio), della prima banca online (Fineco) e di uno dei player più importanti nel mercato del gambling come Gioco Digitale.

Grazie alla qualità del suo ultimo progetto, Gualandri ha potuto sfruttare numerosi finanziamenti per far crescere Soldo che ha visto triplicare il numero di dipendenti in pochi mesi. Sul sito esistono ancora oggi numerose posizioni aperte per fare parte di questo progetto in continua ascesa.

Eats Ready

Eats Ready è una startup a conduzione femminile che nasce nel 2017 dalle idee delle sue due co fondatrici le 25enni Micaela Illy e Olivia Burgio. Non si tratta dell’ormai classico servizio di consegna cibo a domicilio, ma affronta la questione da un’angolazione diversa, cosa che ne sta decretando il successo e lo sviluppo. Partendo dal concetto di pausa pranzo, da rendere più veloce e intelligente, l’azienda delle due giovani imprenditrici ha pensato di volgere lo sguardo verso le aziende, piuttosto che direttamente al consumatore finale. Vedendo inoltre il sistema dei buoni pasto aziendali andare verso la crisi, con fallimenti eccellenti come quello di Qui! Group, le due ragazze hanno pensato di sfruttare la tecnologia moderna per integrare e migliorare questo servizio, permettendo a Eats Ready di consolidarsi come una delle realtà più interessanti nel campo delle startup nazionali.

L’obiettivo è semplice: quello di rendere più veloce la pausa pranzo permettendo ai lavoratori di risparmiare tempo. Grazie a Eats Ready si possono scegliere i migliori ristoranti della zona, consultare i menu e pagare direttamente dal proprio ufficio prima di recarsi al ristorante. L’integrazione del servizio con le aziende che possono fornirlo ai propri dipendenti come sul modello dei buoni pasto aziendali, ha fatto il resto, ed ora questa realtà in crescita ha già raccolto 1,2 milioni di euro di finanziamenti, ma se ne aspettano ulteriori per l’anno in corso.

Questa di Eats Ready è una grande opportunità di lavoro anche per ristoratori che intendono aumentare la loro clientela inserendosi nel network di un servizio che conta utenti in crescita costante. Sul sito è possibile iscrivere direttamente il proprio locale al network, ed anche le aziende possono usufruire del servizio sempre tramite il sito diretto della startup. Insomma un servizio innovativo che fa risparmiare tempo, ottimizza le spese e può generare crescita economica grazie alla sua vocazione da network d’impresa. Le stesse co fondatrici la definiscono l’unione di Soldo e Satispay, declinata nel mondo del food.

Fare startup in Italia

Visti alcuni esempi di idee utili sia per trovare ispirazione che per cercare nuove strade verso l’impiego del futuro, vediamo ora il contesto in cui le startup possono nascere e crescere in Italia. Partiamo anzitutto da un’annotazione di carattere culturale: in Italia ancora al giorno d’oggi la paura del fallimento di un’idea blocca molti giovani brillanti che vorrebbero intraprendere un’attività in proprio. Diverso il discorso per gli Stati uniti, dove molti dei grandi imprenditori visionari, da Steve Jobs ad Elon Musk, sono passati per alcuni fallimenti prima di trovare la giusta chiave verso il successo.

agevolazioni startup

Investimenti sulle startup

In Italia esiste comunque un piano di agevolazione per chi decide di avviare una nuova attività valutata come innovativa. Primo fra tutti uno sgravio fiscale per chi decide di investire in queste attività. La nuova legge di bilancio ha innalzato la percentuale da 30% a 40% di detrazione possibile su questo tipo di investimenti, facilitando il compito delle startup alla ricerca di qualcuno che possa credere e finanziare il progetto.  La quota si innalza addirittura fino al 50% qualora l’investitore diventi socio maggioritario all’interno di queste nuove attività.

Restano comunque alcuni paletti soprattutto relativi alla durata complessiva del rapporto di investimento, che deve durare almeno 3 anni, questo per dare continuità allo sviluppo delle nuove imprese.

Agevolazioni e finanziamenti per startup

Oltre al lato dei potenziali investitori, opportunità interessanti si aprono anche per chi è in procinto di creare una startup innovativa. Oltre a tutti i piani regionali e nazionali per il sostegno all’imprenditoria giovanile e femminile, vi sono numerosi soggetti specificatamente interessati a concedere finanziamenti agevolati o prestiti a fondo perduto per le startup nascenti. Sul sito di Invitalia ad esempio si trovano numerosi bandi e molte opportunità di accedere a servizi di finanziamento agevolati per i giovani che decidono di avviare la propria startup. Con un servizio apposito, denominato Smart&Start si possono sostenere progetti a partire da 100mila euro fino ad un massino 1,5 milioni di euro.

Fino a questo momento i dati parlano di oltre 930 startup aiutate con elargizione di più di 300 milioni di finanziamento globale. Questi aiuti e queste agevolazioni importanti, hanno contribuito in maniera decisiva alla creazione di quasi 5000 nuovi posti di lavoro connessi alle nuove imprese finanziate, dimostrando una volta di più come il mondo dello sviluppo delle statup possa essere un volano decisivo ai fini della crescita occupazionale in Italia.

Le sette professioni più pagate nei Big Data

Le organizzazioni nella maggior parte dei settori dell’economia hanno iniziato a raccogliere, organizzare, archiviare e interpretare enormi quantità di dati relativi alle loro operazioni. In un recente sondaggio condotto da NewVantage Partners, il 91,6% dei dirigenti intervistati ha dichiarato di aumentare i propri investimenti nei Big Data. Il 91,7% di questi intervistati ha dichiarato di ritenere che i propri investimenti fossero necessari per trasformare le proprie attività in attività più agili e competitive.

Le sette professioni piu' pagate nei Big Data

Dove sono i lavori di Big Data

A causa della rapida espansione delle applicazioni di big data, la domanda di lavoratori nei Big Data è aumentata notevolmente negli ultimi anni, specialmente negli Stati Uniti. Una ricerca LinkedIn riporta una significativa carenza di lavoratori come specialisti dei Big Data a livello americano e nelle principali città. Secondo il Rapportodi Likedin sulla forza lavoro del 2018: “A livello americano esiste una carenza di 151.717 persone con competenze nel settore dei Big Data con carenze particolarmente acute a New York (34.032 persone), nella baia di San Francisco (31.798 persone) e Los Angeles (12.251 persone).”

Per i candidati alla ricerca di un nuovo lavoro è una grande notizia perché permette di capire quali sono i lavori più interessanti nel settore dei big data.

Vediamo quali sono i lavori più ricercati nei Big Data:

Data Scientist

Secondo PayScale, molte opportunità sono disponibili per gli specialisti informatici nel settore IT di talento in grado di estrarre e interpretare dati complessi per le grandi aziende. Collaborando con team inter-funzionali, i Data Scientist compilano e creano vari modelli di dati statistici per raccomandare il management per come modificare i piani di azione e i relativi sistemi informatici.

Qualificazioni preferite – I ricercatori IT di dati dovrebbero avere conoscenze avanzate di diverse tecniche di data mining come clustering, analisi di regressione, alberi decisionali e macchine di supporto vettoriale. Un livello avanzato (come un master o un dottorato) in informatica è di solito richiesto per questo tipo di posizione, oltre agli anni precedenti di esperienza lavorativa in un campo correlato.

Stipendio: Secondo Glassdoor come numero 1 nella loro lista dei migliori 50 posti di lavoro in America 2019, i data scientist possono chiedere uno stipendio medio di 108.000 dollari. Il punteggio complessivo di soddisfazione sul lavoro di 4,3/5 è stato uno dei fattore chiave in questa valutazione massima.

Data Engineer

I Data Engineer, come sottolinea PayScale, utilizzano i loro punti di forza in ambito informatico e ingegneristico per aggregare, analizzare e manipolare enormi serie di dati. Le attività comuni comprendono la creazione e la traduzione di algoritmi informatici, lo sviluppo di processi tecnici per migliorare l’accessibilità dei dati e la progettazione di report, dashboard e strumenti per gli utenti finali.

Qualificazioni preferite – I datori di lavoro in genere richiedono che si siano completati gli studi con una laurea in informatica, ingegneria o in un campo correlato. Preferiscono anche i candidati da tre a cinque anni di esperienza nel settore. Le conoscenze tecniche desiderate includono conoscenza dei sistemi Linux, competenza nella progettazione di database SQL e una solida padronanza di linguaggi di programmazione come Java, Python, Kafka, Hive o Storm. Le competenze trasversali includono eccellenti capacità di comunicazione scritta e verbale e la capacità di lavorare sia in modo indipendente che in gruppo.

Stipendio: i 50 migliori lavori di Glassdoor in America 2019 hanno classificato i tecnici di dati in ottava posizione con un salario medio di 106.000 dollari e un punteggio di soddisfazione lavorativa di 3,9/5.Analista di dati

Analista di dati

PayScale descrive come gli analisti di dati raccolgono informazioni utilizzabili su vari argomenti progettando e implementando sondaggi su larga scala. Il loro compito è quello di reclutare partecipanti al sondaggio, compilare e interpretare i dati presentati e ritrasmettere i loro risultati nelle classifiche e nei report tradizionali, nonché in formati digitali.

Qualifiche preferite – Gli individui in cerca di lavori di analista di dati devono essere ben informati in programmi come Microsoft Excel, Microsoft Access, SharePoint e database SQL. Gli analisti di dati hanno anche bisogno di buone capacità di comunicazione e presentazione, con la capacità di tradurre efficacemente informazioni spesso complicate per gli stakeholder aziendali.

Stipendio: Data Analysts, classificato al 31 ° posto su 50 Best Jobs in America 2019, porta a casa uno stipendio medio di $ 60.000 e ha un punteggio di soddisfazione professionale di 3,9 / 5.

Security Engineer

Gli ingegneri della sicurezza svolgono un ruolo fondamentale nella pianificazione, nell’avversione e nella mitigazione delle catastrofi IT. Riducono l’esposizione al rischio aziendale impostando i firewall dei computer, rilevando e rispondendo alle intrusioni e individuando in modo forense i problemi di sicurezza dei sistemi. Inoltre, creano e implementano piani di test per software e hardware nuovi o aggiornati e stabiliscono protocolli di difesa multilivello per le reti di computer.

Qualificazioni preferite – Una laurea in ingegneria, informatica o un campo correlato è necessaria per questa posizione, insieme a diversi anni di esperienza lavorativa rilevante e, idealmente, certificazioni di sicurezza del settore. Oltre alla loro conoscenza tecnica dei linguaggi dei computer e dei sistemi operativi, gli ingegneri della sicurezza dovrebbero anche possedere solide capacità di risoluzione dei problemi e la capacità di lavorare in modo indipendente.

Salario: gli ingegneri della sicurezza si sono classificati al 17 ° posto tra i 50 migliori lavori in America nel 2019, con uno stipendio medio di 102.000 dollari e un punteggio di soddisfazione professionale di 3,8 / 5.

Database manager

I database manager, formati e altamente specializzati nella gestione dei progetti e nel multitasking, eseguono la diagnostica e la riparazione di database sofisticati. Esaminano inoltre le richieste di business per l’utilizzo di dati, valutano le origini dati per migliorare il flusso di dati e aiutano a progettare e installare sistemi hardware complessi.

Qualifiche preferite – Gli annunci di lavoro per i database manager in genere elencano una laurea in informatica e un minimo di cinque anni in una posizione di leadership nella gestione dei database. I candidati preferiti potrebbero avere esperienze nei database come MySQL, Oracle ed eventualmente nelle nuove tecnologie di database come NoSQL.

Stipendio: Glassdoor i database manager guadagnano una media di 73.545 dollari.

Data Architect

I data architect utilizzano le proprie conoscenze dei linguaggi informatici orientati ai dati per organizzare e conservare i dati in database relazionali e repository aziendali, sviluppando strategie di architettura dei dati per ogni area tematica del modello di dati aziendali.

Qualifiche preferite – Le abilità richieste dai datori di lavoro includono competenze tecniche avanzate (in particolare in linguaggi come SQL e XML), eccellente acume analitico, visualizzazione creativa e capacità di risoluzione dei problemi e forte orientamento dei dettagli. La maggior parte dei data architect ha conseguito almeno un diploma di laurea (spesso, una laurea specialistica) in campo informatico.

Stipendio: gli architetti di dati hanno guadagnato alcuni dei salari più alti nel settore dei big data, una media di 113.078 dollari secondo PayScale.

Recruiter tecnico

I reclutatori tecnici sono specializzati nell’acquisizione e selezione talenti dei big data, IT e altri professionisti tecniche. Lavorano a stretto contatto con le aziende per valutare le loro esigenze di assunzione e quindi cercano nel mercato i candidati più forti per specifiche opportunità di lavoro. Supportano anche i candidati professionisti che reclutano durante l’applicazione del lavoro, l’intervista, l’assunzione e i processi di onboarding.

Qualifiche preferite – I reclutatori tecnici devono avere una conoscenza avanzata delle qualifiche tecniche che i datori di lavoro cercano nel loro potenziale personale. Le soft skills sono essenziali essenziali, dal momento che i reclutatori tecnici di successo devono costruire un rapporto positivo con i candidati al lavoro durante lo screening e le interviste.

Stipendio: Glassdoor ha classificato i reclutatori tecnici al 28 ° posto nella lista dei 50 migliori posti di lavoro in America, con un punteggio di soddisfazione professionale di 4,1/5 e uno stipendio medio di 48.000 dollari.

Guida al lavoro stagionale

L’esperienza del lavoro stagionale è una delle più formative ed interessanti a livello di opportunità per i giovani che decidono di raggranellare qualche soldo durante il periodo estivo, rinunciando alle vacanze o magari preferendo farle in momenti diversi dell’anno. Inoltre questa tipologia di lavoro, permette di coniugarsi perfettamente con l’attività di studio, soprattutto universitario, che si concentra particolarmente durante gli altri mesi dell’anno.

Insomma il lavoro stagionale è un must per i giovani, ma anche per persone più mature che lavorano in ambiti settoriali, che raggiungono picchi di lavoro nei mesi estivi, come tutto il mondo dell’accoglienza turistica ad esempio.

Vediamo quindi la guida definitiva per la ricerca di lavoro stagionale, con tutto quello che c’è da sapere sotto ogni aspetto possibile.

Quando iniziare a cercare il lavoro stagionale?

Per trovare un lavoro stagionale è utile muoversi con un certo anticipo, per non perdere le opportunità migliori e organizzare al meglio gli eventuali spostamenti fuori dalla propria sede abituale.

Questo si rende necessario anche perché le aziende ed i settori che necessitano maggiormente di lavoro stagionale pianificano le assunzioni con mesi di anticipo, in modo da scegliere con cura i candidati e modalità di assunzione.

Solitamente una prima ricerca per chi decide di intraprendere un lavoro di tipo stagionale avviene già nel mese di gennaio, dove società attive soprattutto nell’ambito turistico hanno già definito obiettivi e strategie per la stagione estiva. Lo stesso discorso si può applicare ai lavori stagionali invernali che prevedono un inizio della ricerca già a partire dai mesi estivi.

Non mancano comunque interessanti opportunità last minute rintracciabili in prossimità della partenza della stagione, anche se queste vanno ricercate su canali di offerta di lavoro specifici per questo tipo di impiego, o comunque in strutture organizzate per la ricerca lavoro.

Dove cercare il lavoro stagionale

Dopo aver visto con quali tempistiche cercare il lavoro stagionale vediamo ora dove indirizzare la propria ricerca per avere risultati migliori.

Anzitutto è importante specificare che molte offerte e informazioni utili vengono rilasciate dalle associazioni di categoria dei vari ambiti lavorativi che interessano la tipologia di lavoro stagionale. Oltre a queste un’altra via più istituzionale per la ricerca dell’impiego stagionale, è quella di recarsi presso i centri per l’impiego che molto spesso affiggono in bacheca nei mesi invernali le offerte delle aziende interessate alla manodopera di tipo stagionale.

Alcuni siti istituzionali sono molto utili per ricevere informazioni, spunti e offerte concrete per trovare il tipico lavoretto estivo a tempo. Ma esistono anche portali che garantiscono offerte di lavoro mirate proprio alla condizione di stagionalità dell’impiego.

Di seguito alcuni esempi:

Cliclavoro

Portale direttamente gestito dal ministero del lavoro e delle politiche sociali che raccoglie un buon numero di opportunità d’impiego anche nell’ambito dei lavori stagionali.

Eures

Il sito si definisce come il portale europeo della mobilità professionale e al proprio interno si può offrire e cercare lavoro, anche stagionale e di tutti i tipi.

Portale Europeo per i Giovani

Un sito direttamente patrocinato dall’Unione Europea che fornisce numerose informazioni e supporti per i giovani all’interno dei confini dell’unione. Oltre a questo si trova un database di offerte d’impiego costantemente aggiornato, sulla quale ricercare il proprio lavoro stagionale preferito.

Job in tourism

Sito che consente di selezionare specificatamente offerte di lavoro nell’ambito del turismo, quindi a fortissima vocazione stagionale. All’interno di questo portale italiano, si potranno selezionare le aree geografiche di interesse ed anche le posizioni per le quali s’intende presentare la propria candidatura.

Fotoplus.it

Sito che ricerca continuamente figure di fotografi per le stagioni estive. In pratica l’offerta prevede di svolgere l’attività di fotografo nei villaggi vacanze dando disponibilità di almeno 3 mesi, quindi per tutta la durata della stagione. Un’ottima opportunità per chi decide di fare della propria passone per la fotografia un lavoro retribuito, seppur temporaneo.

Villagecamps

Su questo sito si trovano numerose posizioni aperte per ogni aspetto relativo alle attività nei classici summer camps per ragazzi. Da lavori legati alla ristorazione, a quelli dell’animazione, si può trovare un buon numero di offerte nella categoria lavora con noi, per i campi estivi svolti in alcuni paesi europei come l’Austria, la Francia, Il Portogallo o l’Inghilterra.

Il contratto di lavoro stagionale

Prima di avvicinarsi all’opportunità di un impiego a cadenza stagionale è bene avere chiara anche la normativa che regola i contratti di lavoro per questa specifica tipologia di occupazione.

Il rapporto di lavoro stagionale s’inserisce nella fattispecie più ampia dei contratti a tempo determinato generico, presentando però alcune peculiarità che lo rendono meno vincolante per le aziende e leggermente più flessibile.

Nello specifico un contratto di lavoro stagionale non presenta un limite di durata massima come accade per i classici contratti a tempo determinato (36 mesi con la vecchia normativa, 24 dall’applicazione del decreto dignità). Oltre alla durata temporale altre differenze lo distinguono dall’insieme più grande dei contratti a tempo determinato. Ad esempio viene escluso il periodo di pausa obbligatorio tra un contratto e l’altro, permettendo al lavoratore di avere continuità d’impiego, e non vengono posti limite all’assunzione da parte delle aziende nel numero di lavoratori a tempo determinato con tale contratto.

Esistono ovviamente delle aree d’impiego su cui è possibile applicare questo tipo di contratti, per evitare che ne venga fatto un abuso su impieghi che non necessitano di questa flessibilità. Pertanto tutte le attività stagionali sono segnalate e regolamentate nel D.P.R. n° 1525/1963, in attesa di un decreto ministeriale di cui si è avuta la disposizione oltre tre anni fa, ma che a tutt’oggi non è ancora stato emanato.

Nel D.P.R. del 1963 che interviene fino alla prossima emanazione del decreto, sono inserite tutte le fattispecie del lavoro stagionale, con tutti i limiti però di una norma che ha oramai sulle spalle oltre 50 anni. Infatti al suo interno si possono ancora trovare impieghi oramai desueti, soprattutto nel ambito dei lavori agricoli.

I settori del lavoro stagionale

lavoro stagionale in agricoltura

Ma quali sono quindi i settori principali dove le offerte di lavoro stagionale abbondano, fino ad essere quasi la maggioranza? La logica viene in aiuto, suggerendo che si tratta di aree d’impiego in cui le esigenze temporanee la fanno da padrone, e quindi strettamente legate ad attività che si svolgono prevalentemente d’inverno, ma soprattutto d’estate.

Ecco in breve i settori d’impiego più interessati dove cercare le opportunità di lavoro migliori:

Turistico alberghiero

Ovviamente il settore turistico è assolutamente trainante per quello che riguarda questo genere di lavoro. Le esigenze di flessibilità si rendono necessarie all’arrivo dei picchi stagionali per accogliere le persone che si concedono una vacanza nelle località di mare o montagna, ma non solo.

Tra le professioni più ricercate, e scelte anche dai giovani, vi è quella di animatore turistico, all’interno dei villaggi vacanze, ma anche tutte le attività connesse alle strutture ricettive, come alberghi e campeggi, hanno grande bisogno di forza lavoro durante il periodo sia estivo che invernale. Per accedere a queste posizioni sono necessarie soft skills come un carattere estroverso e la predisposizione a lavorare in gruppo, ma anche hard skills come la conoscenza perfetta delle lingue.

Ristorazione

Strettamente connesso ai picchi turistici vi è il mondo della ristorazione. Pertanto nei periodi estivi ad esempio si avrà una richiesta enorme di camerieri, aiuti cuoco o pizzaioli, e molti giovani decidono di vivere la stagione fuori casa operando in questo campo. Questi picchi di lavoro per le strutture della ristorazione si palesano non solo in località balneari o sciistiche (a seconda della stagione) ma anche nelle città prettamente turistiche come Roma Firenze o Venezia.

Sport

Altra grande opportunità di lavoro stagionale è quella connessa agli sport. Pensiamo ad esempio ai maestri di sci nel periodo invernale. Ma anche nella stagione estiva, molti villaggi o strutture ricettive in genere, prevedono attività da offrire ai propri ospiti a sfondo sportivo. Pertanto ottime opportunità d’impiego si trovano in lavori come l’istruttore di wind surf, o il personal trainer per le attività ginniche da fare in piscina.

Agricoltura

L’altra macro area che attira lavoratori stagionali, oltre a quella del turismo, è senza dubbio l’agricoltura. Come facilmente intuibile qui il periodo non è strettamente connesso alle stagioni, quanto alla cadenza dei vari raccolti, variabile a seconda dei prodotti. Soprattutto per le grandi industrie agricole il bisogno di manodopera per un tempo limitato è fortissimo in prossimità dei raccolti. Quindi molti giovani decidono di lavorare in questo campo, perché richiede un impiego intenso ma limitato nel tempo. Non mancano scomodità e controindicazioni relative al classico lavoro nei campi, ma soprattutto per le esperienze di lavoro estere questa soluzione è molto apprezzata dai più che giovani, che desiderano fare qualche esperienza fuori casa guadagnando anche qualche extra.

Grande distribuzione

La grande distribuzione è un altro campo di applicazione del lavoro stagionale. Questo si rende necessario soprattutto in due periodi specifici, quello estivo, e quello degli acquisti natalizi. Mentre per il secondo la motivazione è ovvia, cioè quella di fronteggiare con una maggiore forza lavoro il picco di clientela natalizia, in estate si rende necessario l’introduzione di una figura stagionale per non intaccare l’operatività degli store durante il periodo di rotazione delle ferie estive.

I 10 lavori più strani al mondo

Mai sentito parlare dei lavori più strani del mondo? Ebbene esistono lavori incredibili che nemmeno immaginiamo possano esistere, eppure ci sono persone che si guadagnano da vivere fornendo servizi bizzarri ai limiti della realtà.

Alcuni ci faranno esclamare “perché non ci ho pensato prima io!” altri invece sono talmente strani da non avvicinarsi nemmeno.

Sicuramente ogni volta che ci lamentiamo del nostro lavoro, oppure lo troviamo inutile, pensiamo a questa lista di lavori che definire inusuali è poco!

Mangiatore

Più che un lavoro strano sembra proprio un lavoro dei sogni. Ci sono infatti migliaia di persone al mondo che possono ben dire di lavorare come mangiatori. Ma cosa fa di preciso e come si guadagna da vivere un mangiatore? Beh, quello che fa è semplice, mangia enormi quantità di cibo. ma è come guadagna la parte bella di questo lavoro: esistono due modalità di riconoscimento economico quando si fa il mangiatore. Il più classico riguarda le innumerevoli gare che uniscono le quantità di cibo alla velocità. Queste gare vantano sponsor che possono far decollare il montepremi finale per il vincitore. Esiste poi una variante più moderna, in voga qualche tempo ormai. Quella dei cosiddetti Mukbang, persone che si fanno riprendere mentre mangiano sconsiderate quantità di cibo. Questi sono diventati youtubers famosi, con introiti molto allentanti, sia derivanti dalle visualizzazioni che dalle sponsorizzazioni di aziende alimentari o ristoranti.

Pusherman o spingitore

Il pusherman o spingitore fa un lavoro semplice. Spinge dentro o fuori le persone da determinati posti che ora vedremo. Non lasciamoci ingannare dal nome. Nulla a che vedere col buttafuori delle discoteche, oppure i butta dentro nelle località turistiche appostati fuori dai ristoranti.

I pusherman sono soprattutto noti nei paesi asiatici, come il Giappone ad esempio, e servono per spingere le persone dentro e fuori da vagoni della metro negli orari di punta. Questa figura si è resa necessaria dopo qualche incidente di troppo occorso a chi rimaneva incastrato nelle porte delle metropolitane o dei treni. Tralasciando la stranezza del nome, la professione è comunque abbastanza seria, perché sovrintende alla sicurezza dei passeggieri sulle banchine di attesa prima di prendere il mezzo pubblico.

Spedizioniere di feci

Ad una prima lettura sembra un lavoro assurdo ed incomprensibile. E magari pensandoci un pochino si può immaginare che sia un lavoro svolto nell’ambito delle analisi mediche. Invece è la classica idea che avremmo tutti voluto avere per quanto geniale può sembrare ad un primo sguardo.  Attraverso il sito shitexpress.com si può spedire in totale anonimato proprio quello che pensate ad una qualsiasi persona nel mondo. Il sevizio è anche ben strutturato: si può scegliere il tipo di escremento e anche la tipologia del pacco. Il pagamento avviene in forma totalmente anonima tramite account paypal oppure con criptovalute. La spedizione standard costa attorno ai 18 dollari. L’idea, per la sua originalità, è stata trattata dai maggiori media internazionali facendo balzare agli onori della cronaca i fortunati inventori di questo lavoro che definire bizzarro è riduttivo.

Raccoglitori di gomme da masticare

Lavoro come masticatore di chewing-gum

Anche qui sembra di affrontare un lavoro davvero strano. Ma andando in profondità si scopre che in realtà si tratta di una professione particolare ma redditizia. Partiamo dal presupposto che una comune gomma da masticare impiega circa 5 anni a biodegradarsi, e quindi l’imponente mole di chewing gum sparsa per tutto il pianeta diventa presto una piaga per l’ambiente. L’idea di inventarsi raccoglitori di gomme da masticare è venuta a due ragazzi canadesi Andrew Meades e Joe Kennedy che vedendo la loro città, Toronto, avvolta da questa sporcizia, hanno pensato bene di studiare un piano di pulizia professionale specifico per questo materiale. Hanno dunque aperto la loro azienda, la GTA Gum Removal, che ha subito creato scalpore per l’intento nobile e bizzarro allo stesso tempo. Il successo è stato immediato, ed ora i due ragazzi possono orgogliosamente dire di svolgere un lavoro ben retribuito e totalmente amico dell’ambiente.

Romanziere personale

Spesso ci sentiamo come nei film, o magari nei libri, e pensiamo che la nostra storia, sia essa d’amore o di vita, sia unica ed inimitabile. Ci viene quasi la voglia di scriverne un libro, per raccontarla a tutti. Proprio intercettando questo bisogno nasce la figura del romanziere personale, una professionalità in grado di trasformare una qualsiasi storia in un libro avvincente. Anche molte richieste nelle piattaforme di scrittori freelance vanno in questo senso da qualche tempo. Emblematico il caso di una giovane coppia che ha fondato il sito https://yournovel.com/ dove è possibile trasformare la propria storia in un romanzo vero e proprio con prezzi che variano dai 100 ai 200 dollari in base ai particolari e alla lunghezza della storia.

Cercatore di palline da golf

La storia è davvero bizzarra. E racconta di questo lavoro svolto da Glenn Berger, 40enne della Florida, che all’età di 26 non aveva prospettive lavorative di alcun tipo. Un giorno a Glenn viene un’idea geniale: perlustrare tutti i campi da golf, che in Florida non mancano, alla ricerca delle palline da golf andate perdute sugli ostacoli dei campi, come laghetti, siepi etc..

Ogni anno Glenn recupera l’astronomica cifra di circa 1,5 milioni di palline, rivendendole poi per 1 dollaro ciascuna. Facile a questo punto fare di conto, e capire come quella di Glenn non solo è stata un’idea geniale, ma anche clamorosamente redditizia. Si stima infatti che nei 16 anni di onorata carriera di recuperatore di palline Glenn abbia guadagnato circa 15 milioni di dollari. Niente male per chi non aveva prospettive a 26 anni!

Investigatore genealogico

Sappiamo quali sono le nostre radici? Sappiamo se qualcuno dei nostri avi era un importante generale, o magari un ricco nobile proprietario terriero. L’investigatore genealogico ha questo compito specifico, quello di rintracciare le nostre discendenze. Ma questo lavoro non si regge sulla sola curiosità di chi richiede i servizi di questi segugi familiari. Anzi la maggior parte degli investigatori genealogici s’informa sulle somme lasciate in eredità e non riscosse, per andare poi a ritroso a ritrovare i parenti più prossimi, ancora viventi, del caro defunto. Quindi può capitare di essere avvicinate da persone che ci comunicano il diritto ad avere una grossa somma in eredità per la perdita di un parente che non sapevamo nemmeno di avere. L’investigatore genealogico fa proprio questo, e come compenso si trattiene una percentuale della somma fatta recuperare all’ignaro erede.

Moderatore di assemblee di condominio

Le assembleee di condominio possono essere una giungla di discussioni, litigi e scontri a volte non solo verbali. Spesso l’amministratore del condominio stesso non riesce a tenere a bada i propri condomini, e l’assemblea sfocia in una lunga sequela di litigi che non portano alcuna soluzione. Per ovviare a questo inconveniente nasce la figura del mediatore applicata alle assemblee condominiali. Si tratta di una figura che ha una classica formazione da mediatore, come avviene già per altri ambiti, ma si applica alle riunioni condominiali, quindi con una preparazione maggiore in materia legale e nel codice civile in particolare. Oltre alla formazione di radice legale, questa figura deve giocoforza avere una personalità lama e riflessiva, portata appunto per la mediazione tra le parti. Chiaro, molto spesso le divergenze sembrano non appianabili in alcuna maniera, ma il mediatore trova sempre la strada giusta per giungere ad un accordo soddisfacente tra le parti, anche durante un’assemblea condominiale.

Assaggiatore di cibo per animali

Sembra assurdo pensare che il cibo per i nostri amati amici a quattro zampe debba essere assaggiato da persone eppure è così. E non pensiamo che sia un lavoro da ultima spiaggia per chi non ha trovato di meglio da fare. L’assaggiatore di cibo per animali è una professione reale ed anche ben retribuita che può arrivare fino a 70mila dollari l’anno. Del resto la preparazione per svolgere questa professione è tutt’altro che banale: bisogna avere nozioni di chimica e biologia, oltre a conoscere alla perfezione le caratteristiche del palato e delle papille gustative degli animali domestici. Ovviamente le aziende produttrici non potendo avere delle recensioni dai consumatori finali affidano il compito a queste figure, che fanno in modo che le promesse delle case produttrici in materia di gusto della pappa da offrire ai nostri amici a quattro zampe, vengano mantenute.

Creatore di avatar per l’aldilà

Trovare il modo di alleviare il dolore per un lutto è una delle domande e dei bisogni più ricercati del mondo. La risposta per mettere un freno al dolore derivato dalla perdita di una persona cara, arriva da un’azienda sud coreana che ha inventato un’app in grado di farci sentire vicine le persone scomparse. L’applicazione si chiama “With me” e consente di creare un avatar della persona cara a partire da una foto. Una volta creato l’avatar la tecnologia 3D permetterà a questo di muoversi sul nostro schermo, ci permetterà anche di fare un selfie con lui ed in alcuni casi di interagire con degli script prestabiliti. Il tutto gestito dall’intelligenza artificiale dell’app che proverà così a fari sentire meno soli, anche se sul reale funzionamento qualche dubbio resta ancora oggi a due anni dal lancio

BackBlaze cerca un Tech Ops Engineer

Backblaze Cloud Storage & Backup a San Mateo, California

Posizione di mid-management, full time nel settore informatico

Se sei una persona che sa gestire e risolvere problemi, scovare errori sfuggenti oppure sei una persona che ama migliorare il proprio ambiente di lavoro un server alla volta? Allora sei perfetto per Backblaze dove l’apprendimenti di nuove conoscenze è all’ordine del giorno.

Offerta di lavoro per BackBlaze in California, San Mateo. Full time, settore informatico

In cosa consiste il lavoro:

Sviluppo e mantenimento di codici eccellenti per il settore TechOps e l’azienda nel suo complesso.

Partecipazione a revisioni di codici e audit delle architetture dove richiesto.

Collaborazione con altre unità aziendali (ingegneria, controllo qualità, ecc.) per migliorare il codice interfunzionale.

Quali capacità devi avere per lavorare con noi:

Almeno 3 anni di lavoro come ingegnere focalizzato nell’ambiente Ops (o un equivalente titolo universitario).

Esperienza in Python, Java, C ++ o qualsiasi combinazione dei tre linguaggi di sviluppo.

Esperienza con continuous integration (Integrazione continua) come Jenkins e le relative strategie di implementazione.

Dettagliata conoscenza dei sistemi operativi e di Linux.

Comprendere perfettamente i vari sistemi operativi, le architetture di archiviazione (storage) basate su oggetti e quelle tradizionali.

Concentrarsi sull’eccellenza e la programmazione sostenibile.

Forti capacità di comunicazione interpersonale.

Punti bonus:

Esposizione al lavoro all’avvio di una tecnologia / software.

Familiarità con la gestione della configurazione e il software di automazione (preferibile con Ansible).

Comprensione della Java JVM e dei contenitori servlet (Tomcat preferito).

Sperimentare il provisioning e il mantenimento di servizi e ambienti su larga scala.

Locale abbastanza da permutare nell’ufficio di San Mateo.

I vantaggi di lavorare per Backblaze:

Ottima copertura sanitaria

Salario competititvo e un ottimo 401k (piano pensione americano).

Cultura aziendale che supporta il mantenimento di un sano ed equilibrio tra lavoro e vita personale.

Giorni di vacanza illimitati (si avete capito bene!)

Cucine aziendali completamente fornite.

Colazione e pranzi su base settimanale.

Persone fantastiche che lavorano a progetti fantastici ed innovativi.

Bonus per l’infanzia

Se ti interessa questa posizione, invia una mail a jobscontact@backblaze.com con la posizione menzionata nell’oggetto

Le nuove opportunità di lavoro grazie al 5G

I posti di lavoro grazie all’avvento del 5G saranno solo gli ultimi esempi di una tendenza che si è sempre dimostrata nel corso degli anni: le nuove tecnologie sono portatrici di occupazione aggiuntiva e non tolgono posti di lavoro sul lungo periodo. Il dibattito è sempre stato molto acceso riguardo l’argomento lavoro e nuove tecnologie, ma i timori espressi quasi sempre, per l’eccessiva informatizzazione del lavoro, hanno poi lasciato spazio alla nascita di nuove professioni o all’aumento di quelle appena nate. Anche l’avvento del 5G non fa eccezione, e si fa già un gran parlare riguardo le nuove opportunità che questa tecnologia regalerà in termini di occupazione.

lavoratore tecnologia 5g

Cos’è internet 5G e quali vantaggi porterà

Prima di vedere come impatterà sul mondo del lavoro questa nuova tecnologia, definiamo bene di cosa stiamo parlando. Internet 5G non è altro che la 5^ generazione di internet, e promette di viaggiare dalle cento alle mille volte più veloce della rete 4G che siamo abituati ad utilizzare. Per capire in concreto cosa voglia dire, basti pensare che con la rete 5G si potrà scaricare un intero film in pochi secondi. Oltre a questi vantaggi la nuova rete darà un impulso deciso a tutte le nuove tecnologie basata sulla cosiddetta internet of things, che stanno già iniziando a prendere piede con i vari assistenti personali sul modello di Amazon Alexa e Google. Tutte queste novità andranno senza dubbio ad ampliare le possibilità lavorative nei campi della progettazione informatica, ambiti che già adesso con l’ascesa delle tecnologie digitali sono alla continua ricerca di nuovi occupati.

L’impatto del 5G sul mondo del lavoro globale

Per valutare l’impatto che la tecnologia 5G avrà sul mondo del lavoro bisognerà dividere tra quello che porterà in termini di occupazione aggiuntiva e l’aumento della produttività per le attività esistenti che una nuova rete porta grazie al progresso tecnologico.

Le stime sull’economia

Si stima che complessivamente l’impatto della nuova rete 5G avrà un valore di almeno 12 trilioni di dollari da qui al 2035. Secondo lo studio effettuato dalla società inglese IHS Markit a trarre i maggiori benefici economici sarà la Cina mentre in Europa a fare la parte del leone sarà la Germania, che come sempre traina a livello economico il vecchio continente. Tutto questo fermento economico è dovuto sicuramente alla nascita di nuovi prodotti e applicazioni possibili grazie alla nuova rete, ma anche al ritorno di grandi player storici delle telecomunicazioni che grazie alla nuova tecnologia torneranno sulla scena. Ad esempio in questo senso si è già espressa Nokia, con il lancio di nuovi modelli basati su reti 5G già a partire dai primi mesi del 2020, mentre aziende come Ericsson e IBM si stanno concentrando sulle nuove generazioni di chip da utilizzare nelle antenne 5G e più in generale su tutta la parte infrastrutturale della rete.

Le stime sull’occupazione

Dal lato dell’occupazione l’avvento del 5G è destinato a portare nuovi posti di lavoro in maniera massiccia. Si stima che saranno addirittura ben 22 milioni le nuove occupazioni che globalmente avranno origine dalla nuova tecnologia 5G senza contare la quantità di nuovi prodotti che saranno destinati a rivoluzionare svariati ambiti lavorativi come i trasporti, l’industria, i servizi pubblici e del turismo l’agricoltura e la scuola. Questo porterà ad un sensibile aumento delle occupazioni nella filiera di tutti questi ambiti realizzando quell’effetto a cascata che porterà il 5G ad essere un volano eccezionale per l’economia del lavoro.

L’impatto del 5G sul mondo del lavoro italiano

Ed in Italia come sono le aspettative riguardo l’argomento lavoro e tecnologia 5G? Sembrano rosee almeno secondo i primi rilevamenti. Il colosso cinese ZTE ha già iniziato il suo piano di sviluppo della rete in Italia in collaborazione con Wind-Tre, e ha messo al centro del suo progetto l’Abruzzo, che dopo 10 anni dal tragico terremoto che sconvolse L’Aquila e dintorni, si pone come culla della new tecnology italiana. Il Tecnopolo abruzzese ha già assunto oltre mille persone ed altre sono in arrivo per le nuove opportunità di lavoro che si sono aperte sulla spinta della tecnologia 5G.

L’importanza degli atenei

Un ruolo fondamentale nell’ondata di nuove assunzioni che scaturiranno dalla rete 5G sarà sicuramente ricoperto dagli atenei italiani. Già detto di come si sta muovendo il Tecnopolo d’Abruzzo anche il Politecnico di Milano ha già intrapreso il percorso per farsi trovare pronto alla richiesta di nuove figure. Le richieste più ingenti sono per lavori come ingegneri o progettisti hardware, ma nel capoluogo lombardo c’è grande fermento per quello che riguarda le startup. Ne è la prova la collaborazione tra Vodafone e PoliHub, un incubatore dell’ateneo milanese, da cui nasce Action for 5G, un piano per le giovani imprese che riusciranno a trasportare il loro business in maniera concreta sulla rete 5G. Sono stati stanziati già 10 milioni di euro per questa gara che vedrà le aziende più interessanti aggiudicarsi il finanziamento andando quindi ad ampliare il proprio business creando nuovo valore per il mondo del lavoro.

Come si muovono le aziende

Detto di Vodafone anche altri colossi del mondo delle tele comunicazioni si stanno muovendo per non farsi trovare impreparati. Iliad ha già confermato che in Italia è attiva la ricerca di 50 figure adatte a ricoprire ruoli nel campo della network technology ed oltre a questo ha iniziato un interessante percorso riservato ad istituti tecnico professionali con corsi per giuntisti di fibra ottica che prevedono una parte concreta di alternanza scuola lavoro. Diversamente Cisco Sistem ha invece raggruppato centinaia di giovani provenienti da dieci paesi europei (tra cui l’Italia) nel proprio incubatore aziendale di Cracovia, che si chiuderà nel febbraio del 2020 e sarà chiamato a dare concrete risposte e idee per lo sviluppo delle reti 5G.

Quali retribuzioni per i nuovi lavori?

La parte retributiva ha riguardo le nuove figure professionali ha già le sue previsioni in merito. Tutte le agenzie di reclutatori hanno stilato i loro piani riguardo la crescita di queste figure legate così strettamente al progresso della rete 5G. Si stima quindi che per gli ingegneri capaci di gestire la transizione tra l’attuale rete 4G e la nuova 5G si possano prevedere stipendi di partenza che si attestano sui 40 mila euro lordi annui. Fondamentale per l’aspetto retributivo sarà aver maturato delle esperienze all’estero, soprattutto in Asia o in paesi come la Cina. In generale delle esperienze di partenza in aziende affermate nel campo delle telecomunicazioni come Nokia o Huawei può dare una decisa spinta alla carriera ed anche allo stipendio delle nuove figure professionali legate allo sviluppo della rete 5G. Entro qualche anno infatti gli stipendi di ingegneri o progettisti hardware potrebbero balzare fino anche a 80 mila euro lordi all’anno, rendendo queste nuove professioni molto interessanti dal lato economico.

10 cose da sapere se vuoi lavorare all’estero

Se il tuo desiderio è quello di lavorare all’estero ma non sai da dove iniziare eccoti 10 cose che devi assolutamente sapere per non trovarti in difficoltà quando sarai pronto ad iniziare la tua avventura all’estero. Sono 10 consigli pratici, cose che possono sembrare ovvie, ma che messe tutte assieme danno un quadro generale di tutto quello che occorre conoscere prima di fare un passo così importante.

viaggio per lavorare all'estero

1. Visti e permessi di lavoro

Ovviamente il primo passo fondamentale sarà conosce bene la normativa che regola le politiche d’immigrazione nel paese in cui si desidera andare a lavorare. Ogni paese ha le proprie peculiarità in questo senso, e ci potremmo trovare in difficoltà se non conosciamo perfettamente le regole. Il rischio concreto è quello divenire respinti già alla frontiera, o più comunemente all’aeroporto di competenza. Altre volte alcuni visti non permettono invece di svolgere attività lavorative, e vengono rilasciati per la semplice attività di turista nel paese scelto. Sarà quindi buona regola informarsi dettagliatamente, magari appoggiandosi alle ambasciate presenti nel nostro paese. Una volta capito quali sono i documenti necessari, bisognerà cercare di esaurire tutte le pratiche ancora prima della partenza, per non iniziare la propria avventura con il piede sbagliato, rischiando di dover tornare indietro ancora prima di cominciare.

2. Normative vigenti sul lavoro nei vari paesi esteri

Altra buona regola è quella d’ informarsi rispetto alle normative vigenti in materia di lavoro nel paese estero in cui desidera svolgere una qualsiasi attività lavorativa. Questo sarà molto utile per non trovarsi spiazzati di fronte ad eventuali offerte, con contratti di lavoro che magari non conosciamo e di cui sappiamo poco o nulla a livello di tutela e livello salariale. Ovviamente ogni paese ha la propria politica del lavoro e varie tipologie di contratti. Dal punto di vista delle varietà di contratti veri e propri non si troveranno enormi differenze rispetto al nostro paese, quello che potrebbe variare in maniera più decisa sono i diversi parametri previsti dai contratti collettivi che in alcuni paesi come Germania e Spagna ad esempio prevedono numerose deroghe assegnate alle singole aziende. Altro aspetto importante sarà quello di studiare le politiche contro la disoccupazione e gli ammortizzatori sociali messi in atto dai paesi in cui vogliamo lavorare, e capire se la nostra condizione di lavoratore preveniente dall’estero ci possa mettere in una qualche difficoltà in questo senso.

3. Costo della vita rispetto allo stipendio all’estero

Una volta studiate le normative del paese che ci dovrebbe accogliere giunge il momento in cui chiedersi se lo stipendio che si dovrebbe percepire sia sufficiente per vivere dignitosamente. Il costo della vita nei paesi esteri varia da nazione a nazione a seconda di numerosi fattori. Alcuni casi sono noti e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. In Gran Bretagna, ad esempio, è di dominio pubblico come il costo della vita sia elevato e quindi anche gli stipendi mediamente più alti rispetto all’Italia siano talvolta insufficienti per vivere bene. Uno dei primi parametri da prendere in considerazione quando si valuta il costo della vita è quello del costo per l’alloggio. Come detto, in un paese come l’Inghilterra, soprattutto nella città di Londra, il costo per una camera singola supera quello di un normale affitto per una media abitazione italiana. Altro parametro sono i costi fissi, come i trasporti, oppure spese che in Italia non sono necessarie come ad esempio le assicurazioni sanitarie che in paesi come ad esempio gli Stati Uniti sono praticamente obbligatorie.

4. Informarsi sulla cultura del paese che ci ospita

Ovviamente oltre alle cose più strettamente tecniche legate alla ricerca e al mantenimento del lavoro, vi sono anche aspetti legati alla vita di tutti i giorni che dobbiamo tenere in considerazione. Conoscere la cultura del posto dove decidiamo di vivere e lavorare è fondamentale per integrarsi bene e far crescere al contempo la nostra carriera professionale. Se pensiamo a paesi abbastanza vicini al nostro modo di vivere, come la Spagna o la Francia, non sarà difficile ambientarsi senza problemi. Ma già su paesi di cultura anglo sassone come la Germania o l’Inghilterra alcune differenze culturali potrebbero influire in maniera pericolosa sul nostro processo di adattamento. Questo investe davvero una grande importanza se pensiamo che ci tornerà utile non solo per trovarci a nostro agio e quindi fare conoscenze e rete, ma sarà decisiva anche per apprendere la cultura del lavoro presente in una specifica nazione, cosa fondamentale se volgiamo progredire professionalmente.

5. Informarsi su come trovare lavoro o alloggio prima di partire

L’organizzazione deve essere al primo posto quando decidiamo di affrontare un’esperienza lavorativa all’estero. Quindi è fortemente consigliabile preparare tutto prima di partire, così da non doversi preoccupare di nulla una volta giunti a destinazione. Trovarsi un lavoro prima di tutto. L’ideale è decidere di affrontare la vita in un paese estero a fronte di un un’offerta di lavoro accetta fuori dall’Italia. Avendo il lavoro, sarà quindi più facile mettere in ordine tutte le restanti tessere del mosaico, per prima quella della ricerca di alloggio. Una buona soluzione è data dai social che ormai sono d’importanza capitale anche in queste occasioni. Esistono molti gruppi in rete che riuniscono gli expat e questo ci servirà per trovare consigli pratici sulla nostra prossima casa oppure addirittura un primo punto d’appoggio da cui partire.

6. Informarsi su come trovano lavoro gli abitanti del luogo

Se invece il nostro punto di partenza non è un lavoro già acquisito, ma una persona conosciuta che ci può fare da appoggio in un primo periodo, sarà utile vedere come le persone del luogo trovano lavoro. In pratica si tratta di battere attivamente tutti canali più utilizzati nei vari paesi per la ricerca di lavoro, a cominciare dalle agenzie interinali internazionali, che operano già su tutto il territorio europeo, ed aiutano gli expat a trovare un’occupazione in breve tempo. Oppure capire come trovare velocemente lavoro attraverso dei canali più facili, su lavori che ad esempio hanno costante richiesta di manodopera e ci consentirebbero di avere una soluzione ponte da cui partire. Pensiamo, ad esempio, a tutti i lavori nel campo della ristorazione possibili a Londra, e vediamo come si può trovare rapidamente un’occupazione in quel settore, cioè attraverso quali canali specializzati o meno.

7. Conoscere la lingua parlata e scritta

Sembra un’indicazione ovvia ma non lo è in realtà. La conoscenza della lingua parlata è ovviamente fondamentale per capire e farsi comprendere, e se vogliamo lavorare in un paese estero non possiamo prescindere da questo fattore. Ma anche la parte della lingua scritta ha un’importanza decisiva. Pensiamo ad esempio di dover firmare un contratto di lavoro oppure d’affitto, non capire quello che sottoscriviamo potrebbe essere pericoloso. E la cosa si acuisce se decidiamo di lavorare ad esempio in Giappone, dove tra lingua parlata e scritta troviamo un abisso. Quindi occhio anche alle cose ovvie quando si decide di lavorare all’estero.

8. Cercare lavoro nei posti giusti e con metodo

Come detto organizzarsi prima della partenza è fondamentale. Sapere dove cercare è il primo passo quando cerchiamo offerte di lavoro estere. Fino a qualche anno fa questa organizzazione preliminare era più complicata ora grazie alle infinite opportunità che la rete mette a disposizione vi sono molte piattaforme interessanti che possono aiutare anche se non sappiamo ancora quello che vogliamo fare. Anzitutto passare per un’agenzia del lavoro per trovare occupazione all’estero potrebbe essere la mossa giusta. Esistono portali come www.italiansinfuga.com che raccolgono una lista di agenzie del lavoro divise per nazione dove trovare le giuste occasioni per lavorare all’estero. Oltre a questo un punto di partenza utile è anche il sito istituzionale dell’unione europea https://europa.eu/youth/it dove trovare informazioni di ogni tipo per il nostro progetto di lavoro all’estero. In pratica grazie alla rete possiamo organizzare tutto fin dall’inizio e non lasciare nulla al caso.

9. Preparare il giusto CV in base al paese

Una parte fondamentale per il piano di partenza verso il nostro nuovo lavoro all’estero sarà quello di adattare il Cv in base al paese di destinazione. La struttura dei curriculum nei paesi anglosassoni ad esempio è molto ben definita e non gradisce la presenza di presentazioni troppo fantasiose o stravaganti. Sarà quindi una buona idea modificare il curriculum in questo senso, rendendolo più asciutto e classico, per incontrare maggiormente l’approvazione dei datori di lavoro di quei paesi. Altra cosa molto importante all’estero, maggiormente rispetto all’Italia, è la preparazione delle cosiddette cover letters, in pratica le lettere di presentazione, che sono il primo vero biglietto da visita verso un datore di lavoro estero.

10. Avere un piano di riserva

Lavorare all’estero può essere un’esperienza meravigliosa, la migliore della nostra vita. Ma un tipo di occupazione in paesi lontano dall’Italia, porta con sé un numero di variabili maggiori, rispetto a svolgere la propria professione nella sicurezza del proprio paese. Avere una soluzione alternativa, il famoso piano B nel caso le cose non dovessero andare per il verso giusto deve fare parte del nostro piano di preparazione all’avventura lavorativa all’estero, e quindi dovremmo scegliere il paese che ci ospiterà anche in base alla possibile creazione di un piano di riserva, magari andando a lavorare in una nazione dove abbiamo già degli appoggi logistici.